Meloni: “Lo Stato non fa niente di gratuito”. E a Bruxelles torna la paura per il debito pubblico italiano: una farsa senza fine!

Secondo la Commissione europea, il nostro Paese potrebbe affrontare "elevati rischi per la sostenibilità di bilancio". Restano i timori sull'elevato rapporto debito/Pil. L'Italia è tra i dieci Paesi che tornano sotto monitoraggio della Commissione Ue per eccessivi squilibri macroeconomici.

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Dall’inizio del mondo moderno, in termini numerici, i debiti pubblici di tutti gli stati del mondo sono aumentati ininterrottamente ed ancora non siamo stati invasi dalle “cavallette” e dagli alieni.

Nonostante le immani paure che politici e stampa main-stream, da sempre, ci prospettano di fronte al crescere di questa entità, niente di catastrofico è accaduto nelle nostre vite. Anzi per dirla tutta, la realtà a noi vicina, ci mostra chiaramente che invece, è proprio quando i nostri governi hanno cercato di ridurre il debito pubblico per mezzo di infiniti surplus, che al contrario, i problemi al nostro sistema economico ed alle nostre vite sono iniziati ad arrivare.

Tanto per ricordarlo ancora una volta, soprattutto a coloro che tutt’ora vivono all’interno della paura di questo “dogma”, il debito pubblico corrisponde al totale della spesa pubblica che lo Stato ha effettuato negli anni sottratto quello che ha raccolto con la tassazione. Nella sostanza, udite bene, il debito pubblico corrisponde esattamente al centesimo alla ricchezza finanziaria o se volete al risparmio, del settore privato. E per chi ha meno dimestichezza con i termini: a tutti i soldi che avete nei vostri portafogli e nei vostri conti bancari.

Quindi, propagandare la paura per l’aumento del debito pubblico equivale, senza mezzi termini, a convincervi ad avere paura se i soldi nelle vostre tasche aumentano.

Ditemi, dopo questa spiegazione tecnica, se ancora qualcuno di voi ha paura del debito pubblico?

Mio malgrado, nonostante ormai che certe verità siano patrimonio di molti, devo ancora constatare che sono tanti, coloro che vivono all’interno di questo blocco mentale, frutto di anni di propaganda talebana, messa in atto dalla stampa di regime. E’ sull’accettazione di tali false paure da parte di questi soggetti, che coloro che si sono impossessati delle nostre istituzioni contano, per poi mettere in atto i loro progetti predatori e di controllo delle vite altrui.

E’ notizia di questi giorni che la Commissione Europea attraverso la sua relazione sul meccanismo di allerta (Alert mechanism report) – è tornata ad infondere la paura sul debito elevato, dichiarando che per ben 17 paesi verranno fatti esami approfonditi.

Tra i già esaminati figurano anche Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Si aggiungono ora Repubblica Ceca, i tre Paesi baltici, UngheriaLussemburgo Slovacchia.

Sempre in base al medesimo meccanismo di allerta, l’Italia è tra i dieci Paesi che tornano sotto monitoraggio della Commissione Ue per eccessivi squilibri macroeconomici. “Rimangono invariati i timori legati all’elevato rapporto debito pubblico/Pil” [1]

Sottolinea la Commissione Ue. L’indebitamento “rimane elevato” e, sebbene sceso al 150,3% del Pil nel 2021, “dovrebbe rimanere ben al di sopra del livello del 2019”. Il deficit, ridotto al 7,2% nel 2012, “si prevede che continuerà a ridursi. Ma i differenziali dei rendimenti si sono discostati “notevolmente” dalla media dell’Eurozona aumentando i costi di finanziamento. “I rischi per la sostenibilità fiscale sono elevati nel medio termine”.

Siamo all’interno della farsa più assoluta, la Grecia che solo pochi mesi fa, ad agosto, era uscita dalla sorveglianza speciale, torna ad esserlo a novembre. Ditemi voi cosa mai può essere successo di così grave nel paese di Omero, in questi due mesi e mezzo, tanto da far ribaltare il pensiero dei commissari europei.

La Grecia, sappiamo bene, era un paese distrutto prima dell’agosto scorso e lo è altrettanto (forse di più), adesso. Distrutta proprio da tutte quelle politiche fiscali di austerity, imposte per lunghi anni, proprio dalla stessa Commissione europea. Politiche, che prevedevano per l’appunto, le stesse ricette di oggi, ovvero conseguire surplus governativi con il folle intento di abbattere il debito pubblico.

A Bruxelles si continua a dare ancora importanza al rapporto debito/prodotto interno lordo, quando tutti sappiamo che tale formula non ha nessuna corrispondenza scientifica nella dottrina economica in relazione allo stato di salute di una economia. Perfino i ragionieri di Draghi al MEF, pochi mesi fa si sono spinti finalmente a riconoscerlo attraverso un documento parlamentare:

“è un parametro arbitrario che nessun fondamento ha nella dottrina economica e che introduce un indesiderabile inasprimento della politica fiscale”.[2]

Tale parametro, insieme all’altro “dogma” del deficit che non deve superare il 3% rispetto al PIL, fanno parte del famoso “patto di stabilità”, che tutti noi sappiamo essere sospeso dai tempi dell’avvento della pandemia. E nonostante la sospensione, nessuna cavalletta ancora si vede in giro.

Come già spiegato quindi, ridurre il debito pubblico in termini numerici equivale a drenare liquidità dalle tasche della gente, compromettendo la capacità di consumo di tutto il settore privato, mentre ridurne il rapporto in percentuale con il PIL, è un obiettivo che la dottrina ritiene assolutamente non necessario ai fini di vivere in una buona economia.

Nonostante il martellante messaggio nel seguire tali errate indicazioni e nonostante che i governi sottopongano le nostre vite a cure chemioterapeutiche di devastante austerità, i debiti pubblici non diminuiscono ed il loro rapporto con il PIL si allarga sempre più. Ed in un certo senso, quasi in contrasto rispetto a quanto evidenziato fino a questo punto, ancor di più si espande, in molti paesi la crisi economica ed il divario sociale.

Quest’ultima considerazione evidenzia ancor di più che il messaggio fraudolento che si vuol far passare non mira, nel modo più assoluto, ad abbattere il debito pubblico, ma solo a far accettare alla gente uno “status” di crescente povertà e privazioni, che, come rappresentato nel grafico qua sopra, ha il solo ed unico scopo di trasferire ricchezza dalla massa a pochissimi eletti.

L’Italia è vulnerabile alle condizioni di finanziamento del debito – continua la Commissione nella sua analisi. A medio termine, il nostro paese insieme ad altri otto Stati membri, potrebbe affrontare “elevati rischi per la sostenibilità di bilancio”. Secondo la Commissione europea, le nazioni con i più alti indici di indebitamento sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti nelle condizioni di finanziamento. In uno scenario di aumento di 1 punto percentuale del differenziale tra crescita e interessi, “il debito aumenterebbe di oltre 10 punti percentuali del Pil entro il 2023 in Italia, Grecia, Spagna e Portogallo”.

Anche qua si continua frode su frode: si fa chiaramente intendere a chi non è padrone della materia, che il rialzo dei tassi sia quasi un malaugurato evento naturale, oppure una giusta punizione del “Dio mercato” – quando invece la storia recente degli ultimi 12 anni, ci ha dimostrato che la Banca centrale europea è stata capace di tenere i tassi sotto zero e di gestire gli spread a piacimento.

Quindi italiani.. preparatevi! Stiamo resuscitando i tempi in cui il nostro paese dovrà tornare a pagare 80/100 miliardi all’anno di interessi, una torta che si divideranno il 5% degli italiani ed il mondo finanziario di casa nostra ed internazionale.

Un “reddito da divano” per ricchissimi in contrapposizione all’accanimento contro i poveri, che il potere di casa nostra mostra in tutta la sua spietatezza, nel voler tagliare ad ogni costo il reddito di cittadinanza.  Soldi, che stante il perseguire il pareggio di bilancio, è bene lo sappiate, passeranno direttamente dalle nostre tasche in quelle dei personaggi appena citati.

Del resto se anche il nuovo premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa nel rispondere ad una domanda sulla gratuità delle ristrutturazioni eseguite con il superbonus ha risposto: C’è un buco di 40 miliardi, gratuitamente chi? Lo Stato non fa niente di gratuito (3), dimostrando a tutti di non comprendere nel modo più totale il funzionamento della moneta moderna – è del tutto comprensibile che non venga compreso anche da molti italiani che commentano sui siti di informazione indipendente.

Cara Giorgia, fermo restando che uno stato sovrano monopolista della moneta, non ha nessun bisogno di ricorrere ai risparmi degli italiani (che lui stesso ha fornito loro per primo) per finanziare la sua spesa – se nell’esprimerti intendevi che la moneta che lo stato crea per spendere è titolarità democratica dei cittadini, anche io sono con te nel sostenerlo, ma allora, ti dico, che anche gli interessi che ogni anno paghiamo ai nostri rentier ed alla grande finanza, sono soldi degli italiani, non solo quelli del superbonus o del reddito di cittadinanza.

“Come si cambia per la poltrona” – parafrasando il titolo di una nota canzone di Fiorella Mannoia – sono ormai ben lontani i tempi in cui la leader di Fratelli d’Italia sosteneva con forza l’importanza della “sovranità monetaria”, per uno stato che vuole dirsi democratico.

 

Il Draghi bis è iniziato anche nei fatti!

 

di Megas Alexandros

 

Fonte: Improvvisamente ritorna la paura per il debito pubblico italiano: una farsa senza fine! – Megas Alexandros

Note:

[1] L’Italia torna sotto monitoraggio dell’Ue per il debito eccessivo (mediaset.it)

[2] Improvvisamente torna la luce dentro le stanze del MEF – Megas Alexandros

[3] https://www.ilgiornale.it/news/interni/manovra-improvvisata-non-mi-faccio-spaventare-dalle-piazze-2087796.html

 

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