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L’estrema destra tedesca sta diventando meno razzista – o più strategica?

DI SEAN WILLIAMS

newrepublic.com

Alexander Gauland è l’uomo della legge di Godwin [“a mano a mano che una discussione su internet si allunga, la probabilità di un paragone riguardante i nazisti o Hitler tende a 1”-wiki ndt]. Ci aveva avvertiti riguardo la “invasione di stranieri”, aveva sentenziato che un ministro tedesco dovrebbe essere “smaltito” in Turchia, e ripetuto ciò che Hitler scrisse nel 1933 attaccando i membri della “classe globalista” ovvero la “cricca internazionalista e senza radici”.

Gauland rappresenta la facciata moderata di Alternative for Germany (AfD), il movimento nazionale anti immigranti nonché, dal 2017, il maggiore partito di opposizione parlamentare. Dalla nascita risalente al 2013 il partito ha lottato per smarcarsi dalle folle inneggianti Sieg Heil e alla xenofobia per maturare una piattaforma ufficiale euroscettica. Il mese scorso durante la conferenza tenutasi a Riesa in Sassonia, il co-leader Gauland ha fatto un passo ulteriore, sconfessando anche le recenti posizioni del partito sulla Dexit (Brexit tedesca). Come risultato si è arrivati ad una scissione che vede i membri più rabbiosi allontanarsi per formare un corpo politico più spiccatamente estremista. Nel momento in cui il partito sta cercando di coalizzare le forze transnazionali di destra in vista delle prossime elezioni europee a Maggio, queste diatribe interne potrebbero avere un effetto importante nel percorso comune delle stesse destre europee.

Gauland ha sintetizzato il nuovo corso dell’AfD nel discorso di 20 minuti tenuto a Riesa il mese scorso dove, mentre ostentava abiti sartoriali, ha snocciolato una delle sue tipiche critiche verso il “paternalismo” di Bruxelles. Il blocco delle 28 nazioni è “schiacciato dentro un corsetto”, ha dichiarato Gauland mentre si addentrava nei meandri nazionalisti di Nietzsche, Franz Josef Strauss, and Otto von Bismarck. Ha paragonato la UE a Hitler, stile scontato da parte di un partito che da sempre predica l’abolizione dell’euro. Ma a sorpresa Gauland ha anche messo in dubbio il programma di partito riguardo l’uscita dall’area euro per il 2024, nel caso le richieste sull’immigrazione venissero ignorate.

“Chiunque si trastulli con l’idea di Dexit si deve chiedere: non è un’utopia? Non dovremmo essere più realisti?” ha chiesto alla platea.

I tedeschi sono in larga maggioranza a favore dell’euro: un’indagine di Maggio 2018 ha rivelato che il 79% voterebbero per rimanere in UE se ci dovesse essere un referendum come in Gran Bretagna. Persino nella Sassonia, roccaforte dell’AfD, una forte maggioranza si oppone alla Dexit. Il discorso di Gauland rimane quindi incentrato sul pragmatismo politico. Marca una linea di demarcazione tra i moderati e l’ala più radicale del partito guidata da Björn Höcke, politico della Turingia che ha pubblicamente denunciato il memoriale dell’olocausto di Berlino come “il monumento della vergogna” e si è fatto portavoce della “inversione a U” riguardo tutta l’iconografia della SGM. Nel 2016 Höcke fu oggetto di critiche molto dure quando, durante un discorso tenuto a Erfurt, chiese ad alta voce che la Merkel venisse “rimossa dal cancellierato con la camicia di forza” per le politiche di porte aperte verso l’immigrazione.

Il giorno successivo al discorso di Gauland, André Poggenburg, fedele alleato di Höcke, lasciava l’AfD per fondare il suo Aufbruch der Deutschen Patrioten (Risveglio dei Patrioti Tedeschi).

Gli scismi all’interno della destra sono frequenti a causa dalle motivazioni di base del conservatorismo stesso: ci sono i libertari, quelli ‘giù le mani dai miei soldi’ e poi quelli che non accettano di mettere a tacere le proprie istanze xenofobe per vincere voti. Poggenburg sembra appartenere a quest’ultima categoria. Il suo nuovo partito prende come suo emblema il fiordaliso blu, un simbolo del nazismo anni ’30, e adotta una comunicazione politica più vicina al “fischietto per cani” che all’urlo della sirena. Dopo la scissione l’agenzia di intelligence tedesca annunciava di avere sotto la lente di ingrandimento le attività dell’AfD, specialmente gli elementi più radicali legati a Höcke e comunemente chiamati Der Flügel (“L’Ala”) per possibili violazioni delle norme costituzionali tedesche.

L’estremismo di Höcke e Poggenburg potrebbe ostacolare i piani elettorali dell’AfD. Dividere i voti significherebbe perdere una buona parte di quel 12,6% vinto dall’AfD alle ultime elezioni federali nel 2017, mettendo così i partiti di destra più simili numericamente a partiti più consolidati come il centrodestra FDP (10,7%), The Left (9,2%) e anche i redivivi Greens (8,9%) i cui toni pro-euro hanno riscosso interesse presso i giovani sempre più sconcertati dai venti di destra che soffiano sempre più forti nel continente.

Ad ogni modo la maggioranza dell’AfD sembra poco incline a riconquistare l’ala estrema. Il 2 Febbraio la copresidente di Gauland, Alice Weidel, ha parlato nella storica Karlsruhe mettendo ancora più in chiaro le intenzioni salottiere del partito. Weidel, economista indagata per avere ricevuto dei fondi dalla Svizzera per le elezioni e che nel 2013 aveva reso pubblica una email nella quale denunciava come la Germania fosse ormai presa in ostaggio da “arabi, sinti e rom”, stavolta la si vede in un poster mentre dice “ripensare l’Europa”, e spiega l’opposizione del partito a Bruxelles in termini di margini e bilanci piuttosto che con i soliti sermoni razzisti che hanno accompagnato la crescita dell’AfD fino a ieri. Weidel ha addirittura parafrasato Wilhelm Röpke, famoso architetto antinazista del Wirtschaftswunder (miracolo economico postbellico), denunciando il “tradimento centrista” dell’Europa.

Il nuovo corso moderato sembra essere più un cambiamento di obiettivi che di ideologia. Mano a mano che la richiesta di una uscita della Germania dalla UE appare sempre più una pratica suicida (specialmente alla luce dei problemi economici e politici che stanno letteralmente consumando la Gran Bretagna a causa della Brexit), i leader dall’AfD sembrano cercare altri modi per portare avanti le proprie battaglie euroscettiche. La soluzione arriva da altri movimenti di destra europei che intendono riformare la UE attraverso l’alleanza “Europe of Nations” di Marine Le Pen. Un altro copresidente dell’Afd, Jörg Meuthen, ha riportato nelle ultime settimane il pensiero della “Europe of nations”, mentre Gauland ha definito i partecipanti della manifestazione a Riesa “buoni europei..eredi di millenni di spirito europeo”.

Se l’AfD dovesse portare a casa risultati di rilievo a Maggio, ci si aspetta che il partito sostenga un ruolo primario nell’asse degli euroscettici assieme ai populisti di Polonia, Ungheria, Francia, Italia, Austria e altri paesi ancora. Confidando in una retorica più moderata questo nuovo transnazionalismo ha ben chiaro che lo scopo di unire tutti gli euroscettici europei è garantire loro ciò che hanno sempre chiesto: chiudere le frontiere e bloccare il più possibile l’immigrazione specialmente dai paesi extraeuropei. Se il nuovo corso del fiordaliso, lato oscuro e razzista dell’AfD esiterà davanti ad una mossa strategica di questa portata oppure la saboterà nel nome della purezza ideologica è ancora tutto da capire.

SEAN WILLIAMS

Fontehttps://newrepublic.com/

Linkhttps://newrepublic.com/article/153082/germanys-far-right-getting-less-racistor-strategic

7.04.2019

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da Tonguessy

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

Un commento

  1. Gauland ha preso atto non solo dei sondaggi a favore dell’euro da parte dell’opinione pubblica tedesca ma anche della sconfitta della Le Pen alle passate elezioni francesi, dovuta in gran parte al suo programma di ritorno al Franco francese, progetto ora abbandonato. L’euro si è cementificato non solo nell’immaginario economico dei tedeschi ma anche degli italiani, nonostante in danni che ha creato (non da solo) alla nostra economia.
    A giudicare dalle continue campagne stampa della sinistra (Dr Spiegel esce con un titolo : AfD le marionette di Mosca), l’AfD è ancora temuta perché i problemi con gli immigrati non solo non diminuiscono ma tenderanno ad aumentare con l’aumento della quota di popolazione immigrata in Germania. È questo il tallone d’Achille di Francia e Germania, e non è solo un loro problema. A quanto sembra il progetto di sterminare il popolo tedesco sterilizzandolo come era nelle intenzioni di Theodore Kaufman nel libercolo ‘Germany must perish’, viene portato avanti con altri mezzi (meno cruenti e più sofisticati) e metodologie ed esteso anche agli altri europei.
    Björn Höcke ha ragione riguardo al monumento dell’olocausto, ma su questo non si può discutere tranne che per dire che un Paese senza libertà di espressione non è una democrazia, è un regime. L’autoritarismo tedesco c’è già, solo che non è gestito dai tedeschi.