8 punti militari sull’Ucraina: forse per la Russia non va così male

AVVISO PER I LETTORI: ComeDonChisciotte continua a subire la censura delle multinazionali del web: Facebook ha chiuso definitivamente la nostra pagina a dicembre 2021, Youtube ha sospeso il nostro canale per 4 volte nell'ultimo anno, Twitter ci ha sospeso il profilo una volta e mandato ulteriori avvertimenti di sospensione definitiva. Per adesso sembra che Telegram non segua le stesse logiche dei colossi Big Tech, per cui abbiamo deciso di aprire i nostri canali e gruppi. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale Telegram.
(Originariamente pubblicato sul sito del Centro Studi AMIStaDeS – www.amistades.info che ringraziamo per la cortesia)

 

Alessandro Vivaldi e Generale Francesco Ippoliti – AMIStaDes – Centro Studi per la promozione della cultura internazionale

 

Introduzione

La presente breve analisi nasce dalla necessità di spiegare quanto – in questo momento – sia difficile comprendere a fondo la situazione militare sul terreno in Ucraina. Nell’opinione pubblica occidentale impazza l’idea che la Russia stia avendo seri problemi nella sua invasione. Nella realtà dei fatti, secondo chi scrive, questo non è necessariamente vero. Comprendere la situazione sul terreno, in questi casi, è estremamente difficoltoso per molteplici fattori, primo dei quali la cosiddetta “nebbia di guerra” con annessa guerra informativa. Nel tentativo di mantenere intatta la “combat readyness” (preparazione al combattimento – che non è solo materiale, ma anche psicologica) dei propri asset militari, nonché del fronte interno, i belligeranti tendono sempre a propagandare perdite nemiche in eccesso e a nascondere le reali perdite proprie.

A questo si aggiunge che la guerra in Ucraina – come tutti i conflitti – mostra dei nuovi sviluppi, spesso inattesi dagli stessi specialisti militari, che potranno essere compresi solo a guerra finita. Tra questi al momento – parere dello scrivente – rivestono particolare importanza l’esplodere spropositato della guerra informativa e la decadenza delle forze corazzate con un’impressionante ribalta della fanteria con potenzialità anticarro e antiaeree.

Un altro fattore non indifferente circa la poca validità delle analisi militari finora viste nell’opinione pubblica occidentale, è che esse o provengono da analisti civili con conoscenze militari pari pressoché a zero, oppure da comandanti statunitensi e britannici che parrebbe debbano più giustificare – il che non sorprende – le défaillance NATO recenti più che giudicare con occhio oggettivo la performance russa.

Altro fattore da considerare, ovviamente, è il notevole impianto di bias cognitivi degli analisti che tendono a comparare il conflitto attuale con conflitti precedenti che, giocoforza, avevano delle caratteristiche totalmente diverse.

Per questa analisi, oltre all’innumerevole quantità di filmati e immagini visionate, saranno utilizzate come fonti generali il The Military Balance 2021 dell’International Institute for Strategic Studies (ci perdoneranno i lettori se non abbiamo ancora ricevuto quello del 2022 al simpatico costo di oltre 500 sterline!) e il conteggio effettuato da Rochan Consulting per quanto concerne le forze russe in campo a inizio invasione. Per entrambe le fonti stimiamo un margine d’errore potenziale del 20%. Nel primo caso perché la fonte, generalmente affidabile, non è comunque aggiornata (i numeri sono del 2020). Nel secondo caso, la fonte non può essere confermata da altre indipendenti, ma la usiamo perché già ripresa da buona parte delle stime dell’opinione pubblica occidentale.

Per quanto attiene le perdite, segnaliamo Oryx, che sta aggiornando costantemente le perdite con conferma visiva OSINT, il cui margine di errore è stimato attorno al 15% (che, come vedremo, non può dare conto reale delle perdite effettive, ma sono di quelle per ora confermate).

Il commento

Al fine di far comprendere al lettore la complessità insita in un’analisi militare durante i fatti bellici, priva però del supporto di fonti intelligence chiuse, abbiamo chiesto al Generale Francesco Ippoliti – già effettivo al Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, Vicecomandante della Brigata Informazioni Tattiche e addetto militare a Teheran, oggi membro del Comitato Scientifico di Mondo Internazionale APS, di commentare i punti presentati. Ogni commento sarà visibile in corsivo.

 

Avvertenza necessaria

Le analisi militari – come anche quelle realmente geopolitiche – sono connotate necessariamente da un realismo pragmatico. Agli occhi di un lettore non aduso a tale realismo, potrebbero apparire ciniche. La realtà della guerra fu sin dagli albori della civiltà ben descritta nell’epica e in particolar modo nell’indiano Mahabharata: in tutte le guerre esistono dei codici etici che dovrebbero limitare la portata distruttiva dell’evento, che inevitabilmente però vengono infranti. Come si suol dire – tristemente – in amore come in guerra tutto è permesso. Non ce ne voglia quindi il lettore se qui non esistono buoni e cattivi: in guerra ci sono solo vivi e morti. Non ce ne voglia se nell’analisi presentiamo solo freddi numeri e realistiche considerazioni. Nella realtà personale, ogni singola vita umana persa, che sia militare o civile, che sia ucraina o russa, è una tragedia.

 

1. Belli i BTG. Ma che sono?

 

Si è parlato molto dei BTG russi prima dell’invasione, ma cosa sono davvero? Le unità militari moderne hanno due tipi di organizzazione che potremmo superficialmente definire gerarchica e funzionale. Gerarchicamente, le unità (reggimenti, battaglioni, etc.) sono suddivise secondo l’arma (fanteria, cavalleria, artiglieria, etc.) e poste sotto specifiche grandi unità (brigate, divisioni, corpi d’armata, etc.). Le unità sono specializzate in base all’arma, le grandi unità sono miste (“combined arms”).

A livello funzionale, vengono create delle unità miste che possano operare autonomamente in modalità “combined arms” anche a livello tattico. I Battaillon Tactical Groups russi, sviluppati dal 2008 sulla base dell’esperienza occidentale, sono unità complesse di livello tattico, autonomamente funzionali, comprendenti una componente di manovra (compagnie di fanteria meccanizzata e compagnie corazzate) e una di supporto (servizi medici, comando, artiglieria, contraerea, etc.): corrispondono alle Task Force degli eserciti NATO e sono fortemente sovrapponibili al Gruppo Tattico dell’Esercito Italiano (diversamente, l’organico statunitense è di un 20-40% più esteso).

La componente di manovra varia generalmente tra BTG prevalentemente di fanteria motorizzata (3 compagnie di fanteria e una compagnia carri) e BTG prevalentemente corazzati (3 compagnie carri e 1 compagnia di fanteria). Per semplicità, qui considereremo i BTG schierati come BTG di fanteria. Ogni compagnia di fanteria si fonda su 3 plotoni d’assalto e un plotone comando, con numero di uomini variabili a seconda degli IFV (Infantry Fighting Vehicle) o APC (Armoured Personnel Carrier) utilizzati. Generalmente variano tra i 70 e i 100 uomini.

Le compagnie carri sono composte da un plotone comando (1 carro e un APC) e da 3 o 4 plotoni carri (da 3 carri ciascuno), per un totale generalmente di 10 – 13 carri. Usando le stime di Rochan Consulting (88 BTG a inizio invasione), possiamo quindi dire che la componente di manovra russa si aggirava al 24 febbraio su 88 compagnie carri (880 – 1144 totali, per un totale medio di 3000 carristi, in quanto tutti i carri russi hanno equipaggi da 3) e 264 compagnie di fanteria (26.400 uomini circa), cui si aggiungono, oltre le unità di supporto interne ai BTG, la componente elitrasportata delle VDV (i paracadutisti, che nelle FF.AA. russe fanno arma a parte), le forze speciali (che si muovono prevalentemente su mezzi leggeri, quali il russo Tigr e l’italiano Lince), le milizie del Donbass.

 

2. Le reali forze in campo.

Secondo le dichiarazioni del Ministro della Difesa Shoigu del 10 Agosto 2021, le forze armate russe disponevano di 168 BTG “combat ready” prevalentemente composti da personale volontario professionista. Quando contiamo le forze in campo in un’analisi militare, è totalmente inutile comparare le forze totali dell’attaccante contro quelle del difensore: questo perché l’attaccante utilizza solo una parte dei propri asset, mentre deve de facto mettere fuori combattimento l’intero esercito difensore. Quindi non è ”tutte le forze armate russe” contro “tutte le forze armate ucraine”, ma “le forze d’invasione russe” (stimate in 150.000 – 200.000 uomini) contro l’intera componente armata ucraina. Secondo il Military Balance 2021, l’Ucraina disponeva di:

  • Esercito: 145.000 uomini, oltre 850 carri.

  • Fanteria di Marina: 2000 uomini.

  • Aeronautica: 145 velivoli con capacità di combattimento.

  • Truppe d’assalto paracadutiste: 8.000 uomini.

  • Forze speciali: 2 reggimenti (non quantificabili).

  • Guardia nazionale: 60.000 uomini.

  • Guardie di confine: 42.000 uomini.

  • Totale delle forze ucraine: oltre 250.000 uomini.

Secondo lo stesso report, mentre la Russia nel 2020 abbassava i propri investimenti militari tra il 3 e il 10%, l’Ucraina li aumentava tra il 3 e il 10%.

(F.I.): Concordo.

3. La Russia aveva pianificato di invadere. Probabilmente falso!

Certo: tutte le forze militari di tutto il mondo hanno piani offensivi e difensivi costantemente aggiornati: la NATO ha avviato i processi di targeting contro la Russia, per esempio, sin dal 2012. Ritenere che la decisione di invadere fosse l’unica opzione della dirigenza russa è segno di “sempliciottismo” analitico e di incompetenza. Ovvio è invece ritenere che fosse una delle potenziali opzioni. Tenendo conto della lunghissima tempistica con cui i russi hanno accumulato gli asset militari intorno all’Ucraina, è più probabile che l’originale piano fosse utilizzare la pressione militare al confine come arma di negoziazione politica, tenendo i piani di invasione come ultima ratio a fronte di una potenziale (poi reale) sordità degli interlocutori occidentali.

(F.I.): Nell’intelligence si individua la costante minaccia al proprio territorio e, insieme alla branca operazioni, si tengono aggiornati sia i piani difensivi che offensivi. Inoltre, viene anche costantemente aggiornata la targeting list degli obiettivi remunerativi sia offensivi che difensivi, nonché quelli di supporto alla manovra. Tra questi spiccano gli High Value Targets – HVTs e gli High Payoff Targets – HPTs.

L’adesione dell’Ucraina alla NATO è sempre stata considerata da Mosca una minaccia alla propria sovranità e ai propri interessi internazionali. L’elezione del nuovo presidente con un programma basato sull’adesione all’Alleanza Atlantica ha di fatto innalzato la tensione tra Mosca e Kiev modificandone anche le interrelazioni economiche.

La serie di esercitazioni russe del 2021 si possono inquadrare sia in un programma di intervento contro l’Ucraina che una risposta alla lunga serie di esercitazioni NATO effettuate nello stesso anno. Inoltre, le esercitazioni avevano anche presumibilmente lo scopo di innalzare il grado di coesione e cooperazione sia tra i BTG che le altre pedine della manovra.

Le esercitazioni complesse svoltesi nel settembre 2021 hanno confermato l’innalzamento del numero della unità russe presenti nelle aree confinarie ucraine e il loro mancato rientro nelle sedi stanziali. L’innalzamento del numero delle unità russe convergenti nell’area faceva seguito a costanti pressioni diplomatiche di Mosca per esortare Kiev ad assumere uno status di nazione neutrale.

Quindi è presumibile che la pressione militare russa sia da considerare complementare a quella diplomatica, idonea comunque per eventualmente intraprendere una limitata e credibile azione sul territorio ucraino.

 

4. La Russia era notevolmente avvantaggiata. Falso!

Gli attaccanti non sono mai avvantaggiati, se non quando hanno una forza di manovra molteplici volte più grande delle forze in difesa (e, come abbiamo visto, non è questo il caso). Le forze russe inoltre non disponevano del vantaggio della sorpresa, indispensabile per ogni offensiva (il che, come detto al precedente punto, indica una predisposizione iniziale alla pressione, piuttosto che all’invasione). Al contrario, le lunghe tempistiche di preparazione potenziale hanno permesso alla Difesa ucraina di prepararsi al meglio.

Secondo alcuni la Russia sarebbe partita da un notevole vantaggio tecnologico, e anche questo è parzialmente falso. Sulla carta la Russia dispone di forze corazzate e aeree maggiormente aggiornate rispetto agli ucraini, ma questi compensano con il supporto massiccio di armamenti portatili forniti dall’occidente in migliaia di unità (MANPADS – Man Portable Air Defence Systems – e ATGM, Anti Tank Guided Missiles). A questo si aggiunge il vantaggio della difesa, quello del terreno (maggiormente conosciuto dagli autoctoni, ovviamente), nonché quello della logistica (che per il difensore è sempre più semplice).

A questo si aggiunge che la Russia parrebbe aver utilizzato, per i propri BTG, un numero limitato di carri moderni, a fronte di molti di quelli in riserva del periodo sovietico.

(F.I.): Come già riportato, un’azione offensiva risulta tanto più efficace quanto più è sviluppato il fattore sorpresa. Il susseguirsi delle informazioni mediatiche, che riportavano il concentramento di truppe russe nell’arco di un tempo di circa sei mesi, ha portato le unità ucraine a sviluppare piani difensivi concreti e plausibili.

Nella dottrina sovietica e successivamente quella russa, modificata con le operazioni in diverse aree di crisi (es. Siria), l’impiego delle sorgenti di fuoco in coordinamento con i nuovi sistemi UAS, viene utilizzato per scardinare le postazione difensive. L’impiego delle forze terresti avviene successivamente a tale azione. Nella campagna attuale l’impiego delle sorgenti di fuoco si è invece rivelato chirurgico, limitato e parziale solo su obiettivi militari, risparmiando, all’inizio, gli obiettivi civili, quasi a significare che l’azione militare sarebbe stata lenta ma costante su tutto il fronte, una sorta di pressione per spingere a un dialogo diplomatico.

Lo sfruttamento del vantaggio tecnologico è comunque limitato da un’azione preannunciata che ha permesso alle forze ucraine di prepararsi, presumibilmente con l’aiuto di forze straniere. Il Presidente USA, il Primo Ministro inglese ed il Segretario della NATO hanno dichiarato la presenza del proprio personale fin dal 2014, con ingenti aiuti militari pari a circa 250 mln di dollari l’anno.

Quindi le Forze Armate Russe presumibilmente non risultavano avvantaggiate nell’azione offensiva e ragionevolmente ne erano consapevoli, quindi verosimilmente i loro piani di invasione tenevano conto della mancanza del fattore sorpresa.

5. La Russia è in difficoltà perché non ha preso Kiev nei primi giorni: è un blitzkrieg fallito. Ridicolo!

Scrivere “falso” non avrebbe reso l’idea. Fermo restando quanto detto in precedenza, ovvero che ogni conflitto fa storia a sé e le comparazioni lasciano il tempo che trovano, la guerra in Ucraina, al massimo – e molto, molto superficialmente – può essere paragonata solo all’invasione dell’Iraq nel 2003. In quel caso la coalizione “terminò” le operazioni il 1 di Maggio, iniziandole il 20 di Marzo: 40 giorni. Qui gli “analisti” già parlano dopo 2 settimane, senza considerare le immense differenze: da una parte, operazioni nel deserto contro un esercito arabo (come spiegato in Armies of Sands di Pollack fortemente tendente alla disgregazione) sotto embargo da 12 anni, dall’altra praticamente una sola reale linea difensiva a Nassirya (i due anelli difensivi di Baghdad, letteralmente, la mattina non si presentarono a lavoro). In Ucraina i russi devono affrontare un terreno ostile fatto di centinaia di centri abitati, difesi da fanteria armata con ATGM e MANPADS occidentali, con una cospicua parte della Guardia nazionale costituita da veterani piuttosto fanatici politicamente, nonché delle linee difensive approntate in largo anticipo.

 

(F.I): Kiev probabilmente non era l’obiettivo della manovra da nord. La consistenza delle unità russe non sarebbe tale da entrare in una città popolosa senza ingenti perdite. Nel corso delle operazioni i media hanno dato risalto ad alcuni punti:

– Una colonna di mezzi da combattimento, pari a oltre 62 km, è rimasta per giorni in linea ferma lungo la strada verso Kiev, immobile, in attesa. In questo modo le difese ucraine in Kiev si sono ulteriormente rafforzate, rendendo ulteriormente inaccessibile l’ingresso nella capitale.

– Le ferrovie ucraine di Kiev sono rimaste sempre aperte, con almeno due convogli al giorno che hanno trasportato profughi verso i confini occidentali. Tali convogli possono quindi trasportare aiuti militari alla capitale e rinforzi.

– Le sorgenti di fuoco hanno risparmiato le strutture istituzionali e si sono concentrate principalmente sulle forze militari ucraine alla periferia della Capitale.

– Il blitzkrieg era maggiormente considerato nelle ipotesi dei media occidentali piuttosto che nella reale situazione e disposizione delle forze sul terreno.

6. La Russia sta perdendo perché subisce perdite impressionanti. Parzialmente falso!

Partiamo dal presupposto che le perdite di uomini e mezzi sono tutte da dimostrare a fine conflitto, tenendo conto che entrambi i contendenti dichiarino – ovviamente – numeri propagandistici. Detto ciò, le perdite sono sempre relative rispetto agli obiettivi strategici e politici che una campagna si prefigge e alla capacità del fronte interno di tollerarle. Il fronte interno russo ha un funzionamento diverso rispetto a quelli occidentali: i russi sono, letteralmente, più resilienti per quanto concerne le perdite. Ovviamente il punto di vista occidentale sulla questione è viziato innanzi tutto dalla propria mentalità: 500 uomini persi in pochi giorni (come dichiarato dalla Difesa russa) per un Paese europeo equivarrebbe alla caduta del governo, alla caduta di varie teste a livello di stati maggiori e in alcuni casi perfino al ritiro dalla campagna. I russi, dall’altra parte, è difficile non abbiano preventivato perdite ancora maggiori.

Per quanto concerne i materiali, va detto che la nebbia di guerra, al momento, è prevalentemente ucraina. Significa che a oggi la maggioranza dei filmati e delle perdite confermabili, per esempio dal citato Oryx, provengono da fonti autoctone civili e militari ucraine: la propaganda gialloblu è decentralizzata e chiunque può filmare e fotografare. Diversamente la propaganda russa è centralizzata, in quanto – come in Siria – ai militari russi è fatto tassativo divieto di utilizzare qualsivoglia tipo di apparato tecnologico civile. Al momento gli unici filmati disponibili da parte russa provengono prevalentemente dal Ministero della Difesa, dall’unità di propaganda delle forze cecene e da un paio di giornalisti “embedded” (cioè agganciati alle forze russe sul terreno), e tutti sono vagliati da Mosca. Il che spiega perché su Oryx le perdite russe sono maggiori rispetto a quelle ucraine, mentre sul terreno, de facto, le forze russe a ritmi variabili continuano ad avanzare.

Guardando inoltre l’elenco delle perdite con conferma visiva, è facile notare come circa la metà delle perdite corazzate russe sia costituito di modelli sovietici (come i T-80U, del 1985), cui si deve aggiungere la considerazione che oltre due terzi dei carri persi sono stati catturati o abbandonati, il che equivale a dire che solo un terzo degli equipaggi, se non meno, è stato ucciso o ferito. Il che è piuttosto tipico della dottrina corazzata russa, che si fonda su mezzi veloci, piccoli, più vulnerabili di quelli occidentali, ma che sono facilmente sostituibili, a differenza degli equipaggi che invece sono più preziosi.

(F.I): I dati riportano perdite russe presumibilmente oltre il tasso di attrito calcolato in sede di pianificazione. È anche vero che, siccome i materiali sono spesso uguali da ambo le parti, vi sono immagini in cui mezzi ucraini distrutti sono tinti con segni russi e viceversa, rendendo così relativamente poco attendibile il conteggio delle perdite solo in base alla fonti aperte. Il coordinamento russo tra le sue forze risulta evidente significando un addestramento credibile e interforze. A volte, di contro, i media postano filmati di perdite russe dovute a scarsa valutazione del terreno e di eloquenti imboscate.

7. La Russia non ha la superiorità aerea. Ridicolo!

Qui andiamo proprio nella propaganda occidentale più sfacciata. La AAP-6 della NATO (NATO Glossary of Terms and Definitions), edizione 2021, definisce la superiorità aerea come “quel grado di dominio dell’aria di una forza che permette la condotta di operazioni senza un’interferenza proibitiva da parte delle forze nemiche”, mentre la supremazia aerea è “il grado di superiorità aerea in cui l’aeronautica nemica non è in grado di effettuare interferenze efficaci”. Sono concetti piuttosto larghi, non declinabili in quantitativi numerici di perdite, ma da quello che possiamo vedere in Ucraina, la Russia ha ottenuto nei primi giorni la supremazia aerea. Dire il contrario o è propaganda (come fatto dal Pentagono e dall’Intelligence britannica) o è incompetenza (degli analisti civili, checché siano in forza a blasonati centri studi militari NATO o nazionali). Insomma, non sono alcune operazioni dei droni ucraini o di qualche aereo a inficiare la supremazia aerea russa.

(F.I.): Le forze aeree russe hanno dimostrato il pieno controllo dello spazio aereo sulle aree di operazione. Le perdite di Mosca potrebbero essere dovute alle prime fasi con le operazioni di SEAD (Suppression of Enemy Air Defences), ma sono evidenti il susseguirsi degli indisturbati raid di aerei CAS (Close Air Support) in ambiente urbano. Discorso diverso per i velivoli ad ala rotante, più lenti ed esposti ai MANPADS, specialmente quelli occidentali inviati alle forze ucraine.

Discorso da rivalutare nelle aree occidentali dell’Ucraina ove la presenza delle forze aeree russe risulta alquanto scarsa mentre la SEAD è affidata ai vettori cruise.

8. La Russia bombarda i civili. Parzialmente falso.

Lascio per ultimo l’argomento più spinoso. Ci sono due modi di vedere questa faccenda: quello civile e quello militare. Dal punto di vista civile, del diritto internazionale e dell’emotività legata alla guerra, le vittime civili sono e devono essere intollerabili. E su questo, bisogna essere chiari, non si può e non si deve discutere.

Dal punto di vista militare, tuttavia, la questione è maggiormente complessa. L’ospedale di Mariupol, al pari di altre strutture, è stato vittima di armamenti russi? Indubbiamente sì. L’intenzione russa era quella di uccidere dei civili? Questo potremo saperlo solo in futuro. All’atto pratico è estremamente improbabile, perché conoscendo la mentalità militare russa (molto affezionata alla potenza di fuoco dell’artiglieria per tradizione), se avessero voluto infliggere davvero un attacco a strutture civili, quelle strutture, semplicemente, non esisterebbero più.

Guardiamo ai dati di fatto: abbiamo filmati di strutture civili danneggiate e con vittime; quindi, il munizionamento russo ci è arrivato. Abbiamo anche filmati di provenienza ucraina in cui gli asset militari gialloblu sono posizionati all’interno di aree residenziali e addirittura all’interno di scuole. Il che sì, significa in termini prettamente tecnici utilizzare i civili come scudi umani. Orribile, sicuramente. Altrettanto sicuramente ovvio da entrambe le parti. Ciò che è più probabile, quindi, è che le strutture civili siano state nella maggior parte dei casi colpite o perché effettivamente usate come centri di fuoco o centri di comando e controllo dagli asset militari ucraini, o come probabilmente l’ospedale di Mariupol, toccate da fuoco di controbatteria dell’artiglieria russa volto a eliminare l’artiglieria ucraina posizionata a brevissima distanza (da qui il gigantesco cratere esterno all’ospedale).

(F.I.): In ogni conflitto vi sono interventi contro obiettivi civili, spesso per errori di valutazione oppure perché le forze ostili trovano rifugio presso tali ambienti. La propaganda, sia da una parte che dall’altra, strumentalizza tali eventi per orientare l’opinione pubblica. È indubbio che alcuni obiettivi civili sarebbero stati colpiti, ma andrebbero analizzati sia i fatti che le evidenze per poter esprimere una valutazione credibile, attendibile, ma soprattutto penale. Sono noti i casi di impiego volontario di offese ai civili per orientare l’opinione internazionale e incitare un intervento di forze site in organizzazioni politico militari. Casi simili sono stati riscontrati nei conflitti in Libano, Gaza, Siria, Yemen e Bosnia Erzegovina.

Ed è palese che chi paga per tali scellerate azioni sono ovviamente le persone inermi.

Concludendo

Quest’analisi non vuole, non può essere esaustiva, e ha dei margini di errore estremamente alti, per via della poca precisione delle informazioni a disposizione e della poca affidabilità delle fonti. Tuttavia, vuole essere un esempio di come si possa andare ben oltre la propaganda mediatica e i bias cognitivi di molti analisti nostrani. La verità – PRIMA VITTIMA DELLA GUERRA – purtroppo potremo saperla solo a distanza di molti anni nei testi di storia.

 

Link: https://www.amistades.info/post/8-punti-militari-ucraina-per-la-russia-non-va-cosi-male

 

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
24 Commenti
vecchi
nuovi più votati
Inline Feedbacks
View all comments
24
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x