Tensione crescente nello spazio aereo artico

Lucas Leiroz de Almeida – Global Research – 28 Maggio 2021

 

Il 19 aprile, dopo aver ricevuto un allarme circa un aereo straniero che si avvicinava al confine settentrionale, un caccia russo MiG-31 ha scortato due aerei stranieri sul Mare di Barents. Entrambi i velivoli si stavano avvicinando pericolosamente al confine russo. Erano un P-8A Poseidon e un P-3C Orion, tipici aerei da pattuglia della marina statunitense e della forza aerea norvegese, rispettivamente. Gli aerei russi li hanno seguiti finché questi non hanno cambiato rotta e si sono allontanati dal confine.

Questa settimana, nella stessa regione è accaduto un evento simile. Il 26 maggio, un altro aereo norvegese P-3C è stato rilevato mentre effettuava manovre pericolose e aggressive vicino al confine russo, e ancora una volta un MiG-31 russo ha dovuto scortare l’aereo straniero per farlo allontanare dal confine. Ma questi non sono casi isolati; si tratta solo degli episodi più allarmanti e pericolosi, che si accompagnano a molte altre incursioni aggressive della NATO nello spazio aereo del confine russo. Negli ultimi mesi, le attività occidentali nell’Artico sono aumentate notevolmente. I jet militari della NATO compaiono spesso nella zona russa dell’Artico per condurre operazioni di intelligence, spiando le attività della Flotta del Nord russa.

Mosca ha criticato duramente le azioni dell’alleanza militare occidentale. Il 17 maggio, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha definito le misure della NATO come “un’offensiva”. L’Occidente ha risposto dichiarando che anche la Russia ha aumentato le sue attività nella regione artica, il che dovrebbe “giustificare” l’invio di più aerei per “controllare” la Flotta del Nord.

In realtà, indipendentemente dal fatto che le attività russe stiano aumentando o meno, non c’è scusa per l’aggressività della NATO. Le attività militari russe si stanno svolgendo entro i confini del territorio nazionale, e dunque questa “supervisione straniera” non è giustificabile. Inoltre, ogni potenza mondiale ha una certa zona di influenza oltre i suoi confini. Queste zone sono una realtà geopolitica importante, che non può essere trascurata da nessun paese che abbia a cuore la pace e la sicurezza internazionale. I movimenti NATO sul confine russo per “monitorare” le attività russe nell’Artico costituiscono un vero affronto per Mosca.

In ogni caso, le attività russe nell’Artico sono aumentate solo in risposta alla precedente avanzata della NATO in questa regione. Stati Uniti e Canada stanno investendo sempre di più nelle attività militari nell’Artico perché, oltre ad essere una zona ricca di risorse naturali, è la via più breve per raggiungere la Russia, il che rende il Polo Nord una zona estremamente strategica. Stati Uniti e Canada sono affiancati in questa strategia dai paesi europei, soprattutto quelli scandinavi, come la Norvegia, i quali hanno una rapida via d’accesso alla Russia attraverso il Polo Nord. Per molti anni gli Stati Uniti hanno trascurato il valore strategico dell’Artico, mentre la Russia è sempre stata presente nella regione. Anche la Cina ha una forte presenza militare nell’Artico, con diverse navi schierate stabilmente. L’inferiorità americana nella regione preoccupa profondamente Washington, ed è per questo che assistiamo ad una corsa alla “conquista” dell’Artico, che probabilmente si intensificherà sempre di più.

Dunque, in risposta all’Occidente, negli ultimi tempi Mosca ha aumentato gli investimenti per la Flotta del Nord, soprattutto per quanto riguarda la logistica aerea. Diverse piste d’atterraggio sono state costruite o ripristinate, e Mosca prevede di investire in futuro ancora quasi 70 milioni di dollari per una base aerea sull’isola di Kotelny. L’aria è la principale via strategica per le operazioni nell’Artico, considerando le difficoltà di spostamento via terra nella regione. La logistica militare al Polo Nord comporta un ampio uso dello spazio aereo, e dunque non è un caso che l’Occidente abbia recentemente effettuato così tante manovre aeree nell’Artico: la contesa dell’Artico si svolge in aria, e chi domina l’aria avrà il controllo sul Polo Nord.

Occorre anche ricordare che l’occupazione dell’Artico fa parte dei piani americani per mantenere una strategia di accerchiamento contro la Russia. L’aumento delle incursioni occidentali nell’Artico è solo la continuazione di ciò che la NATO sta facendo da tempo sul confine russo. E fintanto che questa strategia americana continuerà, minacciando la sicurezza russa, Mosca investirà più risorse nella protezione delle sue zone di confine, il che significa che le tensioni nell’Artico non finiranno tanto presto.

Lucas Leiroz de Almeida

Articolo originale: https://www.globalresearch.ca/tensions-growing-arctic-airspace/5746463

 

Scelto e tradotto da ernestW per ComeDonChisciotte

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Vocenellanotte
Member
2 Giugno 2021 , 11:30 11:30

Questo ronzare come le zanzare è fastidioso. Le repubbliche delle banane baltiche sono peggio dell’Italia sempre alla ricerca del protettore di turno; noi almeno manteniamo un profilo basso: hai visto mai dovesse prevalere l’altro….
Per gli USA l’URSS e poi la Russia sono un pallino da almeno 100 anni. Ci hanno provato nella 1 Grande Guerra, poi hanno finanziato i nazisti per aggredire i comunisti, e per evitare che l’armata Rossa arrivasse a Parigi sono sbarcati, e per evitare che il Giappone fosse occupato dai Rossi hanno sganciato 2 bombette.
Fino a quando verrà abusata la pazienza?

VincenzoS1955
Active Member
2 Giugno 2021 , 12:30 12:30

Ma che cacchio vogliono ora dall’Artico? Non bastano i disastri che hanno provocato in altri luoghi?

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