Privatizzazione dei servizi, un furto senza destrezza

Di Carlo Clericetti, MicroMega

Il provvedimento sulla concorrenza è pessimo quanto ci si poteva aspettare. Disegna un settore pubblico a cui è praticamente vietato gestire qualsiasi cosa, anche i monopoli naturali. Il suo compito deve essere esclusivamente quello di stabilire le regole e controllare: poco importa che l’esperienza abbia dimostrato chiaramente che questo surrogato del mercato non ha funzionato quasi mai, è costoso e può portare a disastri come quello del Ponte Morandi. E quando accadono, con un rovesciamento della logica, si dà la colpa allo Stato “che non ha controllato”. L’affidamento ai privati della gestione di servizi tradizionalmente forniti dal settore pubblico (che per semplificare chiameremo Stato, anche quando si tratta di altre sue articolazioni come ad esempio i Comuni, le Regioni, le Authority) è motivato essenzialmente da due variabili.

La prima è il pregiudizio secondo cui il privato è sempre più efficiente, veloce e innovativo. La seconda è la pretesa di introdurre la concorrenza anche in quei casi in cui la concorrenza è di fatto impossibile, come per i monopoli naturali. Per chi non avesse chiaro il concetto, l’esempio più semplice è quello delle autostrade: chi va – per dire – da Napoli a Milano deve fare l’A1, e costruirne un’altra parallela in modo da dare all’utente una possibilità di scelta non avrebbe senso economico, anche trascurando i problemi ambientali. Dunque si sposta la possibilità di concorrenza sulla gestione, da assegnarsi tramite una gara. Supponendo una cosa che non è affatto certa, e cioè che la gara riesca a selezionare il candidato migliore, da questo momento il compito dello Stato è quello di controllare che il gestore rispetti gli impegni contrattuali e che non aumenti arbitrariamente le tariffe agli utenti, i quali – come abbiamo visto – non possono fare a meno di utilizzare quel servizio, che si tratti dell’autostrada oppure dell’acqua o della gestione dei rifiuti. Su come determinare le tariffe sono state scritte intere biblioteche, ma la soluzione perfetta non è stata trovata. In via di principio, se la gestione è stata affidata ai privati perché sono più efficienti, le tariffe dovrebbero diminuire rispetto alla precedente gestione pubblica, o quantomeno aumentare a un ritmo più basso dell’inflazione: questo, del resto, è lo scopo – e anche la sola giustificazione – di affidare il servizio ai privati. Non so se questo sia mai accaduto. Il fatto è che ci sono buoni motivi per rendere impossibile che accada. Il privato, dalla sua attività, deve realizzare un profitto, mentre lo Stato dovrebbe solo coprire i costi. Questo significa che – a parità di tariffe – l’efficienza deve essere tanto migliore di quella del pubblico da generare un margine che assicuri un guadagno al gestore, e che possibilmente non sia tutta a carico del lavoro.

È vero che spesso le aziende pubbliche hanno sovrabbondanza di manodopera e che a volte i loro addetti riescono a ottenere salari e prebende assai migliori di quelle che potrebbero ottenere nel settore privato, ma è anche vero che in quest’ultimo sono altrettanto frequenti i casi specularmente opposti, per esempio con l’utilizzo di subappalti. Se la maggiore profittabilità fosse dovuta solo a questo, cioè fosse a spese dei lavoratori, sarebbe ipocrita parlare di miglioramento. Silvia Borelli, docente di Diritto del lavoro a Ferrara, si è occupata di servizi come gli asili nido e le scuole materne.

“Il processo di esternalizzazione è diffuso ovunque e continuerà anche con il PNRR per il semplice motivo che questi servizi, quando sono gestiti da privati, costano circa un terzo in meno perché: si applica un diverso contratto nazionale; si applica una diversa (più facile) disciplina dei licenziamenti; possono essere utilizzate liberamente forme flessibili di lavoro; può essere impiegato personale volontario (soprattutto quando gli enti gestori sono del terzo settore).

Dal 2010 al 2015 l’esternalizzazione ha poi permesso di ovviare ai blocchi al turn over previsti nell’amministrazione pubblica”. Come si vede, in questo caso la “maggiore efficienza” deriva solo dalla possibilità di spremere di più i lavoratori e dar loro meno garanzie. Ma questo è solo l’inizio dei problemi. Una corretta gestione richiede investimenti in manutenzione e miglioramenti (per esempio adottando nuove tecnologie). Per investire si deve fare debito, e salvo rare eccezioni lo Stato ottiene denaro a un costo minore del privato. I contratti possono riconoscere al gestore una remunerazione del capitale che investono, e ci sono stati casi in cui questa remunerazione è stata fissata a un livello assai più elevato di quanto sarebbe stato ragionevole nelle condizioni di mercato del momento. 

Ma quali investimenti bisogna fare, e dove? Qui si entra nel vivo della strategia di gestione. Lo Stato deve controllare quali e quanti investimenti si fanno? La risposta positiva appare scontata. Ma apre anche un problema logico. Lo Stato può decidere che gli investimenti decisi dal gestore sono insufficienti o male indirizzati? Se sì, allora è di fatto lo Stato che gestisce. Se no, allora in che cosa consiste il controllo? Ma non solo. Per decidere se sono necessari investimenti, e dove, e se sono adeguati, lo Stato dovrebbe disporre di una struttura tecnica e manageriale almeno comparabile a quella dell’impresa. Personale e competenze che hanno un costo, e che sarebbero un doppione delle analoghe strutture dell’impresa. E lo stesso discorso si può fare sul controllo della manutenzione: serve o no qualcuno – ovviamente qualificato – che sia in grado di giudicare se la Società Autostrade sta facendo adeguata manutenzione per il Ponte Morandi e per gli altri del sistema autostradale? Attenzione a rispondere “ovviamente sì”, perché anche questa è una duplicazione di costi. Da quanto sopra deriva che un effettivo controllo è impossibile, a meno di non duplicare le funzioni più importanti dell’impresa che gestisce, il che non avrebbe senso. I controlli che si fanno sono solo sulla carta, e si basano su informazioni che ha il gestore, ma non il concessionario: si deve giocoforza contare sulla buona fede (stavo per scrivere “buon cuore”) dei privati. Che però tendono molto spesso a pesare la sicurezza in base ai costi e a trascurare quelle che gli economisti chiamano “esternalità negative”.

Al di fuori del discorso sulle concessioni, abbiamo visto come la famiglia Riva ha gestito le esternalità negative dell’Ilva, che consistevano nell’avvelenare un intero territorio. Le concessioni hanno una durata molto lunga, venti o trent’anni, perché si deve dare al gestore la possibilità di rientrare dagli investimenti. E se il gestore sta facendo un cattivo lavoro? Beh, gli si revoca la concessione. Facile a dirsi, ma si è visto che cosa è accaduto nella vicenda Autostrade. Nonostante che ci fosse l’evidenza che la società non aveva lavorato bene, adottando addirittura comportamenti penalmente rilevanti, una semplice revoca si è rivelata impossibile, e si è dovuto inventare un meccanismo che ha di fatto indennizzato la società. Il fatto è che le grandi imprese che concorrono per questi appalti si servono dei migliori studi legali per stipulare contratti che le mettano al riparo da ogni possibile imprevisto. E non potrebbe farlo anche lo Stato, visto che le competenze interne non hanno dato grande prova? Certo, con una ulteriore duplicazione di costi che poi andranno a gravare sugli utenti. Si dirà che però è possibile fare confronti fra i vari gestori, e dunque con la gara successiva affidare la concessione a chi ha dato buona prova. Ma, a parte che ci sono sempre differenze che rendono non facile il confronto, la gara successiva avverrà dopo una ventina d’anni almeno, tutto il tempo perché una gestione mal fatta lasci danni costosissimi da riparare.

Riassumendo. Appaltare ai privati i servizi pubblici è una pessima idea, strutturalmente più costosa della gestione diretta. I controlli sono solo teorici, e in caso di mala gestione la revoca è quasi impossibile. Perché allora si vuol fare? Perché operare senza concorrenza – visto che ciò accade una volta che la concessione sia stata assegnata – è il sogno di tutti i capitalisti, e le pressioni per imboccare questa strada sono fortissime.

Qualche volta può esserci anche un altro motivo: il gestore pubblico non se la sente di affrontare il costo politico di un aumento delle tariffe che sarebbe magari necessario, e lascia al privato il “lavoro sporco”. Ma l’aumento delle tariffe dev’essere autorizzato dall’Authority di controllo, cioè dallo Stato, quindi la mossa corrisponde al coprirsi con una foglia di fico. Ci sarebbe un’alternativa sensata. Il confronto si potrebbe fare tra gestioni pubbliche, prendendo a modello quelle più efficienti. Ce ne sono da fare invidia a qualsiasi privato. Ma questo naturalmente non piace agli adoratori del mercato, secondo i quali la mano pubblica deve fare il meno possibile e soprattutto togliersi di torno da settori lucrosi e senza rischi. Lo chiamano mercato, ma qui l’unico mercato che c’è è quello alimentato dalle lobby.

Di Carlo Clericetti, MicroMega

link fonte originale: https://www.micromega.net/privatizzazione-servizi-pubblici/

12.11.2021

Notifica di
16 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Armin
Armin (@armin)
Utente CDC
17 Novembre 2021 23:01

Anche la fessa Thatcher, prima ministra inglese, aveva privatizzato molto. La Gran Bretagna è peggiorata.
Ora seguono altri genioni con le stesse ricette miracolose. Il problema è irrisolvibile. Se un Sistema è nella fase finale, in crisi, e pensano che con soluzioni disperate ovvero senza distruggerlo, di farlo sopravvivere, ebbene, non sopravvive. Qualsiasi opera facciano le “élite” non salvano niente, peggiora in continuazione.
Sono “élite” di incapaci, peccatori, fessi.

lafigliadiArduin
lafigliadiArduin (@lafigliadiarduin)
Utente CDC
Risposta al commento di  Armin
18 Novembre 2021 20:42

Tanto son stati stupidi gli inglesi che adesso son rimasti coi supermercati vuoti. Idioti che han votato loro stessi la Brexit. Adesso si arrangiano.

Armin
Armin (@armin)
Utente CDC
Risposta al commento di  lafigliadiArduin
18 Novembre 2021 23:58

L’importante è il risultato: il sistema vacilla.

Eugiorso
Eugiorso (@eugiorso)
Utente CDC
17 Novembre 2021 23:06

Il privato èrapina,impoverimento di massa, sciagura e … imperialismo privato apolide.
Il collettivismo estremo,combinato con la tradizione e l’identità (da qui, rossobruno) è la salvezza.

Cari saluti

Armin
Armin (@armin)
Utente CDC
Risposta al commento di  Eugiorso
17 Novembre 2021 23:22

Perfetto!

BrunoWald
BrunoWald (@brunowald)
Utente CDC
Risposta al commento di  Eugiorso
18 Novembre 2021 4:28

Il rossobruno è una combinazione cromatica che mi affascina, e decisamente, se mai riusciremo a sconfiggere i vampiri oggi al potere e riappropriarci della sovranità, tutte le attività strategiche dovranno essere a gestione pubblica, e le grandi accumulazioni di ricchezze private stroncate sul nascere. Ma non avrebbe senso precludere alle persone una sana iniziativa economica, che per alcuni rappresenta una vocazione naturale. Se uno desidera aprire un ristorante o creare una casa editrice, raggiungendo una ragionevole agiatezza e creando benessere diffuso, ben venga. Per coloro che invece volessero fare i furbi, esistono vari sistemi progressivi di “dissuasione”.

Armin
Armin (@armin)
Utente CDC
Risposta al commento di  BrunoWald
18 Novembre 2021 13:55

Benissimo, condivido. Ci sarà uno Stato, sano, governato dal Popolo e per il Popolo. Esso veglierà sul benessere, la salute, e la giustizia per tutte le persone della Comunità. La Società attuale è formata da individui allo sbando, trattati molto male.

lafigliadiArduin
lafigliadiArduin (@lafigliadiarduin)
Utente CDC
Risposta al commento di  BrunoWald
18 Novembre 2021 20:46

Se ognuno che apre un’impresa trattasse i suoi dipendenti come esseri umani sarebbe chiedere troppo? Invece i dipendenti son trattati coi piedi persino da grossi nomi famosi… E sindacati inutili e sentenze in tribunale con testimonianze false… Uno schifo..

BrunoWald
BrunoWald (@brunowald)
Utente CDC
Risposta al commento di  lafigliadiArduin
19 Novembre 2021 1:59

Si, è un grosso problema. Da risolvere in parte creando una cultura più solidale, in parte con uno stato forte e capace di sanzionare gli sfruttatori. Ma questo richiederebbe una rivoluzione a tutti i livelli.

danone
danone (@danone)
Utente CDC
18 Novembre 2021 0:15

Un altro che ne sa poca di economia.
Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che servizi pubblici senza moneta pubblica, nun se pò fa, perchè non c’è modo conosciuto nello spazio-tempo euclideo-neoliberista, per non aumentare eccessivamente o il debito pubblico o il costo del servizio, situazioni entrambe insostenibili, dentro un sistema a moneta privata, presa a prestito ad usura.
Il privato non potrebbe avere gioco nella gestione dei servizi, in un paese normodotato, perchè nessun privato potrebbe garantire un servizio migliore e ad un costo più basso, del gestore pubblico, che potrebbe addirittura gestire in perdita tutti i servizi, dato che in un paese normale il servizio pubblico della moneta lo gestisce lo Stato, senza delegarlo al privato.
Non è economia politica o scienza delle istituzioni, ma semplice logica elementare, ma sappiamo che in questo paese le risorse cognitive naturali sono più rare delle terre rare.

sbregaverse
sbregaverse (@sbregaverse)
Utente CDC
Risposta al commento di  danone
18 Novembre 2021 9:39

Repetita iuvant.

Predator.999
Predator.999 (@snypex)
Utente CDC
18 Novembre 2021 8:05

Se non fosse una tragedia oscena ci dovremmo buttare a terra dal ridere:

Dai tempi del Britannia di Draghi & Grillo, hanno privatizzato mezza Italia.

E’ cambiato qualcosa? CERTO!!!

Sono aumentati i debiti e i danni prodotti dalla delinquenza affaristica che popola lo Stato come una Spike mRNA che infetta tutto quello che tocca e degenera il sistema.

Tempo dieci anni e dell’Italia resteranno solo gli schiavi a lavorare per un tozzo di pane che anche un cane rifiuterebbe.

L’idiozia dei PARASSITI DI STATO è nel non capire che stanno tagliando il ramo su cui sono appollaiati.

Putroppo la politica pullula di questi idioti.

Ultimo aggiornamento 9 giorni fa effettuato da Predator.999
sbregaverse
sbregaverse (@sbregaverse)
Utente CDC
18 Novembre 2021 9:37

Repetita NON iuvant!

halak
halak (@halak)
Utente CDC
18 Novembre 2021 10:15

Eh sì, concetti ovvi che potrebbero essere facilmente capiti da tutti (tranne gli economisti naturalmente), purtroppo la propaganda è stata per tanti anni così pervasiva che oramai per i più il giudizio è diventato una specie di riflesso condizionato. Come tanti cani di Pavlov rispondono allo stimolo: gestione pubblica? Costosa e inefficiente. Gestione privata? Per lo meno funziona. Bene, allora tenetevela pure.

Rnamessaggero
Rnamessaggero (@rnamessaggero)
Utente CDC
18 Novembre 2021 18:24

Introducendo la pena di morte per corruzione, mala gestione, conflitto di interessi, abuso di potere, si potrebbero risolvere un bel pò di problemi pubblici e privati.
Eliminando la causa dei problemi causati, la curva dei problemi tenderebbe a diminuire.
Non mi sto inventando niente, è esattamente quello che stanno facendo, vengono eliminati quelli che creano problemi agli abusi di potere, ai conflitti di interesse ecc.
Con la pena di morte, pochi si presenterebbero al concorso pubblico per la presidenza del consiglio e Draghi alle allusioni di Salvini risponderebbe con un secco “fattiicazzitua!”

Ultimo aggiornamento 9 giorni fa effettuato da Rnamessaggero
lafigliadiArduin
lafigliadiArduin (@lafigliadiarduin)
Utente CDC
18 Novembre 2021 20:43

Il modello americano ha sempre spopolato in Europa, dunque cosa ci si aspettava? Gli italiani rubano agli americani persino i programmi tv e quindi siamo proprio alla frutta. Globalizzati e schiavizzati dalla Signora America che ingurgita tutti.

16
0
È il momento di condividere le tue opinionix
()
x