Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Yabloko: Partito Democratico Unificato russo. Nato nel 1993 come organizzazione pubblica, nel 2001 diviene un partito politico a tutti gli effetti. I fondatori sono Grigory Yavlinsky, Yuri Boldyrev e Vladimir Lukin. Quest’ultimo ha ricoperto la carica di ambasciatore dal 1992 al 1994 negli Stati Uniti e, dal 2004 fino al 2014, sotto le presidenze Putin e Medvedev, ha esercitato il ruolo di Commissario per i diritti umani della Federazione russa.
L’ideologia in cui si rispecchia la fazione è di stampo liberista occidentale, filo europeista e progressista.
Questa è stata sempre una componente politica che ha partecipato alle elezioni, raccogliendo anche un numero modesto di seggi dal 1993 al 1999. Alle parlamentari del 1993 conquistò il 7,86%, a quelle di due anni dopo il 6,89% e, infine, alle parlamentari del 1999 riuscì ad ottenere 20 seggi con il 5,93% dei voti.
L’ultima volta che il partito riuscì ad entrare in parlamento fu con il 4,30% delle elezioni risalenti all’anno 2003. Da questo momento in poi, Yabloko è rimasta una formazione politica extraparlamentare, poiché nelle successive tornate elettorali non è più riuscita a conquistare neanche un seggio. Dalle parlamentari del 2007 a quelle del 2021, le percentuali sono oscillate dall’1,34% al 3,43%.
Il leader storico Grigorij Javlinskij partecipò a tre elezioni presidenziali (1996, 2000, 2018).
Nella prima, la Russia elesse al secondo turno Boris Eltsin a discapito del Partito Comunista della Federazione russa di Gennadij Zjuganov. Yabloko arrivò quarto, preceduto anche da Aleksandr Lebed', il quale riuscì a raccogliere dieci milioni di voti con il partito “Congresso dei Popoli russi”. Curiosità di questa consultazione alle urne fu il fiasco di Michail Gorbaciov, che ottenne solo lo 0,51%, pari a 386.000 voti. Ciò la dice lunga su come la pensavano i russi sulle sue riforme e sulla dissoluzione dell’URSS.
La presa del potere di Putin non ha sicuramente giovato alle cause del partito filo-occidentale, che fingeva di essere una fazione opposta a Eltsin, quando contemporaneamente appoggiava dall’esterno le scelte politiche di svendita dell’allora Presidente russo.
Negli ultimi tempi, in vista delle elezioni di settembre concernenti il rinnovo della Duma di Stato, Yabloko è stato escluso attraverso il verdetto emanato da una sentenza della Corte Suprema. Le accuse - poi confermate - riguardano le proprietà intellettuali dei contenuti diffusi dal partito, poiché, secondo l’ordinamento russo, la violazione dei diritti d’autore all’interno dell’attività propagandistica comporta l'esclusione immediata dalla tornata elettorale.
La notizia è stata accolta con la consueta indignazione impacchettata di Bruxelles e Washington DC. Si grida all’ennesimo crimine della dittatura russa nei confronti di un partito d’opposizione. Falso: Yabloko stando ai numeri attuali e soprattutto alle idee che propina, non è minimamente una forza anti-governativa.
Se c’è un politico, per quanto a tratti contestabile, che dalla nascita della Federazione russa svolge un’opposizione concreta è Zjuganov, il quale - tra l’altro - ha esposto in maniera netta la sua posizione contro le politiche di Putin, senza finire per essere ammazzato tramite avvelenamento o quant'altro. Quindi, evidentemente, la storia secondo la quale le stanze del Cremlino siano i luoghi di progettazione di omicidi dei dissenzienti non regge minimamente.
Un’altra personalità politica, in grado di essere davvero un oppositore di Putin, era Vladimir Zhirinovsky, ex leader del Partito Liberal-democratico russo ed ex membro della Duma. La sua linea di pensiero, nonostante le varie congetture degli analisti occidentali, era fermamente avversa alle presidenze Putin–Medvedev e ai governi. A tal punto, egli arrivò a dichiarare che i ministri russi fossero "tecnocrati legati all’Occidente”. Nonostante ciò, non è pensabile banalizzare la sua attività politica; basti considerare uno degli ultimi discorsi prima dello scoppio della nuova escalation russo-ucraina del 2022.
Come sempre, l’aspetto più intollerante anche di questa vicenda è lo strabismo dell’opinione pubblica occidentale (compresa quella italiana). Ci si strappa le vesti e si versano lacrime da coccodrillo per i provvedimenti di Mosca, ma tutti tacciono quando si deve parlare di Kiev e del suo governo di corrotti. Se qualcuno prima poteva dubitare dell’assoluta assenza di trasparenza, dopo gli arresti per corruzione di Viktor Dubovyk (capo degli affari legali di Zelensky) e Iryna Mudra (ex vicecapo dell’ufficio presidenziale ucraino), non ci sono dubbi che forse lo scandalo dei “cessi d’oro” sia solo la punta dell’iceberg.
In conclusione, continuiamo a mandare armi a persone corrotte fino al midollo e interpretare la geopolitica in base ai superflui e borghesi diritti civili (Marx docet).
In questo modo, la pace sarà un miraggio nel deserto.
Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
29.08.2026
PietroGE 30 agosto 2026
L'autore cita giustamente Eltsin come colui che voleva svendere all'occidente l'economia russa. Chi lo ha bloccato è stato proprio Putin il quale ha tra l'altro impedito ai Rotschild di mettere le mani sul petrolio russo. Purtroppo però la storia si sta ripetendo, Putin sta svendendo ai cinesi l'economia russa. La combinazione tra la necessità del finanziamento delle guerra in Ucraina, la mancanza cronica di riforme economiche per sviluppare il settore tecnologico civile e le sanzioni economiche dell'occidente, hanno dato alle Cina, che già ha inglobato nella sua sfera economica i Paesi 'stan' ex sovietici dell'Asia centrale, la possibilità di comprarsi di fatto l'economia russa a prezzo di saldo.
Dante Bertello 31 agosto 2026
Ho il forte dubbio (quasi una certezza) che la Cina sia un'appendice di quei Rothschild che hai citato, e che siano stati loro a portare il know how occidentale in orienta, spostando la produzione occidentale nel paese del dragone.
So per certo che i Rothschild hanno interessi nelle miniere di carbone, e chissà in quant'altri business.
Putin mise in galera Khodorkovsky (uomo di Jacob Rothschild), che era a capo della Yukps (ora Gazprom), perchè derubava i suoi soci e frodava lo Stato evadendo l'iva, aveva anche acquistato le azioni Yukos ad un prezzo irrisorio, (era lui che ebbe l'incarico da Yeltsin di venderle...).
Questo a Putin non gliel'hanno perdonato, ma lui sta facendo gli interessi del suo Paese.
Ripeto, la Cina mi sembra la quinta colonna del Deep State occidentale, vorrei sbagliarmi, ma il mio sesto senso raramente mi inganna.