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È meglio essere nati o sarebbe stato meglio non essere mai nati?

DI BRUNO SEBASTIANI

ugobardi.blogspot.com

Alcuni autori, non molti, sostengono che nascere sia un triste evento.

Tra i più espliciti Emil Cioran e David Benatar.

Il primo nel 1973 ha scritto “De l’inconveniént d’être né” (“L’inconveniente di essere nati”).

Il secondo nel 2006 ha scritto “Better Never to Have Been: the Harm of Coming into Existence” (“Meglio non essere mai nati – Il dolore di venire al mondo”).

Emil Cioran ha un suo caratteristico stile aforistico. Non elabora complessi ragionamenti, ma punge l’interesse del lettore con aguzze stilettate. “Noi non corriamo verso la morta, fuggiamo la catastrofe della nascita …” “Mi piacerebbe essere libero, perdutamente libero. Libero come un nato morto.” ecc. ecc.

David Benatar è un filosofo e argomenta ampiamente le sue idee che, in estrema sintesi, ruotano intorno al concetto di bene e male: se non fossimo nati non avremmo sperimentato il male, né rimpiangeremmo di non aver sperimentato il bene, in quanto il non essere non esiste e quindi non possiede né pensiero né autocoscienza.

Pochi altri pensatori, fortemente misantropi e pessimisti, hanno sostenuto tesi analoghe.

Perché occuparsi di loro se, come detto in premessa, rappresentano una sparuta minoranza nel panorama storico – letterario – filosofico mondiale?

Per due motivi.

Innanzitutto perché non è detto che la maggioranza abbia ragione e la minoranza torto. La Verità non è democratica, e neppure la Natura: non chiedono ad alcuno cosa desideri e procedono entrambe per vie estranee alla logica umana.

In secondo luogo, e questa è la motivazione più importante, perché Cioran, Benatar e consimili portano alle estreme conseguenze un tipo di ragionamento che, con una necessaria correzione, potrebbe essere condiviso da una grande platea, assai più ampia di quella che attualmente segue questi “antinatalisti estremi”. E la corretta diffusione di questo messaggio “revisionato” potrebbe essere assai utile al pianeta Terra.

In questo mio articolo cercherò di individuare il lato debole delle idee descritte e la correzione che potrebbe renderle ben più condivisibili.

Il punto è l’autocoscienza.

Solo la meditazione del cervello umano su se medesimo, alias l’autoriflessione, consente a Cioran, Benatar ecc. di pensare al male passato, a quello presente e a quello futuro, inducendoli ad argomentare che, se non fossimo mai nati, non lo avremmo sperimentato in passato e non lo potremmo sperimentare in futuro.

Proviamo ora a considerare come vivremmo la medesima realtà che stiamo vivendo in assenza del pensiero “auto – riflettente”, ovvero come la vivono gli animali, anche i più evoluti, che dalla memorizzazione degli eventi passati non estrapolano pensieri astratti, ma solo esperienze concrete.

Gli animali, ma anche le piante, hanno la vita e la sperimentano senza interrogarsi né sulla sua origine, né sul suo significato, né, soprattutto, sul suo futuro (il dolore e la morte). Non lo fanno perché non possono, non ne hanno le capacità cerebrali.

Vivono e basta, così come Madre Natura vuole. Essi si sono evoluti dalle cellule primordiali ed hanno assunto forme diverse. Hanno conseguito la loro individualità di esseri e di specie relazionando la propria vita con quella degli altri viventi circonvicini. E nel caos della foresta, o della prateria o del deserto, hanno stabilito quell’equilibrio che la selezione naturale e la lotta per la vita hanno consentito loro di raggiungere.

Avrebbero preferito non essere mai nati? Tentano di limitare le nascite con adeguati accorgimenti? Procurano l’aborto per evitare che i loro piccoli vengano al mondo?

Non lo pensano e non lo fanno in quanto ogni loro attività fisica e mentale è guidata solo dall’istinto, ovvero da quel codice di comportamento che milioni e milioni di anni di selezione naturale hanno elaborato ed impresso nell’intimo dei loro organi di comando quali il cervello e il sistema nervoso.

E così è stato per tutti gli esseri viventi sino all’avvento di Homo sapiens e del suo encefalo abnormemente evoluto che ha consentito a questa nuova specie dominante di contravvenire a istinti e leggi di natura, permettendole di pensare se stessa, di avere autocoscienza di sé.

Se Benatar e consimili riflettessero su questa realtà (Cioran è morto nel 1995) comprenderebbero come il male per l’essere umano non è l’essere nato (evento che sfugge al volere di ogni nascituro), ma l’averne coscienza, l’avere un organo di comando che si rifiuta di eseguire gli ordini di Madre Natura e che intende trasformare tutta la biosfera in una realtà artificiale a “misura d’uomo”.

E, a seguire, comprenderebbero come l’evoluzione della mente di Homo sapiens sia stata straordinaria rispetto a quella di ogni altro animale, ma sia ben poca cosa in termini assoluti, ovvero relativamente alla possibilità di rendere permanenti le modifiche introdotte nella biosfera.

Un ulteriore passo avanti e comprenderebbero come quel processo evolutivo di tipo straordinario possa assimilarsi alla mutazione che le cellule sane subiscono quando si trasformano in cellule maligne aggressive e distruttrici dell’organismo che le ospita.

Cioran in realtà questo passo lo fece, nel suo famoso aforisma: “Alberi massacrati. Sorgono case. Facce, facce dappertutto. L’uomo si estende. L’uomo è il cancro della terra”. Ma non andò al di là dell’intuizione. Non reinterpretò tutta la realtà alla luce di questa sua folgorante illuminazione (cosa che molto immodestamente sto cercando di fare io con i miei scritti).

Proviamo allora a pensare come le opere di Cioran e di Benatar avrebbero potuto essere assai più incisive se fossero state titolate “L’inconveniente di essere intelligenti” e “Meglio non essere autocoscienti”, e anziché recriminare l’essere vivi avessero recriminato l’essere dotati di autocoscienza.

Anche tutto l’importante dibattito su natalismo e antinatalismo andrebbe reimpostato in questa ottica, perché è ovvio che il problema della sovrappopolazione nasce dal nostro essere “intelligenti”, o, meglio, dall’aver superato quella soglia di capacità cerebrali oltre la quale abbiamo potuto svincolarci dai limiti imposti dall’istinto.

Potranno queste accresciute capacità cerebrali consentirci ora di invertire la rotta? E come? A quale prezzo?

Temi fondamentali, che richiedono adeguati approfondimenti. Ma ogni analisi più dettagliata dovrà prendere avvio dalla consapevolezza che tutti i problemi attuali discendono da quell’abnorme sviluppo subìto dal nostro cervello, evento parafrasato in tanti miti dell’antichità, dal peccato di Eva ed Adamo ai furti di Prometeo, solo per citarne due tra i più famosi.

Bruno Sebastaini

Fonte: https://ugobardi.blogspot.com

Link. https://ugobardi.blogspot.com/2019/08/e-meglio-essere-nati-o-sarebbe-stato.html

3.08.219

Pubblicato da Davide

30 Commenti

  1. se fossero state titolate “L’inconveniente di essere intelligenti” e “Meglio non essere autocoscienti”, e anziché recriminare l’essere vivi avessero recriminato l’essere dotati di autocoscienza.

    Ma non c’è niente da recriminare. L’autocoscienza c’è, ma è possibile non saperla usare.
    Inoltre l’autocoscienza, o il giudizio, cresce o decresce. Non tutte sono uguali.
    Alcuni capiscono e altri no.

    • L’autocoscienza è figlia dell’intelligenza. Non si può quindi controllare qualcosa che è conseguenza dell’intelligenza aumentando quest’ultima.

      I bambini raggiungono lo stato di autocoscienza dopo i tre anni, quando realizzano che ognuno di noi ha una visione della realtà diversa.
      A quell’età capiscono che i genitori sanno più cose di loro, ecco perché iniziano a fare loro domande. Capiscono anche che l’ignoranza altrui può essere un vantaggio, infatti iniziano ad usare la menzogna.

      Vivere in armonia con gli altri ed il mondo o in maniera egoistica per soddisfare solo i propri bisogni è una questione di princìpi morali, non di intelligenza.

  2. Era meglio scrivere un articolo del genere,oppure no,questo è il problema.La risposta è semplice se sei nato,non puoi sapere se era meglio non esserlo.Sono solo problematiche di passatempo,che non hanno un senso compiuto,fatte da degli esseri bacati nel cervello,forse dediti agli stupefacenti.

  3. Strano articolo
    Prima ci dice che i nostri problemi sono stati generati dall’aver superato i limiti (naturali che permettono agli animali di vivere in armonia con il creato)
    Poi si chiede come porre rimedio.
    La risposta è semplice: tornando a rispettare i limiti che abbiamo infranto (che conosci, visto che hai detto che li abbiamo superati)

  4. “Solo la meditazione del cervello umano su se medesimo, alias l’autoriflessione…”
    Questa frase da sola qualifica lo scritto. Si chiamano argomenti circolari, o autoreferenziali, prodromi di quell’onanismo culturale figlio dell’ostentazione occidentale dove un certo feticismo è un valore assoluto. Qui il feticcio è il cervello invece del SUV, ma poco cambia. Lo si parcheggia in doppia fila o si percorre a tutta velocità i meandri tortuosi della vita, incuranti della sobrietà che da sempre deve accompagnare la nostra esistenza.

  5. Se l’uomo avesse così tanto cervello non andrebbe contro le leggi della natura, e sarebbe in grado di capire che in questo modo sta tagliando il ramo su cui è seduto. L’uomo non ha ancora la capacità fondamentale di pensare a lungo termine. La sua razionalità è inibita da fattori istintivi. Siamo un miscuglio inestricabile di razionalità e istinto. Ma non un cancro come vuole dimostrare questo Sebastiani, che in questo modo svalorizza l’intera umanità e apre la strada a un nuovo nazismo.

  6. La domanda iniziale mi sembra un pretesto per svelarci nell’articolo che, secondo l’autore, la vita non è un mistero, ma solo una questione di ordine intellettuale.
    Dal creazionismo al nulla, tipico atteggiamento relativistico che vale quel che vale.

  7. Condivido al 100% quanto sostenuto nell’articolo.

    Che gran parte delle nostre sofferenze sorgano dal fatto di possedere il pensiero astratto è una constatazione che hanno fatto molti filosofi antichi, soprattutto in Oriente.

    Buddha sostiene che la sofferenza sia figlia del desiderio, delle aspettative.

    Patanjali invece che sia colpa dei condizionamenti negativi che la nostra mente ha avuto e che le impediscono di funzionare al meglio, cioè usando l’intuizione anziché il ragionamento deduttivo.

    Anche le moderne tecniche di meditazione hanno lo scopo di frenare il pensiero deduttivo, nel tentativo di fare in modo che il soggetto smetta di pensare al passato (causa di rimorsi) o al futuro (causa di aspettative che verranno disattese) ma di concentrarsi su l’Attimo Presente in maniera da viverlo pienamente.

    Anche io vedo nel miti di Adamo ed Eva il passaggio dalla condizione “animale” a quella “autocoscente”: Infatti i due iniziano ad essere in disaccordo con il piano divino, con la Natura, quando iniziano a provare il più stupido dei sentimenti: la vergogna di sé. Che come conseguenza ha quella mentire, cosa che gli animali non possono fare perché non hanno la capacità di capire se chi abbiamo di fronte sappia le stesse cose che sappiamo noi o meno, capacità che noi umani raggiungiamo intorno ai 3 anni quando iniziamo a bombardare di “perché” i nostri genitori.

    Infine il concetto di sovrappopolazione, che ha conseguenze nefaste per il pianeta.
    Non è un caso se gli indiani, grazie al fatto che qualcosa delle loro stupenda civiltà è sopravvissuto a secoli e secoli di dominazione islamica ed inglese, riescono ad avere un rapporto più sano con la Natura e gli altri esseri viventi.
    La nostra società occidentale egoica invece ci sta portando verso la ricerca della soddisfazione dei nostri “bisogni” personali anziché cercare di farci collaborare per vivere tutti meglio. La limitatezza delle risorse e dello spazio a disposizione sul nostro pianeta è la sfida più grande che attende, ma la riusciremo a vincere solamente se inizieremo ad usare la nostra mente in maniera corretta e non per “soddisfare le nostre passioni” come cantano le sirene del consumismo.

    Ci sarebbe da parlarne per ore, introdurre il concetto di non-dualismo figlio appunto dell’autocoscienza… mi fermo qui.

  8. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    To be or not to be, that is the question“! E chi siamo? Donde veniamo? Dove stiamo andando? Qual’ è il senso dell’Universo, dell’esistenza? Risposte che non si potranno mai avere con la limitata e aberrata ragione umana (vuoi che sia quella degli scienziati o quella dei filosofi o…). La risposta sta nella “fede”!
    Scienza e Fede cercano entrambe la verità: la scienza la cerca per strade tortuose, lunghe, infinite e piene di dubbi, la fede percorre un’unica strada, la più breve e diretta, ma solo quest’ultima porta alla verità proprio perché la ragione dell’uomo è limitata (di infinito c’è solo la stupidità).
    Ergo, invece di farci tante domande, uccidere e devastarlo senza ragione, godiamocelo il Creato e viviamo seguendo gli armoniosi dettami della Natura anche se a volte possono sembrare crudeli e maligni. Il leone uccide la gazzella per nutrirsi, non per cattiveria e non arriverà mai a far estinguere le gazzelle poiché questo comporterebbe anche la sua fine: è un concetto, questo, che l’uomo nella sua infinita stupidità non riesce a contemplare e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti!
    Nell’Eden il Demiurgo di tutte le cose impose un solo comandamento ai nostri progenitori: quello di non “toccare” il frutto dell’albero della conoscenza del Bene e del Male. Sappiamo tutti come è andata finire, così come tutti possono arrivare alla morale di questo passo della genesi biblica: prima di quell’atto di superbia l’uomo conosceva il benessere e la felicità che solo un ambiente incontaminato e armonioso poteva generare, dopo la sua “libera” scelta (alll’uomo, a differenza delle altre creature, fu concesso il “dono” del libero arbitrio) ha conosciuto il dubbio e anche e soprattutto il male…..

  9. Sui “furti di Prometeo” si potrebbero fare delle accurate verifiche, essere intelligenti è un inconveniente solo se ti trovi in mezzo a gente senza cervello o cd piccoli cervelli con pochi neuroni specchio. Se le persone vivono con questa sofferenza possono anche decidere di chiudere con la loro esistenza, l’autonomia emotiva quindi cerebrale è un percorso dell’evoluzione umana che inizia dall’infanzia ed ovviamente nessuno chiede di nascere, il resto viene da sé…

  10. Ma quando mai e’ dipeso da noi nascere o non nascere?
    E quando nasciamo non e’detto che arriviamo a compimento visto che dipendiamo da una madre.
    Bisognerebbe parlar di karma ma e’troppo difficile e si va di filosofia che non arriva a nulla.

  11. Tema epocale, che non basterebbe per l’appunto una vita intera per comprenderlo e descriverne gli effetti. Diciamo questo, vale la pena di venire al mondo certo, oltre che per le bellezze del mondo, se non altro per vedere le caxxate incredibili che la gente è capace di fare e pensare. Se riflettiamo sul fatto che ci sono esseri umani che vengono al mondo con il preciso scopo di fregare e sfruttare altri esseri umani, dovremmo dire che sarebbe meglio starsene a casa… ma in fondo è una specie di rincorsa tra guardie e ladri che ci tiene allenati tutta la vita, non si sa mai, magari può essere utile…

  12. Ma è domanda da farsi? Certo che è meglio non nascere! Se non altro perchè sappiamo di dover morire e qualcosa in noi rifiuta, nel profondo, quest’idea.
    Almeno questa “autocoscienza” ce l’abbiamo tutti vero?
    Grandi Religioni, vertici filosofici e persino la Grande Arte hanno espresso questo concetto (La via è solo il fiore della morte – Tagore).
    Ovviamente questo non vuol dire che dobbiamo suicidarci, finchè ci siamo….si combatte come non dovessimo mai morire. O come se dovessimo morire domani.
    Inoltre la nostra società, senza troppe teorizzazioni, ha smesso di far figli. “Al mondo d’oggi, dicono quelli che non han figli…. si, perchè era bello quello di ieri?

  13. Essere coscienti, partecipi della bellezza dell’universo, interagire con una particella di esso, affacciarsi all’infinito ed alla poesia, è un grande onore, una cosa meravigliosa che di per sè giustifica le mille sofferenze della vita, ineluttabilità della morte compresa.
    Occorre però molta fortuna per godere di queste esperienze esistenziali. C’è chi nasce sfortunato, con problemi di salute o di emarginazione sociale talmente gravi da sembrare insostenibili, da desiderare di non essere mai nati.
    Tutto nasce da una specializzazione biologica dell’essere umano, l’ipertrofia della corteccia cerebrale, che non è difficile da ipotizzare come uno dei tanti meccanismi di adattamento all’ambiente a scopo di sopravvivenza. E questa è probabilmente la radice comune a tutti gli esseri viventi, che non sono mai solo individui, prototipi unici e irripetibili, bensì esseri sociali, che in questa dimensione esistenziale trovano la loro vera ragion d’essere, se non altro per la coscienza di essere mortali.
    Ed è proprio nella dimensione sociale che si sperimentano epoche assai diverse, di radiosa evoluzione, con crescita, o di triste decadenza, con lo spettro dell’estinzione, come questa per quanto riguarda una parte di umanità, il nostro “occidente”. L’angoscia del vivere è il pensiero di un male che sovrasta, e può essere terribile, insostenibile, fino al tremendo pensiero che sarebbe stato meglio non essere mai nati. Ma a tutto c’è rimedio, questa è la speranza.

  14. La domanda dell’ articolo andrebbe posta ai disgraziati abitanti di Gaza o agli Houti o alle decine di popoli tormentati, schiacciati, ‘erased’ nei corpi ed oggi sopratutto nella loro psiche, nella mente, dalla cupola infame che domina il mondo. La risposta sarebbe, si, vogliamo vivere ma come esseri umani e non come merce ( mi verrebbe da dire altro… ) in attesa di essere storpiata e poi definitivamente distrutta prima ancora di poter esprimere e dire cio’ che siamo. La Vita e’ come una freccia scagliata nel mare dell’ Essere: trae la sua ragion d’essere col legame da cui e’ scaturita e dalle conseguenze di cio’ sotto tutti gli aspetti. E’ il legame permanete col Divino, la Sua estrinsecazione maggiore, e’ l’attuazione dell’ unione imperitura del Brahman con l’Atman. E scusate se e’ poco…

  15. Quando parla di animali il Bruno Sebastiani dice cose imprecise, per non chiamarle cazzate..
    Infatti gli animali, che lui non conosce,evidentemente, non vivono di solo istinto ma anzi si adeguano prontamente alle novità, basti pensare ai cani e gatti sempre più “vaccinati” sui,per esempio, pericoli del traffico stradale.
    In quanto al nascere o non nascere, penso che ognuno di noi si libererà dalla maledizione di venire scaraventato nella “valle di lacrime” nascendo,appunto, solo quando avrà pagato e superato per intero il suo Karma.
    Poi arriverà il Nirvana, suprema destinazione, e si smetterà di venire al mondo.
    Ma prima bisogna soffrire,pare.

  16. Vedo che i commenti fatti, nella quasi totalita’, si soffermano sugli aspetti dell’intelligenza, la coscienza, l’autoriflessione del pensiero, del superamento dei limiti di Madre Natura, ecc.. Avrei anch’io qualcosa da dire a riguardo, ma credo che in realta’ l’intero articolo sia una specie di introduzione, con provocazione intellettuale, per la domanda finale: “Potranno queste accresciute capacità cerebrali consentirci ora di invertire la rotta? E come? A quale prezzo?”. Ma ancor piu’ importante e’ l’affermazione dell’ultimo paragrafo che contiene : ” ..ogni analisi più dettagliata dovrà prendere avvio dalla consapevolezza che tutti i problemi attuali discendono da quell’abnorme sviluppo subìto dal nostro cervello, evento parafrasato in tanti miti dell’antichità..” . Ora, quello che mi piacerebbe capire e’ se l’evidente mancata presa in considerazione di questo punto (che mi appare di importanza nell’articolo) da parte dei commentatori, sia avvenuto per una forma di superiorita’ di cieca fede darwiniana o per una forma di timorosa autocensura.

  17. Ridicolo
    Questo articolo rappresenta alla perfezione la decadenza dell’ essere umano.
    Quando l uomo ha smesso di cercare l evoluzione della specie durante la sua personale crescita evolutiva ha smesso di essere creatura intelligente.
    Quando ha iniziato a porsi quesiti surreali e fantastici che servono solo a nutrire il suo ego è diventato una specie destinata all estinzione (o all’asservimento).
    Mi fanno vomitare questi pseudo intellettuali che mascherano le loro turbe mentali da perle d intelligenza.
    Purtroppo chi gli va dietro lo considero uguale a loro

  18. Cito:
    “Gli animali, ma anche le piante, hanno la vita e la sperimentano senza interrogarsi né sulla sua origine, né sul suo significato, né, soprattutto, sul suo futuro (il dolore e la morte). Non lo fanno perché non possono, non ne hanno le capacità cerebrali.”
    Ecco. E’ questa visione indimostrabile che fa della nostra specie un cancro per il pianeta.

  19. “La grande fatica dell’esistenza non è forse insomma se non l’enorme pena che ci si dà per durare ragionevoli vent’anni, quarant’anni, o di più, per non essere semplicemente, profondamente sé stessi, ossia immondi, atroci, assurdi. Incubo di dover presentare sempre come un piccolo ideale universale, come un superuomo, dal mattino alla sera, il sottouomo zoppicante che ci è stato affidato” (L-F Céline – voyage… )

    Per conto mio, la vita è una cosa spaventevole e anche quando è ragionevolmente serena e degna di essere vissuta dà ancora una specie di angoscia agli uomini sensibili.
    È il nascere che non ci voleva.

  20. Ci mancava solo qualcuno che facesse discendere i problemi attuali da “quell’abnorme sviluppo subìto dal nostro cervello”, colpevolizzando l’intera specie umana! Caso mai è vero il contrario, cioè che il cervello umano non ha mai potuto esprimere tutte le sue potenzialità, ben presto irretito nelle convenzioni dettate dai pochi. E ci potrei scommettere che coloro che disegnano i destini dell’umanità fanno largo uso del pensiero logico-razionale, mentre i poveracci vengono abbandonati alla superstizione, alle religioni e al consumismo.

  21. Finalmente un articolo interessantissimo. Senza ironie. Quest’estate stavo quasi per boicottare il blog, stufo di leggere di articoli di armamenti e jet americani inutili come la peste. Per non parlare degli articoli del buon Bertani che con tutto il rispetto sono meno pungenti della pianura padana. Viriamo sulla filosofia e sul pensiero, tanto le rivoluzioni politiche ed economiche sono belle che morte e sepolte, e appena accenni a parlarne ti riempiono di insulti dandoti del noioso qualunquista. Uno scritto di Schopenhauer al giorno, toglie il medico di torno.

  22. Per tutti gli imbecilli come questo cioran e quell’ altro sarebbe stato infinitamente meglio (per noi) che non fossero mai nati.
    Leggo che questo cioran ha tirato le cuoia a 84 anni aggrappato alla vita nell’ ospedale di rue pascal 54. Fosse stato per lui ci ammorberebbe fin ad oggi.

  23. era meglio morire da piccoli con i peli del c… a batuffolo

  24. Chi non e’ mai nato non puo’ rispondere a questa domanda.

  25. Si vede che chi ha scritto l’articolo non sa nulla di animali ed etologia, o non avrebbe scritto un concetto assolutamente fasullo come questo: “ogni loro attività fisica e mentale è guidata solo dall’istinto”. Se per alcuni animali e’ cosi’, per molti altri no, in quanto la loro attivita’ fisica e mentale e’ guidata anche dall’intelligenza e dalla capacita’ di decidere come comportarsi in determinate situazioni, dalla memoria di esperienze passate o addirittura trasmesse dalla generazione precedente, come avviene per gli umani.

  26. Come si fa ad affermare che una forma di volontà individuata (o un ‘intento’) non preesista alla nascita?

    La nascita (spirito che si unisce alla, o che diventa, materia?) costituisce un atto della volontà del nascituro?

  27. purtroppo non avendo letto i commenti può succedere di postare cose già dette…
    in ogni modo, articoli del genere sono un insulto alla vita alla natura alla gioia ed al dolore alla sofferenza ed al piacere…scritti da gente annoiata apatica al punto di non domandarsi se le sue sensazioni possono essere condivise da altri, ma per certi versi vorrebbero imporle come se il loro punto di vista fosse l’unico, l’assoluta verità..
    Ok, ti dispiace vivere, non sopporti l’idea che la vita è bene e male che Dio o chi per lui non governa solo la luce ed è padre degli angeli ma è anche il signore del buio,degli abissi delle paure e delle angosce, insomma Dio è il padre di Cristo, ma anche di Satana..e se di queste considerazioni gli animali se ne fottono, l’uomo deve farci i conti, deve confrontarsi fino a cercare di comprendere che nel suo cervello non ci sono solo questi dubbi, ma anche le emozioni che ognuno può esprimere a seconda della sua indole, dal piacere di gustarsi un ajoojo&peperoncino fino a farsi una passeggiata nello spazio…per non parlare di quelle sensazioni istintive(oltre al cibarsi) che condividiamo assieme a tutta la fauna:: cioè :il sesso.. che dove .condito dai sentimenti più soavi …ci fanno provare l’amore…
    Per cui se di dispiace vivere…puoi sempre farla finita invece di scrivere minkiate alle quali fessi curiosi a partire dal sottoscritto prestano qualche minuto d’attenzione.

    ps.e anche fossero nati a gaza o negli inferi della guerra gli autori di certi scritti non hanno giustificazioni nello scrivere queste bestemmie contro la vita..

  28. Al di là della validità delle affermazioni, ritengo assurdo limitare un interrogativo come
    questo a una sola pagina: il risultato è il vuoto, il niente. Voglio aggiungere che quando
    si arriva a 70 anni si trovano un po’ oziosi e bizzarri certi interrogativi; mi sembrano
    false domande; al massimo ha il diritto di porsele chi soccombe a un dolore o una
    disperazione estremi.

  29. L’autocoscienza, insieme la maledizione e la benedizione dell’umanità. Comunque, a mio parere, è meglio essere nati; inoltre ritengo, insieme a Erich Fromm, che l’umanità tenda naturalmente al bene, pur possedendo gli strumenti psichici per fare il male.

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