Medicina preventiva

PERCHE’ SIAMO SUDDITI E NON ANCORA CITTADINI

Nestor Halak per Comedonchisciotte.org

Il luogo comune recita che prevenire è meglio che curare ed in molti sensi credo che sia vero. Al giorno d’oggi i medici raccomandano tutta una serie di indagini diagnostiche per tutti, ma particolarmente per chi ha superato una certa età. Direi che ogni anno che passa, con i progressi della medicina, i controlli da fare aumentano. Eduardo direbbe che gli esami non finiscono mai.

Giusto per ricordarne alcuni, senza alcuna pretesa di esaustività, citerei gli esami di routine del sangue, quelli delle urine, la ricerca di sangue occulto nelle feci, la misurazione della pressione arteriosa, la visita oftalmica, quella otorinolaringoiatrica, quella cardiaca ché le malattie circolatorie sono la prima causa di morte, l’elettrocardiogramma, forse l’eco cuore, una indagine doppler sulle carotidi, una visita mammaria, una visita ginecologica, una visita urologica, una ricerca di un certo ormone nel sangue indicativo del cancro alla prostata, un’indagine radioscopica ai polmoni, una colonscopia un controllo della tiroide, del fegato e tanti, tanti altri possibili.

Da tenere conto che ognuno di questi esami, se i risultati ottenuti non sono immediatamente chiari e negativi, può richiedere, a cascata, numerosi altri accertamenti. E’inoltre evidente che ogni test richiede tutta un’attività di preparazione per essere effettuato, come prenotazioni, telefonate, spostamenti, permessi lavorativi, attese, spese, stress per l’effettuazione e ansia per i risultati. Gli esami, insomma, non sono gratuiti, comportano una costo sia in termini di denaro, che di tempo, che di fatica, che di investimento psicologico che può essere più o meno importante a seconda della psicologia e della situazione generale della persona esaminata.

Mi viene sempre in mente un mio ex collega di lavoro che faceva volentieri tutti gli esami consigliati e rimproverava me che ero decisamente più riluttante: “guarda che conviene! L’assicurazione ci rimborsa tutto!” Nel suo caso il costo psicologico che doveva sostenere era molto basso, quello finanziario pure, per cui si controllava volentieri e, nel caso, si vantava dei buoni risultati ottenuti. Purtroppo non gli è servito a molto, ma dimostra comunque che in questo campo il calcolo tra i costi e i benefici è diverso per ciascuno.

Fatto sta che fare davvero tutti gli esami raccomandati, sempre in aumento, rispettando tutti i parametri che a loro volta tendono ad essere sempre più restrittivi, con la frequenza consigliata dai medici (ovviamente in aumento), è un impegno non da poco e necessita di una certa predisposizione personale e di una certa disponibilità di tempo e di denaro. Ragion per cui La maggior parte delle persone tende a fare solo una parte degli accertamenti prescritti in relazione alle proprie patologie conclamate, ai consigli medici, alle voci udite, all’invasività degli esami e non ultimo al caso.

Ai maligni verrebbe da pensare che il continuo restringimento dei parametri che indicano lo stato di salute, magari salverà delle vite, ma certamente aumenta anche di molto il numero dei “malati”, cioè dei clienti del comparto affari sanitario, con grande gaudio del medesimo. Non sarebbe veramente un peccato se tutta questa nuova domanda venisse soddisfatta da un sistema pubblico efficiente che non lascia salire i profitti secondo le “leggi del mercato” sottraendo agli intraprendenti privati un mezzo sicuro per arricchirsi?

Prendiamo il tumore alla prostata. Da indagini fatte in sede autoptica, pare che dopo i sessant'anni un uomo su quattro abbia cellule tumorali in situ. Tuttavia pochi di loro moriranno davvero per tale patologia, la stragrande maggioranza morirà di altro e non si accorgerà neppure di averla avuta. Ma un mio amico anzianotto, ha invece deciso, per stare sul sicuro, di fare gli esami del caso. Purtroppo gli hanno trovato la malattia e da quel giorno si è trovato automaticamente a percorrere il “tunnel del cancro”, composto di medici, cure, ospedali e controlli senza fine. Ad oggi, a diversi anni di distanza, non ne è ancora uscito e dubito che mai ne uscirà. Dopo l’operazione è diventato impotente e incontinente e, magari non c’entra nulla, ma ha anche cominciato ad avere difficoltà a camminare. Inoltre ha sostenuto terapie chimiche e radiologiche non certo piacevoli. La sua vita è cambiata di molto. Sarebbe già morto da tempo se non avesse fatto quell’esame? Probabilmente sì. Forse sì. In realtà nessuno può saperlo di sicuro: l’esperimento non è reversibile. Devo dire che la sua vicenda, al contrario di quanto potrebbe suggerire il buonsenso, non mi ha fatto venire voglia di fare controlli.

Tutto questo armamentario di diagnostica medica passa di solito sotto il nome di prevenzione, ma in realtà nessun esame previene nulla per definizione: serve solo a stabilire se qualche squilibrio nella salute è già insorto, non certo ad evitarlo. Semmai può prevenire un aggravamento. La prevenzione vera consiste nell’adottare quelli che oggi si ama chiamare “stili di vita sani”. Ovviamente gli “stili di vita sani” non sono propriamente la quintessenza del piacevole e del divertente, altrimenti tutti li condurrebbero con entusiasmo. La medicina pare universalmente d’accordo su alcuni consigli il primo dei quali è non accumulare eccessivo peso con la conseguente necessità di una “dieta sana”. Purtroppo ciò si traduce, almeno per la maggioranza delle persone, con mangiare meno di quanto desidererebbero (in certi casi drammaticamente meno), e per lo più cibi che non li attraggono.

Poco sale, pochi grassi, poco zucchero, niente alcol. Vabbè, i medici più “generosi” (non mi riferisco alle parcelle), ti lasciano bere mezzo bicchiere di rosso al giorno (di qualità ovviamente), ma è chiaro che la dose ottimale di bevande alcoliche è zero. Ovviamente niente superalcolici. Dieta variata, ma soprattutto niente “cibi spazzatura”.

Fin qui i medici tradizionali, poi ci sono gli estremisti che vanno ben oltre e prescrivono diete difficili e spesso contraddittorie tra loro: i vegani si complicano la vita cercando di evitare qualunque traccia di cibo di origine animale (ma i funghi, saranno vegetali? Di sicuro animali non sono), d’altra parte c’è chi aborre i carboidrati e consiglia diete proteiche. Alcuni consigliano digiuni intermittenti (be, certo, definitivi sarebbe troppo radicale), i fanatici del “bio” dimenticano che gli unici cibi di origine non biologica sono l’acqua ed il sale, altri attribuiscono tutto il potere non ai soviet, ma alla mente.

Come è facile immaginare una dieta imposta o autoimposta che sia risulta piuttosto deprimente per la maggior parte degli umani, proprio adesso che, per la prima volta in tutta la storia della civiltà dopo secoli di stenti, il popolo minuto poteva mangiare a sazietà! Ma a certi temperamenti le limitazioni piacciono: non ci sono forse sempre stati asceti digiunatori e disprezzatori del corpo fisico che godevano delle privazioni auto inflitte? Nel medio evo certi “santi” si facevano murare vivi dentro cellette minuscole con solo una finestrella per l’aria e il vitto (scarso) dove restavano per tutta la vita, altri preferivano passare decenni in cima ad una colonna. Che dire: de gustibus ...

L’altro grande pilastro dello “stile di vita sano” è il movimento. La vita sedentaria uccide, bisogna allenare il corpo anziché disprezzarlo, far lavorare i muscoli e di conseguenza il sistema cardiocircolatorio se vogliamo mantenere la salute. Via da quella poltrona, basta mangiare merendine, patatine, guardare la televisione e sbevazzare in giro: salta su e vai a correre.

Nulla da dire, sicuramente mantenere il corpo in esercizio (entro certi limiti), fa bene alla salute ed altrettanto sicuramente la vita che la maggior parte delle persone conduce non consente un sufficiente esercizio fisico. Perché? Facile: le condizioni di vita sono migliorate, il lavoro non è più fisicamente faticoso come una volta, spesso si resta seduti tutto il giorno a guardare uno schermo, poi si torna a casa e ci si siede di nuovo a guardare la televisione. Sfortunatamente, però, l’esercizio fisico stanca ed il più delle volte è noioso e sia la fatica che la noia non sono sensazioni piacevoli, per cui non è sorprendente che i più tendano ad evitarle.

C’è, è vero, anche il dritto della medaglia: raggiungere la cima di un monte è faticoso, ma stimolante, coinvolgente, interessante. Purtroppo puoi farlo solo raramente e quel che conta per la salute non è cosa fai poche volte all’anno, ma cosa fai tutti i giorni. Per cui ai più non resta che corricchiare in giro, ma non pensino di trovare una strada di campo piena di margheritine tra amene colline in una magnifica mattinata di primavera, no, si troveranno a fare il giro dell’isolato tra le macchine rombanti cercando di evitare le merde dei cane sul marciapiede. E magari piove pure. Non è divertente, così come non è divertente alzare pesi in palestra, né andare a cambiarsi in spogliatoi odorosi di calzini. Certo, a qualcuno piace (generalmente a chi ne ha meno bisogno), ma a molti no, altrimenti non sarebbero sovrappeso. E poi la palestra non è sotto casa, occorre raggiungerla, infilarsi nel traffico dopo il lavoro o prima del lavoro, comporta uno stress ed un costo: anche lei non è gratuita insomma.

Come per gli esami, il meglio che si può raggiungere è un ragionevole compromesso, ma resta il fatto che non è uno spasso passare il tempo libero dal lavoro, dal mangiare (scarso, mi raccomando e niente alcol), e dal dormire a fare esercizi ginnici. L’equilibrio psichico tende a risentirne, a meno che non sia già compromesso. Sempre quel il mio ex collega cui piacevano i controlli, era invece decisamente meno salutista riguardo al cibo e al movimento: si contentava di iscriversi in palestra, ma poi non ci andava. Il pagamento della quota era sufficiente a soddisfare il suo senso di colpa.

Non sto neppure a parlare del fumo, che come tutti sappiamo è anatema oramai da anni e non soltanto dal punto di vista medico, ma anche morale: in un parco pubblico un passante moderno e inclusivo (ma insostenibile), mi ha fatto pure la ramanzina. Un po’ come succede per quelle che chiamano “dipendenze”. Dipendenze da cosa vi chiederete. Da “sostanze”. Le dipendenze sono considerate inaccettabili indipendentemente da se e quanto le “sostanze”siano realmente dannose dal punto di vista strettamente medico. La parola “sostanza” sembra quanto mai generica, ma in realtà la maggioranza di chi la pronuncia si riferisce ad una dozzina di droghe psicoattive, anche se c’è chi estende il concetto fino al caffè. Dal momento che in realtà si può essere psicologicamente dipendenti da quasi tutto, dalla televisione, al telefonino, al gratta e vinci, ai controlli medici, sospetto che il fattore deciso affinché la “dipendenza” sia deprecabile è che abbia effetti piacevoli: in questo caso è moralmente condannabile, altrimenti può andare. Infatti è indubbio che se il medico ti prescrive una pillola per la pressione, magari perché te l’ha trovata alta una volta misurandotela in ambulatorio, ti crea una “dipendenza” fisica a vita. E la pillola è sicuramente una “sostanza”. Ma non è piacevole, quindi deprecabile, perciò si evita di chiamarla “dipendenza”.

Per quanto riguarda il sesso, invece, la situazione ultimamente pare migliorata, il moralismo sembra aver cambiato bersaglio: la medicina preventiva, a parte qualche recente follia covidiota, non pone limitazioni, lascia fare, quasi incoraggia, purché lo facciate protetti da apposito “device,” sotto controllo medico e muniti di mascherina.

Per riassumere, se fate diligentemente i numerosi esami che il vostro medico vi prescrive (mi raccomando evitate il fai da te), mangiate meno di quanto vorreste e preferibilmente cibi che in linea di massima non vi piacciono, dedicate almeno mezz’ora al giorno del vostro tempo libero a esercizi, non bevete alcol (tendenzialmente zero), non fumate (anatema!), non “assumete sostanze” (tranne la pillola per la pressione), potete dire di condurre una vita sana e di non avere nulla da rimproverarvi qualora improvvisamente vi venisse un infarto o vi trovaste ammalati di tumore. Perché alla fine bisogna pur dire le cose come stanno: condurre una vita sana con dieta adeguata e movimento, evitare abitudini dannose, vi da un certo numero di probabilità in più di vivere a lungo ed in condizioni migliori, ma non vi garantisce nulla. Di certo. qualunque cosa facciate, per quanto assiduo e rigoroso sia il vostro impegno, non vi salverete: prima o poi nel tempo arriverà qualcosa che vi ucciderà.

Se guardate l’intera faccenda dal punto di vista sociale, o da quello del medico (per non parlare dell’industria farmaceutica), la strategia preventiva ha sempre un senso: conviene adottare qualsiasi comportamento che riduca, anche di poco il “rischio di vivere” perché si tradurrà mediamente nell’aumento del numero di anni vissuti in uno stato di salute maggiore per la generalità delle persone che adottano quei comportamenti. A meno che, naturalmente, non si prendano delle solenni cantonate “scientifiche”, come non di rado è avvenuto in passato. Per fare solo un esempio, c’è stato un tempo in cui i medici prescrivevano il salasso più o meno per tutto, ma quasi sempre non serviva a nulla e spesso era nocivo: immagino che anche allora ci siano stati degli scettici cui veniva prontamente chiusa la bocca con la “scienza”. In ogni caso mi pare presuntuoso ritenere che al giorno d’oggi siamo oramai immuni da errori simili.

Dal punto di vista del singolo, le cose si possono vedere diversamente. La maggior parte delle “cattive abitudini” non è adottata per caso, se una persona si comporta in un certo modo, mangia in un certo modo, evita la fatica o fa uso di certe sostanze è sicuramente perché questo comportamento gli da in qualche modo un ritorno positivo. Se fuma, è perché nel contesto in cui si trova, trova piacevole fumare, se smette si priva di questo piacere. In altre parole c’è sempre una contropartita e di questo occorre tenere conto. Una persona razionale non potrà che fare un calcolo costi/benefici per capire cosa gli conviene.

Il medico non potrà che dire che più esami diagnostici il paziente fa, più alte sono le sue probabilità di prendere per tempo una malattia, ma il paziente dovrà comunque chiedersi quanto gli costa tutto ciò rispetto alle probabilità di averne beneficio e solo dopo deciderà quali esami fare.

Il medico non potrà che dire che la quantità ideale di alcol è zero, ma il paziente dovrà valutare quanto gli costa togliere l’alcol dalla sua vita e magari trovare un livello, tra zero e il coma alcolico, che massimizzi il beneficio comparato col rischio che comporta. E dovrà tener conto che qualunque comportamento adotterà non avrà mai la certezza sull’esito, ma solo una stima di probabilità. Il calcolo costi/benefici, insomma, sarà sempre incerto, approssimativo e soggettivo. I professionisti possono consigliare, ma la decisione ultima dovrebbe spettare sempre alla persona. che ha pieno diritto di vivere la sua vita come ritiene più opportuno. Lo ricordo perché, e lo si è visto drammaticamente durante la “pandemia”, ci sono forze molto potenti che spingono a togliere questo diritto alla gente cercando di imporre restrizioni e trattamenti medici o pseudo tali a mezzo della menzogna, del terrorismo mediatico, del ricatto e perfino della forza bruta al solo scopo di guadagnarci su.

Non è tanto un problema di fidarsi o meno della “medicina” o della “scienza” (che comunque come tale è sempre in costante divenire e mai può imporre verità sempiterne), ma di fidarsi o meno delle organizzazioni o delle persone che si spacciano per essere la “medicina” o la “scienza”. Tali organizzazioni o persone sono spesso quanto mai indegne di fiducia in un mondo dove la ricerca e le agenzie sanitarie sono sovvenzionate da chi ha per “mission” dichiarata il vendere medicinali e fare nell’operazione il maggior profitto possibile. Da coloro, cioè che hanno tutto l’interesse a che i malati si moltiplichino e che nessuno possa mai in definitiva essere considerato sano: i sani non si curano e non comprano medicinali.

Concluderei dicendo che non ho nulla contro la medicina preventiva, ma stiamo attenti: l’uomo non è eterno e non pare un grande affare vivere tutta la vita da malati per poi poter finalmente morire sani.

Commenti (29)

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Mostra commenti 29 caricati
    1. triny 1 marzo 2023

      grazie a queste prevenzioni, ai sieri magici, a mia madre dopo 40 anni è tornato il male che la colpì duramente. per 40 anni ha avuto i marcatori sotto la soglia di attenzione e stranamente hanno inizato ad aumentare dopo l'elisir di lunga vita. è bastata 1 singola dose per iniziare a sentire che qualcosa non andava bene. ora dopo un anno e mezzo da quel nefasto giorno ha di nuovo dei noduli che le danno noia e che ieri le hanno detto in fase di eco che è tornato l'"amico" di tanti anni fa. accidenti a tutti, io ho cercato in ogni modo di convincerla a non farlo, ma lei è stata a a sentire altre campane e in fondo aveva ed ha una paura irrazionale del coso19, la propaganda le ha mangiato la ragione. ora chissà cosa la aspetta, dopo la prevenzione santa, la solita trafila chirurgica e poi "medicinale" a base di veleni che spero non riesca nell'intento di portarmela via. odio questa società. deve crollare, deve finire. è fatta da bastardi approfittatori e pecoroni creduloni ipocondriaci. mi fa schifo e mi fanno schifo tutti. io spero nel meterorite.

    1. Maurizio 1 marzo 2023

      L'articolo comunque dimentica la "medicina preventiva" per eccellenza, i cacchini!

      In effetti ritengo il titolo dell'articolo inesatto perché parla di "analisi" preventive, la vera medicina preventiva lasciamola ai miracolosi intrugli che hanno debellato tante malattie nel mondo

    1. LuxIgnis 1 marzo 2023

      Non esiste la prevenzione. Non si può prevenire nulla. In più ci sono diversi studi scientifici che hanno trovato che questa prevenzione fa più male che bene. Notevoli falsi positivi e negativi, irraggiamenti vari, non fanno certo bene.
      Una giusta alimentazione e una giusta attività fisica è quello che basta. Ma una giusta alimentazione non è una dieta, è semplicemente saper riconoscere quello che il nostro corpo tollera e gli fa bene da quello che non lo fa. E non è ciò che piace, perché altrimenti qualunque drogato sarebbe perfetto per questo scopo. La droga piace e molto.
      Al di là del fatto che bisognerebbe assumere cibi e acque che siano i più naturali possibili, visto che puoi fare la migliore dieta del mondo, se mai esiste, ma se continui a prendere i prodotti di massa, prendi anche un'infinità di elementi chimici che il corpo non sa gestire e che si accumulano producendo danni nel tempo.
      Ma c'è una cosa che non viene mai detta, ed è il fatto che non siamo tutti uguali e che quindi quello che fa bene a me può non far bene a un altro.
      È una questione di genetica ancestrale. Tutti noi siamo evoluti in certe zone nel passato e ci siamo adattati a quello che il territorio ci dava per la sopravvivenza, E quindi nel tempo abbiamo imparato a gestire ciò che mangiavamo. Tutti i cibi contengono delle sostanze non sempre gradevoli all'organismo. Per fare un esempio i pomodori che sono magnifici dal punto di vista nutrizionale e buoni contengono molto acido ossalico e nichel che non è benefico.
      La globalizzazione non è una cosa di questi giorni, ma è antica. In ognuno di noi vi sono tracce genetiche di chissà quale parte del mondo. Mescolamenti vari. Quindi è possibile che in ognuno di noi vi siano dei meccanismi genetici non compatibili con la dieta che va per la maggiore nella zona in cui viviamo.
      Questo lo si vede nelle comunità indigene che passano da una dieta per loro tradizionale a una dieta standardizzata. Prima non hanno quasi nessun problema di salute e vedono benissimo, dopo iniziano ad avere svariati problemi e devono ricorrere agli occhiali.
      Oppure lo si può notare negli immigrati specialmente gli africani. Arrivano qui che sono forti come tori e dopo poco iniziano e con loro i loro figli, ad avere svariati problemi.
      Quindi più che una dieta di qualunque genere bisognerebbe cercare di capire quali alimenti usare per la maggiore e quali non usare o usare con parsimonia. E ripeto non è il gusto che può essere un indicatore affidabile. Bisogna saper ascoltare il corpo e non è facile, ma si può fare.

    2. IlContadino 1 marzo 2023

      Parli di pomodori, mi porti alla mente un esempio che ho ascoltato dal dott. Giuseppe Cocca. Hai fame, prendi un pomodoro, succoso, un bel cuore di bue maturo, lo addenti, così com'è, appena raccolto, sei affamato, te lo godi di gusto, ne mangi uno, forse addenti anche il secondo, ma poi sei a posto, il corpo ti dice che può bastare. Stessa situazione, sei affamato, prendi i pomodori, li affetti e li condisci: sale, pepe e olio, magari una fetta di pane abbrustolito, alteri il pasto, il corpo perde i punti di riferimento, molto probabile che ne mangi più del necessario. Questo con dei semplici pomodori. Per dire che più si altera il cibo meno si comprende quanto se ne deve mangiare.
      Mangi un pochetto in più oggi, domani, ogni pasto, e il dottore sta seduto in studio e si frega le mani, come il famoso cinese sulla sponda del fiume;-))

    3. LuxIgnis 1 marzo 2023

      Vero. Poi i pomodori naturali appena colti dalla pianta sono di una bontà 😋

    1. gix 1 marzo 2023

      In fondo la prevenzione, come la supposizione, può considerarsi la madre di tutte le cazzate, non garantendo certezza alcuna. Non direi, per esempio, per chi crede e pratica ardentemente, che una buona e sana preghiera ripetuta ogni giorno con un minimo di partecipazione, non possa ottenere gli stessi risultati di una cura sopravvalutata o persino dannosa. Quello della prevenzione per la salute è un "problema moderno" che di sicuro per secoli non ha limitato in alcun modo le vite e le possibilità di morte degli esseri umani. L'illusione moderna sta nel fatto di credere che la scienza, meglio ancora la ragione umana, sia in grado di prevedere e controllare tutte le infinite declinazioni dell'esistenza umana: un gioco impossibile, evidentemente. In altri tempi non sarebbe quindi stato necessario sentire il parere di un burione qualsiasi, per capire, per esempio, che anche bere una quantità spropositata di acqua (o comunque esagerare qualunque comportamento) può portare alla morte: sarebbe bastato un pò di buon senso.

    1. Teopratico 1 marzo 2023

      Il paradosso è che se ti occorre davvero prenotare una visita non riesci a farla nel sistema pubblico, a me hanno dato appuntamento a Dicembre se volevo la visita nella mia città...

    1. ignorans 1 marzo 2023

      È triste vedere che neppure chi legge Come Don Chisciotte capisce gli articoli che legge.
      L'articolo è una specie di reminder "ricordati che devi morire", ma nessuno lo legge come tale.
      Si tirano fuori storie individuali di smettere di fumare...io ho smesso ecc... ma chi se ne frega se hai smesso...ricordati che devi morire!!
      Non si riesce a fare un salto verso una visione "sociale" delle cose, non si capisce che la visione sociale esclude la visione individuale... si continua a ripetere io, io, io,... ma basta con sto io, io, io... dimenticati di te!!!

    2. IlContadino 1 marzo 2023

      Ciao ignorans, lasciami dissentire, a volte si commenta partendo da una visione ampia delle cose, altre ci si concentra su fattori più ristretti, tipo la propria persona, a me piace ascoltare le storie della gente. Certo se mi dici che ieri sei andato dal parrucchiere non è catturi proprio tutta la mia attenzione, ma se racconti di vicende personali, inerenti all'articolo, che ti hanno particolarmente colpito, allora ascolto con interesse. Lo dico anche perché se c'è un qualcosa che forse forse conosciamo meglio di altro è proprio questo "io". E se siamo qui è perché intendiamo migliorarlo, giusto?! Quindi nulla di male a parlarne, come si può migliorare qualcosa che non si può nemmeno nominare?

    3. ignorans 1 marzo 2023

      Non è che non si possa nominare, puoi fare quello che vuoi. Però ci sono dei livelli. Se si vuol osservare le cose dal punto di vista sociale o ideale o filosofico, non si può dar credito all'io, altrimenti si ricade nella solita discussione da bar... dove finisce sempre tutto a tarallucci e vino
      Se questa è la "controinformazione"....ciao

    1. ducadiGrumello 1 marzo 2023

      O come ti inganni/ se pensi che gli anni/ non hanno a finire/ bisogna morire

    1. uomospeciale 28 febbraio 2023

      Eppure le mie ultime analisi del sangue e delle urine del 1991 sono ancora perfette.
      Ogni tanto quando sento qualche dolorino quà e là mi preoccupo allora apro il cassetto e me le riguardo..
      E niente,... Sempre perfette.

    2. Maurizio 1 marzo 2023

      ahahahahaha fantastica

    1. Giovanni01 28 febbraio 2023

      Abbandonato lo status di lavoratore dipendente, dove per avere permesso di malattia retribuito occorreva il certificato medico, ho smesso di frequentare i medici. Mai stato così bene...

    1. fiurdesoca 28 febbraio 2023

      qualche anno fa ascoltavo il notiziario regionale su rai 1 e dicevano che erano aumentati gli screening ed erano aumentati i casi di cancro. qualche giorno dopo parlando col mio "cerusico" dicevo che se aumentando gli screening aumentavano i casi di tumore bastava non farli. non seppe cosa rispondermi...

    2. Cangrande1965 28 febbraio 2023

      Esatto.

    3. uomospeciale 1 marzo 2023

      Una volta un vecchio anatomo-patologo in pensione mi disse che è molto frequente negli anziani trovare tumori di vario tipo in fase di autopsia nei loro corpi anche se erano morti per altre cause, quindi non per i tumori...
      Magari avevano stirato la zampetta per ictus, infarti, o complicanze di cadute rovinose in casa ( tipicamente la rottura del femore è una notevole causa di morte negli anziani)
      Erano tumori fermi bloccati nel tempo, e che spesso non davano nessun sintomo e nessun segno di esserci.
      Secondo lui chi muore di tumore a 50/60 anni magari lo aveva già dentro da decenni tenuto "bloccato" dal sistema immunitario in un complicatissimo equilibrio fatto di ormoni, enzimi, vitamine e Dio solo sa cos'altro.
      Quando poi per varie cause:
      ( inquinamento, virus, malnutrizione, sostanze tossiche nel cibo malattie autoimmunitarie ecc ecc )
      questo equilibrio va in pezzi allora tutti i vari meccanismi di riparazione cellulare vanno in tilt, il cancro si risveglia, e siamo fottuti.

    1. Cangrande1965 28 febbraio 2023

      Bell'articolo.
      Mai cadere nel trappolone dello "screening" ("Signora, ha un piccolo nodulino al seno. Per precauzione è meglio fare un piccolissimo ciclo di chemio". Entro 5 anni al massimo, la signora morirà. Ma non per il "nodulino").

      Per il fumo... 42 anni di volontaria dipendenza. Il tabacco accende il cervello, fa stare bene è una magnifica dipendenza.

      Ma......a settembre dell'anno scorso sono stato obbligato a smettere (fumavo 30 cigarillos senza filtro al giorno, aspirando. Paragonabili a quattro pacchetti di Marlboro), causa ipertensione da quasi cimitero.

      Come fare ? Mi sembrava IMPOSSIBILE per uno come me. Era inconcepibile restare senza fumo.

      Beh, per farla corta (per chi vuole o deve, ovvio), sotto controllo di un centro delle dipendenze di un ospedale pubblico, ho fatto una cura "a scalare" di 28 giorni, a base di Citisina: un principio attivo contenuto nei frutti di un albero: il maggiociondolo.
      Questo principio attivo simula l'effetto della nicotina, senza le controindicazioni di questa. Già al quinto giorno di "cura" non ho più fumato.

      Praticamente a costo zero, boicottato da tutti gli ospedali occidentali, tranne questo. Comunque, farmaci a base di Citisina si trovano (nei paesi dell'ex blocco comunista si chiama Tabex il prodotto finale. Nato negli anni '60 in Bulgaria).

      Comunque sono più di cinque mesi che non fumo più.

    2. uomospeciale 28 febbraio 2023

      La dipendenza è solo una questione mentale e di forza di volontà
      io ho smesso di fumare 2 pacchetti di Marlboro al giorno senza grossi problemi da un giorno all'altro. ( e ho fumato per più di 25 anni )
      C'e dà dire però, che la voglia di fumare mi è rimasta per quasi un anno.
      E il bello è che non l'ho fatto per ragioni mediche
      ( non ho mai avuto tosse, fiato corto, catarro, pressione alta insomma niente di niente )
      L'ho fatto perché non era più neanche un piacere.
      Era diventata una schiavitù come quanto Peter Griffin aveva il vizio del fumo.

    3. gnorans 28 febbraio 2023

      Si, bell'articolo.
      Limitatamete al fumo, buono a conoscersi il tuo percorso.
      Io ho smesso nel 2000, fumevo da 37 anni, ma per chi vuole smettere ora sapere che esiste la Citisina è un grande aiuto.
      Del fumo si dice di tutto, meno che la dipendenza da nicotina è paragonabile alla dipendenza da cocaina. Io ho smesso, con sacrificio, quando ho capito di essere un drogato da droga pesante.
      Ho la sensazione che la lotta al fumo sia una sceneggiata, basata su scritte sui pacchetti e cazzate sul fumo passivo che evitano il vero problema: la dipendenza dalla nicotina.
      Per questo credo che potresti anche fare il nome della struttura pubblica di cui parli.
      Senza nicotina il cervello non si spegne, è la nicotina che te lo ha sequestrato e te lo riconsegna per un po' ogni volta che fumi.

    4. Cangrande1965 1 marzo 2023

      Sì. La dipendenza da nicotina agisce esattamente come quella da eroina (più che cocaina), agendo sui medesimi recettori.
      Fatto sta, però, che la nostalgia verso il fumo, mi è rimasta, pur non sentendone più il bisogno fisico.
      La struttura è l'Azienda ospedaliera di Verona. Centro dipendenze.

    5. LuxIgnis 1 marzo 2023

      Non conoscevo la citisina. Buono a sapersi.
      Io invece non ho smesso perché a me il tabacco piace. Ma per essere un piacere deve rimanere entro certi limiti. Quindi tanti anni fa sono passato da 30 sigarette al giorno a una decina che però non sono quelle confezionate ma rollate col tabacco e quindi sono la metà di una sigaretta confezionata. In sostanza anche se ne fumo 10 in realtà ne fumo 5.
      Per riuscirci ho usato una sorta di condizionamento psicologico usando il timer del telefono. Fumavo solo quando il tempo suonava. Gradualmente ho dilatato sempre più il tempo fra una sigaretta e l'altro e quindi sono arrivato alle 10 senza fatica. L'importante è non esagerare sin da subito ma che il tutto avvenga gradualmente.
      Comunque il tabacco fa male, e crea una forte dipendenza, ma se mantenuto sotto una certa soglia i suoi effetti nocivi il corpo li compensa facilmente. Ci sono addirittura degli studi che ne evidenziano il suo beneficio in queste modalità.

    6. LuxIgnis 1 marzo 2023

      Interessante notare che la citisina (ho fatto delle ricerche) non è di libera vendita e deve essere preparata dal farmacista sotto ricetta medica, mentre i cerotti alla nicotina, gomme ecc si possono comprare liberamente e con quelli se vuoi ti suicidi. Proprio un mondo al contrario.

    7. Maurizio 1 marzo 2023

      Grazie per la dritta sulla citisina, ci farò un pensiero perché sono anche io un fumatore seriale, per ora senza grossi contraccolpi sulla mia salute ... che io sappia, perché ovviamente evito gli "screening" come la peste.

      Prima della fanta-pandemenza giocavo a calcio a 5/8 fino a 4 volte a settimana, a livello amatoriale con vari gruppi di (ex) amici, colleghi e conoscenti, correvo anche più di gente che non fumava e in certi casi più giovane di me.

      Quando dopo le carcerazioni di massa hanno iniziato a dire "ricominciamo a giocare, tanto siamo tutti vaccinati" ho smesso e mi sono dedicato ad altro.

    8. Cangrande1965 1 marzo 2023

      Esattamente.
      Costa pochissimo, è efficacissima, ma è pressoché clandestina.
      Da qui si evince che le campagne anti-fumo sono tutta fuffa.
      Sono un cavallo di troia, tra i tanti, per scardinare le libertà.

    1. Servus 28 febbraio 2023

      I romani dicevano "In media Virtus". E avevano ragione. Per tutti i piaceri della vita ricordiamoci di questa massima. Faccio un esempio mio: in passato ho esagerato con il caffè, a causa delle maledette macchinette da caffè, costava poco e via con il caffè e le sigarette. Questo mi ha portato una malattia cronica intestinale, che ho fermato smettendo prima con le sigarette poi con il caffè. Ora sto bene, il caffè e le sigarette mi danno la nausea da lontano, ma se non avessi esagerato berrei ancora volentieri il caffè.
      La USL invece continua a inviarmi ogni anno una lettera per un esame preventivo della malattia di cui non soffro più. Straccio la lettera e addio medici. Con il Covid altre lettere per vaccini e multe, tutte gettate nella stufa. La medicina preventiva per me non esiste, specialmente ora che i medici sono diventati così specialisti che non riescono più a capire che i vaccini del Covid sono inutili e mortali (per dirla in modo bonario).

    1. ignorans 28 febbraio 2023

      Il problema è sempre lo stato. Gli stati moderni si sono messi in testa di assecondare i desideri dei singoli. Enorme cazzata! Che mostra come non si comprenda l'uomo. Non si devono assecondare i desideri della gente, perché i desideri non hanno mai fine e fare questo conduce al disastro sociale. E soprattutto rivela la carenza di equanimita.
      Per quale motivo uno stato deve spendere 500.000 euro in fortutissime cure anticancro (che conducono comunque alla morte) per una persona e per un altro niente? È ingiusto, non è equanime, è uno stupido spreco. Solo perché uno è "malato"? Ma che cosa ha causato quella malattia? Normalmente è la persona stessa la causa. Quindi? Possiamo capire che è tutta una buffonata senza senso?

    1. uparishutrachoal 28 febbraio 2023

      I piaceri hanno una loro gerarchia, e secondo le leggi naturali, il gioco consiste nel rinunciare a un piacere grossolano per ottenerne uno più sottile.
      Mangiare tanto è un piacere immediato e assicura una condizione di atarassia e appagamento tale da condurci fuori dalla depressione, ma così rinunciamo al piacere di sentirci leggeri e vitali..quindi bisogna scegliere quale piacere preferiamo, quale piacere ci distrugge per abbassarci e quale ci distrugge per innalzarci, perché fermi non possiamo restare e le strade che si aprono vanno in direzioni opposte...e quella in cui siamo presentemente ha il diritto di prelazione perché l'inerzia ci immobilizza dove siamo.
      Questo, per dire che i sacrifici, sia nella dieta che in altre cose, hanno senso solo se ci aprono alla percezione di condizioni gradevoli, mentre il sacrifico fine a se stesso per mortificare il godimento con foga penitenziale, ci fa ammalare oltreché deprimere se inevitabilmente lo trasgrediamo, o ci fa perdere l'anima se siamo talmente volitivi da sostenerlo, perché in tutti i casi perdiamo il rapporto con i nostri desideri reali per sostenere desideri mentali.
      Se poi consideriamo la congiura in atto per indebolire l'essere umano, va da se che i modelli salutisti sembrano fatti apposta per farci ammalare prima e peggio.
      Basta vedere l'accanimento contro il fumo e la connivenza verso l'alcol che è pure pubblicizzato senza ritegno, mentre la nocività del secondo è incomparabile rispetto al primo..ma mentre il fumo rafforza la percezione di se stessi, l'alcol la distrugge, e quindi è ben visto come coadiuvante alla cura destrutturante a cui siamo sottoposti da parte di chi ci comanda.
      Idem per quanto riguarda le analisi, e se un fine può essere ingrassare i clienti di big pharma, l'altro fine è quello di ipocondrizzare la gente per indebolirla e come al solito, renderla schiava..che dottori o politici servono a questo scopo.
      Per questo è quarant'anni che non vado da dottori e neppure faccio analisi, fumo come un turco ma sono diventato astemio, perchè l'alcol è una brutta bestia, e dopo avermi cecato un occhio ho deciso che è meglio non averci niente a che fare tranne che in casi estremi..
      Le camminate che faccio sono piacevoli sgranchimenti e prima di mangiare chiedo al corpo cosa vuole e poi lo accordo con le voglie della mente, così creo un'accoppiata perfetta tra il diavolo e l'acqua santa.

    1. IlContadino 28 febbraio 2023

      L'ultima frase dell'articolo me la disse qualche tempo fa mio padre, stesse parole, pari pari, giudicava non troppo positivamente il mio modo di alimentarmi, ai sui occhi vivo da malato.
      È sempre una questione di punti di vista, anzi di giudicare gli altri, che non è mai cosa buona e giusta. Voglio dire, il mio modo di alimentarmi è mio, me lo tengo stretto perché mi garba, ma gli altri che facessero cosa gli pare, ad ognuno il suo, e così dovrebbe essere per tutti, in tutto, e il top sarebbe: zero lamentele, perché una scusa per lamentarci del nostro stato psicofisico la troviamo sempre, e non va bene;-)
      Agli occhi di una persona sedentaria sono un fanatico dell'attività fisica, magro da far paura.
      Agli occhi di un atleta sono un debosciato fannullone, decisamente sovrappeso.
      Agli occhi di un crudista sono un ingordo baghino alcolizzato.
      Agli occhi di mio padre mangio come un malato.
      Ai miei occhi niente da eccepire, in me e in nessun altro.
      Tutta sta pappardella per dire: fate come cazzo vi pare, purché vi faccia stare in pace;-)))

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