Gran Varietà, matinée a Montecitorio

Di Anna Lombroso per il Simplicissimus

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A dispetto di chi sostiene che certe situazioni vanno prese di petto, meglio se ornato di medagliere, senza indulgere in pretestuosi tagli del capello in quattro, perché finalmente tutto è esplicito e evidente, chiunque può capire da che parte c’è il bene e da che parte agisce il male assoluto, c’è un aspetto che esige chiarezza: come si scrive davvero il patronimico del capo di stato “sotto assedio” che oggi, ospitato dal Parlamento italiano in seduta plenaria come durante l’elezione del presidente della Repubblica, si è rivolto a istituzioni e popolo.

E chi lo scrive Zelensky e chi Zelenskji e chi  Zelens’kyj, mentre sul mega schermo di Montecitorio capeggiava un Zelenskyy finora inesplorato, a conferma che quel paese e quell’idioma sono dei territori la cui storia e vicenda è misteriosa, come non sorprendentemente succede quando è preferibile nascondere realtà e verità per creare schieramenti giovevoli e conflitti fertili.

Comunque si chiami, e in fondo Ferragni non è un nome così consueto, il plebiscitario presidente ucraino che, ricordo incidentalmente, è stato votato al primo turno dal  30% degli elettori mentre al secondo è stato eletto con il 72%, ma i votanti erano solo  il 40%, si è confermato un influencer  efficace, combinando carisma e senso dello spettacolo che anche oggi spiccavano nel contesto di un’aula sorda e grigia, dove un manipolo di festanti aguzzini impuniti, intenti a eseguire misure indegne contro il loro popolo, si abbandonavano a un inopportuno culto della personalità.

Come spiegava compunto il cameriere del Tg1 in livrea delle grandi occasioni, alcuni degli eletti, gran parte dei quali con molto minor gradimento di lui, ostentavano un drappo rosso sul braccio in segno di tangibile solidarietà con i fuggiaschi dalla guerra, donne e bambini, unica macchia di colore oltre all’immacolato tailleur d’ordinanza, candido come l’innocenza tante volte dimostrata, della Presidente del Senato, che ha espresso come da copione di genere, i sentimenti di vicinanza alla gente ucraina vittima di una guerra insensata e ha ribadito che l’invio di aiuti anche militari da parte della “macchina operativa europea” dimostra quanto si voglia incoraggiare lo sforzo della diplomazia come l’unica via per la pace.

Nel parterre faceva spicco, e come poteva essere altrimenti, la figura di Emanuele Fiano noto per essere sempre in prima linea contro i rigurgiti vergognosi di nazismo e fascismo che pare ogni tanto si ripresentino nella culla della civiltà, da contrastare con misure aggiuntive a quelle che non vengono già rispettate.

E tutti, in mascherina obbligatoria dalla quale solo i profughi  sono esonerati, hanno accolto entusiasticamente con un applauso entusiastico l’arrivo del presidente del Consiglio, proprio come i giornalisti habitué delle sue interlocutorie conferenze stampa.

E finalmente ecco l’apparizione, accolta dai parlamentari di piedi in segno di doveroso omaggio (immagine corale, secondo il giornalista di corvée):  il martire in maniche di camicia arrotolate come i suoi omologhi bulli di varie latitudini, Renzi, Tsipras (e difatti il cronista scrupoloso parla della dimestichezza con la quale Zelensky o come si chiama, si rivolge a altri capi di stato e leader chiamandoli familiarmente per nome come tra compagni di merende), nella sua interpretazione più sofferta e edificante.

Difatti è insolitamente sobrio, contenuto nella retorica anche se apre in gran spolvero informando sulla telefonata (ultima in ordine di tempo e che fa temere che ormai venga assimilato agli stalker dei Vip)  che ha avuto con il Papa  che, non è una novità, prega per lui e il suo popolo ferito e dilaniato, a dimostrazione che anche Dio è al fianco della giusta causa del suo “popolo che si è trasformato in esercito”.

Con accenti toccanti è passato poi alla brutale conta dei lutti, ai 79 bambini morti come riportato dalla stampa occidentale, altri se ne sono aggiunti, tutto intorno è desolazione e distruzione, i morti vengono seppelliti nelle fosse comuni, mentre gli invasori con furia selvaggia rapinano, stuprano, uccidono. La città martire è Mariupol, grande come Genova.  E allora, dice commosso, “pensate se accadesse lo stesso alla vostra Genova”! e difatti ci pensiamo a cosa succederebbe se un nemico abbattesse  le sue case, le sue infrastrutture, recando morte, come, che ne so, nel caso di alluvioni periodiche prevedibili o crudeli profittatori che non si preoccupano della sorveglianze e della manutenzione di un ponte.

Tutta questa distruzione dei valori della vita, della libertà e della fratellanza viene da una persona, dice, che ha accumulato ricchezze per muovere guerra non solo contro l’Ucraina ma  contro l’Europa tutta, della quale il suo paese è il cancello che si deve abbattere.

E per questo il dovere dell’Europa deve garantire e garantirsi la difesa da quel nemico incrementando le sanzioni e l’embargo, congelando i beni dell’oligarchia russa, sequestrando immobili e yatch, impedendo l’accesso ai loro conti bancari, e indirizzando quelle ricchezze al sostegno alla causa del suo popolo e della sua patria, una nazione ricca di risorse che ora non possono essere sfruttate, olio, mais, frumento, uno stato europeo che vuole la pace e vuole godere di quei beni e valori che l’Ue rappresenta e incarna. Gloria all’Ucraina, conclude.

Si l’esperienza alla Knesseth lo deve aver ammaestrato alla moderazione e alla continenza: non ha fatto menzione di aiuti militari aggiuntivi o di alimentare l’insensata ipotesi dei una no fly zone, ha caricato i toni della mozione degli affetti, perché, come ha ribadito, conosce il carattere italiano di brava gente con cuore in mano, che accoglie con generosità i 70 mila profughi, la coop e gli albergatori di in prima linea, in aggiunta ai tanti arrivati prima 240 mila, citati da Draghi a conclusione dell’evento, le cameriere e badanti secondo Annunziata che non si sa perché erano scappate da quel paradiso terrestre, da quell’Eden di ricchezze naturali, occupazione qualificata, diritti costituzionali, garanzie e libertà, belle persone con svastiche, cancellati dall’invasore.

Insomma l’eroe ha fatto il suo lavoro come previsto.

Chi invece esagera, chi ha recitato un copione indegno e disonorevole è stato il presidente del Consiglio, ospite anche lui da estraneo al consesso democratico della rappresentanza, che con la spocchiosa sfrontatezza che è la cifra di tutti gli usceri delle democrazie incaricati di mettere alla porta i valori che proclamano, ha encomiato i due popoli, quello ucraino che ha già battuto l’arroganza del russo costretto a fare i conti con la dignità e la resistenza eroica, così forti da battere le sue mire espansionistiche.

E quello italiano che ha compreso la necessità  di prestarsi con spirito di sacrificio per stare al fianco di chi difende  quell’ordine multilaterale che tutela i diritti, le libertà e la sicurezza, contribuendo agli aiuti e aprendo le proprie case, quelle non colpite dalla sospensione degli sfratti? e le scuole, quelle non in dad? non in quarantena? nelle  classi pollaio? ma dotate di mascherine e banchi a rotelle?  coi precari appena laureati ma vaccinati?

Questa forza coesa e unitaria, sotto l’egida dell’Ue e della Nato, dimostrerebbe le virtù sottovalutate della gente italica, pronta a prodigarsi con abnegazione per, cito, superare il giogo “dell’approvvigionamento energetico” russo, anche sopportando costi e razionamenti, e per collaborare alla politica di aiuti umanitari, militari e “sanitari” per l’Ucraina, che come per la libertà anche di assistenza e cure ne abbiamo a ufo da poter esportare e per indirizzare le spese di bilancio sul riarmo in casa e tra gli alleati.

Così facendo, grazie alle garanzie di tutela della nostra sicurezza a Sigonella, a Niscemi, a Aviano, a Pratica di Mare, compresi del nostro ruolo di custodi della civiltà occidentale, siamo anche disposti a costituirci come bersagli e scudi, dopo essere stati il capitale umano,  dell’impero.

Di Anna Lombroso per il Simplicissimus

22.03.2022

link fonte: https://ilsimplicissimus2.com/2022/03/22/gran-varieta-matinee-a-montecitorio160988/

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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