Audizione in Senato: “Incostituzionale il bavaglio ai Sindaci Stop 5G, cittadini obbligati all’irradiazione”. Si preparano le contromosse per difendere i diritti pubblici

da Oasisana.com

Martedì 28 Luglio 2020 Franca Biglio, presidente ANPCI Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia, è stata audita in Senato presso la Commissione Affari Costituzionali e Lavori Pubblici. Biglio, che è anche Sindaco di Marsaglia (Cuneo), il 12 Settembre sarà nuovamente a Roma tra i relatori della grande manifestazione nazionale Stop 5G in programma a Piazza del Popolo. Ecco parte dell’audizione avvenuta a Palazzo Madama in cui viene esplicitamente evidenziata l’incostituzionalità del Decreto Legge Semplificazioni nella norma in cui vieta ai primi cittadini di emanare ordinanze in difesa della salute pubblica.

Infine, dopo l’appello rivolto ai parlamentari di emendare e bocciare in aula il decreto liberticida, in questi giorni Alleanza Italiana Stop 5G sta scrivendo a tutti i sindaci d’Italia invitandoli a non fermarsi ed a proseguire insieme ai cittadini nella battaglia precauzionale per la difesa della salute pubblica minacciata dal wireless del 5G. Sul tavolo dei sindaci sta arrivando un dossier con pareri legali e percorsi giuridici utili a contrastare le criticate norme nel DL Semplificazioni. Aggiornamento sul dato ufficiale diffuso da Alleanza Italiana Stop 5G: ad oggi 589 COMUNI D’ITALIA SONO UFFICIALMENTE STOP5G mentre 390 SINDACI HANNO EMANATO ORDINANZE STOP5G.
“Impedire ai sindaci di introdurre limiti all’installazione sul territorio comunale di antenne 5G è incostituzionale. Perché sottrae ai primi cittadini le prerogative di tutela della salute pubblica
per di più in assenza di studi certi sull’impatto ambientale e sanitario della nuova tecnologia di comunicazione cellulare che ne escludano la pericolosità per l’uomo. La norma (art.38,
comma 6 del decreto semplificazioni) è incostituzionale anche in virtù della sua tecnica
normativa; si va ad incidere sui poteri attribuiti dal Testo unico enti locali ai sindaci con
un «commicino» previsto in un decreto legge, senza modificare la norma primaria. Infine,
la norma cozza contro il principio di precauzione stabilito dalla Ue (e recepito dall’Italia)
e in quanto tale di rango superiore alla norma ordinaria”
«È inconcepibile introdurre in un decreto legge una norma che mette il cittadino nelle condizioni di non poter scegliere se essere irradiato o meno e impedisce al suo sindaco di intervenire a tutela della sua salute. Come si fa per i farmaci che prima di essere messi in commercio vengono sperimentati (e solo se le autorità esprimono un parere favorevole, il farmaco viene venduto) lo stesso sarebbe dovuto accadere con il 5G. Ma tutto ciò non avviene, sia perché non c’è l’informazione sui rischi, sia perché non c’è possibilità di scegliere di non essere irradiati. Limitare la possibilità per l’autorità pubblica locale di intervenire a tutela della salute qualora, ad esempio, dovessero essere disponibili future informazioni che danno la certezza della dannosità del 5G è una disposizione palesemente incostituzionale”