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PERCHE' GALILEO GALILEI PUR AVENDO RAGIONE AVEVA TORTO

DI MASSIMO FINI
Il Gazzettino

Dai e ridai un gruppo di docenti e di studenti che si professano laici è riuscito a costringere Benedetto XVI, invitato dal Rettore, a rinunciare ad inaugurare, con una sua prolusione, l’anno accademico alla Sapienza di Roma. Non mi interessa qui sottolineare – perchè è stato fatto da altri e sul nostro giornale da Edoardo Pittalis – la contraddizione di chi si dice laico e tollerante e poi vuole impedire di parlare a una persona, non importa se autorevole o meno, perchè ritenuta intollerante, mettendosi così sul suo stesso piano. Infatti una delle contestazioni mosse a Benedetto XVI da una parte, la più colta, di coloro che non lo hanno voluto alla Sapienza è che Ratzinger, una quindicina di anni fa, quando era ancora cardinale, si pronunciò contro Galileo e a favore del Grande Inquisitore, il cardinal Bellarmino, posizione in seguito molto anacquata dallo stesso Ratzinger e sconfessata da Papa Woytjla che sulla questione recitò il ‘mea culpa’.

Ciò che mi interessa, uscendo dalla diatriba sulle reciproche intolleranze attuali, è chiarire perchè, a conti fatti, guardando quella vicenda in prospettiva storica e in senso più profondo, oggi si può dire che Bellarmino ha avuto ragione e Galileo torto e perchè anche un non cattolico, non cristiano, non religioso quale io sono, sta, pur costandomi la cosa un certo sforzo, col primo contro il secondo.Va da sè che dal punto di vista scientifico Galileo Galilei, uno dei più grandi geni espressi dall’umanità, in campo astronomico, matematico e tecnologico, ha tutte le ragioni dalla sua. Del resto anche Bellarmino, uomo di grande cultura, sapeva benissimo che non era il Sole a girare intorno alla Terra, ma il contrario, come lo sapeva la maggioranza delle elites intellettuali dell’epoca perchè la cosa era nota fin dai tempi di Pitagora e Filolao. E Copernico, un secolo prima, aveva aggiunto nuovi argomenti a questa ipotesi. Galileo – questa era la novità – con le sue ricerche astronomiche ne aveva ‘dimostrato’ la validità. Bellarmino non chiedeva a Galileo di sospendere i suoi studi, le sue ricerche, i suoi esperimenti e nemmeno di non divulgarli (anche se lo consigliava di pubblicarli in latino e non in italiano, lingua del volgo, perchè il rovesciamento delle collaudate certezze del sistema tolemaico-aristotelico su cui la gente viveva da più di un millennio l’avrebbe mandata in tilt – e lo smarrimento popolare di fronte alla rivoluzione copernicana e galilei ana è testimoniata da una bellissima poesia di John Donne, ‘Anatomy of the World’), ma di formulare le sue teorie come ‘ipotesi e non come ‘certezze’. Scrive infatti Bellarmino: “Benissimo detto e non ha pericolo nessuno affermare che, ‘supposto’ che la Terra si muova e il Sole stia fermo, si ‘salvano le apparenze’ meglio che con il sistema tradizionale, ma affermare che ‘realmente’ il Sole stia al centro del mondo e la Terra si muova è cosa pericolosa non solo d’irritar tutti i filosofi e theologi scolastici ma anche di nuocere alla Santa Fede col rendere false le Scritture Sante” (Galileo, ‘Le opere’, Barbera, 1890-1909, p. 171).

In realtà la preoccupazione che muove Bellarmino non è tanto il possibile contrasto con le Sacre Scritture, è ben più profondo. Una conoscenza matematica basata sulle strutture oggettive del mondo eguaglia infatti quella divina (Nel ‘Dialogo sui massimi sistemi’ Galileo sosterrà proprio questo e sarà ciò che lo perderà). E un uomo che si sente uguale a Dio finisce fatalmente per sostituirlo e per perdere ogni senso del limite. Quel senso del limite che l’uomo greco, per intuizione e sapienza, aveva introiettato naturalmente (molti miti greci parlano il linguaggio del limite, contro l’ubris’ il delirio di onnipotenza umano), la Chiesa lo aveva recuperato autoritariamente , attraverso il mito di Dio. E un uomo senza il senso del limite, pensa Bellarmino, diventa pericoloso a se stesso, come si è puntualmente verificato e come oggi cominciano a temere anche molti non credenti, se non altro da quando la Scienza tecnologicamente applicata ha preso a mettere le mani sulla genetica e sulle origini stesse della Vita. Ecco perchè Galileo, pur avendo ragione, ha torto e Bellarmino, pur avendo torto, ha ragione.

Massimo Fini
Fonte: http://www.massimofini.it/
Uscito su “Il gazzettino” il 18/01/2008

Pubblicato da Davide

  • radisol

    A quando su ComeDonChisciotte l’elogio della Santa Inquisizione, delle crociate, dei roghi delle streghe o del processo a Giordano Bruno ?

    Tanto un “vandeano” come Cardini, un “ateo devoto” come Ferrara o un esibizionista estremo come Massimo Fini si trovano sempre ……

  • dalemoni

    L’articolo del nietzchiano alle vongole Fini è insensato…

    Fini fornisce a posteriori delle improbabili e assurde giustificazioni a uno dei peggiori crimini contro l’umanità compiuto dalla Chiesa.

    Galilei e il metodo scientifico minavano le fondamenta del potere temporale del Papa,che intervenne per zittirlo.
    Questo Papa con la sua teologia cerca di riprendersi,al meno in parte,quel potere temporale che a partire dal tempo di Galilei ha perso.

    L’incoerente è Fini,che dopo essere andato in giro a piangere la sua censura in Rai,basata su questioni meschine certo non paragonabili alle ragioni della censura di Galilei, difende la Chiesa cattolica che fonda,da sempre, il proprio potere sulla censura.

  • Grossi

    Mentre la gente fa fatica a campare e soffre nello stare al mondo, siamo ancora qui a pensare a Galilei.
    Quando conobbi mia moglie litigammo per Galilei, io cristiano di serie Z sostenevo la porcheria contro Galelei, mia moglie mi fece notare che non era proprio così, nel tempo mi resi conto che aveva ragione, e questo mise fine a tutte le michiate che avevo letto e sentito sostenere dai professori laureati all’accademia della settimana egnigmistica (grande e lodevole accademia comunque).
    La verità è che gli ignoranti si arrabattano con le miserie della vita come possono per sentirsi al di sopra della vita stessa, ma i miseri rimangono miseri nelle loro povere diatribe, e dopo tutti questi anni sono qui a menarsela come bambocci immaturi.
    La polemica ben fatta, serve a dimostrare che sei un “grande e colto”, ma quanto tutto diventa retorica della contraddizione, anche un misero come me che non è diventato colto si rende conto di avere imparato qualcosa.
    Oggi so riconoscere la miseria, quella economica e quella dell’anima, in cui sono campioni il cosidetti laici della Sapienza, che tanto parlano del fascismo ma sono per primi fascisti, infatti se rigirati opportunamente con un pò di frustate quei ragazzi e quei professori sabbero ottimi balilla e Hitleriani, non c’è nulla di nobile in loro ma solo fottuta desertica miseria dell’anima.
    Sono dei deboli, e hanno fatto una figura da cagnacci che li immiserisce, i poveri cristi rimangono poveri anche quando vogliono farsi portabandiera di chissà quale laicità, anche le galline dei pollai italiani hanno riso.
    Miseria chiama miseria.
    Rimango comunque della mia idea, le cose cambieranno in modo inaspettato e radicale nel prossimo futuro, ci sono troppe cose che stanno convergendo in maniera radicale per shakerare un pò la storia, il mondo e il vostro futuro, il vento cambierà e io sono già pronto.

  • Alexis

    Bellarmino aveva capito benissimo che nel “Caso Galileo” era in gioco lo stesso uomo e la sua essenza e nel caso Galileo fosse stato assolto le humanae litterae avrebbero semplicemente sostituito le divinae litterae senza fare alcuna rivoluzione od anche un semplicissima evoluzione del genere umano. Tutto ciò fu già intuito da Karl Popper che affermava :”Tutto ciò che è misurabile è falsificabile”—>Allusione al paradossale metodo scientifico, metodo assolutamente parziale che spiega solo il come e mai il perchè. Non per niente il pensiero fondamentale di Karl Popper, non è programma di studio obbligatorio nelle scuole superiori altrimenti chi sceglierebbe più materie scientifiche?
    Il caso Galileo poi secodo il diritto non è un crimine contro l’umanità poichè nessuno in questo caso è stato ucciso o torturato e anche se lo fosse stato sarebbe stato un crimine contro un singolo e non contro l’umanità, neanche la scienza è stata uccisa anche se penso che qualcuno avrebbe avuto la faccia tosta di scriverlo se non l’avessi premesso. La scienza è proliferata in maniera abnorme dopo tale processo. Se poi i presenti sono interessati a continuare a sputare falsità storiche sono liberissimi di farlo, visto che in Italia c’è libertà di idiozia, Sapienza docet, per chi invece è interessato a conoscere la realtà dei fatti esposta da uno…SCIENZIATO può ascoltare e vedere i 2 video del professo Valter Sergo al seguente indirizzo:http://www.jus.unitn.it/services/arc/2007/1119/home.html

  • halo1367

    Massimo Fini spesso mi colpisce per l’acutezza delle posizioni che assume.
    Non questa volta. Sono quasi convinto che se si rileggerà fra qualche tempo si darà egli stesso dell’ “esibizionista estremo” come dice molto bene Radisol…Oppure non ho mai capito veramente Fini. E così sia. Amen.

  • alcenero

    Incredibile come M. Fini alterni articoli interessanti a delle incredibili, solenni stronzate. Un fenomeno davvero interessante.

    Questa storia che professori e studenti hanno impedito il libero diritto di parola al papa è una tale cazzata che veramente non la sopporto più. Da studente di quella università ribadisco che il punto è, ed è sempre stato un altro:

    All’inaugurazione dell’anno accademico vengono invitate autorità accademiche. Il Papa non è e non sarà mai un’autorità accademica, tranne che nel campo della teologia cattolica che esula totalmente dal campo accademico di qualunque università laica (e oserei dire seria). Invitarlo a inaugurare l’anno accademico è un totale abuso. Ed è anche un’ offesa a quelle discipline accademiche (le scienze fisiche e biologiche) osteggiate e censurate dalla Chiesa per secoli e pure oggi.

    Tutto qua, poi in altri giorni se il papa vuol venire all’università venga pure, ma io devo avere il diritto di contestarlo.

  • alcenero

    Articolo 3

    [bp2.blogger.com]

    “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

    Articolo 3 della Costituzione italiana.

    Per il Papa-day indetto in Piazza San Pietro sono affluite 200 mila persone. Tutte convenute per rispondere all’appello del cardinale Camillo Ruini a essere presenti per esprimere vicinanza al Papa. Una sorta di risarcimento morale per rispondere alla durissima contestazione che lo ha obbligato ad annullare la sua prevista partecipazione all’inaugurazione dell’ anno accademico della Sapienza. Non voglio entrare nel merito della partecipazione papale alla cerimonia, delle proteste che ne sono scaturite e delle conseguenze che ciò ha comportato. Ciò che mi preme sottolineare in questa occasione, è l’atteggiamento assunto dal mondo politico e mediatico. Non vi è alcun dubbio, infatti, che di fronte alla contestazione si sia sollevato un coro indignato di voci a favore del Papa e della Chiesa. Le dichiarazioni si sono sprecate, sono fioriti decine di appelli, fiumi di inchiostro sono stati riversati per sostenere le ragioni della Chiesa e del suo rappresentante. Oggi, in piazza, a fianco degli studenti e delle casalinghe, c’erano i politici e gli aspiranti tali. In un certo senso, si respira un clima di solidarietà diffusa nei confronti del Papa.

    Non può che soprendere quindi, questa corsa alla solidarietà pro-papale, in un paese che – per contrastare i credenti musulmani e respingere, criminalizzando, le loro richieste – si innalza la bandiera della Laicità e della separazione tra Chiesa e Stato. Si accetta di finanziare con i soldi dei contribuenti le scuole private cattoliche, ma si rifiutano categoricamente – in nome della scuola pubblica – le scuole musulmane, anche se finanziate coi soldi delle comunità islamiche. Si esentano le proprietà della Chiesa dall’Ici, ma non si accettano – in nome dell’autonomia del potere politico – agevolazioni da parte dei Comuni per la costruzione di moschee. Esistono articoli del codice penale che sanzionano coloro che “offendono una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa” e coloro che “in luogo pubblico o aperto al pubblico” offendono “con espressioni ingiuriose cose che formino oggetto di culto, o siano consacrate al culto, o siano destinate necessariamente all’esercizio del culto” e in nome di tali articoli si condanna chi offende il crocefisso o la Chiesa ma si accettano – in nome della Libertà di contestazione – manifestazioni e fiaccolate in cui si sparge urina di maiale sui terreni dedicati alla costruzione di moschee, o in cui si palesa la volontà di andar in giro accompagnati da un maiale denominato “Maometto”.

    Questa palese discriminazione non si ferma qui e non si limita alla sola Italia. Tempo fa, molti politici e giornalisti simpaticoni, in Italia e non, hanno incoraggiato e difeso – sempre in nome della Libertà di espressione – la pubblicazione delle vignette che raffiguravano il Profeta Maometto considerate blasfeme dalla totalità del Mondo musulmano. Ma nessuno di loro ha fiatato quando un singolo prete, protestando “vivacemente” di fronte agli uffici milanesi di una multinazionale, l’ha obbligata a ritirare il suo spot considerato “blasfemo”. Mi riferisco alla pubblicità della Redbull [www.corriere.it], rea di aver infilato un «Re Magio» di troppo nello spot natalizio della bevanda “che mette le ali”. Secondo il prete, infatti, «L’immagine della sacra famiglia è stata raffigurata in modo blasfemo. Malgrado gli intenti ironici della Red Bull e degli autori dello spot è stata intaccata la Natività, e con essa la sensibilità dei cristiani». Nessuno ha fiatato quando in Australia, una mostra d’arte contemporanea in cui è stata esposta la statua di una Madonna con il Burka, è stata attaccata al punto di far intevenire il primo ministro John Howard, secondo il quale la scelta di queste opere è “gratuitamente offensiva per le credenze religiose di numerosi australiani”. Persino il quotidiano danese che aveva promosso la campagna di vignette del profeta Maometto, aveva rifiutato di pubblicare [www.guardian.co.uk] vignette raffiguranti Gesù Cristo, considerandole troppo offensive. A questo punto sorge spontanea una domanda: a quando una Moschea-day, a difesa dei progetti delle moschee di Bologna e di Colle Val D’Elsa duramente attaccate da curie e partiti?

    da Salam(e)lik, già Sherif’s Blog [salamelik.blogspot.com]
    Link [salamelik.blogspot.com]

  • Amleto-il-danese

    PETIZIONE ON LINE DI SOLIDARIETA’ AI DOCENTI DELLA SAPIENZA
    = http://www.petitiononline.com/386864c0/petition-sign.html?

    “non condivido ciò che dici, ma lotterò fino alla morte perchè tu sia libero di dirlo” Voltaire

    sì ma cerca di non esagerare, io avrei aggiunto… sennò finiamo come con Hitler alla conf di Monaco!
    (La citazione è attribuita a Voltaire ma in realtà è apocrifa, anche se riassume bene il pensiero di Jeanmarie Arouet sulla tolleranza).

    Detto questo, mi pare che tutto si possa dire di Papa e Chiesa tranne che siano vittime e discriminati (prendono l’8×1000 + 9miliardi di euro fissi annui come guarentigie e io, ogni santo giorno che accendo la TV ci vedo il papa almeno un volta, Odifreddi ce lo vedo di meno!)
    Ora, se il Papa accetta la richiesta di Odifreddi di andare in Vaticano a parlare di Razionalismo, Ateismo e Relativismo e, zitto zitto, ascolta e magari applaude anche (per semplice cortesia di circostanza) bene, se poi si rimangia la affermazioni (incredibili) sul fatto che il processo a Galileo fu giusto (al di là del caso umano, fermò il progresso scientifico italiano di secoli, ci pensate che Newton avrebbe potuto essere italiano anziché inglese se in Italia non avessero minacciato il rogo ogni libero pensatore???)

    La Chiesa ha chiesto scusa per i crimini contro l’umanità commessi in passato, ma non ho capito se si è pentita davvero, in attesa la mettiamo in stato di attesa!

    PETIZIONE ON LINE DI SOLIDARIETA’ AI DOCENTI DELLA SAPIENZA
    = http://www.petitiononline.com/386864c0/petition-sign.html?

  • Penta

    Un altro che dice che al papa è stato impedito di parlare! La realtà è diversa: siccome una sessantina di docenti su duemila ha criticato l’evento il papa non è andato a parlare.
    Paura? Orgoglio? Certo è molto più semplice parlare ad una piazza piena di gente adorante all’unanimità.
    Vorrei che però qualcuno mi spiegasse perché viene chiamato “pastore” (forse nel senso di tosare le pecore?)

  • alcenero

    Proviamo a riepiologare i fatti

    di Giorgio Parisi*

    In questi ultimi giorni una lettera scritta a metà di novembre da 67 docenti dell’università della Sapienza, fra cui il sottoscritto, in cui s’invitava il rettore a riconsiderare l’invito al Papa per parlare all’inaugurazione dell’anno accademico, è finita sulle prime pagine di tutti e giornali.

    Non ho seguito, per (forse colpevole) abitudine i telegiornali, ma molti docenti mi hanno scritto per esprimere la loro solidarietà a me e agli altri colleghi “fatti oggetto di un indegno linciaggio mediatico”.

    Si è arrivati al punto che con la scusa di difendere il diritto di parola del Papa, che non è stato mai messo in discussione, sono state avanzate proposte di provvedimenti di vario tipo contro noi, fra cui spicca quella di Gasparri, che dichiara ”dopo lo sconcio della Sapienza di Roma ci attendiamo che vengano assunte iniziative per allontanare dall’ateneo i professori ancora in servizio che hanno firmato quel vergognoso manifesto. Questa dimostrazione di intolleranza non può restare priva di conseguenze.” (Ovviamente quest’ultima proposta è del tutto incostituzionale).

    Visto il coro di condanna proveniente ieri da tutto il mondo politico, sono convinto che ci sia stata anche una mancanza di comunicazione da parte nostra e che sia opportuno riassumere tutta la vicenda e aggiungere degli elementi chiarificatori. Non vorrei la scelta del Papa di annullare motu proprio la sua conferenza all’ultimo momento venisse collegata pretestuosamente con la nostra lettera che nasceva in un altro tempo e con altro scopo. Tuttavia non posso far a meno di notare che quando lo stato abdica al suo ruolo di garante della laicità si crea un vuoto, un vuoto in cui molti cittadini non si sentono rappresentati e corrono il rischio di contribuire al generarsi di polemiche come questa.

    Il primo atto è stata una lettera di Marcello Cini pubblicata sul Manifesto il 15 Novembre scorso, reperibile su questo sito all’indirizzo http://www.sinistra-democratica.it/libert-diritti-etica/libert-0. Successivamente verso il 20 novembre (attenzione alla data) una sessantina di docenti della sapienza hanno scritto al proprio rettore la seguente lettera (che gli è stata consegnata fisicamente):

    “Magnifico Rettore,
    con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all’Inaugurazione dell’Anno Accademico alla Sapienza.
    Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: «All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
    In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l’incongruo evento possa ancora essere annullato.”

    Il rettore non ci ha risposto ed poco accortamente è andato avanti per la sua strada. A questo punto per noi (o almeno per la stragrande maggioranza dei firmatari) la questione era chiusa. La lettera è rispuntata fuori nei giorni recenti talmente all’improvviso che alcuni giornali (tra cui l’Unità) hanno preso un abbaglio ed hanno pensato che fosse stata scritta il 10 gennaio. C’è stata una reazione popolare di un’ampiezza inaspettata (tremila interventi sul forum di Repubblica. La maggior parte a nostro favore) che a parer mio ha confermato il nostro giudizio che l’invito era incongruo.

    La reazione dei lettori dei forum e quella di molti studenti romani mostra chiaramente che c’è una fortissima tensione politica intorno al problema della laicità e che la nostra lettera è stata una scintilla che ha fatto sviluppare un incendio in un bosco pieno di legna secca durante una libecciata.

    Non c’è stata quindi dai 67 docenti nessuna forma di prevaricazione verso gli altri colleghi, ma semplicemente l’esposizione di una tesi culturale mediante una dichiarazione fatta nei dovuti modi e tempi. La riscoperta da parte della grande stampa di questa tesi, a ridosso della visita del Papa, ha aperto su scala nazionale un dibattito che si sarebbe potuto e dovuto fare con maggior calma e senza toni concitati nel mese di novembre. I problemi culturali devono essere discussi pacatemente e se arrivano in maniera clamorosa sui talk show televisivi o sulle prime pagine dei telegiornali, abbiamo un scontro frontale senza che per l’ascoltatore sia possibile afferrare il bandolo della matassa.

    Come docente di un’università ritengo mio diritto e dovere interloquire col mio rettore su chi far intervenire alla cerimonia di apertura dell’anno accademico, che è un momento simbolico per l’inizio del percorso formativo universitario. Mi pare che tutto ciò faccia parte normale della dialettica interna di un’università che deve scegliere chi far parlare all’inaugurazione dell’anno accademico in base a considerazioni di varia natura.

    Sono in questo confortato dalle recenti dichiarazioni alla stampa del direttore del dipartimento di fisica, professor Giancarlo Ruocco, che era uno dei destinatari (per conoscenza) della lettera, che afferma che “l’inaugurazione dell’anno accademico, cui partecipa un pubblico di docenti e studenti di diversa formazione politica e religiosa, non sembra essere il giusto contesto per una visita del Papa, o di qualsiasi altra autorità religiosa o politica che non si rapporti direttamente all’accademia. Infatti, insegnare ai giovani è una grande responsabilità che richiede di prescindere in ogni momento dalle proprie convinzioni religiose e ideologiche. La presenza del Papa alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico propone invece un’interpretazione e lettura del mondo ben precisa, che pone la fede innanzi ad ogni percorso della conoscenza. Tale posizione può risultare, come troppo spesso è avvenuto in passato, fonte di censura della conoscenza e non di confronto libero del sapere.
    In un altro, diverso contesto la visita del Papa alla Sapienza sarebbe benvenuta, come qualsiasi forma di dialogo e confronto fra culture diverse. Nessuno, tantomeno i docenti della Sapienza, vuole esercitare un arrogante diritto censorio sulla libertà di espressione del pensiero religioso, o politico che sia, in nome di un laicismo di stato.”

    Dal punto di vista politico quest’articolo potrebbe finire qui. Tuttavia fatemi aggiungere un punto marginale, ma per me importante. Nella lettera facevamo riferimento ad una citazione del Cardinal Ratzinger e siamo stati accusati da varie parti (giornali, televisioni e uomini politici) di non aver letto (o di non aver saputo leggere) il testo originale. Questo non è vero. Il testo originale era il seguente:

    “Nell’ultimo decennio, la resistenza della Creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.
    Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.
    Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne – già nel secolo successivo – elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo.(…)
    Molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». (…)
    Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.”

    Come si vede, il cardinale Ratzinger non si distanzia dall’affermazione di Feyerabend, anzi la utilizza per argomentare che Galileo non è stato vittima di dell’oscurantismo della Chiesa. Conclude dicendo di non voler usare questo testo per una “frettolosa apologetica”, ma non ne nega la validità.

    Inoltre la citazione di Feyerabend, fatta senza far riferimento alle posizioni teoriche di Feyerabend, stravolge completamente il pensiero di questo filosofo della scienza. Al contrario di quello che sembra da questa citazione isolata, Feyerabend ha sempre esaltato la creatività e l’audacia intellettuale di Galileo; tuttavia si esprime per paradossi e tutta la sua visione è una critica della “ragione”, quindi, nel dire che la Chiesa era da parte della ragione, non sta dando torto a Galileo ma alla Chiesa.
    Tuttavia un’analisi del pensiero di questo filosofo ci porterebbe troppo lontano.

    * Ordinario di Fisica e componente il Comitato promotore Nazionale di Sinistra Democratica

  • rectotal

    Vorrei far sommessamente notare – da ateo positivista che detesta i papi, la Chiesa, nonché la violenza, la barbarie e la stupidità che i culti monoteisti hanno sempre diffuso a piene mani nella storia umana – che Galileo aveva torto anche e soprattutto perché la Terra NON gira intorno al Sole. E’ una cosa che sappiamo ormai da quasi cent’anni, cioè da quando Einstein ha dimostrato che il moto assoluto è un concetto privo di significato. Il concetto di movimento dipende dai parametri di riferimento adottati, che sono sempre arbitrari anche nell’ambiente terrestre in cui ci muoviamo e che diventano particolarmente aleatori quando sono riferiti al moto dei corpi celesti. Dal punto di vista einsteiniano, si può dire indifferentemente che la Terra gira intorno al Sole oppure il contrario. Nessuna delle due affermazioni è più vera dell’altra, semplicemente ognuna comporta l’adozione di un diverso parametro di riferimento, arbitrario quanto l’altro. Se a cent’anni dalle teorie di Einstein continuiamo imperterriti a dire che la Terra gira intorno al Sole, è soltanto perché il modello eliocentrico ci è più COMODO per ricavare una serie di dati astronomici che ci interessano, non perché sia più VERO. Lo stesso Copernico, che ha dato il suo nome all’attuale modello del sistema solare, non rinnegava del tutto le teorie tolemaiche. Si limitava a rendere i calcoli più semplici, riducendo a trentaquattro il numero delle sfere e sottosfere che nel vecchio sistema componevano l’universo; il suo punto non era quello di dimostrare la centralità del sole, ma quello di affermare che l’assenza di forti venti da est a ovest e lo spostamento pressoché irrilevante della posizione delle stelle non potevano essere considerate prove definitive dell’immobilità della Terra.
    Il torto della Chiesa verso Galileo, più che scientifico (avevano entrambi ragione ed entrambi torto) fu morale: quello di tentare d’impedire con la forza e la sopraffazione l’affermarsi di un punto di vista diverso e “scomodo” per il potere clericale di allora. Galileo non fu certo l’unico a subire questa prepotenza, anzi, rispetto ad altri suoi predecessori se la cavò con poco. Faccio anche sommessamente notare che gli stessi dogmi, la stessa intolleranza e la stessa prepotenza sono riscontrabili in ciò che chiamiamo oggi “scienza ufficiale”, divenuta anch’essa una religione dispotica, non meno dannosa e oscurantista di quella della Chiesa del Seicento. Abbiamo perso – per fortuna – l’oppio dei popoli clericale solo per trovarne un altro: quello delle teorie “scientifiche” tenute ostinatamente valide con la prepotenza accademica e il linciaggio professionale, a prescindere da ogni dimostrazione del contrario. Non chiedetemi, quindi, di scegliere tra la Chiesa e la “scienza ufficiale”. La scelta tra due mali non è una scelta.

  • Truman

    Sottoscrivo. Questo articolo di Fini mi appare una solenne stronzata, nel merito e nell’opportunità politica.

    Nel merito a Ratzinger non è stata impedita la partecipazione, ma lui ha rinunciato perchè solo lui possiede la verità e non concepisce il contraddittorio. Credo che a ciò si sommi pure un’astuzia mediatica che gli ha consentito di apparire come una vittima lì dove non aveva subito alcun torto. Ma i giornalisti italiani amano il potere in modo viscerale e sanno come riportare “le notizie”.

    Poi Fini trascura completamente il rapporto di potere tra la Chiesa ed i fedeli, che sarebbe stato minato dalle dichiarazioni di Galileo. Sui rapporti tra Chiesa e potere c’è un buon articolo Il patto dimenticato tra chiesa e potere [minimokarma.blogsome.com].

    Sulla scienza Fini poi ha le idee parecchio confuse. Senza il peccato di orgoglio che rimprovera a Galileo la scienza non sarebbe mai nata e saremmo tutti ancora nel Medioevo. Ma forse a lui il Medioevo piace.

  • Truman

    Da Occam in poi tra due teorie si sceglie quella che descrive la realtà in modo più semplice. Non si deve usare Einstein per dire che “tutto è relativo”.

    Faceva notare Nozick che sarebbe stato più corretto chiamare “teoria dell’invarianza della velocità della luce” la relatività ristretta, puntualizzando così correttamente ciò che resta invariato rispetto a ciò che varia. In quest’ottica si capirebbe meglio ciò che fu scoperto. Da sempre alcuni fenomeni dipendono da altri, ma le costanti sono più interessanti.

    Tornando al movimento dei corpi celesti, l’inaudita complessità di dare una descrizione coerente delle orbite è rimasta nel linguaggio comune quando si indicano con “epicicli” gli orpelli inutili. Da secoli nessuno li usa più per descrivere il movimento dei pianeti.
    Resta sempre interessante invece ciò che riguarda eventuali punti privilegiati per descrivere l’universo: per Einstein non ci sono punti di osservazione privilegiati, in particolare non ha senso l’idea di mettere la Terra al centro dell’universo. Ripeto che invece ha senso mettere il Sole per la sua semplicità descrittiva in termini matematici.
    Voglio insistere: mostratemi qualcuno che abbia usato descrizioni Tolemaiche del sistema solare nel calcolo delle missioni spaziali USA e russe dagli anni ’60 in poi.

  • zephyr

    Massimo Fini a scritto molte cose interessanti nella sua cariera di giornalista- saggista; ma stavolta mi sa che abbia “TOPPATO DI BRUTTO”
    Può capitare a tutti di dire o scrivere una stronzata; pazienza: è giusto perdonarlo.
    Speriamo però che la cosa non si ripeti troppo spesso.

  • radisol
  • rectotal

    Nessuno userebbe mai il sistema tolemaico per i calcoli delle missioni spaziali, per il semplice fatto che – come dicevo – i calcoli eseguiti con il sistema eliocentrico sono infinitamente più semplici. Ma “più semplice” non significa “più vero”, checchè ne dica Occam. Per fare un esempio: nessuno, per andare da Milano a Roma, farebbe il giro dell’intero globo. E’ molto più semplice prendere la strada diretta. Questo però non significa che una strada sia meno “vera” dell’altra. Esistono entrambe e la scelta dell’una o dell’altra dipende dalle preferenze di ciascuno.
    Occam forniva un criterio di massima per orientarsi nei ragionamenti filosofici, non un criterio scientifico per lo studio dell’universo. Era un monaco francescano del Trecento e se qualcuno gli avesse detto che la Terra girava intorno al Sole lo avrebbe fatto (filosoficamente) a pezzi utilizzando il suo stesso rasoio. Non credo che gli sarebbe stato difficile.

  • NerOscuro

    Scusa, non ho capito a che gioco giochi. Galileo aveva “torto” perché grazie allo sviluppo della scienza è arrivato un altro pensatore che sempre nell’ambito scientifico ha riformulato la teoria con la quale guardare l’universo; non è mica successo che la Bibbia e il Vangelo avessero ragione. Da una parte hai molti “programmi scientifici” (si dice così? mi perdo sempre tra i termini dei filosofeggiatori), dall’altra hai il dogma religioso. Quindi quale è il punto del tuo discorso? Quando parli di dispotismo nella scienza, a cosa ti riferisci? Al fatto che i concorsi universitari dal dottorato in poi sono truccati o a qualcosa di più fondamentale? Certo il rasoio di Occam non è l’oggetto più adatto per dirimere i problemi, che ne dici dell’approccio empirico quotidiano allora (es: antibiotici o preghiera in caso di infezione)? E visto che la tua posizione è “terza” rispetto al dibattito, a cosa ci conduce? Spero vivamente sia la prossima rivoluzione per l’Umanità! Scusa se ti incalzo un po’, ma la “critica a prescindere” mi fa questo effetto.

  • NerOscuro

    Pecchi di falsa umiltà. Mi spiace, ammetti di non essere colto, ma siccome i “cosidetti laici della Sapienza” non la pensano come te, sono “fottuta desertica miseria dell’anima”. Quanti Pater Noster e Ave Marie sono contemplate in questo caso? In attesa che il vento cambi di tempo ce n’è da occupare…

  • sasha

    questa volta M.Fini si sbaglia e soprattutto fa vedere di non avere dimestichezza con l’epistemologia: a scuola direbbero che ‘non storicizza il discorso’.

    Sappiamo tutti che Galileo voleva ricondurre l’esistente a formule matematiche e questo errore di superbia causò a lui guai con il potere ecclesiastico innumerevoli incomprensioni ai filosofi suoi successori.

    Il punto però, è un altro… Galileo non conosceva la teoria che sta alla base del processo di falsificazione che sottende a tutta la produzione scientifica moderna: anche lui quindi era dogmatico in quanto il suo dogma non era dato dalla religione ma, bensì dalla matematica, anzi, dalla matematica quale era ai suoi tempi.

    Il suo antagonista, viceversa, che ovviamente non conosceava le conclusioni di K.Popper, era più cauto di Galilei solamente perchè aveva di più da perdere.

    E’ vero quindi che G.Galilei ha sbagliato, però aveva ragione.

  • rectotal

    NerOscuro: non sono sicuro di sapere cosa sia esattamente una “critica a prescindere”. So però che ciò che oggi chiamiamo “scienza” ha rinnegato da tempo l’eredità più importante che Galileo ci abbia lasciato. Che non è l’idea che la Terra giri intorno al Sole, idea discutibile (o perlomeno arbitraria) e che il povero Galileo, quando gliene chiesero la dimostrazione, credette di poter avallare tirando in ballo le maree. L’eredità più preziosa di Galileo era il “metodo scientifico”, cioè il principio per cui una teoria scientifica va abbandonata quando non è avallata da prove sufficienti o in presenza di abbondanti prove del contrario. E’ esattamente ciò che la “scienza” di oggi non fa. Il darwinismo, buona parte della medicina, la psicanalisi, le stesse teorie astronomiche e mille e mille altre cose che continuiamo a dare per scontate sono vecchie ipotesi già sconfessate mille volte da mille prove diverse. Nonostante ciò, nessuno osa proclamarne la falsità. Almeno non pubblicamente, anche se poi gli studiosi – ad esempio del darwinismo – una volta concluse le conferenze si dicono tranquillamente tra di loro che certe teorie non sono più sostenibili. Sono dogmi incontrovertibili che restano in vigore a prescindere da ogni dimostrazione del contrario. Sono diventati una vera e propria religione parallela a quella della Chiesa, con essa in conflitto e per certi versi perfino più dannosa. Il mio punto è che non mi sembra un buon risultato aver abbandonato una religione rivelata – quella ecclesiale – solo per cadere a capofitto in un’altra. Tutto qui.

  • NerOscuro

    La scienza non ha cambiato metodo. Se certe teorie sono messe in discussione non vuol dire forse che c’è esattamente quel processo di verifica empirica della teoria? Comunque non so dove li hai visti questi scienziati che pubblicamente ancora sostengono la teoria dell’evoluzione e dietro le quinte si scambiano gomitate d’intesa. Scusa, sarà che sono circondato da evoluzionisti. Nonostante i tuoi dubbi sulla medicina, scommetto che ancora preferisci farti curare da un medico o in un ospedale che da qualche altra parte. Per quanto riguarda la psicanalisi, si può dire che sono tutti suoi critici, eccetto gli psicanalisti ovviamente ;-). Dogmi incontrovertibili? Non è che stai scambiando la legittima resistenza (magari sbagliata) di singoli scienziati al rinnovamento delle idee, con la pretesa che sia l’intera scienza ad essere inflessibile ed incapace di progredire? La scienza non ti rivela un bel niente, anzi ti mostra tutto quello che può in modo che tu possa giudicare la sua veridicità anche da te, se vuoi. Quindi, per favore, non fare paragoni del genere.

  • Truman

    Hai letto distrattamente qualche robaccia di Popper sul falsificazionismo e lo attribuisci erroneamente a Galileo.
    Galileo sosteneva che il libro della natura fosse scritto in termini matematici e quindi si sforzava di osservare la natura, esprimerla in modelli matematici, trovare conferme sperimentali ai modelli.
    L’esperimento corretto da fare Galileo lo aveva individuato, consisteva semplicemente nel buttare giù oggetti da una torre molto alta e vedere se cadevano in verticale. Solo che le prove con la Torre di Pisa sembravano confermare l’ipotesi tolemaica (Terra immobile). Ma Galileo aveva una teoria che era più coerente dei suoi strumenti di misura. Credeva che gli epicicli fossero una descrizione barocca per una realtà più semplice. Galileo era un arrogante presuntuoso, nel sostenere le sue teorie contro l’evidenza. Commetteva peccato di orgoglio, direbbero i cattolici. Ma nelle scuole superiori oggi ancora insegnano la sua meccanica.
    Quindi una teoria può essere ancora molto utile anche dopo che è stato dimostrato che in certe condizioni essa è falsa. Non so bene i calcoli fatti dalla NASA per inviare nevicelle e satelliti vari, ma di solito i primi calcoli vengono fatti con la meccanica di Newton / Galileo e poi, quando necessario, si applicano le correzioni relativistiche.

    Nella scienza c’è molto più di quello che ci vedi tu. In particolare servirebbe attenzione a quelli che chiami dogmi: ben pochi scienziati difendono ad ogni costo dei dogmi, preferiscono avere teorie, le quali sono molto più adattabili all’esperimento dei dogmi.

    Lo so bene che ci sono posizioni apparentemente scientifiche che invece servono solo a sostenere dei poteri e gruppi di potere, ma confondere Popper con Galileo non migliora la comprensione. Comunque mi piace ricordare Barry Commoner, grande scienziato, che scrisse un pezzo bellissimo su “Il mito del DNA”. Questo mi sembra di vedere maggiormente: abili venditori che ci propinano miti sostenendo che sia scienza.

  • Amleto-il-danese

    Ragazzi, Fini alla fine dell’anno scorso s’è “permesso” anche di negare validità all’evoluzionismo come fosse una “semplice” teoria non comprovata…

    La preparazione scientifica del parolaio del nord-est rasenta lo zero come il valore della sua vuota retorica di critica del progresso, non ho mai visto sputare uno sul piatto dove mangia così bene, salvo stare ben vicino al suddetto piatto, ma io dico, se ama tanto il medioevo e i sistemi teocratici perché non se ne va in afghanistan o in iran e vive dei suoi precetti invece di annoiarci o scandalizzarci con le sue schizofreniche idee?