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Reintrodurre la schiavitù è o no un’opzione per la società moderna?

DI ENRICO VERGA
econopoly.ilsole24ore.com
Ogni progresso della civiltà è nato sulle spalle degli schiavi”, spiega il creatore di replicanti nella recente pellicola Blade Runner 2049. È solo fantascienza? No, è la semplice verità.
Esistono vari fattori che stanno radicalmente mutando il rapporto uomo-lavoro: una crescente pressione sociale, una politica aziendale strutturata nell’esternalizzare tutto il possibile (ne parleremo tra poco) e una veloce digitalizzazione nell’industria (a svantaggio della forza lavoro umana, in molti settori). Mi domando se non sarebbe opportuno rivalutare la schiavitù (nella sua interezza, non parlo solo di frustate) e considerare l’opportunità economica di reintrodurre tale soluzione contrattuale nell’economia moderna.
La schiavitù è spesso vista con un’accezione negativa. Tuttavia si può notare come una larga parte della storia dell’umanità abbia visto regni, imperi e persino nazioni democratiche (con un sistema di elezioni popolari come gli stati americani) utilizzare gli schiavi per differenti mansioni e ruoli. L’abolizione della schiavitù è un fenomeno piuttosto recente. Poco più di due secoli.Tuttavia se sulla carta la schiavitù, nella sua accezione più brutale, è stata bandita, così non si può dire nei fatti. Con nomi differenti esiste e prolifera ancora in una buona parte del mondo.
Prima di entrare nel merito economico della discussione valutiamo un’opinione legale.
Per la cultura giuridica delle istituzioni internazionali è a rischio di essere considerato in sostanza schiavitù più o meno qualsiasi rapporto di lavoro esuli dallo schema del contratto di impiego in un’azienda capitalistica a fronte di un salario, o magari dalla fornitura “free lance” di servizi puntuali da un individuo a chi occasionalmente ne voglia ingaggiare i servizi”, spiega Stefano Sutti, managing parter dello studio legale Sutti di Milano, uno tra i cinque studi legali più importanti del panorama italiano commerciale.“Naturalmente, queste categorie mentali prescindono completamente dalla misura della retribuzione, che si ritiene sempre più comunemente debba essere determinata dal mercato. Nulla impedisce d’altronde che il mercato, grazie anche (localmente) ad un cartello spontaneo di datori di lavoro e (globalmente) alla concorrenza internazionale e al cosiddetto dumping sociale da parte di paesi dove comunque il costo della vita è molto inferiore, possa assestarsi al di sotto del livello del livello di sussistenza per il lavoratore interessato e le persone che da lui dipendano. E se al primo problema hanno tradizionalmente fatto fronte (ma solo per i dipendenti) legislazione sociale e contrattazione collettiva, tali strumenti restano sostanzialmente spuntati rispetto, invece, alla globalizzazione.

Ora, in una realtà di mercato perfetto questo non pone particolari problemi al datore di lavoro che sia in grado di rimpiazzare prontamente le risorse umane di cui ha bisogno, ma lo disincentiva naturalmente ad investire nella loro sopravvivenza, sviluppo professionale, benessere, fedeltà. Al contrario, non solo nelle economie tradizionali il singolo lavoratore viene considerato un capitale da proteggere; ma viene tuttora considerato alla stessa stregua anche in società fortemente industrializzate come quella giapponese e di altre parti dell’Asia, dove la contrattualizzazione formale del rapporto secondo il modello occidentale ha fatto venir meno solo fino ad un certo punto il vincolo culturale di fedeltà reciproca che si stabilisce ai vari livelli all’interno di una comunità di lavoro stabile e delle unità produttive che lo compongono”.

Con questo panorama legale e contrattuale già si può evincere un potenziale scenario di schiavitù laddove non sia presente un contratto normato e ben strutturato. Di fatto si può suggerire che già oggi, in Italia, le partite IVA siano sottoposte a rischio di schiavitù.

Consideriamo le esternalizzazioni. Uno dei grandi successi della società moderna, capitalista e liberista (in pratica i discendenti di Friedman), è l’esternalizzazione dei costi spinta all’estremo. Dalla fabbrica di tessuti che scarica nel fiume vicino i liquami, alla centrale di energia che pompa acqua dal vicino lago, depauperando la riserva idrica utile per l’agricoltura o il consumo umano. Dei danni ambientali da esternalizzazione vale la pena dedicare un’analisi a parte, ma consideriamo le esternalizzazioni umane.

Focalizziamoci sulle partite IVA. Diversi milioni di Italiani ne sono felici (per così dire) possessori. Il leitmotiv è che sono imprenditori di se stessi. Un termine, quello di imprenditore, che già di per sé suscita (o dovrebbe suscitare) il pensiero di un futuro radioso, una sfida dell’individuo alla continua crescita economica e alla perfetta integrazione tra libertà civili ed economiche.

In vero non è certo un segreto che molte partite IVA sono né più né meno finte. Capita che l’azienda, per rendere più “fluida” la sua gestione delle risorse umane, chieda (evento molto raro come si può immaginare) ai suoi dipendenti di licenziarsi. In seguito chiederà loro di aprire una partita Iva e lavorare come consulenti per l’azienda stessa, svolgendo le stesse mansioni.

Tuttavia in questo virtuoso percorso di emancipazione dell’individuo dall’azienda, vengono cancellati tutti i benefici che un contratto garantiva.

Le partite IVA infatti non hanno giorni di vacanza pagati, non hanno malattie pagate, i costi degli strumenti elettronici (cellulare, computer) sono a loro carico. Non vi sono certezze per il futuro, e il costo-ora tende, a volte, a decrescere (rispetto alla precedente posizione di impiegato assunto). Non si dimentichi inoltre il costo della tassazione, che viene ad aumentare. Sulle spalle del fortunato possessore della partita IVA pesano inoltre un eventuale mutuo o affitto, cibo, costi sanitari etc..

Se le partite IVA sono avventurosi e impavidi imprenditori in potenza, non si dimentichi altri contratti come quelli a zero ore. Anche in questo caso su chiamata, con ovvi vantaggi per l’azienda appaltante, minori benefici osservabili (oltre ad un elevato livello di stress e ansia) per il contrattato.

Perché, quindi, non si può valutare, nei programmi politici delle incombenti elezioni, una proposta di legge per re-instaurare l’istituto della schiavitù? Fatti due conti veloci alcuni milioni di neo-schiavi potrebbero essere interessati ad un programma che possa migliorare le loro condizioni.

Bene inteso non si propone certo un regime di frustate, violenza, o pasto per i leoni. Consideriamo alcune società straniere che già oggi danno una serie di benefici: casa pagata, ticket pranzo, copertura sanitaria, servizio di lavanderia etc.. sono tutti benefit che permettono al padrone (pardon, all’azienda) di tenere vicini a se gli impiegati. Di recente un nuovo percorso di esternalizzazione (spesso descritto come benefit) ha preso piede, nelle aziende: si invitano i propri dipendenti a lavorare dal rispettivo domicilio. Indubbiamente vi sono vantaggi per chi ha una famiglia, ci si potrebbe domandare se tali scelte non hanno vantaggi anche per le aziende.

Con tutte queste esternalizzazioni che la società privata pratica, e che vengono, di fatto, scaricate spesso sui budget statali (dalle crescenti sindrome nervose che pesano sul budget del ministero della Salute ai rischi di esodati) ci si può domandare se, per molti cittadini, non sarebbe opportuno diventare schiavi.

Consideriamo alcuni vantaggi prendendo, ad esempio, come matrice di partenza l’impero romano. Uno schiavo aveva diritto a un alloggio, cure mediche, vitto. Molti schiavi ricevevano formazione. Anche oggi i costi della formazione coperti dal padrone sono sicuramente un asset per il dipendente-schiavo.

Ovviamente lo schiavo dovrà concedere la sua totale disponibilità. Tuttavia non si suggerisce la presenza di catene o collari di proprietà come nell’impero romano.
In vero, a ben guardare, le catene sono già oggi disponibili e largamente diffuse. Il cellulare che le aziende generosamente donano ai propri dipendenti sono di fatto catene virtuali. Autorizzano (formalmente o informalmente) l’azienda ad avere accesso al dipendente in qualunque momento, sia con mail messaggi o telefonate. Le catene quindi esistono, e sono sempre presenti nella vita quotidiana.

Se assumiamo che gli aspetti negativi dello schiavismo (sfruttamento, incertezza per quanto riguarda il proprio futuro, mancanza di libertà) sono già di fatto presenti in una larga parte della classe lavoratrice, mi domando se non sarebbe un vantaggio per la comunità e lo stato se le grandi aziende non si facessero carico di un contratto di schiavismo.

Dopo tutto la libertà non è per tutti. O no?

 

Enrico Verga

Fonte: www.econopoly.ilsole24ore.com

Link: http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/01/26/reintrodurre-schiavitu-societa-moderna/

26.01.2018

Pubblicato da Davide

34 Commenti

  1. Ottima idea…a condizione però di poter cambiare padrone..incentivando così una spirale virtuosa per accaparrarsi i migliori schiavi..premiando il merito e la competizione …vendendo invece gli schiavi peggiori in zone disagiate tipo le miniere di sale…
    In tutti i casi la pagnotta sarebbe assicurata e cadrebbe l’incertezza del futuro..
    Chi invece si rifiuta di fare lo schiavo avrebbe la libertà di morire di fame ..il ché non è poco visto l’obbligo di vivere ad ogni costo come è in voga ai nostri tempi…

    • Se ci sono degli schiavi, ci sono dei padroni. Come si stabiliscono le regole che determinano chi è schiavo e chi padrone?

  2. ” … mi domando se non sarebbe un vantaggio per la comunità e lo stato se le grandi aziende non si facessero carico di un contratto di schiavismo. …”

    Le grandi aziende stanno diventando più potenti degli stati, i quali hanno sempre meno potere e autorità su di esse… questo è il futuro, anzi, questa è la realtà.

    • Esatto. Lo si deduce facilmente anche dal fatto che media di stato non fanno altro che parlar male dello stato. Evidentemente sono manovrati da altri che hanno interesse a demolire l’idea di stato nei cervelli della massa.
      Da notare la recente introduzione sul digitale di nuovi canali made in USA che spiegano quanto sono bravi i doganieri angloUSA, come fare le case, come vestirsi……

      • … basta ascoltare come si è ridotta la nostra produzione musicale, appiattita sul rap e il reggaeton per capire fino a quanto ci hanno fatto il lavaggio del cervello.

    • vivremo… nelle città di:

      Amazonia, dove tutti avranno dei prodotti, non si sà da chi…
      Appleturt, città futurista dove il telefono squilla e la pasta vien buttata…
      ikealand, costruita sul Lego, non sul lago…
      Merdaset, dove tutto galleggerrà nell’etere…
      Mondadoriborg, città dove i libri saranno letti ed i lettori dormiranno sulla carta…
      Nestlèmont, dove al posto delle Alpi ci sarà un gigantesco cioccolato per la gioia degli alpinisti, rimasti senza montagne…
      Esselungaroring, dove ci saranno corse mensili con i carrelli, vuoti per la lunga carestia agricola…
      Eurolandia sparirà a favore di Affricakorps, accorporata da un maremoto spaventoso.

      mi fermo qui. spero che basti saluti t l

  3. Finalmente sono usciti allo scoperto.

  4. Ugo Bardi mi segnala l’interessante proposta dell’economista Enrico Verga, che sostiene l’opportunità di reintrodurre la schiavitù.

    La proposta è molto ben ragionata, e in teoria sarebbe anche condivisibile – il sottoscritto, come detentore di partita iva per sfigati, la trova anche particolarmente allettante.

    Invito tutti a leggerla con attenzione.

    Ma prima di entusiasmarvi troppo, riflettiamo su un fatto.

    La proposta incontra un ostacolo insormontabile, che fu messo bene in rilievo un secolo e mezzo fa da Brigham Young, il carismatico personaggio che forgiò lo Stato dei Mormoni nel deserto dell0 Utah.

    CONTINUA QUI http://kelebeklerblog.com/2018/01/30/una-modesta-proposta-bocciata/

  5. Perchè questi articoli farneticanti?

    • Forse perché in un periodo in cui troppi si riempiono la bocca della parola “libertà”, l’uomo è meno libero che mai e il paradosso della schiavitù è che esso impone più vincoli al padrone che allo schiavo.

  6. Un po’ di storia non guasta. La progressiva abolizione del feudalesimo prende in via dalla Rivoluzione Francese, dove tutti sono considerati UGUALI davanti alla legge. Il feudalesimo è il propulsore dello schiavismo. In America lo schiavismo (uomini di proprietà di altri uomini, i feudatari latifondisti) fu abolito per garantire, tramite una sanguinosa guerra civile, il diritto degli industriali del nord a garantirsi l’unica manodopera disponibile allora, i negri delle piantagioni del sud. Tutta la modernità è forgiata attraverso la mobilità della manodopera (i salariati vanno lì dove c’è lavoro) che oggi si è trasformata, grazie ad esternalizzazioni e robotizzazioni, in volatilità. Parlare di ritorno allo schiavismo nella postmodernità è quindi un argomento interessante ma, temo, fuori luogo a meno che non lo si allacci al dumping salariale (se ne accenna nell’articolo) che spinge la vecchia middle class verso il lumpenproletariat, passo necessario per arrivare allo schiavismo.
    Giova ricordare che una società che faccia uso dello schiavismo è una società ben strutturata secondo rigidi canoni gerarchici che nulla ha a che fare con l’attuale società (formalmente) meritocratica. E questo mi sembra un altro elemento da non sottovalutare.
    In realtà l’articolo mette in luce un’ennesima contraddizione del capitalismo: il capitale per garantirsi un adeguato profitto sta rimettendo in moto possibilità che la Storia ha definitivamente buttato nel cesto dell’immondizia. L’economia come fede e non come scienza è il necessario sigillo liturgico. Il vero problema, semmai, è la lentezza con la quale l’umanità prende coscienza dei processi sociali, lentezza che vede la velocità di tali cambiamenti sottrarre possibilità di reazione in tempi utili alle masse di sfruttati che popolano il globo.

  7. Significherebbe formalizzare una situazione di fatto già esistente. L’articolo si limita a considerare i rapporti di lavoro ma il discorso può benissimo essere ampliato.
    -Il fondamento economico della schiavitù è stato introdotto con la globalizzazione e la finanziarizzazione dell’economia.
    -Il popolo viene schiavizzato attraverso il debito, come diceva un famoso libercolo degli inizi del secolo scorso.
    -I lavoratori (servi della gleba) vengono messi in competizione l’un contro l’altro sia nel mercato globale sia direttamente attraverso l’immigrazione di massa.
    -L’establishment (signore feudale) ha già schedato tutti anzi li ha indotti a schedarsi da soli ad esempio con facebook.
    -Chiede al popolo di pronunciarsi con referendum sulle quisquiglie per far credere che esista una democrazia diretta ma sulle cose importanti tipo immigrazione e globalizzazione se ne guarda bene dal consultarlo.
    -Gestisce e controlla il popolo con i mezzi di comunicazione e di manipolazione di massa che creano bisogni da soddisfare con il consumo.
    -Dice alla gente come deve interpretare la storia e come deve comportarsi nella vita di ogni giorno.
    -Più schiavitù di così!

  8. Lo schiavo che non si ribella è peggio del suo padrone

  9. La condizione di schiavo é caratterizzata dalla mancanza di libertà.

    I cittadini delle società contemporanee vengono precocemente educati a disprezzare la libertà in ogni sua possibile manifestazione come pericolosa ed inutile eccentricità o addirittura come malattia o devianza.

    (Una volta ad una fiera, in un paesino alpino, mi é stato indicato un “uomo selvatico” che era sceso eccezionalmente a valle in quell’occasione, e se ne stava in disparte, appoggiato ad un lungo bastone, distaccato e libero sembrava intento a cercare di cogliere le forze misteriose che inducevano quella confusione).

    La schiavitù é attualmente impossibile per mancanza di uomini liberi, a parte alcune sacche (ancora una volta mi trovo a far notare che cambiano le condizioni perché la storia si ripeta).

    Lo sfruttamento, anche estremo, é altra cosa.

    • Soros e sodali insegnano ad amare la libertà. Quella che vogliono loro. Il disprezzo per la libertà è una bestemmia nel nuovo millennio.

      • Dici bene, “quella che vogliono loro”!

        PS – Pensi che Soros e sodali siano liberi? Meglio, pensi che riescano ad immaginare qualche cosa di libero?

        • L’idea stessa di libertà è oggetto di intense discussioni. Obama in qualità di nobel per la pace si è sentito libero di bombardare a più non posso. Per questo sono abbastanza agnostico su queste discussioni. Un fatto però è indiscutibile: siamo istruiti quotidianamente ad amare la libertà. Una volta eravamo istruiti ad amare dio, ma i tempi sono cambiati. I nuovi sacerdoti hanno introdotto nuovi culti. Contestavo solo la tua prima affermazione secondo cui siamo “educati a disprezzare la libertà in ogni sua possibile manifestazione”. Vaglielo a spiegare ai transgender, giusto per citare la prima categoria che mi viene in mente.

          • Non trovo definizione migliore di questa: libertà é arrivare a sapere ciò che si vuole.

            Può anche darsi che qualche transgender abbia intrapreso quella strada dopo aver scoperto ciò che vuole, ma permettimi di dubitarne fortemente.

            PS – Questa tua impostazione mi ricorda un caro amico con cui discutevo di queste cose, sosteneva che mai l’uomo é stato tanto libero come in questa nostra epoca.

          • No, no per carità. Ho opinione ben diversa da quella del tuo caro amico, proprio perchè non ho capito cosa si intenda per libertà.

          • Questa tua posizione é degna di stima.

          • Mi tengo da parte questa che mi piace di più: “Libertà è poter decidere la propria vita”.

          • Ovvero: oggi siamo proprio percio’ TUTTI schiavi.

  10. I salariati sono tutti schiavi, più o meno. L’unica differenza che ci può essere è tra schiavi con i soldi o senza soldi .

    • C’è qualche differenza tra un ricattato (salariato) ed uno schiavo. Un ricattato può emulare il ricattatore (smartphone, auto etc) lo schiavo invece no.

      • Infatti, l’ho detto: schiavi con i soldi o senza soldi.

        • senza mangime è anche peggio. I soldi non fanno la felicità, immagina la miseria…..

          • Di base c’è un’attitudine gregaria. Ora, quest’attitudine gregaria può essere ricompensata più o meno, dipende dai periodi storici. Poi succede che andiamo cercando un’ipotetica “giustizia”, ma è sempre collegata alla grandezza della torta nel suo complesso…
            Il povero non dovrebbe buttarsi giù e il ricco non dovrebbe esaltarsi… Sarebbe troppo semplice se tutto si giocasse a questo livello…

  11. Caro Verga (cugino di Verga ?) quando si scrivono certe stronzate, ripararsi con il punto interrogativo, a me pare una vigliaccheria………o si ha il coraggio di scrivere fuori dal coro assumendosene anche responsabilità ed eventuali legnate in testa o si tace…… troppo comodo, se le cose si mettono male, usare l’arma del : ” ma era un’innocua provocazione” , su certi temi l’ironia, la provocazione è imbecillità……..che un giornale neoliberale, cerchi di sdoganare la schiavitù vera, quella fatta di catene e diritto sulla vita e sulla morte di uomini/animali su altri uomini……….è un gran brutto segnale del dove questa ideologia del’imbecille vorrebbe andare a parare……..il discorso schiavitù è discorso chiuso ormai da tempo, cercare di sdoganarlo senza pagare pegno affrontandolo con un punto interrogativo (almeno sinchè non venisse sdoganato per alcuni idioti) è degno di capitalisti estremisti………a cui posso solo rispondere, che se vogliono perdere la testa hanno solo da provarci………..non mi farei scrupolo, e credo di essere in buona ed abbondante compagnia nel rimettere in funzione la ghigliottina……….auspico, che il SOLE24ORE, se pur al soldo di un padrone malato di mente, che prova a sdoganare anche quanto di più bieco esista al mondo, rientri, quantomeno nei meandri del nostro ordinamento e della costituzione Italiana con le buone……..ed auspico anche che le nostre istituzioni democratiche, se ancora sono esistenti, facciano rientrare il SOLE nella legalità, anche con le cattive.

  12. Reintrodurre la schiavitù? Ci sto!
    A patto che:
    1. Dallo status di schiavo si possa entrare ed uscire a piacimento dello schiavo stesso.
    2. Purché lo schiavo sia veramente tale e, come è sempre accaduto, il padrone sia obbligato a provvedere ai bisogni della famiglia dello schiavo (vitto, alloggio, istruzione, assistenza sanitaria e così via).
    Mi sembra che oggi la maggior parte delle paghe anche sindacali degli uomini liberi di oggi non permettano il punto 2.
    Per il resto cari neocon e leccapiedi e scagnozzi vari, io dico che potete andarvene al diavolo…

  13. Si potrebbe cominciare con il personale del Sole24Ore…

  14. A frustate dovrebbe essere preso un simile individuo che si permette di scrivere codeste bestialità: già il fatto che se ne discuta è la dimostrazione che il Ritorno allo Schiavismo è il Destino di quella bestia chiamata uomo.
    Quanto agli ineffabili giornalisti – si fa per dire – del Sole 24 Ore ricordo soltanto il loro grottesco sciopero sotto Natale a difesa dei propri “privilegi”, a “fronte della decisione dell’azienda di disdettare unilateralmente un accordo integrativo, con l’immediata conseguenza di un taglio delle retribuzioni”.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-22/comunicato-sindacale-sciopero-giornalisti-sole-24-ore-213352.shtml?uuid=AEM9hmWD&refresh_ce=1

    Quanto al resto, rimando allo splendido articolo di Maurizio Blondet che aveva già commentato le castronerie del Verga dei poveri pardon, degli schiavi.

    https://www.maurizioblondet.it/modesta-proposta-alla-plutocrazia-schiavismo-perche-no/

  15. Non so chi incarni maggiormente i panni del nuovo schiavo, se il giornalista o il detentore di Partita IVa. Vista la qualità di quello che sono costretti a scrivere per salvare la testata, direi il primo. Sbagliato credere di poter abbattere i tabù che le varie civiltà hanno creato a propria auto tutela, con i soldi arraffati in borsa negli ultimi decenni. C’è veramente da sbellicarsi pensando a quello che potrebbe capitare a questi nuovi feudatari della speculazione bancaria.