Lo scudo anti-spread (TPI) e le sue condizionalità in attesa di un nuovo Draghi a Roma

Tpi, ovvero Transmission Protection Instrument. Esso assicurerà che "l'orientamento di politica monetaria sia trasmesso in modo ordinato in tutti i paesi dell'area dell'euro". In pratica la BCE non ha altra via d'uscita che fare il prestatore di ultima istanza se vuole tenere in vita l'euro. Attraverso la "farsa" delle condizionalità, UE e poteri di casa nostra cercano di tenere ancora sotto ricatto il paese, in attesa di capire chi siederà a Palazzo Chigi.

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di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Poche settimane fa, in un mio articolo, ne avevo anticipato le indiscrezioni e ieri mentre Mario Draghi se ne andava, a Francoforte hanno approvato formalmente lo scudo anti-spread, che di fatto conferma che la BCE continuerà a fare tutto quello che è necessario per salvare l’euro.

A livello tecnico niente cambierà rispetto alla linea intrapresa dal famoso “whatever it takes” di Draghi, poi sviluppatosi con i massicci programmi di acquisto titoli che sono stati posti in essere dal 2011 in poi.

Si legge nella nota dell’Eurotower, “mentre il Consiglio direttivo prosegue nel percorso di normalizzazione, il TPI assicurerà che l’orientamento di politica monetaria sia trasmesso in modo ordinato in tutti i paesi dell’area dell’euro.

Uno strumento che il Consiglio direttivo ha valutato come necessario per garantire l’effettiva trasmissione della politica monetaria nell’ambito del processo di normalizzazione. Salvaguardando il meccanismo di trasmissione – sottolinea sempre la nota dell’Eurotower – il TPI consentirà al Consiglio direttivo di adempiere in modo più efficace al suo mandato di stabilità dei prezzi. [1]

Il TPI si aggiungerà al consueto “toolkit” (la cassetta degli attrezzi) e potrà essere attivato per contrastare dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che rappresentano una seria minaccia alla trasmissione della politica monetaria nell’Area Euro.

Lo strumento consentirà alla BCE di effettuare acquisti sul mercato secondario di titoli emessi da Paesi che subiscono un ingiustificato deterioramento delle condizioni di finanziamento. L’entità degli acquisti, che non sono vincolati ex ante, dipenderà dalla gravità dei rischi che incombono sulla trasmissione della politica monetaria.

Gli acquisti riguarderanno titoli del settore pubblico emessi da governi centrali e regionali e con una scadenza residua compresa tra uno e dieci anni. Se del caso, potrebbero essere presi in considerazione gli acquisti di titoli del settore privato.

Insomma, come vedete la BCE sta prendendo sempre più le sembianze di una vera e propria Banca Centrale, piegata e costretta dalle forze dell’economia che non hanno padroni, a svolgere quello che è il compito principale di una banca centrale, ovvero essere il prestatore di ultima istanza.

Ma tutta questa risolutezza nel prendere queste decisioni, non poteva essere fatta prima?

Prima quando, Vi state chiedendo?

Prima che gli italiani dovessero sborsare per due decadi 70/80 miliardi all’anno di interessi sul debito di tasca propria o prima che i greci fossero costretti a ridurre le loro vite ai livelli del terzo mondo, tanto per fare qualche esempio.

Ah, dimenticavo, per i più attenti e per coloro che ancora credono a Babbo Natale; nell’attuazione del TPI, ci sono anche le condizionalità. Ma certo, come non metterle, altrimenti chi li sente i “falchi” del nord, sempre pronti ad abbaiare per poi mettersi a cuccia come fanno i “bulldogger” quando si trovano di fronte ai leoni.

Il Consiglio esaminerà un elenco di criteri per valutare se i Paesi in cui la BCE può effettuare acquisti nell’ambito del TPI perseguono politiche fiscali e macroeconomiche sane e sostenibili. Fra questi il rispetto dei parametri di bilancio dell’UE, l’assenza di gravi squilibri macroeconomici, la sostenibilità di bilancio e l’attuazione di politiche macroeconomiche sane e sostenibili.

Eccovi accontentati, falchi in primis. A Francoforte hanno pensato anche come rendere “fuffa” i sopracitati criteri, attraverso la decisione di attivare il TPI, che si baserà su una valutazione globale che tenga conto degli indicatori di mercato e dei problemi di trasmissione, dell’esistenza di criteri di ammissibilità e di un giudizio che confermi che l’attivazione degli acquisti sia proporzionata al raggiungimento dell’obiettivo primario della BCE.

In pratica deciderà la BCE quando e come attivarlo e per lei decideranno le forze dell’economia ed il sangue rimasto nelle vene della gente.

Vi chiedo e mi chiedo, tanto per valutare la bontà dei criteri e far sorgere qualche dubbio ai “falchi”: la BCE quando dovrà decidere se attivare il TPI, si baserà su uno spread a 500 con rapporto debito/PIL al 130% – come era l’Italia nel 2011 – oppure su uno spread a 100 con rapporto debito/PIL al 160% come era fino a pochi mesi fa?

Se qualcuno ha ancora un po’ di sale in zucca e l’umiltà di chiedere scusa, dovrebbe riconoscere che la MMT ha vinto, perché tutto quello che ha detto sta avvenendo sotto i vostri occhi.

Sono disperati in preda al panico e sono pronti a tutto per salvare l’euro….. ah, se Warren Mosler prendesse il posto di Mario Draghi, sarebbe il momento giusto per divertirsi, schiantando sul mercato 30 miliardi al mese di BTP per finanziare programmi di lavoro garantito.

Vorrei vedere in quanto tempo a Francoforte si attiverebbero per far partire il TPI!

Si mettono le gambe in testa, perché se non lo fanno….. sarà piano “B”…..

di Megas Alexandros

Fonte: Lo scudo anti-spread (TPI) e le condizionalità per tenere buoni i falchi – Megas Alexandros

NOTE

[1] TPI: ecco le caratteristiche del nuovo strumento anti-frammentazione della BCE – Borsa Italiana

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