Mai marciare su Mosca

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di Nestor Halak

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Il generale inglese Montgomery lo aveva detto chiaramente nella regola numero uno del suo libro sulla guerra: mai marciare su Mosca. Ma l’occidente sembra trovare irresistibile il tentativo e, periodicamente, crede di poterlo fare pagando un prezzo ragionevole. Così è stato anche stavolta.

Nonostante ciò che urla la propaganda ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, quella di Mosca è anche stavolta la risposta al tentativo occidentale di distruggere la Russia, non è un tentativo russo di espandere ad ovest il suo potere. E tanto meno, ovviamente, l’opera di un pazzo megalomane. Il nuovo occidente globalista, quello cioè fondato sulla imposizione del modello e del potere americano su tutto il mondo, non ha radunato grandi eserciti sui confini, ma ha agito con metodi subdoli, indiretti, guadagnando paese su paese, terra su terra, nel tentativo di smembrare l’immenso territorio russo, come si fa con un carciofo, per poi sferrare un colpo decisivo quando sarebbe stato oramai troppo tardi per reagire.

Anche stavolta, la Russia ha trovato una classe dirigente in grado di opporsi ed ha atteso fino all’ultimo, fino a poco prima che andasse in scena il finale. Dopo una lunga e paziente attesa, ha infine rotto gli indugi ed ha iniziato la reazione. La guerra appena cominciata non è contro l’Ucraina, l’Ucraina di oggi è solo una marionetta in mano a chi comanda a Washington, la guerra è sostanzialmente contro gli americani che sono oramai non tanto la potenza egemone dell’occidente, ma pressoché i padroni assoluti dell’occidente, lo hanno dichiarato apertamente quando è stato detto che la storia era finita.

Nella strategia statunitense quella ucraina è sostanzialmente una trappola: vogliono attirare la Russia in una guerra di logoramento combattuta per conto loro da popolazioni per loro irrilevanti che dovrebbe durare a lungo e portare la Russia alla capitolazione per esaurimento delle risorse, come la Germania nella prima guerra mondiale. Risorse, peraltro immensamente inferiori a quelle dell’impero americano. Dato che la dirigenza russa non è composta da personaggi come Draghi, Mattarella, Salvini, Speranza e Di Maio (non cito i nani e le ballerine), non è pensabile che non capiscano la strategia americana, per cui hanno sicuramente una controstrategia per contrastarla, anche se la guerra è iniziata sostanzialmente per mancanza di alternative. Una cosa è certa, questo conflitto è percepito come esistenziale per la Russia, quindi sarà portato avanti fino in fondo, se necessario fino alle estreme conseguenze. Questo Putin l’ha detto con chiarezza e non c’è motivo per non credergli.

La guerra è iniziata nell’anno secondo dell’era Covid, un momento di grande trasformazione dell’occidente che da un regime di democrazie liberali si va trasformando con grande rapidità in un regime autoritario e totalitario. La finanza, le grandi corporations, segnatamente anglosassoni e le grandi agenzie dello stato profondo americano hanno oramai preso il controllo diretto dello stato eliminando quasi completamente il peso dell’elettorato negli equilibri di potere, fidando sulle nuove tecnologie per un controllo sempre più capillare della popolazione e sulla sempre più pervasiva propaganda. La mancanza di responsabilità verso nessuno, unita alla incredibile avidità di guadagno tipiche del nuovo regime hanno, a mio avviso, anche l’effetto di indebolire l’occidente nel suo complesso: basta vedere cosa è accaduto e sta accadendo con le misure anti covid e con la vaccinazione di massa: che danni stanno procurando e procureranno in futuro anche solo alla capacità militare?

Leggo teorie secondo le quali il disciplinamento ottenuto tramite l’emergenza “sanitaria”, sarebbe in sostanza servito a preparare le masse ad una situazione di guerra: del resto molte delle misure adottate dai confinamenti, ai coprifuoco, ai lasciapassare, sono tipici di una situazione bellica. Tuttavia trovo difficile credere che possa servire davvero. Secondo voi il popolo italiano è adesso più pronto ad entrare in guerra rispetto a due anni fa? Qualcuno combatterebbe davvero? Ci sarebbero più possibilità di vincere? Perché in fondo la vittoria, che non è la semplice distruzione del nemico, ma il conseguimento dei risultati che ci si era prefissi nell’iniziare la guerra, è tutto ciò che conta.

A questo punto le sorti future del mondo dipendono da come si svilupperanno le cose, da chi alla fine ne uscirà vincitore, seppure qualcuno lo farà. Nella situazione in cui siamo, non si può vincere tutti, ma perdere tutti si può eccome. Banalmente, una guerra è sempre un’incognita, si sa come comincia, ma non come finisce, altrimenti non ci sarebbe alcun bisogno di combatterla. Naturalmente gli esperti nel ramo possono azzardare previsioni, ma nessuno conosce realmente l’esito, l’evento è troppo complesso per essere prevedibile ed i profeti, da che mondo è mondo, non hanno mai dato buona prova di sé, anche se agli uomini piace molto credere alle profezie perché danno loro l’illusione di poter controllare gli eventi. Per cui troverete sempre qualcuno che giura che finora le cose sono andate esattamente come previsto da Isaia, Mohammed o Nostradamus. Mi sa, però, di non andare molto lontano dal vero se dico che ci aspettano tempi difficili e i brillanti strateghi che abbiamo al comando, di certo non aiuteranno a migliorarli.

Nestor Halak

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