Di Guido Cappelli
Ultradestra. La parola che hanno scelto i linguisti di regime è ultradestra ‒ adattissima a spingere ai margini qualunque proposta alternativa seppellendola sotto il peso di una parola-macigno. Di lì, tutto il codazzo stile-Repubblica/Corriere: nazisti, pericolo per la democrazia, interferenza russa (quella non manca mai)… Il coro delle giaculatorie dei *bbuoni è partito ancor prima che si chiudessero le urne in Sassonia-Anhalt, la regione tedesca dove, come già si prevedeva, Alternative für Deutschland (AfD), il partito “antisistema” che sta facendo ammattire le élite non solo tedesche, ha stravinto le elezioni. In preda a una crisi isterica, i media di regime sparano a palle incatenate, cavalcando senza ritegno la paura indotta, invocando più o meno apertamente una reazione aggressiva (scontri di piazza? Annullamento del voto?) ai risultati elettorali, chiedendo a gran voce il “cordone sanitario”, l’isolamento dei “cattivi”.
Certo, togliere al partito largamente più votato il diritto di governare, ricorrendo a una coalizione-monstre di tutti contro uno, non è proprio una buona idea, e suole portare a un degrado delle istituzioni che acuisce la corruzione (non solo economica, ma morale e politica), come è si sta vedendo in Spagna, dove i socialisti, sconfitti alle elezioni, hanno creato la suddetta coalizione-monstre con il risultato di perdere completamente legittimità e precipitare il paese nell’incertezza e nel rancore. Ma qualcuno dubita che queste élite moribonde, disposte a tutto, non solo in Germania ma in quasi tutto l’Occidente, sarebbero pronte alla guerra civile e all’eliminazione fisica degli avversari?
La verità è che la gente ha votato per la pace, e anche per la dignità. Avrà sbagliato? Vedremo. Intanto, per paradossale che possa sembrare, l’unico partito pacifista che da anni sta avvertendo della deriva nazistoide e suicida della Germania a guida neoliberale (perché questo è la grosse Koalition che governa, insieme o in finta alternanza, il Paese da decenni), l’unico è proprio l’AfD dei presunti “eredi dei nazisti”. Paradossi del nostro pazzo tempo postmoderno. Per chi non abbia gli occhi foderati di prosciutto ideologico, pregiudizi globalisti, fuffa sinistroide e deliri antifa, il motivo della scelta dell’ampia maggioranza dei Sassoni è ovvio: erano stanchi di pagare per soddisfare il delirio geopolitico di grandezza di un settore delle élite occidentali a trazione anglosassone. Sono nauseati dall’umiliazione (oltre che dall’impoverimento a tappe forzate) che il loro Paese sta vivendo da quando la loro classe politica ha scelto di rompere i vantaggiosi rapporti amichevoli con il suo grande vicino russo, rottura simboleggiata dalla distruzione, ordinata dagli Usa ed eseguita dall’Ucraina, del gasdotto Nord-Stream, progetto di futuro economico e sociale e garanzia di pace continentale. Stanchi di umiliazioni, oltretutto carissime per portafoglio e nefaste per la tranquillità mentale.
E come rispondono a tutto questo la sinistra e la destra neoliberiste e tecnocratiche? Con la solita spocchia classista, gridando allo scandalo e sparando insulti a palle incatenate, invocando ignoranza, manipolazione (russa, ça va snas dire), pulsioni nostalgiche. Ma per AfD hanno votato in gran misura pressoché tutte le fasce di età, salvo gli over 70, cioè quelli che stanno, bene o male, al riparo dai timori di futuro e dalla frustrazione del presente. E hanno votato in maggioranza le varie fasce sociali, salvo quelle più ricche, quelle che si credono blindate dai propri privilegi. In una parola, ha votato il popolo, questa entità così minacciosa per le élite quando perdono il contatto con realtà e la capacità di rappresentare, e le cose cominciano a torcersi.
Se si vanno a vedere le percentuali di voto, si osserva qualcosa che, in un modo o nell’altro, vale anche per gran parte d’Europa, Italia compresa. Circa un quarto dell’elettorato e' composto da coglioni e/o illusi irredimibili, sotto le insegne di Verdi, Linke e Socialdemocratici: in realtà utili idioti che alimentano il neoliberismo distruttivo mentre credono di fare la rivoluzione lottando per i tampax gratuiti nelle farmacie, gli ormoni agli adolescenti, la rottamazione della tua vecchia panda e la carne sintetica, mentre si sente buono e giusto difendendo le masse di disperati aggressivi che con ogni evidenza stanno invadendo e distruggendo ecosistemi urbani e sistemi di convivenza, e se il popolo, sulle cui spalle stanno scaricando (come sempre) tutto il marciume, osa lamentarsene, viene tacciato di razzista-fascista e altre amenità. Odiano il popolo, a meno che non si lasci guidare da lorsignori: “frustati ignoranti con la pancia piena di birra”, come soleva dire un amico accademico “politologo” dei votanti di Trump. A questo si sono ridotte le ex “sinistre”, ormai asserragliate nei corridoi delle università e nei salotti sempre meno “buoni” della borghesia stracciona che ancora crede di essere “classe dirigente”. Elitismo, complesso di superiorità, spocchia intellettuale e sociale.
Un quinto sono invece i coglioni e/o illusi “conservatori”: gente “d’ordine” che si è comprata la mercanzia avariata neoliberista, che non vede più un futuro per i propri figli ma spera nel master in Olanda o in Carolina del nord, o nella raccomandazione del vecchio amico assessore, e tuttavia comincia ad avere un leggerissimo sospetto, si ritrova un po’, come dire, perplessa davanti alle transizioni di genere a base di ormoni e mutilazioni spacciate per emancipazione, o agli accampamenti di disperati portati qui in massa dalle sacre Ong legate a doppio filo coi governi e i potentati del nord Europa e con il filantropo Soros, e abbandonati nel bel mezzo delle nostre città, preferibilmente in luoghi centrali, sì da umiliare meglio le popolazioni locali, estranee a casa propria ma costrette a tacere dalla minaccia di accusa di… razzismooooo! Insieme, questi due gruppi non arrivano ormai alla metà della popolazione, ma sono destinati ad assottigliarsi.
Contro questa melassa, che costituisce la parte meno avvertita o più privilegiata (o le due cose insieme) della popolazione, ha votato il resto della gente di Sassonia-Anhalt. E poi c’è BSW, il partito postideologico dell’ex Linke (pseudo-sinistra “radicale”) Sahra Wagenknecht, anch’esso pieno di contraddizioni e limiti, ma che in essenza rispecchia, soprattutto nell’elettorato, posizioni di autentico dissenso, che denunciò dagli inizi la manovra pandemica come cavallo di troia dell’ondata di autoritarismo e impoverimento e disciplinamento delle classi popolari, che si oppone risolutamente alla guerra (come AfD) e avverte senza complessi dei pericoli dell’immigrazione di massa per la coesione e, diciamolo, l’identità culturale popolare, mantenendo peraltro un programma economico genuinamente socialdemocratico (abbandonato invece totalmente dalla socialdemocrazia, solo di nome, dell’SPD). Chiamati con disprezzo “rossobruni”, lì come in Italia, sono in realtà una minoranza che ha saputo superare pregiudizi e tic della falsa polarità destra-sinistra; un tentativo ancora acerbo, ma che comincia a manifestarsi malgrado passi indietro e contraddizioni (come in Turingia, dove scontano l’appoggio a una grosse Koalition destra-sinistra). Da loro, e dall’inventiva di entrambi ‒ AfD e BSW ‒ dipenderà la possibilità di un cambio di governo nella regione (di cui qui ci importa relativamente) e soprattutto l’opportunità di dare un segnale politico che invece avrebbe valore in tutta Europa: la gente è esasperata dalle false dicotomie, nauseata dalle rispettive retoriche di “diritti civili” e di “legge e ordine”, entrambe vuote e farlocche come le élite corrotte che le sbandierano mentre voltano le spalle ai popoli, e che fingono di farsi la guerra mentre in Europa votano allo stesso modo e si spartiscono lo stesso bottino, accompagnandoci verso l’abisso tra un titolone di giornale e un talk show truccato. Il popolo dà segni di risveglio, e questa è sempre una pessima notizia per gli oligarchi di prima, seconda e terza serie.
È una lezione utile anche per l’Italia. Da noi, apparentemente, i partiti di sistema godono di migliore salute: quello maggioritario un po’sotto il 30 per cento; quello di “opposizione”, un po’ sopra il 20, altri cespugli intorno al 10: cifre bassine, lontane dal consenso di massa dei due grandi partiti della prima Repubblica, ma ancora solide. Apparentemente. In realtà, monta sordamente la rabbia e la delusione: sotto la coltre della propaganda dei media, letteralmente prezzolati, dietro i comizi trionfalistici e le frasi roboanti degli uni e degli altri (finti avversari in patria, alleati di ferro in Europa e nelle decisioni che contano, quelle che incidono sulla vita delle persone), c’è grande volatilità, grande incertezza, grande voglia di dare, anche qui da noi, un calcio nel sedere alle élite corrotte e infingarde. Lo si vede nella vicenda Vannacci ‒ senza dubbio un gatekeeper con la funzione di incanalare il dissenso radicale e riportarlo nei ranghi della solita finta polarità, simulando di essere “destra-destra”, con l’illusione che sia “la volta buona”. Ma basta vedere di chi si sta circondando a livello territoriale, leggere l’ambiguità calcolata delle sue proposte finto-radicali, sentire la vuota promessa dell’ennesimo “bonus-per-le-famiglie”, per capire che si tratta dell’ultimo fuoco fatuo del sistema: come la Lega di Salvini, come i 5 Stelle, e prima ancora come il Berlusconi del ghe pensi mi.
Vannacci non è AfD, né per radicamento né per dimensioni, e questa per l’Italia è una buona notizia. Perché anche in Italia ‒ storicamente, laboratorio precoce di soluzioni politiche creative ‒ la legittimità reale dei partiti di regime è in crisi, e anche qui si potrebbe arrivare a una grosse Koalition della disperazione, diciamo da Fratoianni a Tajani, lasciando la finta opposizione alle finte ali estreme: Vannacci a “destra” e, per esempio, Potere al popolo a “sinistra”. Ma a quel punto il sistema potrebbe incrinarsi seriamente, in modo relativamente repentino, come sta accadendo in altre parti d’Europa, con la differenza che qui non ci sarebbe (ancora) una (finta) destra-destra maggioritaria (tipo Le Pen in Francia o Farage in UK) a raccogliere i cocci (e ricomporli come prima).
In Italia lo spazio per una proposta alternativa radicale, capace di superare davvero i due poli paralizzanti (un po’ come la BSW tedesca, ma più cosciente, più plurale, più temprato ‒ e molto meno gravato dalla zavorra ideologica di AfD) ‒ quello spazio c’è. È il mondo del dissenso, quello che si alzò contro l’infame greenpass, quello che per primo ha denunciato l’incubo bellico, quello che continua a opporsi alla biopolitica di regime e alla tecnocrazia cosmopolita; un mondo variegato, ancora acerbo, ma che non cessa di provarci, non smette di tentare di uscire dal bozzolo della protesta “rossobruna”, mettere a frutto le sue corpose forze interclasse, dare entità politica alla notevole elaborazione teorica sviluppata in questi anni, e saldarle in un movimento autenticamente popolare capace di cambiare davvero lo scenario, piombando nelle istituzioni direttamente dalle piazze e mettendo in discussione i fondamenti del sistema: vincolo esterno, appartenenze geopolitiche, politiche economiche ‒ quello che nessun, finora, ha veramente avuto il coraggio di fare.
Sembra un’utopia, forse è la crisalide che si sta aprendo. I Sassoni dimostrano che la finestra c’è.
Di Guido Cappelli
07.09.2026
Guido Cappelli è docente di Letteratura italiana presso l’ Università degli Studi di Napoli L’Orientale.
BrunoWald 9 settembre 2026
Ciò che mi ha sempre divertito dei sedicenti democratici, sono le reazioni isteriche che li caratterizzano quando le cose non vanno a modo loro. La "volontà popolare" è sacra solo se gli elettori votano come si deve, in caso contrario diventano ipso facto una plebe ignorante e deplorevole, e in barba al "pluralismo" e allo "stato di diritto" si invocano cordoni sanitari e annullamenti di elezioni.
Del resto, basta vedere la nostra ineffabile costituzione "più bella del mondo", che garantisce la libertà di espressione e di associazione, mentre al contempo stabilisce che la ricostituzione del partito fascista sarebbe un reato. È passibile di denuncia penale persino il saluto romano!
Perciò non facciamoci illusioni, la feccia che campa da ottant'anni con il business dell'antifascismo, in Italia come in Germania come nel resto d'Europa, difenderà con ogni mezzo - compresa la violenza e l'aperto ricorso all'illegalità - l'egemonia che si sono assicurati all'ombra dei loro padroni stranieri. E tuttavia sono destinati a sputtanarsi sempre di più, perché il fallimento morale e materiale di questo sistema è sempre più difficile da nascondere.