Parlando con certe persone che conosci da lunga data e di cui sai storia e convinzioni, può accadere di rimanere impressionati dalla incredibile efficacia delle campagne propagandistiche totali come quelle lanciate negli ultimi anni prima per la pandemia e poi per la guerra in Ucraina. Personalmente tendo a non rendermene pienamente conto, probabilmente a causa della mia scarsa sensibilità ad esse, ma su molti l’effetto è davvero devastante.
Un anziano amico che proviene da una formazione personale di vecchio stampo, addirittura anteriore alla contestazione, cresciuto nel dopoguerra, quando l’Italia era povera e divisa tra la sinistra, che rappresentava la giustizia sociale e la destra che rappresentava la difesa del privilegio e dello status quo. Un uomo con un ricordo (o una ricostruzione mentale), molto vivo di se stesso bambino negli ultimi anni di guerra, e che quindi dovrebbe avere degli anticorpi efficaci alle varie mode politiche, per quanto fichissime, pro tempore vigenti, si è meravigliato, conversando con me, del mio non essere “vaccinato” e della mia sopportazione della persecuzione che ciò mi è costato, conoscendomi per una persona non adusa ad impuntarsi su questioni di principio se ciò risulta fastidioso. E lo affatto ingenuamente, senza scagliarmi contro la propaganda di regime, ma proprio come se davvero non capisse perché una persona ragionevole potesse decidere di non vaccinarsi mettendosi così in pericolo e sopportandone in più le antipatiche conseguenze.
Lui, al contrario, si è già prenotato per la quarta dose. Si trova, insomma, come su una realtà parallela rispetto a me, una realtà con la quale temo di stare progressivamente perdendo i contatti. Memori di tante altre discussioni politiche nel corso degli anni, abbiamo poi preso a parlare della situazione in Ucraina ed anche su questo argomento ho trovato abbastanza impressionante la sua posizione.
Si tratta di un vecchio “comunista” un tempo iscritto al PCI, ma sempre in fondo rimasto un credente cattolico (anche se “scomunicato” in quanto divorziato!) e con velleità anche intellettuali: tutto sommato una storia tipica dell’Italia anni 50. Naturalmente (per me incredibilmente), questa persona, che un tempo era comunista ed asserisce di esserlo ancora, vota PD, cioè il partito probabilmente più vicino agli interessi dei grandi oligarchi internazionali di matrice americana e della grande finanza internazionale e, nelle fattispecie più recenti, il partito della pandemia e della partecipazione italiana alla guerra in Ucraina.
Sulla guerra, però, più che sulla “pandemia”, la sua posizione mi pare molto più tormentata: si capisce che il suo cuore in fondo in fondo va con i russi, forse più per motivi sentimentali legati alla vecchia Unione Sovietica che per considerazioni politiche attuali, ma allo stesso tempo non riesce a difendere pubblicamente questa posizione, si sente colpevolizzato dalla credenza comune e, come da copione, deve premettere prima di tutto che “condanna l’aggressione”. Anche per lui sono spariti senza lasciare traccia i fatti del 2014 e gli otto anni successivi. Asserisce che la sua precedente ammirazione per Putin (altra cosa abbastanza strana per un comunista), è diminuita drasticamente a causa della guerra.
Devo dire che mi colpisce vedere come un antico militante comunista, cui a suo tempo fu negato un visto americano con la motivazione “PCI member”, peraltro ancora lucidissimo nonostante l’età, sia rimasto confuso e disorientato da queste due grandi campagne di propaganda e ancora una volta mi colpisce l’inclinazione al “pentimento” di questi uomini di sinistra un tempo molto coriacei e convinti della propria ideologia. Tanto più che per età e educazione lo ritengo più simile alla generazione dei miei genitori che alla mia, gente che, pensavo, è passata da troppe vicissitudini reali per farsi impressionare da qualche trucco mediatico e che comunque conservava nei confronti dell’autorità e dei suoi proclami una vecchia e solida diffidenza derivante dall’esperienza di vita.
Cosa ne sarà mai allora, mi sono chiesto, delle generazioni di face book e di amazon, degli ammiratori di Elon Musk e Steve Jobs, educati dagli influencer e dai rapper tatuati e strafichi? Continuamente incantati da quei piccoli schermi luminosi che entrano ed escono senza posa dalle loro tasche e con la bottiglia di plastica che spunta dallo zainetto griffato quasi dovessero continuamente traversare il Sahara? Come potranno resistere all’onnipotenza dei nuovi spin doctors, eredi elettronici del vecchio dottor Goebbels? Come declineranno l’invito al suicidio assistito per evitare la morte da influenza, per salvare il rarissimo castoro di San Marino o per far dispetto alla Russia?
Temo che la stragrande maggioranza delle persone non sia attrezzata per essere realmente anticonformista, per avere delle convinzioni personali, ma abbia bisogno di compagnia numerosa, di una “squadra” alla quale unirsi o per la quale fare il tifo. Una volta in politica c’era questa possibilità, perché vi erano rappresentati diversi punti di vista, diverse interpretazioni della realtà e le persone normali potevano scegliere quello che più si avvicinava al proprio interesse e alle proprie convinzioni.
Non è più così da molti anni, adesso cambiano solo i gadgets, ma la differenza offerta è solamente apparente. Il vecchio trucco dei due partiti dai colori diversi ma sostanzialmente equivalenti in quanto rappresentanti delle stesse elite che per tanto tempo ha funzionato negli Stati Uniti, è stato esportato anche da noi con successo. La gente comune non è in grado di formarsi una propria credenza personale e finisce per adeguarsi all’unico modello offerto e, tranne sfumature di colore, finisce per pensarla tutta sostanzialmente allo stesso modo.
Persino i vecchi militanti, quelli che hanno visto l’attentato a Togliatti e la strage di Portella della Ginestra.
absitiniuriaverbis 17 giugno 2022
Ci ho dormito sopra Nestor, qui siamo a + 6 ore, e mi sembra che un punto ulteriore vada menzionato: uscire dalla comfort zone.
Si ha un bel dire e scrivere che 'appartenere al branco' fornisce un senso di sicurezza, ma si dimentica di aggiungere che nessun branco di animali eleggerebbe a capo uno sciocco inetto. E noi?
Gli animali sono molto più pratici e gli istinti la fanno da padrone. Noi umani facciamo chiacchiere e distintivo 😇.
Ascolto commenti che suonano: ma una volta non eravamo informati, ma oggi c'è internet. E pensando così si ritiene che internet abbia risolto il problema. Beh, non lo ha fatto ed anzi, a ben vedere, ha complicato ulteriormente la vita. Disbrigarsi tra le notizie non è affatto semplice e richiede tempo e siccome nessuno (non io) è un tuttologo bisogna necessariamente guardarsi dentro per cercare risposte nel nostro vissuto individuale.
Richiede quindi di mettersi in discussione, verificare e fare scelte: ovvero uscire dalla propria comfort zone, allontanarsi da uno stato psicologico in cui tutto può sembrare familiare, una zona nella quale ci si sente a proprio agio con l'ambiente esterno e dove si sperimentano bassi livelli di ansia, stress e paura.
Mi ricordo dei miei primi esperimenti disarmanti alla maniera di Gurdjieff quando si doveva tassativamente cambiar mano per lavarsi i denti. Ed era solo l'inizio.
Grazie dell'occasione che mi hai fornito per riflettere.
In fondo non si tratta di cambiare quello che siamo, ma solo di buttare via quello che non siamo.
Hai detto niente, no?
Nestor Halak 17 giugno 2022
Ehm, non credo di aver capito quello che intendevi dire anche se mi ritengo un tuttologo, nel senso che so davvero poco, ma di molti argomenti diversi.
Non sottovaluterei gli umani: in fondo abbiamo avuto risultati senza precedenti tra gli animali e nessun animale della nostra taglia ha mai raggiunto il nostro numero.
Certo che dureremo di meno: la fiamma che brucia più alta finisce prima il combustibile.
absitiniuriaverbis 17 giugno 2022
Ho scritto di getto e poi non è detto che abbia il dono della chiarezza! Mi spiace, provo una sintesi.
Dico che 'bisogna avere il coraggio di uscire dalla comfort zone individuale' per lavorare per un cambiamento.
Insegnamenti come quello di GIG avevano anche il traguardo di far capire sulla propria pelle quanto fossimo animali abitudinarii (ovvero inclini a difendere la comfort zone individuale).
Non sottovaluto gli umani, preferisco a loro gli animali, mi chiedo solo perché gli umani debbano avere o si meritino un futuro.
I risultati di cui parli non hanno prodotto né un umanità migliore, né una società migliore e ne stanno diventando il nemico (cito a memoria un vecchio articolo di Fini che quota a Ratzinger )
Si la fiamma più alta finisce prima ma, nel caso umano, non prima di avere sottratto il combustibile a tutte le altre forme di vita.
Pfefferminz 17 giugno 2022
Tranquillo, sta avvenendo una speciazione, l'uomo sapiens sapiens sapiens (i non-vaccinati), mentre i pluripunzecchiati, essendo geneticamente modificati, se sopravvivono, diventeranno proprietà degli psicopatici proprietari dei brevetti degli intrugli a mRNA. 😉
absitiniuriaverbis 17 giugno 2022
Si, si sono scelti il padrone! 😂
Nestor Halak 17 giugno 2022
Mah, sai com'è, essendo umano, finisce che sto con gli umani.
Poi penso che siamo un prodotto dell'evoluzione come tutti gli altri animali e non qualcosa fuori dalla natura, per cui faremo il nostro corso come gli innumerevoli altri prima di noi.
Non penso ci sia ragione di preoccuparsi per "il pianeta" che ne ha viste tante prima di noi e tante ne vedrà dopo, finché anche il pianeta stesso brucerà, ma certamente non per opera nostra. Semplicemente non ne abbiamo il potere.
Penso che faremmo meglio a preoccuparci di noi umani, perché di distruggere noi stessi, probabilmente, siamo capaci.