Per un nuovo esistenzialismo – 2

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Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Si nasce e si vive in un sistema preordinato, e non da noi. Fin dai primi giorni di vita siamo programmati per “imparare” il sistema natio e adattarcisi per sopravvivere. Forze immense ci spingono in questa direzione, paura e amore, ciò che anni dopo viene strumentalizzato da chi ci vorrebbe a modo suo, diventando bastone e carota. I più fortunati si adattano molto bene al sistema-ambiente, ne sono soddisfatti e lo amano, con tutti i pregi e limiti compresi. Ci si può affezionare perfino ad un carcere, figuriamoci alla Famiglia, alla Patria, a Dio. Le difficoltà cominciano quando quel qualcuno ci vuole single, apolidi, atei, sradicati dalla cultura precedente, qualunque essa sia, per proiettarci verso un futuro uniformemente globalizzato, fatto di tutto ciò che diventerà possibile, anche se mostruoso, rendendoci pronti a sposare qualsiasi cambiamento calato dall’alto. E’ quello che ormai conosciamo come “transumanesimo distopico”, destinazione il nulla, lungo un percorso sufficientemente graduale da potercisi abituare senza avvertirne la devianza.

Fortunatamente non è sempre così e non dovunque, per quanto la globalizzazione sia un’occasione ghiotta per i transumanisti, che ci provano e ci riprovano continuamente, con una determinazione pari solo ai potenti mezzi di cui dispongono.

Il problema per i più è che il sistema di appartenenza è pieno anche di cose buone, indispensabili, irrinunciabili, rassicuranti, così che ai loro occhi oltre la siepe c’è solo un buio inquietante, popolato da fantasmi portatori di terribili presagi. Ancora una volta è sempre attivo quel qualcuno che produce per il pubblico suggestive rappresentazioni di questi fantasmi della mente, in forma di spettacoli d’intrattenimento morboso. Alcune filmografie producono suggestioni più potenti della letteratura classica, così come l’invenzione della stampa secoli fa impattò radicalmente sulla cultura popolare, e di questo quel qualcuno ne abusa a piene mani.

Ogni sistema è migliorabile ovviamente, a meno che non si deteriori al punto di non essere più recuperabile tramite riforme. Un punto di non ritorno difficilmente valutabile dall’interno, soprattutto quando si dipende totalmente da quel sistema. Anche per questo i più lo difendono a spada tratta, anche a costo di cedere l’anima al diavolo, pur di non perdere le poche sicurezze acquisite e spinti dal terrore di affrontare un salto in quel buio così demonizzato.

Solo una salda coscienza individuale può affrontare serenamente questa profonda crisi sistemica, magari scoprendo che c’è anche una terza via oltre la fuga nel nulla o l’eroismo senza scampo.

Prima però di affrontare le possibili soluzioni occorre inquadrare bene il problema, guardarlo in faccia dopo aver squarciato i veli che il sistema stesso frappone continuamente per nascondere le proprie scandalose vergogne, così da sopravvivere e perseverare sulla sua cattiva strada.

Quante volte si è discusso se un particolare sotto-sistema fosse riformabile o no. Basti pensare al sistema Euro o alla UE dei fantocci della finanza, alla RAI lottizzata da partiti venduti, alla Confindustria dei prenditori, all’ONU e all’OMS dei filantropi, ai sindacati confederali e alla Pubblica Amministrazione dei carrieristi, ai Comuni infiltrati dalla mafia, alle aziende fallite per bancarotta fraudolenta, ecc. ecc.

Se però è l’intero sistema politico, produttivo, economico, finanziario, istituzionale, religioso, valoriale, culturale, relazionale, ecc. ecc. a deteriorarsi nel suo insieme ben oltre la soglia di riformabilità, allora scatta un campanello d’allarme rosso, da pericolo di sopravvivenza.

E in tal caso l’immediata scelta spontanea è tra una sopravvivenza da zombi, accettando passivamente anche l’umanamente inaccettabile, o una sopravvivenza solo morale, di principio, da eroe votato a morire gloriosamente in battaglia contro un sistema ostile soverchiante. Chi non vede oltre a queste due possibilità, con un realismo che gli appare oggettivamente fondato, è chiaramente destinato a perdere questa partita storica, giocata sulla sbandierata presunzione d’inevitabilità dei peggioramenti progressivi. Non occorre nemmeno maturare una comprensione intellettualmente approfondita e completa dei fatti e delle intenzioni, il più delle volte basta la semplice percezione di pancia della distopia in essere, per adattare di conseguenza comportamenti e stili di vita alla nuova esistenzialità precarizzata, come classica reazione ancestrale di “attacco o fuga”, tradotta per l’occasione in ribellione disperata al sistema o accettazione acritica del tutto, compresa ogni nuova regola antiumana spacciata per “senza alternativa”.

E’ la Caporetto della democrazia, la rinuncia all’autodeterminazione dei Popoli. Lo spettro che si aggira per l’Europa è la rinuncia all’umanità che è in noi, maturata nei secoli, in cambio di una speranza di sopravvivenza fisica in altra forma, solo materiale, con la sola ambizione residuale, peraltro tendenzialmente frustrata, di essere mero consumatore, totalmente manovrato dai “portatori d’interesse” istituzionalizzati.

Non è di questa triste prospettiva, in gran parte già realizzata, che vogliamo occuparci, quanto piuttosto delle alternative a questo sistema, che promuovano veramente il pieno sviluppo della persona umana. Giocoforza, in questa difficilissima fase critica, diventa centrale l’esistenzialità incarnata dagli antisistema, dai ribelli alle angherie del potere costituito, dagli spiriti indomiti, quelli che non fuggono da se stessi e neppure dalla loro Patria, come ad esempio i pur rispettabilissimi migranti economici o le aspiranti minoranze separatiste.

Un’esistenzialità radicata nei grandi valori naturali, e perciò stesso tradizionali, che vanno riscoperti per ambientarli nel contesto dei cambiamenti epocali che i progressi tecnico-scientifici impongono. Una modalità di esistenza umana che sia il fondamento di nuove ideologie esplicite, da contrapporre positivamente all’ideologia nichilista implicita all’attuale sistema antidemocratico e disumano, che ha come obiettivo politico evidente la concentrazione illimitata delle ricchezze, o un indice di Gini tendente ad 1 per dirla in gergo tecnico.

Non è difficile comprendere che una nuova proposta sistemica debba necessariamente incentrarsi su una diversa organizzazione economico-politica, a cominciare dalla gestione dei sistemi monetari-fiscali e degli scambi internazionali nel rispetto reciproco. Più difficile è il fondare nuove regole tecnico-politiche sulla tutela interna dei valori e sul contrasto ai disvalori, percepiti nella sfera individuale e sociale.

Le leggi per essere efficaci debbono essere interiorizzate, e questo ce lo dimostrano perfino gli zombi conformati ad un sistema ormai distopico. E’ quindi l’interiorità di ciascuno che va recuperata alla naturale essenza dell’animo umano. Un lavoro interiore molto impegnativo, talvolta durissimo visto lo stato di condizionamento estremo al quale siamo sottoposti, ma che va fatto continuamente se vogliamo dare significato a questa nostra unica vita, rendendole onore, per meritarci di averla vissuta felicemente e non invano, per noi stessi e soprattutto per gli altri.

Si sente dire che le “vecchie” ideologie del ‘900 sono ormai morte, e con esse il senso stesso di un’ideologia in cui credere. Invece la falsa ideologia del capitalismo neoliberista è viva e vegeta, per quanto strisciante sottotraccia, ben pasciuta da una propaganda mediatica martellante, mirata a consolidare una cultura tanto falsa quanto ipocrita, che ha irrimediabilmente invaso le menti più deboli. Per questo sono quanto mai necessarie nuove ideologie genuine, parte integrante di una rinata cultura popolare, per un pluralismo di contrasto al pensiero unico dominante, che interpreti autenticamente una volontà nata dalle esperienze esistenziali in un mondo che si vuole mantenere a misura d’uomo, per quanto in rapidissima e profonda trasformazione.

Questo progetto politico ideologicamente fondato è sinergico alla continua ricerca di una risposta personale alla fatidica domanda: io chi? Una domanda ormai tabù per i poveri zombi, che non ce l’hanno fatta a liberarsi dal ricatto della infame trappola nichilista.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

10/08/2022

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