La realtà virtuale e lo Stato-rete

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Ryan Matters
off-guardian.org

In questo mondo c’è la volontà di adottare cose nuove perché alla gente viene detto che bisogna fare così. La gente però ha anche voglia di fare un passo indietro e lasciare che il corso dell’evoluzione umana venga deciso per loro.

Chi ha detto che la fusione con l’intelligenza artificiale è inevitabile? È inevitabile solo se decidiamo di farlo. Se tutti quanti decidessimo di iniziare a raccogliere bacche e cacciare cervi con arco e frecce, potremmo anche farlo.

L’idea dell’inevitabilità è stata programmata in noi. È una forma di lavaggio del cervello. Tuttavia, come società, siamo sull’orlo di una rivoluzione – un cambiamento così grande che potrebbe alterare in modo irreversibile la struttura stessa della società umana e il modo in cui ci relazioniamo, oltre che a ridefinire completamente la natura delle transazioni e degli scambi.

Sì, sto parlando del “metaverso,” della blockchain, delle criptovalute decentralizzate e della cosa che ha dato il via a tutto: il Bitcoin.

Ma, per capire come tutti questi elementi si combinino tra loro, è necessario prima esaminare il “Web 3.0”: cos’è, come viene commercializzato e come ci influenzerà.

WEB 3.0: LA PROSSIMA ITERAZIONE DI INTERNET

A meno che non lavoriate nel settore tecnologico, probabilmente non avrete mai sentito il termine “Web 3.0” (scritto anche “web3”).

Per capire il web3, è necessaria una rapida lezione di storia: Quando Internet era stato reso disponibile per la prima volta, era in “sola lettura,” ovvero metteva a disposizione del pubblico informazioni in formato statico; le persone comuni non avevano le competenze per pubblicare nuovi contenuti, in quanto ciò richiedeva competenze tecniche e una profonda conoscenza del codice. Questa prima forma di Internet la chiameremo “web1.”

L’iterazione successiva di Internet, quella con cui abbiamo a che fare oggi, consente agli utenti normali di leggere e pubblicare contenuti. Con il “web2,” internet è diventato interattivo, aprendo la strada alla creazione di reti sociali, che consentono agli utenti di connettersi e creare.

Il problema del web2 è che le informazioni sono controllate da autorità centrali che le raccolgono e le mettono a frutto. In cambio della possibilità di creare, abbiamo permesso alle grandi aziende di impadronirsi dei nostri dati personali.

Questo ci porta al “web3,” che cerca di risolvere i problemi creati dal web2, fornendo al contempo l’infrastruttura per nuove tecnologie dirompenti.

L’idea è che il “Web3” sarà:

– Decentrato (nessuna organizzazione controllerà i vostri dati);

– Senza permessi (chiunque potrà accedere alla rete);

– Non censurabile (i contenuti pubblicati non potranno essere alterati o rimossi);

– Monetizzabile (i creatori potranno essere pagati per il valore creato, senza intermediari);

– Privato (l’identità sarà criptata e l’anonimato facoltativo).

Sembra una buona idea, ma come sarà possibile realizzarla? L’idea è che Internet dovrà essere ricostruito in modo da essere ristrutturato intorno alla blockchain e alle criptovalute.

Il denaro è un mezzo di scambio antico, utilizzato da secoli. In effetti, il concetto di denaro nel corso del tempo non è cambiato molto, anche se può essere fisicamente diverso rispetto al passato. Finora, però, il denaro non è mai stato un protocollo facente parte integrante di Internet.

L’idea è che, integrando il denaro nella struttura stessa di Internet, si possa liberare il mondo online dalla pubblicità invasiva che si basa sulla raccolta generalizzata di dati privati e si risca ad infrangere il potere dei monopoli autoritari delle grandi aziende tecnologiche.

Il “Web3” vedrà Internet subire una massiccia ristrutturazione e sarà costruito sui seguenti 4 “strati”:

1. La Blockchain (lo strato di base)

Alla base di tutto il web3 c’è la blockchain: un libro mastro condiviso gestito da una rete decentralizzata di nodi peer-to-peer (la stessa tecnologia che alimenta Bitcoin ed Ethereum).

La blockchain non è di proprietà o controllata da nessuno e non si trova su un singolo server. Piuttosto, le copie della blockchain sono conservate da migliaia di partecipanti alla rete. Si tratta di un database decentralizzato delle transazioni.

Tuttavia, per mantenere coerenza, sicurezza ed obiettività, ogni nodo (partecipante) deve raggiungere un accordo sullo stato attuale della rete. Questo accordo viene raggiunto algoritmicamente utilizzando un meccanismo di consenso, come proof-of-work o proof-of-stake.

Il proof-of-work (PoW) è realizzato dai “minatori,” che competono per verificare le nuove transazioni e le aggiungono alla catena come “blocchi” (da qui, blockchain). Il vincitore condivide il nuovo blocco con il resto della rete e guadagna criptovaluta come ricompensa. La gara è vinta dal computer che riesce a risolvere più velocemente un rompicapo matematico, che produce il collegamento crittografico tra il blocco corrente e quello precedente. La soluzione di questo puzzle è il “lavoro” in “proof-of-work.”

La proof-of-stake (PoS) viene eseguita dai validatori, che hanno puntato la propria criptovaluta per partecipare alla rete. Un validatore viene scelto a caso per verificare le transazioni e creare nuovi blocchi. Poi vengono condivisi con il resto della rete e [i validatori] ottengono una ricompensa. Invece di dover svolgere un intenso lavoro di calcolo, i validatori mettono in palio criptovalute come garanzia per aver accettato di rafforzare la catena. Questo è ciò che incentiva un comportamento sano della rete.

Per frodare un sistema di questo tipo è necessario controllare il 51% della potenza di calcolo dell’intera rete (nel caso di PoW), oppure possedere il 51% delle criptovalute totali puntate (nel caso di PoS). Questo rende il sistema “trustless” [1], in quanto il costo della manipolazione del sistema sarebbe superiore a qualsiasi beneficio ottenuto.

L’ultima cosa da capire sulla blockchain è che si tratta di un libro mastro pubblico; in altre parole, chiunque può consultarlo e vedere la cronologia delle transazioni dell’intera rete. Tuttavia, per poter scrivere sulla blockchain, è necessario effettuare una transazione, cioè pagare. Ed è qui che entrano in gioco le criptovalute.

2. Infrastruttura decentralizzata

Il secondo “strato” del web3 è l’infrastruttura che si trova sopra la blockchain. La blockchain consente di creare infrastrutture decentralizzate che costituiranno la spina dorsale dell’ecosistema digitale del web3. Questo include sistemi di archiviazione decentralizzati, scambi, sistemi di comunicazione, reti sociali e altro ancora.

3. Nuove modalità di coinvolgimento

L’infrastruttura del web3 porta a nuove modalità d’uso di Internet. In altre parole, ci saranno nuovi modi in cui le persone potranno interagire tra loro, guadagnare online e intrattenersi. Ciò include la creazione e la vendita di “NFT,” nuovi modi di commerciare, comunità decentralizzate, giochi e sì, il “metaverso.”

È necessario fare una breve premessa sugli NFT. NFT è l’acronimo di “Non-fungible token” (cioè, qualcosa di veramente unico); sono fondamentalmente oggetti da collezione digitali che vengono impressi sulla blockchain. Possono anche rappresentare oggetti del mondo reale (questo è importante). L’introduzione degli NFT ha fatto sì che immagini jpeg di scimmie valessero centinaia di migliaia di dollari.

Qualcuno ha persino iniziato ad utilizzare animali reali come NFT negoziabili (vi lascio riflettere sul significato di questo fatto). In breve, gli NFT costituiranno la base per la proprietà nel metaverso (di cui parleremo a breve).

4. L’accesso

L’ultimo “strato” del web3 sarà quello dell’accesso, ovvero il mezzo con cui i partecipanti accederanno al sistema. Al momento, sperimentiamo Internet attraverso applicazioni e siti web. Con il web3, gli utenti accederanno a internet utilizzando questi stessi mezzi insieme ad applicazioni decentralizzate e portafogli di criptovalute.

Con il web3 si crea una strana dicotomia tra libertà e schiavitù. Da un lato, potrebbe portare ad un Internet libero, non governato dalle autorità e non censurabile, in cui tutti hanno la possibilità di effettuare transazioni liberamente, senza bisogno di terze parti.

D’altra parte, molte delle persone che promuovono il web3 come un’utopia incensurabile sono le stesse che promuovono le valute “programmabili” e il “metaverso,” due concetti assolutamente contrari alla nozione di società libera.

Dopo tutto, perché una moneta sia “programmabile” qualcuno deve fare la programmazione. Questo ci riporta alla promozione delle CBDC (Central Bank Digital Currencies) e a ciò che il ricercatore James Corbett definisce “la PsyOp del Bitcoin,” ovvero la promozione dell’idea che le criptovalute e le blockchain siano tutte uguali (non lo sono!).

Come la maggior parte delle cose nella vita, l’effetto che il web3 avrà sulla società dipenderà da come lo useremo. A mio avviso, il web3 avrà il potenziale di garantire la libertà o di renderci tutti schiavi. Se implementato nel modo giusto, potrebbe essere kryptonite per i globalisti. D’altro canto, potrebbe anche essere usato dalle stesse élite per costruire una dittatura digitale.

Basta guardare le organizzazioni che investono nel web3 per capire che non sarà tutto rose e fiori: Facebook sta investendo nei portafogli digitali con “Novi,” MasterCard sta pianificando di accettare le transazioni in criptovaluta e Blackrock sta negoziando futures su Bitcoin… questo non vi riempie esattamente di speranza per il futuro delle criptovalute, vero?

E, se ci sono molti esempi di iniziative web3 che vi farebbero battere le mani e battere i pugni per sostenerle, ce ne sono altrettanti che vi farebbero scrollare la testa dalla disperazione o battere il palmo della mano sulla fronte con un brivido di disgusto.

Per esempio, ci sono diversi progetti web3 che cercano di unire i mondi, apparentemente diversi, delle criptovalute e del clima. L’idea? La tokenizzazione dei crediti di carbonio, cioè il loro inserimento nella blockchain e quindi la loro rimozione dal mercato, farà gonfiare il prezzo del carbonio nel mondo reale, incentivando le aziende ad adottare pratiche più “verdi.” Questo è un esempio di come il web3 e il clima potrebbero collaborare per contribuire alla creazione di nuovi mercati (truffaldini).

Ci sono altri esempi, ma non è questa la sede per un’immersione profonda nelle acque torbide del cripto-ambientalismo. Piuttosto, rivolgeremo la nostra attenzione ad una propaggine altrettanto preoccupante del web3, guidata attivamente da una delle organizzazioni più malvagie e potenti del mondo: il “Metaverso” di Facebook.

COS’È IL METAVERSO?

Il termine “metaverso” era stato usato per la prima volta dal futurista e scrittore di fantascienza Neal Stephenson nel suo libro Snow Crash del 1992 per descrivere una realtà virtuale 3D “teorica” che la gente comune potrebbe occupare.

Degno di nota è il fatto che Stephenson, nei primi anni 2000, aveva lavorato per sette anni presso la società di voli spaziali di Jeff Bezos, la Blue Origin, quando l’azienda si concentrava sullo sviluppo di sistemi di propulsione “alternativi” (un lavoro interessante per un romanziere, non credete?). In seguito era stato assunto da Magic Leap, un’azienda di “realtà aumentata” con sede in Florida, ma aveva lasciato l’azienda nel 2020.

Uno sguardo più approfondito all’opera di Stephenson rivela alcuni temi interessanti, visto che l’elenco degli argomenti esplorati nei suoi libri sembra l’ordine del giorno di una sessione a porte chiuse di Davos: cambiamenti climatici, pandemie globali, guerre biologiche, nanotecnologie, geoingegneria, robotica, crittografia, realtà virtuale, e l’elenco continua.

In effetti, non solo Stephenson ha scritto del “metaverso” prima che diventasse un fenomeno, ma alcuni attribuiscono al suo libro del 1999 Cryptonomicon il merito di aver abbozzato le basi del concetto di criptovaluta!

Come altri scrittori di fantascienza prima di lui, Stephenson è chiaramente al corrente di più di quanto non lasci intendere. E le sue strette relazioni con tecnocrati miliardari come Bezos e Gates non fanno che alimentare i miei sospetti sul fatto che non si tratti solo di un romanziere con una buona immaginazione e una straordinaria capacità di prevedere il futuro.

Ma, ahimè, dobbiamo tornare all’argomento in questione: il metaverso, un mondo virtuale dove:

“è possibile svolgere molte delle interazioni e degli eventi quotidiani della vita di tutti i giorni – sotto forma di avatar. Questa forma può essere umana, animale o qualcosa di più astratto con un aspetto personalizzabile.”

Sì, proprio così. Potete essere qualsiasi cosa vogliate. Il vostro avatar (parola resa popolare da Stephenson!) può essere un ragazzo, una ragazza, un cane, un bufalo, un tostapane: tutto quello che volete!

“In questo mondo virtuale potete poi interagire con gli avatar di altre persone. Nel Metaverso è possibile acquistare e vendere terreni, partecipare a concerti e musei, costruire una casa e molto altro ancora.”

Come dimostra il lavoro di Neal Stephenson, il “metaverso” non è un’idea nuova. Negli ultimi vent’anni, il concetto è trapelato gradualmente nella cultura tradizionale. Basti pensare a videogiochi come Second Life e a film come Matrix o Ready Player One.

Solo l’anno scorso (2021) Facebook si è auto-ribattezzato “meta,” posizionandosi per un futuro in cui svolgerà un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’infrastruttura per la realizzazione del metaverso.

Non siete ancora sicuri di come tutto questo si combini? Semplice: un mondo virtuale come il “metaverso” comporta denaro e beni virtuali, ossia criptovalute e NFT. Senza criptovalute, il metaverso non sarebbe possibile.

LA META-ECONOMIA: SARÀ VERAMENTE DECENTRALIZZATA?

Il web3 stesso ha il potenziale per rivedere drasticamente l’economia globale in molti modi, uno dei quali è l’adozione di valute veramente decentralizzate come alternativa al denaro a debito emesso dalle banche centrali.

Tuttavia, come ho accennato prima, l’altra possibilità è un mondo governato da “valute digitali” emesse a livello centrale, controllate, tracciate e programmate dai poteri forti.

Anche se il metaverso viene commercializzato come un universo “decentralizzato” e controllato dai suoi utenti, non è così. Nel migliore dei casi si tratta di un errore, nel peggiore di un altro esempio della “PsyOp del bitcoin.”

Se ci fosse un mondo in cui il metaverso, o una qualche forma di realtà virtuale, fosse utile alla società, dovrebbe essere guidato da organizzazioni trasparenti e responsabili che non hanno nulla da guadagnare.

Facebook non è certo questo tipo di organizzazione. E a lei si uniscono, nella costruzione del meta-ecosistema, diversi attori tecnologici di primo piano. Questo garantirà quasi certamente la continuazione delle pratiche centralizzate e monopolistiche che hanno permesso a comportamenti non etici, come la raccolta di dati privati, di rimanere ampiamente incontrastati (per non parlare del soffocamento dell’innovazione nello spazio online).

Cudos immagina un metaverso centralizzato come ” peggiore delle distopie più creative mai concepite.” E sono pienamente d’accordo.

Nel video di Facebook per il lancio del metaverso, Mark Zuckerberg aveva detto che:

“la mancanza di scelta e le tariffe elevate stanno soffocando l’innovazione, impedendo alle persone di costruire nuove cose e frenando l’intera comunità di Internet.”

Altri attori dello spazio web3 hanno definito Zuckerberg un ipocrita, facendo giustamente notare che Facebook è la definizione stessa di monopolio, avendo fatto esattamente ciò che Zuckerberg sembrava condannare nel suo discorso: soffocare la concorrenza e ridurre la scelta dei consumatori.

Detto questo, Facebook non è certo l’unica grande azienda che sta investendo nel metaverso. Infatti, molti altri grandi marchi hanno visto l’opportunità di enormi profitti e sono saliti volentieri a bordo del meta-treno. Nike, ad esempio, ha risposto acquisendo gli RTFKT Studios, un’azienda di scarpe virtuali (sì, un’azienda di scarpe virtuali), per aiutarla a vendere scarpe nel metaverso.

Adidas ha seguito rapidamente l’esempio, creando una collezione NFT venduta per oltre 22 milioni di dollari! Ma non è tutto. Hanno anche acquistato un terreno nel metaverso per ospitare feste ed eventi virtuali!

A quanto pare, gli immobili virtuali sono un grande affare. Secondo un articolo pubblicato su CNET:

“All’interno di Worldwide Webb Land e di altri metaversi si stanno spendendo cifre sorprendenti in immobili virtuali. A giugno, una società di investimento del metaverso chiamata Republic Realm ha speso 913.000 dollari per un appezzamento a Decentraland, un altro metaverso. All’epoca si trattava del più grande affare di questo tipo. Circa sei mesi dopo, la stessa società ha acquistato 792 lotti in Sandbox, un altro metaverso, dalla società di videogiochi Atari per la cifra esorbitante di 4,23 milioni di dollari.”

Tra le organizzazioni globali che hanno acquistato appezzamenti di terreno nel metaverso ci sono PwC, JP Morgan, HSBC e Samsung. Alcune aziende lo considerano un investimento (con l’aumento dell’entusiasmo per il metaverso, i prezzi degli immobili saliranno), mentre altre stanno semplicemente stabilendo una presenza o investendo in spazi pubblicitari.

Persino Snoop Dogg è entrato in azione, acquistando una villa a Sandbox e facendo salire i prezzi degli immobili adiacenti a ben oltre 400.000 dollari (un prezzo che la gente è disposta a pagare, a quanto pare).

LE RAMIFICAZIONI FILOSOFICHE DEL WEB3 E DELLA VITA IN UNA REALTÀ VIRTUALE

Mentre, negli ultimi tempi, il web3 e il metaverso sono stati al centro di un grande clamore, ciò che raramente è stato contemplato sono le implicazioni filosofiche e morali di una società che vive e respira queste tecnologie.

Per esempio, come sarà influenzata la nostra moralità collettiva se le persone inizieranno a vivere parti della loro vita in una realtà virtuale in cui possono fare “qualsiasi cosa” senza paura di essere puniti? Dove tracciamo il confine tra “è solo un gioco” e “dovresti andare in prigione per questo”?

Sono domande importanti che richiedono un’attenta riflessione. In effetti, ci sono già state segnalazioni di persone che hanno subito molestie sessuali nella VR e il problema è destinato a peggiorare.

Problemi che diventano ancora più preoccupanti quando ci si rende conto che il metaverso viene commercializzato principalmente alla “Generazione-Z” (chiunque sia nato dopo il 1997), che spesso trascorre più di 8 ore online al giorno e che è più radicata nella cultura digitale di chiunque altro.

Purtroppo, una generazione cresciuta giocando a videogiochi violenti e con la mente violentata da algoritmi di intelligenza artificiale, che la alimentano con ogni sorta di video ripugnanti su TikTok, è il mercato target perfetto per la VR e le altre tecnologie che assopiscono la mente e che i transumanisti stanno disperatamente spingendo sulla società. È quasi come se fossero stati preparati per questo.

Quynh Mai, fondatore e CEO di Moving Image & Content, società di consulenza di marketing digitale incentrata sulla Gen Z, descrive la Generazione-Z come segue:

“Hanno vissuto la maggior parte della loro vita in digitale fin dalla nascita: si sono fatti degli “amici” attraverso i social media, hanno scoperto la musica attraverso gli algoritmi di Spotify, hanno costruito giochi in Roblox e hanno comprato e venduto prodotti di seconda mano su DePop. Si trovano assolutamente a loro agio nelle manovre del mondo digitale, che si basa sulla fiducia e sulla reputazione condivisa. Capiscono l’importanza di coltivare la propria identità digitale, che si tratti del proprio account TikTok o di un punteggio in classifica in un gioco.”

La Generazione-Z nel metaverso non ha i vincoli sociali associati alle proprie identità fisiche, cosa impensabile per tutte le generazioni precedenti nella storia. Dobbiamo considerare le implicazioni di questa situazione da una prospettiva sociologica, filosofica e psicologica. Come influenzerà il loro sviluppo personale?

Sono preoccupazioni serie che nessuno sembra interessato ad affrontare.
Inoltre, e se il metaverso fosse solo un trampolino di lancio verso una realtà molto più oscura, in cui non siete più nel metaverso, ma è il metaverso ad esssere in voi?

Lo ha accennato nientemeno che Elon Musk durante un’intervista dell’anno scorso, in cui aveva preso in giro il metaverso dicendo che non era convinto dell’idea di “legarsi uno schermo sulla faccia.”

“Diventa scomodo avere questa cosa legata alla testa per tutto il tempo.”

No, l’idea di Musk di una realtà virtuale è molto più preoccupante, perché prevede un mondo in cui il “metaverso” viene letteralmente impiantato nella testa tramite un’interfaccia cervello-IA.

“A lungo termine, un Neuralink sofisticato potrebbe farvi entrare a pieno titolo in una realtà virtuale.”

(Questo è un buon esempio dell’”dell’ingresso transumanista in punta di piedi,” come mi piace definirlo, in cui queste tecnologie vengono lentamente integrate nella società e ognuna di esse funge da trampolino di lancio per la successiva, fino a quando la società non si ritrova inglobata in una prigione digitale – “avere questo aggeggio ingombrante legato alla testa è così ingombrante, perché non lo inseriamo nel cervello?”).

A parte le preoccupanti implicazioni filosofiche e psicologiche della vita in una VR, il web3 porta con sé tutti i tipi di nuovi futuri possibili, alcuni dei quali potrebbero effettivamente essere un miglioramento del modo in cui la società funziona attualmente, con la sua dipendenza da banche centrali corrotte e governi infiltrati.

Il futurista ed ex CTO di Coinbase, Balaji Srinivasan, immagina un mondo in cui la blockchain ha permesso alle comunità online di “materializzarsi” nel mondo reale come Stati indipendenti e sovrani. Egli chiama questo concetto “Stato della rete” e lo definisce come segue:

“Lo Stato della rete è una nazione digitale lanciata prima come comunità online e che poi si materializzata fisicamente nel mondo reale dopo aver raggiunto la massa critica.”

In altre parole, lo “Stato della rete,” secondo Srinivasan, sarà la prossima versione dello Stato nazione. Egli sostiene che, grazie alla natura decentralizzata della blockchain, gli Stati della rete inizieranno come comunità geograficamente decentralizzate, collegate via Internet.

Questa comunità sarà composta da persone normali che credono in una causa comune; sarà un gruppo capace di agire collettivamente. Alla fine, la comunità inizierà a costruire la propria economia interna utilizzando le criptovalute.

Ciò consentirà loro di iniziare ad organizzare incontri di persona nel mondo reale e, infine, di finanziare in crowd-funding appartamenti, case e persino città per creare strutture di vita comunitaria e portare nel mondo reale i membri della comunità digitale.

La fase finale del processo prevede che la nuova comunità negozi il riconoscimento diplomatico da parte dei governi preesistenti, aumentando la sovranità e diventando un vero e proprio Stato della rete.

Questo ci porta alla definizione più complessa del concetto data da Srinivasan:

“Uno Stato della rete è una rete sociale con un’innovazione morale, un senso di coscienza nazionale, un fondatore riconosciuto, una capacità di azione collettiva, un livello di civiltà personale, una criptovaluta integrata, un governo consensuale limitato da uno smart contract sociale, un arcipelago di territori fisici finanziati in crowdfunding, un capitale virtuale e un censimento in blockchain che dimostri una popolazione, un reddito e un’impronta immobiliare sufficientemente grandi da ottenere una misura di riconoscimento diplomatico.”

La filosofia di Srinivasan è interessante e, nonostante si autoproclami transumanista, potrebbe aver delineato un percorso realistico per ottenere l’indipendenza dallo Stato mondiale controllato centralmente e sempre più autoritario.

COS’È LA “SOCIETÀ BLOCKCHAINED”?

Non fraintendetemi, il web3 e il metaverso hanno il potenziale per schiacciare la coscienza umana in una prigione digitale, mentre i controllori derubano il mondo di tutto ciò che è reale.

Tuttavia, l’avvento del web3 significa anche che esiste una linea sottile tra lo sviluppo di un “nuovo mondo coraggioso” autoritario, transumanista, basato sul denaro come debito, e un mondo fatto di comunità decentralizzate che lavorano insieme per il bene della società.

In effetti, il web3, le criptovalute e la blockchain cambieranno la società così come la conosciamo. Ma se questo cambiamento sarà a favore o a scapito dell’umanità dipenderà da noi.
Questo significa che possiamo permetterci di abbandonarci all’ottimismo? Non ancora. Dopo tutto, si tratta di nuove tecnologie che non sono ancora ben comprese.

Detto questo… e se la finanza decentralizzata prendesse piede, rendendo obsolete le banche centralizzate? E se il web3 portasse a piattaforme di resistenza alla censura che favoriscono la libertà e la creatività? E se gli “Stati della rete” si ribellassero e cominciassero a dichiararsi indipendenti dalle strutture di controllo esistenti?

La possibilità che una di queste cose si verifichi costituirebbe un’enorme minaccia per gli Schwabiani e per il loro programma di Grande Reset e di governo unico mondiale. E questo spiegherebbe in parte l’irrazionalità e la vera e propria follia a cui abbiamo assistito negli ultimi anni.

La domanda è questa: la blockchain permetterà la creazione di una nuova società, libera da autorità monopolistiche e centralizzate, o, letteralmente, ci “incatenerà” alle pratiche corrotte di un sistema finanziario in cui non c’è libertà di transazione?

Ryan Matters

[1] Sebbene la definizione di Merriam Webster sia “non meritevole di fiducia,” riferendosi alla blockchain essa ha un significato completamente diverso. L’assenza di fiducia nel settore della blockchain significa semplicemente che non è necessario riporre la propria fiducia in un estraneo, in un’istituzione o in una terza parte per far funzionare una rete o un sistema di pagamento. I sistemi senza fiducia funzionano e raggiungono il consenso principalmente attraverso il codice, la crittografia asimmetrica e i protocolli della rete blockchain stessa. Gli ambienti trustless creati dalle blockchain consentono l’invio e la ricezione di transazioni peer-to-peer (P2P), accordi di smart contract e altro ancora [N.D.T].

Fonte: off-guardian.org
Link: https://off-guardian.org/2022/08/24/virtual-reality-and-the-network-state/
24.08.2022
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org

 

 

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