Home / Attualità / Dobbiamo avere il coraggio di dire che il capitalismo è morto – prima che ci porti tutti all’inferno

Dobbiamo avere il coraggio di dire che il capitalismo è morto – prima che ci porti tutti all’inferno

DI GEORGE MONBIOT

TheGuardian.com

Il sistema economico è incompatibile con la sopravvivenza della vita sulla Terra. È ora di cercarne un altro.

Per gran parte della mia vita ho detto che non mi piaceva il  “capitalismo delle corporation”, il  “capitalismo dei consumi” o il “capitalismo corrotto” e ci ho messo parecchio prima di comprendere che il problema non era l’aggettivo ma il sostantivo. Così mentre tanti si sono affrettati a rigettare subito e con gioia il capitalismo, io l’ho fatto con lentezza e con riluttanza. Uno dei motivi del tempo che mi ci è voluto è stato che, al capitalismo,  non vedevo nessuna alternativa chiara: a differenza di tanti anticapitalisti, non sono mai stato uno entusiasta del comunismo di stato, anzi mi infastidiva il suo status di religione. Dire che “il capitalismo sta morendo” nel XXI secolo è come dire “Dio è morto” nel XIX: è una bestemmia secolare, e per dirla ci voleva un grado di sicurezza che io ancora non avevo.

Ma poi sono cresciuto e  sono arrivato a riconoscere due cose. Innanzitutto che è il sistema stesso e non una sua qualsiasi variante, che ci sta spinge inesorabilmente verso il baratro. Secondo punto è che non si deve già avere un’alternativa pronta per riconoscere che il capitalismo sta morendo. Questa è una affermazione che sta in piedi da sola, anche se richiede anche che ci sia un altro, e un diverso sforzo per mettere in piedi un sistema nuovo.

La crescita perpetua di un pianeta finito porta inesorabilmente ad una calamità ambientale

La crisi del capitalismo deriva da due dei suoi elementi basici. Il primo è la crescita perpetua. La crescita economica è l’effetto aggregato della ricerca di accumulare capitale e fare profitto. Il capitalismo non regge senza crescita, ma si deve riconoscere che la crescita perpetua su un pianeta finito deve portare inesorabilmente a una calamità ambientale.

Chi difende il capitalismo dice che, se il consumo passa dai beni ai servizi, la crescita economica può essere indipendente dall’uso delle risorse materiali. La scorsa settimana un articolo sulla rivista New Political Economy, Jason Hickel e Giorgos Kallis, hanno ragionato su questa affermazione e hanno scoperto che è vero che nel 20° secolo si è verificato un disaccoppiamento relativo (il consumo di risorse materiali è cresciuto, ma non tanto rapidamente come la crescita economica), nel 21° secolo c’è stato un riavvicinamento: comunque ad oggi il crescente consumo di risorse ha raggiunto o superato il tasso della crescita economica. Il disaccoppiamento assoluto, necessario per evitare la catastrofe ambientale (una riduzione dell’uso di risorse materiali) non è mai stato raggiunto e sembra che questo sia impossibile se la crescita economica continua. La crescita verde è un’illusione.

Un sistema basato sulla crescita perpetua non può funzionare se non esistono zone di periferia e zone di  esteriorizzazione. Ci deve sempre essere una zona di estrazione – una zona da cui si ricavano i materiali senza pagarli per quello che veramente valgono – e una zona di smaltimento, dove i costi della produzione vengono scaricati sotto forma di rifiuti e di inquinamento, così la scala dell’attività economica è destinata a salire fino a quando il capitalismo non avrà inquinato qualsiasi cosa, dall’atmosfera agli abissi degli oceani e l’intero pianeta sarà diventato una zona di sofferenza: tutti noi ormai già  abitiamo alla periferia di quella macchina che produce profitto.

Questo ci spinge verso un cataclisma di dimensioni tali che quasi nessuno può riuscire ad immaginare. Lo sfacelo – minacciato –  dei sistemi che oggi permettono l’esistenza della vita è molto peggio di una guerra, di una carestia, della pestilenza o di una crisi economica, anche se non è da escludere che potrebbe essere un insieme di tutto ciò. Le società possono risollevarsi da questi eventi apocalittici, ma non dalla perdita del suolo, di una ricca biosfera e di un clima abitabile.

Il secondo elemento determinante è il concetto bizzarro per cui una persona può aver diritto a tanta parte di ricchezza naturale del mondo per  quanto sia il denaro con cui può comprarne. Questo sequestro dei beni comuni provoca altre tre distorsioni. UNO:  la lotta per il controllo esclusivo di attività non riproducibili, che implica violenza o prevaricazioni legislative sui diritti di altre persone. DUE : l’immiserimento di altre persone per effetto di una economia basata sul saccheggio nello spazio e nel tempo. TRE: la traduzione del potere economico in potere politico, in quanto il controllo sulle risorse essenziali porta al controllo delle relazioni sociali che le circondano.

Sul New York Times di domenica scorsa, l’economista Premio Nobel,  Joseph Stiglitz ha cercato di distinguere tra buon capitalismo, che lui ha definito “creare ricchezza”, e cattivo capitalismo, che ha definito “prendersi la ricchezza” (tirarci  fuori i soldi). Capisco questa sua distinzione. Ma dal punto di vista ambientale, creare ricchezza significa prendersi la ricchezza. La crescita economica, intrinsecamente legata ad un sempre maggior uso di risorse materiali, significa estrarre la ricchezza naturale sia dai sistemi viventi oggi, che dalle generazioni future.

Puntare il dito su questi problemi oggi è un invito che può dar luogo a una raffica di accuse, molte delle quali basate su questa premessa: il capitalismo ha tirato fuori centinaia di milioni di persone dalla povertà – e adesso volete rigettarle tutte nella loro antica miseria. È vero che il capitalismo, e la crescita economica che ha comportato, ha radicalmente migliorato la qualità di vita di tantissime persone, distruggendo però contemporaneamente la prosperità di molte altre persone: quelle la cui terra, il cui lavoro e le cui risorse sono state sequestrate per alimentare la crescita in altri posti. Gran parte della ricchezza delle nazioni ricche deriva ed è basata sulla schiavitù e sull’esproprio coloniale.

Come successe con il carbone, anche il capitalismo ha portato molti benefici. Ma, come il carbone, adesso fa più danni che cose buone. Proprio come abbiamo trovato i mezzi per creare dei sistemi che generano energia migliore e con minori  danni del carbone,  dobbiamo trovare i mezzi per generare benessere umano che siano migliori e meno dannosi del capitalismo.

Non si può tornare indietro: l’alternativa al capitalismo non è né il feudalesimo né il comunismo di stato. Il comunismo sovietico aveva in comune con il capitalismo più di quanto vorrebbero ammettere i difensori di entrambi i sistemi. Entrambi i sistemi sono (o erano) ossessionati dal generare crescita economica. Entrambi sono disposti a qualsiasi offesa pur di perseguire i loro fini. Entrambi i sistemi ci hanno promesso un futuro in cui avremmo dovuto lavorare solo poche ore a settimana, ma invece ci stanno chiedendo di lavorare con più fatica e per più tempo. Entrambi i sistemi sono disumanizzanti. Entrambi sono assolutisti e insistono sul fatto che il loro e solo il loro sia  l’unico vero Dio.

E allora come dovrà essere un sistema migliore? Non ho una risposta completa e credo che non ce l’abbia nessuno. Ma penso di qualcosa stia emergendo, qualcosa potrebbe arrivare dalla civiltà ecologica proposta da Jeremy Lent, uno dei più grandi pensatori della nostra epoca. Qualcos’altro potrebbe arrivare dall’economia dei doughnut di  Kate Raworth e dal pensiero ambientale di Naomi KleinAmitav GhoshAngaangaq AngakkorsuaqRaj Patel  e  Bill McKibben. Parte della risposta sta nella nozione di  “private sufficiency, public luxury”.  Qualche altra cosa potrebbe nascere dalla creazione di una nuova concezione di giustizia basata su questo semplice principio: ogni generazione, ovunque viva, deve avere gli stessi diritti al godimento delle ricchezze della Natura.

Credo che il nostro compito sia trovare le migliori proposte di molti pensatori e metterle insieme per modellare una forma di alternativa coerente e, dato che nessun sistema economico è solo un sistema economico ma entra in ogni aspetto della nostra vita, avremo bisogno di molte menti proveniente da varie discipline – economia, ambiente, politica, cultura, sociale e logistica – che collaborino per creare un modo migliore di organizzare i nostri bisogni senza distruggere la nostra casa.

La nostra scelta si riduce a questo. Dobbiamo fermare la nostra vita per permettere che il capitalismo  continui a vivere o dobbiamo fermare il capitalismo per permettere alla vita di continuare?

 

George Monbiot   

***

Fonte : https://www.theguardian.com

Link  : https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/apr/25/capitalism-economic-system-survival-earth  25 apr. 2019

Il testo di questo  articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte  comedonchisciotte.org  e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

30 Commenti

  1. Marco Echoes Tramontana

    Buona riflessione sullo stato delle cose. Una soluzione definitiva non esiste in effetti. A parte il meteorite…

  2. La crescita perpetua di un pianeta finito porta inesorabilmente ad una calamità ambientale

    Si è palesato l’ennesimo catastrofista, profeta di sventura come l’avrebbe chiamato 60 anni fa un mentecatto di nome Giovanni XXIII.
    Adesso si comincia a capire ed a denunciare urbi et orbi che ciò che professava quel demente era follia?
    E’ troppo tardi allocchi. Avevan ragione quelli del “Limiti dello sviluppo” ma li hanno derisi per decenni e c’è chi le deride ancora adesso.

  3. L’autore è bravino ad analizzare il problema, ma evita di dire, come tutti i suoi colleghi finti “alternativi”, la vera causa del fatto che le risorse del pianeta hanno continuato ad essere depredate nonostante il disaccoppiamento tra economia e produzione: la popolazione mondiale è nel frattempo aumentata esponenzialmente.

    Infatti è inutile dire “non ci può essere crescita economica infinita su un pianeta finito” se non si dice anche “non ci può essere crescita demografica infinita su un pianeta finito”. Perché se teniamo costante la quantità di risorse che deprediamo ma il numero di persone aumenta, anche distribuendole si diventerebbe tutti più poveri.

    L’ONU prevede che la popolazione si stabilizzerà intorno al 2030 sui 9 miliardi di persone. Alcuni benpensanti dicono allora che una volta stabilizzata sarà possibile contenere il consumo di risorse, con l’aiuto di tecniche agricole super bio ottimizzate e che allora si potrà ridistribuire le risorse e vivere tutti felici e contenti. Penso che chi crede questo non si renda conto del fatto che la stragrande parte delle persone al mondo vivono in condizioni veramente misere e che anche se noi paesi ricchi consumassimo il 10% di quello che facciamo oggi non si potrebbe garantire un livello di vita decente a tutti.

    A meno che la popolazione di tutto il mondo non cambi davvero mentalità e non cerchi più la felicità nel benessere materiale. Purtroppo anche le masse di diseredati sono rimaste abbagliate dalla nostra ricchezza che sperano di raggiungere in qualche modo, cosa che non è ovviamente possibile.

    Quindi prima di cambiare sistema economico è necessario cambiare la mentalità materialista nella testa della gente. Il che mi mi pare molto ma molto difficile. Per questo prevedo che il collasso economico planetario sia inevitabile.

    • Infatti l’unico vero problema è che ormai il capitale ha colonizzato l’inconscio collettivo, e ci ritroviamo con atteggiamenti compulsivi difficili da sradicare. La sinistra storica ha la colpa enorme di non essere stata capace di coniugare i miglioramenti economici a quelli diciamo spirituali. Le feste dell’Unità erano sagre parrocchiali in salsa rossa, stessi programmi musicali, stessi menù popolari con qualche intervento politico invece che religioso. Facile indovinare che alla fine tutto si risolvesse in una questione di soldi e non di cultura. Chi ha avuto il maggior ruolo antagonista in questo senso? Tentativi ce ne sono stati parecchi, ma sempre di nicchia. Alla fine il consumo ha avuto la meglio sull’intelligenza.

  4. Oh, ma un esempio pratico, la spiegazione di un concetto?

  5. Riassunto: “Non ho una risposta completa”.
    Mi pare non ne abbia neanche una incompleta. Avanti così, Monbiot!

  6. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    “Dobbiamo avere il coraggio di dire che il capitalismo è morto – prima che ci porti tutti all’inferno.”
    Più o meno è quello che sto dicendo da una “vita” (tanto per usare un’iperbole) in questo forum e fuori….. Ma vedo che in giro ci sono un scacco di analfabeti politici e funzionali…..

  7. Lasciare le città e ri-costituire le piccole comunità locali dove si vive di quello che si produce.
    Chi ci riesce si salva e la fine degli altri risolve il problema demografico,

  8. Dietro il cosiddetto capitalismo ci stanno veri e propri gruppi di potere, che sono andati via via consolidandosi negli ultimi 300 anni, concrete dinastie che sono, più o meno bene, riuscite a restare nell’ombra e allo stesso tempo determinare con i loro finanziamenti gli sviluppi storici dell’intero occidente e, di conseguenza, dell’intero globo terracqueo, non è un sistema astratto quello da cui bisogna difendere il futuro della specie umana, si tratta di una reale organizzazione economica e politica su cui esiste materiale sufficiente per iniziare una prosecuzione legale che porterebbe a qualcosa di assai peggiore di Norimberga, il problema di fondo è che se si parla di capitalismo si rischia di parlare del nulla, mentre se si iniziano a fare nomi e cognomi si può anche sperare di arrivare a qualcosa di reale, ma più il tempo passa è più codesti signori si impadroniscono della rappresentazione ufficiale del mondo e continuano a farsi gli affari loro, a danno di tutti, persino riuscendo a vendersi come i salvatori, i risolutori delle problematiche da loro stessi innescate, di esempi del genere ne abbiamo a iosa, creano il terrorismo e poi la guerra contro il terrorismo, impongono l’inciviltà del petrolio e poi finanziano greta per combatterla, per risolvere seriamente i problemi è bene chiamarli con il loro proprio nome, chi ha imposto il mito del profitto ad ogni costo non è stata la massa di persone che ancora nella gran parte vivevano gli albori del capitalismo come carne da macello, sono stati coloro che avevano ed hanno tuttora i mezzi finanziari per imporre alle masse determinati modelli di “sviluppo”, quindi è da costoro che bisogna partire per trovare il bandolo dela matassa, le ricchezze immense che hanno accumulate sarebbero più che sufficienti per dare una svolta decisiva al processo economico e produttivo dell’intera popolazione mondiale, una volta svelata la catena di comando sarà evidente a tutti in quale sistema siamo imbottigliati, una cosa che non è capitalismo ma un regno preciso e dei regnanti in carne ed ossa, è da lì che si deve cominciare.

  9. Novembre 1989, il 9 mi pare, caduta del muro di Berlino. Quella notte sono stata sveglia, come molti penso; era un avvenimento epocale. Allora non sapevo assolutamente nulla di politica e non mi interessavo, ma un pensiero continuava a frullarmi per la testa: se avessero aspettato sei mesi, massimo un anno, sarebbe crollato l'”Occidente”, e quindi il capitalismo. Lo vedevo chiaro come una certezza assoluta. Intuizione? Il crollo a est ha posticipato e dato fiato all’ovest ancora per un po’ di tempo, ma entrambi i sistemi sono fallimentari, secondo me, s’intende.

  10. Dire “il capitalismo ci rovinerà” non ha senso, anche se fosse esatto. Soprattutto perché per sostenersi il capitalismo ha creato intorno a sé tutta una serie di sistemi, di trucchi che lo puntellano, tra i quali:
    La creazione di moneta
    Il sistema del welfare
    L’istituzione statale
    Le masse di consumatori
    Il capitalismo può essere accantonato solo se crollano anche i sistemi a supporto.

  11. Mah, credo che se doveva limitarsi ad una lagna, per quanto giusta, ma trita e ritrita, senza offrire soluzioni poteva anche tacere. Soluzioni vere non ne ho neanche io anche perché seppure uno ne individua, chi le mette in pratica? Se sei nella posizione di poter fare qualcosa vuol dire che ne non hai l’interesse.

  12. È vero che il capitalismo, e la crescita economica che ha comportato,
    ha radicalmente migliorato la qualità di vita di tantissime persone

    No, non è vero.
    Questa è proprio una delle leggende da demistificare.
    E’ stato il progresso scientifico a migliorare la vita di tantissime persone e i capitalisti, che si sono limitati a prestare un po’ di carta straccia (denaro) neppure di loro proprietà, se ne sono assunti i meriti e la quasi totalità dei profitti.

  13. Il sistema corrotto dei consumi lo ha inventato la massoneria che non ha mai avuto le competenze economiche infatti è un siste, a socioeconomico insostenibile per le persone normali che devono cercare contesti virtuosi, dinamici e sani. La massoneria inventa anche e soprattutto i bisogni perché non conosce gli insegnamenti di Maslow, discrima la sana economia tentando di distruggerla perché non volevano concorrenza ma solo monopolio, sono morti perché falliti, hanno dato spazio a beni e servizi di bassissima qualità perché fanno solo truffe in ogni comparto. Hanno la famosa ansia consumistica e tentano di trascinare altre persone, aziende ecc nei loro circoli viziosi, non hanno mai dato spazio ai sani confronti perché non hanno mai accettato le opinioni diverse, hanno deliri e manie di onnipotenza credendosi tutti dei dio in terra. Creano truffe ( piramide ) perché non conoscono la ricchezza, distruggono l’ambiente perché ci nascondono i loro malaffari di vario tipo, sono sempre stati complottisti-e perché puntavano a mondi impossibili tra i quali ‘il cd mondo perfetto’ e sono una rete piena di ossessioni e dipendenze ( pathos sociale ). Il deficit nel coraggio ha un prezzo alto.

  14. Mi piace la dichiarazione iniziale “il problema non era l’aggettivo ma il sostantivo [capitalismo]”. Però non mi pare che Monbiot abbia capito che il problema non è l’impossibilità della crescita infinita, ma la sua dimostrata possibilità nel mondo del capitale.
    Da lungo tempo il capitale si è smaterializzato, ormai il denaro consiste in numeri scritti sulla carta o nelle memorie dei computer. Ciò che è immateriale può crescere all’infinito. Però da sempre l’immateriale è stato capace di esercitare potere sul materiale. Alla faccia dei materialisti storici, per lungo tempo i chierici della Chiesa ingrassavano mentre i servi della gleba morivano di fame. Oggi i finanzieri ingrassano mentre i greci muoiono, ma anche noi italiani siamo simili ai greci.
    Come molte religioni, il capitalismo si sta dimostrando molto efficace nel mantenere il potere di una casta sulle masse. Certo, ciò avviene distruggendo una enorme quantità di risorse materiali. Nell’ottica del capitalismo una soluzione c’è: basta far sparire alcuni miliardi di umani e mantenere il sistema. Facciamo attenzione: la soluzione ecologica al capitalismo potrebbe piacere.

  15. Già che ci sono, appoggio qui quella che dopo aver visto molte definizioni astruse, tengo come mia definizione del capitalismo: “Quel miscuglio tipicamente occidentale di egoismo e ingenuità”.
    (L’ho rubata a Peter Hoeg, da “Il senso di Smilla per la neve”).

  16. Questo tipo di autori si possono dividere in due categorie, la prima è rappresentata dalla tipologia simil bimbetta svedese, nati ciechi e vissuti da ciechi, senza rendersene conto difendono con tutte le loro forze l’orco-sistema che li ha creati blaterando di tanto in tanto qualche frase sconnessa riguardo una fantomatica cura per una malattia a loro invisibile.
    Nella seconda categoria ci sono i delinquenti, gente consapevole che non c’è nessuna cura da somministrare se non la morfina alla plebaglia.
    Insomma c’è da scegliere tra pecora o lupo, personalmente non credo possegga l’arguzia per rientrare nel secondo insieme.
    Il tabù da sfatare è che la razza umana è autogestibile.
    L’uomo è inesorabilmente attratto dall’eccesso, è nella sua natura immutata da quando se ne ha memoria, il limite può essere solo esterno, che tradotto significa: impossibilità nel farlo.
    Quindi il sistema migliore qual’è?
    Quello che non riesce ad intervenire su larga scala.

  17. Considerazioni di eccezionale profondità e ringrazio Bosque Primario per averle portate alla nostra attenzione (come da ringraziare son anche quasi tutti gli altri intelligenti commentatori).

    Il dizionario dovrebbe spiegare ‘capitalismo’ con ‘becero sistema economico che, sui prestiti, sponsorizza (o quantomeno non ostacola) la cattura del saggio d’interesse: solo allora la gente incomincerà a capire che i di lui punti, di forza ed irrinunciabili, sono in realtà il libero mercato ed il pluralismo economico,

    però entrambi, nel pacchetto economico riassunto con il termine capitalismo, impupazzamenti, glassature, sfruttate da certi economisti austriaci per indorare il diabolico saggio d’interesse onde renderlo sopportabile, ingoiabile all’uomo qualunque, che istintualmente invece lo respingerebbe.

    Infatti la possibilità finanziaria del denaro – ormai riconosciutagli tanto universalmente quanto erroneamente (possibilità che, mi s’intenda bene, é completamente diversa dall’usarlo per la produzione vera e propria, cioè di beni fruibili) –

    stimola l’uomo – condizionato da una millenaria, atavica, professionalità agricola – a diventare ‘coltivatore di denaro’, cioé a comportarsi come Paperon de Paperoni, insomma a realizzarsi attraverso l’ausiliare ‘avere’ (invece che attraverso l’ ‘essere’),

    completamente dimenticandosi che il denaro é stato invece creato solo per consentirci d’acquistare il necessario alla nostra evoluzione ulteriore, punto e basta.

    Il primo passo, quindi, del superamento del capitalismo – ma ricordandosi che, essendo proibito il proibire (del resto é già completamente fallita quella cattolica medioevale) – ha da essere la ‘disincentivazione a pretender saggio d’interesse dai prestiti’:

    e simile disincentivazione – vanamente ricercata da Proudhon, rinvenuta dal suo geniale allievo Gesell ma impossibile sotto gold standard e, per considerazioni varie troppo lunghe da esporre (ricercatele in rete), realizzabile solo ai nostri tempi – la si può ottenere solo con la gesellista icemoney (intendi: denaro di ghiaccio).

    L’attuale attrazione fatale per il denaro sparirebbe completamente non verrebbe infatti mutuata da una non conservabile Schwundgeld (intendi: denaro fondente) e l’uomo tornerebbe finalmente a guadagnarlo solo per acquistare quanto a lui necessario,

    scopo istituzionale del denaro, con conseguente completa scomparsa di quella niente affatto indispensabile crescita economica, che, a pensarci bene (vedi i saggi della Klein), é solo necessaria appunto per ripagare il maggior debito da interesse.

  18. I capitalisti non sono tutti uguali.
    I peggiori capitalisti che ho conosciuto sono i capitalisti sinistri.
    Quella razza di capitalisti con la testa a sinistra e il portafoglio a destra.
    Questi sono come i negrieri di una volta.
    Tendono alla prevaricazione, all’abuso ed allo schiavismo.
    La ragione è semplice.
    Sentendosi sinistri socialisti e ritenendo di esser per definizione superiori ideologicamente, dalla parte del giusto e della ragione, si permettono ogni abuso e ogni irregolarità nella gestione della ricchezza.
    Per la ricchezza altrui hanno ricette di ogni genere, pronti ad appropriarsene e a distruggerla in ogni modo.
    Attentissimi nell’occultare la loro ed a sputare nel piattone in cui mangiano.
    E’ gente che ignora tutto della cooperazione libera e non politicizzata a sinistra.
    Ho conosciuto miliardari comunisti con tessera del PCI e conto a San Marino o in Svizzera.
    Ne ho viste di tutti i colori.
    Privi di ogni scrupolo.
    Questi sono i capitalisti deteriori.
    Molto diversi dai capitalisti libertari o meglio ancora dagli anarcocapitalisti.

  19. Utopie, massimi sistemi… In realtà il funzionamento delle società è talmente complesso che illudersi di poterne controllare le dinamiche tanto da terminare le logiche di profitto, competizione e incremento della produttività. Sarebbe necessaria una dittatura… ma sono stati esperimenti già provati, non funzionano o non hanno funzionato probabilmente perché non hanno raggiunto la dominazione globale. Se pensiamo al passato oggi il mondo è molto più regolamentato, esistono tribunali, esistono conoscenze, esistono competenze che una volta non esistevano. Certo, di pari passo cresce il disordine. Ma continuo a pensare che questo sia il migliore dei mondi possibili.

  20. Si dice ” il capitalismo ha tirato fuori centinaia di milioni di persone dalla povertà”.

    Questa affermazione nasconde un fatto importante: il capitalismo “ha usato” milioni di persone fintanto che ne aveva bisogno, adesso usa altri sistemi per accumulare e quindi stà rigettando indietro nella miseria milioni di persone ad una velocità incredibile.

  21. Il male è il “Capitalismo Finanziario” quello che non produce nulla, ma bensì specula sulla nostra pelle.
    Anche le industrie, sono finite crisi dopo crisi, nelle loro mani.
    Guardate il film “INSIDE JOB” di Charles Ferguson, Premio Oscar nel 2011 come miglior documentario.
    Banchieri e Finanzieri (speculatori) sono i veri colpevoli.

  22. Ma e’ mai possibile che questi lagnoni estromettano SISTEMATICAMENTE dai loro ragionamenti la questione fondamentale, vale dire la crescita demografica esponenziale?
    .
    In un pianeta finito, una crescita demografica incontrollata come quella attuale porta INEVITABILMENTE al collasso che descrive Monbiot.
    .
    La demografia, non il capitalismo, vanifica ogni progetto di sostenibilita’ ambientale.
    .
    Fatta l’autostrada a due corsie, ne serve subito una a quattro (che consuma suolo, ecc., ecc.. E’ quello demografico il problema da controllare. Non e’ il desiderio della macchina che si possa controllare. Perche’ il primo a rompere i cosiddetti se l’ultimo dei migranti non ha accesso ad una vettura e’ proprio Monbiot…e parlo di autovettura come esempio di diritto al miglioramento della propria vita…ma il miglioramento passa per l’economia capitalistica imprenditoriale. E’ inevitabile. Per cui, di che caz… si lamenta? Ma un minimo sindacale di nesso conseguenziale tra il proprio pensiero ed il proprio agire proprio no????

    • Questo è proprio il pensiero che stanno cercando di costruire, però te sei avanti, hai assimilato la “Finestra” soltanto con il primo passo! 😉

  23. Per tutti coloro i quali, giustamente, rimproverano all’autore di non formulare manco uno straccio di concetto, o quantomeno una sorta di esempio pratico su come uscirne, mi permetto di esporre il mio umile punto di vista:
    E’ storicamente determinato che, oggi più di ieri e meno di domani, l’ideologia partitica degli avversari del capitalismo è sempre stato soltanto quello di perseguire una politica al fine di conquistare l’apparato dello Stato per andare avanti con la società del Capitale. Dunque gli avversari del capitalismo non debbono occupare i centri nevralgici del potere, bensì metterli fuori uso. La grande sfida quindi non è politica ma anti-politica.

    Pertanto, il superamento del capitalismo non si realizza perseguendo i labirinti di libertà socio-economica e culturale della politica, ma costituendo una contro-società (anarchica) che punta sull’appropriazione emancipatrice e sulla trasformazione dell’intero edificio dei rapporti sociali, ossia, attraverso una sorta di “democrazia diretta” che vira verso un sistema sociale solidificato da libere associazioni, dove a livelli diversi – dalla piccola comunità fino alla scala planetaria – uomini liberi discutono l’intesa e la decisione comune sull’uso sensato della produzione e delle risorse sulla base di un principio sociale e culturale eticamente ed ecologicamente sostenibile.

    Ma per porre le basi affinché tutto ciò possa avvenire è necessario che avvenga, prima che sia troppo tardi, una rivoluzione antimaterialistica, una rivolta dell’intelligenza contro la dittatura della stupidità-forzata. Ma per il momento è chiaro che siamo nell’epoca dei Calibano, quindi sempre più mostruosamente assurdi artificiali e così, zombie, diffidenti e pronti a tutto pur di raggiungere la sua quota di esistenza romeriana. A sbranarsi soprattutto!

    Ah! per il momento non si va certo dalla parte della vita, un giorno forse…

  24. preferirei che prima di dichiararlo morto lo si disarmasse :massoni,finanzieri,banchieri,lobbisti, generali,strateghi ,politici,giornalisti (compreso il nostro “Miobiotto” ) banche,paradisi fiscali ecc. cioè

    tutto ciò che è funzionale al sistema.
    altrimenti il capitalismo ci porterà tutti con sè, tranne quelli che vivranno sulla Luna o su Marte.
    è possibile? i non saprei ,non ho la risposta completa…

  25. E sto tizio lo pagano per rivelarci tutte le sue (finte) insicurezze e (fin troppo vere) ignoranze.

  26. Mi pare che l’analisi sia tutta sbagliata. Il capitalismo non c’entra nulla. Il problema è la gente.
    La gente dice: “trovaci un lavoro”, “che abbia un buon stipendio”. e il capitalismo è lo strumento che viene usato per soddisfare quest’esigenza, in quanto “creatore di bisogni”.
    Come “creatore di bisogni”, che poi portano alla necessità di lavoratori, il capitalismo è veramente eccezionale.
    Ma poi, una volta tolto il capitalismo, restano le persone che vogliono un lavoro e lo stipendio. Quelle non scompaiono. E che gli dai a quelle?
    Tra l’altro, “gli stipendiati” sono poi quelli che rendono brutto questo mondo, perchè diventano disposti a tutto pur di mantenere lo stipendio. Diventano attori, non sono più autentici. E creano un mondo di teatro. Un mondo dove tutti recitano. La farsa che abbiamo davanti agli occhi.

  27. Mah semmai il problema è che oggi gruppi di potere possono creare dal nulla una quantità infinita di moneta in un mondo con risorse finite, e questo lo possono fare perchè noi “votiamo” usando i loro soldi in questo sistema.
    Smettere di pagare tasse, di chiedere prestiti e di accettare le loro valute, e riconoscergli il valore reale che hanno, cioè zero. Se poi la loro carta straccia non l’accetta più nessuno, come fanno a pagare l’esercito per farci la guerra? O per fare guerre in generale?

    Per un mondo con risorse limitate, servirebbe una valuta limitata. Una valuta che nessun ente centrale può decidere di creare per ingrassare le aziende amiche, come accade ora (cercate il modello F13 delle varie banche centrali) o per finanziare guerre e fare filantropici prestiti per le ricostruzioni, guadagnandoci mentre i risparmi del 99% della gente si svalutano (per poi venirci a dire che l’inflazione è cosa buona e giusta).

    Esiste già da 10 anni un esperimento chiamato Bitcoin, e sono certo che nei prossimi 10/20 anni ci sarà di grande aiuto nel vincere se non la guerra, almeno un importante battaglia di libertà e civiltà.
    Perchè, oltre a togliere potere di vita e di morte alle banche e ai governi, può anche mettere fine alla malattia del consumismo che si, quello è un problema, è quello che distrugge noi e il pianeta. Usare una moneta che invece che avere inflazione,
    ha deflazione, ti porta a pensarci tante volte prima di fare un acquisto, e a rimandare quelle spese impulsive che dopo qualche tempo ti accorgi che non ti servono nemmeno.
    Liberi poi di cercare diverse migliori alternative a Bitcoin ma, ad oggi, non ve ne sono.

  28. Monbiot riconosce che : “La crisi del capitalismo deriva da due dei suoi elementi basici. Il primo è la crescita perpetua. La crescita economica è l’effetto aggregato della ricerca di accumulare capitale e fare profitto.”, come se l’accumulazione del capitale dipendesse da un “istinto” soggettivo degli individui di realizzare un profitto personale. Non spiega che il capitale se non si riproduce, muore, e questo dipende da un meccanismo interno al processo produttivo capitalistico. perciò agirà sempre in funzione dell’allargamento dei mercati e dello sfruttamento intensivo delle risorse ovunque, senza tener conto degli interessi altrui, delle condizioni degli esseri umani e della natura, pur di garantire a sé stesso la riproduzione. Già Marx analizzando la riproduzione allargata del capitale sosteneva: “La tendenza a creare il mercato mondiale è data immediatamente nel concetto stesso di capitale. Ogni limite si presenta qui come un ostacolo da superare”(Grundrisse Vol.2, p.9). Questa verità sacrosanta è apparsa in tutta la sua evidenza nel secondo dopoguerra dove nei paesi occidentali a capitalismo avanzato, il capitale privato, cresciuto fino quasi a diventare monopolio nei mercati nazionali, ha incontrato in questi i limiti alla sua ulteriore espansione e ha dovuto perciò spezzare e superare i vincoli imposti dalle regole degli stati nazionali. E’ a causa della necessità di superare questi limiti che nasce la cosiddetta rivoluzione reganiana e della Tatcher, che ha introdotto la “deregulation” interna e il nuovo ordo liberista inizialmente in USA e UK e successivamente in tutto l’occidente capitalista.
    Il capitale privato divenuto apolide, soprattutto nella sua forma finanziaria è per sua natura predatorio e farà di tutto per abbattere qualsiasi limite o ostacolo al suo sviluppo, compresa anche la guerra a chi si oppone, è come lo scorpione della favola che si fa trasportare dalla rana(i popoli) per oltrepassare lo stagno, ma a metà del guado la pungerà mortalmente affogando insieme a lei: è nella sua natura.
    Anche Monbiot arriva alla stessa conclusione, ma poi individua il mezzo per evitare la catastrofe in una fantomatica “civiltà ecologica” che dovrebbe essere costruita dalla “buona volontà” di individui sensibili al tema dell’ecologia. Monbiot dimostra così di essere il portavoce di quella “rivoluzione gretina” che non mette in discussione il potere dell’alta finanza, al contrario sembra invocarla per diventarne la guida “, così, mentre le plebi adoranti seguono la ragazzina svedese, i Rothschild se la ridono.