Con un’amministrazione Biden i legami tra Cina e Wall Street sarebbero ancora più stretti

Glenn Greenwald
greenwald.substack.com

Hunter Biden ha ammesso oggi di essere oggetto di una indagine tributaria da parte del Procuratore del Delaware. Tra i numerosi elementi dell’inchiesta, secondo un articolo della CNN, gli inquirenti starebbero vagliando “se Hunter Biden e i suoi soci abbiano violato le leggi fiscali e sul riciclaggio di denaro sporco nei loro rapporti d’affari con paesi stranieri, soprattutto con la Cina.”

I documenti relativi allo sfruttamento del nome paterno da parte di Hunter Biden per arricchire se stesso e i propri familiari attraverso accordi con la Cina erano fra quelli già pubblicati dal New York Post la settimana prima delle elezioni, rivelazioni peraltro censurate da Twitter e Facebook e costantemente ignorate dalla maggior parte delle principali testate giornalistiche. Questo sforzo di repressione concertata da parte dei media e della Silicon Valley aveva lasciato il compito di riferire la notizia alle sole fonti giornalistiche di destra, come Fox News e The Daily Caller, tenendo comunque all’oscuro della cosa milioni di Americani in attesa di recarsi alle urne.

Questa nuova indagine penale federale nel Delaware si concentra proprio sulle questioni che i media mainstream si erano rifiutati di esaminare nel timore che la cosa potesse aiutare Trump: se Hunter Biden sia coinvolto o meno in comportamenti illeciti nei suoi rapporti con la Cina e quale impatto potrebbero eventualmente avere sulla presidenza del padre.

Le accuse al centro di questa indagine ci impongono di parlare di un affascinante, e anche un po’ inquietante, intervento durante un’importante conferenza finanziaria tenutasi la settimana scorsa a Shanghai. Nel discorso, uno studioso cinese di scienze politiche e di finanza internazionale, Di Donghseng, ha insistito sul fatto che Pechino avrà molta più influenza a Washington con l’amministrazione Biden di quanta ne abbia avuta con l’amministrazione Trump.

Il motivo, ha detto Di, è che la capacità della Cina di farsi strada a Washington dipende da tempo dai suoi numerosi e potenti alleati di Wall Street .Questi alleati, ha detto, avevano avuto difficoltà a controllare Trump, ma ora eserciteranno un potere praticamente illimitato su Biden. Il fatto che la Cina abbia avuto notevoli legami finanziari con Hunter Biden, ha spiegato Di, sarà cruciale per rafforzare ulteriormente l’influenza di Pechino.

Di che, oltre ai suoi incarichi di insegnante è anche Vice Preside della Scuola di Relazioni Internazionali della Renmin University di Pechino, ha presentato le sue osservazioni insieme ad altri tre esperti cinesi in campo finanziario. Il discorso di Di, dal titolo “L’apertura della Cina nel settore finanziario attirerà Wall Street?“, è stato tradotto e messo in rete da Jennifer Zeng, un personaggio assai critico nei confronti del Partito Comunista cinese, che aveva lasciato la Cina anni fa sulla base di una presunta persecuzione religiosa e che ora vive negli Stati Uniti. Un’altra mia fonte, fluente in Mandarino, ha confermato la correttezza della sua traduzione.

Al centro del discorso di Di c’è la storia di come Pechino fosse riuscita a proteggere i suoi interessi nelle stanze del potere americano: in particolare, facendo affidamento sui suoi “amici” di Wall Street e di altri settori della dirigenza statunitense, cosa che aveva funzionato molto bene fino alla presidenza Trump.

Riferendosi alla guerra commerciale tra i due paesi durante la presidenza Trump, Di ha posto questa domanda: “Come mai Cina e Stati Uniti erano sempre stati in grado di risolvere ogni tipo problema reciproco tra il 1992 [quando era diventato presidente Clinton] e il 2016 [quando Obama aveva lasciato l’incarico]?” Ha poi fornito la risposta:

Indipendentemente dalle crisi che dovevamo affrontare, che fosse l’incidente della Yinhe [quando gli Stati Uniti avevano bloccato una nave cinese nella convinzione errata che trasportasse armi chimiche per l’Iran], il bombardamento dell’ambasciata [il bombardamento del 1992 da parte degli Stati Uniti dell’ambasciata cinese a Belgrado] o lo schianto dell’aereo [la collisione aerea del 2001 tra un aereo spia statunitense e un caccia cinese], le cose si erano sempre risolte in un attimo, come fanno le coppie che litigano prima di andare a letto ma fanno pace quando poi sono a letto. Avevamo risolto tutto in due mesi. Come mai? Forse sto per dire qualcosa di esplosivo.

È solo perché abbiamo dalla nostra parte gente al vertice. In America abbiamo i nostri vecchi amici in cima alla cerchia ristretta dei soldi e del potere decisionale.

Chi sono questi “vecchi amici” della Cina che, in America, “sono al vertice della cerchia ristretta dei soldi e del potere decisionale” e che hanno fatto in modo che, sono le sue parole, “negli ultimi 30, 40 anni abbiamo avuto accesso al nucleo centrale del potere statunitense“? Sono quelli di Wall Street, con cui il Partito Comunista cinese e l’industria cinese mantengono una relazione stretta, multiforme e interdipendente.

Dagli anni Settanta, Wall Street ha avuto una forte influenza sugli affari interni ed esteri degli Stati Uniti,” osserva Di. Così, “avevamo un canale su cui poter contare.”

Per illustrare quanto utile Wall Street sia stata agli interessi cinesi negli Stati Uniti, Di ha raccontato un aneddoto, di sapore leggermente antisemita, sui suoi infruttuosi sforzi per accaparrarsi a Washington una sede di prestigio per la presentazione, nel 2015, del libro del presidente Xi Jinping sulla Cina. Nonostante avesse fatto la corte al proprietario dell’iconica libreria di Washington, Politics and Prose, e indipendentemente dalle offerte pecuniarie, a Di è stato detto che i locali non erano disponibili, essendo già stati promessi ad un altro autore. Così aveva comunicato il suo fallimento alla direzione del Partito.

Ma, all’ultimo minuto, racconta Di, gli era stato detto che il responsabile della libreria aveva improvvisamente cambiato idea e aveva accettato di ospitare la presentazione del libro di Xi. Questo grazie all’intervento, secondo Di, di una persona che gli era stata successivamente presentata dai leader del Partito: “Proviene da una famosa istituzione finanziaria globale di Wall Street, è la presidentessa per la regione asiatica di un’istituzione finanziaria di alto livello, che parla perfettamente il Mandarino e possiede una casa tentacolare a Pechino.”

Il concetto base, che la stretta relazione della Cina con Wall Street ha fatto guadagnare al paese amici molto potenti negli Stati Uniti, è stato reso così bene che a Di è bastato aggiungere in tono scherzoso: “Capite cosa intendo? Se lo capite, battete le mani!” Tutti hanno consapevolmente applaudito.

Ma allora c’è una domanda ovvia: perché questo stretto rapporto con Wall Street non aveva permesso alla Cina di esercitare [sugli Stati Uniti] la stessa influenza durante gli anni della presidenza Trump, evitando anche una costosa guerra commerciale? Di ha spiegato che, a parte la ridotta influenza di Wall Street dovuta alla crisi finanziaria del 2008, tutto era cambiato con la presidenza Trump; nello specifico, Wall Street non era stata in grado di controllarlo così come aveva fatto con i presidenti precedenti, a causa dei vecchi conflitti di Trump con la stessa Wall Street:

Ma il problema è che, dopo il 2008, lo status di Wall Street era diminuito e, cosa ancora più importante, dopo il 2016, Wall Street non era più stata in grado di controllare Trump. È molto imbarazzante. Perché? Trump aveva un precedente problema di soft default con Wall Street, quindi c’era stato un conflitto tra loro, ma non entrerò nei dettagli, potrei non avere abbastanza tempo.

Così, durante la guerra commerciale USA-Cina, [Wall Street] ha cercato di darci una mano e i miei amici statunitensi mi avevano detto che avevano cercato di aiutarci, ma che non avevano potuto fare molto.

Ma, mentre si accingeva a discutere della futura amministrazione, il tono di Di era cambiato in modo palpabile, diventando molto più animato, eccitato ed ottimista. Questo perché una presidenza Biden significa il ripristino del vecchio ordine, dove Wall Street esercita una grande influenza sulla Casa Bianca e può quindi fare gli interessi della Cina: “Ma ora stiamo vedendo che Biden è stato eletto, l’élite tradizionale, l’élite politica, l’establishment, sono molto vicini a Wall Street, lo capite, vero?

E Di ha fatto uno specifico riferimento al lavoro di Pechino per coltivare Hunter Biden:

Trump ha detto che il figlio di Biden ha una sorta di fondazione globale. L’avete notato?

Chi ha aiutato [il figlio di Biden] a costruirne le fondamenta? Capito? Stiamo parlando di affari molto grossi.

Una parte del discorso di Di è nel video qui sotto, e la trascrizione tradotta è qui.

Le affermazioni presenti nel discorso possono ora essere viste sotto una nuova luce, soprattutto dopo le rivelazioni di oggi sul fatto che il Procuratore degli Stati Uniti ha ripreso la sua indagine penale riguardante gli affari di Hunter Biden in Cina e le sue dichiarazioni al fisco. Shimon Prokupecz della CNN dice chealmeno una delle questioni che gli investigatori hanno preso in esame riguarda un diamante da 2,8 carati che Hunter Biden aveva ricevuto in dono nel 2017 dal fondatore di CEFC [China Energy’] e dall’ex presidente Ye Jianming dopo un incontro d’affari a Miami.”

Le dichiarazioni di questo amministratore e professore universitario non dovrebbero essere prese come vangelo, ma esistono indipendenti e sostanziali conferme di gran parte di ciò che ha affermato. Questo è ancora più vero dopo le notizie di oggi su Hunter Biden.

Che Hunter Biden abbia ricevuto grandi somme di denaro da entità cinesi non è in discussione. Un rapporto della commissione per la sicurezza interna e gli affari governativi del Senato degli Stati Uniti dell’inizio di quest’anno, pur non riscontrando alcun illecito da parte di Joe Biden, aveva portato alla luce flussi di cassa milionari tra Hunter, i suoi familiari e gruppi di interesse cinesi.

Né può essere ragionevolmente contestato il fatto che Wall Street eserciti un’influenza significativa sulla politica del Partito Democratico in generale e sulla cerchia di Joe Biden in particolare. Citando i dati del Center for Responsive Politics, CNBC ha riferito nelle settimane precedenti le elezioni:

Gli esponenti del settore titoli e investimenti completeranno il ciclo elettorale 2020 contribuendo con oltre 74 milioni di dollari a sostegno della candidatura alla presidenza di Joe Biden, una somma molto maggiore di quella che il presidente Donald Trump ha raccolto da Wall Street.

Hanno poi aggiunto: “Nel terzo trimestre Biden ha anche ricevuto un enorme sostegno finanziario dai leader di Wall Street.” Allo stesso tempo, secondo la CNN, “i professionisti di Wall Street stanno evitando Trump e incanalano somme sbalorditive di denaro verso il suo avversario.” I dirigenti di Wall Street, ha riferito la CNBC, hanno celebrato in modo particolare la scelta fatta da Biden di Kamala Harris come compagna di cordata, notando che la pur breve campagna presidenziale [della Harris] era stata sommersa dai “contributi dei dirigenti di una vasta gamma di settori, tra cui il cinema, la TV, il settore immobiliare e la finanza.”

Inoltre, la stragrande maggioranza degli incarichi di prestigio sono stati assegnati da Biden a personaggi che hanno stretti legami con Wall Street e con le industrie che spendono di più per controllare il governo degli Stati Uniti. Come esempio eclatante, la Pine Island Investment Corp. (una società di investimento a cui sono legati alcuni dei principali candidati scelti da Biden, tra cui il prossimo Segretario di Stato Antony Blinken e il futuro capo del Pentagono, il Gen. Lloyd Austin) “sta ottenendo sempre più sostegno da parte dei finanzieri di Wall Street dopo questa favorevole presentazione agli investitori.”

Prima della selezione formale di Blinken e di Austin per i posti chiave del Gabinetto, The Daily Poster aveva riferito chei due ex funzionari governativi che ora gestiranno il team della sicurezza nazionale del Presidente eletto Joe Biden sono stati partner di una società di private equity che ora promette agli investitori grandi profitti per i futuri contratti governativi che otterrà proprio grazie ai legami con i suddetti funzionari.” Il New York Times, la scorsa settimana, ha detto chei legami del team di Biden con queste entità rappresentano la prima prova di trasparenza etica dell’amministrazione entrante” e che Pine Island è un esempio “di come gli ex funzionari facciano leva sulle loro competenze, sui collegamenti e sull’entratura per conto di società ed altri interessi, senza rivelare, a volte, dettagli sul loro lavoro, compresi i nomi dei clienti o quanto essi stessi vengano pagati.”

Che la Cina e Wall Street abbiano rapporti molto stretti è cosa risaputa da anni. Il Financial Times, in articolo dal titolo “Pechino e Wall Street approfondiscono i legami reciproci nonostante la rivalità geopolitica,” ha riferito il mese scorso che “alcuni gruppi di Wall Street, tra cui BlackRock, Citigroup e JPMorgan Chase, negli ultimi mesi hanno avuto il via libera per espandere le loro attività in Cina.”

Un importante articolo del Wall Street Journal della scorsa settimana, dal titolo “La Cina ha ancora un potente amico negli Stati Uniti: Wall Street,” ha fatto eco al discorso di Di, osservando che “i leader cinesi si sono ripetutamente rivolti a Wall Street per ottenere assistenza nei periodi di difficoltà.” Questo articolo del WSJ sottolinea in particolare i crescenti legami tra la Cina e il gigante dei fondi di investimento BlackRock, un’azienda che ha già una grande influenza sull’amministrazione Biden. E i legami di Michael Bloomberg con la Cina sono sempre stati così stretti da fargli regolarmente elogiare Pechino, anche quando farlo era politicamente controproducente.

Anche i piccoli dettagli del discorso di Di, compreso il suo aneddoto sulla presentazione del libro di Xi, combaciano perfettamente con il quadro della situazione. I resoconti giornalistici dell’epoca riferiscono che, nel 2015, l’evento editoriale da lui descritto si era tenuto nella libreria Politics and Prose, proprio come lui stesso ha ricordato.

Ovviamente Trump non è mai stato un acerrimo nemico di Wall Street. Dai massicci tagli alle imposte societarie alle deregolamentazioni in molti settori industriali e con molti dei suoi uomini in posizioni chiave dell’amministrazione, il settore finanziario ha beneficiato in tutti i modi della presidenza Trump.

Ma il comportamento dei big di Wall Street induce a credere che considerino un’amministrazione Biden/Harris assai più vantaggiosa per i loro interessi e molto più suscettibile di un loro controllo. E questo, a sua volta, rende Pechino molto più sicura di poter esercitare nei confronti di Washington un’influenza molto più incisiva di quanto non abbia potuto fare negli ultimi quattro anni.

Questa fiducia è dovuta, secondo il professor Di, agli stretti legami di Pechino con una nuovamente potente Wall Street, così come agli sforzi della Cina per coltivare Hunter Biden, sforzi su cui probabilmente verremo a sapere molto di più, ora che le attività di Hunter in Cina sono sotto indagine giudiziaria nel Delaware. Avremmo dovuto e potuto venire a conoscenza di queste transazioni prima delle elezioni, se la maggior parte dei media non avesse fraudolentemente deciso di ignorare qualsiasi notizia potenzialmente pericolosa per Biden; venirne a conoscenza solo ora è, si potrebbe dire, un tipico caso di meglio tardi che mai.

Glenn Greenwald

Fontye: greenwald.substack.com
Link: https://greenwald.substack.com/p/the-hunter-biden-criminal-probe-bolsters
10.12.2020
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org