L'ultima intervista di Paolo Borsellino ''dedicata'' a Berlusconi

Da www.indicius.it

Ripresentiamo la trascrizione dell’intervista rilasciata dal magistrato
Paolo Borsellino il 19 Maggio 1992 ai giornalisti Jean Pierre Moscardo
e Fabrizio Calvi, così come è andata in onda in
televisione. L’intervista venne registrata quattro giorni prima
dell’attentato di Capaci in cui fu ucciso Giovanni Falcone. Due mesi
dopo (il 19 luglio) lo stesso Borsellino fu ucciso nell’attentato di
via D’Amelio a Palermo.
In questa intervista si parla dei rapporti
tra Berlusconi e la mafia.

A seguire troverete il link al decreto d’archiviazione del 3 maggio
2002 del gip di Caltanissetta per le stragi Falcone e Borsellino dopo
le indagini su Berlusconi (Alfa) e Dell’Utri (Beta): motivo in
più per non credere a quello che ci raccontano sulle stragi di
Capaci e via D’Amelio…Borsellino
Sì, Vittorio Mangano l’ho conosciuto anche in periodo
antecedente al maxi-processo e precisamente negli anni fra il 1975 e il
1980, e ricordo di aver istruito un procedimento che riguardava delle
estorsioni fatte a carico di talune cliniche private palermitane.
Vittorio Mangano fu indicato sia da Buscetta che da Contorno come “uomo
d’onore” appartenente a Cosa Nostra.

Giornalista
“Uomo d’onore” di che famiglia?

Borsellino
L’uomo d’onore della famiglia di Pippo Calò, cioè di quel
personaggio capo della famiglia di Porta Nuova, famiglia della quale
originariamente faceva parte lo stesso Buscetta. Si accertò che
Vittorio Mangano, ma questo già risultava dal procedimento
precedente che avevo istruito io e risultava altresì da un
procedimento cosiddetto procedimento Spatola, che Falcone aveva
istruito negli anni immediatamente precedenti al maxi-processo, che
Vittorio Mangano risiedeva abitualmente a Milano, città da dove
come risultò da numerose intercettazioni telefoniche, costituiva
un terminale del traffico di droga, di traffici di droga che
conducevano le famiglie palermitane.

Giornalista
E questo Mangano Vittorio faceva traffico di droga a Milano?

Borsellino
Vittorio Mangano, se ci vogliamo limitare a quelle che furono le
emergenze probatorie più importanti risulta l’interlocutore di
una telefonata intercorsa fra Milano e Palermo, nel corso della quale
lui, conversando con un altro personaggio mafioso delle famiglie
palermitane, preannuncia o tratta l’arrivo di una partita di eroina
chiamata alternativamente, secondo il linguaggio convenzionale che si
usa nelle intercettazioni telefoniche, come magliette o cavalli.

Giornalista
Comunque lei in quanto esperto, può dire che quando Mangano
parla di cavalli al telefono, vuol dire droga.

Borsellino
Si, tra l’altro questa tesi dei cavalli che vogliono dire droga,
è una tesi che fu avanzata alla nostra ordinanza istruttoria e
che poi fu accolta al dibattimento, tanto è che Mangano fu
condannato al dibattimento del maxi processo per traffico di droga.

Giornalista
Dell’Utri non c’entra in questa storia?

Borsellino
Dell’Utri non è stato imputato del maxi processo per quanto
io ne ricordi, so che esistono indagini che lo riguardano e che
riguardano insieme Mangano.

Giornalista
A Palermo?

Borsellino
Sì, credo che ci sia un’indagine che attualmente è a
Palermo con il vecchio rito processuale nelle mani del giudice
istruttore, ma non ne conosco i particolari.

Giornalista
Marcello Dell’Utri o Alberto Dell’Utri?

Borsellino
Non ne conosco i particolari, potrei consultare avendo preso qualche
appunto, cioè si parla di Dell’Utri Marcello e Alberto, di
entrambi.

Giornalista
I fratelli

Borsellino
Sì.

Giornalista
Quelli della Publitalia?

Borsellino
Sì.

Giornalista
Perché c’è nell’inchiesta della San Valentino,
un’intercettazione fra lui e Marcello Dell’Utri in cui si parla di
cavalli.

Borsellino
Beh, nella conversazione inserita nel maxi-processo, si parla di
cavalli da consegnare in albergo, quindi non credo potesse trattarsi
effettivamente di cavalli, se qualcuno mi deve recapitare due cavalli,
me li recapita all’ippodromo o comunque al maneggio, non certamente
dentro l’albergo.

Giornalista
C’è un socio di Marcello Dell’Utri, tale Filippo Rapisarda che
dice che questo Dell’Utri gli è stato presentato da uno della
famiglia di Stefano Bontade.

Borsellino
Palermo è la città della Sicilia dove le famiglie mafiose
erano più numerose, si è parlato addirittura in un certo
periodo almeno di duemila uomini d’onore con famiglie numerosissime, la
famiglia di Stefano Bontade sembra che in un certo periodo ne contasse
almeno 200, si trattava comunque di famiglie appartenenti a una unica
organizzazione, cioè Cosa Nostra, i cui membri in gran parte si
conoscevano tutti, e quindi è presumibile che questo Rapisarda
riferisca una circostanza vera.

Giornalista
Lei di Rapisarda ne ha sentito parlare?

Borsellino
So dell’esistenza di Rapisarda, ma non me ne sono mai occupato
pesonalmente.

Giornalista
Perché quanto pare, Rapisarda, Dell’Utri, erano in affari con
Ciancimino, tramite un tale Alamia.

Borsellino
Che Alamia fosse in affari con Ciancimino è una circostanza da
me conosciuta e che credo risulti anche da qualche processo che si
è già celebrato. Per quanto riguarda Rapisarda e
Dell’Utri, non so fornirle particolari indicazioni, trattandosi ripeto
sempre di indagini di cui non mi sono occupato personalmente.

Giornalista
Non le sembra strano che certi personaggi, grossi industriali come
Berlusconi, Dell’Utri, siano collegati a uomini d’onore tipo Vittorio
Mangano?

Borsellino
All’inizio degli anni Settanta, Cosa Nostra cominciò a
diventare un’impresa anch’essa, un’impresa nel senso che attraverso
l’inserimento sempre più notevole, che a un certo punto
diventò addirittura monopolistico, nel traffico di sostanze
stupefacenti, Cosa Nostra cominciò a gestire una massa enorme di
capitali, dei quali naturalmente cercò lo sbocco, perché
questi capitali in parte venivano esportati o depositati all’estero e
allora così si spiega la vicinanza tra elementi di Cosa Nostra e
certi finanzieri che si occupavano di questi movimenti di capitali.

Giornalista
Lei mi dice che è normale che Cosa Nostra si interessi a
Berlusconi?

Borsellino
è normale che chi è titolare di grosse quantità
di denaro cerchi gli strumenti per poter impiegare questo denaro, sia
dal punto di vista del riciclaggio, sia dal punto di vista di far
fruttare questo denaro.

Giornalista
Mangano era un pesce pilota?

Borsellino
Sì, guardi le posso dire che era uno di quei personaggi che ecco
erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord
Italia.

Giornalista
Si dice che abbia lavorato per Berlusconi?

Borsellino
Non le saprei dire in proposito o anche se le debbo far presente che
come magistrato ho una certa ritrosia a dire le cose di cui non sono
certo, so che ci sono addirittura ancora delle indagini in corso in
proposito. Non conosco quali atti siano ormai conosciuti, ostensibili e
quali debbano rimanere segreti. Questa vicenda che riguarderebbe i suoi
rapporti con Berlusconi, è una vicenda che la ricordi o non la
ricordi, comunque è una vicenda che non mi appartiene, non
sono io il magistrato che se ne occupa quindi non mi sento autorizzato
a dirle nulla.

Giornalista
C’è un’inchiesta ancora aperta?

Borsellino
So che c’è un’inchiesta ancora aperta.

Giornalista (in francese)
Su Mangano e Berlusconi a Palermo?

Borsellino
Sì.


STRAGI FALCONE E BORSELLINO

Non credete a quello che vi dicono! Leggete
voi stessi il decreto d’archiviazione del 3 maggio 2002 del gip
di Caltanissetta per le stragi Falcone e Borsellino dopo le indagini su
Berlusconi (Alfa) e Dell’Utri (Beta)
(in formato PDF, dal sito
www.societacivile.it)

Altra fonte dell’intervista su repubblica.it

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