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Tonni Vs Giacobini

DI ALESSANDRO GUARDAMAGNA

comedonchisciotte.org

Un ricordo personale: una sera di Ottobre del 2017 si tenne a Bologna una riunione di attivisti e portavoce del M5S a cui si presentò a sorpresa Luigi Di Maio. Dopo il discorso sulla casta da abbattere e il nuovo stato Italiano da ricostruire, nell’entusiasmo generale che aveva portato alcuni a cantare col karaoke, uscii per prendere una boccata d’aria, e rientrando mi imbattei proprio in Di Maio che, lasciata la sala principale vi stava tornando. Lo vidi, ne misurai a colpo d’occhio l’altezza, quasi pari alla mia, mentre avanzava passandomi letteralmente davanti agli occhi ad un metro di distanza, e non potei resistere dal rivolgergli la parola.

Ricordo che gli dissi scandendo bene le parole: “Signor Di Maio, lei è un Giacobino, vero?! Perché noi tutti a sentirla crediamo che lei lo sia, e se lo è la seguiremo perché per fare la Rivoluzione e cambiare davvero l’Italia abbiamo bisogno di Giacobini.” Lui, che si era fermato di colpo sentendosi chiamare, giratosi con scatto militaresco mi guardò per un paio di secondi prima di avvicinarsi di un passo e di stringermi la mano dicendomi: “Mi raccomando. Tenete duro tutti verso la vittoria finale”. Poi riprese spedito in direzione del salone dove poco più tardi lo vidi ad un tavolo in attesa di mangiare.

Lì per lì la cosa non mi colpì particolarmente. Vedi uno che ti chiama e che non conosci, sei stanco per un tour estenuante in tutta Italia, come disse Bugani che lo aveva fatto arrivare in gran segreto a Bologna, e forse ci sta che tu possa rispondere con una frase fatta. Però non potei togliermi dalla testa che quello che sarebbe diventato da lì a 8 mesi il vice-primo ministro dell’attuale governo Italiano, nonché capo politico del MoV, in verità non mi aveva risposto sui Giacobini.

Un anno e mezzo più tardi l’onda recente di motivi che avrebbero causato al MoV la perdita di sei milioni di voti alle Europee lo scorso Maggio, dimezzandone nel giro di un anno i consensi dal 34 al 17% – caso unico nella storia della Repubblica per un partito di governo – ha portato Luigi Di Maio a perdere le staffe di fronte a certi comportamenti di Alessandro Di Battista, colpevole a suo dire di aver scritto un libro che destabilizzerebbe il governo, e con Salvini, che avrebbe fatto scorrettamente campagna elettorale utilizzando voli di stato.

Da poche settimane Di Maio ha inaugurato un programma per riformare il M5S a poco meno di 10 anni dalla sua fondazione e poter risolvere così la piaga dell’anarchismo cronico, da sempre segnalato da parte della base ai vertici, staff e stampa.

Per una decade il MoV ha insistito che la presente organizzazione dell’Europa e le sue scelte liberticide non funzionano, che l’UE è gestita da una cricca di banchieri e burocrati senza scrupoli che impongono di continuo politiche economiche neoliberiste. Queste hanno  impoverito i popoli europei al punto da produrre 75 milioni di poveri totali in meno di 20 anni, fino a fare a pezzi interi stati, come la Grecia, i cui asset sono stati incamerati da aziende private e banche tedesche, francesi ed italiane e da multinazionali, come la cinese Cosco che ora possiede il 67% del porto del Pireo, o la tedesca Fraport che dal 2015 detiene il controllo di 14 aeroporti ellenici. Poi improvvisamente il 17 Aprile scorso il M5S annunciava di andare alle elezioni europee a sostegno dell’attuale assetto dell’UE per difendere il PIL dell’Italia. Di Maio si è chiesto il perché di tale scelta? Lo ha spiegato agli elettori?

Dopo essere passato dalla linea NO TAV, NO VAX, NO UE, con cui aveva vinto le elezioni nel 2018, il MoV senza consultazione su Rousseau, ne ha inaugurata una nuova col trittico QUASI SI TAV, SI VAX e SI UE. Di Maio si è chiesto il perché di tale inversione totale di rotta? Crede forse sia sufficiente dire che il ministro della Sanità sa cose che la portano a concludere che invertire la barra di 180° sulle vaccinazioni sia la cosa migliore da fare? Quando egli ribadisce con forza di essere andato “al governo per fare le cose”, è sicuro che tra queste vi fosse sostenere l’UE? La domanda non è meramente retorica e priva di significato e conseguenze politiche, perché sostenere l’UE vuol dire che Mario Monti ha ragione.

Ma Monti, conosciuto nel MoV come Rigor Mortis, è lo stesso che maledice la lebbra populista, che predica che spendere soldi per aiutare i poveri sia una sorta di crimine e che la cosa più importante per il governo Italiano sarebbe far quadrare i conti, a discapito di chi muore letteralmente di fame. Che poi far quadrare i conti come fece lui abbia comunque prodotto un drastico aumento del debito pubblico sembra non considerarlo nessuno…

E infatti quando fu presidente del consiglio non spese un ghello per gli italiani in difficoltà, ma nel 2011 non ebbe scrupoli nel rastrellarne i risparmi per aiutare le banche franco-tedesche a rischio di crack perché esposte al debito greco. Però il ritenere che una linea di appoggio all’UE vada in qualche modo accettata, significa che Grillo, Di Battista e l’intero MoV per dieci anni hanno raccontato agli Italiani plateali kaxxate sui massacri sociali causati dagli esperimenti di politica economica Made in Bruxelles e cattiverie gratuite su Monti… è un po’ il ragionamento che facevano i primi Giacobini se volete, gli stessi di cui chiesi a Di Maio, quando decisero di mettere a morte Luigi XVI re di Francia.

In sintesi era questo: o noi abbiamo ragione, e allora il re deve morire per tutto quanto rappresenta e ha fatto contro il popolo, oppure ha ragione lui, e quindi deve vivere, ma se ha ragione lui, non solo abbiamo torto noi, ma vuol dire che tutto quello su cui abbiamo basato le nostre azioni e convinzioni non ha senso, o non esiste, e che ci siamo inventati tutto. Ma poiché esiste, allora non è possibile che ci siamo sbagliati e quindi merita di morire, perché la rivoluzione lo chiede.

E infatti, dopo non pochi sforzi e conflitti, lo misero comunque a morte e non si travestirono da cicisbei per ballarci il minuetto dicendo “Maestà, sa che a pensarci bene il suo ancien régime non è poi così male?! Se ci scordiamo questa cosa difficile chiamata rivoluzione e ci rimettiamo la parrucca per sostenere l’attuale assetto della monarchia, vediamo bene che le nostre due pagnotte alla settimana riusciamo pure a mangiarle. Poi se le sembra troppo cibo, veda lei…”. Il re finì invece ghigliottinato, come a morte, politicamente parlando, ci dovrebbero finire l’attuale UE coi suoi burocrati, finti profeti e sicumere, Monti compreso, e non chi fra i popoli d’Europa è stato costretto a subire il peso delle loro scellerate manovre economiche.

Dopo aver detto e ribadito che il MoV è diverso dagli altri partiti che spesso candidano dei nominati, Di Maio ha scelto come capolista per le Europe delle perfette sconosciute che hanno una loro professionalità e che gli sono state consigliate, ma che per la base del MoV non significavano nulla. Di Maio ha spiegato agli elettori il perché di tale decisione, che contrasta con tutti i principi di meritocrazia, impegno e condivisione che stanno alla base del MoV e che de facto ha relegato in cavalleria candidati che si sono spesi per anni a sostegno del M5S?

Se prima Di Maio sostiene e accetta che vi sono persone legate al MoV che dopo anni di lotte hanno deciso di fare altre scelte nella vita, avendone tutto il diritto – ci mancherebbe altro! – riferendosi a Di Battista, come mai poi si stupisce se quest’ultimo ha scritto un libro?

Perché se la prende se Salvini è riuscito ad intercettare fasce più larghe di pubblico rispetto a quanto ha fatto lui? Se invece di andare a Reggio Emilia un Sabato sera in un auditorium ad incontrare 300 followers del M5S, Di Maio vi si fosse recato in pieno giorno come ha fatto Salvini incontrando nelle piazze  della città emiliana migliaia di cittadini, avrebbe interloquito e forse convinto un pubblico più vasto anziché qualche decina di soliti noti.

Se invece di dire che il M5S andava in Europa a difendere quest’ultima, avesse fatto come il leader della Lega che ha dichiarato di andarci per difendere i diritti degli Italiani contro lo strapotere di Bruxelles, avrebbe avuto dalla sua più persone. Se invece di parlare vagamente di appoggio all’UE per difendere un PIL abbattuto proprio dai maneggi di Bruxelles degli ultimi 20 anni, avesse parlato di recupero della sovranità monetaria per l’Italia e di volontà di ristabilire una piena occupazione anziché un miglioramento della occupabilita’ per gli Italiani, avrebbe trovato molte più persone disposte nuovamente a dare fiducia al MoV nonostante gli inciampi dell’ultimo anno, comprensibili per una nuova forza di governo.

Perché quello che Di Maio o chi per lui sembra essersi scordato o non aver visto è che parlare di crociate in difesa del lavoro, ma fare pasticci con Ilva e Whirlpool e produrre un RdC a metà non è segno di impegno credibile di questi tempi, come non lo sono gli slogan. E se vi sono quelli così poco accorti da non saper distinguere la realtà dalla finzione e non capire l’essenza del comportamento politico ondivago ed inconcludente del M5S, ve ne sono anche molti altri capaci di farlo.

Questi ultimi oltre a capire bene che non solo il Parlamento non è stato assolutamente aperto come “una scatoletta di tonno” come il M5S aveva promesso di fare, hanno visto proprio grazie a continui voltafaccia il tonno, anzi i tonni, saltare fuori tra i martellanti e granitici slogan democratici lanciati dal blog del MoV per essere ripetuti e condivisi come un mantra sul web. E che il tonno, come tutti i pesci, puzzi a partire dalla testa lo sapevano da ‘mo anche senza leggere il libro di Di Battista o ascoltare Salvini atterrato in tutte le piazze d’Italia con i caccia F-35. Queste clamorose esperienze di recente svelate da Di Maio hanno solo confermato quanto sapevano già.

Posto che non risulta che nessuna delle scelte degli ultimi mesi siano state fatte da Di Battista (fuori dai giochi politici del Mov dal Febbraio scorso dopo aver accompagnato Di Maio dai Gilet Gialli in Francia), o da Salvini (a capo della Lega e che non decide nulla nel M5S), ma dallo stesso Di Maio – o forse non è lui il capo politico del M5S?! – varrebbe la pena che Di Maio si facesse le domande giuste invece di lasciarsi andare ad esternazioni sbagliate.

Questo naturalmente dovrebbe farlo ammesso che  voglia evitare altri tracolli elettorali ed intenda davvero cambiare le cose, oltre che ricordarsi che nominati, raccomandati di ferro e yesmen di rivoluzioni non ne hanno mai fatte nella storia. Le rivoluzioni le portano avanti i Giacobini, quelli dell’inizio, e gli uomini come Che Guevara e i Barbudos, che nella Sierra di Cuba vivevano anche mangiando serpenti e non con pranzi e rimborsi annui per un equivalente di oltre 40.000 €, come alcuni dei più noti alfieri della falange pentastellata facevano mentre erano all’opposizione.

Quindi per sapere cosa fare in una rivoluzione e quale slancio ideale, forza d’animo e capacità richieda il cambiamento politico radicale, bisogna capire bene chi erano i Giacobini, anche per evitare di trasformarsi in burocrati lontani dal popolo, più che sapere a menadito gli slogan del blog. Di Maio lo sa chi erano? Dalla risposta che mi diede non sembrava affatto,  ma, ripeto, forse era stanco e non capì bene la domanda. Per fugare i dubbi iniziamo col dire che i Giacobini erano molte cose, ma non degli yesmen e nemmeno dei tonni, e che non necessariamente marciavano verso la grande vittoria finale se non avevano fiducia nei capi che li guidavano, e lasciamo pure Di Maio a completare il resto dell’analisi. Questo perché la libertà di pensiero di ciascuno è sempre un gran bottino: il migliore. Se poi si governa uno stato diventa essenziale saperla usare.

 

Alessandro Guardamagna

Fonte: https://comedonchisciotte.org/

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

26 Commenti

  1. Di Maio ha le ore contate, chi decide all’interno del Mov. non è certo lui essendo solo un “pupazzo”.
    Le esternazioni di Di Battista ed altri esponenti dei 5S sono segnali che qualcosa si sta muovendo, ma come sempre un governo cade quando c’è ne pronto uno nuovo.

  2. Il M5S sta facendo la fine di Siryza, di Maio come Tsipras era riuscito a catalizzare il dissenso popolare salvo poi disperderlo per motivi intuibili: a qualcuno da fastidio vedere crollare la UE, e quel qualcuno non è il popolo. Pare che la politica postmoderna sia intrisa di tradimenti.

  3. La barra di 180° , perchè se la metti a 360° ritorni alla stessa rotta, cosa che sarebbe auspicabile e che purtroppo non avviene.

  4. > Il re finì invece ghigliottinato, come a morte, politicamente parlando, ci dovrebbero
    > finire l’attuale UE coi suoi burocrati, finti profeti e sicumere, Monti compreso,

    Noooo…, politicamente solo non basta…, ricostruiamo la buona “madame” sulle pubbliche piazze e mandiamoceli per davvero…

  5. La critica di Guardamagna è pienamente giustificata, a me sembra però troppo concentrata sul capo politico del Mov. Che cosa fa pensare che con una nuova guida, ad esempio il Dibba, le cose cambierebbero radicalmente? Purtroppo per chi ci ha creduto, il Mov ha problemi che non si limitano al personale politico, ma esistono nell’ideologia politica e nel sistema di valori che portano avanti. Logico poi che i risultati pratici siano deludenti. Qualche esempio : la concezione della politica economica come bancomat che distribuisce soldi alla gente è sbagliata e deleteria. Il governo deve creare occasioni di lavoro, direttamente o indirettamente, perché solo dal lavoro nasce il reddito, non distribuire soldi a pioggia. La politica sui migranti è ambigua e confusa, con il gruppo di Fico schierato apertamente con il Pd. La decisione del comico di ‘bannare’ i termovalorizzatori, seguita dal Mov senza critiche, è stata disastrosa. La politica estera è confusa, e il viaggio a sostegno dei gilet gialli, poi rinnegato, lo dimostra chiaramente. Da notare che un cambiamento di leadership non cambia niente perché tutte le scelte sono state condivise dal Dibba e la critica nel libro riguarda la burocratizzazione del Mov, non le sue concezioni politiche. Parlare di rivoluzione, quando si parla di 5S mi sembra quanto meno azzardato. La rabbia anticasta e le grida di ‘onestà’ non bastano per un Mov di governo, figuriamoci per un Mov rivoluzionario.

  6. Nel movimento, come nella maggior parte dei partiti, ci sono tante e troppe voci: in fin dei conti è giusto così, ma non va bene nel momento in cui alcune di queste vengono messe a tacere o , peggio ancora , strumentalizzate ad esempio in funzione anti governo. Venendo un po’ al sodo, sarebbe buono che alcune idee proposte da Paragone o come ricordava Rosanna la proposta di Pino Cabras di cancellare il fiscal compact venissero prese sul serio invece di essere adoperate per contrapporre i 5 Stelle alla Lega e al resto del paese, ma il punto è che lo stesso viene fatto nei riguardi della Lega e degli altri partiti. I termini usati dai media variano e sono “anime”, “ala”,”base” , “putisti” fino ad arrivare a indicare questi parlamentari utilizzando il cognome di qualcuno , come i “grillini” i “renziani” o i “bersaniani” o i “berlusconiani”, anche se l’elenco è in pratica infinito. Se si vuole creare caos e fumosità, è sufficiente far dire o scrivere soltanto “che si è avuta questa impressione” o che “sembra che le cose stiano così”, e la gente se la beve. Il punto cruciale è se invece, all’interno dei 5 Stelle si vive come in FI, dove nell’ultimo caso c’era e c’è un padre padrone, reo di non avere (voluto) eredi, e di avere associato il proprio cognome al partito e viceversa. Poi proprio “lui” ha compiuto un sacco di errori ma ,sopratutto, non è stato di parola. Il punto è che mentre FI si identifica con Silvio e, mettiamo la Lega (almeno oggi) con Salvini, il M5 Stelle con chi lo si deve identificare? C’è qualcuno, che so Casaleggio o Di Maio, o al contrario fa fede il numero di parlamentari che ,eventualmente , seguono le idee e proposte di volta in volta?

  7. Vorrei spezzare una lancia verso il ragazzotto Di Maio, Onestamente è difficile a 30 anni fare il segretario indiscusso di un partito del 30% di un paese come l’ Italia. Io non ne sarei capace. Ci vedete Di Maio a discutere con Cossiga, Forlani, Andreotti, Craxi, De Mita…?? Giusto con Mattarella discute Di Maio…a prendere ordini! Ancora non ha capito che più lo ascolta più perde voti…o forse lo ha capito benissimo ma vuole aggraziarsi che detiene il potere…

  8. Il “mandato” degli elettori ai 5s era:”andate e distruggete le burocrazie”. Ma non possono farlo, non possono farlo…

  9. E che cartello appese alla porta il Di Battista quando parti’ per il sudamerica?
    “Tonno subito”.

  10. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Non dimentichiamoci che i “giacobini” di allora sono la classe dominante d’oggigiorno….
    E queste che seguono sono le parole che rivolsi al mio concittadino Di Maio la sera stessa dello strepitoso risultato della consultazione elettorale del 2013: “….il Movimento ha ottenuto una strepitosa vittoria grazie a Grillo e un po’ grazie all’onda della protesta che monta verso una classe dirigente che ha governato bene per difendere i privilegi della casta e malissimo per difendere il Bene Comune . La vera sfida, adesso, è gestire questa vittoria con democrazia, saggezza e molta oculatezza. Cavalcare l’onda emotiva della folla può divenire una situazione, oltre che difficile, molto pericolosa! “Auribus teneo lupum” (tengo il lupo per le orecchie) diceva lo scrittore latino Terenzio per evidenziare i dubbi e le incertezze che si hanno in una situazione in continua evoluzione, come è oggi quella italiana: infatti tenendo il lupo (la situazione o la folla) per le orecchie non si sa in che modo mandarlo via ne come tenerlo fermo per evitare che ti si rivolga contro! Se sapremo vincere questa sfida e le altre che si presenteranno in futuro e tenere i piedi per terra, questa straordinaria rivoluzione che il M5S ha iniziato dilagherà come un’ onda di piena per tutta l’Italia. Uscirà dai confini nazionali e si diffonderà nel resto del mondo proprio per effetto di quella globalizzazione inventata dalla bieca finanza per fini puramente speculativi…..“. A buon intenditor…..

  11. Sono molto perplesso sulle verità dell’articolo considerando la realtà della situazione. Purtroppo dubito assai che un pur bravo ragazzo come Di Maio potesse realizzare un programma del genere così’ di acchito. Certo altra cosa sarebbe stata l’esplosione di una vera rivoluzione .C’è stato un momento che ciò sarebbe potuto accadere, quando mezzo milione di persone inferocite attendevano Grillo a Roma e le autorità riuscirono a scongiurare la venuta di Grillo.Tornando a Di Maio, forse con l’italica fantasia, le masse ,specie meridionali, pensavano che giunto il cinque stelle,anche se in coppia con il Salvini , tutti i loro problemi erano risolti. Ma mica avevano la bacchetta magica e diverse cose sono state fatte,tanti posti di lavoro sono stati salvati. Ma perchè se tornano quegli altri che accade,specie se varano il progetto del federalismo fiscale ? Ma ce ne rendiamo conto ? E Roma è la Raggi che l’ha ridotta’ ‘ in braghe di tela ‘.Forse che il popolo ha sempre ragione ?

    • Alessandro Guardamagna

      Il punto è che non ci si può sempre e solo accontentare del “meno peggio” che poi alla lunga si dimostra uguale al peggio vero è proprio. Vuoi restituire veramente i rimborsi? E allora instauri una commissione che vigili, e non lasci che le cose vengano fatte a sentimento da chi poi si scopre che di sentimento ne ha poco o non ne ha del tutto, ma fame la tiene eccome. Vuoi selezionare i migliori? E allora non lasci l’anarchismo dilagante per 10 anni dove la fanno da padrone capibastone ed amici loro che potrebbero stare in tutti i partiti tranne che in una realtà politica rivoluzionaria. Vuoi ridare sovranità all’Italia? E allora ti prepari ad andare in Europa a pestare i pugni sul tavolo (certo, per una cosa simile ti servono le persone in grado di farlo!) e non metti insieme un’accozzaglia di damine e cicisbei e mi vieni a raccontare che vuoi salvare il PIL?!! Lo stesso bersagliato dalle politiche di quell’UE che vuoi andare a sostenere per “cambiarla dall’interno”… perché Juncker e lorsignori sono lì ad aspettare che gli proponi le tue idee di “cambiamento”… Ma chi si crede di prendere con i fondelli con questa “rivoluzione” da tonni?
      Quanto all’art. ho citato solo fatti limitando i miei commenti al minimo.

  12. Il vecchio Mao disse all’incirca che “una rivoluzione non é una festa di Capodanno – in cui si scherza e balla con tutti – ………………….una rivoluzione é atto violento, prova di forza con cui si cerca di rovesciare una situazione ormai palesatasi non più sostenibile

    e la si dovrà fare più con intelligenza che non con preoccupazioni d’economia del sangue nemico, perché – se la morte anche d’un solo compagno é più pesante del monte Tao – la morte d’un avversario é invece più leggera d’una piuma!”

    Ma dove albergherebbero simili rivoluzionari in Italia………forse tra i bimbi-minkia che, più che a distaccarsi da spada o fucile, non riescono a farlo dal succhiotto e dall’immancabile cellulare?!

    (Con simile truppa io valuterei già molto difficile – non dico di metter addirittura sottosopra il paese – ma finanche di rovesciare una padella per impiattare una frittata!)

    Di Maio mi é antipatico, però non diamogli tutti i torti: sia ben chiaro che io – sia come gesellista che come appassionato d’economia (e quindi non ignorando la ‘teoria della aree valutarie omogenee’ – mi sarei ben guardato dall’entrare nell’euro…….

    però adesso avrei (come i più, compreso Di Maio) altrettante preoccupazioni ad uscirne, e la ragione é molto semplice: tornando alla lira noi non ci ritroveremmo, é vero, indebitati fino ai capelli ma pur sempre ancora ottava potenza economica mondiale,

    ormai abbiamo il culo rotto, il paese sindacalmente devastato, gli imprenditori incazzati neri per essere stati additati per un cinquantennio al pubblico disprezzo e ludibrio, e quindi ben più disposti a fare i ‘prenditori’ (che non gli imprenditori ed Einaudi diceva come essi avessero la memoria d’un elefante),

    ma soprattutto poi abbiamo una gioventù non solo disabituata al lavoro ma anche che lo guarda ostilmente e solo spera nel reddito di cittadinanza,

    mentre mia madre – quando avevo sedici anni – mi esortò a pronunziare anch’io il giuramento narte, “né risorse né felicità consumerò in quantità maggiori di quelle da me prodotte”, per unirmi spiritualmente alle oltre dieci generazioni dei miei antenati mitteleuropei:

    a questo punto, non illudiamoci di poter recuperare facilmente quella posizione di miracolo economico che abbiamo vilmente disertato, talché, sotto Sparta non meno che sotto Atene, ormai dobbiamo aspettarci, possono competerci solo lacrime e sudore a profusione.

    Ciò premesso il tempo rivoluzionario indiscutibilmente ci sarebbe, ed anche il luogo………. e malgrado i miei ottant’anni io correrei subito sia ad imbracciare il vecchio AK47 sia a volentieri guidare le folle rivoluzionari…………ma dove sarebbero queste e soprattutto quelle giovani?

  13. Le stanze del potere lo hanno cucinato proprio bene a Di Maio, tanto bene che ormai se la prende con tutti.
    Andreotti: il potere logora chi non ce l’ha.

  14. … Qualche tempo prima, a Roma, uscito dalla Camera, l’ho visto pure io Gigino… Stavamo andando esattamente allo stesso posto, in piazza del Campidoglio… Non ho pensato neppure lontanamente di rivolgergli la parola…. visto che andavamo allo stesso posto… Non è Gesù Cristo, nemmeno un Apostolo, e neppure un Sagrestano…

    • Alessandro Guardamagna

      Mai pensato che lui o nessun altro fosse Cristo o un mito. Ho solo creduto che tutti insieme si potesse fare qualcosa di radicale e di nuovo in questa nazione con il MoV. Mi sono sbagliato.

  15. Vorrei anche sottolineare l’arguzia politica della foca baffina dimostrata da Giggino quando, bevendosi la fake news del mainstream su Giorgetti, ha ironizzato sulla fine del progetto minibot

  16. A mio parere la seguente frase chiarisce ampiamente le ragioni della perdita di voti/consenso del M5S:
    “Dopo essere passato dalla linea NO TAV, NO VAX, NO UE, con cui aveva vinto le elezioni nel 2018, il MoV senza consultazione su Rousseau, ne ha inaugurata una nuova col trittico QUASI SI TAV, SI VAX e SI UE”.

    Penso che oggi il MoV abbia due possibilitá:
    accodarsi alla Lega ed al volere di molti suoi votanti, ri-trasformando SI UE in NO UE e (tentare di ) sostenere questo governo
    o
    continuare con QUASI SI TAV, SI VAX e SI UE e, probabilmente, andare a sbattere; assieme a questo governo.

  17. L’osservazione più giusta la fece il migliore dei Giacobini, Saint-Just: “Chi fa le rivoluzioni a metà si prepara la fossa.”

  18. Ormai sono come il me too/pure tu.
    Peccato.

  19. …senza contare il 5G pericolosissimo a detta di innumerevoli scienziati , i miliardi in aerei e tante altre scelte incoerenti con quanto professato.Credo che i due ponti crollati in due giorni all’inizio del mandato c’entrino qualcosa ma personalmente avrei esternato il problema in una pubblica discussione se procedere o meno invece di fare dietrofont su praticamente tutto

  20. Altro che giacobini antisistema, il movimento 5 stelle in caso di caduta del governo Conte sosterrà col pd un governo tecnico guidato da Mario Draghi e fortamente voluto da Mattarella.

  21. Se votare servisse a qualcosa non ve lo lascerebbero fare.Ve lo lasciano fare perchè tutti i partiti sono eterodiretti dall’alto.Il basso non è mai contato niente,è solo la carne da cannone.

  22. Ma certo, é un gioco delle parti, i cinquini come pure i Leghisti seguono delle direttive, inutile tirar fuori sempre sto “anarchismo” a sproposito, la verità è che il Grillo straparlante (maledetto lui come Renzi) ha illuso la gente con ideali condivisi creando una ideologia che in maniera dimostrabile é stata soppressa già nei meet-up per un buon 70%, molte persone se ne sono andate già 5 anni fa surclassato da zerbini e utili idioti, altri hanno CREDUTO ad oltranza perché anziché usare la ragione hanno usato il credo e una visione dogmatica, come la Spadini e quindi le lotte intestine, la prevaricazione degli uni sugli altri adesso viene additata come mancanza di ordine e gerarchia ma in realtà è sistemica e finalizzata al trasformismo, é stata usata di proposito per lasciare per l’ennesima volta le persone che ci credevano con l’amaro in bocca, con il senso di impotenza. In realtà è stato architettato un reality a 5 stelle per convogliare il dissenso ed evitare disordini.
    E la Lega che cos’è se non un’altra impostura? Non serve nemmeno ricordare le scelte criminali e ultraliberiste di questo partito maledettamente infame.
    Tutto questo nei piani del potere potevano svolgere pidioti e forzisti ma il loro tempo e la loro credibilità era decaduta in maniera ciclica come avviene da almeno 40 anni con la prova che i sepolcri imbiancati che hanno collaborato alla disfatta del paese sono sistematicamente assurti a senatori a vita o alle massime cariche dello stato.

    Anarchia unica via.

  23. Articolo spazzatura, da prima repubblica, a livello di repubblica, corriere, rai, merdaset, la7 etc., per illudere i legaioli, i soci di dx ed i cugini del pd. Potresti scrivere 100 e passa articoli su Selfini ed i legaioli, con tutti i loro ladroni di dx, indagati, arrestati e condannati, sulla lingua di Selfini che è rimasta infilata nel c..o degli usa, ma ti impegni a screditare i 5S, come fa il mainstream da anni. Oltre al solito bla bla bla, e dopo aver la memoria azzerata sugli ultimi 70 anni di governi italiani, salva l’Italia, indicaci la strada.