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Quello che Poroshenko non capisce – G.H.W. Bush e l’Ucraina

 

MOON OF ALABAMA
moonofalabama.org

Agli inizi della settimana scorsa, Petro Poroshenko, il Presidente ucraino, aveva cercato di provocare una guerra con la Russia nel tentativo di rimanere al potere, cancellando le prossime elezioni.

Oggi ha provato ad accattivarsi il favore degli Stati Uniti commentando la morte dell’ex Presidente degli Stati Uniti George H.W. Bush.

Петро Порошенко @poroshenko – 10:59 utc – 1 Dec 2018

L’ex Presidente americano George W. Bush ci ha lasciati. Un vero leader e statista. Quest’uomo – la leggenda, sotto la cui presidenza il mondo aveva visto la fine della Guerra Fredda. Quest’uomo – l’era, che aveva poi assistito al ripristino dell’indipendenza ucraina.

 

Poroshenko non solo ha compianto il Presidente Bush sbagliato, ha anche travisato un fatto storico. Il primo Bush ha indubbiamente assistito al “ripristino dell’indipendenza ucraina.” Ma questo era successo nonostante avesse espresso un forte parere negativo.

Bush temeva che il leader sovietico Mikhail Gorbachev fosse troppo debole e che la dissoluzione dell’Unione Sovietica terminasse nel caos più totale. Si era recato a Mosca e a Kiev nel tentativo di tenere insieme l’unione. Il primo agosto 1991, alcuni mesi prima del referendum di dicembre con cui l’Ucraina avrebbe votato per la separazione dall’Unione Sovietica, aveva fatto tappa a Kiev e aveva tenuto un discorso al parlamento ucraino.

Le frasi più significative:

Sono venuto a dirvi: noi sosteniamo la lotta di questa grande nazione per la democrazia e le riforme economiche. A Mosca avevo illustrato il nostro approccio. Noi sosterremo quelli al centro e nelle repubbliche che perseguiranno la libertà, le democrazia e l’indipendenza economica. Gli Americani non sosterranno [però] chi cerca l’indipendenza per sostituire una tirannia esterna con un dispotismo locale. Non aiuteranno chi promuove un nazionalismo suicida basato sull’odio etnico.

Bush aveva detto ai membri della Verkhovna Rada di non andare alla ricerca dell’indipendenza, ma di rimanere invece  nell’unione con la Russia e le altre repubbliche sovietiche. Bush era stato consigliato, e anche bene, dal realista Brent Scowcroft. Il discorso era stato scritto da Condoleeza Rice, ma Bush lo aveva corretto personalmente per sottolineare quello che lui riteneva il punto principale: l’indipendenza ucraina era pericolosa e avrebbe portato al fascismo.

[Bush questo lo sapeva perché era stato direttore della CIA. La CIA aveva utilizzato e controllato le organizzazioni fasciste ucraine per tutta la Guerra Fredda. (Vedere “Collaboratori: l’intelligence alleata e le organizzazioni dei nazionalisti ucraini” in Hitler Shadows – Nazi War Criminals, U.S. Intelligence and the Cold War (pdf)].

Il giornalista (neo) conservatore del New York Times, William Safire, lo aveva definito il discorso del “pollo alla Kiev”. Safire riteneva che Bush avesse interpretato male la situazione. La storia ha dimostrato che la visione neo-conservatrice, che infesta tuttora la politica estera degli Stati Uniti, è sbagliata e che il punto di vista realista è quello giusto.

La popolazione della metà orientale dell’Ucraina è di discendenza e cultura russa, mentre la metà occidentale è popolata da Ruteni della Galizia e da varie altre nazionalità. I Galiziani avevano dimostrato di essere portati al “nazionalismo suicida basato sull’odio etnico” quando si erano alleati con gli invasori nazisti, iniziando immediatamente a massacrare Polacchi, Ebrei e Russi. L’Ucraina, il cui nome letteralmente significa ‘le terre di confine’, è intrinsecamente instabile:

L’Ucraina Occidentale era stata annessa alla Russia solo durante il periodo stalinista. Per secoli era rimasta sotto il controllo culturale, religioso e/o politico dell’Impero Austro-Ungarico e della Polonia.

L’Ucraina Occidentale è cementata dalla propria ostilità nei confronti dei Russi, considerati invasori ed occupanti. Negli ultimi vent’anni, nel tentativo di distanziarsi dal proprio passato e dall’ideologia sovietica, l’Ucraina ha scelto, come alternativa, il nazionalismo della sua parte occidentale.

Gli abitanti delle regioni orientali sono irritati dalla ricomparsa di striscioni, manifesti e pitture murali inneggianti a Bandera e per la revisione della storia in generale, con i nazionalisti violenti che avevano combattuto insieme ai nazisti che vengono trattati da eroi, mentre i Russi, che avevano sofferto sotto Stalin non certo meno degli Ucraini, vengono denigrati.

Tutto quello che è successo dopo l’indipendenza dell’Ucraina e sopratutto dopo il golpe incostituzionale del 2014 voluto dagli Americani, è la prova che H.W. Bush aveva ragione. Una Ucraina all’interno di una molto più grande Federazione Russa avrebbe avuto meno probabilità di esplodere e, dal punto di vista economico, sarebbe in una situazione migliore di quella di oggi.

Il vero e proprio fascismo che viene portato avanti nella Kiev di Poroshenko, con il sostegno dei Neoconservatori americani e con l’aiuto delle forze per le operazioni speciali degli Stati Uniti, contribuirà solo a dividere ulteriormente la nazione.

Su H.W. Bush c’è poco altro da dire. E’ stato un comunissimo criminale di guerra, proprio come tanti altri presidenti americani. Come direttore della CIA aveva supervisionato e fornito copertura al terrorismo di stato. Come presidente aveva attaccato l’Iraq con un falso pretesto. Aveva ordinato la completa distruzione della rete di distribuzione elettrica dell’Iraq, le cui conseguenze si sentono ancora oggi. Quello era stato un vero e proprio crimine di guerra, perché tutte le infrastrutture di base sono protette dalla Convenzione di Ginevra. Aveva ulteriormente distrutto la nazione con sanzioni punitive che avevano causato la morte di mezzo milione di bambini iracheni.

Oltretutto ha avuto anche dei figli mediocri.

Che liberazione.

 

Moon of Alababama

Fonte: moonofalabama.org
Link:https://www.moonofalabama.org/2018/12/what-poroshenko-gets-wrong-hw-bush-and-the-ukraine.html#more
01.12.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.