Resistere o fuggire?

Resistenza in Patria ed esilio ai tempi del regime.

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di Ivana Suerra

Giovedì 14 marzo 2020:
dopo la prima settimana di confinamento passata in città, faccio i bagagli e fuggo in montagna, ritorno al paesello natio. In treno ascolto a ciclo continuo “La domenica delle salme” (1) e, guardando dal finestrino, percepisco subito quei “segni di una pace terrificante” che invaderanno le strade d’Italia durante i mesi successivi.
Il piano è inclinato e le nostre vite vi scivolano rapidamente per oltre un anno. Lo stravolgimento di ogni logica e buon senso, la neutralizzazione dei diritti e la propaganda disumanizzante non determineranno nessun cambiamento di rotta e, anzi, non faranno altro che accelerare la caduta.
Giorno per giorno, anche io mi ripeto: fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”…(2)
Giugno 2021:
dopo più di un anno, sono circondata da gente che si sottopone alla vaccinazione anti-Covid per poter andare in vacanza. Ai tavolini dei bar le conversazioni, comuni ad ogni età, vertono non più sul se, ma sul quando farsi vaccinare.
Nel frattempo, un amico odontoiatra, con moglie e due figlie, è in attesa di sospensione disciplinare dalla professione per mano dell’Ordine e mi confessa di essere costretto a quantificare la propria capacità di sopravvivenza in termini di mensilità.
La resistenza, ad oggi, è disarmata e le rimane ormai poco tempo per apprestare una difesa contro le tanto infime quanto prevedibili accuse di diffondere l’ennesima ondata, accuse che le verranno rivolte in autunno come pretesto per imporre un obbligo vaccinale generico e incondizionato.
Questi pensieri riempiono, turbandole, le mie giornate insieme a quelle di molti altri.
Questi pensieri non concedono distrazioni: sul mio comodino (e su quello di molti altri) si accumulano, contemporaneamente, Giorgio Agamben, Ernst Jünger e Noam Chomsky; anche se, in cima alla pila, padroneggia un libricino di carteggi.
Personalmente, l’ho acquistato perché, se la carta igienica fosse firmata da Julio Cortázar, ne tenterei la lettura! Ad ogni modo, il fatto di averlo trovato esposto nella vetrina di una libreria oculata dipende certamente dal suo titolo: “Esilio e letteratura: l’arte ai tempi del regime. Una Polemica”. (3)
In quarta di copertina si legge: “Meglio l’esilio o la resistenza in patria? Per la prima volta viene pubblicata la corrispondenza tra due generazioni di scrittori argentini nel gorgo del regime miliare”. (4)
I due argentini sono Liliana Heker e, per l’appunto, Julio Cortázar.

Restare o fuggire?
Julio Cortazàr

Cortázar è stato, forse, il più grande scrittore argentino di racconti, ‘el mejor’ a detta di Pablo Neruda.

Liliana Heker è una scrittrice argentina nota, fra le altre cose, per aver collaborato con ‘El Ornitorrinco’, rivista culturale data alle stampe a partire dal 1977 ed in palese contrasto con il regime di Videla istauratosi l’anno precedente.

El Ornitorrinco, oltre ad aver pubblicato coraggiosamente e con continuità i nomi dei Desaparecidos e ad aver sostenuto pubblicamente la madri di Plaza de Mayo (5), ebbe l’onore di dare spazio proprio a questa polemica insorta fra Cortazàr ed Heker.
Il primo, esiliato da tempo in Francia, portava avanti una sua personale forma di resistenza scrivendo sull’Argentina da Parigi; faceva ciò in adesione alla filosofia di quegli scrittori che ritenevano di poter lavorare in piena coscienza e libertà soltanto dall’esterno del Paese.
La seconda, criticando vigorosamente quella scelta, recriminava a Cortázar di aver abbandonato il presidio, lo accusava di produrre scritti poco incisivi e, proprio perché provenienti da lontano, ininfluenti nella battaglia contro il regime militare.
Questa polemica dai toni accesi è in grado, ancora oggi, di coinvolgere chi vive in un’atmosfera di oppressione e, ora come allora, appare molto difficile parteggiare per uno dei due.
L’attivismo della redazione dell’Ornitorrinco è stato molto più che ammirevole: la stesura, l’impaginazione, la pubblicazione e perfino la distribuzione della rivista gravavano interamente sulle spalle dei redattori, i quali eseguivano simile lavoro accompagnati, costantemente, dal timore dei militari.
D’altra parte, pochi racconti possono essere paragonati a “La casa tomada” (6) di Cortázar. Letto oggi, quel brano, è in grado di descrivere perfettamente lo stato della realtà che viviamo in Italia da oltre un anno: un passo alla volta, con la colpa imperdonabile di acconsentire ad ogni sottrazione perpetrata ai nostri danni, ci ritroveremo sempre più ristretti, sempre più impoveriti, fino a perdere tutto ciò di cui disponiamo e tutto ciò a cui teniamo.
Dunque, quale via percorrere? Resistere o fuggire?
Quel carteggio continuerà a rimanere in cima alla mia pila fintantoché non capirò per chi dei due conviene parteggiare.
Da diverso tempo cerco, pur faticosamente, di addentrarmi nelle ragioni di Liliana Heker; tutto ciò con l’obiettivo di convincere me stessa che, grazie ad un lavoro immane, vi è speranza di poter arrestare la corsa sul piano inclinato.
Tuttavia, immersa nelle frustrazioni degli ultimi tempi, di fronte all’ignavia di quelli che ‘mi fido della scienza’, quest’opera di autoconvincimento vacilla e la via dell’esilio si fa sempre più concreta, per non dire inevitabile.
D’altra parte, “La domenica delle salme” me lo ha continuato a suggerire sin dal 14 marzo 2020…
La risposta del popolo italiano a quella “pace terrificante”, infatti, è descritta bene alla fine della canzone, nel momento in cui cessa la musica ed un silenzio assordante consente di sentire il suono notturno delle lucciole.
Silenzio e lucciole. Questo è, secondo Fabrizio De Andrè, l’unico “coro di vibrante protesta” che può essere udito in Italia!
Certo, coi tempi che corrono, rimane la difficoltà di trovarla una Parigi, di capire se esista ancora un luogo libero da cui poter scrivere, dall’esterno, sulle vicende del Bel Paese.

 

Ivana Suerra per ComeDonChisciotte.org

NOTE

(1) Canzone di Fabrizio De Andrè dall’Album Le Nuvole, 1990;

(2) Dal film francese L’ odio (La Haine), 1995, Mathieu Kassovitz;

(3) Edizione De Piante, febbraio 2021;

(4) Ibidem;

(5) Associazione delle madri dei desaparecisos che, ogni giovedì, si riunisce in segno di protesta in Plaza de Mayo, Buenos Aiers, per rivendicare la scomparsa dei propri figli;

(6) Racconto breve di Julio Cortázar pubblicato, per la prima volta, nel 1946, durante il periodo del ‘Peronismo’.

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