Blues vs Jazz

 

Il Triangolo d’oro degli anni che vanno dal ‘500 all’800 aveva i vertici in Europa, Africa centrale e costa sudorientale degli odierni Stati Uniti. Dall’Europa partivano navi cariche di prodotti locali (armi, liquori, stoffe etc…) che servivano come merce di scambio per acquistare gli schiavi che poi sarebbero stati trasportati nelle piantagioni americane. Quest’ultimo tratto si chiamava Middle Passage. Il triangolo si concludeva con le navi cariche di merci (pelli, cotone etc…) che tornavano in Europa. Tutto questo andirivieni aveva come scopo principale, oltre ai profitti, la riduzione in schiavitù di giovani forti da usare come manodopera nei latifondi del sud degli States.

Secondi stime prudenti si conta che l’Africa abbia perso una dozzina di milioni di giovani (cui vanno aggiunti almeno 4 milioni di morti per stenti) e abbia subito la distruzione di interi sistemi economico-sociali per fornire manodopera agli States. L’atteggiamento degli schiavi africani (e non solo loro) è la chiave di lettura dei processi sociali e musicali che tenterò di illustrare.

Messi di fronte al fatto compiuto (la riduzione in schiavitù), gli afroamericani hanno per lo più adottato il sistema di vita made in USA, ovvero l’applicazione generalizzata del destino manifesto: chi è in posizione di potere dimostra di essere più vicino a dio rispetto a chi non lo è.

Dovendo semplificare: se il mio dio non è stato capace di proteggermi, significa che il dio dei bianchi è più potente. Tutto qui. Essere accondiscendenti verso la nuova divinità diventa quindi un modo per onorare il potere che le va riconosciuto. Conseguentemente questo rende la propria schiavitù un fattore ineliminabile, a meno che non si metta in discussione tutta la narrazione e relative ontologie.

Questo fatto è essenziale per comprendere come fosse possibile che qualche bianco potesse agilmente controllare decine di schiavi neri. D’accordo, i bianchi avevano armi e cavalli che possono però non essere sufficienti a garantire l’ordine sociale se gli sfruttati si coalizzano. Il problema, come dicevo, è di tipo religioso: quel dio dei bianchi (dato per scontato che le potenze superiori esistano) deve essere onorato. Non è un discorso molto diverso dalla legge del karma che ha permesso in Asia costanti soprusi e sfruttamenti con la scusa di meritarsi lo stato in cui i più poveri si trovavano.

In generale nelle piantagioni degli Stati Uniti meridionali il rapporto bianchi/neri era di 1:5-1:10, fatto che avrebbe potuto scatenare rivolte in continuazione. Nel 1720 in Carolina del sud gli schiavi rappresentavano il 65% della popolazione. Eppure ci furono soltanto casi isolati di ribellione. Più frequentemente c’erano individui che si rifiutavano di adorare quel dio che li aveva tratti in catene, e che non godevano di buona reputazione neanche tra i loro stessi simili.

La musica del diavolo nasce così, per ricordare la propria dignità perduta. La musica come veicolo di identità. Sfruttati per tutta la settimana, alla domenica mattina gli schiavi si ritrovavano a cantare canzoni religiose per rendere gloria al dio dei propri aguzzini.  E guai a chi non lo faceva. Se holler e work songs erano espedienti per informare le ragazze che il violentatore bianco stava per arrivare oppure per dare ritmo al duro lavoro dei campi, il Blues trova una collocazione molto diversa: negando il dio schiavista e affermando il diritto al proprio riconoscimento, la musica del diavolo reclama un’identità propria, non mediata dai diktat dei colonizzatori. O da richiami a paternalistiche divinità. Per questo veniva chiamata musica del diavolo e spesso veniva osteggiata dagli stessi schiavi.

Gli Spiritual sono in buona sostanza canti di chiesa che si rifanno a credenze bibliche, quali Mosé, l’esodo, la terra promessa, la punizione divina e la salvezza finale. Tutte teorie consolatorie utili a mitigare la triste realtà della schiavitù. La spiritualità nera si fa sempre più bianca, sempre meno terrena e sempre più centrata su ipotetici tempi a venire. L’afroamericano chiede quindi di essere il più bianco possibile, abbraccia la discutibile mentalità puritana e reinterpreta la musica in modo da offrire il più patinato ricordo possibile delle proprie origini. Questo è il Jazz di certe stelle del bebop, ad esempio, che frequentano la jet society con Ferrari, belle donne e droghe.

Si sviluppa così un doppio binario musicale: quello di accondiscendenza verso l’universo bianco e quello di ribellione verso il medesimo. Grosso modo un secolo fa cominciavano a essere gettate le basi di questo dualismo afroamericano: il Blues stava confrontandosi con il Jazz, pur essendo nati dal medesimo ceppo antropologico.

Per comprendere meglio la questione Blues vs Jazz bisogna capire la differenza tra cultura scritta che fa uso di simboli canonizzati e cultura orale che al posto dei simboli usa la trasmissione diretta del sapere.

La notazione musicale serve a dotare di simbolo la riproduzione di note, limitate a 12. L’oralità invece non sa che farsene di mezzi di replicabilità perfetta, perché le note non sono dodici, ma tendenti all’infinito. Nell’oralità non esiste fissità, l’universo non può essere inchiodato.

Come spiegato nel precedente articolo, il Blues fa dell’indeterminismo la propria regola, al contrario del Jazz con il Real Book e tutte le notazioni simboliche dei brani di maggior successo. Comunque esiste anche il Real Book di Blues come fenomeno puramente commerciale, dato che non è musica trascrivibile. Un bending, una blue note di terza minore tendente alla maggiore non possono essere trascritti. Punto.

Dopo lo Spiritual ci fu il Ragtime, musica molto sincopata come Barrelhouse e Honky-Tonk. Il Ragtime, mancando di quelle espressività tipiche del Blues, può essere trascritto. Scott Joplin, il più famoso compositore nero di Ragtime, scrisse addirittura un‘opera lirica, Treemonisha. Il mio compositore preferito di quel genere rimane però Joseph Lamb, non a caso un bianco. Dal Ragtime al Jazz il passo non è semplice, ma decisamente breve. Sparite le cialtronesche Jug Band, arrivano le azzimate Big Band, con musicisti in abito regimental (o giù di lì) che si esibiscono in lussuose dance hall. Arrangiamenti con complicate partiture orchestrali fanno da contorno.

Il Blues nasce come divertimento e consolazione. L’elegantissimo trombettista Lee Morgan quando l’insegnante di musica disse in classe che il Blues è musica di sofferenza rispose con “Mucchio di stronzate”. Dimenticate il vecchio che suona sotto al portico: nei fine settimana ci sono le feste, luoghi in cui chi sa suonare qualcosa ci rimedia qualche spicciolo per vivere. È la storia di Robert Johnson, uno dei padri del genere. Una vita maledetta, la sua. Si sposa giovanissimo e perde moglie di soli 16 anni e figlia neonata durante un parto difficile. Diagnosi: morte perché lui suonava la musica del diavolo.

James Cotton è un indiscusso padre del Blues di Chicago. Ha dovuto esercitarsi all’armonica sempre lontano da casa perché i suoi genitori, neri come lui, non tolleravano che suonasse la musica del diavolo.

A Quincy Jones, anche dopo avere vinto prestigiosi premi, la madre continuava a ripetere che sarebbe andato all’inferno se avesse suonato la musica del diavolo.

A Ornette Coleman la parola Jazz non piaceva, e a quel nome preferiva “musica classica nera”. Nina Simone, che voleva diventare la prima pianista nera internazionale di musica classica, una volta finiti i fondi che le permettevano di studiare dovette intrattenere il pubblico dei pub suonando brani Blues e Jazz prima di diventare una star. Scriveva :“Non potrò mai essere bianca, e sono il tipo di ragazza di colore che incarna tutto ciò che i bianchi odiano, o perlomeno gli è stato insegnato a odiare”. Strano, perché i bianchi amano Bach, proprio come lei.

Un altro pianista Jazz di provenienza classica fu Don Shirley che ispirò il fortunato film “Green Book”, interessante anche per notare i fiumi di denaro che circondavano certi jazzisti di quegli anni.

Al contrario le cose per chi suona la musica del diavolo possono anche virare in tragedia: Marvin Gaye, icona del Soul, viene ucciso dal padre predicatore a causa della sua vita ritenuta “dissoluta”. Sam Cooke merita un discorso a parte. Anche lui come Marvin era figlio di un pastore, e da sempre aveva cantato gospel per poi entrare nella band “The Soul Stirrers” con lo pseudonimo Dale Cooke per non incappare negli anatemi dei soliti useful idiots. Bello, elegante, con una voce suadente ed inconfondibile come Frank Sinatra e come lui amatissimo da tutti, impersonava il ruolo del negro buono che sa fare la musica “giusta” senza eccessi. Almeno fino a quando non è entrato a far parte del movimento per i diritti degli afroamericani. Fu così che venne ucciso in circostanze misteriose; non venne fatta alcuna indagine. D’altronde tutta la storia degli USA è scritta con il sangue di chi ha osato ribellarsi. I WASP sono fatti così, anche senza il cappuccio del KKK. Purtroppo non è questione di puritanesimo, il vero problema è come il potere sa gestire le masse.

Sapete perché ancora oggi i vari Pupo, Al Bano e soci fanno tournée sold out in Russia? Per via di Stalin, che proibì qualsiasi musica estera che non fosse italiana. Se agli afroamericani venne imposto di aderire alla spiritualità puritana, ai russi venne offerta una sola opzione: Pupo e soci.

Aveva quindi ragione Goebbels quando diceva che “è sempre possibile portare i popoli a credere a ciò che i loro leader dicono”. Bianchi o neri, per questioni musicali o sanitarie poco cambia: ci sarà sempre una parte consistente di zeloti che pur di non fare i propri interessi è disponibile a farsi kapò per difendere gli altrui interessi. L’egoismo, questo sconosciuto. Povero Stirner. Afroamericani che lanciano anatemi contro il Blues, la musica del diavolo, per onorare la divinità che li ha ridotti in catene. Il parallelo con i tempi attuali è a dir poco inquietante. La Storia come tragedia e poi farsa.

 

“In una società divisa in classi la cultura dominante è la cultura della classe dominante”

  1. Marx

 

Tonguessy

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VincenzoS1955
VincenzoS1955
27 Marzo 2021 3:24

Marx aveva ragione! Solo che quella della classe dominante attuale non è cultura, ma aberrazione, degenerazione mentale, “ingiuria” contro la Natura, contro la Vita e contro l’Umanità (si noti l’iniziale maiuscola).
E purtroppo ho il presentimento che questo tipo di “classe dominante” possa essere l’espressione [nichilista] e la proiezione del subconscio di buona parte della società occidentale.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  VincenzoS1955
27 Marzo 2021 3:33

Vincé, ho portato la storia di un’altra cultura e di un altro tempo per dimostrare che la matrice è identica. La bestemmia viene sì da chi impone quella cultura ma anche da chi la accetta e la diffonde contro i propri interessi

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 3:34

Infatti ho aggiunto qualcos’altro al mio commento…

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 3:34

Infatti ho aggiunto qualcos’altro al mio commento…

Holodoc
Holodoc
27 Marzo 2021 4:29

Da giovane non mi piaceva il Blues, lo trovavo troppo scontato, prevedibile. Preferivo il Jazz, soprattutto nella sua declinazione Fusion con rock e musica brasiliana: stuzzicava di più le mie sinapsi.

Adesso con l’età che avanza il Jazz mi è più ostico e trovo maggior conforto nel prevedibile Blues.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 4:41

Per me forse è stato il percorso inverso. Ma ancora oggi preferisco di gran lunga il Blues al Jazz che troppo spesso è fatto in modo accademico: pagina x del Real Book e senza prove ti metti sul palco. Per me la creazione del sound e quindi le prove sono essenziali.

Personalmente preferisco i chitarristi Blues-Fusion come L. Carlton, R. Ford, M.Schofield, M.Dowdle etc….che hanno saputo unire la varietà delle armonie Jazz al calore dell’espressività Blues. Di chitarristi puramente Blues ricordo gli intramontabili: Eric Clapton fino a quando suonava la Gibson (Yardbirds, Cream fino a Derek&Dominoes) e SRVaughan ed il suo maestro psichedelico J.Hendrix. Poi M.Bloomfield, P.Green…..Lì la semplicità della pentatonica era suonata con tale maestria da non avere bisogno di altro.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 4:49

A me non dispiace Scott Henderson, che ho conosciuto come chitarrista Jazz Fusion e che mi ha avvicinato al Blues grazie a Dog Party.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 5:28

Dolemite, pezzo davvero magnifico

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 6:59

tribal tech, hai detto nulla…

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Guido Bulgarelli
27 Marzo 2021 7:51

Embè… ho avuto la fortuna di vederli dal vivo alla Flog di Firenze ad inizio anni ’90… mitici… e Scott che suonava con la maglietta di Mickey Mouse e la sigaretta infilata tra i bischeri della chitarra…

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 7:54

Io l’ho sentito live a Ferrara ma non con Tribal Tech. Davvero notevole

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 8:14

La cornice poi era surreale l’Auditorium Flog è un posto veramente assurdo, una semisfera di cemento con l’acustica peggiore dell’universo… Scott non faceva che lamentarsi con chi era al mixer, ma neanche un mago avrebbe potuto migliorare la situazione. Penso di averci messo due giorni a recuperare l’udito…

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 9:32

Di cultura si vive, specie se sei otorino

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 10:00

Sì ma in Italia specialmente… ho assistito a concerti pop/rock in Irlanda dove dovevi parlare sottovoce se non vuoi disturbare!!!

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 8:02

Dal vivo li ho visti anche io un paio di volte, una macchina da guerra, in tal senso i dischi, pur notevoli, non rendono l’idea. Gary Willis poi impressionante

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Guido Bulgarelli
27 Marzo 2021 8:10

Impressionante era il batterista anche fisicamente… sembrava che dietro a piatti fosse seduto un bigfoot 🙂

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 8:58

Haha si…Covington mi pare di ricordare, una specie di sosia di John Goodman…

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Guido Bulgarelli
27 Marzo 2021 9:08

Esatto… un Flintstone in carne ed ossa 😂

PietroGE
PietroGE
27 Marzo 2021 3:43

-gli afroamericani hanno per lo più adottato il sistema di vita made in USA, Non mi sembra a giudicare anche da quello che è successo l’estate scorsa negli USA. L’identità afroamericana è la prova vivente che non è possibile aggiungere gente diversa e creare una società omogenea, monoculturale o multiculturale che sia, e che l’assimilazione per gli afroamericani non ha funzionato, mentre ha funzionato benissimo per gli ‘euro americani’ che sono diventati i bianchi d’America. E poi per quanto riguarda la schiavitù i mercanti bianchi non andavano nei villaggi a catturare i negri, ci pensavano gli arabi (visto che la schiavitù è permessa nell’islam) mentre quelli che oggi predicano sempre contro il razzismo e l’antisemitismo finanziavano (horribile dictu!) la tratta. -La musica negra non nasce per ‘ricordare’ la loro identità perduta nasce perché hanno sempre avuto una identità culturale diversa dai bianchi e la musica bianca non la accettavano come propria. La musica dei negri americani è sostanzialmente differente da quella bianca tanto che con la chitarra deve essere usato il ‘bending’ e la tonica viene sostituita dalla dominante nel blues (la settima della scala viene abbassata di mezzo tono) mentre nel jazz si usano spesso accordi diminuiti (con la… Leggi tutto »

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 4:14

“Non mi sembra a giudicare anche da quello che è successo l’estate scorsa negli USA.”

Erano e sono ancora oggi schiavi dei loro vecchi padroni, cioè le élite schiaviste storicamente rappresentate dal Partito Democratico, che non era e non è mai stato antischiavista. Neanche il suo ruolo “sindacale” dalla parte dei lavoratori della Rust Belt era spontaneo, aveva (ed ha) come unico scopo quello di danneggiare gli industriali Yankee tradizionalmente Repubblicani.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 4:14

“Non mi sembra a giudicare anche da quello che è successo l’estate scorsa negli USA.”

Erano e sono ancora oggi servi dei loro vecchi padroni, cioè le élite schiaviste storicamente rappresentate dal Partito Democratico, che non era e non è mai stato antischiavista. Neanche il suo ruolo “sindacale” dalla parte dei lavoratori della Rust Belt era spontaneo, aveva (ed ha) come unico scopo quello di danneggiare gli industriali Yankee, tradizionalmente Repubblicani.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 4:11

Partiamo dall’ultima frase, molto semplice da smontare. Evidentemente te ne intendi molto di più di bluesmen e jazzisti. Inutile il confronto. Nell’articolo, se ci fai caso, ho fatto il parallelo con i tempi attuali, dove NESSUNO ci guadagna qualcosa ma TUTTI (praticamente, salvo i soliti scemi di CDC e poco altro) si affannano a sostenere i diktat per sedare le indotte ipocondrie, oggi sanitarie, ieri metafisiche. Ora puoi ignorare anche questo punto, convinto come sei che siano le altre culture sempre ed esclusivamente i colpevoli di tutto. Al contrario la nostra che da sfoggio di adamantina moralità ne è immune. Per carità, ci mancherebbe. Marx ha messo in luce il rapporto tra come è costruita una società e come tale costruzione viene usata per autosostenersi attraverso la diffusione coatta della mentalità che la sostiene. Non ti risulta? Pazienza. Sulla critica musicale sarebbe troppo complicato rispondere. Se sei convinto che il Jazz abbia diminuiti mentre la classica no sei definitivamente fuori strada. Non lo dico io:”Per fare un esempio, l’accordo diminuito è molto utilizzato nel repertorio operistico, dove le modulazioni sono indispensabili. In un Opera intervengono numerosi cantanti, ciascuno con il suo registro vocale. Quando la parola (o meglio, il canto)… Leggi tutto »

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 4:28

-Io suonavo il blues, con la band al Liceo, quando avevo 15 anni per una ragione molto semplice : il blues è composto da 3 accordi e quando uno sta imparando a suonare la chitarra fare una canzone con solo 3 accordi è una comodità.
-A parte il fatto che Marx parlava dei mezzi di produzione, il resto era sovrastruttura, non mi risulta che la diffusione coatta della mentalità sia una cosa sempre realizzabile. La situazione dei negri americani di oggi sta a dimostrare che non è vero, le rivolte dell’estate scorsa le hanno viste tutti.
-Non metto in dubbio che nell’Opera e nelle sinfonie si usino anche accordi diminuiti. Io dico solo che nel jazz è la norma.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 4:32

Intendi le rumorose finte rivolte di gruppuscoli di gente prezzolata ed eterodiretta, strumentalizzate ed ingigantite dai media e dai politici PolCor e sciolte come neve al sole una volta eletto BIden?

Sono le “Sardine” americane, da tirare fuori alla bisogna e riporre dopo l’uso, altro che rivoluzionari…

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 4:35

Il BLM è diventato una forza contrattuale che influenza da vicino il partito americano. In alcune città sono riusciti a far diminuire l’operato della polizia…con risultati facili da immaginare.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 4:36

Hanno fatto quanto richiesto dai loro padroni del Partito Democratico, che non a caso hanno spalleggiato e sostenuto con ogni mezzo, compreso far trovare camion pieni di mattoni da tirare alle vetrine.

lady Dodi
lady Dodi
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 6:03

Visto che nomini le Sardine.
Quelle nostrane saranno ricevute e ascoltate da Alto Profilo.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  lady Dodi
27 Marzo 2021 6:44

E perché? A loro mica interessa il futuro degli italiani, solo quello del PD.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 4:47

Se al liceo suonavi Blues usando la settima maggiore, come hai più volte scritto nell’articolo precedente, lo facevi per infastidire qualcuno o per scrostare le malte dai muri?
Gli accordi diminuiti, come giustamente sottolineato nell’articolo che ti ho linkato, sono una categoria a parte (non a caso la loro scala di riferimento è ottofonica, ha 8 note al posto delle tradizionali 7) e sono delle bussole musicali per collegare piani armonici difficilmente compatibili. Non sono una prerogativa del Jazz, ma dato che questo copia a piene mani dalla teoria classica succede che ne faccia un uso smodato rispetto al Blues. E comunque si usa molto di più la semidiminuita della diminuita, vedi il classico giro delle quinte II-V-I in tonalità minore. Quell’accordo di seconda è una seminidiminuita, non un diminuito.

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 4:54

Il blues non si suona con la settima maggiore, è composto da 3 accordi dominanti, è possibile però fare variazioni usando la scala melodica minore che contiene la settima maggiore ma questo introduce variazioni tipiche del jazz. Le regole, come ho detto più volte non solo non sono strette ma a volte non ci sono affatto. L’unica regola è che la musica deve essere piacevole da ascoltare.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 9:58

Non perdere tempo a parlare di musica, la musica chi la sa la fa chi non la sa ne scrive. Bisognerebbe per cui saperla suonare, anche per questo funziona come per l’articolo precedente, molta grammatica (e per di più sbagliata) e poca pratica. Ne esce un ‘gumbo’ indigeribile.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 9:57

Lol!

Holodoc
Holodoc
27 Marzo 2021 4:03

Poveri russi, condannati a pane, vodka e Pupo…

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 4:33

la vodka serviva a rendere tollerabile Pupo

vegavega
vegavega
Risposta al commento di  Guido Bulgarelli
27 Marzo 2021 4:38

Complimenti a tutti e due per il botta e risposta. 😂

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  vegavega
27 Marzo 2021 6:41

Peraltro, per motivi che restano insondabili, Pupo gode fama di playboy…si sarà goduto le tournée in Russia…

R66
R66
27 Marzo 2021 5:13

Per un prossimo articolo sul genere, un’idea potrebbe essere il concetto di improvvisazione. Non nozioni tecniche, specifiche per genere o resoconti storici, ma un’introduzione spicciola per chi non ha mai avuto modo di apprezzarla. Personalmente ascolto molto il manouche e la rumba, amo il nylon, ma indipendentemente dallo stile, al di fuori di strumentisti amatori o professionisti che siano, pochi altri riescono a godere della parte che più rappresenta l’espressività dell’esecutore. Ad esempio, mi è capitato non di rado, specie ad un concerto di una qualche cover band, di sentire la frase “ma non è così…” – detta quasi con tono scocciato, intendendo che l’assolo non rappresentava la copia rigorosa ascoltabile nell’album. Lo schema tormentone impera, si innesca il comportamento della battuta del trailer al cinema, la conoscono tutti ma l’aspettano, quasi un permesso: “ok, ora puoi ridere.” Sicuramente serve allenamento musicale, ma ancor di più uscire da schemi preconcetti, nulla o poco è stabilito, il musicista non sta suonando per “far ridere” ad un momento prestabilito, il futuro ancora non c’è, il passato è già svanito, è il presente continuo che detta “legge”. Visto che non scrivi affatto male e competenze in materia ne hai, se ti garbasse l’idea…… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  R66
27 Marzo 2021 9:49

Felice di sentire nei tempi dei cloni attuali, qualcuno che chieda qualcosa sull’improvvisazione. Che per me è una fissa. Al punto che nei miei video non riesco mai a rifare l’assolo della registrazione in studio. Si, l’improvvisazione è il presente, il Panta Rei di Eraclito che sfida passato e futuro. L’improvvisazione non è mai studiata (sennò che improvvisazione sarebbe?) e mette il musicista sopra all’affilato filo di rasoio del rischio calcolato durante anni di pratiche. Ti butti fuori, ci provi. Il rischio è qualcosa che questa società ha ormai abolito, fin dai tempi dello schiavismo USA, come ho avuto modo di dire. Tutto calcolato, tutto mentale, tutto segue una precisa logica. Nell’improvvisazione succede il contrario: non sai mai dove ti sta portando la melodia improvvisata, puoi sperare di arrivare in uno dei pochi o tanti punti di approdo che ti sei preparato nello studio. In mezzo c’è l’incognita, l’indeterminismo del lasciarsi fluire e fondersi nell’armonia. Non mi meraviglia che oggi la multiculturalità sia un tabù: sapersi fondere con quanto ti sta attorno e amalgamare tutto può sembrare un classico pensiero pidiota, ma è una necessità per chi vuole improvvisare senza cadere nella trappola dell’autoreferenzialità (io so io e voi nun… Leggi tutto »

R66
R66
27 Marzo 2021 5:13

Per un prossimo articolo sul genere, un’idea potrebbe essere il concetto di improvvisazione. Non nozioni tecniche, specifiche per genere o resoconti storici, ma un’introduzione spicciola per chi non ha mai avuto modo di apprezzarla. Personalmente ascolto molto il manouche e la rumba, amo il nylon, ma indipendentemente dallo stile, al di fuori di strumentisti amatori o professionisti che siano, pochi altri riescono a godere della parte che più rappresenta l’espressività dell’esecutore. Ad esempio, mi è capitato non di rado, specie ad un concerto di una qualche cover band, di sentire la frase “ma non è così…” – detta quasi con tono scocciato, intendendo che l’assolo non rappresentava la copia rigorosa ascoltabile nell’album. Lo schema tormentone impera, si innesca il comportamento della battuta del trailer al cinema, la conoscono tutti ma l’aspettano, quasi un permesso: “ok, ora puoi ridere.” Sicuramente serve allenamento musicale, ma ancor di più uscire da schemi preconcetti, nulla o poco è stabilito, il musicista non sta suonando per “farti ridere” ad un momento prestabilito, il futuro ancora non c’è, il passato è già svanito, è il presente continuo che detta “legge”. Visto che non scrivi affatto male e competenze in materia ne hai, se ti garbasse l’idea…… Leggi tutto »

Deheb
Deheb
27 Marzo 2021 4:14

Il solito schema narrativo: un buono, il nero fatto schiavo dal cattivo, il bianco meglio se WASP e l’implicito senso di colpa dell’occidente. Poi un accenno al nazismo con Goebbels e l’immancabile citazione di Marx. Peccato perché l’argomento è interessante.
Aggiungo una piccola cosa a quanto detto bene da PietroGE: non si parla mai di schiavismo islamico ma è stato più diffuso territorialmente e andato avanti per secoli. Inoltre la logistica in Africa era gestita non dai bianchi ma dagli stessi neri africani (collaborazionisti).

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Deheb
27 Marzo 2021 4:22

Buono? Chi sarebbe il “buono” in questo articolo? Forse Robert Johnson che viene incolpato della morte di moglie e figlia a causa della sua musica del diavolo?

Deheb
Deheb
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 7:03

…o per il suo patto col diavolo ma non è quello il discorso, credo tu abbia capito cosa intendo.

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Deheb
27 Marzo 2021 4:33

Solo per aggiungere che l’islam ancora oggi permette la schiavitù come 1400 anni fa. Il problema è infatti che tutto questo è codificato nel Corano e siccome per gli islamici il libro è il ‘dettato di Dio’, non è possibile cambiarlo. Ecco perché una riforma dell’islam è, almeno oggi, impossibile.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  PietroGE
27 Marzo 2021 5:44

Per loro fortuna. Almeno hanno una finanza etica.

Deheb
Deheb
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 7:01

Anche questa è una mistificazione, non lo chiamano interesse ma compenso pattuito nei tempi e modi alla stipula del contratto oltre alla restituzione del capitale.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Deheb
27 Marzo 2021 10:00

Hai dimenticato l’indeterminismo!

Holodoc
Holodoc
27 Marzo 2021 5:18

L’unica volta che sono stato a New York, quasi 20 anni fa, volevo togliermi lo sfizio di entrare in un locale dove si suona Jazz. Ne trovai uno sulla guida… esattamente come li vedi nei film: portoncino anonimo, scala che scende nel sottosuolo e tipico ometto newyorkese (sosia si Rick Moranis) in fondo alle scale. Ci ferma senza neanche farci affacciare nella sala e ci informa freddamente che l’ingresso costa 30 dollari per un ora di spettacolo. Vista l’accoglienza gelida che neanche un cane in chiesa giriamo i tacchi e ce ne andiamo. Iniziamo a passeggiare per la 7ma fino a che non troviamo una tavernaccia buia vicino ad un incrocio… ci entriamo ed occupiamo l’unico tavolo rimasto libero, proprio accanto al piccolo palco e prendiamo da bere l’unica birra disponibile: Bud, obbligatoriamente da sorseggiare dalla boccia. Dopo pochi minuti la band inizia a suonare… il gruppo di persone più eterogenee che si potesse immaginare: il cantante era un ometto italoamericano coi baffi alla Supermario, il bassista il classico ragazzone del Mid-West con camicia da taglialegna venuto nella Big Apple per sfondare… e, special guest, un trombettista nero ottuagenario che reggeva l’anima coi denti che ti meravigliavi non tirasse il… Leggi tutto »

Holodoc
Holodoc
27 Marzo 2021 5:18

L’unica volta che sono stato a New York, quasi 20 anni fa, volevo togliermi lo sfizio di entrare in un locale dove si suona Jazz. Ne trovai uno sulla guida… esattamente come li vedi nei film: portoncino anonimo, scala che scende nel sottosuolo e tipico ometto newyorkese (sosia si Rick Moranis) in fondo alle scale. Ci ferma senza neanche farci affacciare nella sala e ci informa freddamente che l’ingresso costa 30 dollari per un ora di spettacolo. Vista l’accoglienza gelida che neanche un cane in chiesa giriamo i tacchi e ce ne andiamo. Iniziamo a passeggiare per la 7ma fino a che non troviamo una tavernaccia buia vicino ad un incrocio… ci entriamo ed occupiamo l’unico tavolo rimasto libero, proprio accanto al piccolo palco e prendiamo da bere l’unica birra disponibile: Bud, obbligatoriamente da sorseggiare dalla boccia. Dopo pochi minuti la band inizia a suonare… il gruppo di persone più eterogenee che si potesse immaginare: il cantante era un ometto italoamericano coi baffi alla Supermario, il bassista il classico ragazzone del Mid-West con camicia da taglialegna venuto nella Big Apple per sfondare… e, special guest, un trombettista nero ottuagenario che reggeva l’anima coi denti che ti meravigliavi non tirasse il… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 5:31

Quel classico “ragazzone del Midwest” poteva essere Travis, il figlio di Larry Carlton, anche lui bassista coi fiocchi

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 5:39

Mah… da quello che mi ricordo dal mio viaggio negli States qualsiasi ambulante nella Metro, qualsiasi ragazzetto che suonava con la sua garage band alla fiera del villaggio avrebbe potuto fare le scarpe agli strumentisti di professione nostrali… figuriamoci quelli nei locali…

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 6:25

Confermo. La base di tutto è il Blues, e se non l’hai capito nel profondo non c’è modo che tu possa suonare qualsiasi musica moderna non classica o folk. In Italia (e altri posti) la confusione ed il pressapochismo regnano sovrani e per Rock si intende la musica di Orietta Berti suonata col distorsore (Nannini docet). No, il Rock senza Blues è come una spaghettata senza spaghetti. Se non lo capisci non lo si può spiegare.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  Holodoc
27 Marzo 2021 8:11

Insomma….

danone
danone
27 Marzo 2021 4:46

Sapete perché ancora oggi i vari Pupo, Al Bano e soci fanno tournée sold out in Russia? Per via di Stalin, che proibì qualsiasi musica estera che non fosse italiana. Durante gli anni ’60 ci fu come ben sappiamo una ferrea censura politico-ideologica in Russia, causa guerra fredda, e la musica straniera occidentale che passava la censura era praticamente solo quella melodica italiana, perchè non parlava di temi politici impegnati, ma dei classici buoni sentimenti del grande cuore italiano. Un episodio è esplicativo. Quando la prima cosmonauta donna russa Valentina Tereškova nel ’63 andò in orbita a bordo della navicella Vostok-6, la contattarono in diretta con tutto il paese e le chiesero, fra le altre cose, cosa volesse di particolare per festeggiare l’evento, e lei chiese di ascoltare la sua canzone preferita, una canzone di tal Giorgino, un giovane cantautore italiano, penso poco più di un ragazzo di strada-scugnizzo napoletano, che nei primi anni ’60 si manteneva cantando per strada nelle città turistiche italiane. Scoperto da un talent-scout dell’est e portato in tournè nei paesi baltici, ebbe un discreto successo. Da li poi, causa censura di tutta la musica straniera, passo subito in Russia, dove ebbe un incredibile successo. Così… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  danone
27 Marzo 2021 4:49

Giorgino, per caso parente dello speaker del TG1? 🙁

clausneghe
clausneghe
27 Marzo 2021 4:58

Questo signor Tonguessy non manca mai di sorprendermi, con le sue eclettiche conoscenze e i suoi variegati saperi che generosamente elargisce a noi lettori utenti..
Veramente interessante questa dotta disquisizione sui suoni delle anime nere..

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  clausneghe
27 Marzo 2021 5:30

Grazie;)

clausneghe
clausneghe
27 Marzo 2021 5:13

A proposito di schiavi neri: Le navi che li trasportavano in America si riconoscevano dall’odore nauseabondo che lasciavano in scia. Stavano stipati come le sardine, a volte con un morto vicino..

LuxIgnis
LuxIgnis
27 Marzo 2021 7:41

Beh che dire, complimenti per la cultura musicale, ed anche per il suo uso come metafora di certa condizione umana. Sono un musicista anch’io (chitarrista acustico e classico) ma mi ritengo più un “bravo strimpellatore” che un musicista vero e proprio. Non ho certe conoscenze. Del blues adoro il blues acustico dei vari Robert Johnson, Blind Lemon Jefferson, Blind Blake ed altri che ora non ricordo. E non è musica facile da fare. Provare ad eseguire Police Dog Blues e ne riparliamo. Per quanto riguarda la schiavitù, trovo molto plausibile la spiegazione data nell’articolo del perché i neri siano più “propensi” ad accettare lo stato di schiavitù rispetto ad altre popolazioni. In effetti gli imperialisti e schiavisti bianchi avrebbero potuto trovare braccia da lavoro tra i vari nativi americani, ma c’era il problema che questi si ribellavano o si lasciavano uccidere piuttosto che essere ridotti in schiavitù. Cosa che poi è successo. Un genocidio enorme volutamente dimenticato. Ed è vero che gli islamici e gli stessi neri furono protagonisti della tratta di schiavi ma questo non può essere una giustificazione verso i bianchi cattolici visto che la alimentavano per il loro piacimento. E la giustificavano. Come dimostra questa lettera scritta… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  LuxIgnis
27 Marzo 2021 8:11

Grazie del commento che aggiunge ulteriori spazi di discussione. Per motivi di brevità non ho citato le ragioni per cui non vennero utilizzati i Nativi come schiavi, ed il motivo è semplice: meglio morti che schiavi, questa la loro filosofia di vita. Furono impiegati in lavori molto rischiosi come la costruzione di grattacieli perchè venivano pagati e non soffrivano di vertigini. Per tutto il resto la loro storia è solo il frutto dei tradimenti del bianco, uomo senza dignità né onore. Con gli africani le cose (per il bianco) andarono molto meglio. La colonizzazione delle Americhe portò alla seconda scolastica, ovvero se, come dibattuto da Bartolomé de Las Casas, i Nativi potessero avere anima e quindi potessero godere della dignità di poter vivere ed eventualmente possedere qualcosa. La soluzione fu tipica: forse ok per l’anima ma nessun possedimento comunque. L’idea tutta occidentale testimoniata dallo scritto papale è che solo l’uso della prevaricazione è contemplato come mezzo di confronto. Ancora oggi negli States si usa dire: “First shoot, then ask” (prima spara e dopo chiedi). Non entro nella discussione sul multiculturalismo ma voglio far presente che grazie a Tito (purtroppo un comunista) la ex Yugoslavia poté godere decenni di pace sociale… Leggi tutto »

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 8:18

Grazie a te per il bell’articolo. Ed anch’io non mi sono dilungato per evitare di scrivere un trattato.
E quello che dici su Tito è un’altra dimostrazione di quello che ho detto che i problemi derivanti da varie culture che coabitano un territorio sono di natura politica.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  LuxIgnis
27 Marzo 2021 10:32

Oh, finalmente qualcuno che sa di cosa parla e non finisce nei soliti argomenti da baci perugina (musica del diavolo e bla bla bla), grazie di aver citato alcuni altri musicisti fondamentali (Robert Johnson per la cronaca e per chi va oltre Wikipedia e quark venne fuori e pubblico’ nel 1937 quando musicalmente sia nel blues che nell’early jazz già tutto era già stato detto e scritto, per cui definirlo un padre del genere fa un po’ ridere…), mi riferisco a Blind Arthur Blake maestro del piedmont blues che attorno al 1920 già incideva coi e fra i grandi dell’epoca, magistrale la citata Police dog blues in open e (o D) ma la mia preferita rimane Blind Arthur Breakdown che ho dovuto studiare per la mia tesina sul ragtime e non ti dico la fatica, ci sono voluti letteralmente anni, a confronto Police dog è una passeggiata. Si potrebbero fare anche i nomi di Son House, Mississippi Fred McDowell, Sylvester Weawer, Blind Willie mcTell e molti altri, dall’erudito e wikipedico tonguessay mi sarei aspettato la citazione del brano blues “dark Is the night…”di Blind Willie Johnson inclusa nel CD spedito sul Voyager per spiegare ai marziani cosa sia la solitudine…… Leggi tutto »

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  Bertozzi
27 Marzo 2021 11:08

Ciao Berto, cosa ne pensi di Charlie Patton?

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Guido Bulgarelli
27 Marzo 2021 11:56

Beh, sicuramente uno dei primi maestri della root music e del folk vale per lui quello già detto per gli altri, uno dei padri fondatori, versatile, grande voce, chitarra quel che gli bastava per poter cantare, come tutti i veri bluesman, personalmente non uno dei miei preferiti, le registrazioni che abbiamo sono granose un pò come la voce e il suonato, questi erano personaggi leggendari, di cui si sa molto poco purtroppo, però hanno lasciato dei solchi nella storia della musica del Delta e del blues in generale. Certo se uno cerca la musica delle origini da cui è scaturito il blues qui ci va molto vicino. Però t’ho detto, ascoltarlo faccio un pò fatica, giusto per curiosità accademica, e non piacere vero e proprio, ma è molto stimolante cercare di capire cosa si inventava sta gente che di musica soprattutto all’inizio sapeva poco o niente, per tenere su le serate e vendersi come intrattenitori.

Guido Bulgarelli
Guido Bulgarelli
Risposta al commento di  Bertozzi
27 Marzo 2021 12:17

non ho nulla di suo, mi ha sempre incuriosito perchè ho sentito alcune versioni di suoi pezzi (un paio in particolare del benemerito Bob Brozman) e mi sembravano interessanti

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 5:24

Se non ricordo male tu sei più indirizzato verso Skip James (e Lonnie Johnson, o sbaglio?)

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Hospiton
29 Marzo 2021 5:46

Mi piacciono molto entrambi ma non li ho studiati bene, giusto qualche brano di ognuno, skip James grande voce, difficile emularlo, Lonnie Johnson eccezionale fraseggio(in duetto con Eddy Lang altro nome per il nostro Salvatore Massaro sono veramente epici) no come detto ho studiato abbastanza a fondo Blind Blake, che mi è bastato devo dire. Altri nomi importanti sono ovviamente il Rev.Gary Davis, Big Bill Broonzy, il mitico Tampa Red, mississippi John hurt, ma ce ne sono tantissimi di fenomeni, anche parzialmente sconosciuti.

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 5:59

Conosco diversi di quelli che hai citato, sul mitologico Eddie Lang/Massaro mi sono informato proprio mentre leggevo il libro di Polillo che lo citava spesso nei primi capitoli “storici” (strepitosi), ho trovato qualche suo duetto con il violinista Joe Venuti – che pare avesse pestato il chirurgo responsabile della morte del povero Massaro – mentre quelli con Johnson devo ancora ascoltarli con l’attenzione che meritano.

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 5:24

Se non ricordo male tu sei più indirizzato verso Skip James (e Lonnie Johnson, o sbaglio?)

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  Bertozzi
27 Marzo 2021 11:28

Sai che non conoscevo Blind Arthur Breakdown, in effetti sono decenni che non suono quel tipo di musica. Per molti anni mi sono dedicato alla musica classica per chitarra.
Comunque me la sono andata a cercare ed in effetti non è di facile esecuzione. Da quello che ho visto ci vuole una più che buona tecnica della mano destra.

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 5:20

Ah ah credevo di esser l’unico ad aver visto “Mississippi adventure”…simpatico e bella colonna sonora, anche se non fatico a credere che dei veri amanti del blues non lo prendano neppure in considerazione. Ry Cooder però ci sa fare, nonostante non sappia nemmeno leggere uno spartito, stando a quello che diceva Wim Wenders in un’intervista! Purtroppo dal punto di vista cinematografico l’offerta non è mai stata all’altezza della situazione, ci si accontenta di qualche film minore. Leggermente diverso il discorso per il jazz, “Bird” di Clint Eastwood mi piacque anche se lo vidi prima di leggere un po’ di materiale su Parker e sulla scena bebop. Ho terminato da poco “Jazz” di Arrigo Polillo, un librone di 850 pagine circa (considerato una pietra miliare, anche se probabilmente oggi saranno disponibili studi più aggiornati) e ora vorrei rivedere il film per rivalutarlo con più informazioni a disposizione. Clint comunque mi sembra affidabile, essendo lui stesso un appassionato (non so se che ne pensi della serie di documentari sul blues girati da grandi registi come Scorsese, Wenders ed appunto Eastwood – che si occupò dell’episodio sul Piano blues, carrellata su giganti come Art Tatum, Fats Domino, Dr. John, Ray Charles – personalmente… Leggi tutto »

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Hospiton
29 Marzo 2021 5:31

Bello Bird e bellissimi i 7 documentari sul blues che citi. Avercene di roba così. Roy cooder è universalmente considerato un grande sia tra chitarristi acustici che elettrici così come Steve Vai ma per M.Adventure c’è niente da fare , è proprio il film che fa pena. Polillo ce l’ho anch’io in una prima edizione trovata in quei ritrovi mistici delle epoche passate chiamati ‘mercatini’… Beh non sarai l’Alan Lomax ma mi sembri molto più sul pezzo di molti articolisti! Sempre un piacere, Hospiton…

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 5:49

Eh si, d’altronde se come protagonista han dovuto scegliere Ralph Macchio (non un De Niro, per intenderci) evidentemente le ambizioni erano modeste…per quanto concerne alcune discussioni che ho letto nei commenti ai pezzi di Tonguessy, bè non ho le vostre competenze teoriche e neppure tecniche riguardo al genere ed allo strumento (suono la chitarra da tanti anni ma non ho mai studiato in modo sistematico e la padronanza è insufficiente) quindi non posso entrare nel merito, al massimo azzardo qualche considerazione di carattere storico. Detto questo i suoi articoli e le discussioni tra te, Pietro e lo stesso Tonguessy sono davvero interessanti, quantomeno si parla di qualcosa di stimolante perché ormai ne ho le p…e piene dei pezzi sul covid, capisco sia l’argomento più importante del momento ma non ne posso più quindi benedetti siano i vostri dibattiti su Blues, jazz e dintorni. Un piacere anche per me Bertozzi…

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 6:11

Scusa se torno sull’argomento ma ascoltavo il pezzo di Blind Arthur da te citato, “Breakdown”, non lo conoscevo e volevo chiederti quali sono le difficoltà maggiori che hai incontrato nell’esecuzione…

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Hospiton
29 Marzo 2021 8:12

Ma che scusa figurati è un piacere, allora essendo un breakdown non è nemmeno una vera e propria canzone ma, come da tradizione di musica per le danze, una sorta di intermezzo strumentale che i musicisti facevano tra un pezzo e l’altro mentre i danzatori si riposano, e quindi è un po’ più veloce un po’ più ardito e con anche un po’ di improvvisazione, per cui vedi che la storia non è semplice, questo in particolare è un po’ figlio di altri suoi pezzi, tipo west coast blues, da questo è infatti ripresa la cellula armonica principale (A7 D7 G7 C) abbastanza semplice a livello armonico, il problema è che lui esaspera le sincopi, o controtempi le stoppatine sia con mano sinistra che destra (che rimane comunque la più complicata soprattutto per il ‘drop down thumb’ del pollice da sesta a quinta corda…). Discorso un po’ lunghetto, in ogni caso, ti lascio un video dove un tizio dà i primi rudimenti di queste tecniche.
https://youtu.be/UKy1zb2isAs

Se vuoi approfondire io do anche lezioni private, se vuoi farti una zoomata o skypata per te ovviamente farei un super prezzo e prima lezione gratuita, nel caso messaggiamoci in privato.

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Bertozzi
29 Marzo 2021 9:39

Grazie per il link (e per le “pillole” storiche, vere e proprie prelibatezze*)…si, immaginavo che il lavoro sulla mano destra fosse la parte più complicata, ad orecchio ho pensato un ingenuo “dai, posso tentarmela” ma alla prova dei fatti so bene come certe ritmiche facciano uscire di testa. Inoltre se dici che preparare questo pezzo ti ha impegnato per mesi evidentemente ci sono un’infinità di sfumature che ad un primo ascolto non ho saputo cogliere. Eh, altroché se mi piacerebbe approfondire, purtroppo nell’ultimo anno ho trovato giusto il tempo per qualche strimpellata (performance rivedibili, diciamo che il vecchio Clapton non mi inviterebbe al Crossroads GF). Non che prima del covid la situazione lavorativa fosse rosea ma ora le cose sono peggiorate soprattutto a livello di tempistiche e non posso pianificare praticamente nulla in anticipo, magari capitano due settimane filate senza pausa (nell’ultimo mese spesso non riuscivo neanche a ritagliare lo spazio per leggere o commentare qualche articolo su CDC) e all’improvviso diversi giorni a girarmi i pollici. Comunque se le cose dovessero migliorare o quantomeno stabilizzarsi terrò senz’altro a mente la tua generosa offerta, sarebbe magnifico dedicarsi con costanza allo studio della chitarra seguito da una persona competente e prima… Leggi tutto »

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Hospiton
29 Marzo 2021 10:06

Grazie a te!

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Hospiton
30 Marzo 2021 0:20

Ma bene! Qui su CDC c’è chi impiega il proprio tempo per far crescere il sito traducendo e scrivendo articoli GRATUITAMENTE e chi approfitta di questa attività di volontariato per piazzare le proprie offerte speciali da hard discount. Farò presente la cosa agli amministratori. Non tollero che il mio lavoro sia usato per scopi di lucro personale.

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Tonguessy
30 Marzo 2021 3:17

Buongiorno Tonguessy, ti riferisci al link del libro di Maffi che ho inserito? Mi spiace, era solo per segnalare un buon volume che ho acquistato di recente e ho trovato interessante, ho messo il link per non aggiungere al commento altre righe con la descrizione del contenuto del libro…comunque lo elimino e mi scuso, non avevo intenti per così dire “commerciali” (e in quel momento non ho pensato al fatto che non si debbano inserire link relativi a prodotti in vendita…una sbadataggine, chiedo venia!)

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Hospiton
30 Marzo 2021 6:27

Ma no, Hospiton! Devo darti delle spiegazioni. Ho bloccato l’utente Bertozzi, quindi non posso leggere i suoi commenti, sempre molto offensivi nei miei confronti. L’ho fatto per evitare inutili flames, e perchè non desidero parlare con chi ha dei pregiudizi nei miei confronti. Fatto sta che ho scritto decine di articoli per CDC, sempre a titolo gratuito. Ora, sommiamo le cose: ho quasi cinquant’anni di esperienza in didattica musicale, ho scritto un metodo di tecniche di improvvisazione, ho messo in piedi credo il più grande laboratorio musicale in Italia, con svariati corsi e decine di iscritti (non online), ma non voglio annoiarti con il mio CV. Dall’altra parte c’è quel tizio che, usando il mio disprezzato articolo come trampolino per il suo business ti ha proposto delle lezioni a pagamento, ma in stile hard discount: compri tre e paghi due. No, non ci sto. I personaggi della caratura dei vari Bertolaso e Arcuri è meglio che mi stiano distanti. Le persone che disprezzano quello che faccio gratuitamente per lucro personale possono solo vergognarsi. Non voglio uscire dal copyleft. Scrivo quello che scrivo, impiegando il tempo che ci metto perchè ci credo. Punto. Ti chiedo quindi scusa se ti sei sentito… Leggi tutto »

Hospiton
Hospiton
Risposta al commento di  Tonguessy
30 Marzo 2021 7:14

Ma figurati, nessun problema, un po’ ho immaginato che ci fosse una sorta di equivoco ma la questione del link relativo ad un prodotto in vendita andava effettivamente contro le regole di CDC quindi in ogni caso giusto eliminarlo, al massimo inserisco un semplice riferimento al libro di Maffi (che tra l’altro consiglio anche a te, se non l’hai letto, davvero un bel lavoro!). Per quanto concerne la tua preparazione credo che questa si evinca nitidamente da ogni pezzo che pubblichi a riguardo, come detto in un altro commento non ho esperienza o competenza teorica pari alle tue o a quelle di altri utenti ma penso di saper riconoscere chi possiede un ampio bagaglio in campo musicale ed è senza dubbio il tuo caso. Avevo notato che con Bertozzi ci sono state diverse discussioni ma non sapevo l’avessi bloccato, mi spiace perché anche lui mi pare piuttosto addentro la materia e, pur avendo vedute diverse dalle tue su vari aspetti ( e magari un modo di esprimerle piuttosto sanguigno), i vostri dibattiti arricchirebbero ulteriormente gli articoli da te pubblicati, già sostanziosi ed originali di per sé stessi. Non voglio però esser indiscreto ed immischiarmi in faccende che non conosco a… Leggi tutto »

Bertozzi
Bertozzi
27 Marzo 2021 9:53

Pappone degno della peggiore Wikipedia.

Stormy Feather
Stormy Feather
27 Marzo 2021 10:25

Non so neanche da dove cominciare…ci provo. Gli Usa sono pieni di contraddizioni ed hanno la rara capacità di arrabbiarsi con gli altri dopo aver compiuto errori madornali ( parlo naturalmente del governo, le alte sfere, non la povera gente che lavora in fabbrica). Forse proprio per questo hanno prodotto due delle più belle forme d’arte al mondo: il blues e il jazz. All’interno di queste esistono due categorie di musicisti: quelli a cui interessano i soldi ( cash, money, e tanti possibilmente) e quelli disinteressati che vogliono solo stupire o arrivare dritti al cuore delle persone. Bird era uno di questi, ma anche Muddy Waters, B.B.King , Rober Johnson ( per citarne solo alcuni). Per quanto riguarda la questione del razzismo vorrei dire che né la guerra di secessione né le Pantere Nere né nessun altro è riuscito o riuscirà ad estirpare e sconfiggere i pregiudizi atavici insiti nell’ignoranza delle persone mediocri ed insignificanti. Il blues e il jazz esistono ancora negli states ma devono fare i conti con altre non musiche che stanno conquistando le masse: il rap e certa non musica leggera. Non c’è niente da fare, purtroppo è una questione di sensibilità e di cultura. Dal… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Stormy Feather
27 Marzo 2021 11:03

Purtroppo alcuni Nativi americani sono i primi responsabili delle proprie disgrazie, basti pensare al ruolo dei Crows nel fare da guide alle giacche azzurre per scoprire gli accampamenti dei “nemici”. Altre tribù le hanno provate tutte, ma il tradimento bianco è sempre stato in grado di sopraffare qualsiasi promessa. Discorso lungo.
Sulle due categorie di musicisti può essere vero come no. Se prendi Miles Davis ad esempio era tanto bravo quanto ricco, così come molti jazzmen dell’epoca. Ci sono stati viceversa musicisti la cui genialità non venne mai valorizzata, penso ad esempio a Denny Gatton considerato come il più sottovalutato chitarrista Country-Rock anche da riviste specializzate. Non so se Gatton non volesse essere famoso oppure se la questione gli fosse irrilevante.

E’ cioè difficile discernere tra volontà e casualità: ci sono musicisti pazzeschi praticamente sconosciuti e musicisti di m..da ricchi e famosi. La ruota del destino è imprevedibile

LuxIgnis
LuxIgnis
Risposta al commento di  Tonguessy
27 Marzo 2021 11:36

Sui nativi americani magari un giorno capiterà di approfondire l’argomento, perché è un discorso lungo e complesso. E’ lungo anche per sfatare i vari miti derivanti dai film hollywoodiani che hanno distorto la storia. Totalmente falsi.
E’ vero che anche loro si sono fatti male da soli, ma credo non avessero alternative.
La musica è bella tutta. E ci sono musicisti eccelsi in tutte le categorie musicali (va beh non proprio tutte…). E come dici tu, alcuni sono diventati ricchi e famosi, altri decisamente no e poco conosciuti. La ruota del *ulo è imprevedibile.

Stormy Feather
Stormy Feather
Risposta al commento di  Tonguessy
28 Marzo 2021 15:42

I musicisti blues e jazz sono maledetti. Perché sono questi tipi di musica ad essere tali. Secondo me i musicisti devono essere analizzati singolarmente ed individualmente. Non si tratta di fortuna ma di come loro sanno gestire i propri interessi e la loro immagine. Bird ( inventore del bebop, capace di farti cadere la mandibola mentre suonava) dormiva vestito in vasca da bagno o in qualche cassonetto dell’immondizia. É morto quasi in miseria anche per l’indifferenza del pubblico che lo considerava un drogato fuori di testa inaffidabile. Prima tutti lo osannavano per il suo virtuosismo poi è caduto nel dimenticatoio. Stessa sorte è toccata a Danny Gatton, raffinato virtuoso della chitarra e dotato di un gusto sopraffino.Si è suicidato perché la gente non capiva la sua musica. L’indifferenza uccide. Miles Davis era ricco di famiglia ( suo padre dentista era esperto di partita doppia e possedeva addirittura diversi cavalli) e percepiva dal papà un assegno mensile mentre a New York cercava Charlie Parker per suonare con lui. Invece di continuare a suonare hard bop come faceva con Coltrane e Bill Evans ha raggiunto un pubblico più vasto con la svolta elettrica ( mi riferisco ai gruppi con Miller, Foster, Schofield,… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Stormy Feather
28 Marzo 2021 16:50

Bisogna contestualizzare: il bebop era molto di moda e, nonostante Miles Davis fosse ricco di famiglia, molti altri non lo erano però conducevano vite da ricchi per le vendite di dischi e concerti. All’epoca non c’erano i file streaming di musica, al massimo le cassette per copiare i vinili che costavano mica poco. Insomma giravano molti soldi, e le case discografiche erano molto aperte verso le novità. Oggi è tutta un’altra musica. Nessun talent scout, nessuna novità che non sia telecomandata. Oggi le major non rischiano più: la denuncia di quasi quarant’anni fa di Carly Simon è che le major si sono chiuse a riccio e erogano soldi col contagocce in base agli utili per genere. Ma negli anni del bebop le cose stavano in modo diverso. Come dicevo nel mio precedente articolo fu il Blues Revival inglese a riportare all’attenzione degli stessi americani il Blues. Questo è quanto dicono i vari BBKing, A. King, M Waters etc…BBKing ammetteva che se non fosse stato per i vari Clapton, Mayall e soci avrebbe finito i suoi giorni nelle campagne a fare l’agricoltore. Torniamo ai giorni nostri: un amico in gita a New York va ad un concerto dove suonava Peter Erskine… Leggi tutto »

Zuccone
Zuccone
Risposta al commento di  Stormy Feather
27 Marzo 2021 13:51

JJ Cale….

Nightwhisperer
Nightwhisperer
27 Marzo 2021 10:19

Sono un grande e appassionato consumatore di musica di ogni genere e tempo. Il blues e il jazz li ascolto, specie quelli degli anni’50 molto volentieri. La mia conoscenza è molto superficiale perché per me la musica è un momento di crescita spirituale interiore, niente di più.
Però se devo mettere a confronto le complessità della musica classica coeva tipo Shostakovich o Prokofiev, il jazz e il blues sono poco più che rumore…
Nulla toglie però al percorso doloroso e complesso dalla prima metà dell’800 che ha portato alle contaminazioni latine, habanera, carioca, jive, per arrivare al jazz.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Nightwhisperer
27 Marzo 2021 10:54

Se la complessità è il metro di giudizio, allora la dodecafonia o la musica sperimentale sono irraggiungibili. Ma il Blues parte da tutt’altro presupposto: tramatura semplicissima, azzeramento dei ruoli principali, importanza primaria delle sfumature intese come valore personale. Si tratta del confronto tra sentimento ed emozione Vs costruzioni mentali. Che possono essere tanto complesse da risultare incomprensibili

Stormy Feather
Stormy Feather
Risposta al commento di  Nightwhisperer
27 Marzo 2021 10:54

La tua conoscenza del jazz è davvero molto superficiale. Tu non hai mai ascoltato Charlie Parker e John Coltrane altrimenti capiresti il paragone con Prokofiev e Shostakovic (e anche Stravinsky, che Parker amava)che io non conosco. Sei poi per te la complessità è un metro di giudizio devo dire che non sono d’accordo. Basta una sola nota ben assestata per dire un milione di cose.

Nightwhisperer
Nightwhisperer
Risposta al commento di  Stormy Feather
27 Marzo 2021 11:27

Infatti non sono un musicologo e neanche un musicista perciò da assoluto profano esprimo una valutazione complessiva che non è solo creatività nella dissonanza e nelle sperimentazioni, ma proprio solo banalmente nel dominare la complessità strumentale: anche questa è cultura e non si può paragonare un violino a un tamburo, o un pianoforte a un’armonica; oppure un balletto su musica di Tchaikovsky a un rito woodoo.

Marco Tramontana
27 Marzo 2021 14:45

Complimenti, come sempre!

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Marco Tramontana
30 Marzo 2021 0:20

Grazie!

gian
gian
28 Marzo 2021 5:08

Sembra quasi, nel seguire i commenti, che lo schiavismo, sia una prerogativa dei bianchi oppure, secondo altri, una caratteristica degli arabi. Ho l’impressione che si tenti in questo modo di “bonificare” l’intera umanita’, quindi anche noi stessi, da un’origine in cui la schiavitù era una istituzione sociale (con. rif. al Codice di Hammurabi), istituzione consolidata nell’Antico Testamento (ecco perché cattolici, ebrei ed arabi non avevano nessun problema a praticarla). Il problema comunque è che se si continua a ritenere che chi stabili’ quelle prime regole razziali fossero degli dei sarà ben arduo risolvere il problema, perlomeno in tempi brevi. Finché non si prende consapevolezza che l’umanita nasce schiava (identificando quindi l’origine della causa) non si sarà in grado di superare culturalmente tale condizione.
All’articolo do atto che lascia lo spazio per ribaltare l’intero paradigma.
Ovviamente quanto sopra al netto delle dotte discussioni in ambito musicale.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  gian
28 Marzo 2021 10:27

Quello che mi causa sconforto è che quasi nessuno ha sottolineato il parallelo con i tempi attuali in cui essere schiavi per cause “superiori” viene accettato come normalità. Eppure frequentiamo un sito che costantemente ci ricorda quanto schiavi siamo di procedure illecite ed immorali. Macchè, tutti ad accanirsi su chi abbia la colpa originaria, dimenticando chi siamo noi oggi: schiavi attorniati da schiavi che pretendono la schiavitù come rimedio a non so bene cosa.

Deheb
Deheb
Risposta al commento di  Tonguessy
29 Marzo 2021 6:25

Non si tratta di stabilire chi abbia la colpa originaria o le colpe maggiori. A mio parere si tratta (o si tratterebbe) di interrompere la perpetuazione di una narrazione che non è sbagliata ma parziale. Accidentalmente si continua a declinare questo fenomeno come determinato dall’uomo europeo. Sempre accidentalmente questa è la base per far ricadere un grande senso di colpa sulla società europea attuale (compresa quella americana di derivazione). E il senso di colpa e la paura sono due grandi molle che possono essere sfruttate alla bisogna. Sempre casualmente il senso di colpa dell’Europa (stabilito dagli europei stessi) viene utilizzato ad esempio per giustificare l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia, si dice sia la conseguenza delle politiche europee dei secoli scorsi e la sua nemesi.
Ma come mai, visto lo schiavismo presente e più diffuso nelle società islamiche, non si menziona mai un “senso di colpa islamico”?

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Deheb
29 Marzo 2021 14:58

L’articolo non parla di senso di colpe quanto di analisi su come possa venire accettata la schiavitù dagli stessi schiavi come soluzione per la propria vita. Non mi interessa qui enumerare le possibili varianti dello schiavismo planetario e stilare le relative graduatorie. Trovo tutto questo irrilevante.Mi interessa capire come si possa accettare la schiavitù e anzi renderla obbligatoria anche per chi non la desidera. Il che ci porta ai tempi attuali. Siamo bianchi, non neri e nessuno ci ha portato via dalla terra che ci ha visti nascere. Eppure non siamo poi così diversi da quegli schiavi afroamericani che disprezzavano chi osava non rendere omaggio al dio della loro schiavitù. Quel dio oggi si chiama scienza medica

casalvento
casalvento
Risposta al commento di  gian
28 Marzo 2021 13:50

Gli schiavi erano il petrolio, l’energia del passato. Chi muoveva le navi, le galere? Credo che esistessero in tutte le società, quantomeno a seguito di guerre, i prigionieri che diventavano schiavi appunto. Anche nelle coste italiane esistono ancora ruderi delle torri di avvistamento delle navi negriere arabe, come ben raccontato da Monicelli in Brancaleone. Quando i fenomeni assumono forme organizzate e di massa, ovviamente colpiscono di più l’immaginario, come la tratta degli africani e l’olocausto, facendo purtroppo dimenticare la globalità e ‘normalità’ del fenomeno.

LuxIgnis
LuxIgnis
28 Marzo 2021 4:36

E’ bellissima la cumbia colombiana.
C’è un film di un grande regista colombiano, Ciro Guerra (mi sa di origini napoletane), molto poco conosciuto qui in Europa, che in uno dei suoi film -Los viajes del viento- parla del viaggio che percorre un musicista di accordion (organetto) insieme al suo apprendista, ed è pieno di musiche popolari colombiane bellissime.
Film notevole, da vedere per chi piace quel tipo di musica.
Purtroppo si trova solo in lingua originale ma si trovano i sottotitoli in italiano.

Tonguessy
Tonguessy
30 Marzo 2021 0:22

Abbi pazienza: sono un chitarrista e non saprei darti indicazioni su quanto chiedi. Le mie orecchie sono puntate verso le chitarre elettriche.