Il dilemma shakespeariano del voto

Dal voto di fede al voto di protesta, fino alla protesta del non voto

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Parafrasare la nota citazione dell’Amleto di Shakespeare in “votare o non votare? Questo è il dilemma”, per sintetizzare il pensiero di una grande fetta dell’elettorato italiano, perché il dubbio su cosa fare il 25 settembre ha attanagliato molti, partendo da chi scrive l’articolo.

Il mainstream suddivide in cinque la campagna elettorale:

1) Coalizione di centrodestra

2) Coalizione di centrosinistra

3) Terzo polo di Renzi e Calenda

4) Movimento Cinque Stelle

5) Altri partiti

Personalmente, invece, dividerei la questione in tre:

1) I partiti che hanno sostenuto (anche dall’opposizione) e/o fatto parte dei governi dal 2011 al 2022

2) I partiti nati dal dissenso del 2020/2022

3) I sostenitori dell’astensionismo

Per parlare del primo punto è, per me, doveroso fare una lunga premessa, andando a ricercare la risposta nei fattori e negli attori che hanno causato l’attuale crisi economico-finanziaria italiana e che, tutt’oggi, sono presenti (anche indirettamente) nei partiti e nei movimenti di queste prossime elezioni.

Se vogliamo andare a ricercare il momento storico di quando l’Italia ha iniziato la sua discesa, sia dal punto di vista economico e finanziario, sia da quello industriale, sociale e politico, dobbiamo andare a ritroso nel tempo dalla seconda metà degli anni ‘80 all’inizio degli anni ‘90 ed individuare i protagonisti di certi avvenimenti. Senza alcun dubbio, non per essere ripetitivi o poco fantasiosi, dobbiamo guardare al 1992, l’anno del Trattato di Maastricht e dell’ormai nota crociera sul Britannia [1][2][3], il panfilo della regina Elisabetta II.

Il 7 febbraio 1992 a Maastricht, cittadina dei Paesi Bassi, da CEE e CECA è nata la Comunità Europa che in seguito si chiamerà, come ben sappiamo, Unione Europea e, sempre in quell’occasione, sono state gettate le basi per la creazione della moneta unica europea e della futura BCE. Stesso anno, qualche mese più tardi, la regina Elisabetta II svolgeva l’attività di capo del suo Stato andando in visita per l’Italia (il dito), come ad esempio la sua sosta a Punta Raisi il 28 maggio 1992 [4], per esprimere cordoglio e vicinanza per l’attentato in cui, il 23 maggio, moriva il giudice Giovanni Falcone e, sempre la stessa sovrana, il 2 giugno, presenziava alla programmazione dei lavori di privatizzazione delle più importanti aziende statali italiane (la luna), a bordo del suo panfilo; quel giorno ebbe inizio la crociera del Britannia, che da Civitavecchia avrebbe navigato fino all’Isola del Giglio e, successivamente, fatti scendere gli ospiti italiani, la regina avrebbe proseguito il suo viaggio fino a Malta.

Insomma, mentre Elisabetta II (in questi giorni quasi santificata dai media italiani) se ne andava in crociera nel Mediterraneo, lavorando per incrementare il capitale del suo regno, l’Italia iniziava il suo lento naufragio anche se i topi, che normalmente sono i primi ad accorgersi quando la nave imbarca acqua, erano, e sono tutt’ora, belli tranquilli al suo interno, intenti a proteggere le loro effimere tane!

Il panfilo Britannia, della regina Elisabetta II, utilizzato all’epoca della succitata crociera

Un’altra data fatidica è da individuare nel 1° gennaio 2002, giorno in cui è entrato fisicamente in vigore la moneta unica europea: l’euro. Con l’entrata in vigore dell’euro e del suo cambio svantaggioso nei confronti della moneta italiana, ovvero 1936,27 lire, cifra imparata come un mantra dagli italiani che dovevano abituarsi alla nuova valuta e, da lì a due mesi, con l’uscita di scena della lira, è iniziata la fase due del declino economico, in particolare quello del privato cittadino.

Molte persone hanno abboccato alle parole del privatizzatore (e svenditore) Romano Prodi, che nel 1999, dopo aver svenduto la moneta di Stato, disse

con l’euro lavoreremo un giorno in meno guadagnando come se lavorassimo un giorno in più”

tale frase sarebbe da correggere, al giorno d’oggi, così

con l’euro lavoriamo una settimana in più guadagnando come se avessimo lavorato una settimana in meno”.

Il cambio è stato, certamente, deleterio, alla stessa maniera della rapida uscita di scena della lira, che avrebbe invece dovuto mantenere una doppia circolazione per un tempo più lungo, come altre nazioni hanno fatto ed altre stanno facendo: si pensi come la Croazia, dal 2013 nell’Unione Europea, ancora non abbia adottato l’euro come moneta esclusiva, salvo indicare il 1° gennaio 2023 come data ultima; si pensi a Bulgaria e Romania, membri dal 2007, e solo quest’ultima abbia spostato sei volte la data di adozione dell’euro, adesso al 2029; si pensi a Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, dal 2004 in Europa, e come di queste nessuna abbia mai stabilito l’entrata in vigore dell’euro; infine si pensi alla Svezia, membro dal 1995,  e di come continui a rinviare l’adozione dell’euro, entrando di fatto in deroga. Danimarca e Gran Bretagna erano le uniche due nazioni a non aver mai voluto l’euro come moneta, escludendolo fin da subito.

I veri problemi economico-finanziari dell’Italia, non si sono verificati per il cambio o per l’esclusione della lira dalle nostre vite ma, principalmente, a causa dalla perdita della sovranità monetaria e del fatto che l’Italia, da quel 2002, non possa più decidere, secondo le proprie esigenze e motivazioni, di stampare denaro o, comunque, di immetterlo in circolazione, senza che l’Unione Europea sia d’accordo. Insomma, per noi il sogno dell’euro si è rivelato, a tutti gli effetti, un incubo vero e proprio e la vera seccatura è che ancora in pochi si siano svegliati per rendersene conto!

L’inizio della terza fase, quella attuale, è da ricercare nel 16 novembre 2011, data in cui ha prestato giuramento, come Presidente del Consiglio, il Professore, Mario Monti, a seguito delle dimissioni di Silvio Berlusconi, con la scusa dello “spread” troppo alto, il 12 novembre; da notare come il 9 novembre, tre giorni prima, Giorgio Napolitano abbia nominato senatore a vita il suddetto Monti, quasi come, casualmente, si sentisse che a breve lo avrebbe chiamato a sé.

Mario Monti, col suo governo di luminari, è stato il primo di una serie di sette governi non eletti, il suo avvento ha determinato che la discesa dell’Italia verso il baratro diventasse pericolosamente ripida o, se vogliamo proseguire col tema nautico, la nave iniziasse ad assumere una pericolosa posizione verticale; la sua governance e quella dei suoi successori, Mario Draghi compreso, è stata caratterizzata da un incremento della tassazione; da un nuovo allontanamento dell’età pensionabile; dall’aumento della disoccupazione e dell’instabilità lavorativa; dalla privatizzazione e svendita delle aziende e dei beni dello Stato; finanche alla perdita dei diritti dei cittadini.

Entrambi i due peggiori Presidenti del Consiglio, Monti e Draghi, sono stati accolti, all’unanimità, con lodi e allori e nessuno si è mai opposto alla loro operazione distruttiva, tutti hanno steso tappeti rossi al loro passaggio ed entrambi i governi sono terminati nel momento in cui, strategicamente, dovevano terminare.

Ma chi sono Draghi e Monti? Tralasciando la loro biografia accademica e professionale, vediamo ciò che ci interessa veramente o, come i migliori giornalisti direbbero, “segui la traccia del denaro”, in questo caso potremmo anche dire “segui la traccia del potere”.

Mario Monti [5][6]. A seguito di una borsa di studio ha frequentato per un anno, nel 1965, la Yale University, sede della famosa Skull & Bones, ed ha avuto come professore James Tobin, membro di quest’ultima; fino al 2011, o meglio, fino a quando è stato nominato Presidente del Consiglio, da Giorgio Napolitano, egli faceva parte (non certo in modo marginale) di: Commissione Trilaterale (ispirata da Henry Kissinger e fondata da David Rockefeller), Gruppo Bilderberg, Goldman Sachs, Aspen Institute, Moody’s e l’Atlantic Council, un organismo molto vicino alla NATO.

Mario Draghi. Orfano di padre a 15 anni e di madre a 19, si può dire che oltre alla zia paterna, sia stato educato dai gesuiti, di cui ha frequentato il liceo classico; fino al 2011, anno in cui è diventato Presidente della BCE, era membro di Goldman Sachs e faceva parte del gruppo di italiani presenti nella succitata crociera. Draghi condivide con Monti, oltre all’appartenenza a Goldman Sachs, quella del Gruppo Bilderberg, della Commissione Trilaterale e dell’Aspen Institute; ha partecipato più volte, come ospite e relatore, al WEF di Davos e, parlando del WEF, sono recenti le note di compiacimento da parte di George Soros nei confronti di Draghi e del suo operato.

È mia opinione che, chiunque abbia appoggiato e supportato i programmi di questi due ex Presidenti del Consiglio, sia, fattivamente, complice e quindi, inequivocabilmente, prosecutore della loro visione mondialista, camuffata da europeismo, finalizzata alla creazione di un potere globale ristretto, più precisamente un’oligarchia plutocratica, che governi il mondo; chiamatelo Great Reset o Nuovo Ordine Mondiale: nomi diversi, scopo identico.

Credo che dopo gli ultimi due anni e mezzo dovremmo aver capito che non c’è alcuna differenza tra destra, sinistra e centro e che, per citare qualcuno, c’è solo sopra e sotto e noi, palesemente, siamo sotto.

Se credete che votare Letta o Meloni sia diverso, o che scegliere tra la Bonino e Salvini faccia differenza, dovreste ricordarvi che questi davanti alle telecamere recitano una parte e, dietro esse, chiacchierano amichevolmente tra colleghi e vanno a pranzo o cena assieme.

Con questo non voglio generalizzare, perché credo che anche tra di loro vi siano persone coerenti e sincere e che, realmente, credono in quello che fanno; sono quelli che enunciano bei discorsi in Parlamento, votano secondo coscienza e credono in ciò che fanno, ma i vertici di quei partiti sanno benissimo a chi devono obbedienza e quali programmi rispettare.

Quando pensiamo a questi vertici dobbiamo figurarci il detto toscano dei “ladri di Pisa”:

i ladri di Pisa di giorno litigano, ma la notte vanno a rubare insieme.”

Alcuni dei principali protagonisti delle elezioni 2022

Torniamo all’argomento principale di questo articolo, ovvero le elezioni politiche del 25 settembre.

Se partiamo dai presupposti iniziali di ciò che ho scritto, va di conseguenza che tutti gli attori che animano destra, sinistra e centro, siano assolutamente indegni di voto, neanche con la formula “voto il male minore” perché, realmente, voteremmo lo stesso male che ha assunto nomi e volti differenti; cambiando i fattori il risultato non cambia.

Passiamo al secondo punto, ovvero i partiti nati dal dissenso degli accadimenti 2020/2022, conseguenza dei movimenti di piazza e delle disobbedienze che hanno avuto inizio a marzo 2020, con la prima perdita di diritti, ovvero con la quarantena e che sono proseguiti con la creazione delle zone colorate, il coprifuoco, gli obblighi vaccinali per alcune categorie ed il lasciapassare verde per tutta la popolazione.

Il dissenso ha raggiunto una percentuale di persone molto alta e, se partiamo dal presupposto che, leggendo i dati ufficiali del mainstream, quasi 6 milioni di italiani, nell’età per farlo, non si siano mai fatti neanche una dose di “vaccino” anti-Covid19 e che molti, non possiamo calcolare quanti, si siano fatti inoculare i farmaci “salvifici” obtorto collo per poter continuare a sostentare la propria famiglia e che, certamente, covino rabbia nei confronti dei loro aguzzini che li hanno costretti a tale direzione, possiamo immaginare che il dissenso accomuni molti milioni di italiani.

Ai suddetti aggiungerei coloro che, fidandosi del governo e del mainstream, abbiano accettato di buon grado il fatto di “vaccinarsi” e che, conseguentemente alla loro scelta, abbiano avuto uno o più effetti collaterali (o sia successo a persone a loro vicine) e si siano resi conto dell’ostruzionismo degli stessi medici che si oppongo ad avviare le pratiche per individuare le cause nei “vaccini”, è molto probabile che anche questi, delusi e abbandonati da quel sistema di cui si sono fidati, si avvicinino ai dissenzienti.

Con questi presupposti è facile intuire che il potenziale di un partito, o di una coalizione, che raccolga tutto il malumore e lo converga contro tutti i politici che non hanno detto e fatto alcunché a protezione dei nostri diritti, possa essere tanto alto da far tremare buona parte delle poltrone del Parlamento.

Quali sono, a questo punto, i modi per evitare che tutte quelle persone votino un’unica coalizione anti-sistema? Semplice, anche in questo caso, si applica il divide et impera romano, facendo così cadere il governo in piena estate e stabilendo le elezioni dopo due mesi dalla sua caduta, in modo che i vari partiti e movimenti non siano in grado di delineare i tanti tratti comuni, ma si scontrino sulle poche divergenze di opinione e così, anziché avere un’unica coalizione dissenziente, ne abbiamo almeno tre principali; a questo aggiungiamo, certamente, la volontà di ogni singolo di restare, o arrivare, al Parlamento per motivi personali ed il gioco è quasi fatto.

Se guardiamo alle elezioni del 2018, nonostante il voto di pancia di molti italiani, il dato più significativo è quello dell’astensionismo, ben il 27%! In Italia ci sono, circa, 51,5 milioni di elettori e coloro che si sono astenuti nel 2018 ammontano a 13,9 milioni di persone, questo significa che qualora i dissenzienti fossero 15 milioni e l’astensionismo rimanesse fermo a quello del 2018, potrebbero rappresentare il 40% dei voti!

Pensiamoci bene, se il 40% dei voti confluisse nelle tre coalizioni del dissenso e da separate si riunissero, potrebbero rappresentare una maggioranza coesa tanto ampia da governare il Paese e, a quel punto, potrebbero cambiare il corso della nostra storia, eliminando tutto ciò che di anticostituzionale è avvenuto sinora. Ovviamente io sto partendo dal presupposto che tutte le coalizioni anti-sistema, ed i partiti e movimenti che le compongono, abbiano realmente intenzione di realizzare gli obiettivi ben descritti nei loro programmi e che non li ribaltino per adattarsi al sistema stesso, com’è successo con il Movimento 5 Stelle, proprio dopo le famose elezioni del 2018 e che, invece, avrebbe dovuto

aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” (Beppe Grillo cit.)

e non mangiarsi il contenuto insieme agli altri commensali.

Cosa sta avvenendo, invece, per evitare che succeda ciò che ho descritto, ovvero che il sistema perda il controllo attraverso le sue pedine? Semplice, è stato riapplicato nuovamente il divide et impera di cui sopra.

Dall’alto a sinistra in senso orario: Francesco Toscano, Sara Cunial, Gianluigi Paragone e Antonio Pappalardo

Qui affronterò il terzo punto, ovvero, voglio analizzare il perché di questo movimento parallelo alla campagna elettorale rappresentato dai sostenitori dell’astensionismo che, come nel caso di Paolo Sceusa, lo ha battezzato con l’altisonante nome di Astensione Costituente.

Facciamo un passo indietro e torniamo alla seconda messa in opera del divide et impera nei confronti di un dissenso già frammentato e che si presenta con almeno tre coalizioni, formate da svariati leader di altrettanti partiti. Cosa potrebbe dare loro il colpo di grazia, tanto da far dimenticare le percentuali bulgare della mia ipotesi precedente? La creazione e la fomentazione di un fronte disfattista che, cavalcando la delusione di tanti italiani nei confronti del Movimento 5 Stelle e della Lega (che condivideva con loro una visione antieuro e antieuropeista), miri a gettare sfiducia nel voto e nei partiti che si sono presentati alle elezioni 2022: “Astenetevi dall’andare a votare perché nessuno è degno di fiducia” cioè, per sintetizzare, “non tentate neanche di dare il voto a qualcuno per evitare, non si sa mai, che tu possa rimanere deluso come in precedenza!”.

Voglio far notare come le elezioni politiche o amministrative, in Italia, non siano soggette ad un quorum di votanti, come nel caso dei referendum e quindi non andare a votare significa, in breve, delegare a chi vota la scelta dei futuri governanti; per fare un esempio, se l’astensionismo nelle prossime elezioni raggiungesse il 90%, si avrebbe un 10% degli italiani che sceglierebbe, di fatto, il governo per tutti coloro che si sono astenuti dal farlo.

A parte qualche TG, o trasmissione di approfondimento, che sottolinea la percentuale di astensioni, avete mai notato quanto importa loro di questo dato? Zero!

Avete mai sentito parlare di quanti milioni o migliaia di elettori hanno votato un certo partito o una certa coalizione? Rispondo per voi: NO. Sapere perché? Perché l’importante sono le percentuali e con le percentuali si costruiscono discorsi, si fanno relazioni e confronti, senza alcuna sostanza, con le elezioni politiche o amministrative precedenti e con queste percentuali giocano a spartirsi il potere. A nessuno di loro interessa realmente il numero dei votanti o quello degli astenuti, ma interessa la percentuale dei voti confluita nel loro partito, anche se i votanti fossero solo loro stessi e i loro familiari.

Adesso due parole le dedico proprio a Paolo Sceusa e al suo movimento Astensione Costituente, partendo proprio dal nome di quest’ultimo e lo faccio domandando: cosa contribuisce a formare (costituente) un qualcosa che si esime da entrare nel merito di una questione (astensione)?

Detto questo, ho visto recentemente un’intervista di 30 minuti a Sceusa e sono rimasto perplesso, soprattutto per il fatto che questo magistrato in tutta quella mezz’ora non sia riuscito a spiegare cosa avverrà dopo le elezioni col suo movimento, se non dire “lo vedrete al momento giusto”, della serie intanto non votate, poi vi spiego.

Tra l’altro, come qualcuno mi ha fatto notare, questo signore che ha fondato la Marcia delle Libertà e che si è presentato a chi lo ha intervistato, all’epoca della marcia, come un asceta che a stento calcava il terreno con i suoi piedi, adesso si presenta in modo un po’ arrogante ed irruento mentre scoraggia il voto dei dissenzienti per, appunto, non si sa quale scopo.

Al suddetto movimento si aggiungono altri personaggi che hanno fatto controinformazione e che suggeriscono di astenersi dal voto, producendo, continuamente, video e immagini, spesso e volentieri decontestualizzati, dove ritraggono i leader dei nuovi movimenti in pose “massoniche” o da cui estrapolano parti di discorsi che comproverebbero la loro accettazione di vaccini, mascherine e greenpass; un’operazione propagandista che getta confusione laddove non serve.

Concludo questo articolo, frutto del mio pensiero e delle mie opinioni, partendo proprio dalla mia iniziale ammissione del dubbio, tutt’ora resto indeciso su chi voterò ma, posso dire, che andrò a votare e guarderò tra due delle tre coalizioni anti-sistema, perché di una, o meglio, del leader di una di queste, visto il suo passato, e non solo, mi fido molto poco.

Altra possibilità, sempre per quanto riguarda la mia scelta, è che infine non scelga nessuna delle suddette coalizioni e che decida di presentarmi al voto e, anziché votare, annullare in modo chiaro la mia scheda elettorale, oppure, dopo aver presentato il documento d’identità e fatto vidimare la tessera elettorale, rifiutare la scheda e pretendere la verbalizzazione del rifiuto e del commento in calce al rifiuto.

Un esempio di scheda annullata in modo fantasioso

L’astensionismo non risolve niente, le schede bianche sono a rischio di spartizione, i voti di protesta concreti sono quelli che vengono conteggiati in fase di spoglio e tale cifra, di certo, fa percentuale riducendo, a sua volta, quella dei voti ai vari partiti; la matematica non è un’opinione. Non so come finiranno le prossime elezioni, ma se il programma continuerà senza intoppi è assai probabile che la mia previsione, di oltre un anno fa, si realizzi, ovvero che il prossimo Presidente del Consiglio sia Giorgia Meloni (prosecuzione del sistema stesso), leader dell’unico partito rimasto all’opposizione o, più adeguatamente, all’”oppofinzione”. Se, invece, gli elettori che hanno subito ricatti, minacce e restrizioni alla loro vita e ai loro diritti, nonché alla loro salute, decideranno di andare a votare e lo faranno nella direzione più affine al loro pensiero e al loro risveglio, allora potremmo vederne delle belle e, magari, quell’insperato processo ai responsabili del governo Conte e del governo Draghi, potrebbe divenire realtà.

Giacomo Ferri

 

Note:

[1] https://luigiboschi.it/argomenti/sorgenti/2-giugno-1992-il-complotto-del-britannia-il-saccheggio-di-uneconomia-nazionale/

[2] https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-2_giugno_1992_il_giorno_in_cui_litalia_perse_la_sua_sovranit_sul_panfilo_britannia/33535_35358/

[3] https://grandeinganno.it/2021/10/09/che-cosa-faceva-il-britannia-panfilo-della-regina-elisabetta-nel-porto-di-civitavecchia-il-2-giugno-1992/

[4] https://www.teche.rai.it/2022/09/la-regina-elisabetta-ii-a-capaci/

[5] https://www.blogo.it/post/12335/chi-e-mario-monti-aspen-goldman-sachs

[6] https://www.culturacattolica.it/attualit%C3%A0/in-rilievo/ultime-news/2011/11/22/un-mondialista-alla-guida-dell-italia

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