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I nove di Bucarest come progetto americano per l’Europa

Di VLADISLAV GULEVIC

fondsk.ru

Una nuova cinta delimiterà la vecchia Europa dalla Russia?

Il summit dei Paesi dei cosiddetti “nove di Bucarest” (Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria, Lituania, Lettonia, Estonia), svoltosi l’8 giugno a Varsavia con la partecipazione di alti rappresentanti della NATO, si è concluso con la firma di una dichiarazione congiunta che fa appello al rafforzamento della presenza dell’Alleanza [Atlantica] nell’Europa orientale sul mare, su terra, nell’aria e nel cyberspazio per “deterrenza” alla Russia. La dichiarazione sarà presentata al summit della NATO a Bruxelles l’11-12 luglio.

I nove di Bucarest sono la progenie dell’Alleanza del Nord Atlantico, nata nel 2014 e destinata a consolidare il fianco orientale della NATO. Nel gruppo sono rientrati i principianti nell’ambito della “casa europea” – i Paesi della giovane Europa (ex Stati membri dell’Organizzazione del Trattato di Varsavia ed ex Repubbliche Sovietiche degli Stati baltici). I membri dei nove hanno dichiarato di essere pronti ad aumentare, al 2% del PIL, le loro spese per la difesa per il 2024, nonché a sostenere l’orientamento di Ucraina, Georgia, Moldova e dei Paesi balcanici, affinché aderiscano all’UE e alla NATO.

Dell’espansione dell’Alleanza [Atlantica] verso est si parla, in modo abbastanza trasparente, nella dichiarazione dei nove Paesi: “Sosteniamo fermamente i nostri impegni di rafforzare la stabilità oltre il territorio della NATO, per contrastare possibili minacce e sfide, dalla guerra tradizionale e ibrida al terrorismo, alle migrazioni di massa e alla proliferazione delle armi di distruzione di massa”.

Dal 2017, i Paesi dei nove hanno iniziato ad aumentare significativamente le loro spese per la difesa: la Romania del 50%, l’Ungheria, la Slovacchia e la Bulgaria del 30%, la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Estonia del 15-25%, la Lituania e la Lettonia del doppio. In termini assoluti, si tratta di 24 miliardi di dollari, il 15% in più rispetto al 2014.

La Polonia è davanti a tutti con un budget militare di 11,5 miliardi di dollari, seguita dalla Romania con 3,7 miliardi di dollari. Tra i nove, questi due Paesi stanno comprando l’equipaggiamento militare più costoso, compresi i missili Patriot americani e lanciarazzi multipli HIMARS. Nel prossimo futuro, la Romania acquisterà dagli Stati Uniti 30 aerei F-16 (portando a quaranta il loro numero nella propria aeronautica militare) e 227 veicoli blindati Piranha. Ora la Polonia è il terzo maggior membro europeo della NATO (dopo la Turchia e la Grecia), in termini di numero di carri armati nelle sue forze armate.

Il summit di Varsavia è stato preceduto da colloqui tra i Presidenti di Romania e Polonia, Klaus Johannis e Andrzej Duda, sulle prospettive di cooperazione tra i due Paesi nel quadro del progetto Trimarium: l’integrazione politica, economica, energetica e logistica di 12 Paesi europei, tra l’Adriatico, il Mar Baltico e il Mar Nero. La politica estera della Romania, in generale, può essere definita come “regionalismo del Mar Nero”. Bucarest aspira allo status di potenza leader nel bacino del Mar Nero, attraverso la formazione di alleanze regionali con Varsavia, Sofia, Chisinau. La Romania ha dispiegato un contingente multinazionale per la cosiddetta presenza facilitata della NATO (Tailored Forward Presence), nella regione del Mar Nero, ed è inclusa in progetti su larga scala del genere Trimarium, avviato dalla Polonia e approvato da Washington, dove l’Europa sud-orientale viene definita zona di responsabilità geopolitica della Romania.

L’asse Bucarest-Varsavia, come versante settentrionale, si regge sugli Stati baltici, che la Polonia considera una zona di sua responsabilità geopolitica. Le possibilità di acquisto di materiale militare nei Paesi baltici occidentali sono limitate, perciò la Lituania si è accontentata di 88 veicoli blindati tedeschi Boxer, la Lettonia di 123 carri armati britannici leggeri Scorpion, l’Estonia di 80 veicoli da combattimento per la fanteria norvegesi usati. Nel 2017, la Lettonia ha sborsato per le spese militari l’1,75% del PIL, la Lituania l’1,73%, mentre l’Estonia, in termini di rapporto delle spese militari alla ricchezza nazionale, il 2,08% del prodotto interno lordo ed è entrata nella lega dei campioni europei. Un onere difficile per il bilancio statale di questi piccoli e non tra i più ricchi Paesi europei.

Varsavia ha dichiarato l’obiettivo di Trimarium il riordinamento infrastrutturale dell’Europa, per creare un vettore Nord-Sud. Un tale progetto implica la diminuzione dell’influenza di Berlino in Europa e il rafforzamento dell’influenza di Washington. A tale riguardo, la dichiarazione rilasciata dall’ex ministro della Difesa polacco, Antonij Mačerevič, alla vigilia del summit di Varsavia, è indicativa: non siamo condannati a un’alleanza con Bruxelles, un’alternativa a essa è l’unione dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, con il sostegno degli Stati Uniti.

Per gli Stati Uniti, i nove di Bucarest sono uno strumento per spaccare l’Unione Europea e creare zone in Europa, libere dall’influenza di Bruxelles e Berlino. I nove Paesi sono esortati a svolgere il ruolo di cinta sui generis, che si estende dal Baltico al Mar Nero, ostacolando lo sviluppo delle relazioni tra la vecchia Europa romano-germanica e la Russia.

Come punto debole di questa unificazione vacillante delle nove repubbliche, che un tempo rientravano nella comunità socialista, rimangono la differenza nelle loro potenzialità militari ed economiche e i diversi punti di vista sulle prospettive di sviluppo delle relazioni con la Russia. Così, il Presidente ceco, Miloš Zeman, non è andato a Varsavia, mentre al posto suo ha mandato Presidente del Parlamento, Radek Vondrácek. La partecipazione dell’Ungheria ai nove è dovuta non tanto al desiderio di giocare la partita descritta da Washington contro Mosca, quanto piuttosto all’intenzione di avere la rivincita sulla Germania,a causa dei suoi tentativi di piegare a suo favore la politica estera di Viktor Orban.

La “cinta” geopolitica, che ha lo scopo di spaccare l’Europa, risulta avere dei buchi.

 

Vladislav Gulevic

Fonte: https://www.fondsk.ru

Link: https://www.fondsk.ru/news/2018/06/11/buharestskaja-devjatka-kak-amerikanskij-proekt-dlja-evropy-46282.html

25.06.2018

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da NICKAL88

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

6 Commenti

  1. I 9 di “Bucarest” si sovrappongono ai 4 di Visegrad. Questi ultimi, tra i quali in particolare rientra l’ungheria di Orban, sono quelli che si sono uniti contro ogni ipotesi di immigrazione nei loro paesi.
    Orban poi è stato recentemente preso di mira da quello stupido fico del 5s (guarda caso!) il quale pretende di fargli appioppare multe dalla Ue se non si prende la sua brava percentuale di migranti mafiosetti. Fico farà meglio a mettere mano al suo portafoglio perché nessuno di quei 4 se lo filerà…e per fortuna! Peccato solo che poi fico per pagare i cari migranti più che al suo portafoglio metterà mano a quello nostro!

    Mi sono domandato quanti degli altri 5 (romania, bulgaria, lettonia, estonia, lituania) dopo aver considerevolmente aumentato le spese militari per far contento Trump e provocare ulteriormente la russia, saranno ben disposti a far contento anche Conte coi suoi piagnistei sulle quote dei migranti da redistribuire fra tutti i paesi Ue.

    Secondo me non ce ne sarà neppure 1 disposto a spendere anche 1 solo dollaro o euro per i migranti di Conte.
    Poi su Macron, malta e … Canicattì ci conterei poco!
    Sbaglio o come al solito rimarremo noi, la spagna (ora s’è fatta “socialista”!) e la grecia?
    Tornando ai nostri bravi omiciattoli in tenuta da guerra contro l’aggressiva (sic!) russia fa un po’ tristezza pensare a quando tutti questi paesi un tempo erano affratellati alla russia e ora invece gli si rivoltano contro! Chissà se i loro popoli davvero amano di più la Nato piuttosto che la vecchia Urss…io penso di no! Penso che la amino (intendo la Nato)solo quei pagliacci che vediamo in foto … anzi neppure tutti, qualcuno sta lì in mezzo solo per farsi una foto di gruppo! indovinate chi è!

  2. Interessante articolo, ma potrebbe cercare di minimizzare tendenze importanti, ad esempio dice “La partecipazione dell’Ungheria ai nove è dovuta … all’intenzione di avere la rivincita sulla Germania”.
    Un conoscente polacco mi faceva notare che Ungheria e Polonia tendono a muoversi sempre insieme, nel senso che hanno fiducia reciproca. Finora sto vedendo confermato questo punto di vista. Insomma la ragion di Stato si preoccupa delle alleanze affidabili più che dei dispetti.

  3. Sono i nove scaricati dalla Russia perchè affondavano L’ Unione Sovietica e Patto Di Varsavia , ora affondano Europa e Nato :

  4. Se ci aggiungi che il principale investitore in quei paesi è la Cina, che la nato a furia di allargarsi, adesso vorrebbero farci entrare anche un narco-paese come la colombia, finirà per esplodere come una bolla di sapone, che la €u da cui comunque continuano a prendere soldi è lì lì per tirare le quoia, ma anche gli usa non stanno tanto bene se devono farsi pagare il pizzo da paesini come i tre staterelli baltici, beh alla fine ti rendi conto che è tutto spettacolo, giusto per un teatrino di quart’ordine.

  5. Ma l’Estonia, ed in generale i paesi baltici, non farebbero meglio ad investire il quasi 2% del loro già misero PIL nell’economia reale invece di comprare residuati dell’esercito Norvegese?!? Mah…

  6. Adesso mi spiego perchè i paesi dell’ est godono di una politica agricola comunitaria più sostenuta: devono comprare armi dagli americani!