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La rubrica dell’Economist, ovvero come le élite non vivano nella realtà

FONTE: GEFIRA.ORG

Le élite globaliste occidentali non hanno ancòra digerito la Brexit e la vittoria di Trump. Non sopportano che le proprie ideologie vengano rigettate. Ma quando la realtà non corrisponde ai loro sogni, basta creare online un mondo parallelo. Il portale dell’Economist, chiamato “what if”, un’echo chamber neo-liberale, ne è appunto un esempio.

Il suo ultimo pezzo attribuisce poteri magici al nuovo eroe delle élite, Emmanuel Macron, che ha sconfitto con forza il “male” Marine Le Pen a maggio. Per l’Economist, Macron è praticamente Cristo, e così è stato rappresentato sulla copertina del mensile, mentre cammina sull’acqua.

Lo scenario ipotetico del successo di Macron si basa su magiche riforme che in qualche modo dovrebbero creare grandi quantità di posti di lavoro e ripianare un bilancio statale ormai fuori controllo. Come esattamente tutto ciò verrà fatto non viene neanche accennato. Le previsioni rosee però non si fermano qui. Il miracolo Macron trasformerebbe la Francia in una nuova Silicon Valley, un paradiso per le start-up. Non viene in mente la bolla di Internet degli anni ’90? Dopo aver “fatto di nuovo grande la Francia” e dopo aver sconfitto Marion Maréchal-Le Pen, la nipote di Marine (che peraltro si è ritirata dalla politica, ma non ditelo all’Economist, se no rovinererebbe la narrazione), la magia di Macron renderà di nuovo grande anche l’Europa. Documenti accademici sul “Rinascimento francese” stanno già cominciando ad apparire, dice l’autore dell’articolo, un intellettuale liberale lui stesso. Parla di “operazioni militari finanziate dall’UE nel Sahel”, come se fosse una priorità europea. Perché destabilizzare i paesi circostanti ha funzionato così bene fino ad ora, no? Il terrorismo islamico non è neanche menzionato nell’articolo, per cui presumiamo che scomparirà magicamente, così come i problemi delle banlieu. Anche qui non viene offerta alcuna soluzione, solo magia.

Un altro articolo, “Se i confini fossero aperti”, affronta l’immigrazione. Il mondo diverrebbe improvvisamente più ricco di 78 miliardi di dollari perché “i messicani negli Stati Uniti potrebbero rendere il 150% in più, i nigeriani il 1000%”. Ovviamente non teniamo in conto la basilare regola economica per la quale un infinito aumento dell’offerta di lavoro fa scendere i salari a zero. Vi si afferma inoltre che “un nigeriano negli Stati Uniti non potrà essere arruolato da Boko Haram” perché, è evidente, l’immigrazione di massa in Occidente finora non ha portato ad eventi legati al terrorismo. Tutti i problemi su bassi salari e sicurezza vengono liquidati come “poco più che congetture senza prove”. L’intero articolo è uno spudorato esercizio di disonestà intellettuale, che ignora o minimizza prove evidenti mentre evidenzia i potenziali e piuttosto illusori benefìci. Menziona il problema della sostituzione di popoli, ma non ne trae alcuna conclusione. Dovrebbe farlo, dato che un fallimento nella creazione di un Brave New World potrebbe comportare un conflitto etnico. Ma questa non è una risposta politicamente corretta, per cui deve essere ignorata. Quel che conta sono i presunti 78 miliardi di dollari, che peraltro non si concretizzerebbero mai se i conflitti etnici esplodessero. La prima riga dell’articolo dice: “i potenziali guadagni sono così vasti che gli oppositori potrebbero essere corrotti per farlo succedere”: questo risponde alla domanda “chi otterrebbe quei 78 miliardi di dollari?”. Le élite, che successivamente corromperebbero accademici ed intellettuali per pubblicare articoli come questo. Infatti l’Economist è di proprietà dei Rothschild, la famiglia più elitaria del mondo. Proprio come il loro burattino, Macron, che ha lavorato per una delle loro varie banche. Quest’infatuazione è una mera coincidenza?

Siamo sopravvissuti a precedenti articoli dell’Economist. Nessuno di loro ha effettivamente azzeccato le proprie previsioni. Per il 2015 c’era lo scenario di una disaggregazione russa, una fantasia simile a quella fatta dall’ormai defunto Brzezinski in The Grand Chessboard. Poi c’erano “I primi 100 giorni” della Clinton.

La previsione della vittoria di Trump è l’unica cosa giusta dell’articolo. Le conclusioni tratte sono tutte sbagliate. Il sottotitolo dice che l’inesperienza di The Donald provocherà una “crisi mondiale”. Ancora una volta, è ovvio che le policy della Clinton in Libia (“we came, we saw, he died”) non abbiano causato una guerra civile, una società collassata ed una devastante ondata di immigrati nel Mediterraneo. Conseguenze molto simili all’approccio “Assad se ne deve andare” di Obama ed Hollande verso la Siria. L’articolo diceva che la sua prima visita internazionale sarebbe stata in Russia: ovviamente è stata in Polonia.

Hillary Clinton  è stata presumibilmente rovesciata dagli “hacker russi”, fantasia poi inculcata nelle menti dei suoi sostenitori. Peccato. La narrazione si è ora spostata sulla “collusione”. Mosca starebbe anche “colpendo elicotteri estoni” perché i russi sono malvagi. La russofobia è il leitmotiv ricorrente dell’Economist.

Un’altra predizione riguardava il Messico, che sarebbe una “superpotenza” umanitaria “perché accoglie i minori non accompagnati”, noti anche come immigrati clandestini. Ah no, aspettate, il Messico sta ora pensando di costruire un muro lungo il confine col Guatemala. Che altro avevano previsto?

Trump non passerà il suo “muslim ban”: passato. Ci sarà una guerra commerciale con la Cina: nessuna. I clandestini non verranno deportati: arresti aumentati del 40%.

In pratica, nessuna delle previsioni fatte si è avverata. Dev’essere colpa dei russi.

Gli intellettuali liberal vivono in un mondo parallelo, non si accorgono neanche delle proprie analisi sballate. Vale la pena di starli a sentire?

 

Fonte: https://gefira.org

Link: https://gefira.org/en/2017/08/16/how-the-elites-are-divorcing-from-reality-the-economist-what-if/

16.08.2017

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

Pubblicato da Davide

  • Zerco

    Sono in vacanza in Francia: per la cronaca, qui sta andando tutto a putaines. E in fretta, anche.

    • Simona X

      Cioè, cosa sta succedendo? M’interessa, grazie.

      • Zerco

        La Francia si sta disgregando, il corpo sociale si sta fratturando con diverse linee di faglia: razziale, religiosa, territoriale, produttiva. La coesione, garantita finora dal massiccio stato sociale e dall’amministrazione, non sta tenendo più. Le categorie produttive non si sentono pin tutelate e vanno ognuna per conto proprio. Anche qui vedo un notevole abbassamento della qualità del lavoro, non solo per l’immigrazione. Inefficienza e approssimazione incominciano a vedersi in tutti i servizi.

        • Simona X

          Grazie mille!

    • Luigi za

      @Zerco:disqus
      cioè anche tu hai il vago sentore che il Maccherone francese fra non molto sarà Lasagna perchè asfaltato dalla realtà?
      Per me era una certezza fin dalla sua elezione. Gente come lui veramente vive in un mondo di mera fantasia: la loro che è bacata.

    • Axxe73

      Beh.. non so cosa sarebbe successo con la Le Pen, ma cosa si aspettavano da Macron? Se hanno votato in massa per lui vuol dire che:
      a) i Francesi hanno una conoscenza dei loro politici pari a zero;
      b) conoscevano benissimo Macron e sapevano che sarebbe andata così;
      In entrambi casi mi verrebbe da dire caxxi loro. Non mi pare che ci sia altro da dire.

      • Trollerball

        I francesi sono succubi della propaganda del regime, come noi e come tutti gli occidentali. Questo è stato reso possibile da un mix di ignoranza, falsa informazione, distruzione dei valori, isolamento. Non hanno colpe.

        • Axxe73

          Guardi nell’era dell’informazione si, ne hanno eccome di colpe. Ormai siamo abbastanza grandi da discernere, e sapere come gira il mondo. Se la gente continua a bersi tutto quello che dicono in TV è un problema suo. Io una domandina me la sarei fatta.

          • Vamos a la Muerte

            E poi: odiavano Hollande (tasso di gradimento pari al 4%) e cosa ti fanno i francesi? Vanno a votare per il Ministro dell’Economia di Hollande pur di scongiurare l’inesistente pericolo fascista: semplicemente una massa di decerebrati. La colpa è tutta del popol (in)o francese.

  • Sandrokan

    Non ricordo chi lo disse, ma rende l’idea:
    “La globalizzazione e’ quella cosa che ha portato a produrre le scarpe da ginnastica dagli USA a paesi con salari e costi molto più bassi, in questo modo abbiamo da una parte chi produce le scarpe ma non può permettersele perché non guadagna abbastanza, e dall’altra chi vorrebbe comprarle, ma non può permettersele perché ha perso il lavoro.”

    “Vale la pena starli a sentire?”
    Chi?

    • robespierre

      Questo sistema capitalista prima o poi scoppiera’. Si pretende infatti, in nome della massimizzazione dei profitti, di produrre dove le retribuzioni sono piu’ basse, togliendo cosi’ lavoro agli abitanti di quegli Stati che, proprio per via del regime di vita, erano poi gli unici a potere comprare quei prodotti a quei prezzi. Quindi i casi sono due: o si torna a localizzare la produzione nei paesi di cosiddetta prima fascia reddituale o gli stessi produttori saranno costretti ad abbassare alquanto i prezzi e dunque il profitto (a parte l’attuale sovrapproduzione rispetto alla richiesta, che ulteriormente contribuisce all’invenduto). La situazione e’ alquanto fluida, ma purtroppo assai pericolosa, in quanto ormai tutto il potere mondiale e’ nelle mani di una ristrettissima lobby con atteggiamenti delinquenziali e dittatoriali e in maniera assurda e autolesionistica sostenuta dai poteri statali.

  • Adriano Pilotto

    Grazie per la pubblicazione e la traduzione.

  • GioCo

    [cito]
    Vale la pena di starli a sentire?
    [fine citazione]

    Assolutamente si. Non solo e non tanto per capire che i supposti vaneggiamenti sono -spesso- plateali ammissioni delle intenzioni, che poi sono appaludite con infinita enfasi quelle (rare) volte che riescono ad avverarsi. Ma per capire le manipolazioni sottostanti. Proprio come l’elezione di Macron che nella epopea epica turboliberista di orientamento scudorosso, suona più o meno come “abbiamo dimostrato di saper guidare meglio di altri le elezioni democratiche dove vogliamo, quindi siamo er-mejo”. Retorica più o meno identica alle pubblicità delle auto tedesche. Che con incrollabile verità deontologica -tettesca-, sono le migliori del mondo.
    Personalmente continuo a ribadire che i tedeschi hanno una cultura che permette loro di organizzarsi in modo eccellente e quindi sono dal punto di vista produttivo industriale quelli che si organizzano meglio, ma questo non ci dice proprio una beneamato nulla sulla bonta di quello che viene prodotto. Ma tant’è che confondere la quantità e la capacità produttiva con la qualità della produzione e del prodotto è un mantra molto comune nell’accidente occidente moderno. Si legga ad esempio quanto riporto nel mio ultimo intervento nel forum CDC QUI: https://comedonchisciotte.org/forum-cdc/#/discussion/98308/terrorismo-allucinazioni-commestibili-e-crimini (mi si perdoni per una volta l’autoincensamento, non è un intenzione pubblicitaria).

    • tamerlano

      La seconda parte del tuo intervento mi ricorda quello che mi disse un mio collega che precedentemente faceva il camionista in Trentino. Un giorno ebbe l’incarico di andare alle acciaierie di Brescia per prelevare un carico di acciaio da consegnare a una ditta (o a una acciaieria, non ricordo) in Germania e da lì prelevare un carico da recapitare a una ditta di Bergamo. Quando arrivò alla prima destinazione si accorse che il carico di acciaio che aveva portato non venne scaricato, ma si limitarono a cambiarne i contrassegni, quindi gli venne dato il via libera e lui partì per portare lo stesso carico a Bergamo. Quando arrivò lui ovviamente tacque su quello che era successo, però chiese al destinatario come mai fossero andati a comprare dell’acciaio in Germania quando avevano quello di Brescia a due passi, si sentì rispondere che quello era un acciaio speciale tedesco, che ce l’avevano soltanto loro…

  • Gino2

    Queste rubriche sono quello che le elite vogliono si pensi sia la loro visione. nn siate ingenui.

  • Stodler

    L’Economist è degli Agnelli.