Come usiamo fare in CDC, cerchiamo di mettere a confronto le opinioni, anche le piu' diverse e persino opposte. Ecco qua due articoli, uno affianco all'altro: parlano, agli antipodi, di Emma Bonino, una figura importante del panorama nazionale ma non solo. Se per il bene o per il male sta ormai alla Storia giudicarlo. Ogni italiano, in cuor suo, lo sa già.
Buona lettura.
di Davide Amerio per comedonchisciotte.org
Era il 1979 quando mi avvicinai ai Radicali di Marco Pannella. A dire il vero mi avvicinai proprio a lui, dopo un comizio in p.za Castello, per porgli una domanda. Ciò che mi colpì, di quell'omaccione che camminava sicuro per le vie di Torino, furono due occhi azzurri profondi e penetranti.
Trascorsi con i Radicali circa 15 anni di militanza. Partecipai a dei congressi, tra i quali quello tenuto a Budapest, e condivisi molte delle loro battaglie politiche di quegli anni. Emma Bonino era sempre presente, una figura importante, oscurata un po' dall'ingombrante Marco.
La sua scomparsa conduce alcuni a celebrarla, altri a dissacrare la sua figura. Se le celebrazioni suonano, il più delle volte, le trombe dell'ipocrisia, le dissacrazioni risultano, in certi casi, piuttosto superficiali e frettolose, come abitudine consolidata dei dibattiti politici quotidiani.
Non si può "giudicare" una persona prescindendo sia dalla sua storia personale, sia dal contesto storico nel quale è vissuta. La politica, per chi non l'avesse ancora capito - e sono in molti-, è un insieme di storia, sociologia, filosofia, economia, diritto, sin anche geografia.
I giudizi frutto di visioni parziali, o di antipatie personali, finiscono per risultare manipolazioni della storia. Intendiamoci: è una storia certamente fatta di contraddizioni, ma sarebbe necessario precisare alcuni aspetti.
Secondo alcuni la battaglia per la Legge 194 (Aborto), sarebbe la causa della de-natalità italiana, e dell'uccisione di milioni di feti. Una sciocchezza. In primo luogo si fanno meno figli a causa delle condizioni economiche e sociali, le quali non aiutano né le donne, né le famiglie, a sostenere i costi, e le necessità di chi ha una prole.
Si pensi alla carenza di Asili Nido, all'esclusione delle donne dal mondo del lavoro quando sono in età fertile, ai trasporti per recarsi a scuola, ai costi dei libri scolastici, quello delle abitazioni (se la famiglia si allarga), a tutti i costi da sostenere per un infante.
Ancor meno la 194 può essere accusata di aver causato minore natalità. Si ignora, a quanto pare, la gretta situazione storica, e i dati, prima dell'entrata in vigore delle Legge. Migliaia di donne, costrette ad avere figli da mariti che non si occupavano minimamente della prevenzione (anticoncezionale), morivano sotto le mani delle "mammane".
L'aborto era un lusso che poche si potevano concedere in cliniche all'estero. Anche perché esso era un reato in Italia, perseguibile con la galera. Di fatto, l'introduzione della Legge ha diminuito i casi di aborto volontario, e ha consentito alle donne di avere un supporto psicologico.
Piaccia o meno, ma è storia, la Legge fu salutata da moltissime donne come una "liberazione" e una conquista per la ritrovata dignità di possedere un corpo sul quale erano loro a decidere, e non il maschio.
Non dimentichiamoci che solamente nel 1981 fu cancellato dal Codice Penale il "delitto d'onore" e il "matrimonio riparatore"; prima di questa data, chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella per difendere l'onore riceveva una pena molto bassa.
Se si vuole ridurre il numero di aborti, la strada maestra è l'educazione sessuale, a partire dalle scuole; intervenendo sulla preparazione dei ragazzi (bambini) ad affrontare il tema del sesso, in tutte le sue manifestazioni. Questo discorso è sempre stato un tabù nel nostro paese, lasciando alle famiglie la scomoda incombenza, oppure al "fai da te".
Un altra questione, che fa puntare l'indice contro la Bonino, è la droga. Ho letto che sarebbe colpa sua la "liberalizzazione" delle sostanze stupefacenti, per rincoglionire il popolo, e renderlo succube dei poteri forti.
Un'altra sciocchezza sesquipedale. In primo luogo i Radicali non hanno mai, e sottolineo mai, combattuto per la "liberalizzazione" delle droghe, bensì per la loro "legalizzazione". La differenza dovrebbe essere semplice da capire: oggi, dopo 70 anni di inutile politiche proibizioniste, la droga è "libera" di circolare per le nostre strade.
Viceversa, la legalizzazione, prevede una gestione da parte dello Stato, per non lasciare le droghe in mano alla criminalità organizzata. Le politiche proibizioniste non hanno mai risolto il problema: e dopo 70 anni di fallimenti, forse sarebbe il caso di fare qualche riflessione diversa.
Oggi la criminalità organizzata, grazie al proibizionismo, fattura miliardi, quanto un piccolo Stato. Le droghe sono diventate anche chimiche, più sofisticate, più difficili da rintracciare. Se negli anni '80 era la criminalità che bussava alla porta dei politici, per ottenere favori, oggi sono i politici che bussano alle porte della criminalità per ottenere voti. Ci sono zone del paese che sono in mano alle mafie. Per non parlare di tutte le attività parallele nelle quali esse si sono specializzate per riciclare i proventi del traffico di stupefacenti.
L'idea di fondo (antiproibizionista) nasceva dal presupposto che il drogato fosse un malato, una persona da curare, e non un delinquente. Diventa tale quando deve procurarsi la "roba". Cambiare prospettiva avrebbe consentito di avvicinare chi ha bisogno di cure, anche somministrando stupefacenti; invece si è sempre preferita, politicamente più spendibile, l'idea del tossico come criminale.
Sono diversi milioni gli Italiani che hanno fatto uso, oppure lo fanno regolarmente, di sostanze "leggere", come la cannabis. Equiparare questo modello di consumo, di tipo ludico, con la sostanze più "pesanti", è stato un errore strategico che viene perpetrato ancora oggi. Quei milioni di Italiani rischiano di essere considerati dei "tossici", con conseguenze penali rilevanti.
Non solo. La proibizione ossessiva dei governi ha messo in crisi il settore industriale che vive sulla Cannabis. Un settore innovativo, che utilizza una sostanza versatile con molteplici utilizzi economici: bioedilizia, tessile, alimentare, nutraceutica, carta e cellulosa, materiali bioplastici, cosmesi, cure sanitarie, sono alcuni dei settori in cui la Cannabis può essere impiegata proficuamente.
Un'altra questione che riguarda la Bonino è il suo saltarello tra aggregazioni politiche di sinistra e di destra, nonché amicizie "equivoche" come quella con Soros. Il punto è che Emma era una Liberista convinta. E, come lo sono in genere i Liberisti, era una "talebana", insieme a tutto il Partito radicale, diventato poi Europa+.
Essere Liberisti non è un delitto. Ma, come molti di costoro, non hanno il senso della misura e dell'autocritica. Lo Stato è inefficiente, spendaccione, per principio. Il Privato è bello, il Mercato è magnifico, e l'unico obiettivo è renderlo sempre più libero dal controllo dello Stato.
Il suo fervore nel sostegno a questo modello farlocco di Europa, è figlio di questa convinzione. Non c'è critica sui mercati finanziari. Tutto è magnifico: se le cose non funzionano, è necessario avere +Mercato e +Europa.
I Radicali, con la sua direzione, si sono appunto trasformati in Talebani o, come direbbe l'economista Brancaccio, in Leninisti. Difatti non seppero cogliere la vera natura del "liberal" Berlusconi, e della sua progenie di "berluscones".
Non seppero cogliere il momento in cui si poteva rompere il duopolio Rai-Mediaset: non dissero nulla quando l'emittente televisiva Europa7 vinse la gara d'appalto per avere le frequenze nazionali. Queste erano occupate abusivamente da Rete4, che avrebbe dovuto andare sul satellite. Una controversia che durò molti anni e, nel 2012, lo Stato italiano è stato condannato a pagare ad Europa 7 la cifra di dieci milioni di euro a titolo di risarcimento per la mancata fruizione delle frequenze.
Non dissero nulla quando un imprenditore torinese fondò Arena Way, la prima compagnia ferroviaria italiana che avrebbe spezzato il monopolio delle Ferrovie dello Stato, partendo dalla tratta Torino-Milano. L'azienda fu bloccata e non gli furono concessi i permessi per svolgere l'attività. Solo successivamente, dopo lunghe battaglie legali, l'azienda tornò a operare su alcune tratte.
Non sono sbagliate le considerazioni sulla Bonino per quanto riguarda certe votazioni, come per l'abrogazione dell'art. 18 dei Lavoratori, che tanto disastro ha creato nel mondo del lavoro. Ma, indubbiamente, tutte queste scelte rientrano nella logica liberista alla quale lei tenne sempre fede.
Non a caso sulle bara di Emma Bonino è stata posta la bandiera europea, e non quella italiana. Coerenza sino in fondo la sua (per me non condivisibile), e questo certo la eleva a una dimensione di superiorità di altre donnicciole, buone per tutte le stagioni, che abitano la politica quotidiana.
di Davide Amerio per comedonchisciotte.org
14.09.2026
Le opinioni espresse dall'autore potrebbero non coincidere con la linea editoriale di ComeDonChisciotte.org
Dario Lampa 15 settembre 2026
Ma come? Con tanti problemi che minacciano la nostra esistenza sprechiamo il tempo a discutere sul comportamento (in vita) di una persona?
Ella fu... Requiescat in pace.