Otto leggende mediatiche sull'Iraq

AVVISO PER I LETTORI: Abbiamo cambiato il nostro indirizzo Telegram. Per restare aggiornato su tutti gli ultimi nostri articoli iscriviti al nostro canale ufficiale Telegram .

“Una verità è una menzogna
ripetuta mille
volte”

La redazione di Comedonchisciotte.net ha tradotto integralmente in
italiano
uno dei migliori articoli a livello internazionale sull’Irak. Si tratta
di un
articolo tratto da Reseau
Voltaire
a firma di Jack Naffair e reperibile in
lingua originale anche in questo sito su questa pagina
L’Amministrazione Bush ha richiesto i servizi degli Uffici di Pubbliche
Relazioni (Hill & Knowlton’s, Rendon Group, etc.) per spargere
diverse tesi
sull’Irak e ripeterle incessantemente sulla stampa.
Tenuto conto del gran numero dei canali di diffusione utilizzati e
attraverso
la sola forza della ripetizione, queste tesi sembrerebbero allo stato
attuale
comunemente accettate.
Così le si ritrova negli articoli di attualità o nei
dibattiti televisivi senza
che un solo giornalista non si prenda più la pena di verificarne
l’autenticità.
I più popolari di questi miti sono riuniti in questo articolo.

IL PRIMO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“Nel 1991 l’Irak ha massacrato sciiti che si erano
ribellati
al regime. Secondo le stime del governo statunitense, da 30000 a 60000
sciiti
sono stati uccisi”

Gli oppositori al regime irakeno hanno condotto un’offensiva contro
il
potere nel 1991, dopo la campagna di bombardamenti della coalizione
internazionale. Ma, come testimoniano alcuni, tra cui Jawad Bashara,
simpatizzante del Partito Comunista Irakeno e membro del Forum Irakeno
che
riunisce oppositori a Saddam Hussein, residenti a Parigi, “nel 1991 il
sollevamento popolare aveva liberato quattordici grandi città e
mezza Bagdad,
ma gli americani non volevano un potere alternativo (a Saddam) dominato
dagli
sciiti, sotto il pretesto che essi avrebbero potuto allearsi con
l’Iran. Gli
americani hanno quindi allentato il blocco attorno alla guardia
repubblicana e
hanno permesso a Saddam di utilizzare le armi di distruzione di massa,
i
missili terra-terra, l’aviazione, nonostante che tutto ciò era
stato proibito dagli
accordi del cessate-il-fuoco, per reprimere il sollevamento nel sangue”
[1].

La realtà è più complessa della propaganda. La
politica degli Stati Uniti in
questa regione è dominata, dalla rivoluzione komeinista in poi,
dalla volontà
di indebolire i movimenti sciiti in generale e l’Iran in particolare.
E’ per
questo che gli Stati Uniti hanno finanziato e armato il movimento di
Saddam
Hussein affinché attaccasse l’Iran. Poi, dopo la guerra del
Golfo, essi hanno
continuato a utilizzare il regime di Saddam Hussein, questa volta per
reprimere
il movimento degli sciiti irakeni.

Obbiettivo: fare di Saddam un nuovo Stalin, attribuendo a lui la
responsabilità esclusiva di una repressione di massa

[1] L’Humanité du 20 novembre
2002 :
http://www.humanite.presse.fr/journal/2002/2002-11/2002-11-20/2002-11-20-003.html.


IL SECONDO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“Saddam ha gassato più di 5000 Curdi a Halabja nel 1988”

La sola informazione di cui siamo sicuri è che una battaglia
tra Iran e Iraq
ha avuto luogo nella zona di Halabja, che i due fronti hanno utilizzato
armi
chimiche proibite e che alcuni civili curdi, presi tra i due fuochi,
sono stati
uccisi da questi gas. Il massacro d’Halabja non aveva sollevato la
protesta
della comunità internazionale,nel marzo 1988. All’epoca si era
detto che i
civili erano stati uccisi “collateralmente” a seguito di un errore di
maneggiamento dei gas di guerra. Due anni più tardi, quando la
guerra Irak-Iran
era finita, e gli occidentali avevano cessato di sostenere Saddam
Hussein, il
massacro di Halabja fu attribuito agli irakeni. Un rapporto dell’Army
War
College dimostrò, nel 1990, che questa accusa era poco
credibile. Il Washington
Post del 4 maggio 1990 la riassume in questi termini: “L’affermazione
iraniana del 20 marzo [1990] secondo la quale la maggior parte delle
vittime
d’Halabja è stata avvelenata da cianuro è stata
considerata come un
elemento-chiave […]. Noi sappiamo che l’Irak non utilizza il gas
cianuro. Noi
abbiamo una buona conoscenza degli agenti chimici che gli Irakeni
producono e
utilizzano e sappiamo quello che ciascuno fa”. Recentemente, Stephen C.
Pelletiere, un analista politico per l’Irak presso la CIA durante la
guerra
Iran-Irak, in seguito professore all’Army War College tra i redattori
del
rapporto [sopra citato], ricorda dalle colonne del New York Times che
il
massacro d’Halabja era un crimine di guerra, probabilmente commesso
dalle
armate iraniane, e non un crimine contro l’umanità commesso
dalle armate
irakene. E, in ogni caso, non si tratta di un assassinio deliberato
della
popolazione civile (vedere il riassunto di Stephen C. Pelletiere nelle
Tribunes
libres internationales).

Obbiettivo: fare di Saddam Hussein un nuovo Hitler, imputandogli
crimini
contro l’umanità


IL TERZO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“Bagdad pretende che in dodici anni l’embargo ha causato la morte
di
centinaia di migliaia di bambini e di persone anziane, quando invece
esse sono
state vittime del regime di Saddam Hussein”

I titoli della stampa sulle sanzioni inferte all’Irak cominciano
spesso con
la seguente frase: “Saddam pretende che…”. Sull’argomento esistono
in materia delle analisi precise provenienti da organisi internazionali
riconosciuti. A partire dal marzo 1996, l’Organizzazione Mondiale della
Sanità
(OMS) pubblicava un rapporto allarmante sul degrado della situazione
sanitaria
in Irak (Rapporto-Sintesi). L’OMS attribuiva direttamente alle sanzioni
l’aumento del 600% della mortalità giovanile e infantile dopo il
1990. L’OMS
imputava ugualmente all’embargo la riapparizione e lo sviluppo di
malattie
infantili che erano in via di sparizione. L’UNICEF ha pubblicato un
rapporto
nell’agosto 1999 che dimostra che le sanzioni contro l’Irak hanno
contribuito
alla morte di 500.000 bambini.

Obbiettivo: mascherare la responsabilità degli Stati Uniti
e del Regno
Unito nel mantenimento dell’embargo e occultare che ciò che
viene mantenuto è
un crimine contro l’umanità. In una occasione, tuttavia, la
responsabilità
statunitense era stata riconosciuta e assunta come dato di fatto. Ci si
ricorda
in effetti che il 12 maggio 1996, Madeleine Albright, allora segretario
di
Stato, era stata interrogata sulle conseguenze delle sanzioni dalla
giornalista
Leslie Stahl, la quale le aveva domandato: “Noi abbiamo saputo che
mezzo
milione di bambini [ne] sono morti. E’ una cifra superiore al numero
dei
bambini uccisi a Hiroshima. Tutto ciò ne valeva veramente la
pena?”. La
signora Albright rispose: “Io penso che sia stata una scelta difficile,
ma
noi pensiamo che ne sia valsa la pena”.[2]

[2] Emissione « 60 minutes » su CBS, 12 maggio 1996. Leslie Stahl : – We have heard that
a half million children have died. I mean that’s more children than
died in
Hiroshima. And – you know – is the price worth it ? Madeleine Albright
: – I
think this is a very hard choice, but the price – we think the price is
worth
it.


IL QUARTO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“Malafede di Saddam Hussein: pretende che nel 1998 gli ispettori
dell’ONU erano delle spie”.

C’è anche quello che afferma il New York Times il 7 gennaio
1999:
“Alcuni ufficiali statunitensi hanno dichiarato oggi che alcune spie
americane hanno lavorato segretamente nella squadra degli ispettori
delle
Nazioni Unite”.[3] Il 6 gennaio 1999 il Boston Globe riportava che
degli
agenti segreti statunitensi “hanno condotto un’ambiziosa operazione di
spionaggio concepito per penetrare i servizi informativi irakeni e
seguire i
movimenti del leader irakeno Saddam Hussein, secondo quanto sostengono
alcune
fonti degli Stati Uniti e dell’Onu”. [4] Il Washington Post del 2 marzo
seguente ha riportato in prima pagina che gli Stati Uniti “hanno
infiltrato degli agenti e del materiale di spionaggio in tre anni tra
le file
delle équipes di ispezione degli armamenti dell’ONU in Irak, al
fine di
controllare l’armata irakena, all’insaputa delle Nazioni Unite”. [5]
L’informazione fu messa in dubbio, ma quando la stampa ha richiesto una
smentita ufficiale, “i portavoci della CIA, del Pentagono, della Casa
Bianca e del Dipartimento di Stato hanno rifiutato di smentire
categoricamente
(Washington Post, 2 marzo 1999). [6] Già nel settembre 1991
l’ONU aveva
indirizzato una “reprimenda pubblica” a David Kay, un ispettore
statunitense della commissione speciale di disarmo in Irak, accusato di
fornire
delle informazioni direttamente a Washington prima che all’ONU. [7]

Obbiettivo: fare credere che l’Irak non ha mai veramente
accettato delle
ispezioni.

[3] « United States
officials said today that American spies had worked undercover on teams
of
United Nations arms inspectors. »

[4] « carried out an
ambitious spying operation designed to penetrate Iraq’s intelligence
apparatus
and track the movement of Iraqi leader Saddam Hussein, according to
U.S. and
U.N. sources ».
[Copie
de l’article sur globalpolicy.org-
http://www.globalpolicy.org/security/issues/scomspy3.htm]

[5] « Infiltrated agents
and espionage equipment for three years into United Nations arms
control teams
in Iraq to eavesdrop on the Iraqi military without the knowledge of the
U.N.
agency. »
(http://www.library.cornell.edu/colldev/mideast/unspy.htm”
Copie de l’article)

[6] « spokesmen for the
CIA, Pentagon, White House and State Department declined to repeat any
categorical denials », Washington Post, 2 marzo 1999

[7] (Le Monde, 3 octobre 1991,
« Controverse à l’ONU sur la mission nucléaire en
Irak Les informations
recueillies à Bagdad n’auraient pas dû être
transmises d’abord aux États-Unis
»).


IL QUINTO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“Gli ispettori dell’ONU sono stati espulsi dall’Irak nel 1998”

Informato di una campagna di bombardamenti imminente, Richard
Butler, il
capo degli ispettori dell’epoca, ha deciso di ritirare il suo personale
(Operazione “Renard del deserto” lanciata il 16 dicembre 415 missili
lanciati, 600 bombardamenti). Segnalando questo ritorno, il Washington
Post del
18 dicembre 1998 scrisse: “Butler ha ordinato ai suoi ispettori di
evacuare Bagdad, anticipando un attacco militare, marted’ sera”. [8]
Confermando che si trattava certamente di una partenza volontaria e non
di
un’espulsione, USA Today del 17 dicembre 1998 riportò che
“l’ambasciatore
russo, Sergei Lavrov, ha criticato Butler per la sua evacuazione degli
ispettori dall’Irak, mercoledì mattina, senza domandare
l’autorizzazione al
Consiglio di Sicurezza”. [9]

Obbiettivo: pretendere che Saddam Hussein abbia volontariamente
interrotto le ispezioni durante gli ultimi anni per ricostruire il suo
arsenale
al riparo dalle ispezioni

[8] « Butler ordered his
inspectors to evacuate Baghdad, in anticipation of a military attack,
on
Tuesday night »

[9] « Russian Ambassador
Sergei Lavrov criticized Butler for evacuating inspectors from Iraq
Wednesday
morning without seeking permission from the Security Council. »


IL SESTO MITO AMERICANO SULL’IRAK

Inizio 2003: l’Irak dispone di missili a lunga gittata

Nel corso di un incontro con Jose Maria Aznar, il 22 febbraio 2003,
George
W. Bush ha evocato i missili irakeni Al-Samoud 2 come dei missili a
lunga
portata. In effetti i missili incriminati figurano nella dichiarazione
di 12000
pagine consegnata dall’Irak all’ONU, il 7 dicembre 2002. In
un’intervista al
Monde, Corinne Heraud, un’ispettrice francese dell’ONU spiega che
già
nell’ottobre 2002 Bagdad aveva dichiarato che alcuni test avevano
soprassato il
limite di 150 km. Quando, su richiesta di Hans Blix, un gruppo di
esperti ha reso
le sue conclusioni sugli Al-Samoud 2, il 12 febbraio, John Negroponte,
ambasciatore degli Stati Uniti all’ONU, ha qualificato l’informazione
come
“scoperta” di “missili che violano le risoluzioni
dell’ONU”, suggerendo che si trattava di una scoperta inedita. Questa
messa in scena, sotto forma di scoop, è stata ripresa da
numerosi media. Anzi,
la RTBF o RFI tra le altre, presentavano il 12 febbraio come una
rivelazione
“esclusiva” ciò che non era che la conferma ufficiale di quello
che
l’Irak aveva dichiarato parecchi mesi prima. Secondo Associated Press,
Hans
Blix avrebbe annunciato in gennaio che 40 test erano stati effettuati
sui
missili al-Samoud 2. Tre lanci avrebbero sorpassato i 150 km
autorizzati dalla
risoluzione 687, e solo un tiro avrebbe raggiunto i 182 km. Il
superamento dei
150 km, è dovuto, secondo il vice premier irakeno Tarek Aziz,
sono stati
effettuati con delle macchine non caricate (esse possono trasportare
fino a 300
kg di carico) e non equipaggiate dei dispositivi di guida.
L’ambasciatore
irakeno presso le Nazioni Unite, ha dichiarato il 12 febbraio che il
suo
geverno desiderava che una commissione andasse a verificare la reale
portata
dei missili.

Obbiettivo: fare credere che l’Irak rappresenti oggi una minaccia
per il
suoi vicini


IL SETTIMO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“L’Irak non è autorizzato a sorvolare le ‘zone di
esclusione aerea’
che coprono i 2/3 del suo territorio”

Le zone di esclusione aerea che comprendono le parti dell’Irak
situate a
Nord del 36° parallelo e a Sud del 32° parallelo sono state
imposte da Stati
Uniti, Gran Bretagna e Francia 18 mesi dopo la guerra del Golfo. Poi la
Francia
è ritornata sui suoi passi e ha denunciato queste zone. Il 3
settembre 1996,
gli Stati Uniti hanno deciso unilateralmente di estendere la zona dal
32° al
33° parallelo. Per il diritto internazionale e per l’articolo 51
della Carta
delle Nazioni Unite, l’Irak conserva il diritto di difendere il suo
territorio
nell’insieme, comprese le zone dichiarate “d’esclusione aerea” dagli
Stati Uniti.

Obbiettivo: dare un’apparenza di legittimità ai raids
aerei
angloamericani contro le posizioni difensive irakene nella zona di
esclusione
aerea.


L’OTTAVO MITO AMERICANO SULL’IRAK

“La guerra permetterà di disarmare con efficacia l’Irak”

Da 1991 al 1998, la prima serie di ispezioni ha permesso di
eliminare molte
più armi che le sei settimane di bombardamenti. Nel 1994, l’AIEA
si dichiarava
“convinta che, attraverso la continuazione delle misure di distruzione,
rimozione e neutralizzazione che sono state prese fino a qui, non
è
materialmente più possibile all’Irak di produrre delle armi
nucleari o dei
materiali utilizzabili nelle armi nucleari”. Secondo lo statunitense
Scott
Ritter, ex ispettore dell’UNSCOM, “dal 1998 l’Irak è grosso modo
disarmato: dal 90 al 95% delle sue capacità in armi di
distruzione di massa
sono state eliminate, e ciò è verificabile”. (Intervista
in The Guardian).

Obbiettivo: giustificare l’attacco contro l’Irak

Numerose fonti riprese in questo articolo sono state trovate sul
sito del
collettivo FAIR« Fairness & Accuracy In Reporting ».

Jack Naffair

Tradotto da www.comedonchisciotte.net (ora www.comedonchisciotte.org)

Potrebbe piacerti anche
blank
Notifica di
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
È il momento di condividere le tue opinionix