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Russiagate è in realtà Israelgate, Trump è un agente di Israele, non della Russia

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org

Quando il Congresso autorizzò Robert Mueller e il suo team di avvocati a indagare su rapporti tra il governo russo e la squadra elettorale di Trump, gli avversari del presidente sperarono che prima o poi sarebbero emerse delle prove concrete sulla collusione di Trump con il governo russo.

Alla fine però la prova principale del Consigliere speciale Robert Mueller, sostenuta nella sua indagine «Russiagate», non ha rivelato la possibile collusione russa, ma un’altra collusione, quella fra  Trump e Israele, che avvenne ancora prima di essere inaugurato Presidente.

Dopo tre incriminazioni che non confermarono la grande narrazione collusiva, Mueller era riuscito a trascinare l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn davanti a un tribunale federale per aver mentito all’FBI. Ma l’incriminazione ha minato la narrativa del Russiagate mentre ne implicava un’altra, molto più sconveniente. Flynn ha ammesso di aver mentito all’FBI a proposito di una telefonata con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Sergei Kislyak, durante il periodo di transizione tra l’elezione e l’inaugurazione, non durante la campagna elettorale. L’ambasciatore chiese a Flynn di non accanirsi con le sanzioni imposte da Obama alla Russia, per accuse ancora non provate sulla violazione del Comitato Nazionale Democratico da parte di agenzie di intelligence russe.

L’unico problema in cui Flynn aveva proposto una qualche forma di coordinamento con la Russia era stato quella di sconfiggere ISIS e Al Qaeda in Siria, mentre sosteneva che i tentativi dell’amministrazione Trump di collaborare con le sue controparti russe in Siria erano state l’obiettivo di un implacabile sabotaggio da parte di media opportunisti e dei funzionari della sicurezza nazionale dell’epoca di Obama.

Sta di fatto che grazie alla soffocante atmosfera da Guerra Fredda che questi insiders hanno coltivato a Washington, gli Stati Uniti sono stati ridotti ad uno spettatore impotente mentre Russia, Iran e Turchia si sono unite per imporre la fine della guerra, che ha devastato la Siria negli ultimi cinque anni.

L’accusa contro Flynn avrebbe voluto rivelare la collusione tra il Team di Trump e uno stato straniero, ma quello stato non era lo stesso che i media avevano ripetuto fino alla nausea, per un anno intero.

Flynn si era attivato con  Kislyak per fare pressioni sul diritto di veto della Russia contro una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che condannava la crescita degli insediamenti illegali di Israele. E lo ha fatto su ordine di Jared Kushner, genero del presidente, che stava agendo a nome del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Grazie all’imputazione di Flynn, ora sappiamo che il primo ministro israeliano è riuscito a trasformare l’amministrazione Trump nella sua arma personale per minare lo sforzo solitario di Obama di ritenere Israele responsabile di insediamenti illeciti. Un esempio chiaro di una potenza straniera che collude con un’operazione politica americana contro un presidente insediato.

Intanto una squadra di ricercatori del Super PAC democratico (organizzazione di raccolta fondi indipendente) ha scoperto che il genero del presidente non aveva rivelato il suo ruolo di co-direttore della Charles Kushner Foundation durante gli anni in cui la “carità” della sua famiglia finanziava l’impresa israeliana per gli insediamenti illegali. L’imbarazzante omissione ha scalfito a malapena la superficie delle relazioni decennali di Kushner con il governo israeliano guidato dal Likud.

Durante gli anni ’90, l’adolescente Jared Kushner fu costretto a lasciare la sua camera da letto per Netanyahu, che così aveva un posto dove stare quando si trovava a New York per lavoro. Almeno dal 2006, i Kushners hanno donato circa 315.000 dollari agli amici dell’IDF, il braccio di raccolta fondi americano dell’esercito israeliano e decine di migliaia di dollari agli insediamenti illegali israeliani nella Cisgiordania occupata, da Beit El a Gush Etzion .

Quando Jared Kushner aveva 17 anni, aveva fatto un viaggio ad Auschwitz-Birkenau, dove un milione di ebrei sono stati assassinati, e aveva ascoltato il discorso di Benjamin Netanyahu «L’Olocausto avrebbe potuto essere prevenuto. Sappiamo che non avrebbe potuto aver luogo se lo stato ebraico fosse stato istituito pochi anni prima», aveva detto il primo ministro nel 1998, tra le rovine di un crematorio di Auschwitz-Birkenau, mentre Jared Kushner e migliaia di altri adolescenti sventolavano bandiere israeliane, in processione attraverso i cancelli del campo e oltre la caserma. Come parte della commemorazione, il gruppo aveva lasciato poi presto la Polonia ed era  volato in Israele, per completare il viaggio, dal massacro alla rinascita sionista.

A quei tempi, il signor Kushner era un giocatore di basket del liceo e nessuno avrebbe potuto immaginare che diventasse un partner negoziale di Netanyahu. Ma a differenza di altri studenti del viaggio, conosceva il primo ministro, che era in rapporti amichevoli con suo padre, uno sviluppatore immobiliare sostenitore di cause israeliane.

Oggi Netanyahu è al suo secondo mandato come primo ministro, mentre Jared Kushner è il genero del Presidente Trump e un importante consigliere per gli affari mediorientali. Trump ha detto che Kushner proverà a «fare la pace», che il presidente ha definito «l’ultimo affare».

Kushner, durante un corso intensivo di diplomazia, ha parlato con i leader arabi nelle ultime settimane, ma rimane un mistero per molti funzionari mediorientali, perché non ha esperienza di governo o di affari internazionali. La sua conoscenza del mondo arabo equivale a poco più di alcuni viaggi in una manciata di paesi del Golfo Persico e una gita costellata di stelle in Giordania.

La fondazione della famiglia Kushner ha persino fatto donazioni alla «Yeshiva Od Yosef Chai», un’istituzione religiosa ebraica in Cisgiordania, che è servita per una base di attacchi terroristici ai coloni palestinesi. La Yeshiva è stata guidata da una coppia di rabbini, che hanno prodotto un trattato genocida, che il quotidiano israeliano Maariv ha  descritto come «Una guida rabbinica per uccidere i non-ebrei, che ha scatenato un putiferio in Israele e ha messo in luce il potere che un gruppo di teocratici genocidi esercita sul governo».

Netanyahu ha dunque riattivato i suoi profondi legami con la famiglia Kusher, e ci sono indicazioni preoccupanti che le sue agenzie di intelligence abbiano spiato gli Stati Uniti tramite Kushner e la squadra di transizione di Trump.

Eli Lake, un editorialista neoconservatore di Bloomberg che frequentemente si affida a fonti interne di Trump e di Netanyahu, ha  riferito che gli «inviati israeliani hanno condiviso le proprie informazioni sugli sforzi di lobbying dell’amministrazione Obama, per convincere gli Stati membri a sostenere la risoluzione [ONU] con la squadra di transizione di Trump.»

Due ex funzionari della squadra di transizione di Trump dicono che durante gli ultimi giorni dell’amministrazione Obama, il generale in pensione era stato incaricato di contattare ambasciatori stranieri e ministri degli esteri del Consiglio di sicurezza dell’ONU, in vista di un voto che condannava gli insediamenti illegali. A Flynn fu detto di cercare di indurli a ritardare il voto fino a dopo che Barack Obama avesse lasciato l’incarico, o di opporsi completamente alla risoluzione.

Ciò è rilevante ora perché una delle menzogne ​​di Flynn all’FBI è stata quando ha negato di aver chiesto proprio questo all’ambasciatore russo a Washington.

Invece uno straordinario spettacolo si è svolto questo 2 dicembre presso la Brookings Institution, dove il giovane Kushner si è impegnato in una conversazione chiave con l’oligarca israeliano-americano Haim Saban, che ha fatto l’elogio di Kushner per la collusione ordita con Netanyahu.

Kushner ha così ricevuto elogi pubblici per i suoi tentativi illegali di far deragliare un voto del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che condanna gli insediamenti israeliani. Benché Saban, dopo aver guadagnato la sua fortuna nell’industria israeliana delle telecomunicazioni, sia diventato uno dei donatori più generosi del Partito Democratico.

I milioni di Saban hanno finanziato la costruzione del quartier generale del Comitato Nazionale Democratico e hanno riempito le casse della campagna di Bill e Hillary Clinton. Nel 2012, come ricompensa per le bellissime donazioni del Super PAC di Saban a Obama, il presidente ha  nominato la moglie del miliardario, un’ex modella di Playboy  e stilista per bambini, senza esperienza diplomatica, come rappresentante speciale degli Stati Uniti presso l’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Lo spettacolo di un uomo potente del Partito Democratico che difendeva una delle figure più influenti dell’amministrazione Trump era chiaramente destinato ad attribuire una patina di normalità bipartisan alla collusione di Kushner con il governo Netanyahu. Infatti lo sforzo di Saban per proteggere il genero presidenziale è stato immediatamente integrato da un editoriale del DailyMail intitolato «Jared Kushner aveva ragione di colludere con la Russia, perché lo ha fatto per Israele».

Intanto gli insiders della Resistenza liberista anti-Trump hanno minimizzato il ruolo di Israele nella saga di Flynn. Mentre Rachel Maddow di MSNBC ha trascorso l’intero anno ad inveire contro il «Russiagate».

La vera urgenza era la posizione del Consiglio di sicurezza verso l’illegalità degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati dal 1967, inclusa Gerusalemme Est, e questo aveva comportato una flagrante violazione ai sensi del diritto internazionale e un grosso ostacolo alla visione di due Stati, che vivono fianco a fianco in pace e sicurezza, entro confini internazionalmente riconosciuti: 14 delegazioni hanno votato a favore della risoluzione 2334 (dicembre 2016), gli Stati Uniti invece si sono astenuti.

Ciò che volevano sia Trump che  Kushner, era combattere i palesinesi, non tanto l’ISIS. La Russia comunque votò a favore della risoluzione, non la indebolì e nemmeno pose il veto, come Netanyahu-Kushner avevano sollecitato.

Quindi sembra che Trump non sia stato l’agente di Putin in questa faccenda, ma se mai che suo genero abbia prestato servizio come agente di Netanyahu, probabilmente con qualche autorizzazione da parte di Trump stesso, ma l’accusa non è nemmeno riuscita a provare che ci fosse stata tale autorizzazione. Infatti Michael Flynn ha ammesso che i suoi contatti con Kislyak erano stati autorizzati solo da Kushner «un membro molto “anziano” della squadra di transizione presidenziale».

Intanto i repubblicani stanno forzando la mano, nella speranza che ad assumere il mandato di Trump per il resto della legislatura, possa essere Mike Pence. Ma per ottenere questo risultato occorrerebbe  il voto del 67% dei 100 senatori.

Però, mentre i democratici sembrano desiderosi che si realizzi questo scenario, tra democratici e indipendenti sono favorevoli solo 46/48, quindi ci vorrebbe il voto di 9/11 dei 52 repubblicani del Senato.

La Costituzione degli Stati Uniti non fornisce altro modo per privare il Presidente del suo mandato, se non l’impeachment, un processo per illeciti commessi nell’esercizio delle sue funzioni. Per il momento prove concrete sul «Russiagate» non ce ne sono, se mai ci sono quelle su «Israelgate», ma il fatto non disturba nessun membro del Congresso.

 

Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

31.12.2017

 

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...
  • vocenellanotte

    Perdonami Rosanna, fai bene ad argomentare sui loschi legami della politica Usa con la feccia ebrea, ma questa è una non notizia.

    • Forse lo sarà per te, non per i numerosi lettori che non si aggiornano continuamente, e poi nell’informazione contano i dettagli, in questo caso riguardano l’evoluzione giudiziaria del “Russiagate”, il fatto che i media abbiano oscurato l’ “Israelgate”, e il ruolo fondamentale del giovane Kushner e della sua famiglia …

  • fuffolo

    Letto qualcosa di simile un mese fa
    Mueller indica la potenza straniera “collusa” con Trump: Israele (Wayne Madsen SCF 04.12.2017)
    https://aurorasito.wordpress.com/2017/12/05/mueller-indica-la-potenza-straniera-collusa-con-trump-israele/

    • Stesse fonti infatti, ma la mia disamina è più articolata e inserisce anche il ruolo fondamentale del giovane Kushner e della sua famiglia …

    • cdcuser

      qui invece avevo letto qualcosa di (più che simile) quasi identico 🙂 :

      “Russiagate Becomes Israelgate” (by Philip Giraldi)
      http://www.unz.com/pgiraldi/russiagate-becomes-israelgate/

  • Nieuport

    A proposito di notize nascoste, com’è che la storia delle bombe italiane ai sauditi che bombardano lo Yemen è lampeggiata un attimo e poi è sparita da giornali e telegiornali?

  • DesEsseintes

    Quello che è interessante è che pare che Netanyahu sia sotto attacco da parte di Soros.
    Sembra che si tratti di una vera e propria guerra intra élite ma a livelli e per finalità che almeno per me sono incomprensibili.

    • Anche su questo bisognerebbe approfondire …

  • roberto321654

    Rosanna permettimi di fare alcune osservazioni. La prima è che c’è una bella differenza tra Russia e Israele. La Russia è un antagonista (per non dire nemico) storico degli Stati Uniti, Israele al contrario è un alleato storico degli USA, con il quale gli USA condivide tutte le informazioni di intelligence. Altra cosa, il problema del Russiagate non era tanto sapere se Trump avesse rapporti di amicizia con Putin, ma era sapere se Trump fosse manovrabile dai russi in quanto ricattato. Altro aspetto investigativo col Russiagate è stato il cercare di capire se i russi avessero interferito con le elezioni USA usando haker o quant’altro. Quindi lasciamelo dire ma lo scoprire che negli USA ci sono le lobby e che quella ebraica è una delle più influenti, capace di influire sulla scelta dei candidati o sull’esito delle elezioni (ben da prima di quella del 2016) è una non notizia.

    • Carissimo Roberto, come dicevo anche prima, credo che nell’informazione contino i dettagli, la narrativa, gli scenari oscurati, gli approfondimenti, e in questo caso credo che riguardino l’evoluzione giudiziaria del “Russiagate”, il fatto che i media abbiano oscurato l’ “Israelgate”, e il ruolo fondamentale del giovane Kushner e della sua famiglia … quindi dalle indagini fatte da Robert Mueller sono uscite alcuni spin-off, che arricchiscono i retroscena di tutta la vicenda: sul Russiagate non è stata dimostrata ancora nessuna possibile collusione russa, che abbia potuto favorire l’elezione di Trump; per la guerra in Siria gli Stati Uniti sono stati ridotti ad uno spettatore impotente mentre Russia, Iran e Turchia si sono unite per imporre la fine della guerra; esiste una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che condanna la crescita degli insediamenti illegali di Israele, e che Netanyahu avrebbe voluto boicottare; la Charles Kushner Foundation ha finanziato l’impresa israeliana per gli insediamenti illegali; Netanyahu è amico di famiglia di Charles Kushner; la fondazione della famiglia Kushner ha persino fatto donazioni alla «Yeshiva Od Yosef Chai», un’istituzione religiosa ebraica in Cisgiordania, che è servita per una base di attacchi terroristici ai coloni palestinesi, per di più guidata da una coppia di rabbini, che hanno prodotto un trattato genocida, descritto come «Una guida rabbinica per uccidere i non-ebrei, che ha scatenato un putiferio in Israele e ha messo in luce il potere che un gruppo di teocratici genocidi esercita sul governo»; l’oligarca israelo-americano Haim Saban, vicino ai Democratici, ha fatto l’elogio di Kushner per i suoi tentativi illegali di far deragliare un voto del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che condanna gli insediamenti israeliani, e questo per attribuire una patina di normalità bipartisan alla collusione di Kushner con il governo Netanyahu; ciò che volevano sia Trump che Kushner, era combattere i palesinesi, non tanto l’ISIS; la Russia ha votato a favore della risoluzione, al contrario delle sollecitazioni di Netanyahu-Kushner; intanto i repubblicani stanno forzando la mano per un possibile impeachment, nella speranza che ad assumere il mandato di Trump per il resto della legislatura, possa essere Mike Pence, ma per ottenere questo risultato occorrerebbe il voto del 67% dei 100 senatori, e mentre tra democratici e indipendenti sono favorevoli solo 46/48, ci vorrebbe il voto di 9/11 dei 52 repubblicani del Senato. :):):) Buon Anno !!

  • Tonguessy

    Benebene….il capitalismo continua a far vedere delle facce che solo i complottisti più beceri potevano immaginare.Cioè non basta lo scontro tra il capitalismo produttivo e quello speculativo, ci si mette pure l’antagonismo tra puritanesimo ed ebraismo a scombinare le linearità argomentative. Forse questi due aspetti tipicamente bigotti (almeno così come sono generalmente dipinti) hanno però dei tratti comuni non secondari, e possono quindi trovare degli accordi di mutua convenienza. Direi che è molto più probabile una loro alleanza rispetto all’alleanza con i democratici-globalisti. In fin dei conti non dobbiamo dimenticarci che essere bigotti significa in buona sostanza essere fondamentalisti a casa propria. Non bisogna dimenticare che la terra promessa per queste due religioni è esattamente l’area geografica in cui si sono insediati (alle spalle dei nativi, ricordiamoci). Quindi i tratti comuni ci sono. Il fatto che Saban sia poi un munifico sostenitore dei democratici significa solo che le appartenenze politiche sono in bassa priorità,dovendo cedere il passo a gerarchie molto più importanti quali, appunto, il territorio.
    Se proprio devo trarre una conclusione direi che sembra logico a tutti che esista una forte affinità tra la destra puritana USA e la destra israeliana,anche se questa non disdegna alleanze con i democratici, dimostrando così che NON sono di sinistra, ma di una destra diversa, globalista.

    • Sono d’accordo con quanto dici, però credo anche che “Gerusalemme capitale” sia una mossa disperata di Trump, che è in difficoltà, perché la guerra in Siria è stata persa, e gli Usa ora devono venire a patti con la Russia, che ha dalla sua parte Iran e Turchia; In Corea del Nord Trump non può fare la guerra a Pyongyang perché avrebbe contro Pechino e Mosca. All’interno ha dovuto cambiare molti ministri, su pressione del Deep State, e per di più deve affrontare il Russiagate. Non gli resta che appoggiarsi al suo influente elettorato filo-israeliano, cercando di mantenere il più possibile le promesse fatte in campagna elettorale.

      • Tonguessy

        Influente elettorato filo-israeliano? Mi risulta invece che l’elettorato che ha premiato Trump sia la defunta middle class tipicamente WASP (allargata ai neri). Ripeto,la situazione è abbastanza ingarbugliata ma credo che l’aspetto primario su cui bisognerebbe concentrarsi è lo scontro capitale speculativo (o Deep State) contro capitale produttivo. Il sionismo c’entra molto marginalmente in questa battaglia, e credo che il russiagate sia tutto da collegarsi a questa faccenda piuttosto impegnativa per entrambi i fronti. D’altronde se è vero che i media sono in mano alla lobby ebraica risulta abbastanza chiaro come l’elettorato filo-israeliano sia telecomandato dai democratici i quali avendo perso le elezioni smentiscono la potenza del loro elettorato così come tu lo dipingi.

  • Tipheus

    Non sono d’accordo con questa interpretazione. Va in contraddizione. Cioè: l’establishment obamiano che sta facendo di tutto per spodestare Trump è autonomo da Israele? Ma chi se la beve?
    Cioè, il cosmopolitismo apolide di Soros è in lotta contro il sionismo? Ma quasi quasi mi faccio sionista…
    E poi questi che organizzano il Russiagate che sono? Babbei che non capiscono niente e sbagliano bersaglio? O sbagliano sapendo di sbagliare? Ma se sanno benissimo che Trump non “ha vinto per merito dei russi” e che sono d’accordo con Israele al 100 % perché ce l’hanno con lui? Dovrebbero fargli una statua d’oro. Oppure può essere che la Clinton & Co. hanno veramente a cuore le sorti dei Palestinesi? Ma per favore…
    No, mi spiace, la spiegazione mi pare logicamente inconsistente.
    Io do una lettura completamente diversa.
    All’angolo, Trump, si gioca la carta dell’ultrasionismo per spezzare il fronte opposto. Facendo cadere le ipocrisie buoniste fa esplodere le contraddizioni. E’ un figlio di buona madre.

    • Holodoc

      Concordo. Trump usa una tattica di judo psicologico: assecondando le richieste di chi fa pressione su di lui è riuscito a metterli a nudo davanti all’opinione pubblica mondiale, immobilizzandoli di fatto.
      Se prima i sionisti lavoravano di nascosto al progetto di sottrarre Gerusalemme Est ai palestinesi, adesso sono stati costretti ad uscire allo scoperto, suscitando una ondata di opposizione globale.
      Oltretutto, Trump sa benissimo che chi lui indica come amico verrà distrutto dai media mainstream solamente per questo motivo. E con una sola frase in favore di Gerusalemme capitale ha definitivamente marchiato d’infamia questo progetto e chi lo sostiene.

      Riguardo al genero ebreo… avete mai visto qualcuno negli USA in una qualsiasi posizione di potere che non si sia legato in qualche modo a loro?

      Trump sarà uno strxxxo come gli altri, ma di sicuro è un genio nello sviare gli attacchi dei suoi oppositori.

    • In realtà ho detto diversamente, visto che l’oligarca israelo-americano Haim Saban, vicino ai Democratici, ha fatto pubblicamente l’elogio di Kushner per i suoi tentativi illegali di far deragliare un voto del Consiglio di sicurezza dell’ONU, che condanna gli insediamenti israeliani, e questo per attribuire una sorta di normalità bipartisan alla collusione di Kushner con il governo Netanyahu. Quindi anche l’establishment democratico ha sempre appoggiato Israele, lo dimostra il fatto che gli insediamenti illegali sono proseguiti nel tempo e che la guerra israelo palestinese dura da 70 anni … forse Obama cercava di salvare le apparenze, dato che la politica è l’arte dell’ambiguità e del compromesso.

      • Holodoc

        Ma Trump non ragiona come un politico, non gli interessa restare il più possibile su quella poltrona. Per lui la Presidenza è un mezzo, non un fine.

  • PietroGE

    Ottimo articolo Rosanna. Conoscevo solo una minima parte di queste notizie e era giusto, come fai tu, sottolineare anche il lato ironico della vicenda dei vari ‘gates’ : i democratici sono ancora più collusi dei repubblicani con i governo israeliano e la lobby ebraica internazionale. D’altra parte basta dare una occhiata ai chi occupava i posti chiave nei governi di Bill Clinton per capire fino a che punto la famosa lobby decide non solo della politica estera americana, ma anche di quella interna in generale e finanziaria in particolare. Insieme ai neocon repubblicani occupano, come prescriveva un famoso libercolo (‘falso’), entrambi i lati del discorso.
    Rimane una curiosità : c’è anche una ‘relazione speciale’ tra governo russo e ebrei internazionali + governo israeliano? Alcune incursioni israeliane in Siria sotto gli occhi, appositamente chiusi dei russi, ad esempio, danno da pensare.

    • Sul secondo problema da te indicato bisognerebbe fare delle ricerche, comunque la Russia ha votato a favore della risoluzione, e in questo non ha dimostrato alcun condizionamento.

  • Mauro Colla

    La situazione è abbastanza strana ma ultimamente anche chiara, per certi versi. In teoria questo presidente era fuori da certi circoli come Bilderberg, Aspen Institute, Trilaterale o CFR. La mia impressione, per non dire certezza, è che sia diventato ( o meglio lo è sempre stato, fingendo abilmente) un pupo di chi comanda davvero nel Mondo, cioè ‘Elite della Massoneria e del B’nai B’rith, la famosa super loggia giudaica.

  • Annibale Mantovan

    La cosa che più mi sconcerta è il sapere che il ragazzotto Kushner è andato a far visita ad Auswitz insieme a tanti altri giovani compagni e che poi è ritornato pieno di odio. Mi domando a cosa serve tutto sto ricordo…a generare odio per altre guerre? Come l’ 11 settembre?

  • Alberto Capece Minutolo

    Lei chiama indagine la lettura di alcuni articoli apparsi sul web da parecchio tempo dai quali, evidentemente complici le vacanze natalizie, trae conclusioni sommarie peraltro già formulate e che non tengono assolutamente conto delle differenze,di rapporto tra Russia e Israele. Vedo che lei difende a spada tratta questo suo prodotto, parlando di disamine accurate, dettagli e approfondimenti, ma si tratta pur sempre di informazioni di quarta, sesta, decima mano gestite senza alcuna conoscenza personale né del Paese, né degli ambienti presi in esame o di personaggi che in qualche modo possano fornire interpretazioni meno ovvie e astratte. Così ipotesi vgamente plausibili invece di essere presentate in quanto tali vengono vendute come una dettagliata descrizione della realtà che è esattamente ciò che dovrebbe fare chi intende infromare

    • Non credo che lei abbia letto attentamente le fonti cui ho fatto riferimento, allora gliele ricordo, così si accorgerà che quanto lei sta dicendo non corrisponde al vero: archive.is/ di Matthew Mosk e Josh Margolin 1 dicembre 2017; theintercept.com di Aaron Maté 12 aprile 2017; archive.is/ di Brian Ross e Matthew Mosk e Josh Margolin 1 dicembre 2017; electronicintifada.net/ di Ali Abunimah Power 4 dicembre 2017; http://www.bloomberg.com di Eli Lake 1 dicembre 2017; http://www.nytimes.com/ Dicembre 1, 2017; /www.justice.gov/ 1 dicembre 2017; http://www.alternet.org/ di Max Blumenthal / AlterNet 5 dicembre 2017; http://www.washingtonsblog.com/ 20 dicembre 2017 di Eric Zuesse. Naturalmente alcuni avvenimenti cui faccio riferimento sono accaduti anche nel 2016, ma gli esiti attuali, insieme a “Gerusalemme capitale”, orientano verso questo tipo di giudizio, che anche Alberto Negri condivide in questo articolo del 7 dicembre 2017, e sulla sua professionalità non credo che lei avrebbe molto da obiettare: http://notizie.tiscali.it/politica/articoli/Gerusalemme-capitale-di-Israele/

      • Giuseppe Elia

        non viene menzionato Philip Giraldi, una svista?

        • Probabilmente sì, l’ho conosciuto solo da poco tempo, ma è un autore che merita di essere approfondito … 🙂

    • Ed anche questo articolo di G.Colonna conferma la mia tesi “Israele e Usa uniti contro l’Iran da un accordo strategico politico-militare. La destabilizzazione del Medio Oriente continua a tappe forzate. Dopo il caso Gerusalemme, sarebbe stato siglato a Washington un accordo USA-Israele. Obiettivo: Teheran” … http://www.clarissa.it/editoriale_n1991/Israele-e-Usa-uniti-contro-l-Iran-da-un-accordo-strategico-politicomilitare

  • gix

    Uno che si mette in casa un genero con quel pedigree dovrebbe già guardarsi le spalle dentro le proprie stesse mura di casa…Comunque, a parte i dettagli che delineano una situazione abbastanza complessa, c’è da chiedersi il perché di alcune semplici situazioni di fatto. Prima di tutto perché uno come Trump decide di candidarsi per la presidenza degli USA, senza essere un candidato manchuriano come gran parte di quelli che lo hanno preceduto, compreso, soprattutto, l’ultimo. Trump non è un perfetto sconosciuto dalle sue parti, è ricco di suo, e soprattutto non ha la necessità di scendere in politica per salvare le proprie aziende, considerato che l’America, benché malandata, è grande e c’è ancora spazio per quelli come lui. Poi è vero che Trump si alliscia il governo israeliano ogni volta che può, anche in situazioni paradossali come quella di Gerusalemme capitale, con il rischio concreto di prendersi un cappotto mondiale come l’ultimo, epocale, per 128 (resto del mondo) a 9. Ma è anche vero che il Presidente è circondato da militari dell’esercito, la parte “popolare” dell’apparato militaristico-industriale dello Stato, probabilmente contrapposta alla parte elitaria, quella delle grandi agenzie federali di sicurezza. Bisogna vedere se, alla fine, qualche contentino appariscente non nasconda reali cambiamenti della politica americana, come in effetti sta accadendo in medo oriente.

    • Quanto al problema della politica di Trump in MO, condivido in pieno quello che dice Alberto Negri, e cioè Il presidente sembra essere in forte difficoltà, dentro e fuori, in Siria ha perso la guerra, in Corea del Nord non può fare la guerra a Pyongyang perché avrebbe contro Pechino e Mosca, all’interno deve subire le pressioni del Deep State e il Russiagate, quindi cerca di favorire il suo elettorato filo-israeliano, l’unico che sembra rimanergli fedele, ma così facendo sta destabilizzando ulteriormente il MO.

      • Cataldo

        Forse anche peggio, lo stabilizza … ma nel verso sbagliato 🙂

    • Pfefferminz

      “…c’è da chiedersi il perché di alcune semplici situazioni di fatto. ”
      Sono d’accordo e aggiungo: Trump si è candidato alla presidenza nel partito repubblicano, ma lui frequentava soprattutto ambienti che facevano capo al partito democratico. La città di New York , dove lui abitava, è saldamente in mano ai democratici e nel suo lavoro di imprenditore doveva necessariamente avere buoni rapporti con loro.
      Altro punto è la sua ricchezza: si ripete che Trump è miliardario, di rado però si ricorda che le sue imprese hanno alle spalle ben due fallimenti, fatto che ha indotto la giornalista Eva. C.Schweizer in un’intervista sul canale KenFm.de a dire: “Non mi stupirebbe se saltasse fuori che Trump non possiede un quattrino “. La giornalista Eva C. Schweitzer, dalla cui intervista ho tratto queste note, alcuni anni fa ha girato in lungo e in largo gli Stati Uniti per ricerche per il suo libro su Trump, frequentando in particolare gli ambienti dei Tea Party, vive a New York e scrive articoli, fra l’altro, per il giornale dell’intellingenthia tedesca “Die Zeit”.

    • Cataldo

      La geografia di questi matrimoni a New York è cosa nota e costante nel tempo, ma è una giungla intricata e non sempre si capisce il verso della corrente nei flussi: il genero è stato preso in casa o è stata la sposa ad essere accolta nella Famiglia? 🙂

      • Non c’è solo il genero … anzi si potrebbe dire senza tema di smentita che Trump è circondato da ebrei ortodossi e da sionisti cristiani come Mike Pence e Nikki Haley, che sembrano tutti mettere Israele al primo posto, quindi non esattamente una buona formula per il suo progetto di “America first”.

  • Cataldo

    Comunque si inquadri l’azione presidenziale di Trump verso Israele un risultato è certo, ha provocato una emersione alla vista del costo geopolitico incorporato nella subordinazione agli interessi Israeliani della politica USA.
    Il voto all’Onu, nella sua plastica evidenza, corroborato dalle reazioni scomposte dell’ambasciatrice USA, ormai una barzelletta mondiale, è solo la punta dell’Iceberg, c’è anche l’incasso della sconfitta in Siria, e prima ancora lo scivolamento in una irrilevanza inedita rispetto lo scenario medio-orientale.
    L’impressione attuale è che il sostegno acritico ad Israele non è tra i temi che dividono le fazioni in USA nel sul piano concreto e men che mai nel dibattito pubblico, ma a breve la pressione esterna potrebbe raggiungere livelli tali da indurre ad un cambiamento, non è che vi siano segnali particolari a corroborare questa ipotesi, ma rimane nel campo del possibile 🙂 sarebbe uno sviluppo utile a tutti compresa Israele.

  • Vamos a la Muerte

    Gli Stati Uniti sono questa robaccia: siamo nelle mani di un pagliaccio dai capelli rossi e di un figlio di papà neanche troppo intelligente…
    E la cosa che fa letteralmente venire i brividi è che, se avesse vinto Hillary Clinton, quasi sicuramente saremmo messi anche peggio! Nel frattempo, per difendersi dal Grande Satana Usraeliano l’unica opzione è quella praticata dalla Corea del Nord della Famiglia Kim: armarsi fino ai denti per cercare di spaventare gli yankees perché, come ha detto giustamente Kim Jong Un, questi zotici capiscono soltanto il linguaggio della forza.

    • pincopallo

      questi zotici capiscono soltanto il linguaggio della forza.

      !!! !!! !!!

  • virgilio

    sono daccordo ben vengono questi articoli ma siamo sempre i soliti 4 gatti a legerli il resto del gregge guarda la TV comunque hai ragione Rosanna continua cosi!
    chissà forse un giorno??
    e poi io che faccio parte del “gregge” mi domando ma chi ha votato per Trump il popolo russo???

  • pincopallo

    anche per la botteri sarà una notizia ;-))

  • pincopallo

    I presstituti italioti martellano …
    Iran e Corea

    Bisogna rinfrescare continuamente ai babbei italioti chi sono gli stati canaglia !!!
    “Canaglia” perchè non si chinano davanti USraele, obvius.

  • Primadellesabbie

    Ciò che si può desumere con certezza, dopo la presa di posizione su Gerusalemme, é che gli USA non potranno più svolgere la funzione di mediatori tra i contendenti come hanno fatto in passato.

    Declassati da spettatori neutrali a tifosi della curva, roba da richiamare in panchina l’autore (o gli autori).