“Americani e Tedeschi contro la Russia fino all’ultimo Ucraino”

John Elmer intervistato da Gergo Samus

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John Elmer
johnhelmer.net

Questa è un’intervista via e-mail con il giornalista Tamas Gergo Samu che risale ai primi di dicembre. Samu, un giornalista, è stato deputato del Parlamento ungherese a Budapest, poi consigliere del capo del Movimento per un’Ungheria Migliore (Jobbik Magyarországért Mozgalom), un partito chiave del blocco di opposizione parlamentare noto come Uniti per l’Ungheria (EM). Ha lasciato il partito Jobbik due anni fa ed è ora consigliere comunale indipendente nella città di Bekes. L’intervista apparirà su Erdélyi Napló (“Il Giornale della Transilvania”), il principale settimanale ungherese pubblicato a Cluj-Napoca, la capitale della regione transilvana della Romania.

TGS: Di solito le persone vogliono guardare ad un problema in termini semplici. In questa guerra la maggior parte dei Paesi occidentali incolpa la Russia ritenendola l’aggressore. Di solito vogliamo vedere il mondo in bianco e nero. Ma questa guerra è veramente la lotta dei buoni (Ucraina) e dei cattivi (Russia)?

JH: La guerra che la Russia sta combattendo è la continuazione di quella che aveva fatto difendendosi dagli attacchi militari della Germania, degli Stati Uniti e degli Inglesi fin dal 1939. L’obiettivo di questi Paesi è la distruzione della Russia come potenza europea paritetica, con il cambio di regime al Cremlino e la liquidazione delle risorse militari ed economiche del Paese come metodi. Gli obiettivi della Cancelliera Angela Merkel non sono diversi da quelli del Cancelliere Adolf Hitler, ma lei non ha commesso l’errore di Hitler di voler combattere contemporaneamente anche contro Inglesi e  Americani, né di lanciare troppo presto le operazioni militari contro la Russia. L’odio razziale contro i Russi fomentato dalla Merkel, insieme agli Stati Uniti e agli alleati della NATO, è oggi il cuore della propaganda bellica in Europa, proprio come l’odio razziale per gli Ebrei lo era nell’ideologia hitleriana.

Quando, qualche giorno fa, la Merkel ha detto ai Tedeschi che la Germania si era impegnata a far rispettare gli accordi di Minsk del 2015 solo per dare il tempo all’Ucraina di prepararsi militarmente, [ha implicitamente ammesso] di aver ripetuto ciò che Hitler aveva fatto con la Cecoslovacchia, l’Unione Sovietica e la Gran Bretagna nel 1938. Il pezzo di carta che Neville Chamberlain aveva firmato con Hitler per assicurare “la pace nel nostro tempo” si era rivelato falso nel giro di un anno. La Merkel ora riconosce che l’accordo di Minsk, per quanto le riguardava, era falso fin dall’inizio; lo ha ammesso solo ora, sette anni dopo.

Ma la Merkel stava seguendo l’esempio di Hitler da ancora più tempo. L’Aschluss austriaco del marzo 1938 e la presa di possesso dei Sudeti sei mesi più tardi [da parte di Hitler] erano stati imitati dalla Merkel quando aveva accettato l’accordo del 21 febbraio 2014 con il presidente ucraino Victor Yanukovich, nello stesso momento in cui aveva avallato il piano degli Stati Uniti per il colpo di Stato del Maidan a Kiev, che avrebbe portato alla defenestrazione dello stesso Yanukovich e dato il via al piano per trasformare l’Ucraina in una vera e propria arma puntata contro Mosca. Il colpo di Stato del Maidan aveva trasformato l’Ucraina nel lebensraum della Merkel, solo che ora lo chiamano adesione all’Unione Europea e ingresso nella NATO.

La Merkel non era impaziente, come Hitler, di iniziare un’invasione come l’Operazione Barbarossa del 1941. Aveva rifiutato di accettare il piano olandese di un intervento militare a Donetsk dopo l’abbattimento del volo Malaysia Airlines MH17, nel luglio 2014. La Merkel riteneva che quel piano fosse prematuro e che avrebbe scatenato un contrattacco russo, rischiando la distruzione totale delle forze ucraine. Lei e i leader statunitensi non erano impulsivi come gli Olandesi; erano rimasti sorpresi dalla rapida conquista russa della Crimea. Avevano quindi iniziato a pianificare per il lungo periodo. La Merkel non aveva nemmeno accettato di interrompere i lucrosi legami economici con la Russia, da cui dipendevano le imprese e [i buoni rapporti con] i sindacati tedeschi, e anche i voti necessari per la sua rielezione, avvenuta nel 2017, nonostante un 8% di voti contrari. Berlino non aveva bloccato il progetto Nord Stream 2, ma aveva ritardato la sua realizzazione, guadagnando tempo.

Nel settembre 2020 la Merkel era andata al capezzale di Alexei Navalny a Berlino, rivelando così il pieno coinvolgimento della cancelleria e dei servizi segreti tedeschi nella vicenda del Novichok. Questo è un esempio di come viene fabbricata l’ideologia del bene contro il male, di cui lei parla nella sua domanda, e, al centro, c’è l’epitome del male russo, la demonizzazione del Presidente Vladimir Putin, che la Merkel aveva giurato di distruggere, proprio come Navalny aveva dichiarato di voler fare.

In Germania la preparazione di questo piano bellico contro la Russia non si era fermata quando la Merkel era stata sostituita alla cancelleria di Berlino da Olaf Scholz nel dicembre 2021. Era terminata il 24 febbraio 2022, quando le forze russe avevano iniziato l’operazione militare speciale.

La particolarità di questa operazione è che non si tratta della guerra per l’Europa che era stata pianificata da Tedeschi, Americani e Britannici. È speciale perché l’obiettivo della Russia è smantellare l’esercito ucraino e far sì che non minacci più di attaccare [la Russia]. Tuttavia, se i Tedeschi, gli Americani e i loro alleati in Europa saranno determinati a combattere fino all’ultimo Ucraino e continueranno a condurre questa guerra contro la Russia dalle terre di confine ucraine – dalla Galizia su entrambi i lati del confine polacco, dalla Transcarpazia su entrambi i lati del confine ungherese, e da oltre le linee rumene e moldave, allora l’operazione speciale diventerà un’operazione generale. Vale a dire, la ripresa della guerra in Europa contro la Russia.

TGS: Il bombardamento delle infrastrutture civili è accettabile? Qual è la differenza tra infrastrutture civili e militari?

JH: La guerra d’assedio è antica e morale, proprio come quella degli Israeliti intorno alle mura di Gerico, la difesa di Masada dei Giudei contro i Romani o i Crociati europei a Gerusalemme. L’obiettivo è convincere la popolazione civile e le forze militari prese di mira, per quanto ostili possano essere, a rinunciare alla loro capacità bellica. La lezione della storia è che quanto più a lungo resistono le mura della città o i barbacani della cittadella, tanto più distruttivo sarà il risultato per i civili, a meno che non vengano liberati o salvati da una forza superiore a quella d’assedio.

Nella storia delle guerre europee, la campagna delle Crociate era stata decisa per la prima volta dal consenso dei Cristiani europei riuniti in Francia sotto l’egida di Papa Urbano II, nel novembre 1095. Le forze ungheresi si erano unite alle crociate, prima sotto Andrea II contro Gerusalemme e Damietta (a destra), poi contro la Bosnia, quindi contro Varna. Lei sa molto meglio di me quali erano state le invenzioni ideologiche e gli odi razziali utilizzati per motivare le truppe e raccogliere i fondi per pagare quelle campagne.

Gli Inglesi e gli Americani avevano introdotto alcune novità, come gli attacchi “Dam Buster” alle dighe tedesche nel maggio 1943 e il bombardamento di Dresda nel febbraio 1945. Una particolare innovazione statunitense era stato il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945. L’aeronautica statunitense aveva proseguito con bombardamenti a tappeto e incendiari contro la Corea del Nord, attacchi con  ordini operativi che includevano la distruzione di “ogni installazione, struttura e villaggio della Corea del Nord e di ogni mezzo di comunicazione, installazione, fabbrica, città e villaggio.” Come tutti sapete, i bombardamenti a saturazione e incendiari (napalm) degli Stati Uniti in Vietnam erano stati più estesi geograficamente, più intensi in termini di potenza esplosiva e più prolungati nel tempo di quelli subiti da Germania, Giappone e Corea del Nord.

A sinistra: Dresda, Germania, 1945; a destra, Pyongyang, Corea, 1953.

In Europa, secondo una tesi dell’Università dell’Aeronautica statunitense, “l’USAF ha da tempo privilegiato l’attacco ai sistemi di trasporto dell’energia elettrica. L’energia elettrica è considerata un obiettivo critico in tutti i conflitti fin dalla Seconda Guerra Mondiale, e probabilmente sarà così anche in futuro… Le prove dimostrano che l’unica ragione valida per attaccare le linee di trasporto dell’energia elettrica è quella di sconvolgere la produzione di materiale bellico in una guerra di logoramento contro uno Stato nazionale autosufficiente e senza assistenza esterna.” Questo era stato scritto nel 1994. Nel maggio 1999 l’USAF aveva messo in pratica il suo concetto operativo per il “futuro” con i bombardamenti della Serbia e di Belgrado.

C’è una differenza tra questo approccio militare anglo-americano e quello russo in Ucraina. L’obiettivo russo è quello di convincere gli abitanti delle città e dei paesi ucraini, così come le unità dell’esercito ucraino, ad accettare le condizioni di resa al minimo costo di vittime o di distruzione fisica. È così che si è conclusa la battaglia di Mariupol.

Il regime di Vladimir Zelensky e i centri di comando avanzato degli Stati Uniti e della NATO a Lvov, in Germania e in Polonia non hanno accettato queste condizioni. Al contrario, hanno attaccato con artiglieria a lungo raggio, missili e mortai, nonché con operazioni di commando, la centrale nucleare di Zaporozhye e la diga idroelettrica di Kakhovka. Il primo uso della forza militare contro le forniture idriche era stato fatto da Kiev che, a metà del 2014, aveva bloccato il canale della Crimea settentrionale [l’unica fonte di acqua di tutta la penisola].

Non è questo il momento o il luogo per indagare sulle prove dei crimini di guerra contro i civili che le forze russe avrebbero commesso in Ucraina, come il cosiddetto massacro di Bucha. Nei casi su cui avevo indagato a fondo, come l’abbattimento dell’MH17, le prove [della colpevolezza russa] erano sempre state dei falsi fabbricati dal servizio di sicurezza ucraino, l’SBU, con l’aiuto e la complicità degli alleati della NATO.

TGS: Esiste un risultato possibile per le due parti che ponga fine alla guerra?

JH: Sia chiaro che le parti in questa guerra sono gli Stati Uniti, la Germania e la NATO contro la Russia. Gli Americani stanno combattendo fino all’ultimo Ucraino. Ci sono ufficiali militari tedeschi, francesi, canadesi, britannici e di altri Paesi impegnati a dirigere le operazioni di guerra; sul terreno ci sono truppe da combattimento polacche. Le forniture di armi arrivano in Ucraina da tutti gli alleati degli Stati Uniti, dalla Grecia alla Nuova Zelanda. Zelensky a Kiev non ha alcun potere decisionale, così come non ne avevano Ngo Dinh Diem a Saigon, in Vietnam, o Ashraf Ghani a Kabul, in Afghanistan. Gli alleati statunitensi, invece, hanno attaccato anche i gasdotti Nord Stream per impedire ogni possibile trattativa sulla ripresa delle forniture di gas russo alla Germania. Il recente attacco missilistico ucraino nel sud-est della Polonia è un avvertimento degli Stati Uniti affinché Varsavia non prenda neanche in considerazione l’idea di fare accordi con Mosca.

Una volta chiarite le parti, quali sono le capacità degli Stati Uniti di continuare a combattere nelle condizioni attuali lungo il fronte ad est del fiume Dnieper, una volta che sarà stato interrotto il rifornimento di truppe, carburante, cibo, armi e munizioni verso est e l’evacuazione dei feriti verso ovest? Nei giorni o nelle settimane a venire, questo limite potrebbe diventare chiaro.

Quali saranno allora per la Polonia i nuovi rischi di una ricaduta della guerra attraverso i confini della Galizia e della Bielorussia – e non solo di rifugiati? E, allo stesso modo, quali saranno i rischi di una ricaduta dalla Transcarpazia in Ungheria? E di una guerra che si riversa sui confini rumeni e moldavi?

L’installazione di unità missilistiche nucleari statunitensi a Deveselu, in Romania, a partire dal 2018, e a Redzikowo, in Polonia, dall’inizio di quest’anno, sono già state definite da Putin come “linee rosse” che minacciano direttamente la sicurezza russa. La Romania e la Moldavia permettono che il loro spazio aereo e i loro campi di aviazione siano utilizzati dalle operazioni di ricognizione e di intelligence della NATO, che forniscono poi i dati di puntamento alle unità ucraine sul terreno. Di conseguenza, se i Polacchi e i Rumeni intendono combattere contro la Russia fino all’ultimo Ucraino, devono anche iniziare a valutare i rischi e i costi di questa guerra contro la Russia, quando non ci saranno più Ucraini disposti o in grado di combatterla.

A sinistra: il vice segretario alla Difesa statunitense Robert Work inaugura la base missilistica Aegis a Deveselu, in Romania, il 12 maggio 2016. A destra, la base di Redzikowo, in Polonia, gennaio 2022.

Quali termini di accordo sarebbero possibili, ci si potrebbe chiedere, almeno nel periodo successivo alle elezioni presidenziali statunitensi del novembre 2024 e alle elezioni parlamentari tedesche del settembre 2025?

Il significato delle ammissioni della Merkel e del tentativo di Scholz, questo mese, di distruggere l’unica opposizione tedesca alla guerra, il partito Alternativa per la Germania (AfD), è che le condizioni di pace russe devono ora tenere conto del fatto che gli Stati Uniti si preparano a combattere fino all’ultimo Tedesco e anche fino all’ultimo Polacco. Molte fonti polacche ritengono che le elezioni per il parlamento polacco, previste per l’autunno del prossimo anno, porteranno alla sostituzione del governo di Diritto e Giustizia (PiS) con la più filoamericana Piattaforma Civica (PO).

In queste circostanze, quali sono le prospettive di Budapest, se si vogliono preservare gli interessi nazionali dell’Ungheria?

La soluzione migliore, da questo punto di vista, coincide con un piano russo per l’armistizio e una zona smilitarizzata che rimuova tutte le armi offensive e le formazioni militari ad ovest [del fiume Dnieper].

Per un approfondimento leggete qui.

Ma fino a che punto ad ovest del fiume Dnieper? Questo dipenderà dal corso delle operazioni militari di questo inverno e dalla disponibilità delle città a scendere a patti, parliamo di Odessa e Nikolaev a sud; Sumy, Kharkov e Poltava a nord. Se l’Ucraina sarà divisa da una Zona Demilitarizzata Ucraina (UDZ) – che potrebbe soddisfare il primo degli obiettivi strategici russi annunciati il 24 febbraio – cosa ne sarà della regione galiziana intorno a Lvov, se continuerà a essere nazificata come Berlino e Varsavia hanno incoraggiato e finanziato finora?

L’attacco di Scholz all’AfD del 7 dicembre non è stato letale come la Notte dei Lunghi Coltelli di Hitler del 30 giugno 1934. Tuttavia, l’obiettivo politico è lo stesso e Scholz gode di un vantaggio propagandistico che Hitler non aveva mai avuto: l’approvazione e il sostegno di tutta l’Europa e degli Stati Uniti. Se l’odio razziale verso i Russi si estenderà verso ovest fino a Berlino, che ne sarà dell’obiettivo bellico della denazificazione? Questo cambia il modo di guardare alla mappa dell’Ucraina del dopo-armistizio.

Dal punto di vista russo, Putin ha reagito così alle ammissioni della Merkel: “È in gioco la questione della fiducia. La fiducia in quanto tale è già vicina allo zero, ma, dopo queste dichiarazioni, la questione della fiducia sta venendo alla ribalta. Come possiamo ancora negoziare qualcosa? Su cosa possiamo concordare? È possibile scendere a patti con qualcuno e dove sono le garanzie? Questo è, ovviamente, un problema. Ma, alla fine, dovremo comunque scendere a patti. Ho già detto più volte che siamo pronti a questi accordi, siamo aperti. Ma, naturalmente, tutto questo ci fa chiedere con chi abbiamo a che fare.”

L’ex presidente Dmitry Medvedev, ora vice segretario del Consiglio di Sicurezza, ha risposto all’attacco di Scholz all’AfD: “La Germania non ha piena sovranità sul proprio territorio. Le decisioni sulle questioni dell’energia, dell’industria e della difesa tedesche sono prese dallo Stato Profondo americano – e non dipendono dalle balle che racconta Scholz e nemmeno da anziani di Washington parzialmente dementi.”

Quali sono dunque le condizioni per la sicurezza della Russia riguardo alla conclusione di questa guerra? Sono state chiarite nei testi dei due trattati di non aggressione che il Ministero degli Esteri russo ha presentato a Washington e Bruxelles il 17 dicembre scorso. Si noti che l’articolo 4 del patto proposto recita: “La Federazione Russa e tutte le Parti che erano Stati membri dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord al 27 maggio 1997, rispettivamente, non dispiegheranno forze militari e armamenti sul territorio di qualsiasi altro Stato in Europa in aggiunta alle forze stazionate su tali territori al 27 maggio 1997.”

Si tenga presente che l’Ungheria e la Polonia erano entrate a far parte della NATO solo nel marzo 1999; la Romania nel marzo 2004. Più a lungo gli Stati Uniti e la Germania continueranno a portare avanti la loro guerra contro la Russia, meno valore militare avrà il territorio ucraino come zona cuscinetto, per il suo ingresso nella NATO e per l’invocazione dell’articolo 5 del Trattato NATO. Questo moderno richiamo al giuramento dei tre moschettieri – uno per tutti, tutti per uno – si trasformerà in una commedia a cartoni animati se gli odierni Athos, Portos, Aramis e D’Artagnan perderanno le loro spade.

TGS: Gli Stati baltici e la Polonia guardano alla Russia con gli occhi iniettati di sangue. È possibile per questi Stati allargare la guerra?

JH: Il vecchio adagio – bastoni e pietre possono ferire le mie ossa, ma le parole non mi feriranno mai – non è stato ancora tradotto nelle lingue baltiche o in polacco. L’odio razziale contro la Russia è solo chiacchiera e propaganda. L’intenzione è omicida, come avevano dimostrato i Baltici e i Polacchi quando pensavano che l’esercito tedesco sarebbe rimasto con loro. Ma la Wehrmacht non l’aveva fatto e neanche l’esercito americano lo farà.

Come dimostra il recente tentativo della Lituania di imporre un blocco ferroviario e stradale a Kaliningrad, i discorsi di guerra dei Baltici si trasformano in boomerang contro le loro stesse economie. L’attacco missilistico ucraino alla Polonia e la telefonata del Presidente Duda con il falso Emmanuel Macron hanno dimostrato che non c’è alcuna volontà polacca di combattere; non c’è nemmeno il timore polacco che la Russia possa invadere, a meno che non siano i Polacchi stessi a provocarla. Per il momento, i Polacchi odiano i Tedeschi quasi quanto odiano i Russi. Per Varsavia, la guerra contro la Russia rimane interessante solo se fa aumentare il flusso di denaro statunitense ed europeo nelle tasche dei Polacchi.

TGS: Ci sono molti articoli e analisi sulla rivendicazione polacca dei territori ucraini; meno frequenti sono le discussioni sulle rivendicazioni ungheresi. Esiste una possibilità realistica di annessione dei territori occidentali dell’Ucraina alla Polonia, all’Ungheria o alla Romania?

JH: Questo dipenderà dal corso delle operazioni militari, dalla capacità di Lvov di funzionare come nuovo quartier generale di Zelensky e dal fatto che Zelensky e i suoi uomini, nella loro disperazione, si rivolgano in modo punitivo contro la popolazione ungherese della Transcarpazia.

John Elmer

Fonte: johnhelmer.net
Link: http://johnhelmer.net/hungary-asks-the-war-questions-germanys-green-fascism-is-one-of-the-answers/#more-70383
12.12.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

John Helmer è il corrispondente estero di più lunga data in Russia e l’unico giornalista occidentale a dirigere un proprio ufficio indipendente da singoli legami nazionali o commerciali. Aveva iniziato l’attività nel 1989 e oggi è il decano della stampa estera in Russia.

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