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Politicamente corretto
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A cura di Redazione CDC
Il 26 Settembre 2021
10216 Views

di Nestor Halak
comedonchisciotte.org

All’inizio non mi sembrava un’ideologia pericolosa: troppo stupida per far presa. Ma sbagliavo: la stupidità naturale è più insidiosa dell’intelligenza artificiale. Il “politicamente corretto, neoliberista e globalista”, è in realtà un’ideologia totalitaria che non può che criminalizzare qualsiasi dissenso, poiché non si ritiene un’ideologia, ma semplicemente la realtà oggettiva. Chi si oppone alla realtà, non è un dissidente, è un dissennato.

Da trent’anni oramai, nel campo dell’economia politica non esiste che il neoliberismo. E il neoliberismo non ammette contraddittorio poiché si fonda sulle “leggi di mercato”, che, secondo la narrativa ufficiale, non sono fondate sui rapporti sociali, ma hanno la validità di leggi fisiche e sono quindi, anche volendo, intrasgredibili. Da qui il “non c’è alternativa”. Qualunque cenno alla giustizia sociale, essenza della sinistra, e fino a pochi anni fa motore di cambiamento, è liquidata semplicemente come nostalgia di utopie “sconfitte dalla storia”.

In questa ottica aveva ragione Fukuyama: la storia, almeno quella relativa alla lotta per la giustizia sociale, è finita. Neanche la “globalizzazione” è presentata come una scelta politica, ma come una legge di natura verso cui inevitabilmente il mondo procede: “sono la storia stessa, la tecnologia, la scienza” che ci portano ad uniformare il mondo intero al paradigma capitalistico americano, per cui che senso ha opporsi?

Dal concetto di globalizzazione, discende il superamento degli stati nazionali che altro non sono che un residuo del passato, e con gli stati nazionali, il superamento della democrazia, che storicamente si è manifestata sempre e soltanto all’interno di essi. E’ mai stata democratica un’azienda? Meno che mai lo saranno le grandi corporations, elettroniche, informatiche, finanziarie, distributive o sanitarie che siano. La politica stessa non è più necessaria: tutto il potere non può che passare nelle mani di coloro che “hanno la capacità di gestirlo”, i tecnici, che lo useranno nel migliore dei modi, perché questa è la loro arte, ciò in cui sono preparati, perché al contrario dei politici eletti “lo sanno fare”.

All’interno di questa ideologia, la democrazia rappresentativa non ha più ne spazio, né senso, infatti non c’è nulla da discutere, “non ci sono che due modi di fare le cose, quello giusto e quello sbagliato”, come da anni ripete Hollywood, e gli unici che possono fare la scelta giusta sono i “professionisti”, gli “scienziati” competenti nel ramo. “Guarda invece che scienziati, che dottori, che avvocati”, cantava infatti Bennato qualche anno fa.

L’economia deve essere gestita dai finanzieri, poiché quando parlano di soldi, sanno di cosa stanno parlando, al contrario dei pizzicagnoli.

I medici devono gestire la politica sanitaria e chiunque contraddica le loro decisioni dovrà essere zittito con tutti i mezzi, perché “non sa cosa dice e le sue parole sono un pericolo per tutti”. Chi si oppone all’immigrazione di massa, che serve appunto a scardinare quell’ostacolo al progresso che sono gli Stati nazionali, è perciò “un razzista, un fascista ed un seminatore d’odio”. Lo stesso si può dire di chi non è d’accordo sull’ideologia gender, perché anch’essa non è un’ideologia, ma una legge di natura “di per sé evidente e scientificamente provata”, avversabile solo per ignoranza, malvagità e stupidità.

L’opposizione a uno qualunque di questi punti non può perciò essere vista come una legittima opinione, perché non si tratta di opinioni politiche, ideologie, scelte sociali, ma “fatti”. Chi nega i fatti, non è un dissidente: è un pazzo o un criminale, o, più probabilmente, un pazzo criminale e nel migliore dei casi va rieducato. La verità la dice la televisione, la gamma di opinioni permessa, è quella rappresentata dai dibattiti televisivi, perché sono i media che diffondono i “fatti” così come li stabiliscono i “competenti”, gli “organi preposti”, i “comitati scientifici”.

Questa, purtroppo, è più o meno la situazione politica nella quale ci troviamo a vivere oggi. La “democrazia”, come l’abbiamo conosciuta dal dopoguerra, è possibile solo dove esiste un equilibrio di forze tra interessi differenti. Oggi, e da molti anni, non c’è nessun equilibrio, nessuna opposizione reale, ergo non c’è più una democrazia. Per quanto limitata fosse quella di un tempo, non possiamo che rimpiangerla. La prima repubblica, era molto meglio della seconda.

In questa situazione di fondo, è maturato l’attuale regime covidiano, che non sarebbe stato possibile altrimenti. Infatti qualunque regime duraturo si regge sul consenso della maggioranza dei sudditi. Quello attuale non è diverso. Il suo consenso è stato costruito con anni di propaganda e in assenza di opposizione pratica o ideologica. La paura ha fatto il resto. Se il governo avesse ordinato di rimanere in casa e i più fossero usciti per le strade, il governo avrebbe ritirato l’ordine. Se avesse ordinato di vaccinarsi e la maggioranza non si fosse vaccinata, il governo sarebbe semplicemente caduto. Se l’attuale dittatura sta in piedi, è perché la maggioranza della popolazione esegue i suoi ordini. La follìa covidiana si regge grazie alla loro credulità.

Solo che ribaltare la situazione a questo punto è quasi impossibile, almeno nel breve periodo. Alla lunga, certo, finirà. Il problema, come ebbe a dire Keynes, è che nel lungo periodo saremo tutti morti. Occorrerebbe convincere molta gente, ma chi dissente non ha accesso ai media, occorrerebbe un opposizione organizzata e decisa ad usare ogni mezzo utile, ma al momento, ammesso che esista, non ha la forza necessaria. E comunque occorrerebbe tempo.

Una spaccatura irrimediabile all’interno degli interessi dell’oligarchia al potere potrebbe essere molto utile e Trump, mi pare, è stato un segnale in tal senso, purtroppo non ha funzionato a lungo. Magari una catastrofe di ampie proporzioni potrebbe distruggere il consenso attuale: per esempio se gli effetti avversi dei vaccini, ADE in testa, si dimostrassero davvero tragici come li dipingono i più pessimisti tra i critici. Ma il rimedio non sarebbe peggiore del male? E qualcuno può dire a cosa condurrebbe? Forse ad una dittatura ancora peggiore. Comunque la si metta, la situazione appare grave.

Sembra che siamo arrivati ad un nodo decisivo della storia contemporanea, c’è nell’aria un sentore di eventi imminenti, ma probabilmente l’aver seguito così a lungo un’ideologia che confonde se stessa con la realtà oggettiva, ci ha già assicurato alla catastrofe. Forse ne stiamo vedendo l’inizio.

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