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Sanzioni contro la Russia. Quali conseguenze per l’Europa?

DI EMMANUEL LEROY

lesakerfrancophone.fr

Prima di tentare di rispondere alla domanda riguardante le conseguenze di questa crisi per l’Europa e per la Francia in particolare, mi pare necessario ricordare il contesto di queste sanzioni prese contro la Russia dopo il colpo di mano di Maidan -sostenuto dall’Occidente, ricordiamocelo – e che ha ha avuto come conseguenza il rovesciamento del presidente ucraino legittimamente eletto, Viktor Yanukovitch, e porterà poi al referendum di autodeterminazione della Crimea nel marzo 2014 e alla ricongiunzione di quest’ultima alla Federazione Russa.

Inizialmente avevo previsto di fare una dettagliata esposizione che riguardava le perdite conseguenti alle sanzioni contro la Russia nelle differenti filiere coinvolte, in Francia e in Europa. Ma considerando l’evoluzione molto rapida della situazione geopolitica internazionale, ho pensato che non fosse più necessario forse enumerare come nella favola di La Fontaine “Perrette e la scodella di latte”, i vitelli, le mucche, i maiali, e le covate perse, ma che forse era preferibile andare diritti all’obiettivo e chiamare ogni cosa col suo nome.

A mo’ di preambolo, Signore e Signori, vorrei leggervi questa breve citazione da un libro scritto dal Generale Butler dell’esercito americano purtroppo sconosciuto in Francia e che si intitola “La guerra è un racket” , pubblicato nel 1935 negli Stati Uniti. Mi sembra che la sua idea di fondo illustri perfettamente la situazione nella quale siamo ancora immersi oggi giorno, ed ecco la citazione:

“Sono 30 anni che servo nei Marines e non c’è nessun metodo utilizzato dai Gangster che noi non abbiamo utilizzato e perfezionato. Essi si servono di delinquenti per fare paura ed eliminare la gente; noi siamo i sicari del Big Business di Wall Street e delle banche. Ho colpito l’Honduras per conto delle compagnie finanziarie nel 1903. Ho ricattato il Messico per conto di American Oil nel 1914. Ho fatto le sparatorie ad Haiti e a Cuba perché i giovanotti della National City Bank potessero raccogliere il bottino. Ho strapazzato e vandalizzato una mezza dozzina di paesi del centro America perché potessero sottomettersi al Racket di Wall Street. Ho lavato con acido solforico il Nicaragua per conto dei Fratelli Brown nel 1912. Ho incendiato la Repubblica Domenicana per American Sugar. (…) Al Capone è un poveraccio in paragone all’esercito americano. Lui al massimo comandava 3 distretti di Chicago, noi comandiamo e sottoponiamo al nostro Racket tre continenti.

-Generale a due stelle Smedley D. Butler (1881- 1940), due volte insignito della medaglia d’onore del Congresso. “La guerra è un racket” . Round Table Press 1935 (51 pagine). Qualunque somiglianza con gli avvenimenti attuali è senz’altro totalmente fortuita…-

In che cosa consistono le sanzioni imposte contro la Russia?

Essenzialmente colpiscono dei beni finanziari, negano il soggiorno a personalità politiche o economiche, sospendono l’erogazione di prestiti alle banche pubbliche, e infine impongono l’embargo sulle tecnologie militari e sui materiali per la ricerca gas-petrolifera.

A sua volta la Russia ha reagito decretando un embargo contro l’industria agroalimentare europea.

Quali potrebbero essere le conseguenze per il settore agricolo francese, soprattutto in un panorama di forte rallentamento dell’attività economica? Allo stato attuale delle cose, quali misure sono state adottate a livello europeo per superare questo embargo?

Nell’intento di trovare delle informazioni convincenti per affrontare l’argomento delle conseguenze della politica di sanzioni occidentali contro la Russia, ho consultato molte fonti, una delle quali mi sembrava particolarmente raccomandabile, ovvero “La Docùméntation française”, nella quale pensavo di trovare delle analisi obiettive sull’impatto reale, diretto e indiretto, di questa politica di sanzioni sulla nostra economia.

Il meno che si possa dire è che sono stato deluso. Deluso prima di tutto perché ho trovato in questa prestigiosa rivista un solo articolo, che risale al giugno 2017 e tratta questo argomento. E anche deluso per la scelta di un analista della NATO, il signor Edward Hunter Christie, per affrontare questo problema, come se il nostro paese non avesse al suo interno dei ricercatori e degli scienziati di qualità.

Evidentemente quando si prende visione dell’articolo si comprende meglio la finalità che vi è perseguita, ovvero di menare il can per l’aia allargando i confini dell’analisi e facendo delle sottili perequazioni per non lasciare apparire in definitiva che un impatto minimo sul prodotto interno lordo europeo che rappresenterebbe una perdita dell’ordine dello 0,1% all’anno nel periodo considerato che va dal 2014 al 2016.

Ecco un estratto di questo articolo comparso su “La Docùméntation française”, nel giugno 2017: Le perdite accumulate dal 2016 al 2016, dovute alle sole sanzioni sarebbero da 42 a 43 miliardi di euro. Le perdite dovute ad altri fattori -caduta del prezzo del petrolio in particolare- oscillerebbero tra 111 e 113 miliardi di euro. Le sanzioni non spiegherebbero dunque che il 27 o 28% delle perdite totali intervenute negli scambi con la Russia dopo il 2013.

Queste stime, quali che siano le loro cause, possono sembrare di un valore importante quando le si esprima in euro e fuori dal contesto -una tecnica di presentazione molto apprezzata da certe fonti, tra le quali quelle del governo Russo – ma il grafico fa vedere bene che si tratta di perdite molto modeste, una volta poste nel loro contesto.

Da una parte, gli aumenti dovuti ad altri mercati esterni all’UE dopo il 2013, ugualmente riferiti al periodo 2014-2016, ammontano a 729 miliardi di euro ovvero più di 16 volte l’effetto delle sanzioni. D’altra parte, paragonate al prodotto interno lordo dell’UE, le perdite generate dalle sanzioni contro la Russia sono manifestamente molto deboli: circa lo 0,1 % del PIL per anno. Sommando i tre anni considerati, le perdite totali sarebbero dallo 0,29 allo 0,30 del PIL annuale dell’Unione, molto meno delle perdite che ha subito la Russia, che si situerebbero tra l’1,3% e il 2,33% del PIL annuale della Russia, secondo le ipotesi considerate.

Se includiamo il divieto Russo alle importazioni di beni alimentari provenienti dall’Unione Europea, la stima dell’impatto passerebbe dallo 0,1% allo 0,13% del PIL annuale.

Le perdite in rapporto al mercato russo, 5 miliardi di euro circa nel 2016 rispetto al 2013, sono pienamente compensate dagli aumenti su altri mercati fuori dall’UE, pari a più di 8 miliardi di euro.

Dunque evidentemente, per attenuare le conseguenze negative per l’economia francese, ci parlano di ri-orientazione delle esportazioni. Cito ancora l’articolo:

L’analisi della riorientazione degli scambi economici costituisce un elemento essenziale di qualunque studio serio circa l’incidenza delle sanzioni…
Tra i 28 stati membri dell’Unione europea, 21 hanno registrato una crescita netta delle esportazioni verso il resto del mondo nonostante la recessione in Russia, grazie all’aumento delle esportazioni verso altri mercati (dentro l’Unione Europea e fuori di questa) che hanno più che compensato la contrazione delle esportazioni verso la Russia. Questa osservazione vale ugualmente per l’Unione Europea nel suo insieme: le esportazioni verso la Russia sono certamente diminuite di 8,65 miliardi di euro ma l’esportazione verso altri paesi sono cresciute di 49,02 miliardi di euro (compresi gli scambi intra europei)…

Dunque tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili, dato che 21 paesi dell’Unione Europea guadagnano in questo gioco di “porte girevoli” e tanto peggio per i 7 paesi che perdono, tra i quali la Lituania fortemente colpita dall’embargo, ma che terremo buona probabilmente con un nuovo prestito di un miliardo o due provenienti dal Fondo Monetario Internazionale e la promessa di cooptare in una istituzione internazionale prestigiosa qualcuno dei loro dirigenti politici che hanno avvallato questa politica di sanzioni contro la Russia andando contro gli interessi del loro paese.

Qui è necessario precisare che anche nei paesi presentati come avvantaggiati in questo articolo, ci sono forti differenze a seconda dei settori. Se è vero che finora la filiera cerealicola francese ha sfruttato al meglio la situazione, grazie ai mercati egiziano e magrebino in particolare, non è certo che questa situazione favorevole si manterrà domani perché l’agricoltura russa è in pieno sviluppo e ci potrebbe rendere la pariglia molto presto. D’altra parte se la situazione ancora oggi è soddisfacente per la filiera cerealicola, non è la stessa cosa per quella delle carni, in particolare porcine, che avranno molta difficoltà, ne converrete, a trovare dei mercati sostitutivi nel mondo musulmano e questo senza neanche affrontare la concorrenza intraeuropea con paesi come la Polonia dove le differenze salariali rispetto a un paese come il nostro permettono una politica di dumping di fronte alla quale i nostri produttori sono irrimediabilmente condannati.

Per affrontare in modo leale e onesto il costo reale, diretto e indiretto, delle sanzioni sull’economia francese, sarebbe stato più interessante interrogare degli esperti francesi come Thierry Pouch, per esempio, dell’assemblea permanente delle Camere di agricoltura (APCA) il cui parere sull’impatto delle sanzioni è radicalmente diverso da quello dell’ esperto della NATO M. Hunter, le cui analisi macroeconomiche (e potete scrivere macro come volete) {probabilmente gioca sull’assonanza francese tra macro e Macron] cercando di giustificare questa politica di sanzioni delle quali noi sappiamo che indeboliscono l’Europa e la Francia in particolare ma che non toccano praticamente gli Stati Uniti che sono colpiti molto poco dall’embargo

Per concludere, che possiamo dedurre da questa politica di sanzioni che ci è stata imposta dalla NATO e dalla Commissione Europea?
Ebbene, Signore e Signori, che se da un lato la Russia è stata certamente colpita e indebolita, perlomeno in un primo tempo, dall’altro questa politica coercitiva ha contribuito a rinforzare considerevolmente la sua filiera agroalimentare e dal 2017, la Russia è anche diventata il primo esportatore mondiale di grano.

All’opposto, e malgrado la presentazione distorta degli specialisti della NATO o dell’ OCSE, che sono spesso gli stessi, la Francia ha perso un mercato importante per numerosi suoi prodotti e particolarmente per la sua filiera lattaria. Non parlo neppure delle conseguenze che ci attendono con il progetto Northstream 2 dove sono implicati numerosi importanti soggetti della nostra industria.

E allora andremo anche lì a lasciare il nostro posto ai cinesi come abbiamo appena fatto in Iran? È qui che volevo attirare la vostra attenzione, perché al di là delle sanzioni contro la Russia, è tutta l’Europa che è presa di mira e prima di tutto il nostro paese, che è tenuto in ostaggio e ricattato, come abbiamo già visto succedere con le vicende BNP e Alstom e in molte altre occasioni meno divulgate.

Quando il sig. Marleix denuncia a giusto titolo le condotte immorali viste nell’affare Alstom, siamo molto al di là del terreno delle semplici sanzioni, siamo vittime di una politica di ricatti e di predazione da parte dei nostri “amici” americani, alla quale facevo riferimento all’inizio di questo articolo, e dalla quale François Mitterrand ci aveva messo in guardia alla fine della sua vita in una intervista col giornalista Georges-Marc Benhamou. Cito:
“La Francia non lo sa ma siamo in guerra con l’America. Si, una guerra permanente, una guerra vitale, una guerra economica, una guerra apparentemente senza morti. Sì, gli americani sono molto duri, sono voraci, vogliono un potere senza concorrenti nel mondo. È una guerra sconosciuta, una guerra permanente, apparentemente senza morte ma è tuttavia una guerra mortale”.

Signore e Signori, vi lascio meditare su questa riflessione.

 

Emmanuel Leroy

Questo articolo è estratto da una conferenza all’Assemblea Nazionale del 13 Giugno 2019, dove l’Autore era stato invitato dall’ Académie Géopolitique de Paris.

Fontehttps://lesakerfrancophone.fr/

Linkhttps://lesakerfrancophone.fr/sanction-contre-la-russie

13.06.2019

 

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org dal francese da Giakki49

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.