La sequenza di collasso virtuosa

Dmitry Orlov
cluborlov.blogspot.com

Sono passati 12 anni dalla pubblicazione del mio saggio “The Five Stages of Collapse” [Le cinque fasi del collasso] in cui per la prima volta proponevo una tassonomia del collasso, suddivisa in collasso finanziario, commerciale, politico, sociale e culturale, insieme a quella che avevo concepito come la sequenza di collasso canonica, in cui ogni fase del collasso innesca la successiva. Aveva funzionato abbastanza bene, con il senno di poi, per l’Unione Sovietica e, come esperimento mentale, per gli Stati Uniti, ma ora, nel 2020, alla cruda luce del vero collasso che si sta svolgendo in molte parti dell’Occidente e specialmente negli ex Stati Uniti, sembra che la mia valutazione iniziale fosse basata su una visione eccessivamente positiva della natura umana, almeno per quanto riguarda la natura degli esseri umani che abitano in questi paraggi.

Osservata con gli occhiali dalle lenti rosa, la mia sequenza canonica di collasso iniziava con gentili finanzieri con la visiera verde seduti ai banchi in pensoso silenzio che, all’unanimità e saggiamente, decidevano che, dati certi fattori come l’esaurimento delle risorse, la catastrofe climatica, la pandemia o qualche altra combinazione di circostanze di forza maggiore, non avrebbero dovuto essere concessi ulteriori crediti commerciali o al consumo e i deficit di bilancio non avrebbero dovuto essere ri-finanziati, perchè la probabilità che questo nuovo debito potesse essere rimborsato in toto e con successo era troppo bassa. A loro volta, i capitani d’industria avrebbero prudentemente abbassato la produzione e ridotto il personale, concentrandosi sulla produzione di beni di prima necessità (come i pezzi di ricambio) anziché di fronzoli (come gli aggiornamenti non indispensabili). A sua volta, la mancanza di entrate fiscali dovuta al rallentamento del commercio e alla diffusione della disoccupazione, unita all’incapacità di finanziare il deficit di bilancio, avrebbe indotto il governo a ridurre le spese e a limitare le proprie attività al minimo indispensabile, nel tentativo di evitare, o almeno ritardare, il fallimento nazionale.

La società civile, composta da organizzazioni civiche e da persone caritatevoli a cui sta a cuore il bene comune, avrebbe quindi tentato di compensare la mancanza dei servizi statali ridistribuendo le scarse risorse, al fine di soddisfare i bisogni primari ed evitare il collasso sociale, non riuscendovi però per mancanza di mezzi. Una volta che la società civile si fosse rivelata troppo debole per adempiere a questa funzione, le persone sarebbero ritornate far conto sulla famiglia e sugli amici, e quindi, essendo legati da una cultura salda e basata sulle relazioni umane, avrebbero continuato a cercare di mantenere un minimo standard di benessere. Se fame, violenza e malattie mettono tutti a dura prova, tanto da rendere impossibile il mantenimento della continuità generazionale, i bambini diventano selvaggi e cessano di assomigliare ad esseri umani. Ma, se si evita tutto ciò, è comunque possibile un recupero parziale, ad un livello inferiore di espansione delle risorse e con una popolazione ridotta. Mentre il collasso finanziario, commerciale e politico può essere inevitabile, quello sociale e culturale potrebbe non esserlo.

Se le condizioni dovessero successivamente migliorare, le famiglie allargate e i gruppi familiari isolati che erano riusciti a preservare con successo la cultura e le tradizioni trasferendole dai genitori ai figli e dai nonni ai nipoti, si riunificherebbero, ricostituendo la società e scegliendo dei leader che darebbero vita a nuove forme di politica. Il commercio riprenderebbe e, se le condizioni fossero sufficientemente stabili e favorevoli, potrebbe, alla fine, essere ventilato il concetto dell’emissione di debito (prendendo in prestito con cautela dal futuro per accelerare il ritmo della ripresa). E, se le condizioni dovessero deteriorarsi senza rimedio, fino all’estinzione biologica, questa civiltà si lascerebbe alle spalle maestose rovine, splendide opere d’arte e biblioteche di gemme letterarie e accademiche, per ispirare e stupire le civiltà del futuro.

Il collasso è un inevitabile risultato finale di tutte le economie capitaliste e di tutte quelle socialiste guidate dalla crescita. L’espansione economica infinita in un ambiente fisico finito è un concetto valido solo per gli imbecilli e gli economisti pazzi premiati con il Nobel. Lo scenario di collasso descritto sopra è lo scenario di collasso migliore. Purtroppo, non è lo scenario che vediamo attualmente svilupparsi nel grande e sviluppato paese che è di gran lunga il più avanzato nella traiettoria del collasso: gli Stati Uniti. E quindi è tempo di sbarazzarsi degli occhiali rosa e guardare come potrebbe apparire lo scenario peggiore, resi edotti da una visione più realistica degli esseri umani coinvolti, visto che, per quanta empatia possiamo provare per loro, non sembrano essere dei tali campioni di virtù da rendere possibile lo scenario di collasso migliore.

Nel 2006, avevo ipotizzato che gli Stati Uniti avrebbero seguito le medesime modalità di collasso dell’Unione Sovietica, e avevo cercato delle analogie tra le due nazioni per fare previsioni che fossero specifiche e dettagliate sul crollo degli Stati Uniti. Alla luce degli eventi attuali, il mio metodo era giustificato e le mie ipotesi premonitorie. Tuttavia, esiste un’area in cui devo apportare una correzione: la sequenza canonica di collasso non si applica agli Stati Uniti e può applicarsi solo parzialmente o niente affatto agli altri paesi occidentali.

Avevo avuto l’intuizione che sarebbe accaduta una cosa del genere due anni fa, nel maggio del 2018, quando avevo pubblicato l’articolo The collapse of culture is already there [Il crollo della cultura è già lì]. In quell’articolo, elencavo le molte tecniche utilizzate per distruggere la cultura in Occidente, gli Stati Uniti in questo sono in prima linea, e avevo parlato di “… un tentativo di minare e distruggere la coesione della società e della cultura comune prima del prossimo crollo finanziario, commerciale e politico:”

Può sembrare strano cercare di raggiungere questo obiettivo, ma considerate questo: se la società e la cultura vengono distrutte in anticipo, allora, quando si verifica il collasso, non c’è più una comunità umana intatta che osservi e capisca che cosa sta succedendo. Poiché le capacità di ragionamento di tutti saranno abbastanza limitate, sarà un gioco da ragazzi, quando si verificherà il resto della sequenza di collasso, collettivizzare le colpe, per indurre le persone ad incolpare se stesse o mettere gli uni contro gli altri per cercare capri espiatori tra i vicini, o farglieli semplicemente ignorare, perché la maggior parte delle persone avrà problemi più importanti di un collasso: le famiglie disfunzionali, le tossicodipendenze, il fanatismo religioso o l’estremismo politico.

Questo si è rivelato essere abbastanza vero: attualmente, molte persone negli Stati Uniti stanno incolpando per il loro collasso questo virus terribilmente non fatale (praticamente nessun effetto per coloro che non hanno raggiunto l’età della pensione) o il razzismo (che è una caratteristica della vita americana da secoli, fino ad ora con pochi effetti negativi per i bianchi) o Donald Trump (che, ovviamente, non ha molti altri mezzi per monopolizzare le luci della ribalta) o i Russi, o i Cinesi, o … Neanche una di queste ridicole accuse sarebbe stata possibile se ci fosse ancora una cultura forte e coesa. Ma non c’è più, e questo impedisce al popolo americano di incolpare chi bisognerebbe biasimare veramente … se stessi, perché, vedete, “loro” non esistono più come unità distinguibili. Quindi, come nazione unificata, gli Americani non possono accusare, accettare, espiare o perdonarsi per quello che è successo e andare avanti.

Offrire come modello di distruzione culturale l’obiettivo di diffondere al massimo la responsabilità del nascente collasso era il meglio che potessi fare al momento; ora però posso andare oltre e fornire una spiegazione più approfondita dei motivi per cui l’URSS era crollata finanziariamente, commercialmente e politicamente, mentre la Russia non è (completamente) collassata socialmente, non è distrutta culturalmente e ha potuto rinascere dalle sue ceneri come la fenice, mentre gli Stati Uniti sono già crollati socialmente e culturalmente, sono politicamente uno stato zombi, hanno ceduto praticamente tutto il loro commercio alle società transnazionali, ma sono stati miracolosamente in grado di mantenere un settore finanziario funzionale e spumeggiante.

Questa differenza, avevo capito, si basa su una differenza di civiltà tra l’ex Unione Sovietica e gli Stati Uniti. È, in effetti, una questione di amore. E, no, non ho perso la testa. Senza entrare nella tassonomia dell’amore nell’antica Grecia, che comprende agape, eros, philia e tutto il resto, con questo termine intendo qualcosa che va nel senso di una devozione incondizionata, una compulsione o una resa ad una forza maggiore di se stessi e l’oggetto di questo amore è ciò che apprezziamo come valore ultimo, una fonte di orgoglio e di autostima.

I Russi e gli Americani possiedono entrambi un tale amore, ma a loro piacciono cose diverse. Ai Russi piace quella che chiamano Ródina (sempre con una lettera maiuscola). Anche se può essere tradotto come “patria”, “madrepatria”, “terra d’origine”, ecc., queste sono tutte traduzioni imprecise, perché la Russia è troppo grande per essere chiamata “terra.”

La Baviera è una terra (insieme agli altri Länder tedeschi, che starebbero fisicamente tutti in una regione russa di medie dimensioni). L’oggetto di questo amore [da parte dei Russi] riguarda un sesto circa di tutta la superficie terrestre e sarebbe più corretto identificarlo come la parte russa del mondo intero, con tutto ciò che vi sta dentro.

Immagino che un buon modo per spiegare questo amore sia una poesia, che era stata inclusa in Brother-2, un film di grande successo degli anni ’90.

Ecco la mia traduzione gratuita di questa poesia. (Non sono un poeta, ve lo assicuro!)

Siete i miei parenti
Ho scoperto di avere
Una famiglia gigantesca:
Il sentiero, la foresta,
Ogni spiga di grano nel campo,
Animali, uccelli e scarafaggi,
Formiche e falene …
Tutto ciò che mi è vicino
È tutto la mia Ródina!
Quindi, come posso, o dove mi trovo,
Non dar peso a tutto ciò?

Questa poesia è di Nikolai Kourilov, uno Yakout della regione di Kolyma, originariamente scritta in yukagir, un dialetto siberiano parlato da alcune centinaia di persone. La traduzione in russo era stata fatta da Mikhail Yasnov ed io, a mia volta, l’ho tradotta dal russo. Non sono completamente soddisfatto della mia traduzione, perché utilizza termini come “avere” e “possedere” che non sono presenti nell’originale. Ma non c’è modo di aggirare questo problema: la lingua inglese a livello grammaticale è piena di possessività gratuite. (Non è possibile soffrire di un raffreddore senza averlo, non è possibile lavarsi i denti senza indicare che sono i tuoi e non quelli del tuo vicino, per esempio). Questa sfumatura è importante, perché è ridicolo rivendicare la proprietà o il possesso di Ródina. Ródina non appartiene a nessuno, noi apparteniamo a lei, o meglio, lei appartiene al suo cuore.

Questa poesia illustra due aspetti importanti del fenomeno Ródina. In primo luogo, sebbene sia specificamente russa, non è una designazione di etnicità, ma un concetto superetnico. La Russia è composta da centinaia di gruppi etnici, ma tutti sono russi, tutti sono legati dalla lingua e dalla cultura russa e tutti condividono il diritto di abitare il territorio della Russia. Gli emendamenti recentemente inseriti nella Costituzione della Federazione Russa definiscono la lingua russa come “la lingua delle persone che formano lo stato,” senza nominare esplicitamente le persone che formano lo stato, perché include il mondo intero, dagli Abazi agli Azeri (e questo solo per quanto concerne la lettera A), a condizione che parlino russo e siano quindi culturalmente russi. Secondo la legge russa, il fatto di essere riconosciuti come “utilizzatore della lingua russa” dà il diritto di richiedere la cittadinanza russa.

In secondo luogo, questa entità superetnica all’interno della sua vasta area geografica, che è l’oggetto dell’amore dei Russi, non può essere analizzata in termini di politica, economia, sociologia o religione. È altrettanto significativo, o insignificante, analizzarla in termini di sentieri, foreste, spighe di grano, formiche e falene. Ródina semplicemente è, come il sole e la luna, e l’amore per essa non può essere minato da sconvolgimenti politici, disfunzioni, collassi sociali, economici o da altre calamità. Questo amore non è più considerato opzionale: instillare “l’amore per Ródina” è una funzione esplicita e dichiarata dell’educazione pubblica russa.

Il fenomeno Ródina spiega perché, dopo il crollo finanziario, commerciale e politico dell’URSS, la Russia sia stata in grado di fermare e di invertire il processo del crollo sociale, non sia mai stata in grande pericolo di collasso culturale e abbia potuto riprendersi, facendo persino meglio. Questo perché Ródina non ha nulla a che vedere con la finanza, il commercio o la politica. Il suo posto è nel cuore e nessun alto e basso della fortuna può rimuoverla.

Venendo agli Stati Uniti, qual è la quintessenza degli interessi romantici degli Americani? Gli Stati Uniti sono una nazione di immigrati (ovviamente un cliché, ma che descrive bene la cruda realtà) che non sono arrivati fin lì per formare un superethnos in armonia con i pellerossa e unirsi a loro nell’amore per la loro terra natale. La maggior parte delle persone è arrivata con la speranza di prendersi un pezzo di quella terra e fare fortuna, o almeno avere la possibilità di avviare un’attività in proprio. Sono arrivati per colonizzare, sfruttare e realizzare un profitto. Una parafrasi americana di Marco Aurelio potrebbe essere: “Di ogni cosa particolare chiediti: è redditizia?” Al posto di principi, duchi, conti e baroni, i ranghi degli aristocratici del Vecchio Mondo, il Nuovo Mondo ha milionari, multimilionari, miliardari e multimiliardari e il resto degli sfortunati che, secondo le parole di Ronald Wright, “non sono tanto un proletariato sfruttato quanto milionari temporaneamente in difficoltà finanziarie.” In America, il possesso e la proprietà sono tutto. Il primo e ultimo amore di un Americano sono … i soldi.

Cultura e società negli Stati Uniti sono opzionali e sono state in gran parte messe da parte. La cultura è stata per lo più sostituita dalle offerte commerciali, mentre la storia, sebbene ridotta ai minimi termini e spesso vergognosa, rimane una componente essenziale della cultura, ma viene attivamente cancellata con la distruzione delle statue pubbliche. La società americana è talmente in conflitto interiore che le persone vogliono armarsi fino ai denti e sono note per sparare alla minima provocazione. La politica è una zuppa velenoza di recriminazioni reciproche, con una divisione partigiana talmente radicata da sembrare una guerra civile a bassa intensità. Il commercio è stato relegato nelle mani di multinazionali che non hanno alcun interesse specifico negli Stati Uniti, se non per i consumatori e il denaro a costo zero, e sta attualmente franando, con la domanda dei consumatori a picco e le catene di negozi che chiudono ad un ritmo vertiginoso. Una volta che non ci saranno più profitti, le multinazionali, semplicemente, se ne andranno.

Ma c’è anche un regno fatato, in cui tutto va come per magia: la finanza. Sebbene tutto il resto sia nei guai, il mercato azionario sta andando bene e le banche rimangono solventi grazie alla stampa miracolosa della Federal Reserve. Una parte sempre più importante dell’economia è inghiottita da un settore finanziario già ipertrofico, specializzato nella generazione, e poi nella copertura, di crediti inesigibili. Gran parte delle compagnie sono zombi drogati dal denaro gratuito, con cui possono aumentare il valore delle proprie azioni riscattando le proprie azioni. Nel frattempo, gran parte della popolazione sta affrontando la povertà.

L’amore per il denaro spiega soprattutto perché gli Stati Uniti siano crollati in ordine inverso rispetto a quello canonico, con la finanza, che dovrebbe essere il primo pilastro a sgretolarsi, praticamente l’unica a rimanere intatta (per il momento). È Aristotele che per primo aveva definito l’economia come lo scambio di beni e servizi per denaro, il commercio come un parassita dell’economia (dove quelli che non creano nulla estraggono una quota attraverso il commercio) e la finanza un parassita del commercio (visto che prende una percentuale quando il denaro passa da una mano all’altra). Pertanto, la finanza è il parassita di un parassita e non può esistere senza un ospite che è esso stesso un parassita. E questo ospite sta morendo.

Nel frattempo, la ricchezza personale e privata rimane la condizione indispensabile di ciò che significa essere Americani, un sinonimo di dignità e libertà. Nassim Nicholas Taleb ha dato alla condizione di avere una fortuna personale sufficiente, il nome evocativo di “fuck-you-money.” Ciò che Taleb non è riuscito a puntualizzare è chi, alla fine, sarà fottuto. Ma non occorre molta immaginazione per sapere chi sarà. Comunque non credo che, dopo che sarà successo, resterà ancora molto amore in circolazione.

Dmitry Orlov

Fonte: cluborlov.blogspot.com
Link: http://cluborlov.blogspot.com/2020/07/the-virtuous-collapse-sequence.html
23.07.2020