Le due facce del potere

Le due facce del potere

Di Giorgio Agamben

Ogni indagine sulla politica è viziata da un’ambiguità terminologica preliminare, che condanna al malinteso coloro che la intraprendono. Sia il passo del terzo libro della Politica in cui Aristotele, al momento di «investigare le politeiai, per stabilirne il numero e le qualità», afferma perentoriamente: «poiché politeia e politeuma significano la stessa cosa e il politeuma è il potere supremo delle città (to kyrion ton poleon ), è necessario che il potere supremo sia l’uno o i pochi o i molti» (1279 a 25-26). Le traduzioni correnti recitano: «poiché costituzione e governo significano la stessa cosa e il governo è il potere sovrano delle città…». Che questa traduzione sia più o meno corretta, in ogni caso in essa emerge alla luce quella che si potrebbe definire come l’anfibolia del concetto forse fondamentale della nostra tradizione politica, che si presenta ora come «costituzione» ora come «governo». In una sorta di vertiginosa contrazione, i due concetti sono identificati e insieme distinti e proprio questa equivocità definisce secondo Aristotele il kyrion , la sovranità.

Che l’anfibolia non sia episodica, è quanto una lettura della Athenaion politeia, che noi traduciamo Costituzione degli ateniesi, puntualmente conferma. Descrivendo la «demagogia» di Pericle (27,1), Aristotele scrive che in essa demotikoteran eti synebe genesthai ten politeian, che i traduttori rendono con «la costituzione divenne più democratica»; subito dopo leggiamo che i molti apasan ten politeian mallon agein eis hautous, «accentrarono nelle loro mani tutto il governo» (evidentemente, tradurre «tutta la costituzione», come pure la coerenza terminologica avrebbe voluto, non sembrava possibile). L’ambiguità è confermata dai vocabolari, dove politeia è reso tanto con «costituzione dello stato» che con «governo, amministrazione».
Che lo si designi con l’endiadi «costituzione/governo» o con quella «stato/amministrazione», il concetto fondamentale della politica occidentale è un concetto doppio, una sorta di Giano bifronte, che mostra ora la faccia austera e solenne dell’istituzione ora quella più losca e informale della prassi amministrativa, senza che sia possibile identificarle né separarle.

Nel saggio del 1932 su Legalità e legittimità , Carl Schmitt distingue quattro tipi di Stato. Lasciando da parte le due figure intermedie dello stato giurisdizionale, nel quale l’ultima parola spetta al giudice che decide una determinata controversia giuridica e di quello governativo, che Schmitt identifica con la dittatura, ci interessano qui i due tipi estremi, lo stato legislativo e lo stato amministrativo. Nel primo, lo stato legislativo o di diritto, «l’espressione più alta e decisiva della volontà comune» consiste in normazioni aventi il carattere di legge. «La giustificazione di un sistema statale di questo tipo riposa sulla legalità generale di ogni esercizio del potere da parte dello stato». Chi esercita il potere agisce qui sulla base di una legge o «in nome della legge» e potere legislativo e potere esecutivo, la legge e la sua applicazione sono conseguentemente separati. Con questo tipo di Stato si sono identificate, con sempre meno ragione, le democrazie parlamentari moderne.

Il tipo che occupa forse non a caso l’ultimo posto nell’elenco, quasi che le altre forme statuali tendessero in ultima istanza a confluire verso di esso, è lo Stato amministrativo. Qui «comando e decisione non appaiono in modo autoritario e personale, ma nemmeno possono ridursi a semplici applicazioni di normazioni superiori»; esse hanno piuttosto la forma di disposizioni concrete, prese di volta in volta sulla base dello stato delle cose in riferimento a finalità o necessità pratiche. Il che si può anche esprimere dicendo che nello stato amministrativo «né gli uomini governano, né le norme valgono come qualcosa di superiore, ma, secondo l’espressione famosa, «le cose si governano da sé».

Come oggi è pienamente evidente, ma come Schmitt già in quegli anni poteva dedurre dall’affermarsi in Europa di stati totalitari, lo stato legislativo tende progressivamente a trasformarsi in stato amministrativo. «Il nostro sistema statale si trova in una fase di trasformazione e “la tendenza verso lo stato totale” caratteristica del momento presente… appare oggi tipicamente come una tendenza verso lo stato amministrativo». Mentre i politologi sembrano oggi averlo dimenticato, Schmitt afferma senza riserve come «un fatto generalmente riconosciuto» che uno «stato economico» non può funzionare nella forma di uno stato legislativo parlamentare e deve necessariamente trasformarsi in stato amministrativo , in cui la legge cede il posto a decreti e ordinanze.

Per noi che abbiamo assistito al pieno compimento di questo processo, è il senso di questa trasformazione – se di una trasformazione propriamente si tratta – che conviene interrogare. L’idea di trasformazione implica, infatti, che i due modelli siano formalmente e temporalmente distinti. Schmitt sa perfettamente che «nella realtà storica si presentano continuamente commistioni e combinazioni» e che a ogni stato appartengono tanto la legislazione che l’amministrazione e il governo. È possibile, tuttavia – ed è questa la nostra ipotesi – che la commistione sia ancora più intima e che stato legislativo e stato amministrativo, legislazione e amministrazione, costituzione e governo siano parti essenziali e inseparabili di un unico sistema, che è lo stato moderno che noi conosciamo. Se è pertanto tatticamente possibile giocare uno dei due elementi contro l’altro, sarebbe del tutto fuorviante credere di poter stabilmente isolare ciò che è parte integrante di uno stesso sistema bipolare.

Qualcosa come un’altra politica sarà possibile solo a partire dalla consapevolezza che stato e amministrazione, costituzione e governo sono le due facce di una stessa realtà, che occorre mettere radicalmente in questione. Non esiste un potere che possa legittimare con leggi il suo esercizio, senza presupporre un ordine extragiuridico che lo fondi né può darsi una pura prassi amministrativa che pretenda di restare legale sulla base di decreti emanati in vista di una necessità. Si tratta, come lo stesso Schmitt suggerisce, di due diversi modi di rendere obbligatoria l’obbedienza. Come oggi vediamo con chiarezza, la verità di entrambi è, infatti, lo stato di eccezione. Che si agisca in nome della legge o in nome dell’amministrazione, in questione in ultima analisi sarà sempre l’esercizio sovrano di un monopolio sulla violenza. Ed è questo il kyros, il sovrano nascosto che, nelle parole di Aristotele, stringe insieme in un sistema le due facce visibili del potere statuale.

Le due facce del potere 2: politica ed economia

È nota la frase lapidaria che Napoleone pronunciò incontrando Goethe a Erfurt nell’ottobre del 1808: Le destin c’est la politique: «il destino è la politica». Questa affermazione, che era all’epoca perfettamente intellegibile, anche se in apparenza rivoluzionaria, ha perso oggi per noi interamente il suo senso. Noi non sappiamo più che cosa significa il termine «politica» e tanto meno ci sogneremo di vedere in essa il nostro destino. «Il destino è l’economia» suona piuttosto il ritornello che gli uomini cosiddetti «politici» ci ripetono ormai da decenni. E tuttavia non soltanto non rinunciano a definirsi tali, ma «politici» continuano a chiamarsi i partiti di cui fanno parte e «politiche» si dichiarano le coalizioni che formano nei governi e le decisioni che questi non cessano di prendere.

Che cosa intendiamo allora oggi quando pronunciamo, sia pure senza troppa convinzione, la parola «politica»? Vi è in essa qualcosa come un significato unitario o, piuttosto, il senso che il termine veicola è costitutivamente scisso? L’incertezza terminologica nella traduzione del termine politeia che abbiamo già analizzato, non è soltanto recente. La traduzione latina della Politica di Leonardo Aretino, pubblicata a Roma nel 1942 insieme al commento di Tommaso, rende il termine con gubernatio e respublica (più raramente con civitatis status).

Se il passo che abbiamo citato (1279 a, 25-26) nella sua traduzione latina suona: Cum vero gubernatio civitatis et regimen idem significant…, nel brano precedente politeia è reso invece con respublica (est autem respublica ordinatio civitatis).Nel commento di Tommaso, che aveva ovviamente davanti agli occhi un’altra traduzione, politeia è tradotto a volte con policia e a volte con respublica. La prossimità del termine policia col nostro «polizia» non deve sorprendere: polizia è infatti, fino all’inizio del secolo XIX, il termine italiano che corrisponde a politeia. «Polizia» si legge ancora nella traduzione di Plutarco ad opera di Marcello Adriani, pubblicata a Firenze nel 1819: «vuol dire l’ordine col quale si governa una città e sono amministrate le comuni sue bisogna; e così si dice tre essere le polizie, la monarchica, l’oligarchica e la democrazia».

Nei teorici tedeschi del cameralismo e della scienza della polizia, che prende forma e si diffonde in Europa nel corso del XVIII secolo , la scienza dello stato diventa una scienza del governo (Regierungwissenschaft), il cui scopo essenziale è la Polizei, definita – rispetto alla Politik, cui compete soltanto la lotta coi nemici esterni – come l’amministrazione del buon ordine della comunità e la cura del benessere e della vita dei sudditi in tutti i suoi aspetti. E non è certo un caso se Napoleone, che affermava risolutamente la politica come destino, sia stato anche il sovrano che ha dato all’amministrazione e alla polizia la forma moderna che ci è familiare.

Lo stato amministrativo teorizzato da Sunstein e Vermeule, che si sta imponendo nelle società industriali avanzate, è a suo modo fedele a questo modello, in cui lo stato sembra risolversi in amministrazione e governo e la «politica» trasformarsi interamente in «polizia». È significativo che, proprio in uno stato concepito in questo senso come «stato di polizia», il termine finisca per designare l’aspetto meno edificante del governo, cioè i corpi tenuti a assicurare in ultima istanza con la forza la realizzazione della vocazione governamentale dello stato. E, tuttavia, l’apparato formale dello stato legislativo non scompare, come non scompaiono le leggi che i governi continuano malgrado tutto a emanare, né vengono abolite le cariche e la dignità che secondo la costituzione incarnano e custodiscono la legittimità del sistema. Al di là delle sue trasformazioni, l’essenziale natura bipolare della macchina politica si mantiene almeno formalmente in vita.

Di Giorgio Agamben

Giorgio Agamben. Filosofo. Ha scritto opere che spaziano dall’estetica alla filosofia politica, dalla linguistica alla storia dei concetti, proponendo interpretazioni originali di categorie come forma di vita, homo sacer, stato di eccezione e biopolitica.

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Fonte 1: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-le-due-facce-del-potere

Fonte 2: https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-le-due-facce-del-potere-2-politica-ed-economia

08 - 13.03.2023

Commenti (69)

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    1. omega 15 marzo 2023

      In effetti il filosofo in questione non si esprime in modo così contorto, oscuro ed involuto. Tutto sommato quello che dice è abbastanza comprensibile al di fuori dei non addetti ai lavori, a patto che si posseggano alcuni rudimenti di filosofia politica.
      In effetti, però, il malvezzo di utilizzare troppi tecnicismi non rende tali pensatori intellegibili a persone di media e generalista istruzione.
      I filosofi classici della Grecia antica e del Rinascimento erano molto più chiari e scorrevoli nel loro argomentare senza diventare banali.

    1. tortnoize 15 marzo 2023

      Chissà cosa voleva dire. Di certo non deve essere un pressato dai problemi quotidiani.
      E con la panza piena, in fase digestiva, si sa, si elaborano teorie, discorsi, che, insomma, richiedono un uguale stato fisiologico per essere pianamente apprezzate.

    1. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Leggo interessanti commenti di disappunto per la poca chiarezza e soprattutto concretezza

      Il tono è questo:

      ”E mo' che ce dovemo fà co quello che scrive sto filosofo?”

      ”Ahó…m'avete fatto comprà na cosa inutile, li mortacci vostra…me dovete rimborzà…”

      Premesso che obiettivamente non si sa spiegare e ci sono due conferenze su youtube in cui si vede che gli interlocutori restano molto perplessi o addirittura, come i ragazzi a Buenos Aires, esprimono ilarità; detto questo chi di voi ha letto un libro Agamben?
      Chi di voi ha letto Heidegger, Schmitt, Adorno, Foucault, Baudrillard, Lyotard?
      Non è affatto facile, la maggioranza inizia, poi si scoraggia e molla a metà

      A questo link c'è un famoso libro di Foucault che fece scalpore negli anni '60 per la celebre profezia nel finale in cui annuncia la fine dell'Uomo (cosa che puntualmente si sta verificando): “Le parole e le cose”

      https://monoskop.org/images/1/11/Foucault_Michel_Le_parole_e_le_cose.pdf

      Provate a leggerlo e vedrete che non riuscite ad andare al di là di dieci pagine dopodiché avete perso completamente il filo e nonostante sia scritto in italiano non capite nemmeno di quale argomento stia parlando

      Per leggere un libro di filosofia o per imparare a fruire consapevolmente di un'opera d'arte, ci vogliono almeno un paio di anni di grande impegno e umiltà (meglio se con alcune buone frequentazioni) perché si stratta di comprendere altri paradigmi a noi fino ad allora estranei, cioè accettare l'idea che lo schema che ci serve per relazionarci al mondo non solo determina la nostra comprensione del mondo
      ma 👉determina il mondo stesso👈 perché “mondo” non è “l'esterno, l'Altro, il fuori”, bensì “la relazione” che stabiliamo con quell'esterno, quell'Altro, quel fuori

      La realtà, la natura, sono frutto del nostro “paradigma” -l'interfaccia che ci permette di rapportarci al mondo- che scopriamo non neutrale ma autonomamente determinante, al di là del quale non esiste una realtà strutturata a sé stante ma esiste un qualcosa che è assolutamente senza forma né significato

      ”Forma e significato” sono attività del soggetto che le elabora nell'incontro con “il senza forma né significato” esterno a se stesso

      Quindi il paradigma non è qualcosa che è “dato un volta per tutte”, eterno e immutabile, ma può essere messo in discussione, ne possiamo immaginare e forse anche creare un altro
      Dalla capacità di non rinchiuderci in un solo paradigma dipenderà la nostra salvezza in quanto umanità

      Perché è così difficile capire la filosofia, come sperimenterà chi di voi tenterà di leggere almeno un libro di Agamben o di qualche altro filosofo (cioè nessuno di voi)?

      Perché lo “schema” o “paradigma” ci è costato fatica impararlo; abbiamo trovato la nostra posizione nella nicchietta stretti-stretti assieme agli altri e non vogliamo perdere il posto; perché è sorprendentemente spiacevole sentirsi inadeguati di fronte a un testo
      Ma soprattutto perché vogliamo la pappa pronta preparata da mamma

      Agamben non deve fare politica perché, molto semplicemente, non la sa fare, non ha la grinta, non ha il vocione, è molto anziano e non ha più le energie necessarie per litigare, gridare, incitare
      Quello dovrebbe farlo qualcun altro più giovane

      Ma allora come mai non lo fa nessuno in Italia?

      Trump in US certamente, ma senza la minima riflessione filosofica e infatti vedete quanta approssimazione, quante contraddizioni, quante ambiguità nel suo populismo di comodo che non vuole cambiare il sistema ma tornare a un prima che ha un unico vantaggio e non certo per il popolo: era il tempo in cui quelli come Trump comandavano (è vero che Trump è utile ma solo tatticamente)

      Allora Agamben è una Vestale che deve tenere acceso il fuoco e se potrà fare qualcosa di più concreto sarà solo quando la gente comincerà a cercare di uscire dai propri comodi paradigmi personali, che ovviamente sono figli del grande “paradigma dei paradigmi” dal quale dobbiamo urgentemente scappare, pena la fine dell'umanità e la sua eterna cancellazione dal piano escatologico della Provvidenza

      Agamben deve tenere viva la fiamma della decostruzione, quella che ci salva dal rinchiuderci nel buco nero di un unico paradigma che ormai ha talmente preso il sopravvento su di noi da costringerci a considerarlo “unica realtà, data una volta per sempre, immutabile”
      Potrebbe farlo in altri modi, ma se ci lamentiamo che non lo fa lui perché non lo facciamo noi?

      Chi protesta perché scrive in maniera difficilmente comprensibile inizi a leggere i suoi libri o quelli dei grandi autori del ‘900 accettando l'impegno, l'umiltà, la fatica, e scoprirà che quel viaggio per un così duro calle ha un valore in sé che va oltre la sola comprensione dei concetti

    2. Hospiton 15 marzo 2023

      Personalmente ho letto opere di Schmitt, Spinoza, Nietzsche, Severino, Heidegger (che poi abbia compreso tutto, soprattutto il buon Martin, è un altro paio di maniche, non sono uno specialista e non posso dedicarci 8 ore al giorno) ma il punto non è il lamentarsi poiché scrivono in modo complesso e si fatica a scandagliare i loro scritti. Per quanto mi riguarda non è una protesta "personale", se non comprendo un autore di quel livello so bene che è un mio limite e devo faticare sui suoi studi, in caso contrario meglio astenersi dal giudicarlo...no, la mia è solo la constatazione che il 95% della popolazione mai si avvicinerà a testi di tale difficoltà, e nel prossimo futuro avverrà sempre meno perché le nuove generazioni si stanno abituando a un tipo di comunicazione sempre più rapida e essenziale, e tanti saluti al ponderoso pensiero dell'800 e 900. Saranno anche poco umili (però anche il filosofo che si ostina a usare , da specialista, un linguaggio adatto solo agli addetti ai lavori non spicca per umiltà e non esce dalla sua nicchia, ammettiamolo) ma è un dato di fatto: per persone che leggono al massimo 2-3 libri di narrativa l'anno occorrerebbero tempi lunghissimi per affrontare Agamben o addirittura Heidegger, ed è palese che si sta procedendo in tutt'altra direzione. E a quel punto mi chiedo a che serva elaborare un pensiero articolatissimo su cui non puoi confrontarti con nessuno, tolti specialisti e qualche appassionato. È un arricchimento personale ma dal punto di vista sociale (se questo è l'obiettivo) occorre una semplificazione o il messaggio non giungerà a destinazione. Mi pare si stia lentamente avverando la profezia di uno sconsolato Cesare Garboli (uno che in vita sua qualcosa aveva letto) a proposito del patrimonio culturale europeo, 1990 o giù di lì: "nel giro di un secolo o due nulla sopravvivrà della vita che è stata condotta in questo millennio. Penso di vivere in un'età simile a quella che ha vissuto le crisi delle certezze aristoteliche. Il nostro patrimonio storico, letterario, umanistico è un robivecchi" Sinceramente non so se aggiungere "purtroppo", data la mia passione per storia e letteratura quel che preconizza Garboli a me può dispiacere ma non ho la sfera di cristallo, magari le generazioni future creeranno (senza esserne consapevoli, questa è la chiave) qualcosa di inaspettato in senso positivo, qualcosa che chi come noi, abituati a puntare forte su libri, cultura, erudizione, filosofie, in fondo non accetta perché in tale mondo sarà fuori posto. Nuovi paradigmi, per l'appunto, che non prevedono sofisticate teorizzazioni ma proprio decostruzione, forse stiamo andando in quella direzione.

    3. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Ma infatti ho scritto che non si sa spiegare, però ha capito (lo dice dall'inizio del XXI secolo) come avevano capito Adorno, Heidegger etc
      Per esempio molto meglio di Cacciari che prende toppe storiche, vedi il suo libro del 1997, Arcipelago

      Quanto a recuperare il 95% è tardi, credo che parli ai pochi che lo capiscono e ho l'impressione che siano molti sparsi in gruppi per il mondo (è famoso e seguitissimo, basta vedere su twitter dove ne parlano pure turchi e giapponesi)
      Potrebbe fare di più ma come mai non lo fa nessun altro?
      Dà quello che lui sa e può dare e non è poco, il resto lo dovrebbe fare la gente ma come ho detto temo sia tardi

      En passant la borsa di Milano ha ricominciato a perdere e Elon Musk ha appena twittato:

      "Lot of current year similarities to 1929"

      Naturalmente le mie sono solo opinioni personali che potranno rivelarsi sbagliate ma dal mio punto di vista comunque la rigiri mi viene fuori che sta per arrivare il Chicxulub 2.0 (Chicxulub è il meteorite messicano che ha estinto i dinosauri)

    4. Primadellesabbie 15 marzo 2023

      Il 95% ha il 'merito' di ostinarsi a esistere, e il 5% ha il supremo dovere di tenerne conto evitando accuratamente di credere di potersene spiegare le cause o le finalità.

      (secondo me)

    5. Hospiton 15 marzo 2023

      Mah, sai, non credo sia una questione di "fare di più", direi quasi il contrario. Sembra che il filosofo di professione si senta sminuito se non utilizza un linguaggio iper-tecnico, ma forse si tratta di una disciplina che deve trovare il coraggio di riavvicinarsi all'uomo comune, mentre la specializzazione forsennata l'ha allontanata da quello che, a mio parere, dovrebbe essere il suo compito. Naturalmente ragiono in termini di filosofia al servizio della comunità, altrimenti diventa solo una scienza che produce opere scintillanti, geniali ma di impatto sociale nullo. A ogni modo spero che effettivamente i seguaci di Agamben siano numerosi, e che qualcuno riesca gradualmente a rendere il suo pensiero (che presenta alcuni spunti notevoli) accessibile a un pubblico più vasto. Ma anche qui occorre decostruire, il sapiente che si mette a disposizione, il fuoriclasse che gioca per la squadra e non per conto suo, conscio dei limiti dei compagni e pronto a aspettarli. Per quanto riguarda una crisi simile a quella del 29 la si paventa da tempo, ricordo che leggevo rapporti allarmanti già una dozzina d'anni fa, difficile sbilanciarsi...certo, leggendo analisti come Cecchi, non c'è da stare allegri date le fragilità di un sistema finanziario dopato all'inverosimile.

    6. Primadellesabbie 15 marzo 2023

      Qualche volta mi viene il sospetto, e ultimamente molto spesso, che la nostra filosofia, considerata en vrac, sia una figlia con una raffinata combinazione di doti analitiche, del "paradigma dei paradigmi", e che non se ne allontani.

      (In questo articolo trovo carente la definizione di uno dei due aspetti in cui prende forma il potere, che poi sembra essere la ragione per cui è stato scritto.)

    7. Hospiton 15 marzo 2023

      Non posso che essere d'accordo sul "dovere" di quel 5%...mi viene in mente una frase che viene attribuita a John Q. Adams, "tanta erudizione è inutile senza un po' di benevolenza", credo riassuma ciò che penso in merito.

    8. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Ma certo, è proprio ciò di cui si discute fin dalla prima metà del '900

      Ascolta questi due minuti e venti secondi di video

      Agamben (del quale non sto cercando di vendere i libri) sta tentando di andare oltre, pensa che sia rimasto poco tempo e che la gente non possa più essere risvegliata per cui vede la possibilità del crollo sistemico (che mai e poi mai chiamerebbe con una locuzione così prosaica) e ritiene che l'unica cosa che si possa fare è consolidare il gruppo di quelli che hanno compreso

      Quando arriverà l'evento/Ereignis (l'Ereignis è da circa un secolo il concetto che indica il prossimo paradigma che supererà quello metafisico attuale) quel gruppo sarà il solo in grado di agire

      Non è un piano, non è certo di nulla come non lo è nessuno nemmeno io, però probabilmente l'unica strada percorribile è proprio quella
      E comunque la gente si deve svegliare un minimo, si crede che la filosofia sia una cosa astratta ma non si sarebbe in grado di leggere dieci righe di Heidegger

    9. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Mi daresti un link di Cecchi, per cortesia?

    10. Primadellesabbie 15 marzo 2023

      Visto.

      È chiaro che Nietzsche apre una breccia (o installa un nitido retrovisore) che consente di intravvedere i limiti entro i quali si è speculato.

      Mi sembra sia arrivato il momento di ampliare l'orizzonte, cosa che incredibilmente si sta tentando di fare dal basso, con i limiti impliciti, da circa 50 anni, e considerare il ruolo della filosofia occidentale nel contesto allargato.

      Anche la collocazione del lavoro di Marx è ben individuata.

      La relegazione della cultura a oggetto di consumo e il disinteresse per l'istruzione tout court (il limitato numero di vocaboli adottato nel linguaggio e la mancata trasmissione generazionale di informazioni elementari), caratteristiche
      delle ultime generazioni è una 'caduta' o un indicatore di direzione?

    11. Hospiton 15 marzo 2023

      La maggior parte dei suoi articoli l'ho letta qui https://andreacecchi.substack.com/

    12. Hospiton 15 marzo 2023

      Purtroppo ho visto che ora la newsletter è a pagamento, fino all'ultima volta che l'ho visitata era tutto gratuito. Qui una sua intervista del 2021, un buon sunto
      http://www.cese-m.eu/cesem/2021/04/leconomia-degli-anni-venti-a-colloquio-con-andrea-cecchi/

    13. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Casomai è Heidegger che confuta Nietzsche e gli dice che anche lui non è altro che un metafisico

      Nell'800 cominciano appena venire i primi dubbi, poi la gabbia d'acciaio di Weber e infine Heidegger, Adorno, Baudrillard

      La metafisica è il paradigma, la tecnica o tecnologia è figlia della metafisica e la tecnica è la volontà di potenza che si incarna, che si rivela l'unico vero paradigma dell'Occidente

      Nella famosa intervista a Der Spiegel del 1966, Heidegger dice appunto che la filosofia è tutta dentro al paradigma, che è lei che ha generato la tecnica che ci sta cancellando dalla storia, quindi la filosofia non ha più niente da dire e non può indicare vie di salvezza
      "Ormai solo un Dio ci può salvare", dice (Nur noch ein Gott kann uns retten)

      Per cui Heidegger si ritira nella sua baita nella foresta nera (a Todtnauberg, più o meno la Montagna della Morte) ad aspettare che l'Essere segua il suo corso scrivendo volutamente frasi sempre meno comprensibili per smontare la macchina metafisica che si è impadronita del linguaggio

      E' questa l'unica via o forse dobbiamo comprendere fino in fondo la natura del paradigma nel quale siamo immersi per essere pronti quando l'Ereignis lo cancellerà dalla storia, per evitare che cancelli pure noi?

    14. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Grazie

    15. Primadellesabbie 15 marzo 2023

      Quantomeno, nell'attesa, tentare di individuare i punti solidi su cui poter poggiare i piedi sotto il pantano che ci circonda.

      Per individuare il paradigma non dimenticare la centralità, in uno spazio di indagine filosofica dai contorni indefiniti, di un uomo immaginario (l'inadeguatezza segnalata da alcuni può maturare solo da un'osservazione "da fuori"), che si sta materializzando nell'apoteosi tecnologica della realizzazione del robot.

      PS - Terrei separate la volontà di potenza dalla volontà di intervenire su ciò che ci circonda e
      che cogliamo direttamente con i sensi, o cercherei di definirla in qualche altro modo.

      Questo irresistibile interventismo, individuato dai limiti della percezione che ci accomuna, produce, come conseguenza, il 'fuori', e non solo materiale, da cui poi osservandoci ci giudichiamo inadeguati.

    16. omega 15 marzo 2023

      Io ho letto da giovane Platone, Aristotele, Machiavelli, Bacone, Moro, Campanella, Rousseau, Hobbes e li ho trovati del tutto intellegibili.
      Anche la Nascita della Tragedia non era complicatissimo, mentre lo Zarathustra si.
      I filosofi del novecento li trovo invece tutti di difficile o quasi impossibile comprensione per i non addetti ai lavori, perchè utilizzano volutamente un linguaggio troppo tecnico e involuto.

    17. Chicxulub2.0 15 marzo 2023

      Le cose interessanti le dicono quelli del '900
      Scrivono in una maniera pazzesca ma hanno previsto tutto quello che sta succedendo oggi

    18. omega 15 marzo 2023

      Lo stesso filosofo in questione cita Aristotele. Evidentemente lo ritiene interessante.

    19. Primadellesabbie 15 marzo 2023

      E lo è, purtroppo.

    20. Chicxulub2.0 16 marzo 2023

      La volontà di potenza che ha prodotto la tecnica non è il tentativo generico di intervenire sul mondo circostante
      La tecnica moderna non è la tecnica antica che infatti viene denominata technè in greco per distinguerla

      Evito di fare la conferenza, a chi interessa posto questo link a “La questione della tecnica” di Heidegger, 28 pagine

      https://monoskop.org/images/4/41/Heidegger_Martin_1976_La_questione_della_tecnica.pdf

    21. Primadellesabbie 16 marzo 2023

      Conosco quel che ha scritto Heidegger, ma ti ringrazio di farmici ripensare.

      Di principio la penso come ho scritto anche se il salto di qualità che comporta la tecnologia va evidenziato.

      Sono portato a pensare alla volontà di potenza dal mago in su, un bodishattva che si reincarna quando e come vuole ad es., un indù che domina le passioni.

    22. Primadellesabbie 16 marzo 2023

      Credo si tratti di un'espressione sbagliata o usata impropriamente, frutto di quel guardarsi da 'fuori', da un luogo prodotto proprio dal relativismo del quale la filosofia occidentale è vittima e causa, con rarissime eccezioni.

      In questo caso, l'espressione sbagliata, ripresa da chi voleva andare oltre nel ragionamento, ha anche prodotto dei danni.

    23. Chicxulub2.0 16 marzo 2023

      Ho suggerito quel testo in generale, non a te in particolare

      Si può distinguere fra volontà di potenza come auto perfezionamento da un lato e dall'altro la volontà di dominio sugli altri ma la mia personale opinione è che non possiamo che constatare che dalla prima si è passati alla prevalenza assoluta della seconda

    24. Primadellesabbie 16 marzo 2023

      Permettimi di essere breve altrimenti dovrei scrivere a lungo.

      Il dominio su di sè implica il dominio su tutto ciò che ti circonda, è cercato da di chi sa cosa vuole.

      Credo che in questo caso si possa usare l'espressione "volontà di potere".

      Usarla fuori da questo contesto induce in errore e produce confusione.

    25. Chicxulub2.0 17 marzo 2023

      Non c'è bisogno di essere lunghi, basta dire se si intende il dominio su se stessi o il dominio sugli altri
      Ognuno si dà la definizione che vuole però a un certo punto bisogna trovarne una sulla quale si è d'accordo

      Se il potere di cui parli implica il dominio sugli altri, ossia la loro sottomissione, stai parlando di quello che viene chiamata “volontà di potenza” (che potremmo anche chiamare Pippo, basta che sappiamo cos'è)

      Se invece parli solo del santone che medita forse è diversa o forse è la stessa cosa

      Di quale parli?
      Pensi che esistano superiori e inferiori di natura?
      L'inferiore deve essere sacrificato per il bene dei superiori?
      Nel caso tu la pensassi in questo modo (e non lo so, sto chiedendo) tu sei un superiore, un inferiore o un neutro?

    26. Primadellesabbie 17 marzo 2023

      Siamo giunti al punto che mi detti le condizioni e le modalità della risposta che vorresti impormi di darti.

      Fine corsa.

    27. Chicxulub2.0 17 marzo 2023

      Niente affatto, siamo giunti al punto in cui tu ti nascondi per poter gestire il dialogo alle tue condizioni

      La frase in cui ti nascondi. e di cui mi sono limitato a chiedere il significato è la seguente

      ”Il dominio su di sè implica il dominio su tutto ciò che ti circonda, è cercato da di chi sa cosa vuole.”

      Nessuno ti obbliga a esplicitare ma se non lo fai è evidente che vuoi restare dietro la cortina fumogena.
      È una buona prassi in generale ma non quando si discute di idee

      Quindi per capire se ti interessa davvero il discorso sul merito o se vuoi solo giocare un mind game virtuale ho fatto la domanda diretta, alla quale questa volta hai risposto con estrema chiarezza

      Ti ringrazio della conversazione

    28. Primadellesabbie 17 marzo 2023

      ”Il dominio su di sè implica il dominio su tutto ciò che ti circonda, è cercato da di chi sa cosa vuole.”

      Questo pensiero non mi sembra aver bisogno di ulteriori delucidazioni per chi volesse prendere in considerazione ciò che ho inteso dire.

      Ad ogni modo, voler dominare gli altri senza il dominio di se stessi non può essere definito "volontà di potere" e si risolve immancabilmente in un'azione per conto di terzi.

      Per altro se uno riesce a dominare se stesso l'ultima cosa che gli verrebbe in mente sarebbe di dominare gli altri.

      Quindi si può sospettare che tutto il ragionamento sia inconsistente.

      A meno che si adotti, correttamente, una diversa espressione.

      Confermo che la tecnologia non si può definire frutto della "volontà di potere" (piuttosto, frutto di un uso aggressivamente anarchico dell'intelligenza) specialmente da quando ha superato i confini della realizzazione tradizionale di strumenti e oggetti dal significato simbolico.

      Ti ringrazio anch'io.

    29. Chicxulub2.0 17 marzo 2023

      Siamo i due vecchietti svegli di notte 😹
      Domani ti rispondo, non sei obbligato a leggere

    30. absitiniuriaverbis 17 marzo 2023

      Sono certo che c'è una spiegazione, ma...

      'Dominio su tutto ciò che ti circonda',
      però :
      * l'ambito del circondario può anche essere molto vasto
      * nel circondario possono esserci eventi sui quali non ho il benché minimo controllo

      Non riesco a darmi ragione dell'affermazione.

    31. Primadellesabbie 17 marzo 2023

      Hai ragione, la tua osservazione è corretta, intendo l'avere cognizione di ciò che può avere effetti su di te e utilizzarlo o sottrarvisi, quindi il termine dovrebbe essere controllo, non dominio
      (e non si possono escludere influssi sconosciuti).

      Non sono sicuro se questa dizione sia corretta, scrivere e rispondere di getto su argomenti come questo è avventuroso.

      Sarebbe da evitare quando capisci che chi interloquisce non ti aiuta pur sostenendo una tesi diversa, o gioca a non capire, ma talvolta ci casco.

      Qui tutto nasce dall'uso dell'espressione "volontà di potenza" che alcuni filosofi hanno usato per definire il rapporto tra uomo e tecnologia e che secondo me è improprio.

    32. Chicxulub2.0 18 marzo 2023

      Ok, i dubbi mi erano venuti per la frase “dominio su tutto ciò che ci circonda”
      Detta così è una pretesa con un filino di grandeur e per di più fra ciò che ci circonda (e che si dice di volere dominare) ci sono anche gli altri esseri umani

      Non sto fingendo di non capire né ti ho teso una trappola (anzi, pensavo la stessi tendendo tu a me, come ti ho scritto) ho solo chiesto spiegazioni per evitare di trovarmi davanti ai soliti che ti fanno il pippone sugli esseri superiori e inferiori per decreto del destino, genetico o di casta

      Quindi non stai dicendo che vuoi dominare sugli altri ma secondo me (mia opinione) da quel dominio e potenza di cui parli alla volontà di potenza nicciana il passo è pericolosamente breve ossia sono entrambe nello stesso paradigma, quello della autoconservazione/espansione del proprio Sé come unico valore concepibile (infatti Sé=identità)

      Non a caso, anche se tu lo fai con le migliori intenzioni, dici che uno scopo possibile di questa potenza è quella di controllare il ciclo delle proprie reincarnazioni, cioè “permanenza” addirittura oltre la morte

      Già il fatto di usare la parola dominio e potenza significa restare nel campo del paradigma
      Per esempio, perché “dominare le passioni” e non invece “non lasciarsi dominare dalle passioni”?
      Un autore ha scritto un lungo capitolo sul dominio delle passioni come fondamento primo del Sé borghese il quale, nei capitoli successivi, viene descritto come necessariamente dominatore/sfruttatore e soprattutto “costitutivamente” sadico

      La mia idea è che siamo al cortocircuito di questo paradigma fondato sul soggetto moderno il cui primo e unico fine è la permanenza (autoconservazione+espansione, inscindibili da dominio/sfruttamento): o la stragrande maggioranza dell'umanità sarà ridotta in uno stato di schiavitù semi incosciente di gran lunga peggiore di qualsiasi schiavitù antica, o il sistema implode e dal caos forse potrebbe rinascere qualcosa di ancora umano

      Andare oltre il paradigma significa immaginare una potenza che non consista solo nel dominio
      Questo è un discorso lungo e anche scabroso, l'unico che ne ha parlato è stato Giordano Bruno in De Vinculis, libro che è un manuale di magia rinascimentale -ossia di dominazione delle anime altrui, qui soprattutto nel sesso- ma che l'autore stesso dice di potersi applicare così com'è ai “rapporti civili” (la politica)

      Scrive cose che oggi gli varrebbero una immediata iscrizione nel registro degli indagati però non si legge un libro per approvare in toto i concetti dello scrittore, ci sono spunti molto interessanti che vanno tirati fuori dal marasma della sua scrittura, depurati dalla sua caotica follia allegra e disperata assieme, e si scopre che sta dicendo cose che probabilmente fra non molto dovremo prendere attentamente in considerazione

    33. Primadellesabbie 21 marzo 2023

      Vedo solo ora questo tuo commento, troverò il modo di rispondere.

    1. Cangrande1965 14 marzo 2023

      Sono d'accordo con chi afferma che Agamben dovrebbe saper rivolgersi un po' di più alle masse, tramite un linguaggio più adeguato.

      Che NON significa appiattirsi al livello della massa trogloditica, ma di venire incontro a "chi ha capito" o a "chi sta capendo/vuole capire".

      Altrimenti è un onanismo auto-referenziale.

      "Loro", i satanisti, tramite gli psichiatri e psicologi di massa della "piccola tribù", svolgono, invece, egregiamente il loro lavoro di comunicazione, applicando perfettamente gli insegnamenti di Le Bon e Bernays (oltre alla gestione delle eggregore, cioè, in pratica, la magia nera).

    1. BrunoWald 14 marzo 2023

      "Non esiste un potere che possa legittimare con leggi il suo esercizio, senza presupporre un ordine extragiuridico che lo fondi né può darsi una pura prassi amministrativa che pretenda di restare legale sulla base di decreti emanati in vista di una necessità. Si tratta, come lo stesso Schmitt suggerisce, di due diversi modi di rendere obbligatoria l’obbedienza."

      Il senso dell'articolo, ma in generale della storia umana e del momento storico che stiamo vivendo, è precisamente questo: l'ordine extragiuridico che fonda qualunque comunità organizzata è IL POTERE reale, concreto, ineludibile, del soggetto che esercita la sovranità effettiva, il quale per definizione, non può essere il popolo (se è necessario spiegare il perché di tale affermazione, siamo senza speranza).

      Il Potere nasce dalla Forza; la Forza emana la Legge e detta il Discorso ("cultura"): la Legge stabilisce norme astratte, il Discorso detta invece, di volta in volta, ciò che è bene e ciò che è male, ciò che si può e ciò che invece non si può dire né fare.

      Leggi e costituzioni, al pari dei trattati - diceva Bethmann Hollweg - sono pezzi di carta: è la Forza ad emanarle, ed è la Forza a soffiarcisi il naso, quando ne ha la convenienza. Si trova sempre un Giuliano Amato a giustificare con cavilli l'imposizione del GP e del siero magico in assenza di obbligo vaccinale. Le cosiddette "Leggi di Norimberga" valgono per Mengele, mentre non valgono per Fauci e Speranza, proprio come Assad massacra i civili mentre Israele ha il diritto di difendersi dal terrorismo.

      Se non prendiamo atto della realtà, se non ci rendiamo conto che le democrazie novecentesche hanno fatto bancarotta nella teoria e nella pratica, e che bisogna ripensare la politica da cima a fondo, non ne usciremo mai.

      (Non ne usciamo comunque, ma sarebbe triste morire senza averci capito un caxxo).

    2. Fedeledellacroce 14 marzo 2023

      "il Potere nasce dalla Forza"
      A parte che non sempre é cosí, ma questo, Bruno, é l'assioma che va distrutto.
      Attraverso la coscienza.

    3. BrunoWald 15 marzo 2023

      Certo, ma per cambiare la realtà bisogna prima comprenderla, senza nutrire illusioni.
      Comunque, penso che certe dinamiche appartengano alla "natura delle cose", e coloro in grado di superarle con una espansione della consapevolezza saranno sempre una minoranza.
      L'aspetto positivo è che la pressione ambientale sta producendo un accelerata divaricazione dei due cammini percorribili dall'umanità: quello dell'alveare e quello dell'autocoscienza.

    4. Fedeledellacroce 15 marzo 2023

      Assolutamente d'accordo

    1. sbregaverse 14 marzo 2023

      《Al di là delle sue trasformazioni....natura bipolare della macchina politica.....almeno formalmente, in vita》
      Disamina banalmente constatativa della situazione con l'ovvio:
      NIGER HABITUS.(pessimismo)
      NULLA di più NULLA di meno.

    1. ric 14 marzo 2023

      poi c'e'0' anche una altra faccia. Quella che non ci fanno vedere .

      quella del popolo che ne ha le palle piene.

      https://www.controinformazione.info/paesi-baschi-migliaia-di-manifestanti-hanno-marciato-per-le-strade-di-bilbao-contro-la-nato-lunione-europea-e-il-nuovo-nazismo/

      https://www.lifegate.it/sciopero-francia-storia

      https://ilmanifesto.it/la-francia-si-e-fermata-una-mobilitazione-storica

      ma NOI abbiamo LANDINI........

    2. CptHook 14 marzo 2023

      Sei recidivo, troppi commenti e non descritti: cartellino giallo.

    3. ric 14 marzo 2023

      mi dimentico sempre !!!!

    1. danone 14 marzo 2023

      Quest'uomo non si rende conto di parlare al vento, povero.
      E' un problema quando un filosofo od un intellettuale parla al vento e non si rende conto del vero stato delle cose, e rimane dentro un suo mondo mitico, abbastanza scollegato dalla realtà di tutti gli altri, dove i concetti che esprime si auto-confermano come verissimi, ma nel vuoto.
      Non ti capisce nessuno Agamben te ne accorgi o no?!.
      Anch'io so tutto sulla moneta e ho concepito una riforma perfetta, che rispetta i principi di verità e giustizia, che è coerente con la verità logica disponibile a tutti..si, a tutti quelli che ragionano, cioè quattro gatti.
      Io ti seguo Agamben, ma il quarto per un beccacino lo troviamo?

    2. Eugiorso 14 marzo 2023

      Sarà perché è un accademico con un piede dentro?

      Cari saluti

    1. Primadellesabbie 14 marzo 2023

      Intende illustrare una problematica ma non ci riesce, o ci riesce solo in parte perché, troppo occupato a parlarsi addosso, si ingarbuglia.

      Ahi, ahi, anche questo da riporre nello stanzino degli acquisti inutili?

    2. ric 14 marzo 2023

      gente inutile... li pagano per parlare con 10 mila parole quando ne bastano 3 . Non hanno senso pratico.

    3. Primadellesabbie 15 marzo 2023

      Individuare un fenomeno o una problematicità, e esporla con precisione e completezza, è un'impresa difficile e molto utile che richiede delle doti e un allenamento della mente.

      A volte i criteri di allenamento perdono di vista le finalità.

    1. Arthur 14 marzo 2023

      Il vero bipolarismo di cui politologi, storici e filosofi dovrebbero occuparsi è il liberal-marxismo.

      Liberalismo e "Sinistra" nascono a fine Settecento con le due rivoluzioni, americana e francese, entrambe pilotate dalla Massoneria.
      Liberalismo e Sinistra (essenzialmente giacobina) agiscono e procedono all'unisono per smantellare e destabilizzare.
      Poi, dopo la cacciata di Carlo X e dei Borboni in Francia, e soprattutto con l'emergere delle idee di Marx ed Engels, a partire dagli anni '40 del XIX secolo la sinistra viene pilotata ad allontanarsi dal Liberalismo e si trasforma in Marxismo-Socialismo, e, più tardi, Comunismo.
      La polarizzazione tra Liberalismo e Marxismo socialista si può condiderare compiutamemte realizzata, ovviamente, dapprima in Francia intorno al 1870 con i fatti della Comune di Parigi, poi subito dopo nel resto d'Europa.

      Quello che è interessante notare è il fatto che Liberalismo e Sinistra, manovrati dalla Massoneria, siano stati prima funzionali ad abbattere i nemici del Regno Unito, e per questo sono stati manovrati ad agire in sinergia in una prima fase (fino al 1850-1870), fino ad ottenere il raggiungimento di questo obiettivo.
      Poi è stata indotta una polarizzazione, funzionale a continuare nell'opera di destabilizzarzione dell'Occidente, mediante uno scontro tra Liberalismo e Sinistra marxista che è stato pertanto voluto, pianificato e indotto, sempre tramite la Massoneria.
      Ed è andata avanti così per oltre un secolo, ufficialmente fino al 1990 circa.
      Dopo il crollo dell'URSS i padroni hanno dato l'ordine ed i servi (liberali e marxisti) hanno prontamente obbedito, riunendosi di nuovo (sempre sotto il comando degli stessi soggetti) per dare il colpo di grazia all'Occidente.

      Eppure nessuno ne parla.
      Nessuno riesce a vedere in maniera nitida.
      Del resto, dopo 200 anni di propaganda che ha ingannato tutti (quasi), non bisogna meravigliarsi.

      Liberalismo e Sinistra marxista (o neo-marxista o Socialismo o Comunismo, fate voi, i nomi sono solo accidenti, come diceva il buon Manzoni) sono le due facce del potere, le due teste della bestia.
      È una verità scomoda e fa male a molti, lo so.
      Ma bisogna svegliarsi, e crescere.
      Meglio tardi che mai.

    2. Cangrande1965 14 marzo 2023

      Ottimo commento.

    3. Fantine 15 marzo 2023

      Prendo spunto dal tuo commento Arthur e osservo che questo da te descritto, con le dovute differenze, è il medesimo modo di agire di oggi.
      Dalla pandemenza soprattutto, ma invero già da alcuni anni, con il colpo di Stato (o degli Stati) soft, nemmeno poi tanto, dell'Unione Europea, si sono creati due gruppi, eterogenei all'interno, ma fondamentalmente delineati dallo schierarsi da una parte o dall'altra: gli uni accomunati dalla insofferenza alle derive contro i popoli, le persone o come vogliamo chiamare i più, secondo le nostre categorie, e gli altri che si bevono tutto (e arriveranno a bere anche il piscio filtrato, come hai scritto, per dirla in francese) e tutto accettano, per i più svariati motivi, su cui non mi soffermo.
      Ebbene, ora prendiamo la gestione covid: in Inghilterra la gente protesta, sono usciti i messaggini che si scambiavano per l'uscita e il lancio (?) della nuova variante.
      Anche in Italia sono trapelati i messaggini scambiati durante la pandemenza.
      In Italia alcuni protestano anche perché non hanno intensificato le misure!
      (Vedi foto di un articolo qui su CdC, significativa, che desta profonda pena).
      Ebbene, dove porterà tutto questo?
      OMS.
      I politici degli Stati, questi obsoleti intralci divisivi in un mondo dove tutti sono interconnessi, non sono adeguati e capaci nella gestione delle pandemenze.
      Verranno sacrificati alcuni, ma per cosa?
      Solo per raggiungere gli obiettivi prefissati.
      Tra l'altro con esperimenti di ingegneria sociale che si lasciano apprezzare per i risultati notevoli.
      Ciao pascolo d'alta montagna.
      Gli utili idioti faranno la fine che meritano, forse. Forse, perché non so se la meritano davvero e forse perché non so se la faranno quella fine.
      Il problema è l'abilità a manovrare anche persone con sale in zucca e che agiscono in buona fede.
      Ieri come oggi.
      Prendi chi è cresciuto col mito del comunismo e del marxismo. Vagli a spiegare chi ha pianificato, finanziato e diretto quella "rivoluzione".
      Non ci puoi cavare nulla.
      Pochi sono coloro che sono capaci di rinunciare a se stessi, per amore di verità, Arthur.
      Il che non significa rinnegare il buono, ma riconoscere lo sbagliato, soprattutto quando è andato contro l'uomo.
      Come non significa rinnegare coloro che hanno creduto in giustizia e dignità. E mi riferisco a coloro che vi hanno davvero creduto e che scorgevano sempre la dignità nell'altro.
      La verità è che regna sovrano il due pesi e le due misure e i morti propri valgono diversamente dai morti altrui.
      Come le sofferenze procurate.
      O ancora, prendi i poveracci che si sentono "uomini" offendendo le donne, chiamandole femmine e sentendosene superiori.
      Come coloro che per idee, appartenenze o il motivo che più li aggrada si sentono superiori ad altri individui.
      Non migliori, più capaci, ma "superiori" per categoria.
      E se penso alla superiorità per "intelligenza", mi viene da ridere.
      Ragionando come loro qualcuno potrebbe sentirsi superiore (nei loro confronti) per il quoziente intellettivo, sì superiore e di gran lunga alla media, appartenendo ad una nicchia nella nicchia, ma che per nobiltà d'animo (questa sì che distingue le persone in termini di valore, non di dignità) non indugia in certe sciocchezze.
      Caro Arthur, molti si riempiono la bocca e l'orgoglio di belle parole in difesa dell'uomo, della libertà, di consapevolezza, ma non è vero.
      Non perchè mentano, ma perché semplicemente non è così.
      E li riconosci da come trattano l'uomo che hanno davanti.
      E purtuttavia, confidiamo nell'essere umano*, capace di grandi cose e delle più infami, con varie sfumature, ma che sa trovare dentro di sé le sue risposte, se vuole davvero trovarle.
      E può scegliere chi essere e come vivere nella sua parte più vera.
      Soprattutto se ha la fortuna di non patire fame, privazioni e miseria nel corpo e nello spirito.

      *E nell'Imponderabile.

    4. BrunoWald 16 marzo 2023

      Riflettendo su questo tuo commento, mi sono convinto che la tua analisi è sostanzialmente valida, pur non essendo d'accordo, per vari motivi, nell'uso del termine "liberal-marxismo" per definire l'entità che sta lavorando alacremente alla distruzione dell'occidente.
      Ma si tratta di un dettaglio.

      La questione di fondo è che l'entità che nel giro di pochi anni ha creato la Banca d'Inghilterra e la massoneria moderna, che ha poi avviato la rivoluzione industriale cambiando la faccia del pianeta e i rapporti di forza su di esso, e infine ha provocato le rivoluzioni del Settecento, quella del 1917 e le due guerre mondiali, ha effettivamente generato la dialettica destra-sinistra (liberalismo/giacobinismo, e poi marxismo) per sovvertire l'antico ordinamento signorile europeo.
      Che poi questo fosse ormai fradicio e pertanto meritevole di sovvertimento, è un altro discorso.

      Quella stessa entità creò pure i fascismi, ma qualcosa dovette andar storto, giacché essi furono, piaccia o meno, gli unici reali antagonisti dei loro creatori sul campo di battaglia, tant'è vero che l'impero anglosassone si alleò con i bolscevichi contro di essi: un fatto talmente clamoroso vorrà pur dire qualcosa...

      Oggi mi sembra che siamo oltre sia al liberalismo che al marxismo. In particolare quest'ultimo, ha sofferto una specie di trasmutazione alchemica alla rovescia, trasformandosi in nichilismo puro, spudorato cupio dissolvi - ossia, ciò che alcuni chiamano riduttivamente "sinistra globalista".
      Risulta evidente che una reazione efficace, una "salvezza" ammesso che sia possibile, potrebbe aver luogo solo al di là e contro la sinistra come la destra.

      Sarò miope, ma onestamente non vedo alcuna forza reale in grado di assumere questa missione, forse qualcosa di completamente nuovo (ma eterno nei principi) si manifesterebbe dopo un eventuale collasso sistemico. Mi par di capire che tu invece assegni tale ruolo a Santa Romana Chiesa: posizione coerente, visto che disprezzi il mondo "pagano", e in ogni caso degna di rispetto. Ciò non toglie che io invece la consideri una prospettiva atroce, verso la quale sarei altrettanto ostile che verso il rettile annidato nella City.

    1. 3CENT0 14 marzo 2023

      1) Finchè si continuano ad edificare cattedrali intorno al pensiero tedesco, che è un pensiero che ragiona per principi, e che se la realtà non torna, beh è la realtà che è sbagliata, mica il principio, quello è sempre è puro e perfetto in quanto distante e disincarnato rispetto ad una realtà del qui-ora che è sempre ritenuta insufficiente 2) e finchè si usa sempre e solo lo schema dualistico, nella variante dualismo contrappositivo (esiste anche il dualismo complementare, se a qualcuno interessa) il tutto perchè il dualismo contrappositivo è più comodo e utile retoricamente a costruire finte dialettiche, al fine di controllare il modo in cui si svolge il (un qualsiasi) dibattito 3) allora non se ne viene fuori. 4) Ma il concetto di molteplice è davvero così difficile da capire? Perchè non si può dire ad esempio che la costituzione materiale è diversa dalla costituzione formale, che è diversa dalla prassi amministrativa? Ecco, tre concetti, invece del solito dualismo contrapposto.

    1. GioCo 14 marzo 2023

      Al di là delle sue trasformazioni, l’essenziale natura bipolare della macchina politica si mantiene almeno formalmente in vita.

      Ma non l'etica che in un tale governo cade in contraddizione un giorno si e l'altro pure per un motivo molto semplice.
      In un tale "stato di polizia" tutti sono perseguibili formalmente, tranne chi rapprensenta tale Stato... "di cose". Che per reggere ha per ciò assoluto bisogno di leggittimazione (tipo "lei non sai chi sono io" in un mondo a fumetti tipo "Judge Dredd") praticamente impossibile da sostenere. Se non con la recrudescenza permanente della violenza e della minaccia che degenera fino a diventare autodistruttiva.
      C'è un solo modo per creare un equilibrio in un tale aborto infernale di governo, il modello mafioso.
      Cioè si divide la società in due, criminalità impunibile e criminalità perseguita. Nella prima ricadono tutte le concessioni governative, quindi chiunque governa e in quanto così riconoscibile è con ciò legittimato a fare qualsiasi puttanata gli salti in testa e non importa quanto grave, basta sia "legalmente" concessa e nei secondi tutti gli altri (tipo Gates?). La norma sociale allora prende una strada separata da quella governativa e si instaura una particolarissima dittatura che è quella ipocrita, perbenista e omertosa. Gesù l'ha conosciuta bene. Perché in tale governo a dominare è solo il malaffare ricoperto di una crosta di benessere. Tipo la metafora della villa con piscina del boss costruita sopra la discarica abusiva di scorie radiattive. In tale contesto facilmente quindi tra i perseguiti non ci saranno solo ladri e malfattori ma anche coloro che in perfetta buona fede cercano di arginare il malaffare legalizzato che si permette di tutto, senza più freni ne limiti.

    1. carla 14 marzo 2023

      Grande Yevgeny Prigozhin!
      "Non abbiamo idea di cosa stia accadendo in merito alla crisi dei migranti in Italia, noi non ce ne occupiamo". Il capo del gruppo #Wagner, Yevgeny Prigozhin, ha definito il ministro della Difesa #Crosetto un "coglione" e lo ha invitato a pensare al suo Paese.

    2. Eugiorso 14 marzo 2023

      Sta a vedere che è Ramzan Kadirov a far affondare i barconi nel Mediterraneo, prima che arrivino in Italia, per mettere in difficoltà la merdoni!

      Cari saluti

    3. ric 14 marzo 2023

      onore e gloria a Yevgeny Prigozhin!

      

    4. XaMAS 15 marzo 2023

      Prigozhin, di padre e patrigno ebrei, ma te guarda...

    5. ric 15 marzo 2023

      se per quello anche ISRAEL SHAHAK e' ebreo.

    6. carla 15 marzo 2023

      Pensa ch tutte le aziende israeliane hanno ritirato i soldi dalla banca Usa 2 giorni prima del fallimento, lavorando anche di notte

    7. XaMAS 16 marzo 2023

      io penso, lei carla pensa, e gira e rigira sempre li' il sasso va a cadere...

    8. carla 16 marzo 2023

      Mossa geniale quella di far fallire tutte le banche occidentali per impedire ai russi di depositarci i loro soldi.

    1. Fedeledellacroce 14 marzo 2023

      Sí, d'accordo...ma poi?
      Tutto il resto é noia. Maledetta noia

    1. emilyever 14 marzo 2023

      Avevo già sentito questi concetti di Agamben credo nel suo intervento da remoto ad una commissione in Senato durante il covid, in cui aveva parlato del pericolo di uno Stato duale, come appunto si poteva definire quello nazista, dove in teoria sussistono i fondamenti istituzionali e cartacei della democrazia, ma sullo sfondo, mentre in realtà la vita dei cittadini è regolata da leggi, o meglio provvedimenti amministrativi, che cambiano di volta in volta, lasciando le persone in uno stato di insicurezza continua.
      E penso che non ci sia maggiore esemplificazione di quello che voleva dire Agamben delle parole di Draghi il 6 agosto 2021, dopo aver varato l'infame tessera verde con tutti i suoi corollari:- Vaccinatevi e seguite le regole- Questa ultima parola ricordo che mi indignò subito: regole, non leggi? e dove siamo? in un gioco di società di una volta? ...Nell'ultimo anno dal gioco dell'oca siamo passati al Risiko, ma questa è un'altra storia.

    1. Chicxulub2.0 14 marzo 2023

      Meno male che ogni tanto scrive

      La sua idea, di cui parla da anni, è che la macchina bipolare della politica a un certo punto porta necessariamente al predominio del polo amministrativo ordinativo su quello del diritto (diritto che nelle sue parole dovrebbe essere il sistema che consente di salvaguardare le ragioni umane dell'associazione comunitaria cioè la società)

      Per esempio in questo estratto di meno di un minuto da una intervista di alcuni anni fa dice che bisogna cercare di trovare un terzo elemento da frapporre tra i due poli della macchina (si impiccia perchè invece di troisième gli viene thiers che significa "la terza parte" ma vuole dire "terzo")

      In questo articolo non si capisce bene cosa voglia dire, sembra quasi che si aspettasse l'obliterazione completa del polo del diritto-comunità e invece constata che ha una sua resilienza anche di fronte al dilagare dell'amministrativo-governamentale
      Forse significa che quella disattivazione di entrambi i poli di cui parla nell'estratto video -e che in concreto è il crollo sistemico- gli sembra più complicata di quello che si poteva supporre
      Di base non è particolarmente speranzoso ma mi chiedo se non stia diventando addirittura pessimista

      Sempre che abbia bene interpretato

    2. danone 14 marzo 2023

      E' troppo auto-referenziale nel linguaggio.
      Esprime concetti che capisce lui, tu e io forse e poi basta.
      Non si va da nessuna parte così, spero che tu te ne accorga, e il povero Agamben pure, se no è una perdita da poco non seguire Agamben in queste sue analisi.
      E poi sinceramente, se uno non tocca minimamente mai il tema dei poteri occulti che tutto decidono, cosa vuoi che abbia capito della realtà?

    3. sbregaverse 14 marzo 2023

      Che geremiadi vai esternando, caro uan, che mi nissun el me capiss ¿?

    4. Hospiton 14 marzo 2023

      Concordo Danone, non dico di esprimersi come se si stesse rivolgendo a un "lattaio dell'Ohio", come diceva Montanelli, non eccediamo nel livellamento verso il basso, ma neanche finire nell'estremo opposto. Non possiamo sfoggiare termini come "anfibolia" se vogliamo raggiungere una vasta platea, o concetti espressi in maniera tortuosa tanto da far faticare anche chi ha dimestichezza col lessico filosofico. Se realmente Agamben vuol trovare soluzioni dialettiche che diano una svolta a livello sociale, bè deve utilizzare un linguaggio alla portata di quante più persone possibili, in caso contrario rimane un esercizio dedicato a sé stesso e a chi può trascorrere intere giornate sui suoi studi (possedendo inoltre un bagaglio culturale non comune). Analisi dotte e finissime ma destinate unicamente a specialisti e lettori iper-forti, non è ciò di cui abbiamo bisogno in questo momento.

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