Matteo Renzi, il “Sistema” e i magistrati fiorentini

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Che un giorno Megas, da sempre fervido oppositore del “Sistema”, potesse concordare su un qualcosa con Matteo Renzi, uomo del sistema a pieno titolo, non mi sarebbe mai passato per la testa.

Ed invece, della serie “Mai dire Mai”, ecco che – sia per le evidenze da lui esposte che per conoscenza diretta di fatti concreti – mi trovo per onestà intellettuale a dovermi schierare dalla parte del mio concittadino. Il tema in questione, che lui stesso espone con estrema chiarezza e precisione, riguarda il modo, a dir poco distorto, di come verrebbe gestita la giustizia nelle procure toscane ed in particolare in quella del capoluogo.

In sostanza Matteo Renzi, che il “sistema” con il quale viene gestita la giustizia nel nostro paese, lo conosce alla perfezione – per aver partecipato (per sua stessa ammissione), a molte nomine in magistratura attraverso il noto sistema di correnti gestito da Luca Palamara (tanto per ricordarne alcune la giudice Marilena Rizzo a Presidente del Tribunale di Firenze ed vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura [CSM], Giovanni Legnini e Davide Ermini) [1] – ci evidenzia e pone alla nostra attenzione, come alcuni magistrati (nello specifico quelli operanti attualmente nella Procura di Firenze), agiscano a livello di prontezza e velocità, in modo inversamente proporzionale alla gravità dei casi trattati ed addirittura, all’occorrenza, persino in violazioni delle disposizioni della Suprema Corte di Cassazione.

Senza girarci intorno, il leader di Italia Viva, confida agli italiani di non fidarsi di questi magistrati, confessandoci in modo papale papale che secondo lui, opererebbero a comando. E se lo dice lui, che come abbiamo visto ha avuto il potere di far nominare il presidente dello stesso Tribunale dove operano i suddetti magistrati ed addirittura di scegliersi i soggetti che ricoprono la più alta carica in magistratura al CSM…. beh, è naturale che gli italiani debbano crederci e veramente prendere atto che il sistema esiste e tutt’ora opera indisturbato.

E’ chiaro che Renzi parla, perché come ben noto, lui ed alcuni suoi amici appartenenti alla lobby del “Giglio Magico” oltre che i suoi più stretti familiari, sono coinvolti a vario titolo in indagini e rinvii a giudizio che prospettano loro processi nel prossimo futuro. Ma questo non toglie che quello che Renzi prospetta, non possa essere giusto ed estremamente deleterio per il nostro paese e soprattutto per i cittadini non di “rango” ed estranei alle appartenenze, che si trovano impotenti a subire la forza ed i soprusi del sistema stesso.

Il disegno e la descrizione dei fatti che Renzi espone, direi è piuttosto chiaro, e si raffigura in una particolare avversione che apparentemente la magistratura fiorentina avrebbe nei suoi confronti in quanto personaggio politico di spicco. Tanto che si lamenta del fatto che lui ed il suo entourage sarebbero, a detta sua, sottoposti ad un trattamento che andrebbe oltre quelli che sono i limiti consentiti dalla legge. Un disegno che Renzi espone, anche attraverso i molti libri che scrive e che poi puntualmente trova conferma nella realtà. Le assoluzioni dei suoi genitori in appello e quella del padre della deputata di Italia Viva Maria Elena Boschi, dopo le lunghe sofferenze ed i supposti maltrattamenti giudiziari ampiamente esposti nelle pubblicazioni, sono la conferma che le tesi dell’istrionico deputato fiorentino, non sono poi così tanto campate in aria.

A conferma delle ragioni di Renzi, è arrivata in questi giorni, la notizia dell’archiviazione dell’indagine riguardante  il suo braccio destro Marco Carrai. Un’inchiesta durata tre anni, per la quale già un anno fa Renzi nel suo libro aveva evidenziato come non ci fosse nessuna notizia di reato. Un’indagine questa, dalla quale come sappiamo sono state prelevate prove per l’inchiesta più grande che vede l’intero gota del “Giglio” a vario titolo, prossimo alla sbarra per i reati di finanziamento illecito ai partiti, corruzione, riciclaggio, traffico di influenze. Sto parlando del caso Open, la famosa fondazione legata a Renzi ed alla sua carriera politica, la quale è anche oggetto della diatriba legale più forte in corso fra i magistrati fiorentini titolari del fascicolo e Renzi stesso, proprio per le presunte violazioni delle disposizioni emesse dalla Cassazione riguardanti gli atti di indagine.

Come dicevamo, puntualmente i giudici nel provvedimento di archiviazione del caso-Carrai hanno ricalcato quanto Renzi stesso aveva già scritto, con parole molto simili, un anno fa nella prima pubblicazione de “il Mostro” nel capitolo dedicato proprio a questa storia: “Una ipotesi di reato che non c’è. Un inspiegabile interrogatorio notturno. Una particolare modalità di procedere per cui la finanza mette per iscritto una cosa e il Pm fa l’opposto. Intercettazioni senza senso”. [2]

Renzi, che oltre a conoscere bene il sistema, stupido non è, non ha perso tempo (e direi giustamente), a puntare il dito sul Pubblico Ministero che ha svolto le indagini del caso-Carrai. Guarda strano, ironia della sorte, lo stesso magistrato che la sera del 6 marzo 2013 fu tra i primi ad entrare nell’ufficio del manager del Monte dei Paschi di Siena, David Rossi, poco dopo che questi fu trovato morto in terra nel vicolo senese, dopo essere volato giù dalla finestra del suo ufficio dentro Rocca Salimbeni a Siena.

Sto parlando del magistrato Antonino Nastasi, allora operativo alla Procura di Siena, poi trasferito a Firenze ed oggi indagato dalla Procura di Genova, proprio in merito al caso Davide Rossi ed alle molte anomalie e mancanze che con il tempo sono venute fuori, in relazione all’attività di indagine svolta.

A questo punto, per Matteo Renzi, comparare l’operato del magistrato nei due diversi casi e mettere in evidenza la totale diversità di incisività in rapporto soprattutto alla gravità dei due eventi, è stato per lui un gioco da ragazzi.

Da una parte abbiamo il magistrato Nastasi super scrupoloso che si attiva immediatamente con indagini invasive ed accurate vivisezionando per ben 3 anni la famiglia Carrai, per accertare con cura che non ci fossero collegamenti criminosi con la signora Banybah, assistente personale del presidente della Repubblica del Togo, fermata all’aeroporto di Firenze (di cui Carrai è presidente), con in borsa una somma di contanti fuori dai limiti di legge; e dall’altra abbiamo lo stesso magistrato Nastasi – che di fronte alla morte di una delle figure più importanti per ruolo del Monte dei Paschi di Siena (banca sotto inchiesta da mesi e prossima ad un “crack” epocale), volato giù da una finestra – che insieme ai suoi colleghi Marini e Natalini (anch’essi sotto indagine a Genova), nel tempo di bere un caffèsenza nemmeno svolgere accuratamente le indagini (come il reperire le celle telefoniche) ed addirittura disponendo la distruzione di prove fondamentali come i fazzolettini insanguinati trovati nel cestino – archiviano la pratica come suicidio.

Ora, Renzi può stare anche antipatico e sinceramente simpatico non lo è! Ma su quanto da lui esposto in merito all’operato di certi magistrati, non possiamo non porci domande e riflettere: ne vale del nostro stato di diritto e delle vite di noi cittadini!

Quindi, non possiamo esimerci dal riflettere che passare da quello che accade a Renzi – che certamente ha tutti i mezzi (economici e mediatici) a sua disposizione, per difendersi e persino contro-attaccare – a quello che potrebbe succedere e succede ad ognuno di noi comuni mortali, in conseguenza dell’operare in linea con le logiche e gli interessi del sistema di certi magistrati, il passo è breve e direi estremamente necessario da affrontare.

Megas, come detto, per conoscenza diretta, ha potuto constatare su carta, che tale modo di operare nella magistratura fiorentina parrebbe essere abituale. Tanto che altri magistrati fiorentini, in totale spregio alla giustizia, si rifiutano di esercitare l’azione penale e di svolgere indagini di fronte ad evidenti e circostanziati reati, ben più gravi di quello che avrebbe potuto essere addebitato a Carrai e poi archiviato dopo tre anni di indagini.

Sto parlando di un magistrato ben preciso (di cui non faccio il nome per segretezza di indagini), che documenti alla mano, per ben due anni non ha fatto niente per esercitare l’azione penale e di fronte alle risultanze delle indagini (costretto infine a disporle dopo più di un anno, di fronte ad una precisa istanza che evidenziava in modo palese i fatti criminosi), le quali confermano in pieno i reati, oltre ad evidenziare anche un chiaro favoreggiamento da parte di una amministrazione comunale nei confronti di un privato (sulla quale sarebbe opportuno far luce), si rifiuta ancora di procedere. Non solo, in violazione delle disposizioni della Corte di Cassazione, ha gestito tutto il fascicolo, senza procedere all’iscrizione degli indagati nell’apposito registro (stante l’aver disposto le indagini), senza procedere ne a richieste di rinvio a giudizio, ne di archiviazione presso il Giudice delle indagini preliminari (GIP). Nella sostanza ha gestito la pratica come se la carica pubblica che ricopre fosse l’ufficio di casa sua, nascondendo ogni atto ai canali ufficiali della Procura, e ripeto in completa violazione delle norme procedurali imposte dalla Cassazione, in totale violazione dei diritti del denunciante e facendosi spregio del principio giuridico che prevede un controllo giurisdizionale sull’attività del magistrato stesso.

Non sto parlando di un sequestro amministrativo di 80 mila euro circa ad una Signora, assistente del Presidente del Togo, che per suo conto, atterrà all’aeroporto di Firenze per andare a fare spese in un famoso negozio del centro in via Tornabuoni, e dietro al quale si sono persi tre anni di tempo tra intercettazioni e perquisizioni per poi arrivare all’archiviazione. Sto parlando di reati che hanno provocato danni a privati per milioni di euro, danni erariali allo Stato italiano per decine di milioni di euro e quasi certamente danni ai concorrenti che svolgono la stessa attività in maniera lecita, rispetto alla totale abusività in cui li svolge l’azienda oggetto dei documenti che Megas ha avuto modo di visionare direttamente; e per i quali la Procura fiorentina (nello specifico il magistrato titolare del fascicolo), non ha dedicato neanche un minuto del suo tempo per i dovuti accertamenti ed esercitare quell’azione penale che è nel compito dell’ufficio che ricopre.

Evidentemente Matteo Renzi ed i suoi “fratelli”, occupano tutto il tempo e la mente della Procura di Firenze, che per i cittadini normali ne rimane ben poco, oppure c’è dell’altro nel “Sistema”?!

“Lo scopriremo solo vivendo!”

di Megas Alexandros

Fonte: Matteo Renzi, il “Sistema” ed i magistrati fiorentini – Megas Alexandros

Note:

[1] Renzi ed Ermini “fratelli” coltelli: è l’inizio del terremoto politico italiano? – Megas Alexandros

[2] Tre anni di indagini a vuoto: archiviata l’inchiesta contro Marco Carrai – ilGiornale.it

 

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