Mascherine e guanti monouso per la COVID: il costo ecologico

 

Reynard Loki – Counterpunch.Org – 22 aprile 2021

 

Una delle caratteristiche più distintive dell’era COVID-19 è l’uso pubblico e quotidiano di dispositivi di protezione individuale (DPI), principalmente sotto forma di mascherine facciali monouso e guanti in lattice. E mentre questi strati sottili proteggono noi e gli altri dal trasmettere e contrarre la SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus che causa la malattia delle basse vie respiratorie, gli scienziati stanno iniziando a capire quanto questi oggetti possano essere dannosi per gli ecosistemi e la fauna selvatica.

La richiesta di DPI ha messo alcuni Paesi in assetto di guerra, per dare ai governi ampi poteri da tempo di guerra, in modo da controllare l’economia e costringere le imprese private a unirsi alle lotte nazionali contro la pandemia. “Il nostro piano nazionale lancia uno sforzo di guerra su larga scala, per affrontare le carenze di approvvigionamento, aumentando la produzione e le attrezzature protettive, siringhe, aghi, e così via“, ha detto il Presidente Joe Biden a gennaio. Anche l’inventore della mascherina salvavita N95, la favorita dagli operatori medici in prima linea, il dottor Peter Tsai, ha detto che i Paesi dovrebbero fare scorta di DPI come se fossero sul piede di guerra. “Le armi non sono redditizie”, ha detto in agosto. “Ma hanno bisogno di avere le armi e poi non le usano per 10 o 20 anni. Bisogna considerare questo tipo di DPI come armi militari”. La maggioranza degli Stati americani, così come il Distretto di Columbia e Puerto Rico, hanno istituito “ordinanze per le mascherine” che richiedono alle persone di indossare coperture per il viso in pubblico, in modo da limitare la diffusione di COVID-19.

Ma mentre queste “armi” che combattono il coronavirus hanno dimostrato di essere salvavita per gli esseri umani, un numero crescente di non-umani, le sta scoprendo come una minaccia nuova di zecca, e spesso mortale, che ha improvvisamente disseminato di questi rifiuti il loro habitat naturale. Un problema principale è che le mascherine facciali e i guanti di lattice sono usa e getta, e la gente spesso non li smaltisce correttamente. Quante volte avete visto una mascherina o un guanto usato che giace sulla strada o incastrato in un cespuglio o che galleggia in un corso d’acqua? Benvenuti nel nuovo problema di inquinamento del mondo (come se il flagello dei rifiuti di plastica non fosse un problema sufficiente per l’ecosistema globale).

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le mascherine in tessuto che dovrebbero essere usate per combattere la pandemia, sono fatte di tre strati di tessuto: uno strato interno di materiale assorbente come il cotone, uno strato intermedio di materiale tessuto non tessuto, non assorbente, come il polipropilene, che è un tipo di plastica, e uno strato esterno di materiale non assorbente, come il poliestere. Ciò significa che queste mascherine, se buttate via impropriamente, hanno il potere di minacciare gli ecosistemi per molti decenni, anche secoli, a venire. In una discarica il polipropilene impiega dai 20 ai 30 anni per decomporsi. Il poliestere può impiegare fino a 200 anni. I ricercatori dell’University College London Plastic Waste Innovation Hub hanno recentemente pubblicato un rapporto che stima che se tutti i britannici indossassero una mascherina monouso ogni giorno per un anno, si produrrebbero circa 70.000 tonnellate di rifiuti di plastica.

Nell’agosto 2020, durante un progetto di pulizia di un canale nella città olandese di Leida, gli scienziati hanno scoperto un pesce intrappolato in un guanto di lattice, una scoperta che li ha spinti a indagare se questo problema fosse più diffuso. I loro timori hanno trovato presto conferma: in pochi mesi, i ricercatori hanno trovato centinaia di mascherine facciali abbandonate negli canali storici della città. Le loro scoperte sono state rese note in un rapporto di marzo, pubblicato sulla rivista Animal Biology, sull’impatto che i rifiuti di DPI stanno avendo sulla fauna selvatica. La triste conclusione: tutte quelle mascherine e guanti in lattice stanno uccidendo uccelli, pesci e altri animali selvatici in tutto il mondo. I ricercatori del Naturalis Biodiversity Center, dell’Istituto di Biologia dell’Università di Leida e dell’Institute for Water and Wetland Research, tutti con sede nei Paesi Bassi, hanno detto che gli animali rimangono impigliati nei rifiuti, mentre altri, scambiandoli per cibo, fatalmente muoiono dopo averli ingeriti. Alcuni animali stanno addirittura costruendo nidi con questi rifiuti.

Come sempre con questi oggetti monouso, davvero non ci si bada, finiscono nell’ambiente molto presto. Cominciano a diventare un vero problema“, ha detto alla CNN Auke-Florian Hiemstra, biologo del Naturalis Biodiversity Center di Leida e coautore del rapporto. “Penso che sia paradossale che i materiali che ci proteggono siano così dannosi per gli animali intorno a noi“, ha aggiunto.

Gli scienziati hanno incluso esempi specifici nel loro studio, come un pesce persico (Perca fluviatilis) morto intrappolato in un guanto di lattice “con solo la coda che sporge” nei Paesi Bassi; una folaga comune (Fulica atra) che ha costruito un nido con una mascherina, sempre nei Paesi Bassi; un pettirosso americano (Turdus migratorius) impigliato in una mascherina nel British Columbia; un giovane falco pellegrino (Falco peregrinus) i cui artigli sono rimasti impigliati in una mascherina nello Yorkshire; i pulcini di un cigno reale (Cygnus olor) con maschere avvolte intorno ai loro becchi nel lago di Bracciano, vicino a Roma, Italia; e una volpe rossa (Vulpes vulpes), impigliata in una mascherina, e un riccio europeo (Erinaceus europaeus), impigliato in un guanto, entrambi nel Regno Unito. DPI sono stati trovati anche nello stomaco di cani randagi. La lista continua e, purtroppo, continuerà ancora: Hiemstra ha avvertito che l’intero regno animale potrebbe alla fine subire un grave impatto dovuto ai rifiuti umani per COVID-19.

“Ha senso che gli uccelli siano stati segnalati: si fanno notare e c’è molta gente che li guarda”, ha detto Greg Pauly, erpetologo e co-direttore del Natural History Museum of Los Angeles County, che sospetta che i rifiuti di DPI siano stati ingeriti da molti animali selvatici – un problema serio, il cui impatto non sarà mai pienamente compreso. “L’ingestione non è qualcosa che si può vedere facilmente, e quasi nessuno la sta valutando”, ha detto, raccomandando che i biologi della fauna selvatica conducano più necroscopie di animali selvatici di tutte le specie per raccogliere dati per studi futuri.

Più di 30 anni fa, l’Ocean Conservancy, un gruppo ambientalista senza scopo di lucro con sede a Washington, D.C., ha lanciato l’International Coastal Cleanup (ICC), un evento globale di raccolta dei rifiuti per eliminare la spazzatura oceanica, principalmente sotto forma di rifiuti di plastica. Ogni anno, i volontari degli stati e dei territori degli Stati Uniti e di più di 100 Paesi del mondo si riuniscono per partecipare a un evento di pulizia in loco. La pandemia di COVID-19 ha ampliato l’ambito dell’evento: Nel luglio del 2020, Ocean Conservancy ha aggiunto una nuova categoria di rifiuti a Clean Swell, l’app [di telefonia] mobile che i volontari usano per registrare il loro lavoro di pulizia: “DPI”.

A marzo, il gruppo ha pubblicato un rapporto sulla crescente minaccia di inquinamento da DPI e ha scoperto che, sulla base di un sondaggio di volontari e coordinatori ICC, condotto all’inizio del 2021, il 94% degli intervistati ha osservato l’inquinamento da DPI durante una pulizia nel 2020, durante la quale più di 100.000 pezzi di DPI – principalmente maschere e guanti – sono stati raccolti sulle spiagge di 70 Paesi. Più della metà degli intervistati ha dichiarato di vedere i DPI che sporcano le loro comunità ogni giorno.

Cosa possiamo fare? “Incoraggiamo davvero le persone a usare mascherine facciali riutilizzabili“, ha detto alla CNN Liselotte Rambonnet, biologa presso l’Istituto di Biologia dell’Università di Leida e coautrice del rapporto Animal Biology,. “Tutte le interazioni che abbiamo trovato erano con mascherine facciali monouso perché sono poco costose e possono essere perse più facilmente“, ha aggiunto. Purtroppo, i DPI monouso non possono essere riciclati, quindi devono andare nella normale spazzatura. Quando lo fai, assicurati che tutti i DPI contaminati vengano smaltiti in un bidone coperto e foderato con un sacco della spazzatura, e che siano sempre fuori dalla portata di bambini e animali domestici. In nessun caso si devono semplicemente gettare i DPI usati per strada o in un corso d’acqua.

Inoltre, è fondamentale tagliare le due cinghie dell’orecchio su ciascun lato della mascherina, prima di gettarla, per ridurre la possibilità che la fauna selvatica vi rimanga impigliata. E cogliamo l’occasione per guardare il quadro generale: come tutti i nostri rifiuti medici e di plastica hanno un impatto sul mondo naturale e cosa possiamo fare per ridurre questa crisi di inquinamento globale.

Mentre proteggiamo le nostre comunità, e noi stessi, di fronte a questa minaccia invisibile, possiamo anche fare di più per proteggere le nostre comunità e il nostro oceano dagli impatti della pandemia“, scrive Janis Searles Jones, il CEO di Ocean Conservancy. “Una volta che la necessità di DPI si attenua con la fine della pandemia, abbiamo una reale opportunità di ridurre la nostra impronta complessiva di plastica e di garantire che la plastica che usiamo sia riciclabile, fatta di contenuto riciclato, e che stia alla larga dall’oceano e dal nostro ambiente“.

Ma anche se cambiamo il nostro comportamento ora, quando si tratta di smaltimento dei DPI, potrebbe essere troppo tardi. Secondo un rapporto di OceansAsia, un gruppo di conservazione marina con sede a Hong Kong, si stima che solo nel 2020 siano stati immessi nell’oceano 1,56 miliardi di mascherine facciali. “Anche se prendiamo provvedimenti domani, per centinaia di anni ci saranno mascherine facciali che galleggeranno nell’oceano, che continueranno ad avere un impatto sulla nostra fauna selvatica“, ha detto Hiemstra. “Temo che ciò durerà a lungo e, purtroppo, il problema in effetti non farà che peggiorare nel tempo“.

 

Reynard Loki è autore presso l’Independent Media Institute, dove lavora come redattore e corrispondente principale per Earth | Food | Life.

 

Link: https://www.counterpunch.org/2021/04/22/the-ecological-toll-of-disposable-covid-masks-and-gloves/

Scelto e tradotto da NICKAL88 per ComeDonChisciotte