SONO PROPRIO ANDATI A PUTTANE

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DI CARLO BERTANI

Vizi
privati e pubbliche virtù: la quintessenza del savoir vivre
democristo è tutta qui. L’ennesimo gossip istituzional/parlamentar/velinico
ha squassato per qualche giorno l’aria ferma di questa stantia
primavera. Un po’ di sano olezzo di sudore, qualche coltre macchiata
sul lindo (!) lenzuolo della politica italiana.

Con gran solerzia tutto il “palazzo” si è mobilitato: guai a
sollevare le lenzuola in pubblico! Non ne avete il diritto!

Dopo sussurri, grida, telefonate nella notte ed accordi bipartisan, per
decidere come spartirsi il cuscino macchiato, hanno liberato i cani in
cortile e rialzato la palizzata.

Il Garante per la protezione dei dati
personali nel provvedimento vieta “con effetto immediato” a “tutti
gli organi di informazione di diffondere notizie, in particolare quando:

1) si riferiscano a fatti e condotte private che non hanno interesse
pubblico;

2) riguardino notizie, dettagli e circostanze eccedenti rispetto
all’essenzialità dell’informazione;

3) attengano a particolari della vita privata delle persone diffusi in
violazione della tutela della loro sfera sessuale”.

Il Garante sottolinea inoltre che ”la violazione di tale provvedimento,
che sarà pubblicato domani nella Gazzetta Ufficiale, costituisce reato
punito con la reclusione da tre mesi a due anni ed e’ fonte di
responsabilità per una eventuale richiesta di risarcimento danni. Il
Garante provvederà, infine, a denunciare alla autorità giudiziaria
competente ogni singola violazione che venisse rilevata[1]“.

Si
sono incazzati, e mica poco.

Alcune delle precisazioni del Garante sembrano eccessive e dettate
dall’alto: come si può tracciare un confine fra “fatti
e condotte private che non hanno interesse pubblico”
?

Non ho difficoltà ad accettare che un ministro tradisca la moglie, ma
se si mette ad inchiappettare un ippopotamo mi preoccupo. Non vorrei che
incontrasse l’ippopotamino che tengo in giardino. Direte: un
ippopotamo è difficile da nascondere, ma se non ha interesse
pubblico
scompare come un moscerino nei meandri delle norme.

C’è
poi l’assurda tiritera del “limite” al quale si deve attenere
l’informazione, ossia “notizie,
dettagli e circostanze eccedenti rispetto all’essenzialità
dell’informazione”
. Qui bisogna intendersi: si può dire
“L’on. Paperino è stato fotografato sulla spiaggia di Fregene in
tenere effusioni con la nota attrice Paperina?”. Forse sì.

E se l’on. Paperino viene “beccato” mentre esce alle tre di notte
da un locale abbracciato alla solita Paperina? Si dovrebbe.

Se, invece, Paperina fa parte insieme a Minnie, Clarabella ed altre
della “squadra” di Paperoga – che combina incontri notturni con il
gotha della politica – non si può più dire. Perché?

Perché, signori miei, se milioni d’italiani frequentano le prostitute
non si può ammettere che anche il palazzo del potere lo faccia.

Qualcuno
potrebbe affermare che le Veline

sono le odierne Vestali
sulla verginità delle quali ho sempre nutrito qualche dubbio – e
forse tutto si potrebbe accomodare affermando che gli odierni Dei
dell’Olimpo politico/televisivo/sportivo hanno anch’essi le loro
necessità. Geishe e
Vestali sono sempre
esistite: perché scandalizzarsi tanto?

Lo scandalo nasce dalla necessità di nascondere dell’altro dietro
alla classica foglia di fico: il capo dell’opposizione – divorziato
e che litiga con la seconda moglie sui giornali – assurge a nuovo
difensore dei valori familiari. Il capo della seconda opposizione
(Casini), anch’egli separato o divorziato, tuona contro il tradimento
dei valori cattolici. Se, poi, qualcuno un po’ più scemotto si fa
beccare mentre frequenta una “scuderia” curata dal boss delle
pornodive…beh, ma allora ditelo…qui giochiamo al massacro…pronto?
Garante?

Ho
ancora nelle orecchie l’eco di un dibattito parlamentare della scorsa
legislatura: un intervento dell’on. Sgarbi nel quale tratteggiava con
grande ironia una vicenda nella quale – a suo dire – era incorso
l’allora Ministro della Cultura e dello Spettacolo, Urbani.

Più volte usò, nell’aula che fu di Garibaldi e di De Gasperi, la
parola fellatio, per precisare
qual era stato l’infortunio nel quale – sempre a suo dire – era
caduto il boss della cultura nazionale, scoperto – sempre per bocca
dell’on. Sgarbi – nell’espletamento delle sue funzioni
ministeriali mentre un’attricetta stava accoccolata sotto la sua
scrivania. Ah, Vittoriaccio! Il Sottosegretario di quel ministro era un
tal Bono, che amava vantarsi d’essere “Bono fra le bone”. Non
scandalizziamoci, non facciamo i bacchettoni, ma non tiriamo fuori dalla
naftalina lo stile del codice fascista.

Più
interessante la terza raccomandazione del Garante, quei “particolari della vita privata delle persone diffusi in violazione della
tutela della loro sfera sessuale”
, perché qui nasce un problema
giuridico di non facile soluzione.

Facciamo finta che l’Italia sia un paese normale, dove si segue il
sano principio in base al quale la libertà personale termina dove si
ledono i diritti altrui.

In questa Italia “normale”, chiunque potrebbe decidere di vivere con
un’altra persona perché gli aggrada: perché gli è simpatico/a,
perché hanno entrambi/e la passione per le figurine dei calciatori,
perché amano l’Inter o
la Juventus
, perché studiano da anni insieme il comportamento sessuale degli
scarafaggi, ed è difficile trovar casa se possiedi quel tipo
d’animale domestico.

Dopo
anni di convivenza, potrebbero chiedere di poter aiutare il compagno/a
se è malato, desidererebbero poter subentrare – nel caso uno dei due
passasse a miglior vita – nel contratto d’affitto: anche perché,
gli scarafaggi devono essere nutriti amorevolmente tutti i giorni.

No, non si può. Come non si può?

Prima bisogna fare l’ispezione, la “prova coperta” e contare
quanti pisellini e quante patatine ci sono sotto le lenzuola. Un
pisellino ed una patatina? Valido. Due pisellini? Due patatine? Nein,
niet, nada, non se ne parla nemmeno…

Ma,
la “prova coperta” non è forse in contraddizione con quel “particolari della vita privata delle persone diffusi in violazione della
tutela della loro sfera sessuale
” al quale tengono tanto?

Perché gli esseri normali – ossia il 99,99% degli italiani – devono
sottoporsi alla “prova coperta” mentre lo 0,01% deve godere del
privilegio della coperta perpetua, ossia della totale esenzione dal
dover comunicare le sue preferenze, i suoi comportamenti, le sue
“passioni”?

Se un tale ministro o sottosegretario è perdutamente innamorato di un
transessuale, che ci frega a noi? L’importante è che sappia fare il
suo mestiere. Ma, allora, la regola deve valere per tutti o per nessuno
(a dire il vero, per i personaggi pubblici non guasterebbe qualche
controllo in più, perché sono quelli che decidono tutto). Se al
sottosegretario piace il transessuale non si deve dire, mentre se un
idraulico ama perdutamente un boscaiolo non possono costruirsi insieme
una bella casetta di tronchi con quattro bagni, la piscina e
l’idromassaggio?

E
se i due si “fanno” le canne? Nel senso, ovvio, che circondano la
loro casetta con una siepe arborea alta ed ondeggiante al vento.

Eh…niente da fare…misureranno la siepe…se le canne superano la
“modica quantità” consentita dalla legge cade la scure: o le
tagliano o li mettono in gabbia. Potranno sempre prelevare dalla
biblioteca del carcere “Canne al vento” e sognare.

Cosa succede se un’inchiesta giornalistica scopre che molti
parlamentari usano circondare le loro ville con siepi, foreste, ettari
di canne fruscianti…cosa capita? Che il servizio giornalistico viene
censurato sul nascere.

Eh no, signori miei: perché proibire ai più la nobile scienza della
botanica, per essere gli esclusivi depositari di quel sapere?

“Sotto
il vestito, nulla”, verrebbe da dire, e saremmo in tema, ma c’è
dell’altro.

“L’altro” è quello che, con l’ennesima trovata del gossip
nazionalpopolare, ci vogliono nascondere: cosa fareste, voi, se vi
trovaste nella necessità di dover ottemperare a degli “impegni”
presi con i banchieri? I banchieri mica scherzano: chiedetelo a Calvi e
Sindona.

Se l’impegno è quello d’allungare l’età della pensione, di non
concedere finalmente quei diritti essenziali ai lavoratori “atipici”
(pensione, malattia, ecc) che ci sono in tutti i paesi civili, se dovete
continuare a prelevare miliardi sulle bollette dell’ENEL – facendo
credere che servono per costruire centrali solari – per “girarli”
ai soliti “amici degli amici”, se, se, se…

Se
qualcuno vi minaccia con un coltello, la cosa che dovete fare è non
perdere mai di vista la mano che lo regge: quello è il pericolo.
Osserviamo cosa sta accadendo nella scuola: non passa giorno senza che
venga scoperto un nuovo episodio “terrificante”, sbattuto su tutti i
telegiornali e ripreso a spron battuto dai vari pennivendoli di regime.
Devono “razionalizzare” la spesa per l’istruzione, e si preparano
il terreno.

Non fatevi sviare dall’altra mano del vostro potenziale aggressore:
servirà soltanto a creare del polverone per distrarvi.

In
anni lontani, scoprirono che il gotha della politica e dell’economia
faceva parte – oggi diremmo in modo bipartisan – di una stessa
associazione, di una loggia segreta:
la P

2.

Quando la discussione approdò in Parlamento, nella campagna romana un
bambino – Alfredino Rampi – cadde in un pozzo artesiano.

Si mobilitarono tutti: dalla Presidenza della Repubblica in giù, tutti
a seguire il tentativo di salvataggio dello sfortunato ragazzino.
Dirette televisive, TG speciali, commentatori, esperti, trivelle,
speleologi, tutti sempre in prima, seconda e terza serata.

Se il salvataggio fosse riuscito l’Italia avrebbe tirato un bel
sospiro di sollievo, se fosse andato male (come, purtroppo, andò a
finire) ci sarebbero state le lacrime: il banco vince sempre. Inutile
ricordare che
la P
2 passò in cavalleria.

A
distanza di anni, Tina Anselmi – che fu presidente della Commissione
sulla P2 – ha comunicato d’aver donato tutta la documentazione sulla
P2 al Comune di Castelfranco Veneto. Come a dire: a futura memoria.

Quella volta qualcuno giocò sporco
sulla pelle di un ragazzino. Oggi, almeno, su quella di qualche
attricetta, velina o prostituta d’alto bordo e sui loro magnaccia
travestiti da personaggi del jet-set. Miglioriamo.

Carlo
Bertani
[email protected]
www.carlobertani.it
16.03.07

Nota: [1] Fonte: ANSA 15 marzo 2007

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