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08 Nov 2012 --- Elephant portrait --- Image by © Neil Emmerson/Corbis

LO SGUARDO CIRCOLARE – E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?

DI EMANUELA LORENZI

comedonchisciotte.org

Sventrate intere famiglie
oggi
lunedì di intensa macellazione.
Una vacca ha partorito un vitello
negli occhi la paura di nascere
il foro in mezzo il nostro contributo
a tranquillizzarlo.

– Ivano Ferrari Macello [2]

Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove gli animali agonizzano senza cibo e senz’acqua diretti al macello.

– Marguerite Yourcenar

E anche quest’anno milioni di “agnelli di dio” saranno finiti sotto le mascelle frugivore e dentro gli intestini erbivori annaffiati di vino al glifosato: avranno tolto i peccati del mondo? Di certo avranno tolto vita a chi è mangiato ma anche a chi mangia, e non solo in senso metaforico o spirituale: mangiare carne “spegne il seme della compassione”, come da citazione buddista, ma toglie anche salute. Carne per carne. Sacrificio per sacrificio. E per di più del simbolo della mitezza, l’agnello.

Gli animali che voi mangiate non sono quelli che ne divorano altri; voi non mangiate gli animali carnivori, bensì li utilizzate come modelli. Voi siete affamati unicamente delle creature dolci e gentili che non fanno alcun male a nessuno, che vi seguono, che vi servono, e che sono da voi divorate quale ricompensa ai servigi che vi rendono.

Jean-Jacques Rousseau

L’onnivoro sereno è mondialista, liberista. Schiavista e schiavo ignaro.

Sarebbe forse utile ribadire al sedicente “onnivoro sereno” alcuni punti.

Primo. Secoli di pensiero filosofico hanno già denudato il re: mangiare altri esseri senzienti è immorale (e non facciamo ridere con l’assurdo richiamo alla coerenza proposto sul mondo vegetale: se tanta attenzione si è in grado di dare ad una carota sradicata, a maggior ragione non sviscerare un animale ancora cosciente finché si dissangui a testa in giù sarebbe una delicatezza ben più apprezzabile).

Secondo. La scienza ha già provato che è evitabile nonché nocivo dal punto di vista nutrizionale: chi avesse ancora nel 2017 sulla punta della lingua con patina bianca da acidosi la domanda idiota “dove le prendi le proteine” e richiamasse ancora il dogma infondato delle proteine “nobili” e “meno nobili” (animali versus vegetali), sarebbe da rinviare a settembre a studiare un po’ di alimentazione, come la maggior parte dei nostri medici e pediatri le cui uniche nozioni di nutrizione sono le anacronistiche e assurde piramidi LARN imposte dall’agro-business che ancora infettano le mense scolastiche dei nostri bambini e accelerano o slatentizzano le patologie cronico-degenerative ed autoimmuni dei poveri pazienti ospedalizzati cui non si nega la fettina di carne ‘purché magra’, magari abbinata al gas mostarda in endovena in sinergica accoppiata mortale per garantire profitti cronici e duraturi ai soliti Big; questo senza dover tirare in ballo le poliammine come cadaverina e putrescina che intossicano il corpo in cui non dovrebbero stagnare (l’intestino dei carnivori veri è corto per liberarsene presto) o i fattori di crescita pro-infiammatori e pro-cancerogeni contenuti nei latticini o i paradossi del latte (che pur essendo ricco di calcio sottrae proprio calcio alle ossa e ai denti per l’equilibrio acido-base, ma andatelo a spiegare al medico che ancora consiglia il formaggio alla vecchietta con osteoporosi) o la caseina (che incolla i villi e impedisce l’assimilazione di sostanze nutritive) da cui è partito lo studio di Colin Campbell che, come tutte le cose che scatenano il pensiero critico oltre la soglia tollerabile dal sistema, è stato definito “controverso”.

Mentre intorno a noi le persone muoiono per malattie cardiache, cancro, ictus cerebrale, eccetera, e gli animali vengono usati in innumerevoli esperimenti ripetitivi e inutili nel tentativo di trovare le cure a questi mali, la risposta è davanti ai nostri nasi, lì nei nostri piatti, ad ogni pasto.
Jean Pink

Terzo. Le scienze “naturali” incrociate a quelle “umane” hanno già decretato, benché i più facciano finta di ignorarlo, che mangiare carne è in assoluto l’azione più deleteria che si possa fare non solo nei confronti del nostro organismo ma del nostro pianeta, popolazione inclusa. In altre parole: chiunque si professi in qualche modo “ecologista” non può essere anche fieramente o strafottentemente carnivoro, come emerge da Cowspiracy che consiglio vivamente di procurarsi prima di aprire bocca per denigrare la scelta vegetariana come ostentazione narcisistica (al di là delle boutade tardive di un Berlusconi o di un Barnard – oggettivamente irritante soprattutto nella specifica “farò il vegano in modo intelligente, mangerò una fettina una volta al mese”, ma tant’è ognuno fa il vegano a modo suo e il pianeta ci guadagna comunque, oltre all’animale risparmiato e allo stesso vegano a giorni alterni). A quanto pare, infatti, gli allevamenti intensivi non sono un dettaglio ma la causa numero uno del degradamento del pianeta, della depauperazione delle risorse idriche e, last but not least, della denutrizione e morte quotidiana non solo di esseri nonumani ma di esseri umani (quelli che Barnard ha visto con i suoi occhi), quelli che dopo aver assistito alla deforestazione brutale del loro habitat da parte dei mostri dell’agro-business (senza contare che negli USA se un allevatore si ‘sente’ minacciato da un lupo che si aggira attorno al proprio allevamento, può chiamare e far sterminare, protetto dalla legge, interi branchi di lupi, orsi ed ogni animale selvatico che secondo lui metta a ‘repentaglio’ il suo guadagno), si vedono passare davanti camion carichi di soia e mais che potrebbero sfamare persone e invece sono destinati a ingrassare, dall’altra parte del globo, povere vacche ingabbiate, ormonizzate, antibioticizzate preventivamente, stuprate da inseminazioni in sequenza e infine scippate della maternità che produce latte da rubare, insieme al proprio cucciolo, da bracci meccanici che tolgono al vitello – la cui carne tenera finirà nelle boccucce di ignari piccoli umani tramite omogeneizzati che sono la prova evidente del veganismo dei nostri piccoli almeno fino alla dentizione – e il cui latte con il triplo delle proteine di quello umano ed una composizione totalmente inadatta al corpo umano, sarà irradiata per cercare di eliminare il pus che finisce nella mistura bianca nonostante la pastorizzazione.

La congiura delle vacche

“Alla fine non ricorderemo le parole dei nostri nemici ma il silenzio dei nostri amici”  (M.L.King)

A chi si riempie la bocca di sostenibilità consiglio di procurarsi Cowspiracy, l’ennesimo documentario scomodo che si è cercato di sabotare, e che Leonardo di Caprio ha poi deciso di sostenere diventandone produttore, che descrive il viaggio (basato su dati scientifici e statistici mutuati dalle ricerche degli ultimi anni fatte da grandi organizzazioni internazionali come Fao, Science Mag, Nasa, World Watch) di un aspirante ambientalista non solo fra i paradossi del nostro paradigma alimentare (sintetizzati eloquentemente nel pieghevole di AgireOra edizioni Vacche grasse, bambini magri, foreste disboscate), ma anche fra i silenzi e le ipocrisie delle più note organizzazioni ambientaliste come Greenpeace, accusate di tacere consapevolmente e sistematicamente che la prima causa di deforestazione al mondo non è la coltivazione dell’olio di palma né l’attività industriale o lo smog delle metropoli, bensì gli allevamenti intensivi, responsabili fra l’altro dell’emissione del 50% dei gas di tutto il mondo come dice questo rapporto FAO del 2006 .

Disconnessione

A chi piace citare Orwell o Huxley per la visionaria denuncia della deriva delle ideologie nel dis-linguaggio delle dis-topie che mette in scena, ricorderei il senso letterale di questa sua citazione:

All animals are equal, but some animals are more equal than others

(G. Orwell Animal Farm, 1945)

e inviterei a riflettere sulla prima prigione distopica concretamente orwelliana che si trova a vivere ogni giorno, mentre subisce la manipolazione della distinzione fra ‘carne’ e ‘animale’, quella che fa accarezzare il cagnolino con una mano e masticare il maialino (peraltro dotato dell’intelligenza di un bambino di 3 anni) nel panino con l’altra, senza rendersi conto di essere dentro l’ideologia del carnismo, così magistralmente spiegata dalla psicologa Melanie Joy, in una breve ma intensa TED Talk, Oltre il carnismo, dove si affronta il tema da un punto di vista leggermente diverso, punto di vista che nessun libero pensatore (o aspirante tale) avverso alle gabbie imposte dal Nuovo Ordine Mondiale o globalismo liberista o al capitalismo globalista (le varianti di superficie sul tema sono tante ma la sostanza è la stessa) può ignorare. Il meccanismo è di difesa, ci protegge non solo da noi stessi e dal nostro umano senso di compassione e dolore, ma da un “errore del sistema” direbbe Neo che farebbe saltare l’intera impalcatura. Tuttavia, non è proprio a quello che bisogna puntare per sfuggire ai tranelli della Matrix che ci avvolge? La vogliamo prendere davvero la pillola rossa o solo la metà che ci fa comodo per giocare a indossare la “posa” antisistema?

 La vera bestia

Perché la violenza sulle donne, sui bambini, persino sulla natura (nella sua versione bucolica miope) è condivisa e sottoscritta (a parole) all’unanimità, ma poi si frantuma in mille se e ma e però quando si fa il famoso ‘collegamento’? Una grande testimonial nostrana del “risveglio” è Barbara Mugnai, nel suo straordinario spettacolo teatrale Anatomia di un risveglio. Pillola rossa che sostiene anche http://laverabestia.org/. Abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio, di assumerci le nostre responsabilità. È insopportabile tutto il chiacchiericcio sull’empatia e sulla sostenibilità e sulla pace nel mondo davanti a uno spiedino di maiale o di cane (a seconda della parte del mondo in cui ci troviamo): la prima educazione alla pace è nel piatto nostro e dei nostri bambini. Insopportabile questa litania sulla esplosione demografica e sulla indisponibilità di cibo per tutti: se il mondo fosse solo un po’ più vegano, ci sarebbe molta meno povertà, molta meno violenza, molto meno inquinamento e deforestazione. Il potere delle forchette non è un ingenuo motto salutista. Siamo noi con le nostre scelte individuali a salvare il mondo, e lo facciamo mentre salviamo noi stessi come specie e come singoli. Meno morte, meno veleno nel corpo (e nello spirito), meno spreco di acqua e di cibo da mandare alle ‘fabbriche di carne’ e alle ‘macchine da latte’ dall’altra parte del mondo. Chi ci perde? Rispondiamoci da soli.

Di olocausto animale hanno parlato moltissimi autori (Peter Singer, Coetzee, Charles Patterson, Primo Levi, Edgar Kupfer, Steward David, Alex Hershaft..) fra i quali molti sopravvissuti ai campi di sterminio. Le “scatole nere” della nostra società sono i buchi neri della nostra doppia morale, del nostro doppio pensiero, della incapacità di vedere e sentire ciò che metterebbe in crisi, le “pareti” dei matattoi che Margherita Hack avrebbe voluto fossero di vetro.

Theodor Wiesengrund Adornofilosofo e musicologo tedesco costretto all’esilio dal nazismo, prima ad Oxford e poi negli Stati Uniti, scrive:

“Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali”.

E il nucleo, il seme nascosto di questo pensiero tossico è, da un lato, il creazionismo cristiano, non solo nel concetto stesso di ‘creato’ (il mondo come Eden, come area giochi per l’uomo che può disporne come vuole) ma anche come assonanza mortale fra assurdità e atrocità:

Chi ha il potere di farti credere a delle assurdità possiede anche quello di farti commettere delle atrocità”- Voltaire

Non è forse e necessario ricorrere a Voltaire o alla teiera di Russell per capire che chi è disposto a credere e a delegare quindi all’eterodirezione la responsabilità esistenziale (nonostante le insane acrobazie che vorrebbero coniugare determinismi divini e libero arbitrio umano), vede nella preghiera, nel fioretto (con tanto di tabella a punti per quelli dei bambini), nella rinuncia o autofustigazione, insomma nel sacrificio di sé sull’assurdo altare di valori negativi, non vitali, del cristianesimo, una dimostrazione di fede e di valore morale elevatissimo (ribaltato: non si capisce perché gli dei dovrebbero godere del dolore di un bambino anziché della sua gioia), senza percepirne il banale tentativo di captatio benevolentiae di natura e/o divinità la cui indifferenza pare (è) invece stellare.

Cristiano versus vegetariano

Il vegetarianesimo è dunque intrinsecamente incompatibile con il cristianesimo: il sacrificio della carne, l’espiazione delle colpa, il pasto totemico, il cannibalismo è fondativo, insito nell’eucarestia, nella folle idea della transustanziazione, dove il cristiano mangia il corpo e il sangue di Cristo. In un leggermente allucinato intervento contro la presunta ‘teosofia’ di Margherita Hack un tale Roberto dal Bosco arriva ad accusare il vegetarianesimo di anti-umanismo e persino di eco-fascismo, la decrescita come auto-sterminio contro il quale la Chiesa costituirebbe l’ultimo baluardo:

L’ateismo, scientista o meno che sia, è sempre contaminato dal pensiero anticristiano vero: gnosticismo, magismo, paganesimo, satanismo. Ciò era vero centinaia di anni fa così come lo è oggi ancora. Il vegetarianesimo – altro culto deviante a mio dire molto più pericoloso perché sempre più contenuto nella trincea globale del “politicamente corretto” – non si muove su binari diversi.
Il vegetarianesimo è per forze di cose una pratica anticristiana. Negare l’assunzione di carne, rende inservibile il fulcro di tutta la Chiesa, ossia la Santa Messa, dove il fedele crede (dovrebbe, almeno) di mangiare la carne di Dio che si è sacrificato per noi. Le persone che provano orrore a mangiare della carne di animale – un numero ahinoi sempre più alto – considereranno barbara e ripugnante l’idea di cibarsi del corpo di Cristo transustanziato. A me pare si tratti di un disegno ben preciso, un’operazione di sensibilizzazione su larga scala che porta inevitabilmente le genti a considerare ancora più simbolico – cioè, inutile – l’atto stesso della Messa, e di qui all’emarginazione morale e fisica della Chiesa Cattolica.
Che il vegetarianesimo di oggi abbia basi anti-umane non mi pare che non sia difficile da constatare: il culto di Gaia, la madre terra, altro non è che una letterale reprise del vecchio paganesimo mediterraneo, dove appunto Gaia – o Gea, o Tellure per i Romani – era il titano femmina sorto dal caos all’inizio dell’universo. Gaia è il nuovo Moloch a cui sacrificare gli esseri umani, considerati alla stregue di microbi, di un’infezione passagera di Gaia che giustamente se li vuole scrollare di dosso con tsunami, tempeste, terremoti etc. Gaia, l’immagine meravigliosa della terra blu vista dallo spazio, altro non è che il Titano a cui si vota il nuovo fascismo degli anni 2000, l’eco-fascismo. Il più terribile, il più letale: non ha in programma guerre di conquista o l’eliminazioni di specifici gruppi etnici o sociali, ma dell’intera umanità.
Quando parlano di “decrescita”, o di “zero growth”, è di questo che trattano: l’ecologia, i diritti animali, le leghe antivivisezione e compagnia cantando sono la modalità con cui vogliono indorare la pillola dell’autosterminio (chiamatelo “controllo demografico”, “riduzione della popolazione terrestre”, “rientro demografico” – sempre di sterminio si tratta). Su questo punto, la Chiesa rappresenta ancora per gli ecofascisti un laccio problematico, un bastione che si erge contro i diritti estesi agli animali e per la difesa ad oltranza della vita umana. Per il momento almeno, è così.

Non credo vi sia bisogno di commenti ma un’ulteriore riflessione interessante è quella che ci conduce direttamente dal “titano femmina sorto dal caos” all’eco-femminismo. Come spesso accade, chi si riempie la bocca di vita generalmente o non può darla o la vorrebbe togliere e in genere questo soggetto (in senso metaforico, simbolico) non è femmina perché la femmina è in potenza madre e nutrice e in quanto tale può generare carne dalla carne, l’atto stesso del dare e del nutrire diviene simbolo e modello di un’altra economia che è definita come “prospettiva della sussistenza” (Maria Mies e Veronika Bennholdt-Thomsen) basata sulla cooperazione reciproca e in armonia con la natura in contrapposizione alla macchina capitalistica che si basa sul patriarcato e sulla visione meccanicistica della natura.

Sessismo e specismo, patriarcato e capitalismo. Oppressione delle donne e dominio sulla natura.

L’abuso sulla natura è sancito dal ricorso al sacrificio in molte religioni, non solo quella cristiana: ogni anno si perpetrano carnai crudeli a colpi di machete in Nepal o sgozzamenti rituali durante l’Hjj musulmano.

Se il passo dalla violenza sugli animali a quella sugli uomini è stato definito breve da molti pensatori (in definitiva da chiunque sia dotato di capacità di pensare), la connessione fra abuso sulla natura e abuso sulle donne e sugli animali è studiato invece dall’eco-femminismo.

In un interessante articolo di Maria Turchetto[3] vengono focalizzate tre letture fondamentali per capire queste connessioni:

The Sexual Politics of Meat (1990) di Carol J. Adams, manifesto del femminismo animalista , nel quale l’autrice rileva la sconcertante analogia fra la rappresentazione del consumo di carne e quella del consumo maschile della sessualità femminile che produce la “animalizzazione delle donne e la femminilizzazione dei nonumani” attraverso la reificazione tramite il referente assente, meccanismo linguistico funzionale allo sfruttamento e alla sottomissione che la Adams fa risalire alle società basate sull’allevamento che si caratterizzano per “la segregazione sessuale, l’affidamento esclusivo alle donne della cura della prole e degli anziani, il culto dei beni maschili, la patrilinearità” (culture nelle quali la donna è appunto animalizzata “non desiderare la donna del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo” recita il comandamento biblico). Invece culture basate sulla raccolta, le culture di sussistenza, sembrano riconoscere una certa autosufficienza delle donne e ruoli più egualitari. D’altro canto, lo sfruttamento dell’animale passa per la sua femminilizzazione, il suo corpo viene inferiorizzato, smembrato, parzializzato e consumato.

La morte della natura. Donne, ecologia e Rivoluzione scientifica. Dalla Natura come organismo alla Natura come macchina, pubblicato nel 1980 da Carolyn Merchant, accusa la rivoluzione scientifica di aver generato il passaggio dalla visione organicistica ad una visione meccanicistica e riduzionistica per cui “la natura non è più la madre che nutre ma un soggetto passivo da violentare e fare a pezzi per carpirne i segreti” gettando le basi per il capitalismo: “La natura animata vivente morì, mentre il denaro inanimato morto fu dotato di vita. Capitale e mercato avrebbero assunto sempre più gli attributi organici della crescita, della forza, della pregnanza […]. La natura, le donne, i negri e i lavoratori salariati furono avviati al loro nuovo status di risorse ‘naturali’ per il sistema del mondo moderno“.

La fisica ed economista indiana Vandana Shiva nel suo Sopravvivere allo sviluppo del 1990 denuncia lo sviluppo distruttivo ed omologante definendolo maledevelopment (“malsviluppo” ma anche “sviluppo maschile”) in contrapposizione all’agricoltura di sussistenza il cui sapere e il cui ruolo sono strappati alle donne da una élite di tecnici. “È soprattutto l’ecoimperialismo praticato dalle grandi multinazionali ai danni dei paesi del Terzo Mondo e sostenuto dal ‘pensiero unico’ neoliberista ad essere sotto accusa: le monocolture e l’agricoltura industriale imposte dalla rivoluzione verde; l’incredibile politica dei brevetti sui semi praticata dalla Monsanto e protetta dai grandi trattati commerciali; gli allevamenti intensivi e le loro conseguenze in termini di malattie e danni ambientali; le ‘guerre dell’acqua’ già in corso e che costituiranno nel futuro prossimo una posta in gioco essenziale per l’imperialismo – paragonabile a quella rappresentata dal petrolio“.

Si legge spesso della necessità di adottare uno sguardo “satellitare” rispetto al formicolio del mondo, sia per carpirne davvero le dinamiche geopolitiche che per le dovute proporzioni fra il metafisico e l’astronomico.

Vorrei chiudere qui invece con l’invito ad uno sguardo circolare.

 

Emanuela Lorenzi

Fonte: comedonchisciotte.org

19.04.2017

 

NOTE

[1] Il titolo dell’articolo è una citazione tratta da Tiziano Terzani, Un altro giro di giostra: Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua, guardavo i maialini appesi agli uncini e pensavo a come, a parte la miseria e la fame, l’uomo ha sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei confronti degli altri esseri viventi. Uno degli argomenti che vengono ancora usati in Occidente per giustificare il massacro annuo di centinaia di milioni di polli, agnelli, maiali e bovi è che per vivere si ha bisogno di proteine. E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?

[2] https://www.nazioneindiana.com/2004/09/27/ivano-ferrari-macello/

[3] https://www.uaar.it/sites/default/files/webfm/all/ateo/ateo-90-2013-5.pdf

 

 

Pubblicato da Davide

  • ignorans

    Né carne, né dolci. È la regola.

    • Gino2

      di chi?

      • ignorans

        la mia

        • Gino2

          che vita d’inferno! ahahahah
          andrai in paradiso per questi sacrifici!

          • ignorans

            Sono già in paradiso.

          • Gino2

            se fossi in paradiso non avresti bisogno di “regole” punitive o di “controllo” di te stesso.

          • ignorans

            Il linguaggio ha grossi limiti, ma qualcosa bisogna dire. Non c’è nessun sacrificio è tutto molto piacevole.

          • Gino2

            Ottimo!
            Allora ti chiedo perchè nè carne nè dolci? perchè fanno male? (è una domanda non a trabocchetto ma di pura curiosità)

          • ignorans

            Perchè carne e dolci impediscono di crescere. Anche il latte. Non a caso il latte lo prendono i bambini.

          • Gino2

            crescere?

          • ignorans

            Si, crescere, cambiare, modificarsi. Perchè tu sei lo stesso di 10 minuti fa? Non credo.

          • Gino2

            Non capivo cosa intendevi, tutto qua. Perchè pensi di “dover” (cioè in maniera attiva) cambiare e modificarti e che qualcosa te lo possa impedire?

          • ignorans

            Io non devo nulla. Cambia tutto da solo. Però posso relativamente controllare il cambiamento sapendo di essere una barchetta in mezzo al mare. Il capitano della barca ha deciso così per adesso. Poi se cambia idea te lo faccio sapere.

  • SanPap

    Se lo sguardo deve essere circolare perché non ricordare che anche ebrei e mussulmani festeggiano le loro ricorrenze con uccisioni varie. E anche i laici.

    Precisato questo, concordo con l’eliminazione, ove possibile, di cibi basati sulle carni.

    • PietroGE

      Si, uno dovrebbe cominciare a vietare le uccisioni crudeli di animali a scopo religioso, solo che tutti, probabilmente l’autrice dell’articolo compresa, hanno paura dell’accusa di razzismo e islamofobia. Questo è un punto che il FN francese ha osato sollevare scatenando proprio queste accuse.

  • Mario Poillucci

    Est modus in rebus! Necessita distinguere un moderato, quando necessita, consumo di carne ammesso, ma non concesso, che oggi possa ancora esistere carne che non scateni spiacevoli conseguenze e l’orrore consumistico, dettato dall’onnipresente capitalismo che tutto contamina e distrugge in nome del bieco, perfido, malato interesse! Tollerare la delinquenziale presenza della maggior parte degli ”allevamenti” lager e campi di sterminio della peggiore natura, oltraggio alla vita e luoghi di indicibile violenza è un crimine di cui tutti noi assumiamo e portiamo gravissima responsabilità siccome i peccati sono di azione o di omissione! Ipotizziamo che il pianeta terra venga invaso da alieni che ci trovassero ”commestibili” (a loro rischio e pericolo!!!) cosa potremmo mai dire noi terragni, terrestri, terricoli? Terrorizzati nonchè indignati, ovvio!!! Vediamo di piantarla con il consumismo più stupido e deleterio e di essere ”portati a capezza” sempre e solo dal capitale, dal profitto e dall’interesse più sporco e crudele in cui sia dato imbattersi!

  • natascia

    Va bene, i messaggi di ComeDonChisciotte sono forti e chiari. Rilevo tuttavia che la velocità con cui si decide di far forzatamente condividere certe scelte, talvolta e in parte condivisibili, rischia di destare i sospetti della società. I risultati si notano nella complessità dei risultati elettorali in tutte le parti del mondo. Questi massivi dibattiti rischiano di ottenere le chiusure tipiche di quanti, e sono i più, accettano i cambiamenti dopo lunghi anni di riflessione. Sono gli stessi che non hanno mai mangiato troppa carne. Certe velocità sono tipiche di modus operandi predatorio e non possono che essere rifiutate. Non serve che elenchi le velocità con cui negli ultimi 20 anni si sono somministrati e si pretende di somministrare a forza dei cambiamenti che il ritmo umano sedimenterebbe in almeno 2 o 3 generazioni . Vorrei rilevare inoltre, che solo la chiesa romana cattolica è riuscita a stravolgere i costumi millenari nel giro di poche generazioni, e forse lì risiedono molti dei problemi della società occidentale.

    • Gino2

      Quando il “cambiamento” non è uno spontaneo adattamento ma viene somministrato forzatamente con la manipolazione e l’indottrinamento, si ottengono sempre mostri.
      E il cambiamento deve essere singolare prima che plurale.
      Si vuol prescindere sempre dal fatto che la quasi totalità delle persone di ogni estrazione sociale e culturale si adatta ai cambiamenti per omologazione e emulazione e non per via di una spontanea e del tutto personale presa di coscienza. Nascono le esagerazioni, le estremizzazioni.

    • Lucio Brovedan

      Ciao Natascia,
      mi spieghi meglio, per cortesia, a quali cambiamenti della chiesa ti riferisci, coi relativi problemi? Non ne prendo certo le difese, solo curiosità. Grazie

      • natascia

        Sinteticamente. Nel mondo greco e latino la religione non era né settaria né missionaria ma equilibrata in un libero sincretismo oggi condannato dalle fedi monoteistiche. Nel mondo ebraico pur strumentale al potere essa non era in competizione con le altre . L’ebreo rivoluzionario Gesù di Nazareth mai si espresse circa la volontà di formare una nuova religione e una nuova chiesa.
        Costantino riconobbe ai cristiani la libertà di culto e la giurisprudenza ecclesiastica fu equiparata a quella statale diventando cosi un formidabile strumento imperiale.. Cosa dire .Da allora l’antitesi è modo occidentale di rappresentare la realtà. Apparve maligno come espressione del peccato. Concetto con cui si poterono perseguitare e distruggere gli oppositori. Nacque una forma mentis che escludeva e sfruttava il diverso o ne cercava la forzata conversione. Una forma mentis lacera che ha potuto però avvallare stragi di innocenti, guerre sante, sante inquisizioni, colonizzazioni e colonialismi. Esprimersi al peggio in certe follie missionarie che molto si avvicinano a certe idee globalizzazione e di democrazia forzata attuali, in un crescendo di fanatismo religioso che molto si avvicina a certi comportamenti degli euromartiri moderni . Comica l’esclusione delle radici giudaico cristiane dai fondamenti della comunità europea. La forza della scomunica e dell’eresia non si è ancora manifestata in quanto la macchina della conversione forzata ha fin i qui ben lavorato. Si tratta di manipolazioni. Manipolazioni che fanno leva su valori umani universali, che agiscono a vari livelli consci e inconsci.

        • Annibale Manstretta

          “Tu sei Kefas e su di te edificherò la mia chiesa”: chi l’ha detto? 1) Maozedong? 2) Ernesto Guevara 3) Pippo Baudo.

          • natascia

            Seguo da sempre Ida Magli.

          • Postadelmaga

            Impero Roman + Chiesa = 99% dei problemi di oggi

        • Lucio Brovedan

          Grazie delle condivisibili precisazioni.
          Nemmeno io penso che, da quello che sappiamo di Gesù Cristo, si possa desumere che fosse sua intenzione fondare una religione, una confessione religiosa, organizzata ed istituzionalizzata gerarchicamente, con soggetti che si autoproclamano autentici interpreti, rappresentanti terreni e mediatori del divino. Semmai “Chiesa” come comunità legata da un senso del sacro, che si rifà ai suoi insegnamenti, come criterio delle scelte eticamente rilevanti, è la logica conseguenza della novità e del valore del suo messaggio.
          Diventa poi normale che queste istituzioni, religiose, politiche, economiche, … finiscano per curarsi prima di tutto della propria sopravvivenza e del proprio potere, sfruttando il bisogno di apparteneza, protezione, identicazione degli “adepti”, molti dei quali, per soddisfare quel bisogno, rinunciano volentieri all’ autonomia pensante e ad una vera responsabilità morale.
          La chiesa cattolica è stata la forma più invasiva, nella nostra cultura, di questa specie di plagio perchè oltre a fondarsi sulla mentalità del clan, del “noi” e “loro”, di chi sbaglia e chi è nel giusto, promette la “salvezza eterna”.
          Gli altri imitatori, sono stati finora meno efficaci.
          Anch’io ho apprezzato molto quello che ho letto di Ida Magli, donna appunto capace di un pensiero proprio, anche coraggiosamente controcorrente.

  • mytom

    Ognuno è libero di avere le proprie convinzioni. Ma il tono dell’articolo è il solito accusatorio e denigrante, e che non fa cambiare idea a nessuno.
    Opinione personale.

  • clausneghe

    Pezzo appassionato che mi trova d’accordo con i molti argomenti pro- animali evidenziati dall’ottima Emanuela Lorenzi di CDChisciotte org.
    Magari qualche dato è inesatto o esagerato, come quello che dice che l’allevamento intensivo è la peggiore attività umana in termini di cause danni ambientali.
    Ritengo che sia e rimanga la guerra la peggiore attività umana possibile contro il creato, animali e uomini compresi.
    Io sono un ex carnivoro, onnivoro e pure cacciatore, vi racconto la mia lenta conversione alla compassione e alla astinenza da uccisione.
    Un giorno, tanti anni fa, girovagavo sui monti con il mio fucile cal 12 ,ero in caccia, quando un leggero fruscio nella siepe di cresta mi indusse a lanciare un sasso.
    Uscì fuori a balzi una lepre che subito si buttò velocissima zigzagando in discesa verso valle.
    Era un colpo molto difficile, per effetto del pendio vedevo appena le orecchie della lepre ma sparai due colpi rapidi e la vidi rotolare giù.
    Mi precipitai a raccoglierla quando levò alte acute grida di dolore, piangeva, sì, piangeva.
    Le ossa spezzate delle zampe posteriori uscivano dalla carne e quando la presi per darle il colpo finale, come si ammazzano i conigli, cioè con il colpo di karatè alla nuca, lei mi guardò e i suoi occhi umidi mi dicevano: Perchè? Che ti ho fatto? Mi fai soffrire così tanto e mi uccidi, perchè?
    Poi camminando al ritorno non ero per niente contento, avrei voluto restituirle la vita, così slealmente tolta a questo animaletto che non mi aveva fatto niente.
    Aveva solo il difetto di essere un trofeo commestibile, e prenderlo significava considerazione nel corpo cacciatori, erano tutti cacciatori allora, i miei parenti per primi.
    Poi abbandonai la caccia, mi diedi alla pesca, ma mollai anche quella.
    Ora mi faccio scrupolo anche ad ammazzare le zanzare. (No, scherzavo, quelle le stermino con la paletta elettrica, altro che cal 12..)
    Per mosche e zanzare non ho ancora raggiunto la compassione ma per tutti gli altri viventi ci siamo quasi.
    E non pensate che io sia un mollaccione, posso commuovermi per un gattino che muore ma posso anzi rido quando vedo in video una barbaccia urlante Allaualbar disarticolata grottescamente dal ferro rovente delle armi. Questi non mi fanno compassione.

    • Invisible man

      “rido quando vedo in video una barbaccia urlante Allaualbar disarticolata grottescamente dal ferro rovente delle armi. Questi non mi fanno compassione.”…
      Compassione selettiva? Allora ti stai solo pavoneggiando, sei un mediocre come quasi tutti.

      • clausneghe

        Attimo. Quelli se la cercano e sono pieni di odio. Oddio, anche tutti gli altri militari, se è per questo. Ma selettivamente, sì, questi scimmioni sono i peggiori. Sono anni che vedo le loro truci gesta in video.
        Poi grazie per il mediocre, capirai…

        • Invisible man

          Eh.. Fratu mij.. Che ci vuole a provare compassione per i deboli e gli indifesi? Ma pure chi è carico d’odio non è nato così, è stato reso tale da qualcosa o qualcuno. Quindi, prima di ridere domandiamoci:
          1. Se quel qualcosa o qualcuno non siamo noi
          E a prescindere da ciò,
          2. Se al posto loro non saremmo stati peggiori di loro.
          3. Se costoro sono per lo più “veri” e non sostanzialmente una realtà virtuale che esiste solo grazie alla televisione, come Renzi o la Gabanelli…
          Qualcosa mi dice che non ti sei mai posto questi interrogativi e se lo hai fatto le risposte credo siano state negative..

          • clausneghe

            D’accordo. Ciao

          • Invisible man

            Ciao.

  • Miles Davis

    Solito inutile articolo,dove si confonde la filosofia con le leggi della natura, che per fortuna, della filosofia non sanno nulla.
    Già il titolo è fuorviante e ingannevole per come è presentato.
    Cosi’ che potrebbe essere divertente chiedersi dove prende le vitamine un leone, il più carnivoro tra i carnivori?
    Oppure potremmo fargli un corso rieducativo per convincerlo a cibarsi di foglie di banano e lasciare in pace le povere gazzelle indifese……

    • Patrick Pascolo

      Attenzione a non confondere, nell’intoccabile saggezza del tuo commento, l’alimentazione di un felino con quella di un homo sapiens

    • Postadelmaga

      La natura e’ ignara di filosofia ma porta avanti una filosofia ben chiara che e’ un inno alla vita in tutte le sue forme.

      La forma che abbiamo preso noi viaggia in senso contrario ( questo e’ l’unico concetto di peccato che ammetto), per molti motivi.

      Tra questi il sistematico sterminio in massa di animali ha un ruolo importante, in quanto riguarda il modo in cui ci nutriamo ed e’:
      – Inumano: distrugge la nostra umanita’
      – Inefficiente: produce poco cibo e caro
      – Immorale: affama i piu’ poveri
      – Incompatibile: distrugge foreste, inquina la terra

      Ora il punto non sono tanto le proteine/vitamine, le preferenze di gusto, questo rientra nella sfera personale e ognuno sceglie per se … il punto e’ arrivare a domani ( magari tutti insieme )

  • vocenellanotte

    Articolo delirante. Un potpourry di niente, slegato nella logica, un allineamento di aforismi, citazioni, leggi di natura a capocchia, suprematismo spicciolo alla bisogna, insomma il peggio di possa incontrare su CDC.
    Ognuno è libero di suicidarsi come crede, ma non mi venga a giudicare per come decido di farlo io.
    En passant l’elefante occupa dalle 20 alle 22 ore al giorno a mangiare, ha un apparato digerente che demolisce le molecole della cellulosa e le ricombina in proteine. Tutto ciò che agli umani è impossibile. Eccetto qualcuno evidentemente troppo avanti . . . .

    • MarioG

      A proposito di articolo delirante, ecco qui un estratto in cui mi ritrovo perfettamente con la sua etichetta:

      The Sexual Politics of Meat (1990) di Carol J. Adams,
      manifesto del femminismo animalista , nel quale l’autrice rileva la
      sconcertante analogia fra la rappresentazione del consumo di carne e
      quella del consumo maschile della sessualità femminile che produce la
      “animalizzazione delle donne e la femminilizzazione dei nonumani”
      attraverso la reificazione tramite il referente assente,
      meccanismo linguistico funzionale allo sfruttamento e alla sottomissione
      che la Adams fa risalire alle società basate sull’allevamento che si
      caratterizzano per “la segregazione sessuale, l’affidamento esclusivo
      alle donne della cura della prole e degli anziani, il culto dei beni
      maschili, la patrilinearità”

      Né più, né meno!

      Ecco dove, per troppa foga ideologica, l’eco-femminista Lorenzi si gioca tutto l’articolo, compresa qualche giusta considerazione che può essergli scappata nella lunga disquisizione.

      • vocenellanotte

        Grazie per la citazione. Che peraltro avevo letto cestinandola come altre tra ciò che io chiamo “isterosofia”. Cioè lo scopiazzamento inconcludente del processo cognitivo.

      • natascia

        L’affidamento alle donne della cura della prole e degli anziani è la forma del potere femminile.

        • MarioG

          Mi può aiutare anche col rompicapo della “reificazione tramite il referente assente”? Temo che non riuscirò a dormire tranquillo prima di venirne a capo.

          • natascia

            Provi con il XANAX

          • MarioG

            Con la “X” ci vuole l’articolo “lo”.

          • natascia

            Si è vero.

      • fastidioso

        Meno male che sono in compagnia di qualcuno….
        Pensavo di essere un extra-terrestre….

  • johnny rotten

    Alla fine siamo tutti materia organica che prende una forma per poi perderla e poi riprenderne un’altra, nel ciclo continuo che chiamamo vita, che un essere si nutra di un altro è cosa certa in natura, che questo possa essere giudicato più o meno morale è un assurdo, soprattutto perchè il termine morale viene dal latino e si riferisce agli usi degli antichi, questo prima che i soliti avezzi a giudicare il prossimo cambiasse il significato originale in qualcosa che fosse funzionale al loro voler giudicare ciò che è giusto o meno, la tradizione ebraica insomma, coloro che pensano anche che la verità abbia a che fare con l’uomo, dimenticandosi che anche l’uomo è solo un pezzo microscopico della storia cosmica, una frazione talmente piccola da risultare insignificante, così irrilevante da rendere ridicoli tutti coloro che combattono battaglie stupide come tutte quelle battaglie che hanno per scopo imporre agli altri il proprio punto di vista, senza alcun rispetto per i destinatari del discorso, riducendo questi ultimi a mero oggetto di uno scopo estraneo. Quando i primi ominidi si allontanarono dalla foresta pluviale fu perchè erano attratti proprio da quelle proteine incriminate, che costituivano i midolli e i grassi presenti nelle carcasse delle bestie più anziane, morte per vecchiaia e abbandonate da quelle mandrie composte da milioni di individui che transumavano poco distante dalla foresta, questi ominidi per potersi nutrire dei midolli furono spinti ad usare attrezzi per poter rompere le ossa e così furono compiuti i passi fondamentale che diedero il via a quel processo evolutivo che ha portato l’uomo in cima alla catena alimentare, per poter raggiungere i loro succulenti pasti adottarono la posizione eretta che modificò l’assetto e consentì lo sviluppo della massa cerebrale, iniziarono quell’industria litica che li portò presto a costruire armi che consentirono loro di poter competere e vincere con tutte le altre specie che fino a quel tempo terrorizzavano i nostri antenati, da lì in poi l’evoluzione corse in discesa ed in poche decine di migliaia di anni l’essere umano conquistò il globo terracqueo, cosa comunque da considerare temporanea perchè anche l’uomo conoscerà il suo tramonto, meglio non farsi illusioni al riguardo, io comunque rimango fedele agli usi e costumi dei miei antenati e non rinuncio alla carne e ne faccio un uso moderato e ben ponderato sciegliend la migliore qualità, come per tutte le cose, senza che ciò causi a me o ad altri guai di qualsiasi tipo.

  • Truman

    Segnalo nei forum un post correlato con un interessante articolo di Fusaro: Fusaro – La sinistra difende gli agnelli per non difendere i lavoratori

    Insomma i temi vegani possono anche essere usati in modo strumentale per coprire il vuoto pneumatico di alcuni partiti.

    Non vorrei essere frainteso, ho il massimo rispetto per Emanuela Lorenzi, che esprime in modo sincero la sua visione. Personalmente faccio dei distinguo: intanto io non sono un elefante e non mangio da elefante, poi credo possa essere moralmente tollerabile uccidere un animale se lo si fa per sopravvivere, il caso limite è quello dei sopravvissuti delle Ande che riuscirono a sopravvivere mangiando carne umana.

  • Mario Pansera

    che palle