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Quello che i vostri figli impareranno all’università

PHILIP CARL SALZMAN
mindingthecampus.org

Le università, nel 20° secolo, si dedicavano al progresso della conoscenza. Si perseguivano cultura e ricerca e le diverse opinioni venivano confrontate e discusse nel “mercato delle idee.”

Ora non è più così. Soprattutto nelle scienze sociali, nelle scienze umane, nell’educazione, nel lavoro sociale e nella giurisprudenza, un’unica ideologia politica ha sostituito erudizione e ricerca, perché l’ideologia fornisce risposte prefissate a tutte le domande. E, dal momento che le cose più importanti oggi nelle università sono la diversità di razza, il genere, l’orientamento sessuale, l’etnia, la classe economica e le capacità fisiche e mentali, non esiste più diversità di opinioni. Solo chi si impegna nell’ideologia viene ammesso a far parte del personale accademico o dell’amministrazione.

Le università sono state trasformate dalla quasi universale adozione di tre teorie interdipendenti: postmodernismo, postcolonialismo e giustizia sociale. Queste teorie e le loro implicazioni verranno analizzate qui.

Non esiste la verità; niente è buono o cattivo

Postmodernismo: in passato, agli accademici veniva insegnato a ricercare la verità. Oggi gli accademici negano che esista una verità oggettiva. Al contrario, sostengono che nessuno può essere obiettivo, che ognuno è inevitabilmente soggettivo e, di conseguenza, ognuno ha la propria, personale, verità. Il punto di vista corretto, insistono, è il relativismo. Questo significa non solo che la verità è relativa alla soggettività di ciascun individuo, ma anche che l’etica e la moralità sono relative all’individuo e alla cultura, per cui non esiste un qualcosa come bene e male, o giusto e sbagliato. La stessa cosa vale per i metodi della conoscenza; i vostri figli apprenderanno che non esiste una base oggettiva per preferire la chimica all’alchimia, l’astronomia all’astrologia o i medici agli stregoni. Impareranno che i fatti non esistono, solo le interpretazioni.

Tutte le culture sono ugualmente buone; la diversità è la nostra forza

Anche la nostra coscienza sociale è stata trasformata dal relativismo postmoderno. Dal momento che i principi morali ed etici sono considerati alla stessa stregua della soggettività collettiva della nostra cultura, ora è ritenuto inappropriato giudicare i principi e le azioni di altre culture. Questa dottrina è chiamata “relativismo culturale.” Ad esempio, mentre il razzismo in Occidente è considerato il più alto peccato e la schiavitù il peggiore dei nostri crimini storici, i vostri figli impareranno che non siamo autorizzati a criticare il razzismo e la schiavitù dei giorni nostri in Africa, in Medio Oriente e i suoi equivalenti nell’Asia meridionale.

L’equivalente politico del relativismo culturale è il multiculturalismo, un concetto incoerente che persegue l’integrazione di più culture fra di loro incompatibili. La diversità è lodata come virtù in sé. Immaginate un paese con cinquanta lingue diverse, ognuna derivante da una cultura diversa. Non sarebbe una società, ma una Torre di Babele. Come potrebbe funzionare se ci fossero articoli di legge diversi, che impogono e vietano comportamenti incompatibili: guidare a sinistra e guidare a destra; monogamia e poligamia; predominio maschile e uguaglianza di genere; matrimonio combinato e scelta individuale? I vostri figli impareranno che la nostra cultura non è nulla di speciale e che le altre culture sono fantastiche.

L’Occidente è il Male; tutto il resto è virtuoso

Il postcolonialismo, la teoria oggi dominante nelle scienze sociali, si ispira alla teoria marxista-leninista dell’imperialismo, secondo cui il conflitto tra la classe capitalista e quella del proletariato porterebbe poi allo sfruttamento dei paesi colonizzati. In questo modo, secondo la teoria, l’oppressione e la povertà si spostano nelle colonie, non più a scapito della classe lavoratrice metropolitana. Il postcolonialismo afferma che tutti i problemi odierni nelle società di tutto il mondo sono il risultato di un dominio imperiale e di una colonizzazione occidentale relativamente brevi. Per esempio, l’imperialismo britannico viene incolpato di quelle che, a tutti gli effetti, sono culture indigene, come il sistema delle caste dell’Asia meridionale e il sistema tribale africano. Allo stesso modo, i problemi di arretratezza e di corruzione in paesi che un tempo, decenni fa, erano colonie continuano ad essere attribuiti al vecchio imperialismo occidentale. L’Occidente continua quindi ad essere l’obiettivo su cui si concentra il pensiero anti-imperialista e anti-colonialista. I vostri figli impareranno che la nostra società è cattiva ed è la causa di tutti i mali del mondo.

Solo l’Occidente è stato imperialista e colonialista

Questo approccio astorico del postcolonialismo ignora le centinaia di imperi e le loro colonie esistiti nella storia, oltre a non tenere conto di quelli contemporanei, come l’impero arabo mussulmano, che aveva conquistato tutto il Medio Oriente centrale, il Nord Africa, l’Europa meridionale, la Persia, l’Asia centrale e l’India del nord, e li aveva occupati, almeno in parte, per centinaia di anni, e che, per 1400 anni, aveva dominato il Medio Oriente centrale e il Nord Africa (e la cosa continua ancora oggi). La Cina, dopo la salita al potere dei comunisti, aveva invaso la Mongolia interna a nord, il Turkestan cinese a ovest e il Tibet a sud. Una volta assunto controllo, il governo aveva inondato queste colonie con Cinesi Han, una vera e propria pulizia etnica. I postcolonialisti non hanno nulla da dire su tutto questo; il loro desiderio è condannare esclusivamente l’Occidente. I vostri figli impareranno a rifiutare la storia e i confronti con le altre società, per timore che i presunti ed esclusivi peccati dell’Occidente siano messi in discussione.

L’imperialismo occidentale è stato un progetto razzista

I postcolonialisti amano sottolineare la dimensione razziale dell’imperialismo occidentale come illustrazione del razzismo. Ma i postmodernisti non sono interessati alla tratta degli schiavi praticata dagli Arabi nell’Africa “nera”, o dagli Ottomani nei confronti dei bianchi nei Balcani, o alle razzie dei Nordafricani per catturare schiavi bianchi in Europa, dall’Irlanda all’Italia e oltre. I Vostri figli impareranno che solo i bianchi sono razzisti.

I coloni israeliani sono suprematisti bianchi

Un altro esempio di questa linea di pensiero è la caratterizzazione di Israele come società apartheid colonialista, bianca e suprematista. Gli Israeliani bianchi opprimerebbero il popolo palestinese di colore. I fatti (non postmoderni) rendono questo argomento difficile da sostenere. Come è dimostrato dall’evidenza, tribù e regni ebrei avevano occupato la Giudea e la Samaria per mille anni prima che i Romani invadessero e combattessero numerose guerre imperiali contro gli Ebrei indigeni e ne riducessero alla fine la maggior parte in schiavitù, rinominando la regione “Palestina.” Poi, cinque secoli dopo, gli Arabi della penisola Arabica avevano invaso ed occupato la Palestina, andando  alla conquista della metà del mondo [allora conosciuto]. Gli Ebrei erano ritornati in “Palestina” dopo 1400 anni; la maggior parte erano rifugiati o apolidi, non coloni provenienti da qualche metropoli. Quasi la metà degli Israeliani sono Arabi ebrei cacciati dai paesi arabi, per non parlare degli Ebrei etiopi e indiani. Inoltre, mussulmani e cristiani arabi costituiscono il 21% dei cittadini israeliani. Quindi, caratterizzare gli Israeliani multietnici come “bianchi” che opprimono il “popolo palestinese di colore” è una distinzione immaginaria.

Canadese? Non hai nessun diritto di rubare la terra dei nativi

Se si ritiene che gli Ebrei indigeni non debbano avere alcuna pretesa per la loro antica patria, i Canadesi europei, i Canadesi asiatici, i Canadesi africani e i Canadesi latini sono colonizzatori colonialisti, senza nemmeno una scusa. Hanno rubato la terra dei nativi. L’unico percorso etico, secondo il postcolonialismo, è restituire tutto. Come minimo, per poter attuare la “decolonizzazione,” le etnie preesistenti devono essere classificate al di sopra dei coloni arrivati successivamente, devono godere di agevolazioni speciali e la legge deve fare eccezioni per loro. Le etnie preesistenti devono ricevere sovvenzioni, non pagare tasse, avere posti riservati nelle università e negli uffici governativi, avere il diritto di veto su qualsiasi politica pubblica ed essere cerimoniosamente ossequiati ad ogni evento pubblico.

Poiché siamo guidati dal postcolonialismo piuttosto che dai diritti umani, possiamo ignorare il diritto umanitario alla parità di trattamento davanti alla legge. In ogni caso, questa sarebbe solo una regola imposta dai coloni stranieri. E le città, le industrie e le istituzioni costruite dai coloni, così come vorrebbe la teoria della decolonizzazione, dovrebbero veramente appartenere ai nativi, anche se prima essi vivevano in insediamenti primitivi o erano nomadi, disponevano di semplici ripari e avevano economie limitate, basate sulla caccia o sulla sussistenza. Anche se non c’era pace tra le molte bande e tribù native e le incursioni, gli asservimenti, le torture e i massacri erano all’ordine del giorno.

I maschi bianchi sono il Male; le donne di colore sono virtuose

La teoria della giustizia sociale insegna che il mondo è diviso tra oppressori e vittime. Alcune categorie di persone sono oppressori e altre sono vittime: i maschi sono oppressori e le donne sono vittime; i bianchi sono oppressori e le persone di colore sono vittime; gli eterosessuali sono oppressori e gay, lesbiche, bisessuali, ecc. sono vittime; Cristiani ed Ebrei sono oppressori, e i Mussulmani sono vittime. I vostri figli impareranno che vengono stigmatizzati per colpa della loro tossica mascolinità.

Gli individui non sono importanti; solo l’appartenenza ad una categoria lo è

La teoria della giustizia sociale ha conquistato la vita universitaria. È il risultato del lavoro incessante della teoria marxista, adottata dai giovani durante la rivoluzione culturale americana degli anni ’60, entrata poi nelle università quando molti di quei giovani erano diventati docenti. Il marxismo, come teoria accademica, era stato apertamente abbracciato da alcuni negli anni ’70 e ’80, ma non aveva avuto successo, perché il concetto di lotta di classe non aveva attecchito fra prospera popolazione del Nord America. L‘innovazione culturale marxista che aveva reso dominante la teoria della giustizia sociale era stata l’estensione del conflitto di classe dall’economia al genere, alla razza, all’orientamento sessuale, all’etnicità, alla religione e ad altre categorie di massa. Lo vediamo nella sociologia, che non è più ritenuta lo studio della società, ma che per decenni è stata definita come lo studio della disuguaglianza. Per la teoria della giustizia sociale, l’uguaglianza non è l’uguaglianza di opportunità che è una conseguenza del merito, ma piuttosto l‘uguaglianza di risultato, che garantisce ai membri di ogni categoria l’uguaglianza di rappresentanza, indipendentemente dal merito. I vostri figli impareranno che dovrebbero “farsi da parte” per dare più spazio e potere alle donne. Le vostre figlie, se bianche, impareranno che devono piegarsi alla volontà dei membri delle minoranze razziali.

La giustizia è un’equa rappresentanza, basata sulle percentuali di popolazione

Dal momento che esisterebbe una presunta discriminazione strutturale nei confronti di tutti i membri delle categorie vittime, per poter arrivare all’uguaglianza di risultati, la rappresentanza in base alle percentuali di popolazioni deve essere obbligatoria in tutte le organizzazioni, in tutti i libri assegnati o nelle referenza citate, in tutti i premi e in tutte le agevolazioni. Idee come merito ed eccellenza vengono liquidate alla stregua di retaggi dei maschi bianchi suprematisti; devono essere sostituiti dalla “diversità” di genere, razza, preferenza sessuale, etnia, classe economica, religione e così via. (Si noti che la “diversità” non include la “diversità di opinioni”, in quanto solo l’ideologia della giustizia sociale è accettabile. Qualsiasi critica o opposizione viene considerata un “incitamento all’odio”). I comitati accademici ora fanno i contorsionisti, cercando di spiegare che “la diversità è eccellenza.”

I membri delle categorie tiranne devono essere soppressi

Naturalmente, le modalità della rappresentazione secondo le percentuali di popolazioni si applica a senso unico: solo ai membri delle classi vittime. Se i bianchi, i maschi, gli eterosessuali, i cristiani, ecc. sono sottorappresentati, va bene; meno lo sono e meglio è. Ad esempio, le donne ora costituiscono il 60% dei laureati, anche se gli uomini sono il 51% della popolazione in questa fascia di età. Non c’è una giustizia sociale che chieda a gran voce che i maschi siano pienamente rappresentati. I membri delle svantaggiate categorie di oppressori vengono denigrati. I testi classici della civiltà occidentale dovrebbero essere ignorati perché sono il lavoro, quasi esclusivamente, di “uomini bianchi morti.” Solo le opere delle donne, delle persone di colore e degli autori non occidentali dovrebbero essere considerate virtuose. Così anche nella storia politica. La Costituzione Americana dovrebbe essere scartata perché scritta da schiavisti.

Vittime del mondo unitevi!

“Intersezionalità” è un concetto inventato da una professoressa femminista di diritto. Sostiene che alcune persone rientrano in diverse categorie di vittime, ad esempio, le femmine lesbiche nere, guadagnano tre punti nella classifica delle vittime, al contrario dei membri maschi nativi che ricevono solo un punto. Inoltre, sul fronte dell’azione, i membri di ciascuna categoria di vittime sono invitati ad unirsi ed allearsi con i membri di altre categorie di vittime, perché condividere la definizione di vittima è lo status più importante che esista al mondo. Questo porta ad alcune anomalie. Le vittime nere del razzismo vengono esortate ad unirsi alle vittime arabe del colonialismo, anche se gli Arabi sono stati e sono ancora possessori di schiavi neri.

Le donne vittime del sessismo vengono invitate a sostenere le vittime palestinesi del colonialismo “bianco,” anche se le donne palestinesi sono sempre state e continuano ad essere subordinate agli uomini e sono soggette ad una vasta gamma di abusi. I vostri figli impareranno che, per essere accettati, dovranno assumere lo status di vittime o diventare difensori delle vittime e allearsi con altre vittime.

Essere istruiti vuol dire essere dalla parte giusta

Come diceva Karl Marx, “I filosofi hanno solo interpretato il mondo in vari modi. Il punto, tuttavia, è cambiarlo.” L’obiettivo di un’educazione universitaria oggi è quello di garantire che gli studenti scelgano “la parte giusta” nel cambiare il mondo. L’idea che, probabilmente, abbia senso cercare di capire il mondo prima di tentare di modificarlo, viene respinta come empirismo e realismo fuori moda, ora sostituiti dal postmodernismo e dalla giustizia sociale. Se non c’è Verità, e qualsiasi cosa uno senta o creda diventa verità personale, allora, cercare di ottenere una comprensione oggettiva del mondo è futile. In ogni caso, la giustizia sociale marxista offre tutte le risposte di cui si ha bisogno, per cui non è richiesta alcuna indagine o ricerca seria. Siate certi che all’università i vostri figli impareranno, se non altro, “il lato giusto” in cui militare.

Philip Carl Salzman

Fonte: mindingthecampus.org
Link: https://www.mindingthecampus.org/2018/09/04/what-your-sons-and-daughters-will-learn-at-university/
04.09.2018
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Pubblicato da Markus

Un biologo, appassionato di montagna e di fotografia, che cerca, come può, di combattere contro i mulini a vento.

16 Commenti

  1. A parte il primo paragrafo sul primato della Verità rispetto all’ideologia, il resto mi sembra un gran guazzabuglio da cui invece di ideologia ne trasuda molta. L’autore arriva anche a sostenere che nella cultura dominante si osteggia l’individualismo e si promuove l’appartenenza… mah…

  2. Come sono arrivate le università ad insegnare questo?

  3. Non mi preoccupa quello che i giovani ‘studieranno’ piuttosto quello che adesso i giovani studiano o Hanno studiato. Da quello che si vede nella societa non e’ che gli studi universitari anni fa erano cosi belli, liberi e soprattutto che liberassero le potenzialita’ dell individuo. Comunque i filosofi non ci sono più e il rampante manager non li puo sostituire.Il denaro puzza sempre,nemmeno se lo si riveste con fighetti usciti dallo stampino odora di violetta e le campagne markting fanno ca…..
    E questo viene dato in pasto al popolo attuale nemmeno capace di far distinzioni ma fagocita tutto come un onnivoro senza cervello.

  4. Finalmente una analisi corretta e senza ipocrisie della decadenza culturale e ideologica della società moderna occidentale. Condivido al 100% con alcune precisazioni :
    -Non è stata une evoluzione naturale della società occidentale, è stata così orientata dalla fine della WWII, un evento che può considerarsi come uno spartiacque per l’evoluzione del mondo occidentale. Ricordo l’introduzione di sensi di colpa per tutto e tutti nel dibattito occidentale dominato dal vittimismo razziale dell’olocausto (l’Europa per alcuni sarebbe nata ad Auschwitz) esteso al colonialismo storico, culturale e economico dell’occidente nel mondo. Ricordo le tesi distruttive della Scuola di Francoforte sull’antiautoritarismo e l’individualismo, la cultura popolare della fine degli anni ’60 con i suoi guru indiani fasulli e imbroglioni, l’apertura delle coscienze (e il suicidio di massa) con le droghe e concludo che l’evoluzione verso la decadenza culturale, demografica e comportamentale dell’occidente è stata programmata e imposta, proprio come l’immigrazione di massa e la sostituzione etnica in Europa e Nord America.
    -Nessuno ha cacciato gli ebrei dalla Palestina, tanto meno i romani. Se ne sono andati, i sefarditi, per perseguire la loro attività principale : il commercio e l’usura. Gli altri sono kazari di etnia turca.

  5. Fintanto che esisteranno librerie ”libere” il problema non si pone. Se uno vuole approfondire un argomento al di la della propaganda dei media e delle scuole puo’ fortunatamente ancora fare da se. Il problema e’ quando non lo si fa per pigrizia, per poco tempo a disposizione, per tribalismo o la crescente l’apatia generale dell essere umano a credere a qualsiasi cosa gli venga propinato

  6. Mamma mia che confusione, ci mancava la ricetta della carbonara, ma forse per lui è troppo etnica. (questo tizio è pericoloso tra i pericolosi).

  7. Troppa carne al fuoco.
    Faceva prima a scrivere che nelle università verrà insegnato ciò che il potere dominante (in quel periodo storico) individuerà come principio prioritario da divulgare.

  8. ciò che è bene rimarcare è che questo oscurantismo totalitario, al cui confronto gli aristotelici del ‘600 (quelli dell’ipse dixit) erano dei liberali, viene imposto in nome della democrazia e della libertà di pensiero.

  9. Il punto di vista di un judeo sulla storia della Palestina è sempre falso, come anche questo articolo dimostra, prima di tutto gli ebrei non sono mai esistiti come popolo anche se vorrebbero potersi definire tali, mille anni prima della venuta dei Romani nemmeno esistevano gli ebrei, solo alcune piccole popolazioni emigrate dalla penisola arabica si trasferirono in quei territori, ma i regni ebrei sono solo palle scritte sulla bibbia, con nessun valore storico, al contrario prima dei Romani regnarono in Palestina in diversi momenti altri imperi e i judei contavano nulla, quindi reclamare un diritto su quelle terre è falso oltre che ridicolo, se non ci fosse stata l’eresia judea conosciuta come cristianesimo gli ebrei conterebbero ancora meno che nulla, fu il cristianesimo direttamente ed indirettamente a diffondere le panzane bibliche.
    Negare poi che esista un suprematismo, de facto anche se basato su una ideologia fasulla, è quantomeno aberrante dopo le recenti modifiche costituzionali dello stato ocupazionista israeliano, il quale si fa beffe di ogni legalità internazionale e si permette oscenità quali il tiro a segno su civili inermi e disarmati, tra cui anche giornalisti e personale medico e paramedico, persino i nazisti sapevano comportarsi più civilmente al riguardo, mentre questi criminali detengono migliaia di bambini palestinesi nelle loro carceri e li trattano con un disumanità vista di rado recentemente in questo mondo.
    Ma è anche una menzogna citare dei dati fasulli come quelli sulla composizione etnica dello stato d’israele, composto per lo più da europei dell’est e loro discendenti, la quota dei russi è anch’essa significativa ed importante sulle politiche israeliane.
    Voler mischiare cose diverse serve solo nelle intenzioni dell’autore allo scopo di diluire i gravi crimini che gli ebrei commettono, non solo nello stato occupazionista, ma anche ovunque dispongono di leve finanziarie e bancarie per mettere in ginocchio paesi interi, questo lo sappiamo benissimo anche noi italiani che da questi trucchi finanziari siamo stati impoveriti in malomodo, quello che è vietato per qualsiasi paese al mondo è lecito per gli ebrei, questo vorrà pur significare qualcosa, senza dimenticare che oltre al momopolio delle banche e delle istituzioni finanziarie dispongono anche di quello dell’informazione, basti vedere la percentuale etnica nel giornalismo americano per rendersi conto di quanto venga e da chi indirizzato il dibattitto pubblico.

  10. Mah!…il mondo che va verso il marxismo, la difesa di Israele come fosse una nazione indifesa e isolata, donne, neri, gay, tribù primitive con i loro riti, e ogni genere di minoranza e deboli in genere, visti come un pericolo da cui difendersi.
    Non mi sembra un articolo volto a migliorare la convivenza pacifica su questo pianeta.

  11. Più matematica per tutti ! Così ci salveremo

  12. Non posseggo basi culturali e dialettiche per argomentare nei dettagli dell’articolo. Segnalo solo la presenza di troppi -ismi e di troppi post- che mi mandano in confusione.
    Tra l’altro molte affermazioni si contraddicono tra loro nello stesso articolo e alcune addirittura nella cronaca. Non dimentico le battaglie di civiltà contro la lapidazione delle adultere, o la pena di morte, oppure il lavoro minorile. Tutte espressioni legittime di altre culture che invece vogliamo portare al politicamente corretto.
    Poi lo scivolone su Israele é inqualificabile. I falascià ad esempio sono emarginati totalmente nei lavori più umili e servili e sono tollerati solo perché furono oggetto di campagna mediatica negli anni’80 per dimostrare quanto buoni fossero gli Ebrei.

  13. il problema del sovranismo è che le masse sono non acculturate..se nel passato faceva gioco al potere,penso alla DC,per distinguere le classi dominanti da quelle sottoposte,chi aveva la laurea diventava funzionario,dirigente,politico(quasi tutti laureati in giurisprudenza) o grandi imprenditori e costruttori(quasi tutti ingegneri) ,nota a parte i banchieri quasi sempre solo ragioneri…anche un titolo superiore ragioniere o geometra poteva assurgere a cariche dirigenziale solo recentemente è necessaria la laurea..

    se prima faceva gioco e la classe rimasta ignorante veniva bastonata con la clava della cultura come dire ”io ho studiato tu no,quindi ti tocca essere subalterno” e le masse accettavano di buon grado accontentantodi si ruoli mediocri e di lavori duri e schiavistici…

    tutto questo ha però scavato un solco ed ad un certo punto queste classi si sono staccate dai loro padroni intellettuali non riconoscendone l’autorevolezza e poi autorità questo sia perchè le lauree sono state facilitate con i nuovi ordinmanti solo alcune lauree sono rimaste difficili,ilresto alla portata di tutti..e poi partendo da tangentopoli e continua degilittimazione della classe dirigente a causa di continue ruberie …risultato le classi subalterne non comprendono piu il linguaggio delle elite…quindi mentre prima l’elite controllava col linguaggio e con la propaganda la classe subalterna ora l’elite che parla di viva europa,viva migranti non è piu compresa,giustamente,dalla masse…che quindi si dirigono verso quello che le è piu naturale ossia prima gli italiani basta migranti basta europa con la sua austerità..
    e questo vale anche se il sovranismo non protasse miglioramenti economici(come dimostrano i sondaggi)anzi anche se ne porta peggioramenti

    le elite l’hanno capito tardivamente e corrono ai ripari imponendo appunto il nuiovo linguaggio e le nuove verità all’università che poi dovranno ammannire alle popolazioni…creare una cultura unica mondialista sin dalle fondamenta che pervade anche scuole elementari ,medie ,superiori ,universitaà,semplice..

  14. Questo tizio ripete a pappagallo le tesi di Huntington ovvero sostiene che le università siano in mano alla sinistra globalista, feccia dell’umanità. Per carità, si potrebbe anche essere d’accordo se solo la predica non venisse dal pulpito dei WASP che stanno cercando di rifarsi la verginità approfittando del caos attuale.

    Il relativismo in sè non è un male, checchè ne pensino gli amanti dello stato di polizia. Concetti di Verità, Onore e reificazioni varie tutte con iniziali maiuscole le lascio volentieri a nazisti e marines.
    Il relativismo, dato che il tizio è antropologo, nasce oltre da teorie fisiche proprio da considerazioni sull’uomo (etnoantropologia): si spiega perchè, ad esempio, le bistecche di cavallo siano viste come cibo orrendo ed immangiabile nel mondo anglosassone mentre in quello latino no. Spiega perchè le vacche sacre non possono essere toccate, perchè c’è il divieto per i musulmani di mangiare maiale etc….tutti precetti che hanno una base di solido buon senso per le condizioni in cui si sono sviluppati. Questo è il relativismo culturale e spiegare le ragioni per cui alcune culture abbraccino comportamenti che altre aborrono non mi sembra sbagliato. Che un antropologo poi si scagli con veemenza contro questo tipo di studi mi lascia davvero basito. Evidentemente ha tesi precostituite che deve difendere ad ogni costo.

  15. Quest’articolo e’ vergognoso. Scritto da un antropologo notoriamente classista e razzista che va in giro dicendo che ci sono culture superiori che hanno il diritto di far soccombere altre cosidette inferiori. Guarda caso la cultura superiore e’ sempre la sua. Uno che ha fatto un dottorato in antropologia alla Chicago university negli anni 70 dove si insegnava che i non-bianchi erano delle bestie e che l’uomo bianco e’ il razionale apice dell’evoluzione umana.
    Ma a parte il soggetto, la cosa piu fastidiosa e’ che dice una marea di balle. Chiunque lavori in un’universita occidentale sa benissimo che l’ideologia che domina non e’ certo il postmodernismo. Il 100% delle business schools occidentali sono dominate dal pensiero unico neoliberale e dall’economia neoclassica che ha una visione universalista e razionalista. Di postcolonialismo e feminismo ne sentirai parlare solo nelle facolta di sociologie e solo se hai la fortuna di incappare in qualche accademico non-main stream. Per quanto riguarda il concetto di giustizia sociale… beh che dire, basta vedere chi e’ che ha accesso oggi alle maggiori universita anglosassoni per capire come il tema sia totalmente tabu’
    da lettore sporadico di CDC mi domando chi seleziona gli articoli e che contributo ad una corretta informazione, seppur alternativa, un articolo del genere possa dare.

  16. Vi giuro non ho mai letto così tante assurdità tutte insieme. Alcuni articoli molto belli sui dogmi (neoliberismo sfrenato, disinformazione sulla moneta e il ruolo dello Stato) che oggi vengono insegnati nelle università erano proprio qui su questo sito, ma questo articolo proprio non ha senso dall’inizio alla fine. Orribile direi. E comunque…Su questi argomenti leggete Barnard.