PER FARE UNA RIVOLUZIONE...

PER FARE UNA RIVOLUZIONE...

FONTE: DIARIO DI UN ETNOLOGO

corvide.blogspot.it

Secondo uno studio universitario per fare una rivoluzione occorre solamente il 3.5% della popolazione.

Questo 3.5% peró, deve essere completamente dedicato alla "causa", fondamentalmente rimanendo in "piazza" fino al raggiungere lo scopo voluto.

Magari sembrano pochi, ma in Italia il 3.5% sono 2.126.681 di persone.

Una forza che riesca a mobilitare un paio di milioni di persone disposte a tutto per un tempo prolungato puó storicamente produrre un cambiamento sostanziale.

Fonte: http://corvide.blogspot.it/2014/09/vivi-libero-o-muori-il-presidente.html
Link: http://corvide.blogspot.it/2014/09/vivi-libero-o-muori-il-presidente.html
24.09.2014

Commento estratto dall’articolo: "Vivi libero o muori. Il presidente ucraino resuscita l' Unione Sovietica"

Commenti (40)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. Petrus 1 ottobre 2014

      ...se avessero le palle per prendere una vera iniziativa anche si...

    1. alvise 1 ottobre 2014

      Concordo.Limpido concetto

    1. cdcuser 30 settembre 2014

      Ti avrebbero riso dietro, dandoti del folle, ma è la realtà di oggi.


      Dici bene e, effettivamente, molte persone sono state prese per folli (e derise) perché "redarguivano", con alcune analisi politiche/economiche/sociologiche, su ció che si stava "preparando" e a cosa stavamo andando in contro ... ed eccola quá la situazione di oggi (e purtroppo non é che solo l'inizio) ... la cosa che mi da un pó di fiducia é che, saranno ancora pochi, ma alcune persone stanno comiciando a capire o, perlomeno, a farsi delle domande ... ma la propaganda (a tutti i livelli) é forte, é troppo forte, é dura da combattere, ma si puó.
    1. Cataldo 30 settembre 2014

      Pensa se nel 1994 avessero detto a qualcuno che il pd avrebbe fatto prima la campagna contro Berlusconi per poi governare assieme, sotto l'egida di un presidente della repubblica novantenne al suo inverosimile e non contemplato secondo mandato, con un presidente del consiglio piazzato li senza nemmeno essere indicato da un voto politico, ma semplicemente nominato da un presidente, per di più eletto da un parlamento costituito con una legge elettorale incostituzionale.

      Ti avrebbero riso dietro, dandoti del folle, ma è la realtà di oggi.

    1. albsorio 30 settembre 2014

      I "mille" garibaldini dimostrano come le "rivoluzioni" non partono da gente comune o da capipolopolo ma sono spinte, armate e sovvenzionate da altri, spesso governi esteri.


      Se l'unita d'Italia non ti piace perche troppo lontana ne tempo prendi l'Ucraina con "piazza Mai dan".

      Il concetto è sempre lo stesso.
    1. alvise 30 settembre 2014

      Il 10-11-12 ottobre, parafrasando quello che dici, a Roma nel circo massimo, potrebbe infatti succedere questo. Magari proprio silenzioso no, ma sicuramente incisivo penso di si. Vedremo cosa diranno i soliti media mainstream. Però ho un grande timore, che ci sia una debacle nel numero che si spera ci sia.

      Una rivoluzione pacifica ci vorrebbe anche per porre fine ad ingiustizie, come sembra, in notizie come questa, dove un giudice abbandona l'aula per "caso chiuso con pregiudizio": https://www.youtube.com/watch?v=TD0ruc5ohHw

    1. pacoloco 30 settembre 2014

      Per fare una rivoluzione basta impossesarsi dei media per un giorno e diffondere la notizia che il calcio verra proibido per legge...minimo 20 milioni in piazza (solo in Italia). Troppi articoli sulla rivoluzione, propaganda?

    1. Gil_Grissom 30 settembre 2014

      Basterebbero dunque gli esodati della Fornero secondo questa discutibile teoria.

    1. Georgios 29 settembre 2014

      Perché ho l'impressione che hai già oltrepassato il limite preposto di auto-mutilazione?

      E da grandicello a grandicello (non italiano però), un aiuto sui 20 anni fa? Si può?

    1. Cataldo 29 settembre 2014

      il mio commento è (auto)mutilo delle considerazioni che ritengo più importanti.
      Da bambino passavo davanti al monumento ai fratelli Bandiera appena risistemato, mi sovviene ora nel leggervi come un monito di prudenza :)
      Pertanto invito tutti a rimanere circoscritti, nell'ambito istituzionale, dato che non è certo la rete dove articolare elementi che in questo ormai diseccato alveo non possono essere veicolati, non fosse per il fatto che la repressione è sempre all'erta, e a memoria ha la caratteristica di colpire in modo preventivo e proteiforme, con modalità che spesso si comprendono solo a posteriori.

      Detto questo a mio avviso si tratta, più che di una rivoluzione, di una difesa dei principi costituzionali, fino a quando saranno almeno formalmente vigenti, il vero tentativo rivoluzionario è quello messo in atto dalla cricca di governo condotta da Napo orso capo e dal Quinsling* fiorentino, che stanno operando con modalità da stato di eccezione**, con la complicità di una propaganda ormai ossessiva, alimentata da ogni tipo di rentier e parassiti del paese, convinti di conitnuare a fare i galletti ncopp' a munnezza.

      Un fronte di resistenza assoluta è sicuramente il trattato transatlantico, ma già adesso c'è materia per una forte resistenza, arriva il primo conto da pagare per la guerra in Ucraina, e saranno dolori se il Nino ghignerà un inverno storto, quindi bisogna fare di tutto per dare al popolo la giusta informazione sui fatti che lo travagliano,ad iniziare dalle vicende di guerra.

      Purtroppo dopo aver demolito la percezione stessa dell'ordine costituzionale, con il controllo totale dei media che hanno, questi vogliono formalmente eliderlo, e sono a buon punto, dopo aver inserito il dogma sui bilanci, basti pensare alla riforma del senato ed all'erosione dell'obbligatorietà dell'azione penale.

      Se questa reazione non si sviluppa in tempi brevi saranno dolori, perchè a quel punto non avremo alle spalle nulla che ci protegga dalla repressione del potere, e cambierà tutto, ma qui mi si monca la tastiera.

      *Sono fermamente convinto che nella costruzione del carattere di R, per dirla
      all'americana, vi sia anche la necessità di
      esacerbare lo scontro, alimentando l'odio in un modo che a B. non è
      stato possibile.


      **Ai piu grandicelli consiglio di fare questo esercizio mentale, pensate alle vicende istituzionali degli ultimi mesi e rapportatele a solo 15 20 anni addietro ... :)











    1. rebel69 29 settembre 2014

      Magari sarebbero sufficienti le forze dell'ordine, e se non bastasse ci sono sempre le forze "del nuovo ordine mondiale" l'eurogenfor.

    1. Georgios 29 settembre 2014

      D'accordo anch'io solo con una riserva sulla frase No2.

      Il cambiamento di regime in una rivoluzione e' sempre violento. Ma non dobbiamo mai tradurre questo tipo di violenza con il numero delle vittime. La reazione della classe spodestata crea le vittime non la rivoluzione.

      E infine, scherziamo un po', dai, un po' di clemenza per gli intellettuali, che secondo Gaber (il mio favorito):
      sono razionali

      lucidi, imparziali, sempre concettuali

      sono esistenziali, molto sostanziali

      sovrastrutturali e decisionali.

    1. Laertino 29 settembre 2014

      Sono d'accordo con te. Aggiungo solo due cose.

      La rivoluzione, per essere veramente una rivoluzione, è sempre violenta.
      La storia è sempre stata scritta da quelli che non la fanno: gli intelletuali.
      Ti ricordi la triade medievale: bellatores, oratores, laboratores?
      I primi e gli ultimi sono quelli che fanno la storia, i secondi la scrivono.

    1. Georgios 29 settembre 2014

      Credo ci sia una differenza tra sollevazione e rivolta (anche se qui sei in vantaggio, l'italiano e' la tua madre lingua).

      La sollevazione può anche essere non violenta, p. es. dell'opinione pubblica contro una legge o, appunto contro le misure di un governo.

      La rivolta tende di più alla violenza e di solito si manifesta contro il potere.

      Certo, non ci sono regole precise e le due possono anche sovrapporsi in certi casi. Credo però che la sollevazione sia più, come dire, "predisposta" (?) a mettersi delle regole, ad organizzarsi.

      In ogni caso ciò che appare nell'articolo a me non porta in mente le cose arancioni pianificate e certo finanziate da chi giustamente descrivi. Perché, se non altro, non possiamo per principio escludere l'esistenza di una sollevazione genuinamente popolare. Cosi va a finire che la storia si scrive solo a tavolino il che e' fatalistico oltre che assurdo.

    1. Laertino 29 settembre 2014

      Scusa, era couturier, non coututier (parola peraltro inesistente, credo).

      Mi è venuto in mente l'arancione perché, leggendo il pezzo mi sono venuti in mente quei bignamini, made in Cia e soci, che circolavano a Kiev (primo tentativo), a Belgrado, al Cairo e, ora, a Honk Kong.
      Sono d'accordo con te, troppo spesso confondiamo "rivoluzione" con "rivolta".
      Una rivolta è un movimento di protesta radicale, quasi sempre violenta, fatta contro qualcosa: uno stato, una politica eccessivamente esosa (Masaniello), un gruppo di potere o una classe sociale. Il suo obbiettivo è l'abolizione o il superamento delle cause che l'hanno generata, o (ma non sempre), la sostituzione di una classe dirigente con un altra. Per esempio, il M5S è, per me, un movimento di rivolta, con tutte le sue peculiarità e i suoi limiti.
      La rivoluzione è l'innescarsi non solo di un processo politico, ma anche di un processo storico. Il suo fine è il definitivo superamento della società esistente, e l'abbattimento completo dello della tipologia di stato dominante. Si fa la rivoluzione per qualcosa, non solo contro qualcosa. Per questo motivo, per il sue essere movimento sistemico, abbisogna di in partito che sia l'espressione della dialettica fra teoria e prassi.
      E credimi, di rivoluzioni c'è ne sono state poche, troppo poche, nella storia. La maggior parte di quelle che si sono fregiate dell'appellativo di rivoluzione, altro non erano che rivolte generalizzate.
    1. Georgios 29 settembre 2014

      Si può fare. Tutte e due le cose contemporaneamente. E' già successo anche nei nostri giorni. Per esempio (e non lo distacco dal contesto) la decisione di Morsi di introdurre la Sharia in uno stato fortemente tollerante in materia di fede: l'esplosione sociale.

      Allora la mancanza di organizzazione ha avuto conseguenze sull'esito della rivolta non nel suo accadere. Ma anche se e' stato un segnale forte sarebbe già troppo aspettarsi più di tanto da un popolo che e' vissuto per anni in un regime autocratico.

      I paesi europei hanno una storia diversa. E ad ogni modo la mobilità bene o male crea delle probabilità. L'immobilità porta solo al peggio.

    1. falkenberg1 29 settembre 2014

      Concordo con quanto affermi!! L'organizzazione, la struttura rivoluzionaria occorre e necessita ed è importante che venga ''percepita'' come esistente e pronta ad entrare in azione!! Prima di dare, però, ad altre iniziative, è importante ed essenziale che ''quelle'' teste di cefalo percepiscano con chiarezza che molti non sono disposti ad accettare la schiavizzazione, il dilagare di disvalori, la supremazia della corruzione, del denaro non prodotto del lavoro ma della più infame speculazione, il liberismo selvaggio, il prevalere della prepotenza sulla decenza, anche a costo di ricorrere a drastici sistemi in caso di resistenza malsana!! Sono sempre del parere di provare a riunirci lasciano capire, chiaramente, che, la volta successiva, i sistemi saranno più bruschi e diretti!! Dico che non possiamo fare a meno di iniziare; non mi sembra dignitoso, decoroso bensì fonte e motivo, per noi, di disagio e vergogna non far capire, senza ombra di dubbio a questa teppa di vandali, che non tutti e sempre sono disposti a tollerare la loro infame delinquenza protetta, ciò che è più grave e indecente da distorte ed improbabili ''forze dell'ordine''!!!

    1. radisol 29 settembre 2014

      Della "sollevazione", che come tu stesso dici è cosa ben diversa dalla "rivoluzione", ci sono certamente oggi molti presupposti ... e non solo in Italia ... il problema è che anche per "sollevarsi" serve una qualche forma di organizzazione ... non necessariamente il Partito con la P maiuscola ... io poi, figurati, sono pure anarchicheggiante .... ma l'organizzazione forte, almeno di tipo "sociale" se non direttamente "politico", è assolutamente necessaria .... e, all'orizzonte, sinceramente non la vedo ...

    1. radisol 29 settembre 2014

      Tutto può essere ...


      Comunque, affidare previsioni di questo tipo agli etnologi ... è tutto dire ....

      La "rivoluzione" è un fatto politico, sociale, anche economico ... può a tratti avere sovrastrutture ideali forti, come la religione o il patriottismo ... come detto altre volte, pressochè tutte le rivoluzioni ispirate al marxismo, con la parziale eccezione solo di quella russa, nascono dal proseguio di lotte di liberazione nazionale .... ma certo non sono materia per etnologi ....
    1. oriundo2006 29 settembre 2014

      @radisol: Rispondo a te: non ti sembra che questi articoli siano articoli 'spia' per vedere se le acque dei blogger sono agitate ? Insomma, anche qui su CDC siamo 'attenzionati' mica da ridere...e cmq l'idea dell'articolo è oggi come oggi assolutamente folle. Per questo prima o poi si realizzerà...odo infatti da tempo le farfalle in Amazzonia che battono le ali...

      ( diario di un entomologo...)

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