2021: La geopolitica delle vaccinazioni

Tim Kirby – Strategic Culture Foundation – 2 gennaio 2021

 

Il problema principale del 2020 è stato di gran lunga la reazione globale al Covid-19 e c’è la convinzione prevalente che in qualche modo il 2021 sarà automaticamente diverso perché una cifra nell’anno è cambiata. Il mondo si aspetta che tutto ciò “finisca”. Ma forse la domanda principale non dovrebbe essere quando il problema Coronavirus finirà, ma come finirà. Questa crisi sanitaria, come tutte le altre, è il catalizzatore del cambiamento politico e ha già lasciato una traccia burocratica nella storia. Il cambiamento sistemico potenzialmente più interessante (o terrificante a seconda del punto di vista) portato dal virus sarebbe l’inizio di una sorta di vaccinazione obbligatoria per poter viaggiare. Questo concetto, impensabile solo un anno fa, è stato trattato dai media mainstream sia positivamente che negativamente con alcuni governi che già lo hanno approvato verbalmente. La finestra di Overton sembra muoversi molto rapidamente su questo tema. Ma cosa significherà questa nuova forma di burocrazia su scala più ampia? E dato che molte e diverse sono le società che stanno realizzando un vaccino, potrebbe nascere una sorta di “geopolitica” della vaccinazione a seconda del vaccino somministrato?

Il tipo vaccino ricevuto potrebbe determinare il futuro dei nostri viaggi.

 

Attualmente la forma principale di burocrazia per i viaggi internazionali è il passaporto basato sulla cittadinanza. L’idea proposta di consentire solo agli individui vaccinati di viaggiare creerà essenzialmente la necessità di un secondo passaporto (indipendentemente dalla definizione attribuitagli) basato sulla documentazione relativa alla vaccinazione. Pertanto, poiché questa nuova documentazione comprovante la vaccinazione funzionerà essenzialmente come un passaporto, dovremmo dare un’occhiata agli aspetti geopolitici dei passaporti prima di esaminare gli aspetti geopolitici della vaccinazione.

Lo spazio passaporti che conosciamo

Il regime dei passaporti e dei visti per tutto il XX secolo è diventato lo specchio del potere nazionale e ha creato spazi geopolitici burocratici propri. Se guardiamo al “Global Passport Power Rank 2021“, vediamo che sorprendentemente le nazioni al vertice non sono in Occidente. La scelta di usare la parola “potere” nella descrizione dei passaporti è molto rilevante. Per esempio, i cittadini statunitensi possono visitare la Bulgaria e la Serbia senza visto, mentre i serbi e i bulgari devono passare attraverso la burocrazia, le tasse e i colloqui necessari per avere il privilegio di calpestare il suolo americano. Anche se molti bulgari possono pensare che gli Stati Uniti siano un alleato che li ha salvati dal comunismo, ci sono moltissimi serbi che oggi considerano Washington come l’assassino del popolo ma continuano a concedere agli americani 90 giorni di tempo per rimanere nel loro paese senza fare domande. Buffo come ciò avvenga.

 

L’esenzione dal visto per i cittadini americani riflette il punto di vista della politica estera americana.

 

Al contrario, e a differenza di molte nazioni europee, i serbi concedono alla Russia (storico alleato) 30 giorni per affari e/o vacanze. Molto spesso agli alleati tradizionali di una data nazione viene concesso l’ingresso senza visto. Parlando della Russia, non sorprende il fatto che molte piccole nazioni che la Russia riconosce, al contrario dell’America, consentono ai cittadini russi di entrare senza visto (Ossezia del Sud, Abkhazia ecc.). Inoltre, poiché l’influenza della Russia è aumentata dopo la sconfitta totale nella Guerra Fredda, il suo passaporto ha aumentato costantemente il proprio “potere”.

Visti e passaporti possono riflettere la forza di una nazione o la sua vicinanza al potere (status di vassallo di alto livello) quando i propri cittadini possono andare quasi ovunque mentre al contempo blocca l’ingresso ai meno importanti.

Per certi versi, quando le nazioni più piccole richiedono visti ad altre più potenti, questa dimostrazione di forza burocratica è sicuramente una dichiarazione ed è una forma di prova di indipendenza. Non si sa quante persone vogliano effettivamente andare in Corea del Nord per una vacanza estiva, ma il fatto che possano concedere/negare (e lo fanno) i visti fornisce un certo livello di protezione da politici opportunisti, agenti stranieri e altre figure discutibili, ma soprattutto invia alle altre nazioni il messaggio che non hanno “alcun diritto di stare lì”.

Così possiamo vedere che gli spazi geopolitici dei passaporti occidentali sono molto ampi e coprono quasi tutto il globo, ad eccezione di alcune nazioni eremite arroganti, mentre a loro volta rifiutano l’ingresso libero a molte nazioni più povere o più deboli. Gli uomini d’affari e gli influencer dell’Occidente possono uscire, ma in cambio nessuno può entrare così facilmente. I viaggi internazionali sono il simbolo dello status della classe media, ma la cosa più importante è dove possono e non possono andare quegli 8 uomini che siedono in business class.

Il lavoro dei migranti non è influenzato solo dalla geografia reale, ma spesso anche dalla geopolitica dei passaporti e dei visti.

Quando si tratta dei poveri del mondo, è evidente che c’è una ragione per cui ogni barista londinese è polacco e ogni spazzino di Mosca è tagiko: hanno l’ingresso senza visto in questi paesi per lavorare come lavoratori migranti. I tagiki di Mosca preferirebbero sicuramente fare lo stesso lavoro in cambio di dollari americani o di sterline inglesi, ma questa possibilità non è prevista, in quanto i loro passaporti non lo permettono. Esistono semplicemente diversi spazi di sfruttamento dei lavoratori migranti a disposizione di coloro che hanno la cittadinanza polacca e tagika.

 

Lo spazio vaccinale potenzialmente in preparazione

Se dovremo vivere in un mondo in cui sarà obbligatorio vaccinarsi per poter viaggiare, chi ci dice che ogni nazione sulla Terra riconoscerà la validità di altri vaccini? In base a quanto raccontano i media, sembra che la vaccinazione confermata da un qualche tipo di documento dovrebbe essere sufficiente, ma ciò è improbabile.

La BBC ha già parlato del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus con un certo scetticismo. Se consideriamo il fatto che questo gigante dell’informazione scrive in pratica l’intera narrazione culturale del Regno Unito, allora è lecito credere che molti dei loro politici potrebbero scegliere di non riconoscere la validità del vaccino russo per paura, ripicca e/o ignoranza.

Al contrario, che ci piaccia o meno, i cittadini russi avranno accesso solo al vaccino creato dai russi. Si avrà la possibilità di farlo o meno, ma ottenere quello americano di Pfizer richiederà sforzo, pazienza e una spesa personale molto maggiore. Quindi, pur non essendo proibito a priori, sarà molto difficile che i cittadini russi possano ottenere un vaccino di un concorrente straniero, e dovranno, gioco forza, essere tutti raggruppati nel campo Sputnik V, da un punto di vista burocratico. In realtà sembra esserci quasi una corsa alla vaccinazione, mentre le nazioni concorrono per sviluppare ed esportare il proprio vaccino per prime. Potrebbe trattarsi di una questione di orgoglio nazionale o di interessi umanitari, ma potrebbe anche trattarsi della volontà di fornire il proprio vaccino al maggior numero possibile di nazioni. Allo stesso modo tutti i cittadini russi con passaporto russo saranno collocati in un unico grande gruppo e, in caso di passaporto vaccinale, tutte le persone vaccinate con Sputnik V o Pfizer saranno inserite in una categoria di viaggio simile. Se ciò sta effettivamente accadendo, allora sicuramente è in corso la gara per assicurarsi la maggior parte possibile di questo nuovo spazio geopolitico intangibile.

Lo “spazio geopolitico di vaccinazione” dello Sputnik V. In verde scuro i paesi che ne hanno ordinati milioni, in verde chiaro quelli che lo stanno considerando.

 

Se seguiamo la logica burocratica che “se il vaccino russo è cattivo, allora niente viaggi in Inghilterra”, questo si estenderebbe anche agli individui/paesi che hanno assunto prevalentemente la versione post sovietica del vaccino. Ciò che è importante capire è che molti dei paesi che hanno scelto lo Sputnik V non sono solo piccole e ignoranti nazioni ex comuniste che confinano con la Russia. Si tratta di grandi attori economici come la Cina, l’India, la Corea del Sud, e il vicino americano a sud del Messico, che fanno tutti ordini per decine di milioni di persone.

Se la spinta aumenta e il concetto di documenti di viaggio basati sulle vaccinazioni (passaporti vaccinali) si realizza, allora è molto probabile che le versioni non occidentali “non contino” ai valichi di frontiera. Anche se, con sufficiente tempo e denaro, probabilmente si potrà ottenere qualsiasi tipo di vaccino ovunque. Per la stragrande maggioranza dei casi ciò potrebbe creare una nuova invisibile cortina di ferro – i vaccini occidentali da un lato e quelli russi (con altre possibili versioni anomale) dall’altro.

Tutto ciò può sembrare un’esasperazione dell’immaginazione, ma la follia delle teorie cospirazioniste russofobiche sembra non avere limiti. E soprattutto le reazioni dei governi alla pandemia di Covid-19 sono state dure, discutibili in effetti, e di breve durata. C’è una reale possibilità che nel 2021 si assista all’ascesa della geopolitica delle vaccinazioni.

Link: https://www.strategic-culture.org/news/2021/01/02/2021-the-geopolitics-of-vaccination/

 

Traduzione di Cinthia Nardelli per ComeDonChisciotte

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merolone
merolone
10 Gennaio 2021 6:12

Nelle Marche decine di donne medico e infermiera dicono no al vaccino Pfizer perchè vogliono avere gravidanze https://www.ilrestodelcarlino.it/pesaro/cronaca/vaccino-covid-1.5893137 evitare assolutamente il vaccino anticovid, questa è una campagna di sterilizzazione di massa.