Gli eroi di Stalingrado e il debito che abbiamo con loro

Martin Sieff
strategic-culture.org

Il 2 febbraio di quest’anno sarà il 75° anniversario della fine della più grande, più lunga e sanguinosa battaglia della storia del genere umano: uno scontro che aveva distrutto la punta di lancia di quella invincibile macchina da guerra nazista che aveva conquistato tutta l’Europa in soli tre anni e che sembrava in procinto di conquistare il mondo intero: eppure, incredibilmente, tutti i media occidentali, specialmente negli Stati Uniti, lo hanno fino ad ora completamente ignorato.

La battaglia di Stalingrado era stata la svolta definitiva del destino: aveva deciso il risultato della Seconda Guerra Mondiale. La scala colossale di quello straordinario scontro, all’epoca, era ben nota agli Americani e ai Britannici, ma, da allora, è stata completamente dimenticata. Le nazioni occidentali l’hanno seppellita in fondo al buco nero dei ricordi proibiti, che George Orwell riconoscerebbe fin troppo bene.

Nonostante ciò, Stalingrado ha fatto passare in secondo piano tutte le altre battaglie di quella guerra. Era iniziata nell’agosto del 1942 come ultima, disperata difesa di quella che sembrava essere un’Armata Rossa condannata alla sconfitta da una invincibile Wehrmacht che, in meno di tre anni, aveva conquistato l’intero continente europeo, dalla punta settentrionale della Norvegia a Creta e il deserto del Sahara libico. Ma a Stalingrado era cambiato tutto.

Al di là del Volga non c’è niente!” era il grido di battaglia sovietico, e non c’era veramente nulla. Ancora oggi, guardando ad est dall’alto della collina di Mamayev Kurgan, è inquietante vedere che, dall’altra parte del grande Volga, l’incarnazione dell’anima russa, non c’è, letteralmente, niente.

Mamayev Kurgan è un monumento ai caduti come nessun altro sulla Terra, perchè è dominato da una dea irata.

La statua più gigantesca, impressionante ed inquietante del mondo, Rodina-Mat, la dea madre della Russia, si eleva per quasi 50 m. senza piedistallo, 6 m. più in alto della Statua della Libertà. Pesa 1.000 tonnellate, oltre 15 volte la Statua della Libertà. Ma questo è il meno.

A New York, Lady Liberty è tranquilla e serena, ma Rodina-Mat è dinamica e furiosa. Il suo viso bellissimo e sorprendentemente giovanile, trasmette shock, rabbia e una furia da incubo.

Il braccio di Rodina-Mat non è rilassato e disteso e non porta una torcia come quello di Lady Liberty. È sollevato e regge una spada lunga più di 20 m. e la alza così in alto nel cielo che sulla punta hanno dovuto installare una luce di navigazione rossa per allertare gli aerei che volano a bassa quota.

Visto da lontano, lo spettacolo è ancora più impressionante, persino terrificante. Perché Rodina-Mat è nel punto più alto delle alture che dominano la città, il luogo dove si era combattuto con più accanimento.

La si può vedere da qualunque parte lungo le principali arterie nord-sud che costeggiano il Volga. Sembra sempre in movimento, viva, pronta a calare sugli invasori la sua incredibile spada.

È come se Atena o Afrodite fossero uscite dalle pagine dell’Iliade di Omero e, attraverso il tempo, dai campi di battaglia di Troia, o come se un gigantesco dio-astronauta idealizzato da Erich von Daniken fosse nuovamente giunto sulla Terra.

Nei 200 giorni della Battaglia di Stalingrado, a Mamayev Kurgan si era combattuto per 130. Oggi è il luogo dove riposano 35.000 soldati sovietici.

Gli storici militari occidentali riconoscono che nella battaglia di Stalingrado erano morti 1,1 milioni di soldati sovietici e questo calcolo non include almeno 100.000 (e forse il triplo) civili massacrati dai bombardamenti aerei indiscriminati della Luftwaffe.

Nella prima settimana di incursioni aeree a Stalingrado erano morti il doppio dei civili rispetto ai bombardamenti alleati di Dresda. Quando gli interrogatori sovietici avevano chiesto al maresciallo di campo Friedrich Paulus, il comandante catturato della Sesta Armata, perché avesse autorizzato un massacro così inutile, aveva risposto che stava solo eseguendo gli ordini.

Anche le perdite naziste erano state colossali. Secondo le stime russe, 1,5 milioni di soldati tedeschi e dell’Asse avevano perso la vita durante l’intera campagna, più di cinque volte i morti in combattimento degli Stati Uniti durante tutta la guerra e più del doppio dei morti combinati dell’Unione e dei Confederati nella Guerra Civile Americana.

Neanche uno dei resti dei soldati dell’Asse, trovati e identificati, sono sepolti all’interno della città. È terreno sacro per il popolo russo. Solo gli eroici difensori di Stalingrado e della Patria, o Rodina, hanno il massimo onore di riposarvi.

L’intera Sesta Armata tedesca, 300.000 uomini, all’epoca considerata la forza militare più invincibile della Terra, era stata distrutta a Stalingrado. Solo 90.000 di loro erano sopravvissuti ed erano stati fatti prigionieri quando Paulus si era arreso.

Il quartier generale di Paulus, nel seminterrato dell’Univermag, il grande magazzino nel centro della città, è stato trasformato in museo, uno dei più strani al mondo e in sorprendente contrasto con l’imponenza primordiale, eroica, epica della statua e dei monumenti di Mamayev Kurgan.

Nel 2005, quando l’avevo visitato l’ultima volta, Univermag era ancora un grande magazzino, molto simile a quelli che si trovano nel cuore degli Stati Uniti, in luoghi come Sioux City o Iowa City, costruiti negli anni ’20 e che avevano prosperato fino a quando Wal-Mart non li aveva inghiottiti tutti.

Si entra nell’Univermag di Volgograd attraverso l’ingresso principale, si passa accanto ai giocattoli per bambini, si gira a sinistra, oltre i pigiami per signora e gli oggetti in vetro e, senza alcun preavviso, si è lì.

Il seminterrato è pieno di ricostruzioni dell’ultima resistenza della Sesta Armata. Dietro una porta, i manichini di due soldati tedeschi morenti giacciono in quella che sembra veramente una sala operatoria di emergenza.

Dietro un’altra porta, un robotico Paulus continua ad alzarsi dalla sua scrivania per ascoltare da un altro ufficiale le ultime notizie della catastrofe. Dappertutto, il lamento dell’impietoso vento invernale della steppa e lo spietato sibilo delle Katyushe sovietiche, i lanciarazzi “Caterina,” fanno da accompagnamento.

Ilya Ehrenburg, il più grande di tutti i corrispondenti di guerra, aveva scritto che i soldati arroccati nei seminterrati e fra le macerie e che resistevano sulle rive del Volga a pochi metri dall’acqua, adoravano quei lanciarazzi.

Ed era ancora vero nel 2005: i volti dei veterani ottantenni e superdecorati si erano illuminati di entusiasmo e di gioia fanciullesca quando avevo chiesto loro quale fosse stata la loro arma preferita dell’intera guerra. “Katyusha!” avevano gridato quei meravigliosi vecchietti, saltando su e giù, mentre gli anni sparivano come per magia. “Katyusha!

Settantacinque anni dopo la resa di Paulus e dopo più di settant’anni dalla sconfitta del Terzo Reich, i ricordi e le cicatrici di quella lotta fanno ancora parte della Russia moderna.

Il comunismo è morto. Ma il patriottismo russo no. Ed è per questo che, in questa era di crescenti differenze e alienazione tra la Russia e l’Occidente, lo straordinario eroismo e il sacrificio di tutti quei soldati dell’Armata Rossa e il prezzo terribile che avevano pagato per salvare il mondo devono essere ricordati dai vecchi alleati della Russia.

Le emozioni selvagge, feroci ma assolutamente autentiche che appaiono sullo straordinario volto di Rodina-Mat testimoniano gli incredibili sacrifici che si erano consumati sulle rive del Volga per distruggere il male estremo. I leader e i popoli occidentali devono ricordare, ancora una volta, coloro avevano distrutto quel male, il prezzo terribile che avevano pagato e la gratitudine che ancora dobbiamo loro.

Martin Sieff

Fonte: strategic-culture.org
Link: https://www.strategic-culture.org/news/2020/01/31/heroes-stalingrad-and-debt-we-still-owe-them/
31.01.2020

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.
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13 Commenti

  1. E gli americani hanno la faccia di attribuirsi la liberazione di Auschwiz….

    • vittime civili + militari seconda guerra mondiale

      russia: 25 MLN

      cina: 19 MLN

      germania: 7,5 MLN

      polonia: 5,5 MLN

      giappone: 2,6 MLN

      india: 1,5 MLN

      jugoslavia: 1,2 MLN

      italia + francia: 0,5 MLN ciascuna

      uk: 0,3 MLN

      us: 0,4 MLN

      direi che i numeri rilevano la dimensione della tragedia e del contributo di ciascuno

  2. Parlare solo della battaglia senza parlare del perché e del come della guerra non mi sembra un gran ché istruttivo.
    Dicembre 1916 WWI, la battaglia di Verdun . Perdite tedesche, tra morti e mutilati, : 336,000–434,000 perdite francesi : 379,000 (fonte Wikipedia). Battaglia combattuta per il controllo di …..un paio di colline. Il primo tempo del suicidio dell’Europa è cominciato qui, e qui sono state messe la basi per il secondo tempo. Alla fine, le potenze europee che fino all’inizio del secolo erano potenze mondiali, sono scomparse dalla storia, l’URSS ha ottenuto la vittoria che la ha portata all’implosione 45 anni dopo.
    Gli americani ( e qualcun altro) ringraziano.

  3. vi sono stati ottimi libri di Inglesi e Americani, io ho letto in Inglese la monografia su stalingrago, (Stalingrad: The Fateful Siege: 1942-1943 Antony Beevor) che se non erro la ho Vista anche in Italiano , di sicuro e’ in Tedesco vedo e’ stata tradotta in 18 lingue 🙂 .

    Se mettete “The Motherland Calls, Volgograd, Russland” (sarebbe la Statua descritta nell’articolo) dentro Google Maps lo vedete anche come e’ proprio in Centro citta’, su quella che era un monumento funerario di un signore dei nomadi (il Mamayev Kurgan, non lo dice l’articolo poi si puo’ discutere se e’ tipo la Tomba di Antenore a Padova, e’ lui o non e’ lui? nel nome della collina lo si dice la sepolto) – comunque se guardate la carta, altura, vicino al Volga, per il controllo della stessa si sono massacrati non ricordo piu’ quante Volte e’ passato di mano il controllo della stessa

  4. Interessante notare che ancora oggi il nemico NATO è la Russia quasi che Hitler combattesse allora per gli stessi padroni di adesso. Secondo me dei motivi che scatenarono la WW2 sappiamo ancora poco.

  5. Sono portato a credere che le fazioni in lotta siano, da almeno qualche secolo le stesse, cambiano le strategie, gli strumenti usati, si avvicendano i teatri, i pretesti dietro i quali mascherarsi, le ideologie contrastanti si adeguano ai tempi, ma la disputa tra lo sperimentato ma bellicoso mondo gerarchico e l’agognato riscatto atteso dall’uomo da due millenni, e materializzato transitoriamente nella convivenza democratica non accenna a spegnersi.

    Hitler ha iniziato la sua carriera militare come caporale portaordini, dice niente, se lo si contempla, sul piano simbolico?

    PS – Se fosse riuscito ad imporre il suo ordine, il dittatore avrebbe costruito, sugli Urali, una successione di enormi monumenti che, nelle intenzioni, avrebbero avuto la funzione di segnare il confine estremo dell’Europa germanizzata e di “atterrire” i popoli asiatici. La Rodina-Mat a Stalingrado sembra voler fissare, con il medesimo linguaggio, il diverso epilogo di quel proposito.

  6. Immensa commozione per Stalingrado e io non piango mai. Chi vuol mettere in ombra Stalingrado è un……( mi censuro da sola perchè ho troppo altro da dire in merito).
    Ho notizia anche di quella meravigliosa statua che credevo fosse solo la rappresentazione della Santa Madre Russia e non a ricordo della battaglia di Stalingrado.
    Visto, non ricordo se film o filmati d’epoca, cose incredibili su Stalingrado. Isolati dal mondo, se non per un passaggio gelato su un fiume, pochissimi erano i rifornimenti di cibo o altro, dovendo fare carichi leggeri e temendo che il ghiaccio non reggesse.
    Ma, non mi dilungo su quest’eroica battaglia, sicura che tutti qui ne abbiate notizia. Certo, dai libri di Storia ..l’avranno già tolta per gli studenti?
    O forse come per il film Paris-Texas dicono che trattasi di Stalingrado nel Connecticut?

  7. sorprendente che un sito in inglese ricordi queste cose,di soliti gli eccezzionali si prendono tutti i meriti nessuna responsabilità (vedi finanziamenti a hitler dai banchieri americani) e ovviamente i bottini

  8. Non so precisare dove, quando e da chi l’ho sentita e quindi prendetela così, ma mi sembra che gli ineffabili Statunitensi dell’epoca, sono stati a lungo indecisi se appoggiare Hitler o Stalin ma , gli è andata di lusso perchè hanno preso due piccioni con una fava: Tedeschi e Russi si sono scannati a vicenda. Se in Germania, come dice Annibal 61, son rimasti pochi uomini, la Russia è stata chiamata a lungo la nazione-femmina perchè di uomini ce n’erano rimasti ancora meno dopo la seconda guerra mondiale.
    Per questo apprezzo Trump, che a differenza dei suoi predecessori, sembra, PER ORA, voler fare l’isolazionista.
    Questo per rispondere anche a Pas de Deux.

  9. I sovietici oltre ai lanciarazzi Katyushe hanno praticamente inventato le armi leggere militari moderne, durante la guerra patriotica.

  10. Una cosa che saprete tutti ma che mi ha lasciato sbalordita. Non è in Russia che è nato il comunismo, almeno nell’accezione che contempla i diritti e la dignità dei lavoratori, ma in Usa. Il comunismo, cosiddetto, è arrivato buon ultimo.
    Una sera tardi, su Rai Storia, e cosa non darei per ricordare il giorno per segnalarvelo su You tube!, insomma, hanno illustrato come in Usa negli anni prima del 1917, imperversassero manifestazioni e casini che nemmeno i Gilet Gialli oggi. Per chiedere appunto, che le condizioni di lavoro che erano infami, migliorassero.
    Tutto fu soffocato nel sangue.
    Se non sbaglio Sacco e Vanzetti dovrebbero essere di quel periodo.
    La Rivoluzione Russa, invece, nonostante gli sforzi di un certo nostro giornalaio, non è stata cosa così di massa. Tanto è vero che il suddetto giornalaio, (anche lui aveva una rubrica a puntate su Rai Storia per raccontare la Rivoluzione russa), ad un certo punto, si è lasciato persino scappare che al Palazzo d’Inverno, “conquistato”, erano poi stati messe di guardia solo un paio di persone. Con le immense ricchezze che conteneva!
    Conferma in famiglia: avevo il nonno materno emigrato a Filadelfia. In quegli anni perchè mia madre è nata nel 1924 molto distanziata per età dalle sue due sorelle. Ed è nata dopo il suo ritorno in Italia. Era un uomo mite e pacato ( no, non ho preso da lui), ma a mio fratello qualcosa ha raccontato che può essere tradotto così: Gli Usa sono una schifezza per chi ci è dovuto emigrare.

  11. Ricordiamo anche tutti quei poveri italiani, mandati a morire in una guerra assurda, lontano da casa.

  12. I comunisti russi non li ringrazierò mai.
    Io la storia la guardo da tutti i punti di vista e distinguo i russi tra “russi per bene” e comunisti.

    I comunisti russi avevano pianificato l’invasione di tutta l’Europa (il fallimentare comunismo il potere l’ha sempre preso con la violenza e-o inganno) quindi casomai io ringrazio i nazifascisti che, attaccando in anticipo i comunisti, hanno salvato mezza europa dal comunismo.

    I “russi per bene” saranno patrioti quanto volete ma se oggi la Russia non è il paese più ricco del mondo la colpa è di quei 80 anni di comunismo.
    Fossero stati veri patrioti il comunismo lo avrebbero debellato subito.