Trump – Re una volta e in futuro?

Pat Buchanan – The UNZ Review – 26 febbraio 2021

 

“Non so se si candiderà nel 2024 o no. Ma se lo fa, sono abbastanza sicuro che vincerà la nomination”.

Così dice Mitt Romney, l’unico senatore repubblicano ad aver votato due volte per la messa in stato d’accusa del  presidente Donald J. Trump.

Ma è possibile che Trump riesca ad ottenere la nomination nel 2024?

Cosa ci insegna la storia sui presidenti repubblicani che, dopo aver perso la Casa Bianca, sono tornati a vincerla di nuovo?

Beh, ad essere sinceri, non esiste una storia del genere.

Considerate questo: quattro presidenti repubblicani nel 20° secolo sono stati sconfitti mentre cercavano un secondo mandato. Nessuno è stato nominato di nuovo.

William Howard Taft perse la Casa Bianca contro Woodrow Wilson nel 1912, e finì anche dietro al candidato alternativo “Bull Moose”, l’ex presidente Theodore Roosevelt. Taft non si candidò mai più, ma continuò a servire come presidente della Corte Suprema.

L’ex presidente Teddy Roosevelt stava pensando di ricandidarsi nel 1920 ma morì a 60 anni nel gennaio del 1919 a Sagamore Hill.

Dopo che il presidente Herbert Hoover perse contro F.D.Roosevelt nel 1932, non si candidò più.

Gerald Ford, al termine del secondo mandato di Nixon, perse contro Jimmy Carter nel 1976 e si ritirò definitivamente, come fece il presidente Carter dopo aver perso contro Ronald Regan nel 1980.

George H. W. Bush perse la Casa Bianca nel 1992 e si ritirò dalla competizione elettorale, per non candidarsi più.

Per quanto riguarda Trump che si candida nel 2024 e vince la nomination del GOP, sicuramente ha delle possibilità che nessun altro ex presidente ha mai avuto, tranne forse Roosevelt.

Trump ha un vasto e fedele seguito. Attualmente tre quarti di tutti i repubblicani lo vedono come il loro leader. Ha ottenuto 74 milioni di voti, il totale più alto mai raggiunto da un presidente in carica o da un candidato presidenziale perdente.

La loro lealtà è riconducibile a ciò che Trump ha ottenuto, a chi e come ha combattuto, e alle nuove questioni che ha introdotto e a cui si è associato in modo indelebile. Primo fra questi è la sua lotta per rendere sicuro il confine meridionale contro gli infiniti attraversamenti illegali dei migranti.

L’immigrazione illimitata dal Sud, la terziarizzazione dell’America, è la vera minaccia esistenziale che il “cambiamento climatico” sostiene di essere.

Trump è anche riuscito a mettere in atto la tradizionale piattaforma del GOP di basse tasse e deregolamentazione,con una riduzione della disoccupazione da record – prima che la pandemia colpisse nel marzo 2020.

Il suo record di elevare rigorosi costruttivisti, costituzionalisti e conservatori alle corti federali, e tre giudici della Corte Suprema, non ha rivali nella storia del moderno Partito Repubblicano.

Trump ha anche forgiato un legame con l’America di mezzo contro un sistema media che lo ha trattato in modo spietatamente odioso e ostile. Fu detto di Grover Cleveland: “Lo amiamo per i nemici che si è fatto”..

Ha portato una nuova e unica agenda al GOP.

Ha sostituito un’ideologia globalista di libero scambio con il nazionalismo. Si è proposto di ricostruire la base manifatturiera impoverita dell’America e ripristinare la sua indipendenza economica. Sotto Trump, lo slogan “America First” ha rappresentato una nuova politica estera in cui gli alleati ricchi e prosperi si accollassero di più il peso della difesa propria e di quella comune.

Voleva che gli americani facessero il loro nation-building qui negli Stati Uniti.

Nonostante i russofobi della Beltway gli abbiano impedito di raggiungere il riavvicinamento che voleva, e non gli hanno consentito di liberarci dalle eterne guerre del Medio Oriente, ha comunque ridotto le forze statunitensi in Siria, Iraq e Afghanistan, e ci ha tenuto fuori da una guerra totale con l’Iran.

C’è quindi una specifica agenda trumpiana, alla quale è associato solo lui, che sta diventando l’agenda dei problemi del movimento conservatore e della base del partito, se non delle elite del partito.

Tuttavia, i problemi di una nomina di Trump rimangono pesanti.

Dopo tutto, ha perso nel 2020. Ed è stato danneggiato dalla battaglia lunga mesi per dimostrare che Biden è stato il beneficiario di un’elezione rubata. L’assalto del 6 gennaio al Campidoglio da parte dei militanti del MAGA è stato accollato a Trump ed è diventato l’articolo del suo secondo impeachment, dove ogni senatore democratico e sei repubblicani hanno votato per condannarlo. E anche alcuni di quelli che hanno votato per l’assoluzione, come il leader della minoranza Mitch McConnell, lo hanno dichiarato colpevole di aver incitato la folla.

Inoltre, Trump deve affrontare una bufera di sfide legali e di accuse che danneggeranno la sua reputazione, i suoi affari e lui, personalmente.

Nel 2024, Trump compirà 78 anni, l’età che ha oggi Joe Biden. E da qui al 2024, ci sarà sicuramente un considerevole logoramento del sostegno tra i 74 milioni che hanno votato per Trump.

Ma se Romney ha ragione e Trump ha il tipo di forza che potrebbe renderlo il candidato nel 2024, quella forza sarà sicuramente sufficiente per porre il veto o affondare qualsiasi potenziale candidato che non abbia la benedizione dell’ex presidente.

E, vedendo entrambi i candidati del 2020 da vicino nelle ultime settimane e mesi, non sembra che Trump abbia più probabilità di essere il leader repubblicano del suo partito di quanto il lento “Sleepy Joe” possa sembrare il candidato democratico tra 44 mesi?

 

https://www.unz.com/pbuchanan/trump-once-and-future-king/

Scelto e tradotto da Arrigo de Angeli per ComeDonChisciotte