NON CREDERE A TUTTO QUELLO CHE PENSI!

DI WILLIAM BLUM
The Anti-Empire Report

Se durante la guerra fredda un giornalista o un visitatore americano in Unione Sovietica riferiva di aver visto chiese piene di gente, questo veniva preso come un segno che la gente rifiutava il comunismo e ne rifuggiva. Se le chiese erano vuote questo chiaramente era prova della repressione della religione. Se i beni di consumo erano scarsi questo veniva visto come un fallimento del sistema comunista. Se i beni di consumo sembravano essere più abbondanti ciò faceva sorgere congetture su cosa stesse accadendo in Unione Sovietica per spingere le autorità a cercare di “comprare” i cittadini.

Con il Venezuela mi viene da ricordare questo modo di pensare. La mentalità americana conservatrice e anticomunista vede le cose riguardanti la più nuova bête noir di Washington nella peggior luce possibile (nella misura in cui pure è sincera e non semplicemente ideologica). Se Chávez rende l’educazione più ampiamente disponibile alle masse dei poveri, probabilmente è al fine di indottrinarle. Se Chávez invita in Venezuela un gran numero di medici cubani per curare i poveri, è segno di una nuova cospirazione comunista che si sta sviluppando in America latina, che include Evo Morales, presidente della Bolivia. Se Chávez vince ripetute elezioni democratiche… ecco il recente Segretario alla difesa Donald Rumsfeld: “Voglio dire, abbiamo Chávez in Venezuela con un sacco di soldi del petrolio. È uno che è stato eletto legalmente proprio come Adolf Hitler venne eletto legalmente e poi ha consolidato il suo potere e ora, naturalmente, lavora a stretto contatto con Fidel Castro e Morales e altri”.[1] L’ultima manifestazione di questa mentalità è la condanna del rifiuto del governo venezuelano di rinnovare la licenza alla RCTV, una stazione televisiva privata. Ciò è stato denunciato dal governo e dai media americani, e da tutte le altre persone giudiziose, come una soppressione della libertà di parola, anche se tutti sanno benissimo che la ragione principale, il sine qua non, per il rifiuto del rinnovo della licenza ha a che fare con l’appoggio senza riserve al colpo di stato del 2002 che rovesciò per breve tempo Chávez. Se negli Stati Uniti un colpo di stato avesse avuto successo e una particolare stazione TV avesse applaudito il rovesciamento del presidente (e lo scioglimento del Congresso e della Corte suprema, oltre alla sospensione della Costituzione), e se poi il colpo di stato fosse stato ribaltato da altre forze militari accompagnate da dimostrazioni di massa, e la stessa stazione TV nel frattempo non avesse riferito nulla di ciò mentre stava accadendo per evitare di dare appoggio al contro-colpo di stato, e invece avesse continuato a riferire che il presidente si era dimesso volontariamente… quanto ci sarebbe voluto prima che il governo USA, tornato al potere, chiudesse la stazione, ne arrestasse i dirigenti, li incriminasse ai sensi di una mezza dozzina di leggi antiterrorismo, li mettesse ai ceppi vestiti di tute arancione e buttasse via le chiavi? Quanto tempo? Cinque minuti? Il governo venezuelano ha aspettato cinque anni, finché la licenza della stazione non è scaduta. E nessuno dei suoi dirigenti è stato arrestato. E la RCTV è ancora libera di trasmettere via cavo e satellite. C’è un paese al mondo intero che sarebbe stato così indulgente?[2]

Si può dire che i media in Venezuela sono molto più liberi che negli Stati Uniti. Qualcuno può nominare un solo quotidiano negli USA che sia inequivocabilmente contrario alla politica estera americana? Qualcuno può nominare una sola rete televisiva negli USA che sia inequivocabilmente opposta alla politica estera americana? C’è un solo quotidiano o una sola rete TV in tutti gli Stati Uniti che si sia guadagnata l’etichetta di “media di opposizione”? Il Venezuela ha un sacco di media di opposizione.

Non credere a tutto quello che pensi!

“Se il Congresso controllato dai democratici volesse costringere l’amministrazione Bush ad accettare un progetto di legge con una tabella di marcia per il ritiro dall’Iraq, non dovrebbe approvarlo superando il veto di Bush. Dovrebbe semplicemente chiarire che senza una tale tabella di marcia non sarebbe in arrivo alcun progetto di legge per il finanziamento della Guerra in Iraq. Dato che la Costituzione richiede l’approvazione del Congresso per ogni spesa, Bush ha bisogno dell’approvazione del Congresso per continuare la guerra. Il Congresso non ha bisogno dell’approvazione di Bush per porre fine alla guerra”.[3]

Il punto è colto bene, ma con tutti i discorsi sul finanziamento o non finanziamento della guerra con tutti i progetti di legge al Congresso, e il veto di un progetto di legge di finanziamento ad opera del re idiota, continuo a cercare una spiegazione di cosa succederebbe esattamente nella vita reale se il finanziamento alla Guerra venisse “tagliato”. Un contabile o un legale del ministero del tesoro o dell’ufficio tesoro e bilancio si farebbe vedere improvvisamente in Iraq, entrerebbe nella Zona Verde, farebbe un fischio e annuncerebbe “Questa guerra è stata sospesa per mancanza di fondi! Per favore andate a casa”? Gli industriali del settore bellico (anche noti per ridere come industriali della difesa) si rifiuterebbero di fornire le loro merci a credito? No, se vogliono affari in futuro. Il Pentagono finirebbe presto armi e pallottole, carri armati ed elicotteri? Quanto è probabile? Devono avere sotto mano enormi scorte di quasi qualsiasi cosa perché non sanno mai quando ci sarà un improvviso e urgente bisogno di portare libertà e democrazia a qualche paese bisognoso e dimenticato da Dio. Devono avere sotto mano anche enormi scorte di denaro. E chi li fermerà dal trasferire denaro da un conto a un altro? Qualcuno crede che questa amministrazione – che abbiamo finito tutti per conoscere, e amare, e rispettare per la sua integrità – qualcuno crede che questa banda di canaglie si lascerebbe legare le mani?

Nel 1984, il Congresso tagliò i fondi per la guerra dell’amministrazione Reagan in Nicaragua in appoggio di quella deliziosa banda di stupratori-torturatori noti come i Contras. Cosa fece allora l’amministrazione? Raccolse di nascosto denaro e armi da governi stranieri come l’Arabia Saudita, Taiwan, la Corea del sud, il Sudafrica dell’apartheid e Israele; oltre a fondi da fonti interne; e da un vasto traffico di narcotici (sic). I bushevichi non sarebbero almeno altrettanto pieni di risorse? Halliburton, Bechtel, e Lockheed da sole potrebbero finanziare la guerra.

La macchia sul genere umano che non va via

Un rapporto nel numero di marzo di “Archives of General Psychiatry”, una rivista della American Medical Association, basato su intervista a centinaia di sopravvissuti dei conflitti degli scorsi anni ’90 nell’ex-Jugoslavia, conclude che procedure di detenzione o tecniche di interrogatorio aggressive che implicano la privazione di bisogni fondamentali, l’esposizione a condizioni ambientali ostili, posizioni scomode forzate, l’essere tenuti incappucciato o bendati, l’isolamento, la limitazione dei movimenti, la nudità forzata, minacce, un trattamento umiliante e altre manipolazioni psicologiche non sembrano essere sostanzialmente diverse dalla tortura fisica in termini di dimensioni della sofferenza mentale che causano, di meccanismi di stress traumatico che ne sono alla base, e di effetti traumatici di lungo termine”.

Il rapporto aggiunge che questi risultati non appoggiano la distinzione fra tortura e “altri trattamenti crudeli, disumani o degradanti” (un’espressione presa dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, 1948), spesso usata in dichiarazioni e convenzioni internazionali sui diritti umani. Anche se queste convenzioni proibiscono entrambi i tipi di azioni, il rapporto evidenzia come “una simile distinzione tuttavia rinforza l’idea errata che un trattamento crudele, disumano e degradante causa danni minori e può dunque essere permissibile in circostanze eccezionali”.[4]

Queste conclusioni controbattono direttamente le frequenti dichiarazioni di George W., del Pentagono, e co., che “noi non torturiamo”. Vorrebbero che il mondo credesse che la tortura psicologica in realtà non è tortura; anche se naturalmente spesso hanno impiegato anche il tipo fisico, a un livello che in parecchi casi ha portato alla morte dei prigionieri. (Il giudice Collins dell’alta corte britannica: “L’idea di tortura dell’America non è la stessa nostra e non sembra coincidere con quella delle nazioni più civilizzate”.[5])

Le conclusioni del rapporto della rivista tuttavia non controbattono l’argomento di coloro che come il professor Alan Dershowitz della Harvard Law School amano porre la domanda classica: “E se una bomba, che ucciderà molte persone, è stata preparata per esplodere, e solo il tuo prigioniero sa dove è localizzata? Va bene allora torturarlo per strappargli questa informazione?”

Il genere umano ha lottato per secoli per domare i propri comportamenti peggiori; liberarsi della piaga della tortura è uno dei primi. Alla fine un primo passo storico venne compiuto nel 1984 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la redazione della “Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti” (entrata in vigore nel 1987, ratificata dagli Stati Uniti nel 1994). L’articolo 2, sezione 2 della Convenzione dichiara: “Nessuna circostanza eccezionale, quale che sia, uno stato di guerra o una minaccia di guerra, instabilità politica interna o qualsiasi altra emergenza pubblica, può essere invocata come una giustificazione della tortura”.

Un linguaggio così meravigliosamente chiaro, univoco e integro, per fissare una singola norma per un mondo che rende sempre più difficile il sentirsi orgogliosi dell’umanità. Non possiamo ricaderci. Se si parla della tortura come di una possibilità, diventerà una realtà. Se oggi è considerato accettabile torturare la persona che ha informazioni vitali, domani sarà accettabile torturare il suo collega che – si sospetta – potrebbe sapere quasi altrettanto. Dovremmo permettere alla schiavitù di ricominciare solo per un po’ per servire a qualche “emergenza nazionale” o a qualche altro “fine più elevato”?

“Io personalmente morirei piuttosto che far torturare qualcuno per salvare la mia vita”. – Craig Murray, ex ambasciatore britannico in Uzbekistan, che ha perso il lavoro dopo aver condannato pubblicamente nel 2003 il regime uzbeko per il suo uso sistematico della tortura.[6]

Se aprite la finestra della tortura, anche solo uno spiraglio, l’aria gelida dei Secoli Bui riempirà tutta la stanza.

L’incubo di un combattente della guerra fredda

Jack Kubisch è morto il 7 maggio nella Carolina del nord. Probabilmente non lo avete mai sentito nominare. Era una funzionario del servizio agli esteri del Dipartimento di Stato che aveva lavorato in Messico, Francia e Brasile, e come ambasciatore in Grecia. Al momento del colpo di stato militare in Cile dell’11 settembre 1973, che rovesciò il governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende, era Vice Segretario di Stato per gli affari interamericani.

Sulla scia del colpo di stato Kunisch fu molto sotto pressione per controbattere le accuse che gli Stati Uniti vi fossero coinvolti. “Non era nel nostro interesse che i militari prendessero il controllo in Cile,” insisteva. “Sarebbe stato meglio se Allende avesse portato a termine tutto il suo mandato, portando la nazione e il popolo cileno in una totale e completa rovina. Solo allora ci sarebbe stato un discredito totale del socialismo. Solo allora la gente avrebbe colto il messaggio che il socialismo non funziona. Quello che è successo ha confuso questa lezione”.[7]

Rileggetelo ancora. È la descrizione più chiara e concisa delle basi ideologiche della politica estera degli Stati Uniti che troverete mai pubblicamente ammessa da un funzionario americano di alto grado. Anche se basata su una falsità inventata per l’occasione – che le politiche di Allende stessero portando il Cile alla rovina, cosa che non era affatto vera – le parole di Kubisch articolano un obiettivo basilare della politica estera degli USA: prevenire lo sviluppo di qualsiasi società che possa servire da esempio riuscito di un’alternativa al modello capitalistico. Durante la guerra fredda molti paesi sottosviluppati sono stati terribilmente puniti da Washington per un’aspirazione del genere; Cuba ancora lo è; meglio che tali società soffrano “una totale e completa rovina” piuttosto che raggiungere un simile obiettivo.

Washington nel terzo mondo non conosce altra eresia che la vera indipendenza. Nel caso di Salvador Allende, l’indipendenza veniva in una veste particolarmente provocatoria – un marxista costituzionalmente eletto che continuava a onorare la costituzione. Questo non andava bene. Faceva tremare le fondamenta stesse sulle quali era costruita la torre anticomunista: la dottrina, meticolosamente coltivata per decenni, che i “comunisti” potessero prendere il potere solo mediante la forza e l’inganno, che potessero conservare quel potere solo terrorizzando e facendo il lavaggio del cervello alla popolazione. Per gli ideologi di Washington poteva esserci solo una cosa peggiore di una marxista al potere – un marxista eletto al potere.

Se a volte pensi che la stupidità, le bugie, l’ipocrisia, il cinismo, la crudeltà e l’arroganza non potrebbero mai essere state brutte come adesso…

Ecco il presidente George H.W. Bush in un discorso all’accademia dell’US Air Force, il 29 maggio 1991:

“In nessun luogo i pericoli delle armi di proliferazione sono più urgenti che in Medio Oriente. Dopo consultazioni con governi di questa e di altre regioni su come rallentare e poi invertire l’accumulazione di armi inutili e destabilizzanti, sto proponendo oggi un’iniziativa per il controllo delle armi in Medio Oriente. Ne fanno parte linee guida per i fornitori sulle esportazioni di armi convenzionali; barriere alle esportazioni che contribuiscono ad armi di distruzione di massa; un congelamento adesso, e più tardi un bando sui missili terra-terra nella regione; e un bando sulla produzione di materiale per armi nucleari”.
Il giorno dopo (cioè PROPRIO il giorno dopo, il 31 maggio 1991) il Segretario alla Difesa Dick Cheney (che ne è stato di lui?) annunciò che gli Stati Uniti avrebbero dato a Israele 65 milioni di dollari di caccia americani e avrebbero sovvenzionato la maggio parte di un nuovo programma missilistico israeliano.[8]

In quello stesso discorso Bush Sr. Dichiarò: “I nostri soldati nel Golfo, stanchi dopo mesi nel deserto, ora aiutano i curdi sofferenti”. La verità era che, dopo la fine dei combattimenti della guerra del Golfo in febbraio, gli Stati Uniti avevano fatto del loro meglio per reprimere la rivolta curda contro il governo di Saddam Hussein, una rivolta alla quale l’amministrazione Bush aveva apertamente incoraggiato curdi e sciiti, nel perenne ruolo professato da Washington di liberatore democratico; ma quando il fervore del momento si fu raffreddato, la prospettiva di un’area autonoma curda accanto all’alleato turco degli USA e/o di una coalizione Iraq/Iran/sciiti accanto agli alleati sauditi fece apparire delle rivolte riuscite sgradevoli per gli Stati Uniti. Quindi curdi e sciiti vennero abbandonati al loro [non molto bel] destino. Però, ehi, questi sono gli affari.

Qualche secondo più avanti nel suo discorso, Papà Bush riuscì a farsi uscire dalle labbra le seguenti parole: “Noi non dettiamo la direzione che le nazioni seguono”.

“L’uomo non sarà mai libero finché l’ultimo re non sarà strangolato con le viscere dell’ultimo prete”.
Denis Diderot, scrittore e filosofo francese del ‘700

Christopher Hitchens ha pubblicato un nuovo libro, “Dio non è grande”. È una compilazione delle tante cose terribili fatte in nome di Dio da varie religioni lungo i secoli, molte di più, propone il libro, delle cose terribili fatte dal mondo secolare. Naturalmente i santi orrori continuano oggi, forse peggio che mai. Se i leader e gli aspiranti leader di Libano, Pakistan, Stati Uniti, Israele, Palestina, Afghanistan, Somalia e alcuni altri paesi fossero umanisti secolari il nostro povero vecchio mondo non sembrerebbe l’inferno di un altro pianeta. La religione organizzata ha molto di cui rispondere.

Non ho particolari motivi di disaccordo con il tema generale del libro. Ma quando ne ho letto per la prima volta una recensione mi sono chiesto come Hitchens avesse trattato Saddam Hussein e il suo governo secolare in Iraq. Ecco uno che era davvero un cattivo, ma non era affatto un fanatico religioso. Il problema per Hitchens era doppio, poiché, essendo un ardente sostenitore della guerra degli USA contro l’Iraq, doveva togliere di mezzo l’idea che gli Stati Uniti avessero rovesciato un governo secolare. Hitchens, tuttavia, ha trovato una soluzione semplice ma elegante a entrambi i problemi – ha reso “religiosi” Saddam e il suo regime! Saddam, scrive, “aveva presentato tutto il suo dominio […] come un dominio di devozione e jihad” [contro chi non lo dice, e neanch’io ci riesco]. “Chi ha considerato il suo un regime ‘secolare’ si illude”.[9]

Ora in molte parti dell’Iraq viene imposta la legge islamica sharia, con numerose storie di orrore della sua applicazione contro giovani dei due sessi perché si mescolavano fra loro, per il loro abbigliamento, la loro musica, perché ballavano, ecc. Il numero di delitti d’onore basati sulla religione è schizzato in alto. Moschee ed edifici di altre religioni, compresi gli assiri cristiani, hanno sofferto molte gravi aggressioni. Queste cose erano rare o inesistenti sotto Hussein, quando sciiti e sunniti si sposavano regolarmente fra loro e i musulmani non dovevano scappare a migliaia dall’Iraq per paura di altri musulmani; né lo dovevano fare gli ebrei o i cristiani. (Nel suo ultimo anno all’incirca al potere, Hussein parlava in termini religiosi più spesso di prima, ma questo sembrò essere poco più che un’adesione a parole alla rabbia suscitata in Iraq, come altrove in Medio Oriente, dalla Guerra al terrore di Washington.)

È questo, quindi, che la “Oh che bella guerra!” di Hitchens ha fatto nascere. Per una persona come lui l’ironia potrebbe essere insopportabile se non venisse soccorso dal rifiuto.

Non sarà sfuggito che l’Iraq di Hussein non è l’unico governo secolare rovesciato dagli Stati Uniti al quale sia succeduto un successore molto religioso. In Afghanistan negli anni ’80 e nei primi anni ’90 gli USA furono la mente del rovesciamento del governo “comunista”, che portò al governo dei fondamentalisti islamici, da cui sono emersi i talebani.

Anche i fondamentalisti imperialisti e capitalisti hanno tanto di cui rispondere.

“Benedetti siano gli operatori di pace”… anche se l’FBI potrebbe sorvegliarli in profondità.

E riempire grossi dossier. Potete leggere molti dei dossier – operatori di pace e altri – nella Reading Room dell’FBI a http://foia.fbi.gov/foiaindex/foiaindex.htm

Fra i titolari di dossier ci sono: i Beatles, Bertolt Brecht, Steve Allen, l’ACLU, Ty Cobb, l’American Friends Service Committee, Lucille Ball, la Pacifica Foundation, Cole Porter, Elvis Presley, Carl Sagan, Charles Schulz, Frank Sinatra, Mickey Mantle, Groucho Marx, HL Mencken, NAACP, Ian Fleming, Vincent Foster, Jefferson Airplane, Janis Joplin, Henry Wallace, i Weatherman Underground, e centinaia di altri, come pure l’Album fotografico dei terroristi dell’FBI’s (1973-89).

Perché dopo tutto quello che sappiamo della sua sordida carriera – e il suo conservare un Gran Canyon di dossier ne è solo una parte minore e relativamente innocua – l’edificio dell’FBI prende ancora il nome da J. Edgar Hoover?

NOTE

[1] Associated Press, 4 febbraio 2006

[2] Per utleriori dettagli vedi: Bart Jones, editoriale, Los Angeles Times, 30 maggio 2007; http://www.venezuelanalysis.com; www.misionmiranda.com/rctv.htm

[3] Fairness and Accuracy in Reporting (FAIR), 1 giugno 2007, http://www.fair.org/index.php?page=3110

[4] Da un comunicato stampa della rivista del 5 marzo 2007.

[5] The Guardian (Londra), 17 febbraio 2006.

[6] Testimonianza di fronte alla Commissione d’inchiesta internazionale sui crimini contro l’umanità commessi dall’amministrazione Bush, sessione del 21 gennaio 2006, New York.

[7] Washington Post, 21 ottobre 1973.

[8] Los Angeles Times, 31 maggio 1991.

[9] “Dio non è grande. Come la religione avvelena ogni cosa”, pagina 25.

William Blum
Fonte: http://members.aol.com/bblum6/
Link: http://members.aol.com/bblum6/aer46.htm
08.06.2007

Traduzione a cura di LUCA TOMBOLESI

4 Comments
  1. lpv says

    stupendo..dovrebbero leggerlo tutti. a scuola!!!

  2. bstrnt says

    William Blum incarna l’America civile e democratica che tutti vorrebbero, anche come unica superpotenza mondiale.
    Ma l’America puzza, come il pesce marcio, dalla testa e purtroppo il marcio sta pervadendo anche il resto del corpo.
    Se gli americani non fossero così lobotomizzati, esportando il loro stato da cerebrolesi nel resto del mondo, avrebbero persone come William Blum, Gore Vidal, Noam Chomsky, Ami e David Goodman alla guida del paese che non la banda di criminali che si ritrova.
    Comunque William Blum ci da ancora una speranza che gli USA possano ritornare grandi prima di essere distrutti dal loro interno.
    Non si possono creare milioni di disadattati, psicologicamente instabili, senza prima o poi pagarne le conseguenze.

  3. frankbach says

    Non voglio passare per idealista, ma determinati personaggi in America sono riusciti a distruggere quel poco di buono che avevano in tempi veramente bui: John Kennedy, Martin Luther King, Bobby Kennedy (ampiamente sottovalutato, ma un grandissimo politico) e Malcolm X (che si stava moderando, dopo anni di estremismi).
    Se qualche politico odierno avesse un minimo di quell’acume, beh la sua fine sarebbe segnata… Purtroppo gli USA non hanno più gli anticorpi per frenare il Crepuscolo degli Dei. Il Gottersdammerung è, Kleeves docet, un processo storico inevitabile…

    Saludos
    FB

  4. Grego says

    Stpendo? Questo articolo sarebbe stupendo?
    E’ soltanto un fritto misto di cose vere e false, di cose giuste e di pregiudizi, di poche perle di saggezza e di grossolana ignoranza.

    L’odio (magari giustificato) per l’amminitsrazione di Bush, porta l’autore a non prendere nemmeno in considerazione che almeno ALCUNE delle affermazioni di Bush sono vere, e almeno ALCUNE delle sue scelte politiche sono grosso modo giuste.

    L’idiota ammirazione degli intellettuali occidentali per Chávez e Allende mi ricorda i tempi di ammirazione per Stalin prima e per Mao dopo. Due dei peggiori mostri mai nati nel grembo del genere umano. Ma era ficchissimo ammirargli a distanza, delle fuge dai paesi “opressi” alla “vera liberta'” si sono verificate ben poche (riflettevo ieri sulla tomba di Bruno Pontecorvo). Io invece ho subito quel “paradiso” sulla mia pelle, per la buona parte della mia vita.
    Non voglio dire che Allende e Chávez sono della stessa risma di Stalin e Mao, soltanto che l’idiozia di quelli che gli ammirano e’ della stessa risma di quelli che ammiravano Stalin e Mao.
    Allende e Chávez sono (Allende fu, Chávez e’) soltanto dei populisti. E sono partiti dalle idee socialiste esattamente come Mussolini.

    Dall’altra parte sono pienamente d’accordo con l’autore quando sulla tortura. Spero anch’io che posto in una situazione del genere avrei coraggio di scegliere la morte invece di torturare qualcuno per salvare la mia vita.

    Sono d’accordo con Diderot nella opinione sui re e sui preti, ma preferirei sbarazzarsi di loro senza strangolamenti e sbudellamenti.

    Agli Italiani che potrebbero grazie a questo articolo meravigliarsi che un edificio di FBI porta il nome di Edgar Hoover consiglio vivamente occuparsi prima di casa propria, per esempio della via Lenin a Roma.
    Lenin era un mostro uguale a Hiler, a me non fa nessuna differenza se si amazza milioni di persone come nemici di razza o come nemici di classe.

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