Michael Hudson intervistato dall’emittente libanese Almayadeen TV

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1 – Alla luce delle condizioni che l’Europa sta vivendo, in termini di alti prezzi dell’energia e di ripercussioni sul settore industriale, come la chiusura di fabbriche e gli alti costi di produzione, secondo lei, i Paesi europei hanno la capacità e le risorse per evitare che gli investimenti industriali “scappino”? Soprattutto perché gli Stati Uniti hanno in programma, in generale, di riportare in patria l’industria e quindi potrebbero indurre le industrie europee a trasferirsi lì, approfittando dei prezzi bassi dell’energia. Questo spostamento avrà ampie ripercussioni sulle capacità produttive e sulla competitività dell’Europa, oltre che sulla sua bilancia commerciale. Che ne sarà della posizione dell’Europa nel sistema economico globale? Rimarrà parte del centro capitalista o se ne allontanerà?

MH: Da come ha formulato la domanda lei si è già risposto. I leader politici europei non sono disposti a resistere alle richieste degli Stati Uniti. Tutto ciò che possono fare è lamentarsi dei maltrattamenti subiti. Questo ha portato ad una spaccatura tra gli uomini d’affari tedeschi e di altri Paesi europei e tra i partiti politici europei.

Si veda ad esempio Politico, 24 novembre 2022: “L’Europa accusa gli Stati Uniti di trarre profitto dalla guerra.” “I sussidi e le tasse verdi di Biden, secondo Bruxelles, allontanano ingiustamente il commercio dall’UE e minacciano di distruggere le industrie europee. Nonostante le obiezioni formali dell’Europa, Washington non ha finora mostrato alcun segno di cedimento. … il prezzo che gli Europei pagano per il carburante è quasi quattro volte quello che si paga in America. E poi c’è la probabile impennata degli ordini per il materiale militare di fabbricazione americana, quando gli eserciti europei saranno a corto di armi, dopo aver inviato le loro all’Ucraina.”

Ma anche le imprese si stanno arrendendo e stanno pianificando di trasferirsi negli Stati Uniti e diventare aziende americane. [Sempre secondo Politico]: “Le imprese stanno pianificando nuovi investimenti negli Stati Uniti o addirittura stanno trasferendo le loro attività dall’Europa alle fabbriche americane. Proprio questa settimana, la multinazionale chimica Solvay ha annunciato di preferire gli Stati Uniti all’Europa per nuovi investimenti.”

Per uno scenario dello spopolamento e della deindustrializzazione dell’Europa che ne deriveranno, si veda l’esodo di massa dalla Lettonia, dall’Estonia e dalla Lituania, che era iniziato nel 1991. L’alternativa è trasferirsi in Russia o in Cina, che producono energia – e anche armi – a costi molto più bassi degli Stati Uniti.
Il problema è che l’Europa non può ritirarsi dalla NATO senza sciogliere l’Unione Europea, che la lega alla politica militare della NATO e a spendere enormi cifre di bilancio per l’acquisto di armi statunitensi ad alto prezzo e di altri beni di prima necessità. Se la domanda è fino a quando la Germania e l’Europa potranno anteporre la fedeltà politica e militare agli Stati Uniti alla propria prosperità economica e all’occupazione, la risposta dei Verdi è che la “terapia d’urto” contribuirà a rendere l’Europa più verde.

A prima vista è giusto, visto che l’industria pesante ha praticamente cessato di esistere. Infatti sembra che il carburante del futuro dell’Europa sarà il carbone e il legname derivante dal taglio delle sue foreste.

2- La Federal Reserve statunitense sta perseguendo politiche che portano a risultati interni ed esterni.  A livello interno: se la fonte dell’inflazione è l’offerta e non la domanda, a cosa serve aumentare i tassi d’interesse, tanto più che la Federal Reserve statunitense è consapevole, come dichiarato da molti dei suoi funzionari, che le sue misure porteranno ad una recessione economica. Perché insistere con queste misure, visto che non hanno salvato l’economia statunitense da un ulteriore aumento dei tassi di inflazione?

MH: Dare la colpa dell’attuale inflazione dei prezzi ai salari troppo alti dei lavoratori è semplicemente una scusa per imporre una nuova guerra di classe contro il lavoro. È ovvio che non sono stati gli aumenti salariali ad aver fatto aumentare i prezzi di petrolio, gas, fertilizzanti e cereali. Questi aumenti sono il risultato delle sanzioni statunitensi. Ma l’affermazione centrale dell’odierna ortodossia economica neoliberista è che tutti i problemi sono causati da una forza lavoro troppo avida, che antepone il proprio tenore di vita all’ideale di creare una ricca classe di rentier che la domini.

L’obiettivo della limitazione del credito è quello di ridurre l’occupazione provocando una nuova recessione, facendo quindi retrocedere i salari – e anche rendendo le condizioni di lavoro molto più dure, bloccando la sindacalizzazione dei lavoratori e tagliando i programmi pubblici di spesa sociale. L’economia deve essere Thatcherizzata – il tutto cavalcando la cresta delle sanzioni anti-russe e sostenendo che ciò crea una crisi che richiede lo smantellamento delle infrastrutture pubbliche e la loro privatizzazione e finanziarizzazione.

3- A livello esterno: l’aumento dei tassi di interesse ha scatenato molte crisi in tutto il mondo. Non sono stati solo i Paesi “in via di sviluppo” o i Paesi del Sud globale a subire le ripercussioni dell’aumento dei tassi d’interesse, come gli alti costi del debito e la diminuzione degli investimenti e dei risparmi, ma anche l’Europa (Gran Bretagna compresa), e sembra che le politiche monetarie americane non si preoccupino di ciò che accade al di fuori del territorio degli Stati Uniti. Al contrario, nel 2008, tanto per fare un esempio, la Federal Reserve statunitense era stata costretta ad aprire linee di credito per salvare alcuni Paesi, come il Giappone, dal collasso causato dalla crisi finanziaria globale che aveva avuto origine proprio in America. È questo lo stesso schema che l’America impone/imporrà oggi? O procederà senza tenere conto di ciò che accadrà nel mondo?

MH: Gli Stati Uniti si preoccupano davvero di ciò che accade al di fuori degli Stati Uniti. Questa è l’essenza dell’imperialismo. Si preoccupano di conquistare altri Paesi dal punto di vista economico, finanziario e tecnologico, e di renderli dipendenti, in modo da poter praticare prezzi di monopolio, sottrarre il loro surplus economico e trasferirlo alle proprie élite finanziarie e corporative.

L’obiettivo della diplomazia a senso unico degli Stati Uniti è stabilire una dipendenza commerciale, monetaria e militare. È così che i politici “si preoccupano” di ciò che fanno i Paesi stranieri e perché gli Stati Uniti si intromettono così tanto nei loro processi politici.

4- Dopo la guerra russo-ucraina, è iniziata la formazione di alleanze economiche tra Paesi diversi dal blocco occidentale. I blocchi che si erano formati in precedenza si sono rafforzati a causa della nuova realtà risultante da questa guerra, come si è visto con gli accordi tra Russia e Cina, Russia e India, tra Iran e Russia e Iran e Cina. Anche il comportamento di alcuni Paesi “BRICS” vicini all’Occidente, non è stato ostile nei confronti della Russia. Sembra che l’obiettivo di questi blocchi sia quello di opporsi all’impero occidentale guidato dagli Stati Uniti, questo implica che stiamo assistendo ad un rimodellamento della globalizzazione economica? E perché questo non era avvenuto in precedenza?

MH: Le sanzioni e gli scontri militari degli Stati Uniti hanno spinto gli altri Paesi a difendersi creando alternative al dollaro americano e anche alla dipendenza dai fornitori statunitensi di cibo, energia e tecnologie critiche, in modo da evitare di essere “sanzionati” ed essere costretti a rispettare i dettami statunitensi.

Questa rottura non si era verificata prima perché non era urgente. Le sanzioni statunitensi e la minaccia di una guerra USA/NATO contro la Russia dureranno molto più a lungo dell’Ucraina. In ultima analisi, si tratta di una guerra contro la Cina, e il Presidente Biden ha detto che durerà circa vent’anni. Per gli Americani, la minaccia di perdere la capacità di controllare la politica economica delle altre nazioni è una minaccia a quella che considerano la civiltà stessa. Lo scontro di civiltà è tra i tentativi degli Stati Uniti di creare un ordine mondiale neo-rentier e neo-feudale e uno di guadagno e prosperità reciproci. Come aveva già detto Rosa Luxemburg un secolo fa, lo scontro è tra la barbarie e il socialismo.

5- Negli ultimi decenni, il mondo ha assistito ad un aumento significativo del debito, che si tratti del debito delle famiglie o del debito sovrano, dove andremo a finire? Il debito continuerà a crescere all’infinito o si arriverà ad una crisi globale del debito? E, se ciò accadesse, quali sarebbero le conseguenze sulla struttura del sistema finanziario globale?

MH: La matematica esponenziale del debito fruttifero rende inevitabili le crisi del debito. È così da migliaia di anni. Il percorso di espansione del debito è più rapido di quello dell’economia “reale” sottostante.

Ad un certo punto, o i debiti saranno cancellati – annullati – o i Paesi debitori cadranno in una condizione di peonaggio del debito nei confronti delle potenze creditrici, proprio mentre all’interno delle nazioni creditrici l’economia si sta a sua volta polarizzando tra l’1% creditore e il 99% sempre più indebitato.

Spiego queste dinamiche in “Il destino della civiltà” e in “Uccidere l’ospite.”

Il sistema globale dovrà superare la dipendenza dal dollaro USA e trasformare i sistemi bancari e creditizi nazionali in servizi pubblici. Questo è l’unico modo in cui i governi possono svalutare il debito – soprattutto quello verso se stessi – senza scatenare una lotta politica e persino violenta contro le loro mosse per liberare l’economia dal debito.

Domande di Mohammad Itmaizeh <[email protected]>

Link: https://www.unz.com/mhudson/interview-with-almayadeen-tv-lebanon/
28.11.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

Michael Hudson è presidente dell’Institute for the Study of Long-Term Economic Trends (ISLET), analista finanziario di Wall Street, professore ricercatore di economia presso l’Università del Missouri, Kansas City.

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