La scienza non si fa con le amnesie


Da una diatriba su Darwin, il darwinismo e sulla proposta di dimenticare Darwin, perché alcune delle sue idee restano non verificate, uscì fuori questo commento, che considero il mio personale omaggio al maestro Paul Feyrabend.

Sembra che ci siano alcuni per i quali Darwin è ormai superato, da dimenticare. Non credo che le amnesie facciano bene alla scienza.

Le teorie scientifiche spesso nascono da un’intuizione originale, nata dalla correlazione tra più fatti (idee) che sembravano del tutto indipendenti tra di loro. Invece dalla correlazione tra le idee nasce qualcosa che è più della somma delle singole parti: la nuova teoria.

Nelle scoperte scientifiche a volte la scoperta originale resterebbe inapplicabile se non ci fosse un faticoso lavoro successivo di messa a punto. Ciò avvenne nel caso della penicillina, scoperta da Fleming, ma per la quale dovremmo ringraziare molti ricercatori successivi.

Nella maggior parte dei casi, però, le teorie scientifiche di successo sono dovute ad un singolo, che si dimostra capace di correlare dati in un modo inusuale, portando nuove visioni e risultati innovativi.

Nel seguito gli altri ricercatori si dimostrano capaci di aggiungere contributi alla teoria principale, con un utile approccio, oppure tentano di fare le pulci alla teoria, per dimostrarne l’inconsistenza, spesso con risultati penosi. E comunque tutti e due portano qualche contributo.

Mi piace ricordare Fred Hoyle, che per lungo tempo ha difeso ad ogni costo la teoria dell’universo stazionario, contro quella dell’universo in espansione, oggi generalmente accettata. Hoyle arrivò al punto da sostenere la creazione di materia dal nulla, pur di sostenere l’universo stazionario.

Nel caso della meccanica classica (Galileo, Newton) si pensava che le leggi del moto trovate fossero universali, cioè si applicassero a tutti i casi. La meccanica classica fu superata dalla meccanica relativistica, ma questo non vuol dire che le leggi classiche siano rimaste senza valore. Anzi continuiamo ad utilizzarle nella vita di tutti i giorni. Semplicemente la relatività (ristretta) ha ridotto il campo di applicazione della meccanica classica. Si sa che le leggi classiche sono applicabili solo quando le velocità in gioco sono ben inferiori a quella della luce.

Allo stesso modo Maxwell formalizzò le leggi dell’elettromagnetismo, prima teorizzate da altri ricercatori (es. Coulomb, Faraday, …). Ma le equazioni di Maxwell non cancellarono le ricerche precedenti, piuttosto ne spiegarono il significato in un contesto più generale. (Forse vale la pena di ricordare che le equazioni di Maxwell non risentirono della relatività: ce l’avevano già scritta dentro).

Ciò che in pratica avviene nella scienza, è che le teorie scientifiche di successo non vengono cancellate dalle scoperte successive, piuttosto ne viene chiarito il campo di applicabilità. Ciò che prima appariva come un concetto universale resta valido, purché si abbiano delle condizioni ben specificate.

La natura si mostra spesso riluttante a mostrare i suoi segreti e, ogni volta che ci sembra di aver finalmente capito, si scopre che ci sono fenomeni nuovi ed imprevisti, che sembrano confutare ciò che avevamo trovato. Mi sembra che ciò sia in particolare vero per la fisica delle particelle di oggi. (Ma anche la biologia non scherza).

E allora non bisogna mollare. Bisogna sempre mantenere la memoria storica, anche degli errori, perché dagli errori si può imparare, anche a distanza di tempo, ma soprattutto bisogna ricordare le cose giuste.

Perché se da Lamarck e Lombroso si può imparare a non farsi influenzare dall’ambiente sociale, dalle teorie riuscite si possono ricavare direttive per comportarsi nella vita di tutti i giorni.

Se abbiamo un’infezione difficile da combattere ed il medico ci somministra due antibiotici in combinazione possiamo accettare il parere del medico (perché lui è l’esperto e noi gli ignoranti) oppure capire che lui sta semplicemente applicando la teoria dell’evoluzione, addirittura sta applicando in qualche modo una metrica.
L’accoppiata dei due (o anche più) antibiotici ha lo scopo di distruggere ceppo batterico prima che esso riesca ad evolversi fino al punto da diventare resistente. Ecco allora che oggi si preferisce usare più antibiotici per tempi brevi, piuttosto che (come si faceva in precedenza) un singolo antibiotico per tempi più lunghi.
Chi capisce la scienza capisce ciò che succede intorno a lui ed è in grado di prendere decisioni in autonomia, chi non capisce la scienza si sorprende di tutto ciò che succede e si affida sempre agli “esperti”.

Una caratteristica delle teorie di successo è, sorprendentemente, non tanto il fatto che il campo di applicazione in qualche modo si restringe, ma il fatto che si trovano nuove applicazioni in settori per i quali la teoria non era pensata nemmeno alla lontana. E’ il caso della relatività, che viene citata, anche a sproposito, nel linguaggio di tutti i giorni (“Tutto è relativo”) ma è soprattutto il caso dell’evoluzionismo, che sta trovando applicazioni nei sistemi informatici ed in quelli economici.

In “divertimenti” di guerre tra programmi fatti per conquistare tutto l’ambiente di un computer, erano fondamentali approcci evoluzionistici per costruire programmi capaci di resistere agli attacchi degli altri (questi giochi venivano raccontati tempo fa su “Le Scienze”). Ma anche nei virus dei computer si potrebbe vedere un’evoluzione creata dalla continua guerra tra virus ed antivirus.

Nei sistemi economici sono recenti alcuni approcci di tipo evoluzionistico per tentare di prevedere il loro andamento. Anche qui l’approccio è sperimentale, ma sembra promettente.

E allora, per favore, non giochiamo a cancellare teorie per passione di polemiche, ma ragioniamo con pacatezza su campi di applicazione, ipotesi alternative, dati numerici e campi che restano oscuri. Si, anche campi oscuri, perché la scienza non ha spiegato tutto e dubito che ci possa riuscire ed è lecito dire: “Su questo punto non abbiamo (ancora?) capito come vanno le cose”.

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