Vandana Shiva: “Occidente incivile”

AVVISO PER I LETTORI: Abbiamo cambiato il nostro indirizzo Telegram. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale ufficiale Telegram .

animali e ambiente

19.07.04
A conclusione della quarta edizione del summit
mondiale A new global vision, organizzato dalla Regione
Toscana. Vandana Shiva, filosofa e scienziata indiana, ha
attaccato i Paesi cosiddetti sviluppati. “Sono i responsabili
dell’ecocidio e colpevoli del più brutale gencidio, quello
supportato dalla colonizzazione. Imparate dal Sud del
mondo”

“La civiltà occidentale? Sarebbe una buona idea”. E’ con i
concetti di Gandhi che Vandana Shiva, filosofa e scienziata
indiana, direttore esecutivo della Research Foundation for
Technology, Science and Ecology, e presidente
dell’International Commission on the Future of Food and
Agricolture, ha argomentato nel suo discorso nella
suggestiva cornice della Tenuta di San Rossore durante la
quarta edizione del summit mondiale A new global vision,
organizzato dalla Regione Toscana. Tema centrale: le mutazioni
climatiche. Avvolta nel suo sari rosso, ha parlato con
forza e ironia, per comunicare un concetto: “Ecocidio è
suicidio”. “Questo pianeta ha ricchezza a sufficienza per i
bisogni di tutti, ma non ne ha a sufficienza per l’avidità di
pochi – ha spiegato citando ancora il Mahatma. Quindi è
l’Occidente, il cosiddetto mondo evoluto, a dover cambiare
completamente. Quella occidentale non è una civiltà, perché ha
sempre usato molto di più di quello che le serviva. E chi si
comporta così ruba le risorse, la vita, il futuro al mondo.
Invece la terra appartiene a tutte le popolazioni e a tutte le
specie viventi. E ciascuna ha diritto alla sua quota.”.


“Tanti affermano che il surriscaldamento del globo è
causato anche dalla eccessiva crescita demografica. Da
qui si deduce che per loro la soluzione sarebbe eliminare
la parte del mondo da cui bisogna invece imparare. Le
argomentazioni sulla sovrappopolazione come causa del disastro
ambientale portano diritti al genocidio. Come quando la Banca
Mondiale, all’inizio della diffusione dell’Aids, disse che
sarebbe servito ad attuare il controllo demografico. Ma non
sono i bambini del Terzo Mondo a danneggiare l’ambiente. I
paesi in via di sviluppo non hanno quasi voce in capitolo
nella produzione di anidride carbonica. Non sono le loro
economie a provocare le emissioni di Co2 in atmosfera – ha
detto – Dell’inquinamento sono responsabili gli ‘schiavi
energetici’, quelli che sono considerati i più progrediti. Ma
io voglio ribaltare il concetto di progresso: meno
combustibili fossili usi, più progredito sei”.

Quindi passa ad attaccare coloro che criticano la Chiesa
solo adesso e solo a causa del testardo no del Papa al
preservativo. “Adesso tutti che si accaniscono dietro a un
piccolo pezzetto di gomma. Allargate la mente. Pensate a
quando risale il vero e proprio genocidio della Chiesa. Bastò
un’unica bolla papale per dare il via alla colonizzazione
selvaggia, al genocidio di milioni di persone e all’ecocidio
più spietato. Conquistare le terre divenne un dovere dei
popoli così chiamati civilizzati, che avviarono distruzioni e
stermini di chi non progrediva secondo la loro
logica, semplicemente perché non sfruttavano la terra e
la trattavano come una madre. Intere società radicate
nella natura sono state viste come arretrate e da
eliminare”.

“Una mentalità che è dura a morire – ha proseguito Shiva –
e che si riaffaccia puntualmente quando ad esempio mi chiedono
perché indosso il sari. Ma come si fa a non capire che questi
sei metri di stoffa sono la mia liberazione, sono una casa e
mai verrà il giorno in cui sarà di troppo”. Concetti forti e
spiegati chiaramente, con voce squillante e alta, che sono
venuti dopo il discorso tenuto dalla filosofa e scienziata
indiana il giorno prima, durante la tavola rotonda su “Clima e
cibo”.

“Anche se in India si fanno continuamente dibattiti sullo
sviluppo, la nostra agricoltura è cresciuta dell’8% solo
grazie ai Monsoni. Non è la Banca Mondiale che dobbiamo
ringraziare, bensì i Monsoni e la pioggia – aveva detto –
In India ci viene ricordato ogni giorno che dipendiamo dalla
natura, ogni giorno. Settecentocinquanta milioni di
persone non possono essere impiegate in un altro settore
che non sia l’agricoltura. Il pianeta è il datore di
lavoro più affidabile, è su di lui che dobbiamo contare”.
E da qui il riferimento agli slogan sbagliati
durante le ultime elezioni: “Il motto del partito al
potere era Shining India, l’India che brilla: più autostrade,
nuove tecnologie, ogm. Ma come si può essere più lontani da
quello che è veramente il Paese?”

“L’agricoltura, ripeto, l’agricolura è l’emergenza. Dal ’97
a oggi – incalza – sono 25mila gli agricoltori ad
essersi suicidati perché il
settore è estremamente vulnerabile e inefficiente.
Non era mai accaduto prima. Ed è da quel momento
che abbiamo deciso di monitorare il triste
fenomeno, finché totalmente sconosciuto. Per la
nostra religione, che crede nella reincarnazione, non è
così grave togliersi la vita, ma lo diventa se ci si uccide
perché non si guadagna e si è perseguitati dai
creditori. Quindi abbiamo pensato di capire prima di
tutto le cause della crescente povertà dei lavoratori del
settore. E ne abbiamo rilevate tre: i costi di
produzione maggiori per sementi e prodotti chimici, sempre più
cari; la vulnerabilità maggiore dei raccolti;
l’imprevedibilità del clima.

Come non impegnarci direttamente per provare a
cambiare la situazione? Non ci stancheremo mai di dire
che bisogna sbrigarci a intervenire sulle emissioni di
anidride carbonica. I cambiamenti climatici vanno
fermati”. “Eppure la maggioranza di noi sembra non
accorgersene. I governi, la politica, la
società sono spesso fuorviati dalle previsioni
del settore industriale – chiarisce – La Monsanto e le
altre multinazionali impostano la produzione basandosi su come
il clima funzionava in passato. Non hanno un contatto diretto,
quotidiano con la natura. Non la comprendono. Sono
quindi i meno adatti a occuparsi del nostro futuro. Noi
invece conosciamo bene i limiti della nostra terra, e
costruiamo la nostra sicurezza su questi limiti, senza bisogno
di metterci nelle mani delle multinazionali. La piccola
scala è la più adatta ad affrontare e assorbire
l’imprevedibilità ed è anche l’unico modo per avere prodotti
buoni e un’alimentazione sana”.

Stella Spinelli
Fonte:www.peacereporter.net
19.07.04

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
È il momento di condividere le tue opinionix