Blues indeterministico

 

 

Il determinismo è buffo: pensa che il percorso sia lineare e che alla sua fine ci sia la perfezione. Ne avevo parlato nel mio ultimo articolo. Davvero buffo, specie in musica. Non vorrei annoiarvi troppo con nozioni che vanno ben oltre gli interessi di questo sito, quindi cercherò di essere conciso. La storia inizia con il monocordo di Pitagora, il quale aveva fondato la sua scuola sulla Tetraktys, ovvero i primi quattro numeri sui quali dovevano giurare fedeltà eterna i suoi discepoli. Pitagora fu probabilmente il primo studioso a cercare di dare una veste matematica agli intervalli, ovvero alle diverse “distanze” tra le note. Fu così che scopri che applicando la legge aurea al monocordo (dividendo cioè la distanza tra le due estremità per 2/3) si trovava la quinta, ovvero la Dominante. È un fatto fisico, basta misurare le oscillazioni delle armoniche. Ovviamente moltiplicando altre 11 volte questo intervallo dovrebbero saltare fuori tutte le 12 note e ripartire dalla Tonica o Fondamentale. Niente di tutto questo. Provate pure, alla fine non ci si ritrova alla nota di partenza, pure di ottave superiori (quindi con frequenza doppia, tripla etc..).

La storia delle accordature è affascinante per come i vari musicologi avessero tentato di far quadrare i conti. Solo che non tornavano mai. Alla fine ci volle Bach con la sua scala equabile a sistemare la questione, limando qui e lì. Oggi esiste solo la scala temperata, e la Dominante di Pitagora non è la stessa di secoli fa.

Il problema delle accordature precedenti (di Pitagora, Zarlino, Werkmeister etc..) [1] è l’impossibilità del cambio tonale per i pianoforti (quindi niente fughe). Per gli archi non esiste problema, dato che non c’è mai stata una suddivisione fissa tra le note. Ma il pianoforte stava acquisendo sempre più importanza, e così fu imposta la scala temperata con la quinta calante ma con la possibilità di cambi tonali. La storia delle elites che dominano si ripete dappertutto, anche in musica. In un’orchestra la quasi totalità degli strumenti non soffre di questi problemi, ma basta un pianoforte per imporre la visione che gli fa più comodo. I musicisti considerati i migliori compositori di sempre sono in buona sostanza pianisti. E se sentite qualcuno dire che la musica è matematica, sappiate che non ne capisce nulla di storia della musica, che procede per approssimazioni e non per calcoli precisi.

Se le cose sono difficili con le scale maggiori, con le minori diventano impossibili. Non vi annoierò ulteriormente con l’analisi armonica, vi basti sapere che in pratica esistono ben tre scale minori (naturale, armonica e melodica) per tentare di far quadrare i conti. Che però non tornano mai. Il vero problema delle scale minori è che non esiste una vera Dominante, un accordo cioè maggiore con la settima minore, l’unico in grado di annunciare il monarca, sia esso in chiave maggiore o minore. Si, perché gli accordi sono come una grande casata, con il monarca (la Tonica), il vicemonarca (la relativa minore) e via via fino al maggiordomo che ha il compito di annunciare solennemente il ritorno del monarca: la Dominante. Senza maggiordomo che annuncia, il monarca ci fa una ben magra figura: non si rientra in scena senza adeguata coreografia. Ascoltatevi qualche finale verdiano per capire.

La scala minore melodica poi, è davvero un insulto con la sua serie di intervalli ascendenti di un tipo, e discendenti di un altro: da quando in qua le linee melodiche sono distinguibili in ascendenti e discendenti? Per chi ne capisce di musica lancio una sfida: trovare gli accordi (tre terze sovrapposte) costruiti sui vari gradi della scala armonica e melodica ascendente. Un delirio.

Inutile che dica quanto trovi tutto questo ridicolo, ma tant’è…, tutto questo arrampicarsi sugli specchi è uno dei frutti del bisogno di perfezione che attanaglia la nostra cultura. Secoli di accurati studi per rendere credibile ciò che ha fondamenta discutibili, il tutto a maggior gloria di pochi. Vi viene in mente qualcosa di recente per caso?

Non finisce qui: la terza (Mediante o Caratteristica) determina se l’accordo è maggiore o minore e Tertium non datur. Davvero? Eppure con un violino o con la voce si può stare lì in mezzo. Ma con un pianoforte no. E comunque: che accordo sarebbe, né maggiore né minore?

Cambiamo registro. Partiamo con l’idea che la perfezione e relative gerarchie non esistano e che per definizione si contratti ogni cosa. Mettiamo che l’accordo possa essere contemporaneamente maggiore e minore, e non serva alcun maggiordomo ad annunciare il re, perché non esiste alcun re e tutti gli accordi hanno identica dignità e composizione. Una mezza anarchia, dove maggiori e minori si mischiano in preda al libertinaggio sfrenato e non esistono architetture gerarchiche precise. Una narrazione musicale dove è tutto molto poco preciso e le note non hanno una definizione esatta. E spesso neanche il tempo.

W.C. Handy era un minstrel, band di intrattenimento che girava gli States, ed una sera sentì qualcosa che gli cambiò la vita: uno sconosciuto chitarrista stava “eliminando” le scale temperate (i tasti della chitarra che suonava) con un coltello che scorreva senza soluzione di continuità tra le note. Qualcuno aveva capito che le modalità classiche soffrivano di limitazioni cervellotiche e aveva deciso che così si perdevano troppe cose, troppe sfumature essenziali. Coltello all’inizio, poi bottleneck (collo di bottiglia segato) e infine tubo di acciaio per eliminare del tutto i tasti della chitarra con lo slide. Quel giorno nacque ufficialmente il Blues, la musica del diavolo. Il primo Blues DOC si chiama “St Louis Blues” (ma forse no, indeterminismo). Si chiama musica del diavolo (quindi poco canonica) per distinguerla dalla musica divina, o giù di lì. La tratta degli schiavi africani aveva prodotto in loro due distinti atteggiamenti: chi credeva che i bianchi, avendoli sottomessi, godessero dei favori di divinità più potenti delle loro (quindi da onorare maggiormente) e chi invece mandasse a quel paese divinità e padroni bianchi. I primi si ritrovavano a cantare in chiesa a fianco dei padroni la domenica mattina, i secondi, anime ribelli, il più delle volte scappavano, venivano impiccati e alle volte facevano la vita dei vagabondi pur di non ubbidire. Dai primi nascevano spiritual e poi gospel e infine il jazz, dai secondi il blues e poi il rock. L’imperfezione aveva sfidato la perfezione, e tutti i magheggi per renderla credibile. I classici si arrampicavano sugli specchi per creare il maggiordomo perfetto, i bluesmen se ne fregavano di maggiordomi e re. La Dominante diventava così Tonica e viceversa, dato che era ed è impossibile distinguerle. Una caratteristica del Blues e poi del Jazz è la Blue Note, una nota che non è né di qua né di la secondo la scala temperata. Sono note imprecise dal punto di vista dei rapporti di frequenza, note indisciplinate ed indeterminate. Sono le note su cui si basa la narrazione musicale di buona parte del ‘900. Non più appoggiature da cicisbei, ma mezze frasi, mezze tonalità, mezze certezze. L’indeterminismo aveva trovato dei fan. Inutile dire che quei sostenitori dell’indeterminismo erano gli ultimi, gli sfruttati, gli emarginati; al punto che i fondatori della storica etichetta jazz Blue Note, i tedeschi Alfred Lion e Francis Wolff, furono sorpresi di vedere come nei democratici USA le cose fossero quasi peggio che nella nazista Germania di allora. Non dimentichiamo poi che la storica Chess Records, casa discografica dedita al Blues, era stata fondata dai fratelli Chess, polacchi. All’epoca la segregazione era un aspetto sociale indiscusso. La musica del diavolo era roba per poveracci che i perfezionisti della razza non tolleravano. BB King nella sua biografia riconosce che se non fosse stato per il British Blues Revival avrebbe passato la propria vita facendo il contadino, invece di essere riconosciuto il genio della chitarra che è stato. Herbie Hancock in un’intervista dichiarava che Blues, Jazz e relative sfumature (Soul, R&B, Funk etc..) sono la rivincita di secoli di abusi subiti dagli afroamericani: l’influenza di questi stili ha ormai radici mondiali (karma o contrappasso). Ma tutto questo è stato possibile grazie all’Europa. Fosse stato per gli americani probabilmente sarebbero rimasti fenomeni locali. A titolo di esempio Jimi Hendrix ha soltanto “copiato” quell’eccezionale Power Trio dei Cream, punta di diamante del Blues Revival degli anni ‘60.

La chiave di lettura di quanto esposto rimane il bisogno di mantenere viva certa gerarchia (sociale quindi musicale); qualsiasi tentativo di espressione diversa va soppressa perché mina l’archetipo su cui si basa tutta la costruzione. E, ancora una volta, anche chi avrebbe interesse nel minare tale archetipo si mostra costantemente disponibile a rinvigorirlo. Un famoso jazzista di cui non ricordo il nome diceva che la parola Jazz non gli andava bene: avrebbe preferito che la sua musica fosse chiamata Musica Classica Nera (o Afroamericana, non ricordo).

Non esistono solo 12 note, ne esistono una infinità. La dimostrazione è nel paradosso di Zenone (la tartaruga ed Achille) dove una qualsiasi misura finita può essere divisa all’infinito [2]. Basta ascoltarsi chitarristi slide come Derek Trucks oppure Robert Randolph per capire quali vette di espressività possano essere aggiunte se si evitano le schematizzazioni eccessive. La divisione inflessibile tanto delle frequenze che dei ruoli è la dimostrazione di una rigidità che resta impermeabile comunque ai venti dei cambiamenti, e anche questo è un fattore ormai organico della società in cui viviamo e che ci rende tutti partecipi o delle aristocrazie o dei cambiamenti.

 

PS: Sono disponibile a chiarimenti tecnici per chiunque desiderasse approfondire le tematiche trattate

 

[1] http://seraph.it/blog_files/5048da7133dd7120e1549a320c2fad0d-129.html

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Achille_e_la_tartaruga

 

 

51 Commenti
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R66
R66
2 Marzo 2021 6:16

Seppur ti sei limitato nell’aspetto tecnico, credo che i paragoni e le metafore siano difficili da cogliere per chi non abbia un minimo di conoscenza in ambito musicale.
In generale bell’articolo, bravo.
Applauso per “appoggiature da cicisbei” 🙂

danone
danone
2 Marzo 2021 8:08

Tonguessy hai usato il discorso musicale per dirci altro. Non ho sufficienti competenze musicali per poter ribattere o contraddirti a “tono” in tema musicale, ma posso dirti che se in questo modo cerchi di sdoganare l’indeterminismo, che ormai credo sia una tua categoria dello spirito, continui imperterrito nell’equivoco.
Non c’è niente di più deterministico delle lettere dell’alfabeto, che sono quelle, non una di più non una di meno, delle regole della grammatica che sono quelle, della sintassi, e via dicendo, però con tutto questo determinismo rigido, puoi comporre infinite opere di poesia e di narrativa, lettere d’amore e di licenziamento, trattati musicali e codici legislativi, manuali tecnici e pizzini mafiosi. Questo per dire che non devi per forza immaginare-concepire mille note per fare milioni di composizioni musicali, bastano 4 salti fra le 7 sette note e un pò di fantasia e personalità, che poi si chiama anima in musica. E’ l’anima del musicista che strapazza il determinismo del pentagramma musicale come meglio crede o si sente di fare, non è l’ideterminismo della scala musicale a produrre la poesia e la potenza delle infinite sfumature melodiche o ritmiche.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  danone
2 Marzo 2021 8:30

Trova una teoria e adattagli i fatti è tanto semplice…

È un articolo che non merita risposta, il culmine lo raggiunge la frase”quel giorno nacque il blues”… 1912(???) Insieme alla storiella di W C Handy che sente il coltello e allora di decide di rompere le regole musicali (vocandosi all’indeterminismo)e bla bla bla…robe da Wikipedia. Qualsiasi musicista che conosce e suona la musica folk delle origini, ride davanti a ste storie.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  danone
2 Marzo 2021 8:10

Mi sapresti dire qual’è la differenza tra strapazzare il determinismo del pentagramma e rilevare che non c’è determinismo ma indeterminismo?

danone
danone
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 8:19

Ho cercato di indicartelo con l’esempio dell’alfabeto e delle regole della grammatica. Proprio perchè sono un pattern preciso, una matrice certa, la possiamo usare per costruire infinite costruzioni liberamente tratte dalla nostra fantasia, non c’è bisogno di avere un alfabeto di mille lettere per comporre liberamente. Se ho capito il messaggio dell’articolo, ovvero che le gerarchie delle regole sono un limite, io ti rispondo che non lo sono in sè, lo sono per chi o non ha fantasia o per chi la vuole vedere per forza così.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  danone
2 Marzo 2021 10:03

Imparare le regole per infrangerle è un atto di creatività. La creatività impone di andare oltre le gerarchie. Cioè di praticare l’indeterminismo.

IlContadino
IlContadino
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 10:35

Un po’ come fa Upa con i suoi puntini.

uparishutrachoal
uparishutrachoal
Risposta al commento di  IlContadino
2 Marzo 2021 11:24

In realtà non infrango le regole ma le rendo intuitive..
Riduco la punteggiatura alla sue essenza..che è quella dello spazio e del punto..e poi la sviluppo come un sistema binario..che è la base dell’informatica e degli elaboratori elettronici..oltre che di tutta la realtà ..partendo dal dualismo originario di essenza e sostanza..di maschile e femminile..di yin e yang..
La punteggiatura grammaticamente corretta è troppo sincopata..rigida..ossificata..e chiude il discorso in schemi limitanti che irritano la persona fluida chiudendola in atteggiamento meccanico..
Il discorso allora procede a scatti definiti e viene imbrigliato nella superficie materiale..come raja imbriglia satva..la violenza imbriglia la dolcezza..
Il silenzio è origine del suono..come lo spazio è origine del punto..e il punto va modulato nel suo sviluppo non ponendo la virgola come inciampo e costrizione..
Un pò come la musica orientale ricca di melismi..

uparishutrachoal
uparishutrachoal
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 11:57

Oltre le regole..ma dentro ai limiti..
Le regole sono un fatto culturale..ma i limiti sono un confine umano..
Significa che la musica si distingue dal rumore perché i suoni vengono organizzati dalla percezione in benefici o malefici..ordinati o disordinati..e se le regole tonali riguardano il sentire di certi popoli..e possono variare..lo possono fare solo all’interno di leggi superiori che alla fine si riducono alla sensazione di gradevole o sgradevole..e appartengono ad un ordine superiore che non possiamo stravolgere..
Per cui è giusto dire che la musica non è matematica e si può inventare..ma allora bisogna affidarsi all’intuizione superiore e non alle regole..nel senso che siamo legati ancora a qualcosa…che non è matematico ma percettivo..introducendo una regola più alta..che dipende dal risultato e non dalla teoria..
Voglio dire che uscire dalle regole imposte significa accettarne delle nuove..imperscutabili..ma per questo più difficili ..
Si potrebbe chiamare musica esoterica..a differenza di quella regolamentata e quindi essoterica..ed essendo libera può condurre al cielo..o all’inferno.. dipende dalla qualità intuitiva del musicista..che deve essere molto alta per non cadere nell’insentibile..
I matematici poi troveranno regole a tutto..ma il genio non le avrà seguite..perché la musica parlerà con lui direttamente senza la mediazione della mente calcolatoria..

PietroGE
PietroGE
2 Marzo 2021 7:09

-La Blue Note è normalmente la quinta bemolle (bV) che nella scala Lydia è piuttosto una quarta alzata di mezzo tono. Questo perché molti degli accordi jazz sono semi diminuiti o diminuiti. Il giro armonico II-V-I in minore usa la scala melodica per la tonica la minore bV per la seconda e la scala alterata (cioè con la nona o la quinta o entrambe abbassate o alzate) per la dominante. Chi ha sentito Hendricks alla chitarra sa che lui usava aggiungere la nona aumentata all’accordo dominante.
-Giustamente l’articolo fa notare che la musica nera era una affermazione dell’identità nera distinta da quella bianca, una ribellione culturale al melting pot assimilatorio dei buonisti bianchi.
-C’è anche la ribellione bianca, la quale non si è limitata allo scopiazzare il blues nero adattandolo un po’ alla sensibilità bianca e aggiungendo armonie più complesse. Vedi ad esempio John Mayall (Il classico :Blues from the Laurel Canyon) o Eric Clapton, ma ha eliminato la terza con i power chords dei metallici e degli heavy rocker. AC/DC insegnano. Per le armonie complesse e accordi impossibili da impostare sulla chitarra se non si hanno mani gigantesche vedere Allan Holdsworth.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
2 Marzo 2021 7:53

No, scusa. La blue note per eccellenza è la terza, non la quinta. Indecisa, indeterminata, non sa farci distinguere la maggiore dalla minore. E’ quel bending che ha reso famosi tutti i chitarristi blues. Spoonful o Politician dei Cream è l’esempio migliore che mi viene in mente: secondo te sono in tonalità maggiore o minore?
La quinta (dominante) è l’alter ego della tonica, e metterla in crisi è equivalso a mettere in crisi la tonica. Cioè le basi stesse dell’armonia classica. Da qui alla superlocria, passando per il giro delle quinte, il passo è breve. La nona aumentata o diminuita è ambivalente: In Hendrix, Clapton e più in generale nel Blues Revival mette assieme la terza maggiore con la terza minore, mentre in ambito jazzistico tenta di risolvere il problema classico della dominante, rendendo irrisolto l’accordo che invece (Foxy Lady) sta benissimo in piedi da solo in ambito più blues.

R66
R66
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 8:09

Parlando di intervalli credo siano corrette entrambe, dipende dalla tonalità (maggiore o minore)

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  R66
2 Marzo 2021 8:12

Il problema è la tassonomia: in ambito Blues la differenza tra maggiore e minore è spesso impercettibile

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 8:14

“. La blue note per eccellenza è la terza, non la quinta. ,” E con questa chiudiamo il circolo di perle che brillano fra articolo e commenti.

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 8:42

Da Wikipedia : Nel jazz e nel blues, la blue note (detta anche nella terminologia inglese “worried” note[1]) corrisponde al IV grado innalzato (quarta eccedente) della scala minore melodica. Nella scala blues, prendendo ad esempio Do, si avrà la seguente costruzione: C – Eb – F – F# – G – Bb – C... Nelle prime manifestazioni, le principali blue note erano la citata terza minore e la sottotonica (il settimo grado della scala diatonica), in questo modo: Do, Mi♭ (blue), Fa, Fa♯, Sol, Si♭ (blue) Negli anni quaranta venne data molta enfasi alla dominante trattata come blue note (intervallo di quinta calante) dai jazzisti bebop: Do, Mi♭ (blue), Fa, Fa♯ (blue), Sol, Si♭ (blue) ……………………………………………………………………………… In pratica è la stessa cosa cioè la stessa nota la bV o la #IV. Nel quarto modo della scala maggiore armonizzata, cioè in quello Lidio si deve parlare di #IV. Classicamente si tratta di accordi o scale diminuite. Dipende dai teorici, per chi suona non cambia nulla. Hendricks usa la nona aumentata nell’accordo dominante non la terza minore. Lo so che è la stessa nota ma i teorici (io non sono tra quelli) si arrabbiano…. Io suonavo il blues (la chitarra) con il… Leggi tutto »

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  PietroGE
2 Marzo 2021 8:58

Ottimo Pietro, potremmo farci una suonata un giorno! Il principio, facile per chi ha suonato e che un maestro ti insegna alla seconda lezione è che la Blue note non è ‘indeterminata’ che ti porta o di qua o di là come vorrebbe l’autore ma è una nota di colore che non cambia la caratteristica dell’accordo (minore/maggiore come invece fa la terza) è unaa nota ‘fuori’ che ha la fondamentale caratteristica di ‘creare una tensione’ che risolve sull’accordo che segue, e che difficilmente finisce da un’altra parte, la sua via è chiara e ben definita e si sa bene dove porta – essendo appunto la sua funzione, tensione-risoluzione, (in cui sta tutto il presunto malessere, la dannazione della facile retorica su questi generi musicali); a quel punto lì è molto più Blue la settima minore che risolve o sulla terza maggiore del IV grado o sulla terza maggiore del V (es in do il sib che risolve sul la del fa e sul si del sol). Ripeto, robe basiche basiche. Tensione e risoluzione sono caratteristiche fondamentali di questa musica, e infatti non mi pare siano mai state citate nell’articolo. E c’è un bel mondo di differenza fra nona aumentata e… Leggi tutto »

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
2 Marzo 2021 10:01

Robben Ford è stato un faro per alcuni anni, oggi superato da altri quali Allen Hinds, Scott Henderson e Matt Schofield.
Wiki può dire quello che crede, il problema non è la quinta ma la terza principalmente. Poi viene la quinta, è vero. Ma come vedi danno per scontato il MIb nella scala di DO, il che significa scala minore. Una puttanata. Comunque sono anche costretti ad ammettere che quel MIb è BLUE NOTE, come il SIb, che NON è blue note, perchè non scivola tra maggiore e minore. Insomma si tratta di spiegazioni fatte da incompetenti.
Le scale diminuite sono un’altra categoria, sorry.

Su Hendrix non sono per niente d’accordo: come ho detto non è la dominante ma la tonica quella che usa Hendrix ed in questo consiste l’indeterminismo blues di cui parlo nell’articolo. Ripeto: tonica, non dominante. Con dissonanze quali terza maggiore che entra in conflitto con la terza minore. C’è un sacco di disinformazione in giro.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
2 Marzo 2021 10:45

Ti dirò di più. Immagino che tu ai bei tempi del liceo usassi la pentatonica minore. Cioè I, IIIm, IV, V, VIIm, no? Mi spieghi perchè usavi quella terza minore anche se il pezzo era in maggiore (?) e perchè usavi la quinta giusta se invece dovevi usare la quinta bemolle? Capisci che c’è qualcosa che non va?

Papaconscio
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 11:45

Cresciuto a pane e Led Zeppelin, non posso che citarti “In my time of dying” come esempio di determinismo indeterminato.

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 17:10

Perché la scala blues (esempio in Do) va appunto : Do (1), Mi♭ (♭3), Fa (4), Sol♭ (♭5), Sol (5), Si♭ (♭7), Do (8). La pentatonica minore (perché c’è anche quella maggiore) comprende 5 di queste note. Nota inoltre che il bending si fa di solito sulla terza minore e sulla settima. Poi un può farlo un po’ come gli pare.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
3 Marzo 2021 1:13

Bending di settima da minore a maggiore? Nel Blues è quello che si chiama “stecca”, a meno che tu non stia suonando riff con frammenti di diminuita o superlocria, quindi blues-fusion.

Eppoi non hai riportato la frase più significativa di wiki, che mi da ragione: “ll significato dell’aggettivo inglese blue è connesso all’associazione tra il colore blu e un senso di nostalgia e tristezza tipico della musica afro-americana, così come essa era percepita dall’orecchio di uditori europei abituato alla dicotomia maggiore-minore.”
Nel blues nessuna dicotomia, solo uno scivolamento costante e continuo tra maggiore e minore anche attraverso quel bending IIIm-IIIM di cui parlavo e per cui quando suoni un brano in maggiore puoi tranquillamente usare la pentatonica minore (ma tu la pentatonica maggiore quando mai l’hai usata?)

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Tonguessy
3 Marzo 2021 2:19

Il bending serve a creare tensione. Il fatto che puoi cambiare alla IIIm alla IIIM ‘sconvolge’ le regole classiche della musica. Non solo puoi aumentare la VIIb ma anche la IV. Senti ad esempio lo Slight Return di Voodoo Chile di Hendricks lui fa il bending sul La, lo porta quasi al SIb e poi fa il Sol a corda vuota (accennato) e passa al Mi basso. Lo fa diverse volte. Sentilo.
La pentatonica maggiore e quella minore sono ovviamente relazionate. La pentatonica maggiore in Do ad esempio ha le stesse note di quella minore in Lam. In generale le formule sono : 1, 2, 3, 5, 6 se maggiore, 1, 3, 4, 5, 7 se minore (ovviamente il 7 è il 7b della scala perché le pentatoniche non hanno semitoni). Quella più usata è la pentatonica minore proprio perché ci si possono fare assoli su tutti e 3 gli accordi del blues.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
3 Marzo 2021 2:31

Ripeto: aumentare la VIIm verso la VIIM è una stecca. Inascoltabile nel blues. Provare per credere. Quello che dici sul bending IV-Vb ci sta, ma è tutt’altra cosa.
Sull’ultima tua frase: proprio perchè quando sei in IV (La se la tonalità è Mi) devi usare la IIIm (Sol) perchè se suoni la IIIM (Sol#) diventa la VIIM di La, cioè stecca. Per questo la pentatonica minore funziona, pur essendo solo un canovaccio su cui poi bisogna portare colore (bending, vibrato etc..). Insomma prova, prova a suonare quella VIIM e dimmi se sei ancora convinto di quello che hai scritto.

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  Tonguessy
3 Marzo 2021 2:53

L’unica regola fissa che esiste in questo tipo di musica è ….che non esistono regole se non quella che deve essere piacevole da ascoltare. Il bending dalla VIIm ci sta benissimo perché come gli altri bending produce tensione e perché vai nelle vicinanze della tonica. Nel jazz poi puoi addirittura suonare mezzo tono sopra la tonalità per un certo periodo di tempo (breve), per approfondire : https://www.learnjazzstandards.com/blog/learning-jazz/jazz-advice/5-ways-play-outside-blues/

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  PietroGE
3 Marzo 2021 6:26

Superlocria, come dicevo. Nulla è impossibile ma se pensi di farcela stare giocando con la pentatonica minore ti sbagli di grosso. Provare per credere

Pfefferminz
Pfefferminz
2 Marzo 2021 7:17

Inseguire e carpire i segreti della natura, per sprofondare nell’inconscio e da lì ascoltare la sua voce. Un piccolo capolavoro, bravo.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Pfefferminz
2 Marzo 2021 8:08

Grazie

Marco Tramontana
2 Marzo 2021 9:55

Non ho parole. Mentre leggevo mi saltavano in testa le musiche, di quello squarcio di storia delle origini della musica che conosco.
Robert Johnson.
Hai alzato il livello e ti ringrazio come sempre del resto.
Il bending su chitarra (alzare la nota tirando la corda) tipico di tutti i chitarristi moderni è ciò che distingue l’uomo dalla macchina: l’imperfezione irriproducibile che crea la blue note e tutte le sue sfumature. E’ l’analogico sopra il digitale.
Mi piace ragionare da romantico, e il blues delle origini aveva quel giusto sapore di “ponte tra i mondi”.
Ma bisogna avere coraggio per preservare la propria sensibilità in questo mondo. Si soffre e si ride, ma almeno si vive.

Un saluto

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Marco Tramontana
2 Marzo 2021 12:11

Roberto Johnson è quello che ha consegnato il Blues così come oggi lo conosciamo. Praticamente i suoi “pochi” brani sono diventati standard blues. Ma c’erano altre strade che sono state percorse e poi abbandonate, o sono rimaste in sottofondo.
Il bending è parte integrante di quell’oralità che il jazz ha abbandonato (seppure non del tutto): non si può trascrivere. Punto. Ce ne sono di infiniti tipi, da quelli che salgono rapidi ad altri che sono come parabole. Sono un mondo a parte, tanto come esecuzione che come risultato.

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  Marco Tramontana
2 Marzo 2021 11:34

Un accento: il bending è solo colore. E’ perfetto. L’imperfezione sta nell’esecuzione, ma in sé è solo una tecnica come l’hammer on o il pull off, il vibrato o lo slide.
Anche il Coccoluto riusciva a gettare ponti tra i mondi, magari noi non abbiamo le orecchie evolute abbastanza. Può essere?

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  colzani2
2 Marzo 2021 12:11

In un mondo in bianco e nero, il colore diventa tutto.

R66
R66
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 13:10

Sia nel concetto, sia come informazione musicale, lo zingaro uno spazietto l’avrebbe meritato. 😉

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  R66
3 Marzo 2021 1:29

Se parli di Django che con sole due dita faceva cose che neanche con cinque si riescono a fare…..

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 13:24

Le armoniche generate da una frequenza di sol è colore. Il choking è colore. La dinamica è colore. ogni tecnica volta a creare un suono è colore. Ma il colore della musica non è l’imprecisione? Ecco perché solo l’uomo può colorare con la musica. Sbaglio?

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  colzani2
2 Marzo 2021 14:38

Se, come scrivi sotto, “la bellezza è matematica sociale”, allora il colore può essere scomposto nei vari numeri primi indipendentemente dall’uomo. Personalmente però non credo molto nella matematica quanto credo l’uomo capace di dipingersi la Vita addosso. Ma anche qui si tratta di “matematica sociale”, se consideriamo il colore di Glenn Gould che esegue magistralmente le Variazioni Goldberg. In tale matematica non c’è molto spazio per imprecisioni così come le ho considerate in questo mio articolo. In ambito Blues le cose stanno in modo molto diverso, ed io considero le capacità dei bluesmen come gli arazzi colorati intessuti sopra una semplicissima trama. La trama è ben misera cosa rispetto all’arazzo. E così è ben misera cosa la pentatonica (o le 12 battute) rispetto a quell’infinità di colori che vi possono essere adagiati sopra fino a ricoprirla di scintillanti meraviglie sonore

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 15:34

Capisco. Tutti i numeri (o le armoniche e le melodie) possono essere scomposti, ed il grado di apprezzamento (o piacere) è direttamente proporzionale alla precisione con cui questi aderiscono a ordinamenti a cui abbiamo “fatto l’orecchio”. Il bluesman riuscirà sempre ad incantare l’ascoltatore con le sue coloriture sulla pentatonica e lo farà con maggior impatto quanto più le sue tecniche di “coloritura” saranno aderenti alle leggi matematiche universalmente accettate dall’attuale progresso sociale. Quelle scintillanti meraviglie sono rinchiuse nel nostro subconscio e lentamente scoperte dal progresso della coscienza sociale e manifeste attraverso il talento artistico o la destrezza tecnica. come lo scultore che vede l’opera dentro il blocco di marmo.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  colzani2
3 Marzo 2021 1:17

Esatto. Si tratta di svelare universi. Per me, adolescente, è stata un’autentica folgorazione. Un universo che ne svelava altri, sempre più affascinanti con una varietà di sfumature che i miei studi di conservatorio non mi avevano mai mostrato. Universi incompatibili, direi. Ne parlerò nel mio prossimo articolo

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  Tonguessy
3 Marzo 2021 7:07

Le mie incursioni pionieristiche invece hanno cominciato a deludermi quando ho smesso di cercare le sfumature di cui lei parla nelle nuove acque del panorama musicale, e così sbattevo la testa come una falena contro un lampione cercando di svelare universi già svelati. Ho oggi, figlio del prog anni ’70, abbandonato la Van Der Graaf per Asking Alexandria, Yes per Polyphia, e ammetto con una certa vergogna che la mia Stato si diverte di più sui riff di 12F Ninja o Periphery che sulle acrobazie di SR Vaughan.
Un’ultima osservazione: credo che l’avvento del digitale possa entrare a pieno merito nella hall of fame dei contribuenti alla coloritura della musica, personalmente, dopo un primo diffidente distacco, mi sono ricreduto e senza la moderna tecnologia l’espressione artistica sarebbe limitata alla mera capacità tecnica e al portafogli dell’artista. Chiaro che con la tecnologia si amplificano e moltiplicano anche i prodotti all’estremo opposto.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  colzani2
3 Marzo 2021 15:55

Non sono mai stato un grande estimatore del prog, ma devo riconoscere, parlando di “bellezza come matematica sociale”, era la cifra di quegli anni, assieme al blues revival. C’era una curiosità, una necessità di sapere che oggi è stata sepolta dal sé postmoderno, che non ha più alcuna curiosità, solo imposizioni o impostazioni.

Ho avuto comunque il piacere di assistere ad un concerto di Steve Howe, che ho saputo apprezzare per la notevole padronanza dello strumento e per la indiscutibile espressività. Erano altri tempi, comunque. Ogni epoca genera i propri eroi ed i propri mostri e, se posso concludere, oggi vedo solo mostri. Forse sono solo un vecchio dinosauro, destinato all’estinzione.

colzani2
colzani2
Risposta al commento di  Tonguessy
3 Marzo 2021 17:52

Caro Tonguessy, anche a me spaventano i mostri recenti, come credo che spaventasse alle “old axes” i mostri come Hendrix. Per me non è facile cercare di avvicinarmi a questi nuovi talentuosi apparentemente privi d’anima, e riconduco questa mia irrazionale all’età che avanza.

Violetta
Violetta
2 Marzo 2021 11:09

Niente, ho deciso.Mi metto dalla parte della Elite. Il popolo è troppo bue.

Passo al lato oscuro della forza.

R66
R66
Risposta al commento di  Violetta
2 Marzo 2021 11:31

Dai per scontato che ti accettino? 🙂

colzani2
colzani2
2 Marzo 2021 11:23

Le maglie più pesanti della catena che avvolge i musicisti sono proprio le scale. Esiste l’arte di eseguire la matematica della musica e l’arte di inoltrarsi dove i musicanti non osano. La quinta, la minore, la diminuita, c’è chi suggerisce il salto di frequenza ai 423Hz, i dodecafonisti, cacofonisti, la narrativa è infinita come le scuole di pensiero e le teorie.
Caro Tonguessy, certo che la musica necessita di un gerarca. Necessita di un servo, un amante ed un assassino nelle sue forme matematiche e la misura artistica è data dalla distanza con cui la sequenza armonica/melodica aderisce alle interconnessioni di frequenza universalmente accettate. Un Demetrio Stratos è un cr3tino per i ragaisti indiani così come le oscillazioni di frequenza sulle scale uygure sono vomitevoli alle nostre orecchie. La bellezza è matematica sociale. Un dogma. E’ così che il blues ha preso vita. 500 anni fa era meno poetico del brontolio di una caffettiera.
Se, come credo, il parallelo è da adagiare sull’evoluzione delle società umane, allora il determinismo nello svolgimento è scandito dal metronomo dell’economia. Poca libertà per i popoli artisticamente indottrinati.

CptHook
CptHook
2 Marzo 2021 12:38

Per fortuna che sono stonato…

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  CptHook
3 Marzo 2021 1:18

Una volta, prima di dover subire l’oltraggio di certe limitazioni fisiche, cantavo anche. Oggi sono come te, non riesco più a modulare come dovrei e la voce se ne va dove vuole. Meglio che canti qualcun altro.

Tonguessy
Tonguessy
2 Marzo 2021 15:01

Prova a sentire un bluesman nostrano, Enrico Crivellaro. Solo Blues strumentale. Ma ascolta anche Josh Smith (Cattivissimo Me) stella nascente del blues moderno.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Tonguessy
2 Marzo 2021 21:12

Ottima osservazione. Alla musica senza parole ormai restano solo piccole nicchie, come ad esempio le colonne sonore.

Aggiungo che ormai la musica delle nuove generazioni È SOLO TESTO (es. il Rap), e con questo mi pare si sia detto tutto.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
3 Marzo 2021 1:27

Rubi un riff da qualche parte, lo metti in loop e ci spari sopra miliardi di parole. Più che musica sono manifesti politici (se va bene), comprensibili per la street music dei vari Bronx, incomprensibili per le nostre latitudini.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Tonguessy
3 Marzo 2021 8:02

A me sembrano manifesti di vuoto spirituale e basta.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Tonguessy
3 Marzo 2021 1:26

Concordo. Anche per me la voce è un elemento di contorno, seppure importante. Prima c’è la musica, le vibrazione degli strumenti, il colore dell’armonia, le tensioni degli assoli. Ma se senti Mina (poteva tranquillamente battere 10-1 qualsiasi altra cantante se solo avesse voluto prendere l’aereo) capisci che la voce è comunque un valore importante, San Remo a parte. Ascoltare Mina è come ascoltare la virtù canora stessa, una dimensione che non c’entra nulla con le canzoncine italpopolari di sempre. Sempre buona la prima con lei, quando si registrava: arrivava, cantava ed in cinque minuti era finita.
Fino agli anni 80 c’erano ancora i talent scout, persone che dicevano alle major che si poteva investire in quel gruppo perchè avrebbe sfondato. Oggi non ci sono più, e proprio dagli ani ’80 che Carly Simon denuncia quanto ermetiche siano le politiche della major, impedendo di fatto ai nuovi geni musicali di emergere.
PS: Duke Robillard, altro texano da seguire.

Primadellesabbie
Primadellesabbie
3 Marzo 2021 9:59

Siamo al capolinea.

Come sempre é stato, c’é chi vuole scendere e continuare il viaggio con altri mezzi e chi vuole tornare indietro.

La musica delle sfere (é la cosa più affascinante che mi capita di cercare di immaginare), ora che crediamo di avere individuato il big bang e il cosmo in espansione, la materia trasparente, l’antimateria e i buchi neri, avrà travalicato il contesto dei 7 pianeti.